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SCAMBI INTERNAZIONALI E NAZIONALI AL CONVEGNO DEDICATO ALLA GIORNATA DELLA DONNA

Giornata Donna Giornata Donna

Redazione-Venerdì 8 marzo 2019, alle ore 8, nella Sala Meeteng dell’Hotel Abruzzo Marina in Via Garibaldi, 242 a Silvi si è aperto il Convegno: “Il Servizio Sociale Consultoriale. Il modello dello Sportello Rosa Integrato”.L’accoglienza dei partecipanti si è svolta su quattro tavoli di segreteria, con 12 segretarie volontarie degli sportelli.

 

L’evento di commemorazione delle donne che hanno lottato per i diritti di genere, ha subito mostrato grande professionalità degli organizzatori capeggiati dal prestigioso tavolo dei relatori nazionali ed internazionali che hanno colorato la giornata dei quattrocenti partecipanti di illustri professionisti del sociale. In particolare, gli Assistenti Sociali della Regione Abruzzo hanno egregiamente rappresentato la categoria con oltre 110 unità. Gli altri professionisti rappresentati da oltre 50 avvocati, 60 studenti, 40 genitori, 30 insegnanti, 10 docenti universitari nazionali ed esteri, circa 143 unità tra educatori, operatori socio-sanitari, assistenti educativi, psicologi, sociologi, mediatori familiari, mediatori linguistici interculturali, criminologi, forze di polizia, operatori comunali e molti altri, hanno seguito con interesse e partecipazione ai lavori.

 

I quattro tavoli di segreteria, dotati di dodici operatori volontari dello sportello rosa integrato, hanno provveduto ad accogliere i partecipanti con mimose e grappoli di caramelle in rete. Un’espressione, riassunta in una penna gialla per tutti.Durante questa fase di registrazione dei numerosissimi partecipanti, la sala si è subito aperta con il controcanto delle donne del gruppo Peer Education del Consultorio Giovani di Silvi, accanto alla delegata comunale delle politiche di genere Avv. Beta Costantini che ha fortemente sostenuto la giornata mondiale delle donne con il coinvolgimentoi di tutta l’amministrazione comunale, e soprattutto nella prosecuzione del progetto d’innovazione futuristica di prevenzione e contrasto alle violenze di genere.

 

Dopo i saluti del Sindaco di Silvi Andrea Scordella, il Vice Sindaco e Assessore alle Politiche Sociali Fabrizio Valloscura, l’avv. Beta Costantini sono stati subito consegnati le mensioni speciali.La sessione antimeridiana, è stata moderata dalla Psicologa del Consultorio Familiare di Silvi, Dott.ssa Daniela Palumbo.Ad aprire i lavori, è stato il Direttore del Dipartimento Assistenza Territoriale della ASL di Teramo, nonchè Responsabile Scentifico dell’evento: Dott. Valerio Filippo Profeta che ha messo in risalto come il Consultorio Familiare, negli ultimi anni abbia concentrato l’attenzione anche con attività di ascolto e accompagnamento delle donne vittime di violenza, attuando relazioni di aiuto e progettualità di prevenzione.Il lavoro mirato, all’interno delle scuole, oggi può mostrare come una prevenzione primaria volta a contrastare e a prevenire le violenze di genere, possa creare nuove positive relazioni tra i giovani del futuro. Attorno al fenomeno attuale, ha precisato il Direttore, che vede coinvolti giovani, bambini, donne, anziani sotto il mirino della violenza, ha messo in risalto come la giornata di oggi, possa essere uno spiraglio di speranza per le tante persone e famiglie bisognose di aiuto. Ha rimarcato fortemente, che al di là della violenza fisica, della violenza verbale, in un Consultorio Familiare “l’approccio è come quello del sarto, dove ognuno è diverso e non si adatta in modo preconfezionato agli individui, ma l’abilità dell’operaotre è quella di individuare il modello, prendere le misure e, offrire di volta in volta, l’aiuto implicito, individuandone i bisogni latenti più ancora che in quelli espliciti che spesso mascherano il disagio. Alla fine di questa giornata, conclude, si vuole ottenere che “i relatori riescano a portare gli operatori dei servizi sotto il pelo dell’acuqa per vedere la base dell’iceberg”.

 

L’intervento egregio e significativo del Dott. Valerio Filippo Profeta, è stato subito seguito dalla Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Abruzzi: Dott.ssa Francesca D’Atri, che dopo aver portato i saluti dell’ordine professionale ai presenti e alla comunità tutta del sociale, ha portato una interessante relazione, dal titolo: “La violenza di genere e la violenza assistita. Aspetti etici-deontologici. Operatività e metodologia.”In particolare, la messo in risalto di come sia possibile attuare il cambiamento se ha inizo da noi stessi, con un approccio verso le persone indirizzato a contrastare il fenomeno delle violenze sulle donne, sui bambini e sui soggetti fragili. E’ attraverso i modelli di prevenzione che è possibile un fronteggiamento in toto per arginare il fenomeno di violenza sulle donne ha ricordato la Presidente. Ha proseguito con il sottolineare l’importanza della creazione di coesione sociale, solidarietà, cultura che vada contro ogni forma di discriminazione e che promuova l’uguaglianza sociale, l’inclusione, la solidarietà. Ovviamente, per attuare questo, dice che: “ gli Assistenti Sociali da soli non possono rispondere a tutti i bisogni portati ma, occorre creare e mantere una rete dei servizi, creando sinergie sul territorio per poter fronteggiare e aiutare le donne che si trovano in difficoltà, i nuclei familiare, ma anche gli uomini maltrattanti. In questa logica, risulta possibile contrastare il fenomeno che sta diventando dilagante per promuovere il benessere di tutta la nostra comunità locale.”

 

Sinteticamente, la Presidente, ha affermato:“Se non ora, quando? scriveva Primo Levi nel 1982 e ‘se non ora, quando?’si domandano oggi molte donne in Italia, e molti assistenti sociali che lavorano da anni in prima linea per tutelare le donne vittime di violenza e i bambini che assistono troppo spesso ad episodi di violenza verbale e fisica nei confronti delle loro mamme. Le storie di dolore delle donne e dei bambini che ogni giorno ascoltiamo nei nostri servizi esigono una riflessione attenta: il riconoscimento della dignità di ogni essere umano non è ancora entrato nel patrimonio etico, culturale ed educativo della nostra società; ovvero Il cammino verso l’effettivo riconoscimento delle “pari opportunità” non è stato ancora compiuto. Pur essendo un dettame costituzionale, l’ adeguamento in campo legislativo e sociale è ancora in atto: si tratta di un percorso lungo che esige un impegno etico anche da parte di noi professionisti assistenti sociali.

 

Occorre comunicare e promuovere una corretta definizione di violenza: quest’ultima è caratterizzata da una serie distintiva di azioni fisiche, sessuali, di coercizione economica e psicologica che hanno luogo all’interno di una relazione intima attuale o passata. Si tratta di una serie di condotte che comportano nel breve e lungo termine un danno sia di natura fisica sia di tipo psicologico ed esistenziale. (A. C. Badly, 2006). La violenza non è una forma di amore, ma la più alta espressione della sua negazione. Può arrivare ad uccidere non solo i rapporti umani ed affettivi, ma anche le persone. Distrugge la società perché non promuove il benessere delle persone, fa vivere nel terrore e nell’ansia, crea una società senza dignità e valori. Nello specifico la violenza assistita rientra nei cosi detti “eventi sfavorevoli infantili” che rendono il mondo di un bambino malsicuro e malvagio (Felitti 2001). Occorre quindi proteggere i bambini sia a livello fisico che mentale. La costituzione di una rete d’intervento specialistica, costituita da una struttura, composta da professionisti che interagiscono tra loro, rappresenta una modalità operativa in grado di poter valutare i bisogni socio-assistenziali e socio-sanitari delle vittime di violenza e poter attivare gli interventi necessari a tutela del nucleo familiare.

