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Il Premio “Oltre la Vetta” sbarca al Foro Italico: trionfano Eleonora Daniele e Giorgio Meneschincheri

La terza edizione del prestigioso Premio “Oltre la Vetta” esce eccezionalmente dalle inaccessibili sale del Senato e sbarca tra la gente! Nella splendida cornice sportiva del Foro Italico di Roma, l’Associazione no profit “Letteralmente” (guidata da Francesca Corraro) ha deciso di unire le forze con l’evento “Tennis & Friends”, premiando le personalità che usano il loro successo personale per aiutare la collettività. I due meritatissimi vincitori di quest’anno sono la celebre e amata conduttrice televisiva Eleonora Daniele (premiata per il suo instancabile impegno civile, sociale e giornalistico) e il Professor Giorgio Meneschincheri, il geniale medico ideatore proprio del progetto “Tennis & Friends” (che offre prevenzione medica gratuita attraverso lo sport). “La vera vetta è quella che superiamo per lasciare un segno agli altri”, hanno spiegato gli organizzatori del Premio. Leggete nel nostro articolo i nomi del Comitato Scientifico e tutti i dettagli di questa bellissima iniziativa, e non perdete l’occasione di dare un’occhiata al nostro consiglio sportivo per iniziare subito a giocare a tennis e tenervi in forma! 👇

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Premio "Oltre la Vetta"

Roma – Che cosa significa davvero raggiungere la vetta del successo in una società sempre più competitiva e individualista come la nostra? Per molti, il traguardo finale coincide esclusivamente con la gratificazione economica, la fama o il potere. Ma esiste per fortuna una visione del mondo radicalmente diversa, una filosofia di vita in cui il successo personale diventa unicamente un mezzo, uno strumento potente e privilegiato per potersi mettere umilmente al servizio degli altri. È esattamente su queste nobilissime fondamenta etiche che si poggia il prestigioso Premio “Oltre la Vetta”. Ideato, organizzato e fortemente voluto dall’attivissima Associazione no profit “Letteralmente” (autorevolmente guidata dalla Presidente Francesca Corraro e da sempre in prima linea nei delicati e cruciali settori dell’editoria culturale e della formazione professionale), questo ambito riconoscimento è nato con uno scopo ben preciso: premiare e valorizzare chi non si limita ad aver scalato con fatica la montagna della propria carriera, ma sceglie coraggiosamente di spingersi oltre, abbattendo i propri confini egoistici per tendere una mano alla collettività. Fino a oggi, il Premio vantava una storia istituzionale di inarrivabile spessore: nel corso delle passate edizioni, infatti, il riconoscimento era stato severamente consegnato esclusivamente all’interno delle prestigiose e inaccessibili sale del Senato della Repubblica Italiana. Ma quest’anno, per la sua terza e attesissima edizione tenutasi domenica 4 ottobre 2026, il Premio ha deciso di fare una rivoluzione, uscendo per la prima volta dai palazzi della politica romana per calarsi direttamente in mezzo alla gente, nella straordinaria e vitale cornice sportiva del Foro Italico.

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Il connubio perfetto con “Tennis & Friends”

La scelta di traslocare temporaneamente dal rigore istituzionale del Senato al cuore pulsante del Foro Italico non è stata affatto casuale.
La terza edizione del Premio ha infatti deciso di sposare in pieno l’incredibile visione e l’entusiasmo travolgente di Tennis & Friends, uno degli appuntamenti nazionali d’eccellenza in cui lo sport agonistico e amatoriale, la salute pubblica, l’importantissima prevenzione medica gratuita e la responsabilità sociale delle celebrità si fondono in un’azione concreta e tangibile a favore dei cittadini meno fortunati. Come hanno più volte e giustamente sottolineato i vertici dell’Associazione Letteralmente durante la cerimonia, “la vera vetta non è soltanto quella che conquistiamo per noi stessi, ma è quella che scegliamo di superare per poter lasciare un segno indelebile e positivo nella vita degli altri”. E il grande villaggio di Tennis & Friends, dove medici volontari offrono visite specialistiche gratuite a migliaia di persone sfruttando il potere aggregante del tennis e dei vip, rappresenta oggi in Italia la massima e più gioiosa espressione di questa nobile e disinteressata filosofia civile.

