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Call center, l’allarme UGL: System House taglia 525 posti, colpa dell’IA

La furia dell’Intelligenza Artificiale fa strage di posti di lavoro: è “massacro occupazionale” nei Contact Center italiani! A lanciare un allarme disperato e furioso è il sindacato UGL Telecomunicazioni, che scoperchia i numeri di una crisi senza precedenti. Dopo i 350 licenziamenti preannunciati da CallMat, e i quasi 700 esuberi paventati da Konecta Italia, oggi arriva un nuovo tsunami: la società System House S.r.l. ha comunicato 525 esuberi totali, destinati ad abbattersi spietatamente su ben 9 regioni italiane (Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sicilia e Umbria). Le aziende si giustificano con il calo dei volumi causato dall’introduzione dell’Intelligenza Artificiale per l’assistenza clienti. “Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti che un’automazione selvaggia ci avrebbe distrutti!”, tuona l’UGL, denunciando le false promesse di chi sosteneva che l’IA avrebbe creato più impieghi di quelli persi. Ora il sindacato esige a gran voce che il Governo rompa il suo “assordante silenzio” convocando subito un tavolo di crisi interministeriale. Leggi l’appello dei lavoratori e l’analisi della drammatica situazione nel nostro articolo 👇

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Contact Center

Roma – Il delicatissimo e fragile settore del CRM/BPO (acronimo che racchiude il vastissimo e vitale mondo dei Contact Center e dell’assistenza clienti telefonica e digitale) sta vivendo quella che i rappresentanti sindacali non esitano a definire la sua ora più buia e drammatica. Il comparto italiano è finito letteralmente sotto un attacco senza precedenti, stretto in una morsa mortale tra le spietate logiche di taglio dei costi aziendali e un’inarrestabile avanzata tecnologica che sta stritolando centinaia di lavoratori in tutto il Paese.
A farsi portavoce del disperato e furioso malcontento della categoria è il sindacato autonomo UGL Telecomunicazioni, che ha deciso di rilanciare con forza inaudita il proprio allarme, scoperchiando un vero e proprio e silenzioso “massacro occupazionale” che rischia di avere ripercussioni socioeconomiche incalcolabili in quasi mezza Italia. La situazione di per sé era già ai limiti della tenuta strutturale: nei giorni scorsi avevano suscitato sdegno e gravissima preoccupazione i 350 pesantissimi licenziamenti preannunciati ufficialmente dai vertici della CallMat, colosso operante sul difficile territorio di Matera. Ma questa emergenza occupazionale, anziché essere arginata dalle istituzioni di vigilanza, sta drammaticamente assumendo proporzioni epidemiche. In una sola, nefasta e terribile settimana, le principali aziende private del comparto telecomunicazioni hanno iniziato a dichiarare spietatamente migliaia e migliaia di esuberi su scala nazionale, delineando i contorni di un vero e proprio dramma sociale fuori controllo.

System House, 525 esuberi in nove regioni: a rischio centinaia di famiglie

La classica goccia che ha fatto tragicamente traboccare il proverbiale vaso, spingendo il sindacato UGL sulle barricate, è arrivata sotto forma di una fredda e gelida comunicazione aziendale ricevuta nella giornata del 18 settembre 2026.
La nota portava la pesante firma della società System House S.r.l., la quale, senza troppi giri di parole, ha ufficialmente preannunciato un piano di ben 525 esuberi totali a livello nazionale. Nel dettaglio numerico, la mannaia dei licenziamenti si abbatterà con inaudita violenza su 500 incolpevoli operatori telefonici, andando a colpire parallelamente anche 25 esperti addetti alle indispensabili funzioni di staff (i cosiddetti lavoratori indiretti). Si tratta, a conti fatti, di un colpo durissimo, una doccia gelata che devasta psicologicamente centinaia di famiglie e che impatta in maniera capillare e diffusa sui fragili territori economici di ben nove differenti Regioni italiane, unendo drammaticamente il Nord e il Sud della penisola. L’onda d’urto dei licenziamenti travolgerà infatti gli uffici dislocati in Abruzzo, in Calabria, in Emilia-Romagna, nel Lazio, in Liguria, in Piemonte, in Puglia, nella martoriata Sicilia e in Umbria. Come se questo pesantissimo bollettino di guerra sindacale non bastasse, questa terribile comunicazione ufficiale si va dolorosamente ad aggiungere a quelle comunicate soltanto qualche giorno fa, sempre in tema di eccedenze di personale, dai vertici aziendali di Konecta Italia. L’azienda ha brutalmente quantificato i propri tagli in ben 600 FTE (Full Time Equivalent) impiegati con mansioni squisitamente operative al telefono, uniti ad ulteriori 70 FTE operanti con delicate funzioni indirette di staff su tutto il territorio italiano. Il tutto, ricorda accoratamente l’UGL, senza nemmeno dimenticare le ulteriori e incandescenti vertenze sindacali ancora tenute dolorosamente aperte e a forte rischio di tenuta, come la gravissima situazione dei lavoratori della Konecta R in Calabria, sospesi in un intollerabile limbo di perenne precariato.

