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Attualità

Terremoto ai vertici della Banca Popolare del Lazio: si dimette l’amministratore delegato Massimo Lucidi

Un vero e proprio “fulmine a ciel sereno” scuote le fondamenta della finanza laziale. L’Amministratore Delegato della Banca Popolare del Lazio (BPL), Massimo Lucidi, ha infatti rassegnato in blocco le sue irrevocabili e inaspettate dimissioni alla vigilia dell’ultimo Consiglio di Amministrazione. La notizia, rimasta per ore blindatissima tra le mura della storica sede centrale in via Martiri delle Fosse Ardeatine a Velletri, ha mandato in subbuglio i soci e l’imprenditoria locale. Cosa c’è dietro questa decisione drastica? Mentre i vertici dell’istituto tacciono, le ipotesi si rincorrono freneticamente: dai nuovi impegni professionali di Lucidi (nominato di recente nel Consiglio del FITD – Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) fino a presunti, vociferati e non confermati rilievi amministrativi mossi dagli ispettori della Banca d’Italia. L’addio chiude un mandato non privo di polemiche, segnato in passato da forti liti assembleari per il rinnovo del CdA e dall’ombra ingombrante di alcune controverse vicende giudiziarie legate a crediti anomali autorizzati da ex dipendenti in favore di aziende poi fallite miseramente. Ora la palla passa alla presidente, l’avvocato Sabrina Morelli: sarà suo l’ingrato ma vitale compito di calmare gli animi dei soci e guidare l’istituto bancario (che nel frattempo ha continuato a macinare utili ed espandersi sul territorio regionale) verso la complessa nomina del nuovo Amministratore Delegato. Leggi tutta l’analisi e i retroscena nel nostro articolo esclusivo 👇

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Massimo Lucidi

Velletri (Roma) – Un vero e proprio, inaspettato e fragoroso terremoto istituzionale e finanziario ha improvvisamente scosso e travolto in queste primissime ore le altissime sfere dirigenziali di uno degli istituti di credito territoriali storicamente più importanti, radicati e floridi dell’intero territorio regionale. L’Amministratore Delegato in carica della Banca Popolare del Lazio (BPL), l’esperto manager Massimo Lucidi, ha infatti clamorosamente e inaspettatamente rassegnato in blocco le proprie dimissioni irrevocabili dal prestigioso e delicato incarico dirigenziale.
La clamorosa e inattesa notizia, che ha immediatamente generato un fortissimo contraccolpo mediatico in tutto il tessuto economico locale e nei salotti buoni della finanza romana, è stata comunicata in via del tutto ufficiale e formale dallo stesso manager dimissionario esattamente alla vigilia dell’ultima seduta convocata dello scorso Consiglio di Amministrazione (CDA). Si è trattato, senza alcun dubbio o timore di smentita, di un autentico, violento e imponderabile fulmine a ciel sereno. Le dimissioni anticipate del dottor Lucidi, infatti, non erano minimamente nell’aria, non erano state in alcun modo prospettate alla vigilia della riunione dirigenziale e non erano mai state neppure lontanamente ventilate o sussurrate come indiscrezioni di corridoio nei ben informati e solitamente loquaci ambienti bancari e finanziari romani e laziali. Cosa possa avere concretamente e materialmente generato e innescato una decisione drastica, rapida e irrevocabile di questo enorme calibro istituzionale, in un momento storico apparentemente tranquillo per l’istituto, è ancora francamente troppo presto per saperlo con assoluta e comprovata certezza. Anche perché, allo stato attuale delle cose, dal quartier generale e sede centrale e storica della banca, situata nel cuore di Velletri (precisamente nei severi uffici direzionali di via Martiri delle Fosse Ardeatine), non trapela ufficialmente un solo respiro, in un clima di blindatissimo e rigoroso riserbo aziendale.