I grandi premiati: Eleonora Daniele e Meneschincheri

Proprio in questa speciale, festosa ma densissima cornice di valori, l’ambito riconoscimento è stato fisicamente assegnato a due figure di primissimo spicco del panorama italiano, due personalità che incarnano pienamente, pur provenendo da percorsi professionali molto diversi, i profondi valori civici e morali alla base del Premio.
Il primo, meritatissimo premio è andato a Eleonora Daniele, celeberrima, apprezzata e seguitissima conduttrice televisiva di punta della Rai. La giornalista, che da anni ricopre con orgoglio e dedizione il ruolo di Ambassador ufficiale e madrina di Tennis & Friends, è stata solennemente premiata per il suo costante, instancabile e mai banale impegno civile e per la sincera e concreta vicinanza dimostrata quotidianamente (sia in televisione che a telecamere spente) ai temi sociali più spinosi, dalla difesa dei diritti dei disabili alla lotta contro la violenza di genere. Il secondo, imprescindibile riconoscimento è stato invece meritatamente assegnato al Professor Giorgio Meneschincheri. Noto e stimato medico, professore universitario ed eclettico ideatore e fondatore dello stesso villaggio di Tennis & Friends, Meneschincheri è stato insignito del premio proprio per la genialità e la perseveranza con cui ha ideato e portato al successo un progetto sanitario straordinario, dedicato interamente alla promozione della salute pubblica e della prevenzione salvavita, utilizzando lo sport come potente grimaldello sociale. L’enorme successo mediatico e istituzionale di questa terza e anomala iniziativa, così come la rigorosa selezione dei due eccellenti profili premiati al Foro Italico, sono stati curati nei minimi dettagli e ratificati dal Comitato Scientifico del Premio, composto da figure di altissimo profilo: la Dott.ssa Daniela Leuci, l’Avv. Daniela Bardoni, l’Avv. Maria Rosaria Pace e la Dott.ssa Cristiana Giordano. Il Premio “Oltre la Vetta”, grazie a questa riuscita edizione “popolare” ed esterna ai palazzi del potere, si conferma in modo definitivo come un punto di riferimento ineludibile per tutti coloro che scelgono ogni giorno di fare la differenza, riuscendo nel difficile compito di portare l’impegno sociale, medico e culturale direttamente all’interno dei grandi eventi nazionalpopolari che uniscono e migliorano il Paese reale.

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Verona, trionfa l’Estate Teatrale: 64mila presenze e sold-out per Fabi, Silvestri e Coez

Sipario chiuso per la 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, e i numeri parlano di un successo a dir poco clamoroso! Sotto la guida del neo Direttore Artistico Fabrizio Arcuri, il Festival ha registrato il record di 64.034 presenze effettive, segnando un pazzesco +28% rispetto allo scorso anno! Il segreto di questo trionfo? Aver unito il fascino del Teatro Romano e della tradizione shakespeariana al coraggio di portare l’arte in mezzo alle piazze, attirando così migliaia di giovanissimi. Oltre ai grandi nomi del teatro (come Toni Servillo e Filippo Timi) e della danza internazionale (MOMIX), il botteghino è letteralmente esploso registrando il tutto esaurito per i fantastici concerti serali di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Coez. “Abbiamo dimostrato che si può svecchiare e innovare senza mai cancellare le nostre gloriose tradizioni”, ha esultato l’Assessora alla Cultura Marta Ugolini. Leggete il nostro articolo per scoprire tutti gli incredibili numeri di questa edizione da record, e non fatevi scappare il nostro consiglio di lettura dedicato al genio di William Shakespeare! 👇

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il pubblico al teatro romano di verona

Verona – Ci sono sfide culturali che sulla carta appaiono quasi impossibili: prendere un’istituzione storica, intoccabile e radicata come il Festival Shakespeariano più antico d’Italia, e provare a svecchiarla, rivoluzionarla e aprirla alle nuove generazioni senza snaturarne la gloriosa identità. Oggi, a bocce ferme, si può dire con assoluta certezza che quella scommessa è stata vinta su tutta la linea. Si chiude infatti con la cifra record di ben 64.034 presenze effettive la 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese. Sotto la nuova e coraggiosa direzione artistica di Fabrizio Arcuri, il Festival ha scelto di confrontarsi apertamente con una pluralità inedita di linguaggi contemporanei, artisti internazionali e pubblici eterogenei, uscendo dai perimetri classici per ampliare la propria presenza fisica in tutta la città. I numeri snocciolati dall’organizzazione parlano da soli e non ammettono repliche: le 64.034 presenze complessive segnano una crescita formidabile del +28,07% rispetto alle circa 50.000 registrate mediamente negli anni precedenti. Un risultato clamoroso che testimonia in modo incontrovertibile la capacità dell’Estate Teatrale Veronese di coinvolgere nuovi spettatori (soprattutto i giovanissimi) e di costruire, attorno al proprio inossidabile nucleo storico legato al mito di Shakespeare, una proposta culturale aperta e dal respiro sempre più europeo.

