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L’abbraccio del giubileo celestiniano incorona i 200 universitari: il Cammino dell’ADSU sfila trionfalmente al Corteo della Bolla

Il cammino dei sogni si chiude nel giorno più solenne dell’Abruzzo! 🕊️🥾 Emozioni indimenticabili all’Aquila per la conclusione del “Cammino dello Studente” promosso dall’ADSU per Capitale della Cultura 2026. Dopo quattro giorni di sfide e sentieri tra Fossa e la Valle Subequana, i 200 universitari hanno sfilato trionfalmente nel Corteo della Bolla fino alla Basilica di Collemaggio per l’apertura della Porta Santa. 🏛️✨ Un traguardo immenso che unisce natura, spiritualità e l’orgoglio dei nostri giovani. Leggi qui il resoconto completo dei direttori Schiavone e Suriani, le foto della sfilata e tutti i dettagli di questa giornata memorabile! 👇

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CamminoStudente_CorteoBolla

L’Aquila – Ci sono odissee dello spirito e della giovinezza che non si misurano semplicemente con la polvere accumulata sulle scarpe o con i chilometri percorsi lungo i sentieri dell’Appennino, ma con la quantità di luce, speranza e solidarietà che riescono a sprigionare quando incrociano la storia sacra di un intero popolo. L’Aquila, fiera e commossa nel giorno più solenne del suo calendario identitario, ha tributato oggi un trionfale e indimenticabile abbraccio collettivo ai circa 200 giovani universitari che hanno portato a termine il monumentale “Cammino dello Studente”. I ragazzi, visibilmente stanchi per lo sforzo fisico ma con gli occhi colmi di una gioia pura e travolgente, hanno ottenuto il prestigioso onore di sfilare ufficialmente all’interno del Corteo della Bolla, scortando il documento originale redatto da Papa Celestino V nel 1294 fino alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio per l’apertura della Porta Santa, nell’anno della 732ª Perdonanza Celestiniana.

Questo storico e riuscito pellegrinaggio laico è stato promosso dall’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari (ADSU) dell’Aquila nell’ambito della rassegna Coolture Fest 2026, un tassello d’oro nel programma ufficiale di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. L’idea di fondo, che ha guidato la carovana fin dalla partenza dello scorso 25 agosto da Pratola Peligna, si fonda sulla ferrea e trasparente convinzione che la scuola e l’università non debbano essere considerate freddi luoghi di nozioni e burocrazia, ma autentiche comunità umane da abitare, proteggere e costruire insieme. Il viaggio si è snodato per quattro giorni intensissimi lungo le tracce del Cammino Grande di Celestino, attraversando i paesaggi della Valle Subequana e le pendici del monte Morrone, offrendo ai partecipanti un’esperienza sensoriale ed emotiva capace di curare le solitudini e lasciare un segno totalmente indelebile nell’anima.

Dalla necropoli di Fossa a Porta Napoli: l’ultima tappa nella storia patria

L’ultima e decisiva frazione del Cammino è scattata questa mattina da San Demetrio ne’ Vestini, muovendosi in direzione di Sant’Eusanio Forconese, dove il gruppo ha ricevuto i saluti istituzionali del consigliere Fabrizio Ginnetti a nome del sindaco Deborah Visconti. Subito dopo, i ragazzi sono stati proiettati in un vero e proprio viaggio nel tempo grazie ai preziosi interventi culturali dei docenti dell’Ateneo aquilano, i professori Alfonso Forgione e Luca Pezzuto. La marcia ha poi toccato il territorio di Fossa: qui, accolti dal primo cittadino Fabrizio Boccabella, i camminatori hanno esplorato le meraviglie archeologiche e artistiche locali, visitando la celebre necropoli protostorica, il castello d’altura, i magnifici affreschi duecenteschi della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas e la falesia naturale, prima di concedersi una pausa pranzo rigenerante nell’area sportiva di Monticchio.