 

Subito dopo l’intervento della Presidente Orasabruzzo, si è assistito ad una relazione internazionale della Dott.ssa Cristina Ispas, docente dell’Università di Servizio Sociale “Etimie Murgu” din Resita che si è subito confrontata con il modello dello sportello rosa integrato, sollevando la possibilità di realizzare un gemellaggio degli studenti universitari della Romania con il progetto Erasmus presso i servizi della Asl di Teramo negli spazi dedicati alla tematica in argomento. Inoltre, dopo aver apprezzato il modello, ha invitato i relatori e gli organizzatori a portare questa positiva ed apprezzata esperienza, presso le loro sedi universitarie in Romania.

 

La docente, ha redatto una ricca relazione, della quale si riportano i contenuti da lei evidenziati:Buongiorno a tutti. Io sono Cristina ISPAS, docente dell’Universita Eftimie Murgu di Resita, Romania. E’ con grande piacere che porto i saluti più affettuosi e sinceri da parte dell rettore della nostra universitaNello stesso tempo, rivolgo un caloroso saluto e il mio personale apprezzamento agli organizzatori, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo convegno.Un saluto particolare voglio rivolgere a miei amici italiani, soprattuto ad Antonio Maturo, Anna Vaccarella, Mario Mandrone, Fabiola Nucci, Rosalia Pedone.Il mio intervento sarà focalizzato sulla violenza in famiglia e violenza contro le donne. Prima di parlare dell'argomento che ho preparato chiedo scusa per il mio italiano che non è troppo preciso.LA VIOLENZA IN FAMIGLIA E VIOLENZA CONTRO LE DONNE ATTRAVERSA CULTURE ED EPOCHE.Non disponiamo allo stato attuale di statistiche affidabili e sicure sulla violenza subita dalle donne per il semplice fatto che tale violenza spesso non viene affatto denunciata.In Romania la legge 217/2003 sulla prevenzione e la lotta alla violenza domestica definisce la violenza domestica come "qualsiasi atto intenzionale o inazione, ad eccezione di atti di autodifesa o di difesa, manifestati fisicamente o verbalmente da un membro della famiglia contro un altro membro dello stessa famiglia, che causano o possono causare danni fisici, sessuali, emotivi o psicologici o sofferenze, inclusa la minaccia di tali atti, coercizione o privazione arbitraria della libertà.La vittima di violenza domestica ha diritto a: protezione speciale adeguata alla sua situazione e ai suoi bisogni; consulenza, riabilitazione, reinserimento sociale, nonché assistenza medica gratuita,secondo quanto previsto per legge; consulenza e assistenza legale gratuita, come per legge.

 

PER COMBATTERE IL FENOMENO DELLA VIOLENZA SUBITA DALLE DONNE sono necessarie risorse significative e certe nel tempo, programmi articolati in grado di cogliere la complessità del fenomeno.L’illusione che problemi complessi possano avere risposte semplici e immediate è spesso fuorviante. La violenza maschile contro le donne nasce proprio dal non riconoscimento di una soggettività della donna, dal non riconoscimento dell’autonomia economica o affettiva nella relazione e dalle non condivise relazioni sociali o professionali. LE CONSEGUENZE DELLA VIOLENZALe conseguenze della violenza fisica e/0 psichica sulle donne impattano negativamente sulla qualità della vita nel breve, medio e lungo periodo.Qualsiasi forma di violenza comporta conseguenze che possono avere effetti devastanti per la salute psicofisica della persona, sia nel breve che nel lungo termine La violenza domestica sulle donne può avere effetti incalcolabili sul piano psicologico quali ad esempio: l’erosione della stima di sé, senso di impotenza ed incapacità, perdita di speranza per il futuro. Violenze gravi o ripetute creano nella vittima un sentimento di ansia intensa o di paura generalizzata, e possono indurre uno stato di tensione costante. I ricordi di tali violenze possono emergere in modo inaspettato, sotto forma di incubi e interferire, quindi, nella vita quotidiana. Questa sindrome o disturbo post-traumatico da stress è una reazione normale dell’organismo a un avvenimento traumatico, com’è la violenza. Spesso si reagisce a tali fenomeni assumendo droghe o psicofarmaci, soffrendo di disturbi alimentari che possono condurre fino all’anoressia e alla bulimia e al consumo eccessivo di alcool e portare finanche al suicidio. Spesso queste patologie psichiche si innestano su violenze croniche a lungo subite, ma non riconosciute come tali. L’analisi di questi fenomeni sociali, però, porta con sè inevitabilmente la sindrome della caducità e del relativismo spaziale e temporale; Lo studio e l’analisi di questi fenomeni di violenza in generale, non solo sulle donne, risulta principalmente viziato da questo limite, diciamo così, genetico.(limite spazio-temporale)Ecco perchè rigore metodologico e onestà intellettuale costringono a tener conto di DUE ELEMENTI CHE CARATTERIZZANO IL CAMPO DI INDAGINE E DI ANALISI DI questi fenomeni di violenza: Il rischio della obsolescenza dei dati; la pluralità degli aspetti della questione.L’aumento della violenza sulle donne infatti, si manifesta in rapida e continua evoluzione sia in relazione a caratteristiche sociali, sia per le evoluzioni dei sistemi politici dei paesi interessati .Si aggiunga inoltre che l’impatto che il fenomeno produce è diverso da territorio a territorio e assume caratteristiche tipiche in relazione a come lo si osserva; l’mmagine del caleidoscopio rende bene la complessità della questione.E’ importante, dunque, poter andare al di là dei puri aspetti quantitativi e superare il valzer dei numeri; è necessario, pertanto, essere in grado di considerare anche gli aspetti qualitativi per cercare di fornire un apporto costruttivo alla riflessione generale e alle azioni di intervento sul territorio finalizzate a debellare o almeno ridurre, per quanto possibile, il fenomeno in questione. Il fenomeno della violenza nella posizione del dibattito attuale viene letto attraverso TRE PARADIGMI INTERPRETATIVI :Transizione/mutamento in quanto si tratta di processi che accompagnano la complessità delle società postindustriali; differenze/diversità, viste come caratterizzazioni dal punto di vista etnico/sociale per la diversa collocazione che occupano all’interno del sistema economico del paese: marginalità, che caratterizza l’universo femminile impedendo una oggettiva valutazione di situazioni realmente diversificate.In ogni caso non si possono studiare questi fenomeni senza condurre una ricognizione sulle culture, sulle economie, sulla società per superare la visione duale che spesso si insinua quando si affrontano problematiche di questo tipoche spesso sfociano nell’approssimazione più grossolana e nel tanto detestabile luogo comune. CHI È RESPONSABILE DELLA VIOLENZA?La responsabilità di ogni atto di violenza psicologica, fisica, sessuale, spirituale, economica o sociale ricade sulla persona che la esercita, indipendentemente dai motivi addotti. L'atteggiamento o le azioni dell'altro non rendono violento l'aggressore, ma la sua decisione di usare la violenza come forma di punizione. Questa decisione appartiene a lui e non ha scuse. Il comportamento dell'altro non può essere considerato come causa di violenza, ma al massimo come elemento scatenante. Le situazioni scatenanti possono essere: un accumulo di frustrazione, disaccordo o di conflitto, il rifiuto dell'altro di obbedire quanto ha bisogno o vuole aggressore, un desiderio di indipendenza, autonomia dall'altro, un desiderio di separazione o il rifiuto di contatto dopo una rottura. Ma tali contesti in grado di fornire elementi scatenanti per la violenza solo a causa delle aspettative inappropriate di una persona dal suo compagno, che vuole di avere un partner che sia obbediento per soddisfare le sue esigenze e desideri senza dover tener conto di se stesso. Quando l'autore della violenza cerca la giustificazione nel comportamento della vittima, tende ad eludere la responsabilità. L'aggressore può sempre scegliere di lasciare un posto, piuttosto che agire violentemente. La violenza contro la persona è un'offesa. Per l'aggressore, tuttavia, la legge comune non ha importanza, egli ritiene che la sua stessa legge sia al di sopra del codice penale. Allo stesso tempo, è protetto da credenze e convinzioni tradizionali secondo cui l'uomo può essere violento con la donna in matrimonio.

