Rimani in contatto con noi
#

Attualità

Caso Lavitola a Filorosso, l’ex compagna accusa: “È innocente, sta coprendo qualcuno come con Berlusconi”

Valter Lavitola è innocente e sta pagando con il carcere per coprire le colpe di persone molto potenti: è questa la clamorosa e dirompente teoria svelata in esclusiva a “Filorosso” (Rai 3) da Adriana Linhares De Lucena, ex compagna dello storico faccendiere. Davanti alle telecamere, la donna ha confessato di avere le prove della sua estraneità ai fatti, paragonando la situazione attuale allo scudo che Lavitola offrì in passato a Silvio Berlusconi. “L’ho pregato in carcere di dire la verità per salvarsi la pelle, ha provato a scrivermi un bigliettino segreto ma mi sono rifiutata di prenderlo per non finire nei guai”, ha raccontato. Ma la rivelazione più velenosa riguarda il celebre conduttore di Report, Sigfrido Ranucci: “Tra loro c’erano accordi, lui non è assolutamente una vittima”. Scopri tutti gli scioccanti retroscena giudiziari nel nostro articolo completo 👇

Pubblicato

a

Grossi, Monteleone

Roma – Le inchieste giudiziarie che hanno segnato in maniera indelebile la storia della Seconda Repubblica italiana sembrano non trovare mai una vera e propria conclusione definitiva, arricchendosi periodicamente di nuovi retroscena, rivelazioni scottanti e colpi di scena degni di un thriller politico. A riaprire un capitolo oscuro e pesantissimo delle cronache nostrane è stata la trasmissione televisiva di approfondimento giornalistico Filorosso, in onda in prima serata su Rai 3.
Sotto l’attenta conduzione del giornalista Antonino Monteleone, il programma ha mandato in onda un’intervista esclusiva ed esplosiva, destinata a far tremare molti palazzi del potere e a riaccendere violentemente i riflettori sulla controversa e mai del tutto chiarita figura di Valter Lavitola. L’ex faccendiere, giornalista e direttore de L’Avanti!, da tempo al centro di intricatissime vicende giudiziarie internazionali, è stato strenuamente difeso davanti alle telecamere della televisione di Stato. A prendere le sue difese, con dichiarazioni a dir poco clamorose e accuse pesantissime, è stata Adriana Linhares De Lucena, donna sentimentalmente legata a Lavitola in passato e profonda conoscitrice delle sue dinamiche personali e professionali. Rispondendo alle incalzanti domande del giornalista Moreno Pisto, l’autrice dell’intervista ha tracciato un profilo inedito dell’ex faccendiere, descrivendolo non come la mente criminale di un sistema di corruzione, bensì come un fedele e ostinato capro espiatorio, disposto a sacrificare la propria libertà personale pur di coprire le responsabilità penali di terze persone molto più in alto di lui.

“Lavitola non c’entra, ho le prove”: la teoria del capro espiatorio

Il cuore pulsante dell’esclusiva intervista andata in onda su Rai 3 ruota attorno a un concetto ben preciso, ribadito con insistenza e fermezza dalla Linhares De Lucena: la totale e assoluta innocenza di Valter Lavitola rispetto alle gravissime accuse che lo hanno portato dietro le sbarre.
«Io so davvero tante cose, perché all’epoca stavo tutti i santi giorni a stretto contatto con Valter», ha dichiarato la donna davanti alle telecamere di Filorosso, sganciando poi la vera e propria bomba mediatica. «Qual è la mia opinione personale su tutta questa intricata vicenda giudiziaria? Io so per certo che Valter non c’entra assolutamente nulla con quello di cui lo accusano. E poi, attenzione, io ho le prove materiali di quello che dico. Ho tutto qui, conservato accuratamente». La donna si è detta assolutamente convinta che Lavitola stia portando avanti, con ostinazione e silenzio, un copione già visto in passato, proteggendo segreti scottanti e identità altolocate. «Secondo me sta palesemente coprendo le spalle a qualcuno. Lui sta semplicemente ripetendo la stessa, identica cosa che fece all’epoca di Silvio Berlusconi. Se tu ti fermi a studiare attentamente la sua storia passata, ti accorgi che lui si è preso tutte le responsabilità e le colpe unicamente per non mandare Berlusconi in carcere. Ora sta ripetendo esattamente la stessa cosa per qualcun altro».