Nel primo pomeriggio, l’emozione si è fatta carne viva quando la carovana studentesca ha raggiunto Porta Napoli, varcando le mura storiche del capoluogo abruzzese. A viale Collemaggio è avvenuto l’incontro ufficiale con una delegazione accademica dell’Università dell’Aquila, momento in cui i ragazzi si sono inseriti solennemente nel Corteo della Bolla. “Questo Cammino ha rappresentato per l’ADSU un banco di prova formidabile, sia dal punto di vista logistico sia a livello umano”, commenta commossa la presidente Marica Schiavone. “Ci siamo catapultati insieme agli studenti in un’esperienza dal forte impatto formativo. Concludere questo percorso nel giorno in cui si apre la Porta Santa ci riempie di orgoglio. Ringrazio tutto il personale dell’azienda, l’Ateneo, i docenti e le istituzioni locali che hanno sposato e difeso questo progetto meraviglioso”.

Un bilancio orario d’eccellenza tra mindfulness, geologia e impegno civile

L’eccezionale riuscita della manifestazione è il frutto maturo di una leale e strutturata collaborazione tra scienziati, amministratori e agenzie educative. Il direttore dell’ADSU, Michele Suriani, ha sottolineato come lo sforzo organizzativo sia stato ampiamente ripagato dal sorriso e dal riscatto dei ragazzi: “Abbiamo vissuto con loro momenti autentici di amicizia, condivisione e profonda spiritualità fuori dalle aule, superando insieme ogni ostacolo e la fatica del maltempo”. Il ricchissimo programma didattico delle quattro giornate ha visto alternarsi le visite guidate dei professori Marco Tallini e Maria Giulia Vinciguerra, le rigeneranti sessioni di mental mindfulness curate dalla psicologa Roberta Tommasi e i monitoraggi scientifici sul campo eseguiti dai tecnici dell’Arpa Abruzzo guidati dal direttore Maurizio Dionisio e dal dirigente Giancaterino Giammaria, accanto agli esperti dell’INGV e del Servizio Idrografico Regionale.

L’iniziativa, che ha goduto del prestigioso patrocinio dell’organizzazione umanitaria internazionale “Still I Rise”, della Regione Abruzzo, del Comune dell’Aquila, del CAI e di numerosi ordini professionali e gruppi scout, lancia un messaggio di legalità e speranza all’Europa intera. Il Cammino dello Studente dimostra che le aree interne dell’Appennino non sono territori isolati o destinati all’oblio dello spopolamento, ma laboratori vivi di accoglienza, modernità e bellezza inclusiva. La Porta Santa che si spalanca oggi a Collemaggio non offre solo l’indulgenza celestiniana, ma simboleggia una via d’accesso sicura verso un futuro in cui i giovani sono, finalmente, i veri e unici protagonisti del cambiamento della nostra civiltà. **Leggi qui** la cronaca completa del giubileo e guarda la galleria fotografica dei ragazzi in corteo! 👇

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“I suoi grandi occhi erano il cielo”: la voce delle donne afghane incanta il Castello di Calendasco

A cinque lunghi anni dal tragico ritorno al potere dei Talebani, l’Italia non dimentica il dramma infinito del popolo afghano! Il magnifico Castello di Calendasco ha ospitato un evento di straordinaria intensità emotiva all’interno del “Festival Transitare”, interamente dedicato ai diritti negati alle donne in Afghanistan. Titolo dell’incontro: “I suoi grandi occhi erano il cielo”. Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio i versi struggenti della poetessa e giornalista Shamim Frotan, che ha usato la forza evocativa della poesia per denunciare le privazioni, la violenza e il dolore delle donne rimaste senza voce sotto il regime integralista. Subito dopo, l’attivista per i diritti umani Fatima Haydari (fondatrice dell’associazione Alefba) ha lanciato un forte grido d’allarme sulle persecuzioni della minoranza Hazara e sulla vitale necessità di garantire l’istruzione scolastica alle ragazze, a cui oggi è vietato studiare. L’evento si è poi concluso con un aperitivo solidale a base di cibi tipici. Leggi il resoconto completo della serata nel nostro articolo 👇