 

Ma nella società contemporanea la violenza domestica non è mai giustificata. Se, come ho già sottolineato in precedenza, la vittima non è responsabile per la violenza esercitata dal partner, è invece la responsabilità di garantire la propria sicurezza e la sicurezza dei bambini. E 'quello che dovrebbe proteggere e interrompere il rapporto con l'autore o cercare aiuto se non è in grado di proteggere se stessi, che è spesso il caso (in particolare la paura e gravi effetti collaterali di Stato lunga paura). COSA PUO FARE LA VITTIMA?La vittima di violenza domestica che ha deciso di chiedere aiuto a strutture di intervento e supporto esistenti può avere un numero di bisogni che devono essere adeguatamente valutati. Questi bisogni sono: Sicurezza - L'aggressore non dovrebbe più essere in grado di contattare la vittima; Vivere: la vittima ha bisogno di vivere separata dall'aggressore, il che può significare rimanere in un rifugio, o parente o conoscente di qualcun altro, o affittare una casa; Salute: la maggior parte delle volte la salute della vittima è degradata a causa di abusi, quindi ha bisogno di attenzione e di interventi medici specialistici; Informazioni - per prendere le decisioni migliori per se stessi e i bambini, se necessario, la vittima deve avere informazioni corrette, complete e riceverle in tempo ; Indipendenza economica: la vittima deve impegnarsi e guadagnare abbastanza per vivere in modo indipendente; Formazione, compresi gli studi - a volte la vittima deve qualificarsi, riqualificare o completare i suoi studi per ottenere un servizio migliore; Bambini - Molte delle vittime hanno figli e hanno bisogno di aiuto per mantenerli ed educarli nel tempo in cui loro stessi si preoccupano di diventare di nuovo forti; Chiarire il rapporto con l'aggressore sotto la legge - le vittime possono arrivare alla conclusione che l'unica soluzione alla violenza è il divorzio. Violenza dentro e fuori la famiglia e soggetto di ricerche e studi in tutto il mondo e io parlero soprattutto degli studi i risultati relativi al mio Paese.

 

La Prof.ssa Cristina Ispas, ha inoltre, mostrato i dati statistici:

 

Dati statistici

La docente, nell’avviarsi alle conclusioni della sua lodevole relazione in gemellaggio con l’Italia, ha sottolineato gli obiettivi operativi della Strategia nazionale per prevenire e combattere la violenza domestica per il periodo 2013-2017 che sono quelli di:

”   1. Aumentare l'efficacia dei programmi di prevenzione implementando      sistematicamente misure preventive per ridurre la tolleranza alla violenza domestica;

  1. 1.Sviluppare atteggiamenti e comportamenti non violenti per raggiungere l'obiettivo della "tolleranza zero" nei confronti della violenza domestica.
  2. 2.Migliorare l'attuale quadro legislativo e assicurare l'attuazione unitaria della legislazione.
  3. 3.Rafforzare la capacità istituzionale delle autorità amministrative centrali e locali per gestire la violenza domestica.
  4. 4. Sviluppare un sistema unitario di servizi sociali specializzati nella prevenzione e nella lotta contro la violenza domestica e assicurare un approccio non discriminatorio, particolarmente sensibile alle differenze culturali, all'età e al genere.
  5. 5.Creare un sistema informativo integrato per la registrazione, la segnalazione e la gestione dei casi di violenza domestica.
  6. 6.Sviluppare e rafforzare le competenze professionali delle risorse umane esistenti nel campo della prevenzione e della lotta alla violenza domestica.
  7. 7.Sviluppare le relazioni di collaborazione tra i partner della Romania e anche tra lo stato rumeno e gli stati o gli organismi internazionali coinvolti nella  prevenzione e nella lotta contro la violenza domestica.
  8. 8.Monitorare e valutare le attività intraprese per prevenire e per combattere la violenza domestica.”

La Prof.ssa Ispas Cristina, ha messo in evidenza i documenti ufficiali emessi dal governo rumeno parlano di "tolleranza zero" nei confronti della violenza domestica e le MISURE VOLTE A PREVENIRE E COMBATTERE LA VIOLENZA IN FAMIGLIA:”

  • Le questioni relative alla violenza domestica sono state regolate dalla legge n. 217/2003 sulla prevenzione e la lotta alla violenza in famiglia,
  • Nel 2015 è stata istituita l'Agenzia nazionale per le pari opportunità per donne e uomini - al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione basata sul sesso.
  • a livello nazionale sono stati sviluppati progetti con finanziamenti europei incentrati sulla lotta contro la violenza domestica.
  • Exempio di progetto:
  • Il progetto "Violenza domestica e violenza basata sulla differenza di genere" è stato finanziato dalla Norvegia e ha sostenuto il sistema di protezione delle vittime di violenza domestica.Lo scopo dell progetto e stato quello di migliorare i servizi di consulenza e ospitare le persone a livello locale, istituendo 11 centri per le vittime di violenza domestica e 2 centri per gli aggressori. Questi centri sono forniti servizi di consulenza per 75 aggressori e servizi specializzati per le 950 vittime di violenza domestica, inoltre sono state istituite 4 campagne di informazione pubblica e di sensibilizzazione alla violenza domestica e stati organizzati corsi di formazione per 1226 specialisti nella lotta alla violenza domestica.”

Ancora, dice che: „Nelle scuole, sono stati organizzate delle iniziative finalizzate allo sviluppo di atteggiamenti e di comportamenti per prevenire la violenza tra gli aluni. Importante e stata nelle scuole per gli alunni la realizzazione di campagne di informazione, di sensibilizzazione, specialmente per gli allievi provenienti da ambiti svantaggiati, che hanno usufruito di consulenze per i genitori e di supporti nella vita familiare, tutto questo grazie all intervento di specialisti o di tutor. Sono state effettuate anche indagini a livello di istruzione scolastica, attraverso questionari propinati ai presidi, agli insegnanti e agli studenti per cercare di individuare in che modo è stata promossal'integrazione della dimensione di genere nell'istruzione. All' interno dell'Ispettorato generale della polizia rumena si sono svolte campagne per sensibilizzare la popolazione e i mass media sulle gravi conseguenze della violenza domestica, con particolare attenzione agli ambienti meno abbienti, tra cui citiamo la Campagna nazionale per la prevenzione della violenza intracomunitaria "Broken Wings" (Ali spezzate), condotto negli anni 2016-2017 attraverso il quale è stato introdotto un numero unico di telefono 0800 500 333, per denunciare le violenze subite. A livello nazionale, la Rete per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, che riunisce organizzazioni attive che si occupano della promozione dei diritti delle donne, della protezione delle vittime della violenza di genere e della lotta alla discriminazione basata sul genere, ha realizzato, nel 2017, lo Studio esplorativo sull'ordine di protezione civile e le disposizioni relative alla violenza familiare. Da luglio 2017 a Bucarest è stato inaugurato il "Centro di accoglienza nel regime di emergenza per le vittime di violenza domestica - Casa INVICTA", che rappresenta un modello di buone pratiche nel campo dei servizi di assistenza forniti alle vittime di violenza domestica. Casa INVICTA è un centro di crisi per l'accoglienza delle donne vittime di violenza domestica con un programma 24 ore su 24, la permanenza è fornita dagli assistenti sociali. I servizi sono forniti alle donne vittime di violenza domestica a Bucarest.