Il colloquio in carcere e il bigliettino segreto rifiutato

Nel tentativo disperato di far ravvedere Lavitola e di convincerlo a collaborare apertamente con la giustizia per ottenere sconti di pena e riconquistare la libertà, Adriana Linhares De Lucena ha raccontato di essersi recata personalmente a fargli visita durante il suo duro periodo di detenzione carceraria.
Un faccia a faccia drammatico, carico di tensione emotiva e di paura per le possibili conseguenze, durante il quale la donna ha implorato l’ex compagno di smettere di proteggere i presunti mandanti occulti. «Io gli ho chiesto apertamente: “Perché stai facendo di nuovo questa cosa, la stessa che hai già fatto in passato con Berlusconi? Lo sai benissimo che poi alla fine lui ti ha mollato, vero?”. Io l’ho letteralmente pregato con le lacrime agli occhi», ha rivelato la Linhares De Lucena. «Sono andata in carcere a trovarlo di persona e gli ho detto guardandolo negli occhi: “Dì tutta la verità ai magistrati, fregatene di tutti quanti, dimentica gli amici e i nemici… Salva la tua pelle e basta. Punto”». A quel punto, secondo la scioccante ricostruzione fornita dalla donna in diretta televisiva, Lavitola avrebbe cercato di farle una comunicazione riservata eludendo i controlli. «Lui aveva con sé un piccolo libretto. Ha fatto il gesto per scrivermi qualcosa sopra, perché ovviamente non poteva parlare liberamente per paura di essere intercettato. Ma io l’ho fermato subito. Gli ho detto chiaramente: “Non scrivere assolutamente niente su quel foglio, perché poi questo biglietto uscirà da qua dentro in qualche modo e io non voglio avere nessun tipo di problema o di ritorsione”».

L’attacco diretto a Sigfrido Ranucci: “Lui non è affatto una vittima”

Ma le rivelazioni scottanti della Linhares De Lucena non si sono fermate al solo rapporto tra Valter Lavitola e la figura del defunto Cavaliere Silvio Berlusconi. Sul finire dell’intervista, la donna ha deciso di scagliare una frecciata velenosissima e frontale contro uno dei volti più noti, stimati e potenti del giornalismo d’inchiesta televisivo italiano: Sigfrido Ranucci, storico conduttore e anima del celebre programma Report, anch’esso in onda sulle reti Rai.
I destini professionali e giudiziari di Lavitola e Ranucci si sono più volte incrociati pericolosamente in passato, in un groviglio di inchieste, veleni, presunte trappole mediatiche e dossieraggi oscuri. Sulla delicata posizione del giornalista d’inchiesta, Adriana Linhares De Lucena ha mostrato di non avere alcun dubbio, rigettando categoricamente la narrazione ufficiale che vede il conduttore di Report come parte offesa in questa oscura vicenda di spie e faccendieri. «A me personalmente Ranucci non è mai stato simpatico, fin dall’inizio», ha sentenziato freddamente la donna ai microfoni di Moreno Pisto. «Io penso sinceramente che tra di loro ci fossero degli accordi ben precisi, ma sostenere che Ranucci sia la vittima di tutto questo… assolutamente no, non ci credo affatto». Dichiarazioni fortissime che rischiano ora di sollevare un nuovo, imprevedibile polverone politico e mediatico, chiamando in causa non solo la magistratura, ma i vertici stessi della televisione di Stato.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Attualità

Caso Lavitola, il figlio Giuseppe si difende a Filorosso: “Non sono mai stato il suo prestanome”

La dinastia Lavitola continua ad essere al centro di clamorosi intrighi internazionali e societari! Dopo le dichiarazioni dell’ex compagna di Valter Lavitola, le telecamere della trasmissione “Filorosso” (Rai 3) hanno dato voce al figlio dell’ex faccendiere, Giuseppe. L’uomo ha respinto categoricamente e con sdegno le gravissime accuse mosse dal socio africano del padre, Benjamin Chimutengo, che lo aveva pubblicamente additato come il “prestanome” degli affari di famiglia. “Non sono mai stato socio in affari con mio padre e non sono il prestanome di nessuno, se necessario lo trascinerò in tribunale per tutelarmi”, ha tuonato Giuseppe Lavitola. Pur ammettendo di aver lavorato al progetto sui “carbon credit”, ha dichiarato di essersi dimesso già nella primavera del 2025. Resta però un alone di mistero su un documento recante la sua firma e legato alla controversa “Future Awaits Holdings”: “Se i magistrati vorranno chiamarmi a chiarire, non avrò alcun problema a farlo”, ha concluso. Leggi tutti gli scottanti dettagli dell’intervista nel nostro approfondimento 👇