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Dal Teatro Romano alle piazze: i numeri di un trionfo

La crescita vertiginosa del pubblico si è accompagnata, per la prima volta, a una presenza capillare dello spettacolo dal vivo in tutta la città.
I suoi quartieri storici, le piazze e le persone che li abitano sono diventati parte integrante di una mastodontica macchina organizzativa che ha raccolto complessivamente ben 211 eventi distribuiti in 22 diversi luoghi di Verona. Il magnifico Teatro Romano è rimasto, ovviamente, il cuore pulsante del Festival. Qui si sono alternate 38 serate di programmazione che hanno registrato una media altissima di circa 900 presenze a sera. Ma è sulla danza internazionale (una delle sfide più audaci di questa edizione) che si è registrato il botto: 16 spettacoli mozzafiato (con compagnie come i celebri MOMIX e Peeping Tom) che hanno polverizzato i botteghini con una media di circa 1.000 spettatori a sera. Il Teatro Romano ha inoltre ospitato mostri sacri del teatro e del cinema italiano, da Toni Servillo (in Padre Cicogna con Nicola Piovani) a Lella Costa, fino ad arrivare a Massimo Cacciari e al mattatore Filippo Timi. Anche la ricchissima programmazione musicale ha confermato questo dirompente andamento positivo, registrando il tutto esaurito (sold-out) per le acclamatissime serate di artisti del calibro di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Coez. Ma la vera novità è stata l’invasione urbana: il Festival ha portato il teatro letteralmente in strada. In Piazza Bra, con la rassegna Costellazioni, le arti performative hanno incontrato lo spazio pubblico sfidando i passanti, mentre al Teatro Camploy ha trovato casa il progetto under-35 “Giovani agitatori di lance crescono”, che ha raccolto 800 presenze giovanili in 11 appuntamenti dedicati alle nuove drammaturgie.

L’orgoglio dell’Assessora Ugolini e del Direttore Arcuri

Il successo di questa formula ibrida tra tradizione e modernità ha entusiasmato l’amministrazione comunale veronese, che aveva fortemente scommesso sul nuovo corso.
“È stata una stagione entusiasmante, che ha superato ogni nostra aspettativa e dimostra che si può innovare senza perdere mai la propria identità”, ha dichiarato con soddisfazione Marta Ugolini, Assessora alla Cultura del Comune di Verona. “Quando abbiamo affidato a Fabrizio Arcuri la direzione artistica sapevamo di chiedergli una cosa non semplice: innovare profondamente l’Estate Teatrale Veronese, aprirla a una dimensione internazionale e conquistare nuovi pubblici, senza però perdere ciò che rende unico questo Festival, a partire dalla sua matrice shakespeariana. Oggi possiamo dire che quella scommessa è stata vinta in pieno. Non solo perché le presenze sono cresciute del 28%, ma perché sono arrivati tantissimi giovani e turisti da fuori Verona. E lo spettacolo ha saputo uscire coraggiosamente dal Teatro Romano per incontrare le persone nelle piazze. Adesso guardiamo avanti con una consapevolezza in più: a Verona si può fare. Si può avere il coraggio di cambiare senza cancellare la propria identità, aprendosi al mondo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Direttore Artistico, l’instancabile Fabrizio Arcuri: “Il bilancio è stato molto positivo, soprattutto perché questa edizione ha rappresentato l’avvio di un nuovo percorso curatoriale. Ho lavorato sull’identità di un festival con una storia straordinaria, cercando non semplicemente di conservarne l’eredità in modo passivo, ma di rimetterla prepotentemente in dialogo con il presente, tra tradizione, ricerca e attenzione per le nuove generazioni”. Un successo confermato, infine, anche dai numeri del mondo digitale: nel solo 2026 i canali del Festival hanno generato circa 3,6 milioni di visualizzazioni complessive, con la community di Instagram che è letteralmente raddoppiata (+122%) in un solo anno, intercettando migliaia di giovanissimi. Sipario chiuso, ma si pensa già al futuro.