L’Intelligenza Artificiale come alibi: l’attacco all’automazione selvaggia

L’aspetto sociologico ed economico che fa più infuriare la base sindacale, tuttavia, non è soltanto il freddo taglio dei posti di lavoro in sé, ma soprattutto l’agghiacciante motivazione tecnologica che le aziende utilizzano ormai come scudo per giustificare le proprie spietate manovre contabili.
System House, muovendosi esattamente in perfetta fotocopia e al pari delle altre enormi realtà industriali coinvolte nel “massacro”, tenta infatti di giustificare frettolosamente queste mostruose eccedenze di personale adducendo in maniera generica una fortissima contrazione dei volumi di chiamate in ingresso. Un crollo vertiginoso derivante quasi esclusivamente dall’automazione selvaggia dei processi operativi base e, soprattutto, dalla famigerata e controversa introduzione massiccia dei nuovissimi e potentissimi sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) nei meandri dell’assistenza clienti. Una giustificazione tecnologica che manda l’UGL Telecomunicazioni letteralmente su tutte le furie: «Noi lo avevamo denunciato in tempi non sospetti!», urlano oggi i rappresentanti dei lavoratori, togliendosi più di un proverbiale sassolino dalle scarpe. Già nel corso degli anni passati, infatti, mentre i salotti buoni dell’economia nazionale, i politici e alcuni analisti acclamavano ciecamente l’avvento dell’IA con risate, battutine e sguardi di arrogante sufficienza, supportando a oltranza la retorica e ottimistica tesi che questa potente tecnologia avrebbe magiacamente creato e generato molti più posti di lavoro informatici di quanti ne sarebbero inevitabilmente andati persi, l’UGL TLC aveva suonato vigorosamente il campanello d’allarme. Il sindacato aveva disperatamente cercato di avvisare le Istituzioni sui giganteschi rischi sociali derivanti da un’automazione aziendale definita apertamente “selvaggia” e totalmente orfana di un vero e ferreo codice etico comportamentale e legislativo da far rispettare alle aziende private.

Delocalizzazioni e gare al ribasso: la richiesta di un tavolo di crisi

Oggi, alla luce dei drammatici 525 licenziamenti della System House e dei quasi mille di Konecta, le catastrofiche e inascoltate profezie del sindacato si stanno purtroppo materializzando sotto gli occhi sbarrati dei lavoratori del comparto.
I centralinisti e gli operatori dei call center italiani stanno pagando a carissimo prezzo le pesanti conseguenze sociali di una vera e propria e intollerabile totale assenza di regole certe, paletti e norme etiche per governare in maniera lungimirante l’inevitabile transizione e trasformazione digitale del settore. L’intero, colossale peso economico dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale generativa si sta comodamente e cinicamente scaricando unicamente sui livelli di occupazione giovanile e sui già miseri salari dei dipendenti, andando pericolosamente a sommarsi e a miscelarsi come una polveriera innescata alle vecchie e mai risolte “piaghe storiche” del settore: le vergognose e infinite delocalizzazioni degli impianti all’estero (dove il costo del lavoro è irrisorio), la distruttiva pratica pubblica e privata delle gare d’appalto vinte al massimo ribasso, e i tentativi aziendali, purtroppo sempre più frequenti e massicci, di aggirare o indebolire legalmente la vitale clausola sociale che dovrebbe blindare il passaggio dei lavoratori tra un appalto e l’altro. Di fronte a questo scenario letteralmente apocalittico per migliaia di onesti padri e madri di famiglia, il sindacato registra oggi «l’assordante, colpevole e inaccettabile silenzio delle Istituzioni e di tutto il vasto mondo Politico nazionale». Un’incapacità palese, unita a una totale e gravissima mancata tempestività governativa nel gestire l’emergenza, che spinge oggi i vertici nazionali di UGL Telecomunicazioni a pretendere pubblicamente e inderogabilmente che il Governo in carica convochi subito, senza ulteriori ed estenuanti perdite di tempo burocratiche, un vero e proprio “tavolo di crisi interministeriale” per salvare il settore prima del collasso definitivo.