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Locandina evento Calendasco

Calendasco (Piacenza) – In un mondo che corre veloce, dove l’attenzione mediatica internazionale si accende fiammante per pochi giorni per poi spegnersi miseramente nell’oblio e nell’indifferenza generale, mantenere viva e pulsante la memoria delle tragedie umane dimenticate è un imperativo morale assoluto. Sono trascorsi ormai cinque, lunghissimi e bui anni da quel tragico agosto in cui i Talebani si sono ripresi con la forza le strade di Kabul, facendo precipitare l’intero Afghanistan in un nuovo, drammatico Medioevo oscurantista in cui i diritti fondamentali sono stati brutalmente cancellati con un colpo di spugna.
Per non dimenticare il dramma quotidiano vissuto da chi è rimasto intrappolato in quell’incubo (e da chi è stato costretto alla fuga), il magnifico Castello di Calendasco ha aperto le sue storiche porte sabato 19 settembre 2026. All’interno della prestigiosa e variegata cornice culturale del Festival Transitare, a partire dalle ore 16:30, è andato in scena un incontro di straordinaria intensità emotiva intitolato poeticamente «I suoi grandi occhi erano il cielo». Un pomeriggio interamente ed esclusivamente dedicato all’Afghanistan, con un focus preciso, tagliente e doveroso sulla condizione disperata delle donne e delle fasce più vulnerabili ed emarginate della società afghana, private della loro stessa dignità di esseri umani.

I versi di Shamim Frotan: la poesia come arma di resistenza

Il toccante programma della giornata ha scelto di non affidarsi ai freddi e asettici report di geopolitica, ma di dare direttamente e fisicamente spazio alla voce, alla poesia e alle testimonianze viventi e pulsanti di due donne afghane coraggiose e straordinarie: la poetessa e giornalista Shamim Frotan, e la nota attivista per i diritti umani Fatima Haydari.
Il momento più intimo e commovente dell’intero pomeriggio è stato senza dubbio il reading letterario curato da Shamim Frotan. Davanti a un pubblico rapito e silenzioso, la giornalista ha letto e interpretato una selezione di sue poesie inedite e struggenti, liriche interamente dedicate all’essenza della donna, al dolore insormontabile e alla sofferenza femminile nascosta sotto i pesanti burqa. Attraverso la magia e la potenza evocativa dei versi, la Frotan ha raccontato senza filtri le esperienze difficili, traumatiche e dolorose vissute sulla propria pelle dalle donne afghane in patria. Le sue parole, cariche di una bellezza tragica, hanno letteralmente ridato voce all’angoscia della solitudine, al peso insopportabile delle innumerevoli privazioni, alle ferite invisibili dell’anima e alle difficoltà estreme di una vita segnata dalla guerra infinita, dalle feroci discriminazioni e dalle aberranti limitazioni imposte dal regime integralista. Nelle sue mani, la poesia si è trasformata nella più pacifica ma potente arma di resistenza culturale.

Il dramma degli Hazara e l’impegno sociale dell’attivista Haydari

L’arte poetica ha svolto così la sua funzione più alta e nobile: non si è limitata a raccontare un’esperienza puramente personale e autobiografica, ma si è fatta megafono universale per le urla silenziose di tutte quelle madri, mogli e figlie afghane rimaste tragicamente senza voce, rinchiuse a forza tra le mura domestiche.
Nel corso dell’intensissimo incontro, però, il dibattito si è allargato per abbracciare a tutto tondo la complessa realtà del Paese asiatico, affrontando di petto e con grandissimo coraggio temi scomodi e sanguinosi come la drammatica e pericolosa situazione delle minoranze etniche in Afghanistan. Un focus particolare è stato giustamente dedicato all’escalation di violenza inaudita, ai massacri e alle sistematiche persecuzioni subite quotidianamente dalla pacifica comunità hazara, storicamente bersaglio di omicidi mirati e attentati che hanno colpito con ferocia i gruppi più indifesi della società. Crimini contro l’umanità che troppo spesso, purtroppo, passano sotto totale silenzio nei telegiornali occidentali.

