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Redazione

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CARSOLI,AD UN MESE DALLA SCOMPARSA DI SUOR GERARDINA;LA NIPOTE ANTONIETTA DI MARTINO:"LA LEGGE DELL'AMORE"

Fontane Bianche – Siracusa -  Estate 1997

La Sig.ra Antonietta Di Martino con Suor Gerardina

 

Carsoli-Ad un mese dalla scomparsa del "Grande Gigante della Fede" che era Suor Gerardina,ci è pervenuta questa struggente e commovente Lettera della Nipote Sig.ra Antonietta Di Martino,che noi,con grande gioia,pubblichiamo:<<

E’ il momento in cui, nella consapevolezza della perdita di una persona cara, a cui si fa ancora fatica a credere e a cui non ci si può abituare, affiorano spontaneamente i ricordi che hanno segnato la sua vita e la nostra e questo ci aiuta a sentirla sempre  presente e vicina.

E’ lo stesso sentimento con cui persone che l’hanno conosciuta a Carsoli e che vedono in lei una figura legata indissolubilmente alla loro infanzia o alla vita culturale e religiosa della città, mi hanno chiesto di condividere  momenti della vita familiare  di mia zia.

Mentre dunque la famiglia è mobilitata a scavare nei meandri della memoria e negli album fotografici episodi e immagini che hanno scandito il percorso  di un’esistenza come quella di tanti altri,  ma che è entrata nel cuore della gente per la sua capacità di trasmettere i valori cristiani , mi accingo ad aprire il libro dei ricordi con uno dei momenti più belli trascorsi insieme a lei.

Era l’estate del 1997, con la mia famiglia e Suor Gerardina eravamo ospiti di mia madre Maria a Fontane Bianche, in provincia di Siracusa. Una settimana intera con la zia suora non mi era mai capitato di passarla! L’evento era ancor più sentito perché ero incinta di 5 mesi: aspettavo Marilena, la mia seconda figlia.

Quando in una famiglia c’è un bimbo in arrivo si crea un’atmosfera magica. La gioia e le emozioni della futura mamma si estendono a tutti i componenti in una sorta di maternità “diffusa” e tutti sono coinvolti ad assaporare ogni momento della vita che si sta formando nel suo grembo. Certo, ci sono anche maternità difficili, per tanti motivi…la zia lo sapeva bene, ne aveva accompagnate diverse, col sostegno materiale e con la preghiera; con me ne accennava appena per non turbarmi ma mi faceva intendere quanto fossi fortunata e quanto fosse importante finalizzare l’attesa a rinsaldare i legami familiari, a rafforzare quell’armonia che costituisce un serbatoio di energie da utilizzare nei momenti critici che la vita sempre ci riserva.  

A quel tempo non sapevamo ancora che sarebbe arrivata una bambina, né che sarebbe nata proprio il 25 dicembre, il giorno del Natale di Nostro Signore! Un compleanno facile da ricordare! Per la verità la zia ricordava sempre i compleanni e gli onomastici di tutti i parenti. Era un suo modo di farci sentire che non si dimenticava mai di noi, nonostante la lontananza. Persino pochissimi giorni prima della sua dipartita, quando ormai la lucidità non era sempre presente, si è ricordata del compleanno di mia madre, ultima sorella vivente.

Quei giorni in Sicilia erano scanditi da lunghe conversazioni tra noi donne. Ogni mattina dopo le preghiere, quando il sole non era ancora troppo caldo, Suor Gerardina raggiungeva a piedi me e mia madre in riva al mare. Quando la vedevamo spuntare dalla via, nella sua divisa estiva di un bianco abbagliante, lei, così piccina di statura, sembrava una bambina. Eppure, in quei pochi “centimetri”, custodiva un prezioso concentrato di principi e valori cristiani, tanto che qualcuno, per contrasto, nel ricordarla dopo la scomparsa l’ha definita “Gigante della fede” .

Una persona che ha gestito per anni una scuola dell’infanzia, qual era mia zia, un’ insegnante in pensione (mia madre) e un dirigente scolastico, compito che assolvo dal lontano 1991, di che cosa possono parlare se non di scuola?