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Il calvario dei quattrocento morti sul lavoro scatena la rabbia del sindacato a Matera: Pino Giordano esige lo scudo del coordinamento e la sicurezza in cattedra

I dati spaventosi dell’Inail contano oltre quattrocento morti sul lavoro e il sindacato lancia un durissimo manifesto civile per proteggere le tute blu! Il segretario provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, scende in trincea a difesa della legalità e dei diritti operai, esigendo dallo Stato lo sblocco immediato di un coordinamento provinciale permanente contro il caporalato nelle campagne e i subappalti al massimo ribasso nei cantieri. L’UGL lancia nelle scuole della provincia l’imponente progetto gratuito “Sicurezza in cattedra” per educare i ventenni under 30 alla dignità del lavoro e valorizzare il ruolo degli RLS in fabbrica. Un comfort funzionale perfetto che mette la vita umana davanti ai profitti aziendali, leggete l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

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Pino GIORDANO, Segretario Provinciale UGL Matera

Matera – Un grido d’allarme civile, fiero e privo di filtri diplomatici si leva dalle province del Mezzogiorno per scuotere i palazzi delle istituzioni dello Stato, rimettendo l’onestà dei dati e la tutela biologica delle maestranze al centro dell’agenda politica e macroeconomica. La salvaguardia della salute nei cantieri e nei campi, quando si spoglia delle asettiche formule burocratiche dei convegni di facciata e delle nevrosi da campagna elettorale, si riscopre l’unico vero specchio trasparente per misurare il grado di civiltà della Repubblica, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni uno scudo impenetrabile contro lo sfruttamento, lontano dal torpore dell’indifferenza. Oggi, mercoledì 23 settembre 2026, i verbali dei monitoraggi nazionali hanno imposto un momento di solenne e profonda requisitoria sindacale: le spaventose statistiche elargite dall’Inail sugli infortuni mortali hanno spinto l’UGL Matera a scendere in trincea per esigere una strategia permanente di controllo del territorio.

L’offensiva del segretario provinciale della confederazione autonoma, Pino Giordano, taccuino alla mano, poggia sui drammatici numeri registrati nei laboratori della prevenzione statale nel corso dei primi sette mesi del 2026. La contabilità delle morti bianche nella penisola ha toccato il picco spaventoso di 422 decessi totali, una scia di sangue intollerabile che colpisce dritto allo stomaco la tenuta sociale dei rioni operai. Giordano ha preteso che la provincia lucana risponda a questa emergenza nazionale blindando una programmazione strategica e pluriennale d’area vasta, capace di far collidere le forze ispettive in un’unica ed eccezionale opera di squadra, azzerando le distanze burocratiche e scacciando le nevrosi causate dall’asfissia dei controlli sporadici, passioni calde.

Dal caporalato nei campi all’asfissia dei cantieri: la mappa dei rischi nel Materano

Il territorio materano si presenta all’analisi ingegneristica del sindacato come una realtà produttiva fortemente articolata e diversificata, in cui convivono i laboratori della meccatronica industriale della Valbasento, le colture intensive e stagionali del Metapontino, i ponteggi dell’edilizia urbana, la logistica dei trasporti e i servizi commerciali dei rioni. Proprio questa complessità esige risposte flessibili e un comfort funzionale perfetto per la tutela delle tute blu, allineando il merito dei contratti alla legalità repubblicana. L’UGL denuncia senza maschere o ipocrisie interpretative come l’intolleranza verso le regole e il contenimento selvaggio dei costi aziendali si convertano nella trappola letale in cui proliferano la piaga invisibile del lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera.