Il diritto negato allo studio e il ponte culturale dell’Associazione Alefba

La seconda parte dell’evento ha visto salire in cattedra Fatima Haydari, instancabile e coraggiosa attivista nonché fondatrice dell’associazione Alefba, che ha intessuto un dialogo diretto, serrato e illuminante con il pubblico presente nel Castello. La sua testimonianza cruda e reale ha riportato prepotentemente l’attenzione internazionale sulla questione vitale e dirimente dell’istruzione femminile.
Per le ragazze afghane, a cui oggi è severamente e assurdamente vietato frequentare le scuole superiori e le università, poter studiare e formarsi significa letteralmente sopravvivere, l’unica e ultima scialuppa di salvataggio per provare a sperare di costruire un futuro dignitoso e indipendente. L’associazione Alefba rappresenta in questo senso un’incredibile esperienza concreta e operativa di impegno sul campo a favore delle donne, promuovendo iniziative educative e di sostegno a distanza che sfidano l’oscurantismo dei Talebani. L’incontro piacentino, fondendo magistralmente poesia, testimonianza diretta, rispetto dei diritti umani e divulgazione culturale, ha offerto al pubblico italiano un rarissimo e prezioso spazio di conoscenza vera e senza filtri. E per concludere la serata celebrando l’unione tra i popoli, ai partecipanti è stato offerto un delizioso aperitivo a base di cibi tradizionali afghani, trasformando la gastronomia nell’ultimo e bellissimo ponte culturale tra l’Italia e l’Asia Centrale.

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La magia del Teatro Verde di Roma: al via la stagione numero quarantuno dedicata ai bambini

Allontaniamo per un attimo i bambini dai freddi schermi di smartphone e tablet, e torniamo a farli sognare con la magia di burattini e ombre cinesi! Apre i battenti sabato 26 settembre a Roma la gloriosa 41ª stagione del Teatro Verde interamente dedicata al “Teatro Ragazzi” e alle famiglie. Diretta dall’appassionata Veronica Olmi, la rassegna proporrà in cartellone da oggi fino a maggio la bellezza di 40 spettacoli mozzafiato, tutti in scena alle ore 17. Dai racconti classici come “La bella addormentata” e “La fattoria degli animali”, si passerà a una ricchissima maratona sotto le feste natalizie (con il mitico Grinch e le opere di Gianni Rodari), fino alle collaborazioni artistiche internazionali con compagnie teatrali francesi e sudafricane. Gran finale a maggio con una deliziosa fiaba arricchita dalle spettacolari scenografie del grande maestro Emanuele Luzzati. Scopri tutti i titoli degli spettacoli in programma nel nostro approfondimento 👇

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41ª stagione di Teatro Ragazzi

Roma – Nell’era della distrazione digitale compulsiva, in cui i più piccoli vengono troppo spesso e comodamente “parcheggiati” davanti ai freddi schermi luminosi di smartphone e tablet, l’odore avvolgente del legno del palcoscenico e il brusio del pubblico che si zittisce prima dell’apertura del sipario rappresentano un inestimabile atto di resistenza culturale. Proprio per mantenere viva e pulsante la fiamma dell’immaginazione infantile, la storica e gloriosa istituzione romana del Teatro Verde si prepara ad accendere nuovamente i riflettori, inaugurando con malcelato e genuino entusiasmo la sua strabiliante quarantunesima stagione consecutiva interamente dedicata al meraviglioso e delicato mondo del Teatro Ragazzi.
La grandiosa Rassegna Nazionale “Oltre la scena” (che nel corso dei decenni ha saputo meritarsi la prestigiosissima Targa d’Argento conferita direttamente dalla Presidenza della Repubblica Italiana) aprirà solennemente i battenti sabato 26 settembre con un classico immortale della letteratura: “La bella addormentata”. Sotto l’attenta, appassionata e lungimirante direzione artistica di Veronica Olmi, il cartellone capitolino proporrà ininterrottamente, da oggi fino al mese di maggio del prossimo anno, una strepitosa maratona di oltre quaranta spettacoli. Un’offerta culturale vastissima e variegata, rivolta a bambini, ragazzi, famiglie e scuole del territorio, capace di fondere abilmente sul palco la recitazione classica del teatro d’attore con l’antica arte dei burattini, il fascino misterioso delle ombre cinesi, i grandi pupazzi animati, la musica suonata dal vivo e l’intramontabile e raffinato teatro di figura.