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A Roma rivive Bellezza Orsini, la “strega” torturata nel 1528: il teatro contro la violenza sulle donne

La caccia alle streghe non è mai finita, ha solo cambiato nome. Dal 15 al 18 ottobre, lo storico Teatro Le Maschere di Roma ospiterà “Bellezza Orsini”, uno spettacolo teatrale crudo ed emozionante che ricostruisce il processo farsa del 1528 contro un’incolpevole curatrice di Fiano Romano. La “strega” Bellezza fu brutalmente torturata dall’Inquisizione solo perché conosceva il potere curativo delle erbe. Lo spettacolo, basato sui diari autografi scritti dalla donna in prigione, aprirà l’edizione 2026 di “Amori Rubati”, l’importante rassegna promossa da Roma Capitale e dedicata alla lotta contro il femminicidio e la violenza di genere. Perché le donne perseguitate di ieri, purtroppo, somigliano troppo a quelle di oggi. Leggete tutti i dettagli, gli orari e la straordinaria storia vera nel nostro articolo, e scoprite il nostro consiglio di lettura per approfondire i processi dell’Inquisizione medievale! 👇

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BELLEZZA ORSINI

Roma – C’è un filo rosso, intriso di sangue e di ingiustizie, che lega il tragico e oscuro passato dell’Europa al presente: è il filo della violenza sistematica contro le donne, perpetrata nei secoli dal potere costituito contro qualsiasi forma di femminilità ritenuta non conforme, troppo indipendente o semplicemente scomoda. Per comprendere le radici profonde del femminicidio e della prevaricazione di genere moderna, bisogna avere il coraggio di guardare in faccia i fantasmi della nostra storia. È con questo nobilissimo e potente intento culturale che la Capitale si prepara ad accogliere uno degli eventi teatrali più intensi dell’anno. Dal 15 al 18 ottobre 2026, lo storico palco del Teatro Le Maschere di Roma ospiterà l’emozionante spettacolo “Bellezza Orsini”. L’opera, magistralmente interpretata dalla talentuosa attrice Maria Cristina Gionta (con l’ideazione e la ferma regia di Adriano Evangelisti e le musiche e i suoni eseguiti rigorosamente dal vivo da Emiliano Ottaviani), avrà l’onore e l’onere di aprire ufficialmente l’edizione 2026 di Amori Rubati, l’apprezzatissimo progetto culturale dedicato all’urgente tema della violenza di genere, sapientemente curato e diretto da Federica Di Martino. Lo spettacolo affonda le sue radici narrative in una spaventosa storia vera: la drammatica e ingiusta vicenda processuale di Bellezza Orsini, una donna brutalmente accusata di stregoneria, processata senza pietà e torturata nella cupa Rocca di Fiano Romano nel lontano 1528.

[LA VERA STORIA DELLA CACCIA ALLE STREGHE]
Siete appassionati di storia medievale e volete scoprire i segreti inquietanti dei processi dell’Inquisizione contro le guaritrici? CLICCA QUI per acquistare comodamente su Amazon i migliori saggi e l’imperdibile libro “Bellezza Orsini. La costruzione di una strega” di Michele Di Sivo!