 

Il fenomeno della violenza domestica, mostra, con gli ultimi dati dicono che nell 2017, in Romania, la polizia ha registrato un totale di 20.531 fatti di aggressione e altri atti di violenza all'interno della famiglia. Secondo le statistiche dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, la maggior parte degli aggressor sono maschi adulti (92%) e la maggior parte delle vittime sono donne (76%) e giovani (ragazzi/ ragazze/bambini).

Aggressori:

18.835 uomini (92%),

1.588 donne (7,7%),

85 ragazzi e 23 ragazze.

Vittime:

15.584 donne (76%),

4.029 maschi (20,5%),

538 ragazze e 466 ragazzi.

La maggior parte dei fatti di violenza avviene a casa. Rispetto ai dati precedenti a partire dal 2016, quando sono stati registrati 18 531 casi di aggressione e altri violenze in famiglia, quindi in 2017 v'è un aumento di atti di aggressione e percosse nel rapporti della polizia sulla violenza in famiglia, che dimostra un aumento del fenomeno, ma potrebbe anche essere un segno di crescent fiducia delle vittime nel rivolgersi alle autorità in tali situazioni. Sempre nel 2017 sono stati segnalati 181 stupri, 44 assalti sessuali, 108 atti sessuali con minori e 84 omicidi. Nel caso di stupro e violenza sessuale denunciati alla polizia, la maggior parte delle vittime sono bambine minori.

 

Mostra come nel 2017 siano morte 46 donne, 26 uomini e 12 bambini (6 ragazze e 6 ragazzi) a seguito della violenza commessa contro i loro partner o ex partner o altri membri della famiglia. Il numero totale di casi di violenza domestica che hanno ricevuto servizi sociali su richiesta, centralizzati nel 2009-2017. Per quanto riguarda l'evoluzione del fenomeno della violenza domestica in Romania, vi è una leggera tendenza ad aumentare la violenza domestica in Romania (il tasso complessivo di violenza a vita della famiglia è aumentato nel 2017 rispetto a quello del 2009 di 5 , Il 14% e gli ultimi 12 mesi sono aumentati dello 0,63%. Secondo il rapporto di attività dal Ministero pubblico negli anni 2009-2016,
un indicatore rilevante per questo fenomeno è rappresentato dal numero di imputati consegnati alla giustizia in casi riguardanti fatti che circoscrivono il caso di violenza domestica.
Confrontando i dati statistici 2009-2017, si osservano aumenti di questo indicatore (grafico 3):

  • Nel 2009 - 444 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2010 - 483 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2011 - 469 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2012 - 440 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2013 - 1080 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2014,- 1459 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2015 - 1.938 mputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2016 -1.467 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2017 -1.491 imputati sono stati citati in giudizio.
  • Nel 2016, su un numero di 15.150 casi di violenza il aggressore è marito/ moglie o ex moglie/ex marito.
  • Su un numero di 4.014 casi di violenza il aggressore è concubina / concubino,
  • Su un numero di 2.753 casi di violenza il aggressore è il genitore / il tutor legale,
  • Su un numero di 11.261 casi di violenza il aggressore è il figlio /la figlia,
  • e su un numero di 3.486 casi di violenza il aggressore ha un altro grado di parentela con la vittima.

Nel 2017,

  • su un numero di 15.456 casi di violenza il aggressore è marito/ moglie o ex moglie/ex marito.
  • Su un numero di 4.326 casi di violenza il aggressore è concubina / concubino,
  • Su un numero di 2.938 casi di violenza il aggressore è il genitore / il tutor legale,
  • Su un numero di 10.766 casi di violenza il aggressore è il figlio /la figlia, e su un numero di 3.919 casi di violenza il aggressore ha un altro grado di parentela con la vittima.

Ha proseguito, mettendo in risalto come:

In riferimento al numero di reati di violenza domestica commessi, conclusa con la morte della vittima sono:

  • Nel 2016 - 191 vittime decedute
  • Nel 2017 -185 vittime decedute,

Quindi in Romania 15,4 vittime al mese sono morte a causa di violenza

Dati sulla violenza domestica, secondo statistiche dell'Ispettorato generale di polizia, evidenzia un aumento del numero di percosse e di altre violenze domestiche denunciate alla polizia, che mostra un aumento del fenomeno, ma può anche essere un segnale della crescente fiducia delle vittime in rivolgersi alle autorità in tali situazioni

Per quanto riguarda il numero di reati comunicati in merito alle disposizioni della legge n. 217/2003 sulla prevenzione e la lotta alla violenza domestica, vi è un lieve aumento registrato di anno in anno

Per quanto riguarda gli ordini di protezione, i dati centralizzati nel periodo 2015-2017, mostrano che di anno in anno è aumentato il numero di ordini di protezione emessi, nonché il numero di casi di inosservanza degli ordini di protezione.”

Dopo i clamorosi applausi della platea, il testimonial è passato al Dott. Massimiliano Ettorre, Assistente Sociale del Comune di Teramo, GOT presso il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila. Il suo intervento, di grande professionalità, ha puntato l’attenzione sul protocollo d’intesa per la prevenzione e contrasto alla violenza di genere con uno sguardo alla violenza assistita come evento sfavorevole all’infanzia. Ha messo in risalto l’importanza dell’ascolto sottolineando tutti quegli aspetti deontologici, giuridici e professionali. A conlcusione dell’intervento, ha mostrato un toccante video, dal titolo: “La fenicia, un posto sicuto”.

A seguire, l’intervento della Prof.ssa Francesca Pia Scardigno, ricercatrice dell’Università degli Studi “G.D’Annunzio” di Chieti, con profonda chiarezza e profondità sociale, ha sottolineato tutti quegli aspetti etici e deontologici della professione nell’ambito della progettazione dei servizi di tutela delle donne.

Dopo il suo intervento, c’è stata la pausa di una ricca colazione, offerta dal Comune di Silvi a tutti i partecipanti.

La ripresa dei lavori, ha visto attrice dell’evento, la direttrice dell’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia di Teramo: Dott.ssa Teresa Di Bernardo, storica Assistente Sociale che da otre quaranta anni collabora con il Consultorio Familiare di Silvi nel sostegno alle famiglie in difficoltà. Una sinergia che vanta una grande coesione nelle attività sociali.La sua relazione ha fatto emergere tutte quelle misure alternative alla detenzione con uno sguardo verso un percorso di cambiamento e di opportunità per le donne condannate. Ha messo in risalto, infine tutti quegli aspetti deontologici specifici della professione sociale e di coesione operativa.

Accanto alla sua relazione, è intervenuta la Dott.ssa Gabriella Sacchetti, sociologa del UEPE di Teramo, che ha curato gli aspetti sociologici della tematica in argomento.

A concludere la sessione antimeridiana è stata l’Avv. Maresa Salbitani , Presidente della Regione Abruzzo dell’Associazione Cammino, che ha fronteggiato con estrema chiarezza e professionalità il percorso giuridico in favore delle donne vittime di violenza di genere.