Pubblicato

a

Filorosso

Roma – La fittissima e intricata rete di misteri, ombre societarie e accuse incrociate che avvolge da tempo la controversa figura dell’ex faccendiere Valter Lavitola continua inesorabilmente a dipanarsi, trascinando sotto i potenti riflettori mediatici anche gli affetti più intimi e i legami familiari più stretti. La scoppiettante puntata del programma di approfondimento Filorosso, trasmessa in prima serata su Rai 3 sotto l’incalzante conduzione del giornalista Antonino Monteleone, si è trasformata in un vero e proprio ring televisivo.
Dopo le pesantissime e già discusse dichiarazioni rilasciate dall’ex compagna di Lavitola (che lo dipingeva come un capro espiatorio disposto a sacrificarsi per coprire le colpe altrui), è giunto il momento di dare voce a un altro protagonista diretto e involontario di questa oscura vicenda: Giuseppe Lavitola, figlio di Valter. L’uomo ha deciso di metterci la faccia e di intervenire davanti alle telecamere della televisione di Stato per rispedire violentemente al mittente una serie di pesanti e infamanti accuse che rischiavano di macchiare irrimediabilmente la sua reputazione personale e professionale. Nel mirino della sua ferma e indignata smentita ci sono finite, in particolare, le recenti e scottanti dichiarazioni pubbliche rilasciate da Benjamin Chimutengo, controverso socio africano e storico collaboratore del padre Valter, il quale aveva puntato il dito proprio contro Giuseppe, accusandolo senza mezzi termini di aver ricoperto il delicatissimo ruolo di “prestanome” per agevolare le fitte trame finanziarie paterne.

Le accuse dell’ex socio Chimutengo smentite su Rai 3

La narrazione che Giuseppe Lavitola ha voluto offrire al pubblico televisivo e agli inquirenti in ascolto è quella di un professionista totalmente e indiscutibilmente estraneo ai raggiri societari e alle presunte zone d’ombra che hanno da sempre caratterizzato il burrascoso modus operandi del padre Valter.
Visibilmente stizzito dalle insinuazioni del socio africano, l’uomo ha categoricamente smentito ogni tipo di collusione o subalternità finanziaria. «Io voglio che sia chiaro a tutti: io non sono e non sono mai stato il prestanome di assolutamente nessuno», ha scandito a chiare lettere Giuseppe Lavitola durante l’intervista andata in onda su Rai 3. «La verità dei fatti, quella documentata, è che io non sono mai stato socio in nessuna società insieme a mio padre Valter. Non ho mai avuto ruoli apicali o decisionali per suo conto. E soprattutto, io non sono mai stato nominato amministratore di una sua qualsivoglia azienda in giro per il mondo». La difesa si è poi trasformata in un violento contrattacco diretto proprio a Chimutengo, accusato a sua volta di voler scaricare le proprie pesanti responsabilità penali su un capro espiatorio facile. «Chimutengo, al contrario del sottoscritto, è stato amministratore eccome. E quindi scusate la franchezza, ma alla luce dei fatti il prestanome sarei io? Non tollero queste falsità. Se si renderà necessario, sono assolutamente pronto a tutelare la mia immagine e la mia onorabilità in tutte le sedi opportune, tribunali civili e penali compresi», ha minacciato apertamente l’uomo.