Il respiro internazionale e la maratona delle feste natalizie

Le prime battute della stagione teatrale dimostrano immediatamente l’incredibile respiro internazionale e qualitativo delle produzioni in campo. Tra i primi, attesissimi appuntamenti fissati per il 3 e 4 ottobre spicca il grande ritorno in scena di “Opera Buffa”, presentata in un nuovissimo allestimento scenografico completamente ripensato, che subito dopo le date romane preparerà i bagagli per partire in un’incredibile e prestigiosa tournée africana, toccando palcoscenici in Sudafrica, Lesotho e Namibia.
L’autunno sarà poi scaldato da produzioni di altissimo spessore come “La fattoria degli animali” (portata in scena dal Collettivo Teatrale Bertolt Brecht) e dalle atmosfere sognanti di “Ouverture des Saponettes” dell’acclamato Michele Cafaggi. Ma è in occasione del periodo delle feste che il Teatro Verde sprigionerà tutta la sua magia aggregativa. Dall’1 dicembre fino al 6 gennaio andrà infatti in scena un’intensissima e ricchissima programmazione natalizia pensata per incantare le famiglie, con titoli irresistibili come “Il custode del Natale”, “L’avventura della Freccia Azzurra” (il commovente capolavoro del maestro Gianni Rodari), “Il Grinch”, “Babbo Natale va in pensione”, “Il pifferaio di Hamelin” e “La libreria fantastica”. (Ricordiamo, a tal proposito, che tutti gli spettacoli in programma per l’intera stagione andranno in scena al comodissimo orario delle ore 17:00).

Fiabe e mito: dalle visioni tolkieniane alle alleanze francesi

La seconda, appassionante parte della lunga e ricca stagione teatrale si immergerà totalmente nelle radici profonde delle fiabe archetipiche, della mitologia greca e della grande letteratura mondiale. I ragazzi in platea verranno trasportati in epoche e mondi lontanissimi attraverso le rappresentazioni di “Zeus e il fuoco degli dei”, “L’ultimo cacciatore di draghi” (un dichiarato e avvincente omaggio all’universo fantasy di J.R.R. Tolkien), fino ai grandi classici rivisitati come “I meravigliosi viaggi di Gulliver”, “Odissea per giovani eroi” e la delicata trasposizione scenica de “Il Piccolo Principe”.
Dal 20 al 24 marzo il respiro del palcoscenico si farà nuovamente continentale con “In fondo al mare”, un’imponente e bellissima coproduzione artistica italo-francese che vedrà il Teatro Verde collaborare strettamente con la compagnia “Histoire d’Eux” della città di Nancy. Subito dopo, nei primi giorni di aprile (dal 3 al 6), salirà in cattedra la nostalgia con una nuovissima e attualizzata versione de “La maga dei sogni”, uno dei testi storicamente più cari, amati e premiati della celebre compagnia teatrale (insignito anni fa della preziosa Menzione per la drammaturgia al rinomato Premio Stregagatto-ETI).