«La sicurezza non può essere considerata una voce secondaria delle politiche dello sviluppo economico», tuona con assoluta fermezza civile il leader sindacale Pino Giordano, chiamando ciascun ente dello Stato alle proprie dirette responsabilità morali e civili. «Dietro ogni singolo numero inserito nei registri contabili c’è una persona in carne e ossa, una famiglia distrutta, dei figli privati del futuro e una comunità rionale ferita al cuore. Non possiamo limitarci a piangere i lavoratori dopo che l’incidente si è consumato sul campo: la tutela deve farsi prevenzione stanziale ed efficace. Dove vengono meno la formazione permanente e i diritti contrattuali, aumenta in modo inospitale la vulnerabilità biologica dell’operaio. Non accetteremo mai che si edifichi il progresso comprimendo le tutele dello Stato sociale».

Il manifesto in nove punti di Pino Giordano: nasce il progetto “Sicurezza in cattedra”

La piattaforma programmatica varata dall’UGL Matera per l’autunno del 2026 blinda una requisitoria strutturata in un pacchetto di interventi d’avanguardia elargiti alla Prefettura e alla Provincia. Il sindacato esige l’istituzione immediata di un Coordinamento provinciale permanente e di un Osservatorio stanziale capaci di mettere in rete stabile e in totale trasparenza le competenze ispettive di Inail, Inps, Ispettorato del Lavoro, Vigili del Fuoco, Aziende Sanitarie Locali e Comuni. Un focus d’élite viene interamente consacrato al rafforzamento del ruolo e dei soft skill dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che devono essere messi nelle condizioni contrattuali di esercitare poteri reali di blocco dei cantieri a rischio, senza filtri o barriere aziendali.

La vera e più accattivante svolta pedagogica del manifesto di Giordano risiede però nella proposta di portare la cultura del dovere civile direttamente all’interno delle aule scolastiche della provincia, attraverso il lancio del progetto pilota “Sicurezza in cattedra”. I laboratori didattici, coordinati in asse con gli istituti superiori e i corpi dello Stato, sono pensati per istruire i giovani under 30 prima del loro ingresso ufficiale nel mercato del lavoro, insegnando loro a riconoscere i pericoli e a pretendere il rispetto millimetrico delle norme di salvaguardia, scacciando il torpore e l’isolamento causati dagli schermi digitali degli smartphone, per un’educazione permanente alla dignità.

L’ultimatum alle imprese lucane: info e scadenze dei tavoli prefettizi

I canali della segreteria sindacale sono caldi e i database dei monitoraggi territoriali sintonizzati sulle scadenze di bilancio regionali. L’UGL ha formalizzato che sosterrà incondizionatamente e con premi di merito sul fisco solo le imprese sane del territorio che investono risorse macroeconomiche reali in meccatronica protetta, formazione dei neoassunti e comfort volumetrico degli impianti, escludendo dalle gare d’appalto dello Stato chi specula sulla fretta delle consegne. Il sindacato dichiara aperta la mobilitazione rionale e si dice pronto a sedere ai prossimi tavoli di monitoraggio con la Provincia.

I verbali associativi sono chiusi e le schede delle rivendicazioni sigillate per i prossimi passaggi prefettizi. Questo fine settimana spegnete per un giorno le notifiche dei social network, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione alla sicurezza dei rioni della vostra città: scoprirete che finché l’unione dei lavoratori saprà alzare uno scudo di legalità per difendere la vita di chi fatica, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. La battaglia per la dignità del lavoro è cominciata a Matera, ed è un cammino di civiltà che non accetta compromessi al ribasso.

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Crisi CallMat a Matera: 350 licenziamenti in arrivo, i sindacati annunciano battaglia

Matera è a un passo dal baratro occupazionale: 350 lettere di licenziamento sono in arrivo per i dipendenti del sito CallMat! Dopo oltre due anni di estenuanti trattative, l’azienda ha confermato l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo. Il motivo? La decisione della committente TIM di non prorogare i volumi delle chiamate oltre il 31 dicembre, condannando a morte il sito produttivo lucano. I sindacati (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL) non ci stanno e annunciano una dura mobilitazione, chiamando in causa direttamente TIM: “Non possono lavarsene le mani e scaricare le conseguenze delle loro scelte sulle spalle dei lavoratori!”. Un appello disperato è stato lanciato anche alla Regione Basilicata e al Governo nazionale (MIMIT), affinché convochino urgentemente un tavolo di crisi. Dietro 350 posti di lavoro ci sono famiglie, mutui e figli: scopri tutti i dettagli della vertenza nel nostro speciale approfondimento 👇