In particolare, il suo intervento ha mostrato come: “Il Legislatore Italiano nell'attuare la Direttiva EU. n° 2012/29/UE con la emanazione del Dlgs 15.12.2015 n° 202 ha inteso valorizzare il ruolo e assicurare la realizzazione e gli interessi dellavittima nel processo, prevedendo inediti diritti di partecipazione, in alcuni casi assistiti da seri presidi sanzionatori che rendono la tutela offerta sostanziale e non nominalistica. Dobbiamo però chiederci se tale attuazione è stata completa ed esaustiva o poteva individuare ed assicurare un percorso di protezione più adeguato a necessità e bisogni della vittima di reato, al pari di altre legislazioni Eu. Lo stesso L.I. non avuto il coraggio di assegnare alla persona offesa il ruolo di “parte” processuale, seppure eventuale. Tale incompiutezza del ruolo assegnato alla vittima si manifesta per es. nella limitazione dei poteri di impugnare i provvedimenti lesivi dei suoi interessi. Le misure economiche previste dallo Stato: Il congedo retribuito per le vittime di violenza domestica ed il risarcimento del danno da parte dello Stato. La vittima, il reo e la questione della Giustizia Riparativa in Italia: la mancanza di attuazione dei percorsi.”

A chiudere gli argomenti trattati nel corso della mattinata, è stato il Prof. Massimo Mazzetti, giornalista che ha sottolineato l’importanza del confronto e della coesione nell’operatività sociale con una nota favorevole alla documentazione dei vari progetti in toto. Per promuovere opportunità e confronto tra i vari professionisti ha informato circa la possibilità di pubblicazioni sul giornale integrato anankenews.it. Infine, la giornata si è chiusa con un video della pagina educativa dello Sportello Rosa Integrata e con un video incisivo realizzato dalla sociologa volontaria Dott.ssa Annamaria Del Poccio.

La pausa pranzo, offerta dal Comune di Silvi a tutti i relatori e a tutti quei professionisti che si sono aggiunti con interventi al tavolo di discussione sociale, ha vantato ben 34 professionisti locali, nazionali e internazionali.

La ripresa dei lavori, nella sessione meridiana, è stata affidata alla moderatrice Dott.ssa Stella Chiavaroli che dopo aver sintetizzato le attività previste, ha passato la parola all’ Avv. Luigia Corneli, Presidente dell’Associazione Novacivitas di Silvi. Quest’ultima, ha messo in luce il protocollo d’intesa integrato dello sportello rosa come modello d’intervento professionale. In particolare, il suo intervento, ha messo in evidenza che: “Il protocollo d’intesa è un atto di governance stipulato tra soggetti pubblici e privati per convergere su un progetto o su una metodologia da seguire. Non è giuridicamente vincolante, come per esempio l’accordo di programma, ma impegna le parti a seguire un determinato indirizzo. Questa procedura ha avuto importante applicazione dopo l’emanazione del decreto legislativo N. 267/2000, meglio noto come Testo Unico degli Enti Locali, che ha introdotto l’autonomia organizzativa e il concetto di “concertazione” tra Enti Pubblici, dando a questi la possibilità di accordarsi anche con i privati per il raggiungimento di determinati obiettivi per una comunione d’intenti. Il 20 aprile 2017, a Silvi, è stato stipulato un protocollo d’intesa rappresentante uno strumento unitario di pianificazione per “l’attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni del disagio giovanile e di educazione sociosanitaria”.I soggetti firmatari sono stati: l’Istituto Comprensivo “G. Pascoli”, il Comune di Silvi, il Consultorio Familiare di Silvi, l’Associazione Culturale “NOVA CIVITAS”, l’Associazione “NUOVA PAIDEIA” di Silvi, ANANKE NEWS giornale integrato on-line, Fondazione “MORFE’ ” Pescara, l’Associazione Atletica Vomano, la Croce Rossa Italiana-Comitato di Roseto. Il protocollo è stato fortemente voluto dal Consultorio Familiare di Silvi che, da sempre, ha portato avanti azioni mirate alla prevenzione dei fenomeni del disagio in genere e, in particolare, di quello giovanile, attraverso indagini e rilevazioni dei bisogni espressi dalla scuola, dei fenomeni emergenti e attraverso l’individuazione delle risorse presenti sul territorio, realizzando un vero e proprio sistema di rete sociosanitaria. Con questi presupposti d’intervento è stato creato lo Sportello di Supporto Integrato, presso l’Istituto Comprensivo “G. Pascoli” di Silvi, ideato e coordinato dall’assistente sociale specialista del Consultorio Familiare di Silvi Dott.ssa Silvana Di Filippo, consulente familiare ed esperta in Politiche di Parità. Gli obiettivi prefissati con il protocollo d’intesa sono stati così individuati:

a) prevenzione e contrasto degli abusi ed educazione sessuale/affettivo relazionale attraverso un corso, indirizzato sia agli alunni che ai loro genitori;

b) prevenzione e contrasto alle violenze di genere, anche attraverso l’azione di peer educators, cioè giovani formati per svolgere il ruolo di educatore tra pari, attivando il confronto tra esperienze e fungendo da agenti di socializzazione, mettendo in atto un processo di comunicazione globale, caratterizzato da una esperienza profonda e intensa e da un forte atteggiamento di ricerca di autenticità e di sintonia tra i soggetti coinvolti;

c) prevenzione e contrasto al bullismo e al cyber bullismo;

d) prevenzione e contrasto alle ludopatie;

e) povertà e ricchezza educativa;

f) prevenzione e contrasto alla violenza sui disabili;

g) educazione sociosanitaria.

Il Consultorio Familiare di Silvi ha profuso l’impegno maggiore nello Sportello di Supporto Integrato, con l’aiuto e la collaborazione degli altri soggetti firmatari, e si è impegnato:1) ad effettuare ogni anno una rilevazione dei bisogni e delle risorse;2) a proseguire attività formative, indirizzate agli alunni, ai genitori, alle famiglie e ai docenti;3) a promuovere e a mantenere la costituita rete sociosanitaria ed educativa,4) a garantire la sinergia tra le agenzie educative del territorio;5) ad individuare il personale volontario formatosi nel corso del tempo e a mantenere la gestione della supervisione degli attori di rete.

Il merito più grande è stato, comunque, quello di essersi sempre fatto carico di promuovere azioni sinergiche tra più soggetti pubblici e privati, sempre all’insegna della concreta realizzazione dell’attività di Servizio per la Comunità.

A questo punto, a proposito di protocolli d’intesa e a beneficio dei colleghi presenti al Convegno, ma non solo, ricordo un importante protocollo d’intesa adottato dal Tribunale di Teramo, il N. 489 del 5/12/2018, che ha regolamentato le modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare e per la individuazione delle spese straordinarie in materia di separazione, divorzio e relative modifiche, nonché nei procedimenti di regolamentazione dei rapporti in favore dei figli nati dal matrimonio.

È un protocollo fortemente voluto e nato dalla collaborazione tra il Tribunale di Teramo, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, l’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia e Minori, AIGA Teramo (Associazione Italiana Giovani Avvocati), Associazione CAMMINO (Camera Nazionale Avvocati) per la persona e le relazioni familiari.

Lo scopo del protocollo è quello di ridurre, o almeno limitare, in via preventiva il contenzioso tra i genitori, attraverso l’indicazione specifica della ripartizione e qualificazione delle spese ordinarie e straordinarie, anche con riferimento a quanto indicato dalle linee guida approvate dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta amministrativa del 14/7/2017, elaborate in unione con la Commissione Famiglia, la Rete dei Referenti per il Diritto di Famiglia e le Associazioni di settore.

Una delle cause che più frequentemente alimenta il conflitto tra genitori è, infatti, l’individuazione delle spese correnti della famiglia e, in particolare, di quelle che rientrano nel mantenimento ordinario dei figli e delle spese extra assegno, in ragione dell’attività e delle modalità del contributo di ciascun genitore al loro esborso.