Il progetto sui “carbon credit” e il passo indietro nel 2025

Nel corso del lungo e dettagliato servizio televisivo mandato in onda da Filorosso, tuttavia, Giuseppe Lavitola non si è trincerato dietro a un negazionismo assoluto, ma ha coraggiosamente e candidamente ammesso di aver effettivamente partecipato, per un brevissimo periodo di tempo, ad alcune delle attività imprenditoriali portate avanti dal padre e dai suoi soci internazionali.
In particolare, l’attenzione dei cronisti si è focalizzata su un ambizioso e modernissimo progetto internazionale legato al lucroso mercato dei carbon credit (i crediti di carbonio per la compensazione delle emissioni inquinanti). «È vero, ammetto tranquillamente di aver fornito una mia collaborazione e consulenza a quello specifico progetto sui carbon credit», ha confermato l’intervistato senza esitazioni. «Tuttavia, voglio precisare che ho deciso di fare un definitivo e irrevocabile passo indietro ritirandomi dall’affare ben prima di quanto non lo abbia fatto lo stesso Chimutengo. Ho maturato questa drastica decisione per delle mie personalissime ragioni, motivazioni private che sinceramente non penso di dover giustificare in diretta televisiva davanti al Paese intero. Mi sono sfilato da tutto già dalla primavera del 2025. Per dirla in parole povere: se voi giornalisti o investigatori riuscite a trovarmi una società, una sola, diversa da quella di cui io sono attualmente, pubblicamente e candidamente socio e amministratore alla luce del sole, allora io vi dirò pubblicamente che avete ragione voi. Ma sono tranquillo, perché quella fantomatica società non la troverete mai».

L’ombra della Future Awaits Holdings e i magistrati

L’unico, vero momento di evidente rigidità ed elusività da parte di Giuseppe Lavitola nel corso dell’incalzante intervista si è registrato quando i cronisti di Rai 3 hanno provato a stringere il cerchio, mettendolo di fronte a un’evidenza documentale potenzialmente scomoda per la sua tesi difensiva.
Si tratta, nello specifico, di un controverso documento che porterebbe in calce proprio la sua inequivocabile firma autografa, regolarmente registrato presso i riservatissimi uffici della Future Awaits Holdings, una misteriosa società estera che sembrerebbe intrecciarsi pericolosamente con le ramificate attività del padre. Messo davanti a questo presunto reperto schiacciante, l’uomo ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere in sede giornalistica, delegando ogni eventuale e futura spiegazione tecnica esclusivamente alle aule di tribunale. «Su quel documento non ho nulla da commentare qui», ha tagliato corto Giuseppe Lavitola con estrema freddezza. «Posso solo dirvi che se i magistrati della Procura avranno voglia e interesse di sentirmi e di interrogarmi in merito a queste specifiche vicende, io non ho e non avrò assolutamente alcun tipo di problema a presentarmi da loro. Risponderò a tutte le loro domande, perché, lo ripeto ancora una volta a scanso di ogni possibile equivoco, non sono stato il prestanome di nessuno e non ho proprio un bel niente da nascondere alla giustizia italiana». La patata bollente, ora, passa ufficialmente e inevitabilmente nelle mani degli inquirenti, chiamati a dipanare l’ennesima intricatissima matassa del sistema Lavitola.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Attualità

Il Mattutino di Luca Sforzini: il mistero della pagina 17 e i mondi invisibili

Mistero, poesia e filosofia si intrecciano nell’enigmatico e affascinante “Mattutino” di oggi, firmato da Luca Sforzini e diffuso dal Castello di Castellar Ponzano. Un testo breve ma carico di densi significati simbolici: si parla di un verbale a cui manca la “pagina 17” sebbene la numerazione risulti perfettamente intatta (una potente metafora sulle verità storiche occultate) e di un criptico inventario composto da chiavi, sigilli e una fotografia datata “24 settembre”. Il cuore del messaggio è però racchiuso nella celebre e rivoluzionaria massima “Ci sono altri mondi, ma sono in questo”, un chiaro invito a non fuggire dalla realtà ma a cercare la grandezza e il cambiamento all’interno della nostra quotidianità. Leggi la nostra interpretazione esclusiva di questo manifesto filosofico e culturale 👇