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Callmat Matera

Matera – Il tessuto economico e produttivo del Mezzogiorno italiano è pronto a incassare l’ennesimo, devastante colpo a livello occupazionale e sociale. Dopo oltre due anni di estenuanti vertenze, incontri infruttuosi, promesse disattese e tavoli istituzionali che non hanno prodotto alcun risultato concreto, la situazione per i lavoratori dell’azienda CallMat di Matera è ufficialmente precipitata nel baratro più totale.
L’incontro recentemente convocato con i vertici dell’azienda, nato a seguito dell’avvio delle consuete procedure di raffreddamento sindacale, ha purtroppo confermato lo scenario più nero e temuto da tutti: la società ha comunicato la drammatica e ferma intenzione di proseguire senza indugio con l’invio delle lettere di licenziamento collettivo per la totalità della forza lavoro. Stiamo parlando di circa 350 dipendenti operativi sul sito lucano. Una vera e propria macelleria sociale che si è scatenata nel momento esatto in cui il committente principale, ovvero il colosso delle telecomunicazioni TIM, ha confermato in via ufficiale che, alla scadenza fissata per il 31 dicembre, non procederà con alcuna proroga dei volumi delle chiamate destinate al sito materano, decretandone di fatto la condanna a morte. Di fronte a questo scenario apocalittico, 350 famiglie rischiano concretamente di perdere la loro unica fonte di reddito da un giorno all’altro, cancellando con un colpo di spugna un presidio occupazionale storico e di vitale importanza per l’intero territorio della Città dei Sassi.

L’addio di TIM e il dramma sociale: la rabbia dei sindacati lucani

Di fronte all’imminenza del baratro, le forze sociali hanno deciso di alzare immediatamente le barricate, rigettando al mittente qualsiasi ipotesi di rassegnazione passiva. Le sigle sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni Basilicata, procedendo in maniera compatta e unitaria insieme alla RSU CallMat di Matera, hanno deciso di innalzare drasticamente il livello della mobilitazione territoriale.
I segretari regionali Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) hanno tuonato all’unisono, delineando una posizione netta e inequivocabile: «Non ci stiamo. C’è un elemento cruciale che deve essere assolutamente chiarito e che rende ancora più urgente un intervento diretto di tutti i soggetti coinvolti. CallMat, in questi anni, ha sempre dichiarato e dimostrato concretamente la propria volontà di voler restare a Matera, di voler continuare a produrre e di mantenere inalterato il proprio presidio occupazionale sul nostro territorio. Se oggi l’azienda comunica che quelle condizioni minime di sopravvivenza non esistono più a causa dei tagli, è proprio da questo punto nodale che occorre ripartire con urgenza». Il ragionamento dei sindacati è cristallino: se l’azienda vuole restare e i lavoratori vogliono continuare a prestare il loro servizio mettendo a disposizione un bagaglio immenso di professionalità e infrastrutture collaudate, non ci si può limitare a stilare il certificato di morte del sito produttivo.

Le responsabilità della committenza: “TIM non può fuggire dal tavolo”

Il grande “convitato di pietra” di questa drammatica vertenza meridionale, secondo le accuse circostanziate mosse dalle sigle sindacali, è indubbiamente TIM. La vertiginosa riduzione dei volumi di traffico legati alla committenza dell’operatore telefonico rappresenta infatti l’elemento scatenante della crisi.
«La domanda da porsi è una sola: cosa dobbiamo fare, tutti insieme, per ricreare le condizioni affinché CallMat possa sopravvivere e restare a Matera?», incalzano i rappresentanti dei lavoratori. «È questa la precisa responsabilità che chiediamo a gran voce alla politica, alle istituzioni locali e nazionali e, soprattutto, alla committenza stessa. TIM non può arrogarsi il diritto di restare fuori e lavarsi le mani dalla vertenza. L’azienda deve assumersi la propria e consistente parte di responsabilità morale e sociale, partecipando attivamente al tavolo delle trattative. Non è minimamente accettabile, né tollerabile, che le pesantissime conseguenze occupazionali derivanti dalle fredde scelte aziendali della committenza ricadano sempre ed esclusivamente sulle spalle dei lavoratori e sull’indotto del territorio». I sindacati pretendono da TIM chiarezza assoluta sulle strategie future e un contributo concreto e fattuale alla costruzione di una nuova e solida prospettiva industriale per il sito lucano. La ricerca di nuove commesse e la valorizzazione delle opportunità offerte dall’ormai onnipresente trasformazione digitale devono diventare la priorità assoluta per evitare il tracollo.