Il trionfo di Luzzati e le tantissime iniziative per le scuole

Il cartellone di primavera si conferma altrettanto florido e denso di eventi da non perdere. Dal 15 al 19 aprile la struttura ospiterà le magiche atmosfere di “Immagina – Festival Internazionale di Teatro di Figura di Roma”, un evento giunto alla sua solida settima edizione che calamiterà nella Capitale prestigiose compagnie teatrali da tutta Italia e dall’estero. Dopo aver sognato con “L’usignolo” a inizio maggio, il gran finale della quarantunesima stagione sarà affidato, dal 9 al 14 maggio, alla messa in scena della fiaba di “Hansel e Gretel, la strada nel bosco”. Quest’ultima rappresentazione rappresenterà una vera delizia visiva per grandi e piccini, potendo vantare per l’occasione scenografie da urlo, costumi e burattini nati dal genio creativo dell’indimenticabile maestro Emanuele Luzzati.
Oltre all’imponente cartellone degli spettacoli domenicali, la vitalità dell’istituzione (fortemente e doverosamente sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, dal Municipio Roma XII e dalla Fondazione Roma) proseguirà ininterrottamente sul territorio con una miriade di utilissime e formative attività collaterali: la Scuola di Teatro, gli affollatissimi laboratori didattici per giovanissimi, l’innovativo “Teatro a Motore”, le fondamentali attività pedagogiche all’interno degli istituti scolastici, e le iniziative itineranti del Teatrino dei Burattini e del Cantastorie. Perché un bambino che impara ad amare il teatro oggi, sarà indubbiamente un cittadino più libero e consapevole domani.

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“Otto radici nel deserto”: il Medio Oriente a fumetti e in musica sbarca a Milano

Raccontare l’umanità del Medio Oriente attraverso l’incrocio magico tra fumetti, giornalismo e colonna sonora! Mercoledì 23 settembre a Milano (presso il locale Germi) sarà presentata in anteprima la straordinaria opera multimediale “Otto radici nel deserto”. Il fumetto racconta il viaggio in Iraq dello scrittore Otto e del fotografo Walter alla scoperta di storie vere, capaci di rompere i pregiudizi e farci scoprire che “lo straniero” ci somiglia più di quanto crediamo. A firmare questo piccolo capolavoro di speranza ci sono tre talenti assoluti: la storica matita bonelliana Emanuele Leone, la coraggiosa inviata di Striscia la Notizia Rajae Bezzaz (co-autrice che conosce il Medio Oriente dall’interno) e il Maestro Luciano D’Addetta, vincitore di due Leoni di Vetro a Venezia, che ha composto una magnifica colonna sonora dedicata alla libertà per accompagnare la lettura. Scopri i dettagli dell’evento nel nostro approfondimento 👇

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emanuele leone copertina Otto

Milano – Spogliare una terra martoriata dai sanguinosi e stucchevoli cliché del telegiornale per restituirle, attraverso la forza dirompente dell’arte, la sua dignità più intima e umana. È questa l’ambiziosissima e nobile missione che anima un progetto editoriale e multimediale che promette di lasciare un segno indelebile nel panorama culturale italiano. Mercoledì 23 settembre 2026, a partire dalle ore 19:00, il rinomato e suggestivo locale milanese Germi – Luogo di contaminazione ospiterà l’attesissima presentazione ufficiale dell’opera intitolata “Otto radici nel deserto”.
Non si tratta di una semplice e tradizionale presentazione letteraria, ma di un vero e proprio e travolgente incontro sensoriale tra la nona arte (il fumetto d’autore) e la musica evocativa. Un evento imperdibile per raccontare al grande pubblico un viaggio indimenticabile e per riscoprire la vera, autentica umanità che popola il Medio Oriente, spazzando via anni di pregiudizi e disinformazione. Ad accogliere i lettori e gli appassionati ci sarà un formidabile e insolito trio di talenti assoluti: l’autore e disegnatore Emanuele Leone, la nota giornalista e co-autrice Rajae Bezzaz e il pluripremiato Maestro compositore Luciano D’Addetta.