Sedute sugli scogli, col sottofondo delle onde marine che vi s’infrangevano, la zia si soffermava spesso su questioni molto pratiche, perché nella “sua” scuola lei aveva fatto di tutto, compreso il preparare il pranzo. Come riuscisse a rendere gradita la sua famosa minestrina anche ai bambini di gusti più difficili rimarrà un mistero, ma per affrontare i problemi educativi, così come le difficoltà della vita, la sua ricetta comprendeva un unico indispensabile ingrediente: l’AMORE.

Tra un canzoncina e l’altra, che intonava per intrattenere il mio primo figlio Bruno, che all’epoca aveva cinque anni, Suor Gerardina ci parlava dell’Amore in tutte le sue sfaccettature e in tutte le sue declinazioni, l’Amore come unico motore,  unica legge e unica regola che racchiude e ingloba tutte le altre per aiutare i bambini a crescere, per orientarli nelle scelte della vita, per assolvere al compito per cui la vita li ha destinati.

Per suor Gerardina l’amore spirituale, il sentimento e la passione che possiamo provare verso qualcuno o verso qualcosa che ci sta particolarmente a cuore, deve trovare la sua compiuta espressione nell’azione. I nostri comportamenti, quello che siamo disposti a investire di noi stessi e quello che sappiamo  dare agli altri : è qui che si svela la nostra capacità di amare.  

“Più diamo amore e più ne riceveremo” diceva la zia, non tanto come sorta di scambio, quanto per il fatto che “fare” il bene ci rende comunque persone migliori in tutti gli ambienti di vita: in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni sociali e questo rende la nostra esistenza degna di essere vissuta.

Come insegnare ai bambini “la legge dell’amore”, in modo che questa diventi parte del loro progetto di vita? Per trasmettere certi valori bisogna prima di tutto crederci e sforzarsi di  praticarli, costruire tra famiglia e scuola quel sodalizio educativo che il bambino deve trovare negli adulti di riferimento. Facile a dirsi ma quanto è difficile, oggi, creare le condizioni migliori perché questo avvenga…. Ma bisogna comunque provarci, diceva Suor Gerardina, è troppo importante!!

E, sempre in riferimento alla mia condizione di futura mamma del secondo figlio, insisteva sul ruolo fondamentale della donna in seno alla famiglia e alla società, senza scadere negli stereotipi di genere, ma riconoscendo la portata e le potenzialità dell’elemento femminile in tutte le reti sociali.

Tutti sanno che, riguardo al metodo, la zia applicava, probabilmente senza averli studiati, ma in quanto connaturati al suo modo di essere, i principi della psicologia positiva, che in campo educativo si traducono nello sforzo di attivare nelle persone emozioni positive quali gioia, curiosità, interesse, buonumore e nell’insistere  sull’impegno, sulla capacità di affrontare le cose con passione e a dare un significato a ciò che si fa. Questo le riusciva bene sia con i bambini che con gli adulti: quante volte un sorriso, una battuta, un incoraggiamento valgono più di mille parole e fanno ritrovare l’ottimismo. Non l’ottimismo in cui tutto va bene anche se le condizioni sono catastrofiche, ma l’ottimismo che consiste nel guardare avanti anche se si è in condizioni difficili e nel riuscire a scoprire i possibili spunti positivi o di miglioramento anche nelle fasi di difficoltà.

Senza dimenticare la musica, accompagnata dal canto, che per Suor Gerardina è sempre stato uno strumento educativo e di celebrazione delle lodi del Signore, ma anche uno strumento di allegria, di cui tutti i suoi piccoli allievi e anche gli adulti che l’hanno conosciuta, hanno memoria.

Suor Gerardina non c’è più e il ricordo di quell’estate e delle nostre conversazioni si allontana nel tempo, ma  quello che ci ha insegnato rimarrà per sempre e spero che queste poche righe e le altre che seguiranno possano contribuire a mantenere viva la sua figura e il suo messaggio umano e cristiano di cui oggi e domani ci sarà sempre bisogno.

Antonietta Di Martino>>.

Fontane Bianche – Siracusa -  Estate 1997

Nella Foto:Suor Gerardina,la sorella Maria Maltese e il Cognato Melchiorre Di Martino. Nella vaschetta il nipotino Bruno Verdi.

 

Suor Gerardina con la Famiglia

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