Il quaderno di Bellezza: erbe, torture e la fabbrica del sospetto

La drammaturgia dello spettacolo è liberamente ma rigorosamente tratta dal fondamentale libro storico “Bellezza Orsini. La costruzione di una strega” dello studioso Michele Di Sivo, il quale ha pazientemente ricostruito l’incredibile processo scartabellando le delicate fonti d’epoca miracolosamente conservate presso l’Archivio di Stato di Roma.
Nata tra il 1475 e il 1480, figlia naturale di Pietro Angelo Orsini e umile serva della potentissima casata degli Orsini, la sfortunata Bellezza finisce fatalmente nelle spietate carte del processo per un “crimine” molto comune all’epoca: la sua fama legata alle pratiche guaritrici e alla conoscenza profonda delle erbe officinali. Quelle che oggi chiameremmo semplicemente antiche cure naturali, venivano all’epoca etichettate oscurantisticamente come diabolici “malefici”. Durante i durissimi interrogatori, Bellezza cerca disperatamente e coraggiosamente di difendere il proprio prezioso sapere, le proprie radici e le proprie pratiche di cura, ma la crudele morsa della tortura fisica e psicologica la condurrà inevitabilmente verso una falsa confessione, in un processo farsa che si concluderà con un prevedibile e tragico epilogo di morte. Il vero tesoro giunto fino a noi tra le fredde carte giudiziarie è però il quaderno autografo di Bellezza, scritto faticosamente di suo pugno durante i gelidi e interminabili giorni della prigionia. Il documento (che contiene il toccante racconto della sua vita e la confessione estorta) è considerato dall’Archivio di Stato di Roma una vera e propria rarità storica: uno dei pochissimi documenti scritti direttamente da un’accusata di stregoneria. A partire da queste preziose fonti, il regista Adriano Evangelisti costruisce una riscrittura teatrale viscerale: la regia non cerca inutilmente di stabilire se Bellezza fosse o meno una fantomatica “strega”, ma porta in scena i frammenti pulsanti della sua esistenza, mettendo al centro della rappresentazione il rapporto conflittuale tra conoscenza indipendente e dubbio del potere maschile. La dimensione linguistica scelta per la messinscena è straordinaria: la vicenda viene narrata in scena utilizzando l’aspro e affascinante dialetto sabino medievale.

“Amori Rubati”: il teatro come denuncia sociale

La dolorosa e antichissima persecuzione di Bellezza Orsini è la metafora perfetta per inaugurare il progetto Amori Rubati 2026.
Diretto con passione da Federica Di Martino, questo ambizioso contenitore culturale (promosso ufficialmente da Roma Capitale in stretta collaborazione con Zètema Progetto Cultura) dal 2021 intreccia in modo intelligente formazione accademica, incontri dibattito e spettacoli teatrali di altissimo livello sul delicato tema della violenza di genere, riuscendo a coinvolgere attivamente una vasta rete di artisti, autori, istituzioni e associazioni del territorio. Le antiche conoscenze legate alle erbe diventano così il simbolo di un sistema di potere accusatorio e patriarcale nel quale ciò che una donna sa fare in autonomia viene immediatamente trasformato in sospetto da reprimere con la forza. In strettissima collaborazione con il Teatro di Documenti, il progetto Amori Rubati culminerà il proprio percorso educativo nella calda settimana di novembre (quella tradizionalmente dedicata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne), proponendo spettacoli preceduti da incontri formativi aperti al pubblico con avvocate, attiviste, scrittrici e giornaliste in prima linea. L’apertura autunnale a ottobre con lo spettacolo di Bellezza Orsini dà dunque il via ufficiale a una profonda riflessione sociologica su una femminilità non conforme e, per questo motivo, ingiustamente perseguitata, un fil rouge che costituirà il vero e proprio cardine portante dell’intera rassegna. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Le Maschere (Via Aurelio Saliceti 1/3) il 15, 16 e 17 ottobre alle ore 20:00, e domenica 18 ottobre alle ore 17:00. Un appuntamento imperdibile per chi crede che la memoria storica sia l’unica vera arma di cui disponiamo per sconfiggere i mostri del presente.

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Università, il Generale Luigi Del Vecchio nominato docente alla Federiciana: dalla lotta alla mafia ai romanzi thriller

Dalla lotta serrata contro la mafia in trincea, fino alla cattedra universitaria! Una nuova, prestigiosa nomina arricchisce lo straordinario percorso umano e professionale del Generale della Guardia di Finanza in congedo Luigi Del Vecchio. L’alto ufficiale (che per 40 anni ha ricoperto incarichi operativi di vertice anche all’interno della Direzione Investigativa Antimafia) è stato ufficialmente nominato docente del Dipartimento di Politica Economica della Federiciana Università Popolare di Roma, per volere del Rettore Giraldi. Un riconoscimento strameritato per un uomo che, smessa la divisa, si è trasformato in un intellettuale a tutto tondo: non solo è diventato un apprezzatissimo scrittore di romanzi thriller, ma si è distinto per grandi iniziative sociali, come la registrazione gratuita degli audiolibri dei suoi testi per i non vedenti pugliesi. “Mettere la mia esperienza al servizio dei giovani è un orgoglio che affronterò con entusiasmo”, ha dichiarato il neo-docente. Leggete l’articolo per ripercorrere l’incredibile carriera del Generale, e cliccate sul nostro consiglio d’acquisto per godervi il suo bellissimo romanzo giallo ambientato in Puglia! 👇