L’appello a Regione e Governo: “Servono fatti, la solidarietà non basta”

Oltre a chiamare in causa le dirette responsabilità aziendali, la dura mobilitazione dei lavoratori lucani si rivolge con decisione anche ai palazzi della politica e alle istituzioni governative, esigendo un risveglio immediato dal torpore burocratico.
Il primo destinatario dell’appello è la Regione Basilicata, alla quale i sindacati chiedono di abbandonare la sterile ritualità delle parole per passare finalmente ai fatti. «La Regione non può limitarsi al ruolo di notaio, registrando passivamente l’ennesima crisi occupazionale e assistendo impotente alla perdita netta di 350 posti di lavoro», si legge nella vibrante nota congiunta. «Non chiediamo inutili dichiarazioni di solidarietà, chiediamo atti politici coraggiosi e iniziativa istituzionale». Ma l’orizzonte della vertenza deve necessariamente spostarsi fino ai palazzi romani. L’appello si estende quindi al Governo centrale e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Per i sindacalisti, la questione CallMat non può essere banalmente derubricata a “dossier locale” per poi essere dimenticata in un cassetto ministeriale. Serve con la massima urgenza la convocazione di un tavolo nazionale permanente e risolutivo che riunisca intorno alla stessa scrivania il MIMIT, la Regione Basilicata, la Prefettura di Matera (chiamata a vigilare attentamente sulla fragilissima tenuta sociale del territorio), i vertici operativi di CallMat e la dirigenza di TIM. La mobilitazione entra ora nella sua fase più calda: piazze, presìdi e proteste pacifiche andranno avanti a oltranza. Matera, ferita ma orgogliosa, non ha alcuna intenzione di arrendersi.

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La Basilicata conta la decima vittima del lavoro e l’UGL scende in trincea: Florence Costanzo esige un Patto Regionale d’urgenza dopo la morte di Salvatore Terracina

La Basilicata piange la decima vittima del lavoro dall’inizio dell’anno e il sindacato lancia un durissimo ultimatum alla Regione! A seguito del tragico incidente edilizio costato la vita al carpentiere cinquantottenne Salvatore Terracina nell’area industriale di Sant’Arcangelo (PZ), la segretaria regionale dell’UGL Basilicata, Florence Costanzo, esprime solenne cordoglio alla famiglia di Senise e chiede la convocazione immediata di un tavolo operativo. L’UGL esige lo sblocco di un “Patto regionale per la sicurezza” con fondi straordinari dello Stato e controlli rigorosi nei cantieri contro le logiche del massimo ribasso: “La vita umana non si negozia e viene prima dei profitti e dei mercati, la sicurezza è un diritto inalienabile”. Tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Incidente lavoro

Sant’Arcangelo (PZ) – Ci sono crimini invisibili e tragedie quotidiane che non possono e non devono mai essere derubricate alla cinica voce della fatalità inevitabile, perché quando un operaio si alza all’alba per guadagnarsi da vivere e non fa più ritorno a casa, lo Stato sperimenta una ferita profonda nella sua stessa tenuta civile, costituzionale ed etica. La sicurezza sul lavoro, nella nostra penisola, ha smesso da tempo di essere un freddo argomento da convegno burocratico per farsi presidio di legalità e dovere sociale ineludibile, l’unica vera risorsa terapeutica in grado di proteggere il merito e la dignità delle maestranze. Oggi, martedì 22 settembre 2026, la terra lucana sanguina ancora e si ferma per l’ennesimo, drammatico e mozzafiato fatto di cronaca nera: la morte del carpentiere cinquantottenne Salvatore Terracina, travolto da un mezzo meccanico nella zona industriale di Sant’Arcangelo, ha innescato una durissima e fiera requisitoria da parte dei vertici dell’UGL Basilicata.