 

Pertanto, assieme alle ordinarie spese che attengono alla quotidiana gestione dei compiti di cura, educazione e assistenza, va sempre disciplinata, nei casi regolati dagli artt. 377 bis e segg. c.c., l’equa ripartizione di quelle ulteriori.

Sarebbe necessario che nella redazione degli atti introduttivi relativi alle procedure indicate, si evidenzino e si documentino la quotidianità delle spese sostenute per la crescita psico-fisica dei figli e si individuino le spese che si vogliono considerare soggette al preventivo consenso.

 

In mancanza di tali determinazioni e indicazioni, la qualificazione delle spese ordinarie e straordinarie viene effettuata tenendo conto del predetto protocollo d’intesa.In questo caso il protocollo, laddove non ci sia diverso accordo tra le parti, acquista valore di regola, applicata dal Tribunale di Teramo nei procedimenti della famiglia ed è, quindi, importante acquisirlo, per svolgere al meglio sia la professione legale, sia qualunque altra professione riguardante il conflitto genitoriale.”

 

Subito dopo l’intervento della Presidente, è stata la volta della relazione della coordinatrice del Progetto: Dott.ssa Silvana Di Filippo, che ha presentato: “Il servizio sociale consultoriale. Il modello dello sportello rosa integrato di Silvi. Restituzione atività progettuali degli alunni dell’Istituto Comprensivo di Silvi”. Dopo aver aperto la relazione cona frase di William Shakespeare: “Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo”ha proseguito con nel ricordare la data dell’8 marzo, come una data di commemorazione. Ha mostrato subito il contributo di dieci donne che hanno fatto la storia del servizio sociale nazionale e internazionnale tra l’800 e il 900. Donne di grande esempio, che meritano essere ricordate come ideale di giustizia, rispetto ed uguaglianza sociale:Santa Luisa de Marillac; Maria Gaetana;Octavia Hill;Jane Addams; Florence Kelley ; Frances Perkins; Gisela Peiper Konopka; Alice Salomon ; Cecile Kahn Brunschvicg; Ersilia Bronzini Majno.

Ha evidenziato il ruolo delle donne. Un ruolo dalle mille braccia. Donne mogli, amiche,mamme,lavoratrici alle quali va sempre riconosciuto il valore. Dalle donne nascono gli uomini e, meritano grande rispetto da loro. Ha posto in risalto l’importanza delle politiche di parità, che costituiscono un’ importante supporto alla realizzazione di programmi di prevenzione in termini di integrazione tra empowerment, resilienza e mainstreaming.

“Con la giornata mondiale, di oggi, si vuole ricordare la rivendiacazione dei diritti delle donne.Già dal 1975, vediamo che le Nazioni Unite hanno proclamata questa giornat, una giiornata internazionale per l’uguaglianza dei diritti di genere. Coincidente con lo stesso anno, vennero istituiti i Consultori Familiari, con la Legge Nazionale n. 405.

Questo importante obiettivo, viene raggiunto proprio grazie alle lotte delle donne.

Ha inizio un vero processo di concretizzazione in tutta Italia della Istituzione dei Consultori Familiari. L’Abruzzo, recepisce la normativa nazionale nel 1978 con la normativa n. 21.

In questo servizio, completamente gratuito, le donne possono trovare una prima rete sociosanitaria e ricevere conforto, aiuto, accoglienza, empatia, supporto multidisciplinare, risposta ai loro bisogni personali e relazionali in un contesto di comunicazione specializzato. Nasce per rispondere ai vari bisogni non solo della donna, ma della famiglia, della coppia, dell’infanzia e dell’adolescenza.”

Ha mostrato come il consultorio dal 1981 (nascita del consultorio locale) al 2000 si occupava anche di disagio sociale, volontarie giurisdizioni e problematiche emergenti connesse alle competenze comunali. Mostrava che in assenza dei servizi sociali di base, la competenza ricadeva sull’unico servizio sociale coincidente con quello consultoriale. E’ solo dopo la fase di passaggio ai comuni, durata cinque anni che il consultorio locale si è potuto riappropriare delle competenze istituzionali che erano quelle della prevenzione primaria. In questo senso, grazie al DPR 502/92, il consultorio diventa della ASL e non verrà prestato solo per le emergenze ma per la prevenzione. Si procederà ad una rilevazione dei bisogni e quantificazione delle risorse umane, raggiungendo le scuole tutte della realtà locale, dove dopo un percorso informativo volto a reperire le scelte formative degli insegnanti, genitori ed alunni, hanno proceduto verso una prevenzione mirata. Per questa ragione ha avuto inizio un processo formativo volto alla prevenzione dei disagi sociali, delle violenze, delle competenze genitoriali e dei giovani con la metodologia della peer education. In particolare dal 2013 viene istituito lo sportello rosa integrato, dopo un’attenta valutazione dei casi di violenza sul territorio locale che mostravano gli accessi al consultorio delle donne che avevano subito violenza almeno per il 40% degli accessi in questo servizio. Le maggiori violenze registrate vanno, infatti, dal 2010 al 2012.

La coordinatrice, aggiunge che:“sulla base dei dati analizzzati e dei contesti dromologici della società contemporanea, hanno posto il Servizio Sociale di fronte a numerose riflessioni su come recuperare la relazione umana attraverso tutti i processi dimensionali della professione. Sulla base dei dati analizzzati e dei contesti dromologici della società contemporanea, hanno posto il Servizio Sociale di fronte a numerose riflessioni su come recuperare la relazione umana attraverso tutti i processi dimensionali della professione.” Mette poi in evidenza, tutti quei processi dimensionali del servizio sociale che vanno da quella etica, deontologica, dinamica, organizzativa, di co/progettazione, partecipativa e valutativa.”

Richiama, la Federazione Internazionale degli Assistenti Sociali:

“Il Servizio Sociale, nelle sue varie forme, è orientato verso le molteplici, complesse transazioni tra le persone e il loro ambiente. La sua mission è abilitare tutti gli individui a sviluppare il proprio pieno potenziale, arricchire le loro vite e prevenire le disfunzioni.

Il servizio sociale professionale è focalizzato sulla soluzione dei problemi e sul cambiamento. Così, gli assistenti sociali che del servizio sociale sono i professionisti principali, sono agenti di cambiamento nella società e nelle vite delle persone, delle famiglie e delle comunità di cui sono al servizio.” Richiama i ptincipi dell’ International Association of Schools of Social Worker (IASSW):La professione del servizio sociale promuove il cambiamento sociale, la soluzione dei problemi nelle relazioni umane, l'empowerment e la liberazione delle persone per migliorarne il benessere. Utilizzando le teorie del comportamento umano e dei sistemi sociali, il servizio sociale interviene nelle situazioni in cui le persone interagiscono con il loro ambiente. I principi dei diritti umani e della giustizia sociale sono fondamentali per il servizio sociale.”

Richiama il lavoro di rete, la legge 328/00 e il codice deontologico, titolo IV, responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società, capo 1 - Partecipazione e promozione del benessere sociale:

“La professione del servizio sociale promuove il cambiamento sociale, la soluzione dei problemi nelle relazioni umane, l'empowerment e la liberazione delle persone per migliorarne il benessere. Utilizzando le teorie del comportamento umano e dei sistemi sociali, il servizio sociale interviene nelle situazioni in cui le persone interagiscono con il loro ambiente. I principi dei diritti umani e della giustizia sociale sono fondamentali per il servizio sociale.”