Pubblicato

a

Il Mattutino del 23 settembre 2026

Castello Sforzini (Alessandria) – Il risveglio quotidiano porta spesso con sé una serie di interrogativi silenti, questioni irrisolte e riflessioni sussurrate che attendono solo di essere decifrate. Nel panorama frettoloso, urlato e caotico dell’informazione moderna, l’appuntamento con “Il Mattutino” diffuso dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano rappresenta ormai una vera e propria oasi di pensiero critico e speculazione filosofica.
L’odierno messaggio diffuso da Luca Sforzini si distacca nettamente dalle consuete analisi puramente sociologiche o politiche, assumendo i contorni affascinanti di un testo ermetico, un frammento letterario denso di simbolismo che invita il lettore a scavare molto oltre la rassicurante superficie delle cose visibili. Il testo si apre con un’immagine fulminea, burocratica e al tempo stesso profondamente inquietante: «Dal verbale manca la pagina 17. La numerazione, tuttavia, è completa». Una contraddizione logica che si trasforma immediatamente in una potentissima metafora della nostra epoca contemporanea. Viviamo costantemente immersi in narrazioni ufficiali, documenti di Stato, resoconti storici e mediatici che appaiono formattati in modo assolutamente perfetto, senza sbavature apparenti. Eppure, a un’attenta e scrupolosa lettura, ci si accorge immancabilmente che manca un tassello cruciale, una verità scomoda che è stata accuratamente sottratta alla vista collettiva. Il sistema si premura di riordinare i numeri affinché nessuno si accorga del vuoto, ma l’assenza della “pagina 17” pesa come un macigno sulla coscienza di chi ha ancora il coraggio e la lucidità mentale di porsi delle domande, rifiutando di accettare passivamente le verità preconfezionate che ci vengono quotidianamente somministrate.

Un inventario criptico: chiavi, sigilli e la foto del 24 settembre

La narrazione del Mattutino prosegue assumendo i connotati di un vero e proprio giallo esistenziale, proponendo ai lettori una sorta di enigmatico lascito testamentario o la scena iniziale di un romanzo investigativo.
«Inventario: quattro chiavi, due sigilli, una fotografia. Sul retro della fotografia: 24 settembre». Ogni singolo elemento di questo scarno ma evocativo elenco porta con sé un carico di significati profondissimi e universali. Le chiavi rappresentano da sempre la conoscenza, l’accesso a porte chiuse, la possibilità concreta di scardinare antiche certezze o di trovare nuove vie di fuga intellettuale verso la libertà. I due sigilli, al contrario, evocano il concetto di protezione, segreto, autorità e patti inviolabili, ricordandoci che non tutto ciò che è stato chiuso deve necessariamente essere profanato. Infine, emerge il reperto più umano e malinconico dell’intera lista: una fotografia. Sul suo retro è impressa una data, il 24 settembre, ovvero il giorno che deve ancora arrivare rispetto alla stesura del messaggio odierno. Questa proiezione nel futuro prossimo suggerisce un monito temporale affascinante: le risposte che stiamo affannosamente cercando nel nostro passato (il verbale incompleto) e nel nostro presente (l’inventario) troveranno forse il loro effettivo compimento e la loro risoluzione soltanto nel giorno di domani. È un invito a non arrendersi all’immobilità del presente, mantenendo lo sguardo saldamente e fiduciosamente puntato verso l’orizzonte degli eventi futuri.

“Ci sono altri mondi, ma sono in questo”: la filosofia del quotidiano

Il vertice assoluto e il fulcro poetico di questo affascinante Mattutino si raggiunge tuttavia nella penultima, magistrale frase del testo: «Ci sono altri mondi, ma sono in questo».
Questa affermazione, che riecheggia in maniera inequivocabile i grandi concetti del poeta surrealista francese Paul Éluard, rappresenta la chiave di volta dell’intero messaggio diffuso dal Castello Sforzini. Il significato di questa massima è tanto semplice quanto rivoluzionario: non occorre assolutamente fuggire verso utopie irrealizzabili, non serve rifugiarsi nelle illusioni artificiali del metaverso o nei dogmi religiosi dell’aldilà per cercare una realtà diversa e migliore di quella che viviamo. I mondi alternativi, le infinite possibilità di esistenza, le dimensioni della fantasia, dell’amore, della giustizia e della ribellione intellettuale, si trovano esattamente qui. Sono nascosti tra le pieghe della nostra banalissima quotidianità, sepolti sotto la polvere delle nostre routine imposte, in attesa di essere riscoperti da chi ha occhi sufficientemente allenati per vedere oltre il velo della mediocrità. È una fortissima presa di coscienza immanente: il cambiamento radicale della società, la tanto auspicata rivoluzione culturale, si può e si deve realizzare calpestando questa terra, senza fuggire dalle proprie responsabilità terrene.