Le ipotesi sul tavolo: dal ruolo nel Fitd ai presunti rilievi di Bankitalia

Il vuoto comunicativo ufficiale ha inevitabilmente e fisiologicamente innescato un vortice inarrestabile di indiscrezioni. Nelle ultime ore, infatti, si rincorrono freneticamente e si accavallano le più disparate voci e le teorie analitiche che tentano di spiegare i motivi profondi che hanno inevitabilmente portato alla rottura e alle repentine dimissioni di Lucidi.
Tra le ipotesi attualmente più accreditate negli ambienti finanziari, potrebbero ovviamente celarsi motivazioni strettamente a carattere e natura prettamente personale e privata. Tuttavia, l’attenzione degli analisti si concentra in particolar modo sugli eventuali e gravosi impegni sopraggiunti di natura istituzionale e professionale. Non bisogna infatti assolutamente dimenticare che il dottor Lucidi, proprio nel recente mese di marzo scorso, era stato ufficialmente e orgogliosamente nominato per sedere all’interno dell’importantissimo e vitale Consiglio direttivo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), un incarico di enorme prestigio nazionale e di straordinaria e faticosa responsabilità sistemica. Parallelamente a queste ipotesi del tutto lecite e ordinarie, sembrerebbero purtroppo emergere anche altre complesse teorie (che gli addetti ai lavori non si sentono di escludere del tutto a priori), legate indissolubilmente a probabili, severi e puntuali rilievi tecnici o amministrativi mossi recentemente dagli ispettori della Banca d’Italia proprio nei confronti della gestione dell’istituto veliterno. Si tratta ovviamente, per il momento, solo e unicamente di voci incontrollate e di semplici ipotesi di lavoro giornalistico che si rincorrono velocemente e nervosamente nei silenziosi corridoi della sede centrale della banca e tra gli attoniti impiegati agli sportelli territoriali. Fatto sta, al netto delle illazioni e delle speculazioni di mercato, che il duro onere della chiarezza ricadrà a brevissimo su altri soggetti istituzionali. Sarà infatti unicamente il presidente in carica della banca, l’avvocato Sabrina Morelli, congiuntamente all’intero Consiglio di Amministrazione, a doversi presentare formalmente e a dover spiegare dettagliatamente all’assemblea dei numerosi e disorientati soci cosa sia concretamente e materialmente successo nelle stanze dei bottoni (sempre, ovviamente, che non decida coraggiosamente di farlo in prima persona proprio lo stesso ex Amministratore Delegato Lucidi nei prossimi giorni).

Il ciclo tormentato: le liti tra i soci e le inchieste sui crediti fallimentari

Con le dolorose e traumatiche dimissioni scritte di Massimo Lucidi si chiude, di fatto, un lunghissimo e complesso ciclo gestionale e direttivo che, soprattutto nell’ultimissimo e burrascoso periodo temporale, è stato purtroppo contrassegnato e funestato da innumerevoli fibrillazioni interne.
Il mandato, infatti, è stato alquanto e profondamente tormentato dalle crescenti e aspre frizioni registrate tra le varie componenti e i gruppi di potere dei soci fondatori e ordinari della banca popolare. Tensioni interne che sono palesemente, pubblicamente e fragorosamente esplose in tutta la loro virulenza proprio in occasione delle scorse, accese elezioni indette per il delicatissimo rinnovo dei vertici del Consiglio di Amministrazione dell’istituto. Un periodo politicamente caldissimo, preceduto peraltro dalle nette e polemiche prese di posizione pubbliche assunte formalmente dai portavoce della nota e combattiva associazione “SIBPL – Soci Insieme”. Oltre alle normali beghe assembleari e politiche per il controllo dell’istituto, il nome e il blasone storico della Banca Popolare del Lazio sono purtroppo e malauguratamente finiti negli ultimi mesi anche sulle poco lusinghiere pagine della dura cronaca giudiziaria locale. Il motivo scatenante è da ricercarsi interamente nelle intricate e controverse vicende legali strettamente legate alle posizioni di alcuni specifici dipendenti interni dell’istituto: secondo le gravi tesi accusatorie (ancora tutte da dimostrare in tribunale), questi funzionari avrebbero incautamente, illecitamente o superficialmente autorizzato e firmato la concessione di ingenti e milionari affidamenti finanziari a rischio in favore di aziende del territorio che sono poi, inevitabilmente e miseramente, fallite e colate a picco, provocando danni finanziari e generando conseguenti, lunghissimi e pesantissimi strascichi legali nelle austere aule di giustizia civile e penale. Nonostante queste pesanti e innegabili burrasche mediatiche e legali, è però altrettanto indubbio, corretto e doveroso sottolineare come, dal punto di vista prettamente macroeconomico, sia la Banca Popolare del Lazio che il brand parallelo Blu Banca abbiano caparbiamente e costantemente continuato a crescere, a rafforzarsi e a consolidarsi capillarmente sull’intero territorio di competenza, allargando in maniera virtuosa e significativa il perimetro della loro presenza e della loro capillare offerta creditizia su tutta la scala regionale del Lazio, macinando comunque ottimi risultati di bilancio e di solidità patrimoniale.