Richiama il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale, TITOLO II – Principi- Art. 6), Approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine, Roma, 6 aprile 2002:

La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l’autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene nell’uso delle risorse proprie e della società nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione”.

Specifica nel dettaglio il lavoro di rete, la prospettiva trifocale ed il processo costruttivista del processo sociale, mostrando come questi aspetti teorici possono essere calati nella pratica, presentando il modello dello sportello rosa integrato e come favorire la crescita delle nuove generazioni. Richiama la partecipazione, la supervisione e l’affiancamento delle vecchie leve alle giovani leve per lasciare loro i saperi esperienzali frutto di un lavoro di una vita.

Richiama: “ l’Apertura delle scuole e degli spazi pubblici, con l’attuazione e aggiornamento in    materia di maltrattamento e abuso in danno di minori, interventi in materia di affidamento familiare (DGR n. 971 del 23 dicembre 2013), contrasto alla violenza di genere e alla violenza domestica in coerenza con la L.R. 31/2006.

Mostra, come, in coerenza con i principi di servizio sociale, l’assistente sociale, accompagna la donna che subisce o ha subito violenza verso la decisione consapevole di interrompere il ciclo della violenza.

Prosegue con “il lavoro di rete, governato dalla fusione della L.328/00 con l’Art. 38 del Codice Deontologico. Ma nonostante l’esistenza di una normativa che favorisce il lavoro di rete, lo scollamento tra pratica e teoria e la presenza di ostacoli organizzativi penalizzano la piena realizzazione di sistemi integrati e di progetti di prevenzione.

Anche qui, richiama il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale, TITOLO IV, Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società, Capo I Partecipazione e promozione del benessere sociale. Art. 38): “L’assistente sociale deve conoscere i soggetti attivi in campo sociale, sia privati che pubblici, e ricercarne la collaborazione per obiettivi e azioni comuni che rispondano in maniera articolata, integrata e differenziata a bisogni espressi, superando la logica della risposta assistenziale e contribuendo alla promozione di un sistema di rete integrato” ed aggiunge “inclusivo”.

Espone, nel dettaglio un esempio di integrazione sociosanitaria con gli sportelli educativi: quello di supporto e quello rosa, nati nel 2013.

Presenta, i macro obiettivi di prevenzione delle politiche di contrasto alle violenze “in coerenza con la Legge 328/00, il Piano Nazionale Sociale promuove lo sviluppo del welfare plurale delle responsabilità.Lo Stato stabilisce gli obiettivi generali delle politiche sociali e i requisiti minimi dell'assistenza sociale, validi su tutto il territorio Nazionale.

Precisa: “l’importanza della rete nel nuovo sistema welfarecon il mainstreaming per integrare un determinato pensiero o una determinata azione al centro della "corrente principale" del "mainstream”, al centro cioè dei programmi e delle strategie della politica, dell'amministrazione e dell'economia, rendendoli al contempo una prassi ovvia e naturale. L’obiettivo è quello di sviluppare una metodologia di lavoro INTEGRATO attraverso tutta una serie di servizi in macrorete.Per proseguire questa azione sociale è necessario camminare su di un circuito dove non c’è più il singolo intervento ma interventi congiunti in linea con i principi dettati dall’ONU nel 1987.

Espone, il progetto, con “ l’obiettivo principe di aver cercato di sviluppare una metodologia di lavoro INTEGRATO attraverso tutta una serie di servizi in macrorete.Per proseguire questa azione sociale è necessario camminare su di un circuito dove non c’è più il singolo intervento ma interventi congiunti. L’obiettivo è quello di sviluppare una metodologia di lavoro INTEGRATO attraverso tutta una serie di servizi in macrorete.Per proseguire questa azione sociale è necessario camminare su di un circuito dove non c’è più il singolo intervento ma interventi congiunti.”

Ha mostrato la vision e la mission, presnetando i risultati ottenuti nel corso del tempo in ordine alla prevenzione costante attuata nelle scuole e con i giovani e gkli adolescenti con la metodologia della peer education. Ha presentato i due opuscoli divultativi realizzati sia per la prevenzione e contrasto agli abusi che alle violenze di genere.

Ha mostrato tutte le tecniche utilizzate nell’abito della peer edcuation per la prevenzione contro la violenza sulle donne. Ha proiettato i lavorio laboratoriali con i ragazzi, i patentini conseguiti e i segnali di divieto e di pericolo realizzati con loro e la formula contro le violenze, accennando alle ultime attività con pinocchio e la coscienza.

Ha concluso i lavori affermando che è fondamentale: “rafforzare la rete degli interventi integrati rafforzare la tutela dei diritti dei minori, delle donne, delle persone fragili attraverso una prevenzione MIRATA e COSTANTE. La forza della comunicazione per sconfiggere la violenza sta alla debolezza del disagio come la forza di sconfiggere la violenza con una prevenzione costante sta al disagio in una variabile dipendente attraverso una operatività di rete concreta indipendente da variabili non misurabili. Per contrastare la violenza di genere tutte le agenzie educative e il welfare di community, devono convergere verso il centro della networking europea superando la negazione dell’ascolto emotivo (dell’ascoltarsi e dell’ascoltare) con la sinergia della comunicazione interattiva attraverso la lifelong learning seguendo una policy del welfare di society e di gender mainstreaming sempre più vicini a concretizzare le incisive indicazioni legislative con le forza applicative (co)operative per una governance mondiale.”

Nel frattempo si sono avvicendati i ragazzi della peer education con le loro insegnanti per restituire quanto hanno appreso dalla formazione ricevuta.

Hanno visto la partecipazione di numerosi alunni accompagnati dalla Prof.ssa Assunta Dell’Elce, capeggiati dal dirigente scolastico, la referente attività esterne Prof.ssa Catia Di Rocco e la referente dell’inclusione Prof.ssa Carla Eolini.

In seguito, è stata la volta della Dott.ssa Stella Chiavaroli con una relazione su: “Donne e Cambiamento tra web 2.0 e social network” subito aperta con una frase di Claudio Naranjo - “Tutti abbiamo una missione comune, ed è quella di realizzare il nostro potenizale, di divenire ciò che siamo! Procedendo poi, verso l’era di cambiamento. Inteso che, la parola cambiamento viene dal verbo greco "curvare, piegare" e forse ciò che viene evocato  in ogni mutamento è proprio questo: la naturale elasticità che permette  di piegarsi, incontrare nuovi bivi, cambiare direzione, trasformarsi. Il cambiamento, dunque, è rappresentato dalla nostra presa di coscienza di poter agire sulla realtà locale con la consapevolezza di migliorare e prevenire le violenze. Come dice Moni Ovadia: “vivere la vita significa caricarla di senso, saper istituire relazioni umane, personali e sociali, iscriversi nei valori etici della libertà, dell'uguaglianza, della giustizia sociale. Vivere la vita è costruire alleanze con le generazioni future in un orizzonte progettuale comune”. Il “cambiamento” rappresenta la storia delle persone, delle donne, dei bambini, degli uomini, della famiglia tutta. Una storia che attraversa momenti bui e periodi di sviluppo, ma che non deve dimenticare la persona e le sue relazioni umane. Viviamo in un tempo velocista che affronta un cambiamento repentino e che attraversa quella fantascienza che oggi sta diventando realtà. Si tratta delle nuove tecnologie, del pensiero digitalizzato, delle conoscenze virtuali. Nonostante i pericoli, sappiamo di non poterci sottrarre ai social network, ma diventa sempre più impellente l’esigenza di contribuire a trasmettere delle regole, conoscere rischi e pericoli, farne un uso adeguato potenziando l’ambito di una prevenzione costante. Essere 2.0 vuol dire essere spesso connessi, vuol dire essere nel 21° secolo e designa : «quell’insieme di tecnologie e di interazioni sociali rese possibili da tali tecnologie che si sviluppano attraverso la rete in quanto specifica piattaforma connettiva» . La definizione 2.0, coniata nel 2004 da Dale Dougherty e Tim O’Reilly, riassume tutti quei nuovi linguaggi di programmazione e sistemi di comunicazione che permettono un rapido e costante aggiornamento dei siti web anche per quelle persone che non possiedono una preparazione tecnica specifica. Nell’odierno quadro di cambiamento, dobbiamo interrogarci circa i talenti e le intelligenze femminili. Stiamo assistendo ad un fenomeno che richiama fortemente le coscienze. A partire da quella che viene definita intelligenza artificiale. Ne è un esempio la donna-robot Sophia, che ha messo in difficoltà perfino gli scienziati. Al Web summit di Lisbona, tenutosi dal 6 al 9 novembre 2018 Sophia, dalle fattezze di Audrey Hepburn e prodotta dall’azienda robotica Hanson, con sede a Hong Kong, è la dimostrazione di come interagisce con gli esseri umani con una capacità di immagazzinare conversazioni precedenti, di registrare ed apprendere in maniera sorprendente. Inoltre, riesce ad assumere almeno sessantacinque espressioni facciali diverse. Vista di fronte, l’androide, sembra reale, con una capacità di interloquire con le persone stupefacente, tanto da indurre l’Arabia Saudita a concederle la cittadinanza. Viene da chiedersi come la tecnologia, oggi, si stia avvicinando sempre di più alla fantascienza.