I cercatori di verità: il viaggio di Otto, Walter e Leila in Iraq

L’affascinante e cruda trama del graphic novel ruota attorno alle vicende umane e professionali di due protagonisti complessi e tormentati: Otto, uno scrittore in perenne ricerca di ispirazione, e Walter, un fotografo dall’occhio clinico. Catapultati nell’arido e bellissimo deserto dell’Iraq, i due non si limitano a fare i semplici turisti dell’orrore o i testimoni passivi di paesaggi esotici e volti sofferenti.
Accompagnati nel loro duro cammino dalla meravigliosa, forte ed enigmatica Leila, i protagonisti si trasformano in veri e propri cercatori di verità assolute. Attraversando villaggi polverosi e città ferite, incontrano persone reali, si fermano ad ascoltare pazientemente voci dimenticate e raccolgono storie di vita vissuta. Facendo ciò, restituiscono tra le mani del lettore un mosaico narrativo che è tanto variegato quanto intimamente coerente: il mosaico dell’umanità intera. Il loro lungo e faticoso viaggio in Medio Oriente diventa così, pagina dopo pagina e vignetta dopo vignetta, il viaggio interiore di ciascuno di noi. Un cammino spirituale che parte dal legittimo desiderio di conoscere lo straniero e arriva inesorabilmente alla sorprendente consapevolezza che l’”altro”, in fondo, ci somiglia immensamente più di quanto le propagande avrebbero mai voluto farci immaginare.

La matita di Emanuele Leone e l’esperienza vissuta di Rajae Bezzaz

A dare forma e sostanza visiva a questo capolavoro di empatia è Emanuele Leone (milanese doc, classe 1976), un artista che ha letteralmente il disegno nel sangue essendo nipote dello stimato pittore naif Enrico Benassi. Leone ha saputo trasformare questa pesante eredità genetica in una carriera formidabile, che lo ha portato dalle gloriose pagine del fumetto Dylan Dog fino alla realizzazione di complessi storyboard cinematografici, collaborando stabilmente con colossi del calibro della Sergio Bonelli Editore e della BBC britannica. Con “Otto” ha deciso di alzare l’asticella: voleva raccontare una storia vera, situata in un luogo vero, trattandola con l’infinita delicatezza che solo il disegno d’autore sa avere.
Al suo fianco, nella fondamentale veste di co-autrice, c’è la brillante Rajae Bezzaz. Nata a Tripoli da genitori marocchini e arrivata in Italia alla tenera età di nove anni, Rajae è oggi una stimata scrittrice e un notissimo volto televisivo (dal 2015 è una delle inviate di punta di Striscia la Notizia, dove si batte fieramente per dare voce agli invisibili della società). Dopo aver già raccontato cosa significhi vivere perennemente in equilibrio sul confine tra due mondi nel suo libro “L’araba felice”, in questo fumetto porta un valore aggiunto inestimabile: la sua personale ed eccezionale esperienza. Lo sguardo limpido e non filtrato di chi conosce il Medio Oriente dall’interno, fungendo da solido ponte culturale tra le due rive del Mar Mediterraneo.

La colonna sonora di Luciano D’Addetta: quando la libertà si fa musica

Un viaggio emotivo di questa caratura non poteva certamente essere limitato al solo impatto visivo delle matite e delle chine. A completare magistralmente l’opera interviene infatti il Maestro Luciano D’Addetta, che rappresenta a tutti gli effetti la “voce invisibile” e il “suono” di questo viaggio iracheno.
Compositore bergamasco di altissimo livello e pluripremiato dalla critica (vanta nel suo palmarès ben due ambitissimi Leoni di Vetro conquistati alla Mostra del Cinema di Venezia), D’Addetta ha ideato e creato una colonna sonora avvolgente che non si limita ad accompagnare sterilmente le immagini del fumetto, ma le esalta e le completa emotivamente. Il suo brano di punta, intitolato suggestivamente “Il cavallo di Alì”, è nato in un momento di profonda riflessione sulla libertà, di fronte all’immensità del mare. È esattamente quello stesso, inebriante e disperato senso di libertà che i protagonisti Otto e Walter cercano (e infine trovano inaspettatamente) nel caldo cuore del deserto iracheno. Ed è proprio lì, nel riconoscimento reciproco della nostra fragile umanità, che germogliano i piccoli ma potenti semi di speranza che questo straordinario fumetto vuole consegnare, mercoledì sera, ai lettori milanesi.

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