Libertà, responsabilità e coraggio: l’augurio dal Castello Sforzini

Questa visione filosofica, così ricca di spunti speculativi e di interpretazioni aperte, non resta però fine a se stessa, ma si traduce immediatamente in una prassi comportamentale ben definita, delineando l’identikit morale dell’individuo contemporaneo.
La chiusura dell’editoriale di Luca Sforzini, divenuta ormai il marchio di fabbrica inconfondibile di questi appuntamenti mattutini, funge da bussola etica per affrontare le insidie della giornata: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre parole, tre pilastri valoriali monumentali che si incastrano alla perfezione tra loro. Non esiste infatti una vera e duratura “libertà” (di pensiero, di parola, di azione) se non è accompagnata e controbilanciata dal peso della “responsabilità” verso se stessi e verso la comunità in cui si opera. E, soprattutto, non si può esercitare né l’una né l’altra senza una massiccia dose di “coraggio”. Il coraggio di porsi domande scomode davanti ai verbali incompleti del potere, il coraggio di utilizzare le chiavi dell’intelletto per infrangere i sigilli del conformismo imperante, e il coraggio inestimabile di vivere pienamente in questo mondo, cercando instancabilmente di renderlo migliore. L’augurio giunto oggi dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano è un vero e proprio manifesto programmatico per un risveglio delle coscienze, un inno alla consapevolezza per affrontare le battaglie del XXI secolo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Rinascimento Nazionale rompe con Vannacci: “Siamo autonomi, non siamo sezioni di partito”

Continua il terremoto nella galassia della destra che orbita (o orbitava) attorno al Generale Vannacci! Dopo le roventi polemiche scoppiate in Liguria per le “sovrapposizioni” tra Futuro Nazionale e i neonati circoli culturali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il presidente Luca Sforzini rompe gli indugi e taglia i ponti gerarchici: “Non siamo le sezioni di un partito e non dipendiamo da Futuro Nazionale. Le due organizzazioni restano distinte”. Il Centro Studi accelera i tempi e annuncia per il 16 ottobre a Napoli la presentazione ufficiale della propria rete indipendente. L’obiettivo? Slegarsi dai partiti per creare un vero “think tank” che elabori le idee per una destra moderna e liberale, capace di affrontare i problemi del futuro (energia, intelligenza artificiale, sicurezza) senza rimanere ancorata alle nostalgie del Novecento. Leggi tutti i retroscena politici nel nostro ultimo articolo 👇

Pubblicato

a

Sforzini

Castello Sforzini (Alessandria) – Lo scacchiere politico della nascente e frastagliata destra extraparlamentare italiana continua a essere scosso da profondi assestamenti, polemiche roventi e improvvisi cambi di rotta. Dopo i recenti e clamorosi screzi burocratici e ideologici, la separazione consensuale ma non priva di attriti tra la galassia che fa capo al Generale Roberto Vannacci (riunita sotto l’insegna di Futuro Nazionale) e l’anima più intellettuale del movimento sembra essere ormai un dato di fatto irreversibile.
Ad accelerare bruscamente questo inesorabile processo di allontanamento è stato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’organizzazione culturale presieduta da Luca Sforzini, che ha deciso di scendere in campo in prima persona per rivendicare con orgoglio e senza mezzi termini la propria assoluta, totale e incrollabile indipendenza strutturale. L’occasione per mettere in chiaro le gerarchie (o meglio, l’assenza di esse) è scaturita dalle recentissime e infuocate polemiche divampate a Genova, dove in Liguria si era venuta a creare una fastidiosa e imbarazzante presunta “sovrapposizione” mediatica tra le strutture territoriali dei comitati di Futuro Nazionale e i neonati Circoli culturali appartenenti al Centro Studi. Di fronte a questo caos organizzativo, che rischiava di generare una pericolosissima confusione nella testa di militanti, simpatizzanti ed elettori, Sforzini ha deciso di premere il piede sull’acceleratore, annunciando una fitta e imminente campagna di presentazioni pubbliche della propria rete su scala nazionale, per ribadire la propria autonomia politica e finanziaria.