Viene da chiedersi, come l’intelligenza artificiale mostri immagini di donne che non esistono. Perchè, quasi sempre l’imprinding sia femminile. Perchè la progettazione e la configurazione delle macchine abbiano caratteristiche appartenenti più alle donne che agli uomini. Infondo sono le persone che introducono i dati. Lo stesso algoritmo di Google è accusato di sessismo. Infatti mostra solo l’11% di immagini femminili contro il 36% che è il dato reale. Un altro esempio, è quello di Amazon che ha creato un algoritmo per se stesso scaricando i curricula delle donne. Accade questo perchè i bias che vengono introdotti nel sistema replica semplicemente i dati che gli sono stati introdotti. Solitamente i codici informatici vengono scritti dal sesso maschile, ne consegue poi, che le macchine rielaborano i dati che sono stati introdotti. Vanno invece, valorizzate le competenze femminili, creando piattaforme digitali che investono tutte le donne del mondo. Infatti, allo stato attuale, le donne occupate nel mondo informatico è decisamente scarso. Infine è passata al progetto con i ragazzi della peer education, in cui vengono valorizzate le donne e la rete delle donne con messaggi di cambiamento da superoi, facendo visionare una sua produzione video delle donne di cambiamento.

Si è passati poi, alla Dott.ssa Antonella Fortuna, Psicologa, che ha portato un’interessante relazione dal titolo: “ Identità perduta. Quando la follia può dar voce alle storie di vita” che ha messo in risalto come nel delirio venga espressa la massima sofferenza ed il minimo della complessità. Come, nel dolore, falliscono i meccanismi difensivi di rimozione e proiezione entrando nel caos.
Ha messo in risalto tre concetti fondamentali, tratti dal pensiero di Jaspers, Binswanger e Sartre, sostenendo l’importanza di come il delirio sia un racconto da capire. Come dice Jaspers: “Un disperato tentativo di restaurare un mondo interno che va in pezzi “. Come sottolinea Binswanger: “La narrazione è parte focale del delirio stesso in quanto l’esserci ha un sostegno ed un rifugio” e come puntualizza Sartre: “L’uomo è sempre un cantastorie, ma questo vale soprattutto per quello che delira”. Ha mostrato i racconti dal manicomio: il diario di una schizofrenia (Sechalye, 1955), la prima fase (perplessità)…era una immensità senza limiti….desolata e squallida… ed io cercavo di capire cosa mi rendesse cosi debole. La seconda fase con il delirio: con il tempo capiì che era la macchina a muovermi. La terza fase, la nostalgia del delirio: ora nulla mi tormenta più, al suo posto vi è la solitudine interiore, il deserto freddo, l’immensità senza limiti.

La sua toccante relazione, ha proseguito con “ le storie senza tempo nel giardino della follia di E. De Amicis del 1902 e con le “Identità perdute: Vecchiaia e Follia” di cui lei stessa è autrice insieme alla Prof.ssa Enilde Spedicato. Si è avviato poi verso le conclusioni con una frase di Soren Kierkegaard: “Voglio andare in un manicomio a vedere se la profondità della follia mi spiegherà l’enigma della vita” , lasciando la platea con una riflessione attraverso la frase di chiusura di George Byron: “Ella era divenuta la regina di un regno fantastico, ed i pensieri combinavano in lei cose disgiunte ed impalpabili forme non precette all’altrui vista, erano a lei consuete. E questo il mondo chiama follia”.

Subito dopo, la tavola rotonda sui modelli a confronto in favore delle donne, ha visto la partecipazione degli operatori del Consultorio Familiare di Silvi, il prestigioso intervento del Prof. Mario InnocenzoMandrone, arrivato dall’Università del Sannito di Benevento del Dipartimento di Scienze Tecnologiche, docente di matematica e fisica, del Prof. Antonio Maturo dell’Università “G.D’Annunzio” di Chieti, della Prof.ssa Rosalia Pedone e della Prof.ssa Anna Vaccarella dell’Accademia Picena Aprutino dei Velati, della Prof.ssa Cristina Ispas, della Prof.ssa Ivonne Pincelli dell’Istituto Superiore Zoli di Silvi, della Dirigente Scolastica Prof.ssa Paola Monacelli, di Leone Leonzi dell’Associazione Terre Del Cerrano che ha vestito la giornata con le magliette ed i cappellini donate ai ragazzi, del Dott. Fabio Martini con la lettura suggestiva dell’autrice Antonella La Fazia, arrivata da benevento che con tono profondo ha riempito la sala dei “Veli delle donne”.

A concludere la giornata sono stati Filomena Ferrante e Gabriele Di Giuseppe dell’Associazione Atletica Vomano con i saluti di Bruno Valentini Consigliere del Comune di Silvi, delegato alla famiglia e alla consulta giovanile che con interesse ed attenzione ha ascoltato i bisogni delle famiglie, delle donne e dei giovani consegnando gli attestati al termine della giornata.

Infine, l’intervento di chiusura è stato affidato a Carola Profeta, Presidente di “Noi per la famiglia Abruzzo”.

Sono intervenuti, gli studenti Ruben Mosca e Andrea Balducci, sostenuti da altri studenti della Peer Education, come Luciano Maccariello. Alla postazione computer, ha orestato attenzione Mirko Cappelli e Paolo Di Luca.

 

I quattro tavoli della segreteria, sono stati fronteggiati dalle Dott.sse Beatrice Di Quinzio, Rosita Di Carlo, Giuliana Astolfi, Gemma leone, Anna Italiani, Erica Di Sante, Carmen Bronico, Anna Maria Del Poccio, Giovanna Corneli, Nadia Di Blasio e Maria Capece. Non sono mancati applausi e richieste di replica con altri numerosissimi interventi.

La giornata dedicata alle donne, è stata allestita dei tanti lavori realizzati nelle scuole, con gli alunni, i genitori e gli insegnanti, di cesti di mimose e dei palloni impeccabilmente gialli (resilienza delle donne) che sono stati lanciati in rete dagli ultimi cinquanta partecipanti rimasti.

 

La serata si è chiusa alle 19:00, tra confronti e scambi che sono continuati dopo la chiusura.

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