Il difficile futuro di BPL: la sfida del presidente Sabrina Morelli

Il contraccolpo psicologico ed economico scatenato dall’ufficializzazione dell’addio del super-manager si è propagato istantaneamente ben oltre i rigidi e sicuri confini perimetrali delle mura bancarie di Velletri.
La clamorosa e bruciante notizia delle dimissioni è stata infatti persino oggetto di profonda e preoccupata discussione politica durante la scorsa riunione formale dei capigruppo del Consiglio Comunale della città di Velletri, ai quali la notizia era stata recapitata in tempo reale come un vero e proprio dispaccio d’urgenza. Così come la fitta e laboriosa imprenditoria dei Castelli Romani, i piccoli artigiani del territorio e le migliaia di soci risparmiatori della banca si stanno inevitabilmente e legittimamente interrogando con profonda apprensione per cercare di decifrare le reali cause di queste repentine e inaspettate dimissioni dell’amministratore delegato, temendo ripercussioni sulla futura erogazione dei crediti o sulla stabilità delle azioni dell’istituto. Con l’irrevocabile addio di Lucidi, adesso, si apre fisiologicamente e obbligatoriamente una fase totalmente nuova, inedita e delicatissima per la Banca Popolare del Lazio. L’antico istituto dovrà cercare in tempi record di ritrovare e ristabilire un nuovo, forte e autorevole assetto di potere al vertice esecutivo (sempre sperando e confidando che queste rumorose dimissioni eccellenti non comportino, come spesso accade per un effetto domino aziendale, eventuali altri e pesanti assestamenti, epurazioni o fughe ai piani alti della dirigenza). Tutto l’onere e l’onore della successione ricade ora sulle spalle del vertice istituzionale: il presidente in carica di BPL, l’avvocato Sabrina Morelli, dovrà adesso muoversi con grandissimo tatto diplomatico, estrema prudenza e rapidità manageriale per aprire e gestire la complessa “fase post-Lucidi”. Insieme all’intero Consiglio di Amministrazione democraticamente eletto dai soci, il presidente Morelli avrà l’ingrato, spinoso ma fondamentale e vitale compito di dover scandagliare attentamente il mercato per individuare e nominare in tempi brevi la migliore figura dirigenziale e professionale possibile per assumere la prestigiosa carica di nuovo Amministratore Delegato. Una figura apicale che dovrà essere dotata di specchiata moralità, enorme competenza bancaria e polso fermo, capace di gettare acqua sul fuoco delle polemiche e in grado di poter guidare serenamente, ma con mano ferma e decisa, il prezioso istituto di credito laziale verso il sereno raggiungimento di tutti i difficili e ambiziosi obiettivi strategici prefissati dal piano industriale pluriennale.

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Esteri

Il bando di Trump ai giornalisti della Cnn, MS Now e Politico: il giudice Kelly ripristina l’accesso

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Donald Trump

Redazione-  “Non stiamo chiudendo la Cnn. Non c’è una marea di poliziotti o soldati che buttano giù le porte di MS Now. Semplicemente, non possono svolgere le loro funzioni da uno spazio di lavoro alla Casa Bianca”. Con queste parole il segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di minimizzare il bando imposto da Donald Trump ai giornalisti della Cnn, di MS Now e del sito web Politico.

Il bando di ingresso ai giornalisti di queste tre testate è stato giustificato da Trump con il fatto che scrivono e pubblicano “costantemente” “FINZIONI e MENZOGNE” (maiuscole del presidente) e mettono dunque in pericolo la sicurezza nazionale. Il presidente ha continuato spiegando che tutte le storie pubblicate su di lui sono negative e che i suoi grandi successi vengono “sminuiti”. La Casa Bianca ha anche citato uno studio di un gruppo conservatore, Media Research Center, secondo cui nei primi 100 giorni della presidenza Trump il 92% delle storie pubblicate sono state negative. Trump, in effetti, non gradisce il lavoro dei media e ha cercato di farla pagare ad alcune di queste reti, mandando allo stesso tempo un messaggio intimidatorio a tutta la stampa.