La presentazione di Napoli: il via ufficiale ai Circoli territoriali

Il punto di partenza ufficiale per questa imponente “marcia” di posizionamento sul territorio italiano sarà il capoluogo campano. Il prossimo venerdì 16 ottobre, con inizio previsto per le ore 15.30, la città di Napoli ospiterà infatti una grande conferenza stampa dedicata alla presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Come tengono a precisare con estrema pignoleria i vertici dell’associazione, non si tratterà del semplice e retorico annuncio della “nascita” di una nuova cellula, bensì della presentazione ufficiale di una macchina che è già perfettamente operativa e oliata da tempo. Durante l’atteso evento partenopeo verranno svelati pubblicamente i nomi dei responsabili territoriali, verranno illustrati nel dettaglio i complessi capisaldi organizzativi e le modalità di funzionamento interno, e verranno soprattutto lanciate le prime, incisive attività pubbliche destinate a smuovere il dibattito cittadino. «Attenzione però, la Campania non rappresenta affatto un episodio isolato o fine a se stesso», ha dichiarato con soddisfazione Luca Sforzini. «La verità è che i Circoli territoriali del Centro Studi sono già pronti, schierati e operativi in tutta Italia. Regione dopo regione, si presenteranno pubblicamente ai cittadini attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri referenti e dando contestualmente il definitivo avvio alle attività politiche e culturali sul proprio territorio di competenza».

Autonomia totale da Futuro Nazionale: “Le organizzazioni restano distinte”

Ma il vero nodo politico della questione, come accennato in apertura, resta il delicatissimo (e ormai logoro) rapporto di collaborazione con il movimento Futuro Nazionale, da cui Rinascimento intende smarcarsi in maniera netta ed elegante.
«Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre l’occasione d’oro per poter spiegare con ancora maggiore chiarezza e trasparenza la vera natura della nostra organizzazione agli occhi dell’opinione pubblica», ha continuato senza peli sulla lingua il presidente Sforzini. «Voglio che sia chiaro a tutti: i Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in via esclusiva ed escludente al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non siamo e non saremo mai dei comitati elettorali di Futuro Nazionale, non siamo semplici e ubbidienti sezioni di partito, non siamo strutture ombra o parallele di altre organizzazioni politiche e, soprattutto, non dipendiamo gerarchicamente da alcun soggetto politico esterno. È assolutamente vero, in passato il Centro Studi ha collaborato attivamente con Futuro Nazionale, e per un lungo e proficuo periodo ne è stato a tutti gli effetti il think tank di riferimento per l’elaborazione delle idee. Tuttavia, in quel periodo abbiamo sempre e comunque mantenuto una nostra piena, inattaccabile e totale autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Che singole persone o iscritti possano contemporaneamente appartenere a un partito e partecipare in totale libertà alle attività culturali di un centro studi non determina, e non determinerà mai, alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali, ma le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questo concetto valeva ieri, vale oggi e varrà naturalmente anche per tutti i Circoli che presenteremo nei prossimi mesi».

Una nuova destra per il XXI secolo: “Basta con le nostalgie del Novecento”

L’affondo finale di Luca Sforzini non è rivolto soltanto agli ex alleati e compagni di viaggio, ma traccia le coordinate ideologiche precise di quello che vuole essere il vero e ambizioso obiettivo del suo think tank: svecchiare e rivoluzionare il polveroso panorama del conservatorismo italiano.
«Rinascimento Nazionale non è un circoletto chiuso, ma vuole essere un grande e accogliente luogo di aggregazione nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro», ha concluso Sforzini. L’identikit programmatico tracciato dal Centro Studi è quello di un’officina del pensiero dedicata alla creazione di una proposta politica per una vera e moderna “destra del XXI secolo”. Una destra che si definisce fieramente nazionale ma allo stesso tempo intrinsecamente liberale, convintamente occidentale, favorevole a uno Stato forte nel garantire le sue funzioni essenziali, ma diametralmente e ferocemente contraria al concetto opprimente di “Stato etico”. Le vere sfide che i Circoli intendono affrontare sui territori non riguardano le vecchie battaglie ideologiche, ma i problemi reali e impellenti della società contemporanea: sicurezza urbana, gestione severa dell’immigrazione, contrasto al progressivo impoverimento della classe media, valorizzazione ferrea del merito, indipendenza ed energia, e la titanica sfida lanciata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. «Vogliamo affrontare le enormi e rapide trasformazioni dell’Occidente guardando avanti, senza passare il nostro tempo a cercare continuamente le risposte ai problemi del futuro scavando nelle ideologie o nelle tristi nostalgie del Novecento. Noi partiamo da Napoli, ma la nostra rete culturale e politica è già in marcia».

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza