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LAZIO, ABRUZZO E MOLISE VERSO UN'UNICA REGIONE

Redazione-La proposta di un ex consigliere regionale del Lazio, eletto in quota Pdl con il listino Polverini, Pier Ernesto Irmici prova a mettere insieme Molise, Abruzzo e Lazio. È una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale la raccolta di firme (ne servono 50mila) inizierà tra due settimane. Giusto il tempo di depositare (domani) in Cassazione il testo e si parte con la raccolta.

Dunque, Irmici lei immagina una macroregione a statuto speciale all’interno della quale Roma avrà un ruolo fondamentale, ci spieghi.

«I poteri e gli assetti regionali vanno riformati completamante. Nel Lazio c’è Roma, un macrocosmo che ospita ormai almeno 4 milioni di persone. E si continua a costruire dove una volta c’era campagna. Un problema. Occorrono nuove politiche sociali ed economiche. Spero che nel progetto Salvini ci dia una mano, dovrebbe aver cambiato opinione su Roma, giusto?».

Giusto. Ma qual’è stato l’input?

«In questi anni Roma è stata mortificata. Lasciata sola. Una Capitale configurata come qualsiasi altra area metropolitana. Roma sarebbe Provincia autonoma sul modello del Trentino Alto Adige e tutto funzionerebbe».

L’intento è comunque ridurre il numero delle Regioni

«A nostro avviso sono troppe. La Germania, con un territorio di un terzo più grande di quello dell’Italia, ne ha 16. Bisogna dare risposte forti. Questa proposta di modificazione della Costituzione da un lato propone una macroregione formata da Molise, Abruzzo e Lazio e dall’altro dà un ruolo autonomo a Roma Capitale. Inoltre dopo Maastricht il rapporto privilegiato è tra Europa e Regioni. Roma Provincia autonoma deve essere trattata come Berlino, Washington che hanno poteri speciali».

In questo modo non c’è il rischio di ulteriore confusione?

«Finora la confusione è stata creata dallo Stato centrale, i cittadini sono tartassati e imbavagliati, hanno sempre meno spazi democratici».

Concludendo, lei è ottimista?

«Mi hanno assicurato firme dalla Campania, dall’Umbria, persino dal Piemonte.

Si può fare…».

Fonte:certastampa.it

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