Attaccare i media è qualcosa che Trump ha fatto e continua a fare. Quando non gradisce articoli o interviste che crede lo mettano in cattiva luce, spesso etichetta giornalisti e altri opinionisti come fake news. In un fuorionda durante un’intervista del 2016 concessa a Lesley Stahl della Cbs, Trump spiegò che i suoi attacchi ai giornalisti mirano a “screditarli”, in modo tale che, quando scrivono cose negative su di lui, nessuno li crederà. Questi atteggiamenti verso i media sono stati confermati in numerose occasioni, come si vede dai suoi toni spesso sopra le righe e a volte persino volgari con giornalisti che a lui non piacciono, soprattutto con le donne. Non è raro che si rifiuti di rispondere a una giornalista, accusandola davanti a tutti di lavorare per reti di fake news.

Il bando alla Cnn, MS Now e Politico rientra in questi suoi atteggiamenti verso i media che lui non considera accondiscendenti. Il problema, questa volta, però è che le tre testate non sono rimaste isolate, poiché anche i loro colleghi hanno reagito con solidarietà. Dopo la causa intentata a Trump da queste tre testate, le quali sostengono che sia stato violato il Primo Emendamento, una cinquantina di altri gruppi mediatici hanno fatto quadrato, presentando una memoria di amicus curiae. La lista include media di una grande varietà ideologica, tra cui Fox News, Vox, il Washington Post, l’Associated Press, il Wall Street Journal, il New York Times ecc. Bret Baier, conduttore di Fox, ha anche dichiarato che non trasmetteranno immagini di Trump che non vengano dal pool, il gruppetto di media che segue il presidente, di fatto boicottandolo. Ma anche altre reti, come la National Public Radio (Npr), hanno deciso di non mandare in onda l’audio di Trump negli eventi alle Nazioni Unite, dove il presidente ha fatto un discorso. Persino alla stessa Casa Bianca, in uno spazio riservato ai giornalisti, è stato esposto un cartello che afferma: “Sosteniamo l’AP, la Cnn, MS Now e Politico”. La cronista della Pbs Liz Landers, nel suo servizio sulla visita del presidente cinese Xi Jinping, ha mostrato immagini del mese di maggio, quando Trump visitò la Cina, invece di quelle della visita attuale a Washington, di fatto boicottando il presidente, in solidarietà con i colleghi presi di mira dal Tycoon.

La denuncia delle tre testate messe al bando dalla Casa Bianca è stata assegnata al giudice Timothy J. Kelly, nominato da Trump nel suo primo mandato, il quale, proprio ieri, aveva deciso di rimandare la sua decisione per alcuni giorni. Dopo le pressioni dei legali delle tre testate Kelly ha deciso di ripristinare temporaneamente l’accesso della Casa Bianca ai giornalisti. All’inizio sembrava che Trump non avesse intenzione di seguire l’ordine del giudice ma le ultimissime informazioni ci dicono che l’accesso sia stato recuperato. In un caso analogo, il giornalista della Cnn Jim Acosta aveva denunciato Trump quando, nel 2018, gli fu tolto il suo pass d’ingresso alla Casa Bianca dopo un intervento molto acceso con il presidente. Un giudice federale, però, glielo ripristinò e poi le acque si calmarono. La stessa cosa è successa adesso. Ma nonostante la sconfitta Trump avrà in un certo senso vinto perché ha messo in guardia i media. D’altra parte, però, la reazione di solidarietà da parte di media di diverse ideologie ci fa sperare che il Primo Emendamento continuerà a essere tutelato. Come disse Acosta nel 2018, non si può permettere alla “verità di divenire menzogna e alla menzogna di divenire verità” poiché i giornalisti esistono per riportare le informazioni in maniera accurata, “senza riguardo per chi è al comando, senza paura né obbligo di fare favori” ai potenti.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: il mistero, i rintocchi all’alba e il coraggio della libertà

La giornata di oggi si apre all’insegna della filosofia, dello stupore esistenziale e della profonda meraviglia. L’affascinante e celebre dispaccio de “Il Mattutino” redatto tra le antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ci porta questa mattina a riflettere sul significato profondo della parola “ignoto”. “Poco prima dell’alba, tre colpi. Pausa. Uno soltanto”, recita l’evocativo, misterioso e quasi esoterico incipit odierno, che si richiama all’attesa del mattino e a un orario sospeso nel tempo in cui “nessuno pensava ancora alla logica accademica di Cambridge”. Il testo ci offre un potente e immortale invito ad abbracciare il lato oscuro e insondabile della vita quotidiana, citando un genio assoluto della fisica: “Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare”, un omaggio alla celebre frase di Albert Einstein. Ma la perla finale è il triplice e potentissimo augurio programmatico lanciato ai lettori per affrontare con etica ed energia le sfide del quotidiano: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Leggi il nostro lungo e approfondito saggio editoriale sul Mattutino di oggi 👇

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Il Mattutino del 24 settembre 2026

Tortona (Alessandria) – Nel silenzio ovattato, profondo e carico di vibrante attesa che precede e annuncia l’aurora, i luoghi intrisi di storia antica sembrano magicamente prendere vita, sussurrando segreti inconfessabili a chi ha la pazienza e l’animo giusto per mettersi ad ascoltarli. È esattamente questa l’intensa, suggestiva e mistica atmosfera che si respira oggi leggendo le righe de Il Mattutino diffuso direttamente dalle possenti mura storiche del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Un dispaccio quotidiano, un frammento letterario apparentemente breve ma incredibilmente denso di significato, capace di squarciare il velo della routine mattutina per condurre la mente del lettore verso orizzonti di profonda riflessione esistenziale.
«A quell’ora, nessuno pensava ancora a Cambridge». Questa frase d’apertura, così tagliente, netta e spiazzante, ci catapulta immediatamente in una dimensione di sospensione temporale. Il riferimento a Cambridge, culla indiscussa dell’intelletto umano, patria secolare della logica accademica, del razionalismo scientifico e della fredda deduzione, si pone qui in netto e voluto contrasto con l’istinto puro, primordiale e notturno che domina le ore precedenti al sorgere del sole. A quell’ora, nel buio della notte che cede faticosamente il passo alla luce fioca del mattino, non c’è ancora alcuno spazio vitale per le teorie universitarie, per i calcoli matematici complessi o per le disquisizioni filosofiche razionali. Esiste, in quegli istanti fugaci, soltanto l’attesa nuda e cruda, l’incertezza del tempo che scorre e la percezione sensoriale di un mondo che lentamente si sta per risvegliare dal torpore. È il trionfo dell’oscurità fertile, il momento in cui le regole accademiche del mondo moderno vengono momentaneamente e dolcemente sospese, per lasciare spazio a suggestioni molto più antiche, viscerali e umane.

Tre colpi e una pausa: il richiamo dell’ignoto prima dell’alba

La narrazione del dispaccio mattutino si condensa poi in un suono secco, ritmico, quasi teatrale e cinematografico nella sua formidabile potenza evocativa e descrittiva.
«Poco prima dell’alba, tre colpi. Pausa. Uno soltanto». Questa specifica e chirurgica sequenza sonora non è un dettaglio lasciato al caso o buttato lì per riempire la pagina. Tre colpi netti e decisi. Poi l’immancabile pausa, quel momento di vuoto assoluto carico di tensione emotiva e di suspense in cui il respiro umano fatalmente si ferma, in attesa di un segnale di conferma. E, infine, l’ultimo singolo rintocco. Un colpo soltanto. Nella sterminata tradizione letteraria, nel simbolismo esoterico, nella storia delle antiche confraternite e finanche nella migliore letteratura del genere giallo e noir, una simile e precisa sequenza di colpi battuti su una porta di legno massiccio rappresenta da sempre il segnale inequivocabile di un imminente cambiamento di stato, la richiesta di accesso a un mistero celato. Battere in questo modo significa annunciare audacemente il proprio arrivo, ma anche richiedere rispettosamente il permesso di poter varcare una soglia invalicabile. Nel buio silenzioso del Castello Sforzini, quei rintocchi secchi e ritmati squarciano fisicamente e metaforicamente l’immobilità fredda della notte. Richiamano inevitabilmente alla mente l’incessante e a volte doloroso bussare del destino alla porta delle nostre coscienze addormentate. Un destino che, pur bussando con irruenza, esige da noi una risposta chiara, consapevole e immediata, proprio prima che la luce rassicurante e razionale dell’alba (quella stessa luce che poi porterà il pensiero a volare fino alla lontana e fredda Cambridge) prenda definitivamente e inesorabilmente il sopravvento sulle nostre percezioni umane.

La grandezza di Einstein e la bellezza assoluta del mistero

Il cuore pulsante, la chiave di volta e l’essenza filosofica dell’intero messaggio diramato da Castellar Ponzano risiede in una singola, fulgorante e magnifica massima: «Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare».
Questa citazione, che riecheggia in modo potente, maestoso e inconfondibile le sublimi parole pronunciate in passato dal genio assoluto di Albert Einstein, ci rammenta una verità fondamentale che la nostra società moderna, iper-tecnologica e ossessionata dal controllo maniacale di ogni aspetto della vita, tende troppo spesso e colpevolmente a dimenticare o a nascondere sotto il tappeto. Il padre della relatività moderna, pur essendo uno dei massimi esponenti storici della logica matematica, della scienza applicata e della deduzione empirica, sapeva perfettamente e intimamente che alla radice profonda di ogni vera arte e di ogni vera scienza vi risiede proprio l’emozione insondabile dell’ignoto. Il mistero non deve essere visto stupidamente come un fastidioso ostacolo da rimuovere o un problema logico da risolvere e smascherare a tutti i costi, ma come un autentico dono, una fonte inesauribile e perenne di eterna meraviglia, stupore e creatività umana. Sperimentare il fascino dell’inesplicabile significa, in definitiva, riconnettersi umilmente con l’immensità sconfinata dell’universo che ci circonda, accettando serenamente la nostra finitudine e accogliendo con immensa gratitudine e curiosità intellettuale tutto ciò che ancora sfugge alla nostra limitata e parziale comprensione logica. I tre colpi nel buio, la porta chiusa e l’ombra densa che precede l’alba non sono elementi di terrore da fuggire, ma inviti pressanti a esplorare l’animo umano. Privati del prezioso senso del mistero, saremmo unicamente delle macchine da calcolo prive di anima, incapaci di provare quello stupore puro, profondo e quasi infantile che è la vera scintilla che ha da sempre guidato, spronato e nutrito il progresso umano e artistico nei secoli dei secoli.

Libertà, responsabilità e coraggio: le tre bussole della giornata

L’affascinante e profondo dispaccio mattutino non si limita però, e per fortuna, a una mera astrazione filosofica o a un puro compiacimento letterario, ma decide saggiamente di atterrare nella concretezza della vita quotidiana con un augurio finale di straordinaria e tangibile potenza morale.
«Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Questa meravigliosa frase di chiusura non è un semplice e banale commiato di cortesia, ma si erge a vero e proprio manifesto etico e programmatico, una chiamata forte e chiara all’azione individuale. La libertà, il primo grande pilastro invocato dal testo, è il prerequisito fondamentale e imprescindibile per l’esistenza di ogni essere umano; non si tratta banalmente della libertà egoistica di fare ciò che più ci aggrada senza alcun freno o ritegno, ma della nobilissima libertà intellettuale di pensare, esplorare il mistero, dubitare delle verità pre-confezionate e cercare il proprio, personale e unico percorso di vita nel mondo. Tuttavia, come insegna la storia, una libertà pura e slegata da ogni dovere rischia pericolosamente di degenerare nell’anarchia e nell’egoismo più sfrenato: ecco perché, a farle da solido e vitale contrappeso, viene immediatamente, logicamente e sapientemente invocata la responsabilità. Essere liberi significa doversi assumere necessariamente, totalmente e senza scuse il peso gravoso e le inevitabili conseguenze delle proprie azioni, dei propri fallimenti e delle proprie parole nei confronti del prossimo e dell’intera comunità civile. Ma per tenere saldamente, indissolubilmente e coerentemente uniti questi due giganteschi princìpi senza vacillare di fronte alle enormi difficoltà della vita, serve indispensabilmente il terzo e decisivo elemento della ricetta umana: il coraggio. Il coraggio viscerale di aprire quella misteriosa porta a cui i rintocchi hanno bussato all’alba; il coraggio civile e morale di non conformarsi passivamente e codardamente al gregge per pura comodità; il coraggio intellettuale di difendere le proprie, intime convinzioni umane anche quando non si è fisicamente nel rassicurante e protetto grembo universitario di Cambridge. Un trinomio perfetto per iniziare la giornata, un augurio speciale che il Castello Sforzini affida ai suoi lettori come una preziosa e insostituibile bussola spirituale per affrontare e decifrare le incognite dell’imminente futuro.

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Scuola, il nuovo decreto vieta burqa e niqab: cosa prevede la nuova norma

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burqa

Redazione-  Il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 settembre 2026 il nuovo decreto-legge sulla scuola, un provvedimento che interviene su diversi aspetti dell’integrazione scolastica. Tra le misure che hanno suscitato maggiore attenzione c’è il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto completamente coperto, una disposizione che riguarda in particolare burqa e niqab.

Il decreto stabilisce che, salvo specifiche ragioni sanitarie o legate alla sicurezza e alle attività didattiche, non è possibile partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari della scuola con il volto coperto in modo da impedire il riconoscimento della persona.

La norma riguarda quindi il burqa e il niqab, ma è formulata in termini più generali: il divieto non viene infatti limitato a un particolare indumento religioso, ma riguarda qualsiasi modalità che renda impossibile riconoscere il volto.

Il provvedimento riguarda anche le attività legate al rapporto tra scuola e famiglia. In altre parole, la regola non si limita alle ore trascorse in classe, ma comprende anche le attività scolastiche ed educative previste dall’istituto.

La violazione del divieto comporta una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro.

Quando la persona con il volto coperto è minorenne, la sanzione viene applicata al genitore o a chi esercita la responsabilità genitoriale.

Il provvedimento non introduce dunque soltanto un’indicazione rivolta alle scuole: stabilisce una vera e propria sanzione amministrativa.

Un elemento importante per comprendere la norma è la distinzione tra velo che lascia scoperto il volto e velo integrale.

Il decreto interviene sul riconoscimento del volto e cita, nel dibattito pubblico, soprattutto burqa e niqab. Non viene invece previsto un divieto generale dell’hijab, cioè del tradizionale velo che copre i capelli ma lascia visibile il volto.

La questione del volto coperto, inoltre, non è completamente nuova nell’ordinamento italiano. Il provvedimento si inserisce in un quadro giuridico nel quale esistono già norme sul divieto di travisamento e precedenti interpretativi relativi al velo integrale per motivi religiosi. Secondo quanto riportato da Sky TG24, una sentenza del Consiglio di Stato del 2008 aveva considerato il velo integrale per motivi religiosi un possibile «giustificato motivo» nell’ambito della normativa sul mascheramento, salvo il rifiuto immotivato di farsi identificare.

Il tema del burqa non è l’unico contenuto del nuovo decreto scuola. Il provvedimento introduce anche nuove regole sulla composizione delle classi e sull’integrazione degli studenti con cittadinanza non italiana.

A partire dall’anno scolastico 2027/2028, nelle classi prime viene introdotto un limite del 30% per determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana e con un percorso scolastico o linguistico considerato insufficiente ai fini dell’integrazione. Sono previste specifiche esclusioni e deroghe.

Il decreto prevede inoltre percorsi gratuiti di italiano per alcuni genitori che presentano persistenti difficoltà linguistiche tali da ostacolare l’integrazione scolastica dei figli. In caso di mancata partecipazione sono previste sanzioni amministrative da 200 a 1.000 euro.

Il governo ha presentato il provvedimento come uno strumento per rafforzare l’integrazione e garantire regole comuni all’interno della scuola. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sostenuto che il decreto punta a una scuola capace di integrare senza rinunciare alle proprie regole, mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha sottolineato il ruolo della lingua italiana e delle regole condivise.

Dall’opposizione sono invece arrivate critiche al provvedimento, sia sul divieto del volto coperto sia sulle nuove regole relative alla presenza degli studenti stranieri nelle classi. Anche alcune organizzazioni sindacali e rappresentanze del mondo scolastico hanno espresso perplessità sull’impostazione e sull’applicabilità delle nuove misure.

Per le scuole italiane, quindi, la novità più immediata è il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto in maniera tale da impedire il riconoscimento della persona, salvo le eccezioni previste dal decreto.

La sanzione può arrivare a 1.000 euro e, nel caso di un minore, ricade sul genitore o sul responsabile della sua tutela.

Il decreto-legge è entrato nell’ordinamento con l’approvazione del Consiglio dei ministri, ma, come previsto per i decreti-legge, dovrà essere convertito dal Parlamento entro 60 giorni per mantenere definitivamente i suoi effetti.

La discussione sul provvedimento non riguarda quindi soltanto l’abbigliamento religioso: al centro ci sono il rapporto tra libertà religiosa, identificabilità della persona, regole scolastiche e politiche di integrazione. Il confronto parlamentare e l’eventuale conversione in legge potranno chiarire ulteriormente l’applicazione concreta delle nuove disposizioni.

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