La spaventosa tragedia, che strappa un lavoratore specchiato all’affetto della moglie e dei suoi due figli nei rioni di Senise, aggrava in modo inospitale il bilancio delle morti bianche sul territorio dello Stato dall’inizio dell’anno, portando il taccuino delle vittime lucane alla spaventosa quota di dieci decessi nel solo 2026. Di fronte a questo numero drammatico, la segretaria regionale della confederazione sindacale autonoma, Florence Costanzo (indicata anche come Costanzo Florence), è scesa immediatamente in trincea a nome di tutte le tute blu del comparto edile e metalmeccanico. L’UGL ha elargito una nota ufficiale priva di filtri protettivi, esigendo dalla giunta della Regione Basilicata lo sblocco immediato di controlli rigorosi e la convocazione urgente di una cabina di regia straordinaria, taccuino alla mano e passioni calde.

L’appello di Florence Costanzo al Governatore: «Vogliamo un Patto vero, non tavoli di facciata»

La postura espressa dall’UGL Basilicata abbatte gli smartphone della demagogia politica e rifiuta categoricamente le ipocrisie delle dichiarazioni di circostanza. I Criteri di tutela delle famiglie e la salvaguardia dell’incolumità nei cantieri non possono più essere sacrificati sull’altare della fretta o del contenimento selvaggio dei costi di gestione aziendale. Il sindacato chiede con assoluta fermezza civile l’istituzione immediata di un vero e proprio Patto Regionale per la Sicurezza, un programma pluriennale d’avanguardia strutturato con obiettivi chiari, risorse macroeconomiche adeguate, tempi d’attuazione definiti e verifiche millimetriche e puntuali da parte degli organi ispettivi dello Stato.

«Si chiamava Salvatore Terracina, aveva 58 anni ed era uscito di casa solo per compiere il proprio dovere», tuona con spavaldo orgoglio e commozione la segretaria regionale Florence Costanzo, mettendo a verbale l’onestà delle idee del sindacato a ridosso del perimetro posto sotto sequestro dalla magistratura. «Siamo ormai alla decima vittima dall’inizio dell’anno e non servono più promesse dopo i funerali. L’UGL Basilicata esige un incontro operativo e urgente con la Regione. Servono più prevenzione sul campo, una formazione continua e reale dei contratti, controlli efficaci e un coordinamento trasparente tra tutti gli organismi di vigilanza dello Stato. La salute non può e non deve essere subordinata ai tempi della produzione, ai costi o alle esigenze del mercato globale. Prima viene la vita. Sempre».

La legalità come motore dello sviluppo sano: l’UGL difende il merito del lavoro lucano

L’offensiva sindacale lucana fotografa con una lucidità ingegneristica e saggistica le contraddizioni di una modernità che corre veloce dimenticando il benessere collettivo rionale. Se da un lato la Basilicata ha un disperato bisogno di occupazione stabile a tempo indeterminato, di investimenti transnazionali nel comparto della meccatronica e di sviluppo flessibile delle proprie infrastrutture, dall’altro l’UGL ribadisce con spavalda fermezza che non accetterà mai che il prezzo del progresso economico venga pagato con il sangue delle famiglie operai, scacciando il torpore e l’intolleranza di un sistema che calcola i rischi sulla pelle delle persone, lasciando spazio al vuoto pneumatico dei rimorsi.

«Un lavoro che mette a rischio la vita non è un lavoro sicuro, e senza sicurezza non può esserci vera dignità umana», conclude con toni decisi il leader sindacale Florence Costanzo, blindando la linea del sindacato in vista dei prossimi summit d’autunno. «Basta emergenze affrontate soltanto dopo le tragedie: la prevenzione è un diritto costituzionale inalienabile, non un costo aziendale da tagliare. Oggi piangiamo Salvatore, ma domani combatteremo per fare in modo di non dover piangere nessun altro». I verbali d’inchiesta nella zona industriale di Sant’Arcangelo sono aperti e i sigilli sui macchinari posizionati: la provincia si prepara alla mobilitazione e l’UGL resta in trincea, pronta a convertire la forza di questo urlo di dolore in azioni concrete per difendere il domani dei lavoratori della nostra terra.

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