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Luigi Del Vecchio

Roma – Esistono carriere professionali e umane che non si esauriscono con il raggiungimento della meritata pensione o con il congedo dal servizio attivo, ma che, al contrario, trovano nuove e inaspettate forme per continuare a mettersi al servizio della collettività. Trasferire il proprio sterminato bagaglio di conoscenze, maturato letteralmente sul campo in decenni di sfide, alle nuove generazioni di studenti è senza dubbio uno dei compiti più nobili che un uomo dello Stato possa assumersi. È esattamente quello che sta accadendo a Roma, dove un nuovo e prestigioso incarico accademico va ad arricchire in modo significativo il già formidabile percorso professionale, istituzionale e culturale del Generale Luigi Del Vecchio. L’alto ufficiale è stato infatti ufficialmente nominato docente di spicco all’interno del Dipartimento di Politica Economica della rinomata Federiciana Università Popolare di Roma. La prestigiosa nomina è stata conferita direttamente con un decreto firmato dal Rettore dell’ateneo, il Professor Salvatore Maria Mattia Giraldi, che ha fortemente voluto chiamare Del Vecchio a far parte integrante del corpo docente. L’Ateneo capitolino, da sempre, è un’istituzione profondamente impegnata nella diffusione capillare del sapere multidisciplinare e nella promozione attiva della formazione permanente (il cosiddetto lifelong learning), offrendo ai propri iscritti numerosi dipartimenti e percorsi accademici di altissima specializzazione. Per il Generale Del Vecchio si tratta di un riconoscimento di primissimo piano, che rappresenta tuttavia la naturale e logica prosecuzione di un percorso umano costruito giorno dopo giorno nel corso di una lunga, faticosa e onorata carriera al servizio dello Stato italiano.

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Quarant’anni in trincea: dalla Guardia di Finanza alla DIA

Prima di salire in cattedra per spiegare i complessi meccanismi della politica economica moderna, Luigi Del Vecchio ha vissuto una vita in prima linea.
Generale di Brigata della Guardia di Finanza in congedo, vanta un curriculum accademico di altissimo profilo, essendo laureato sia in Giurisprudenza che in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria. Ma è sul campo che ha fatto la differenza: per ben quarant’anni ininterrotti, Del Vecchio ha ricoperto incarichi di comando, di vertice e investigativi di primissimo piano. Ha operato con coraggio e determinazione in territori italiani caratterizzati da un’altissima e pericolosa densità criminale, prestando un lungo e delicato servizio anche presso la DIA (la Direzione Investigativa Antimafia), l’organo investigativo per eccellenza nella lotta contro i grandi sodalizi criminali e mafiosi. Ma un uomo di tale spessore non poteva certo fermarsi qui. Accanto all’intensa e rischiosa attività professionale e investigativa, negli ultimi anni ha sviluppato e coltivato un profondo percorso culturale e artistico che lo ha portato ad affermarsi, con grande sorpresa di critica e pubblico, anche come apprezzatissimo scrittore di genere. I suoi due romanzi thriller, intitolati “Ostuni. Un’insospettabile presenza” e il successivo “Ostuni. Non mi cercare più…” (entrambi pubblicati con successo da Viola Editrice), hanno ottenuto importanti riconoscimenti letterari e hanno dato vita a un lungo tour nazionale di presentazioni che continua tuttora a toccare con successo festival, rassegne culturali e salotti letterari in numerosissime città italiane.

L’impegno nel sociale, gli audiolibri e le parole del Generale

L’energia del neo-docente sembra davvero inesauribile. Negli ultimi mesi, Del Vecchio è stato inoltre ospite richiestissimo di svariate trasmissioni televisive e radiofoniche sia nazionali che regionali.
Ma ciò che colpisce di più è il suo grande cuore: all’attività letteraria ha infatti affiancato un costante impegno teatrale e innumerevoli iniziative sociali di grandissimo spessore etico. Tra queste spicca, per nobiltà d’animo, la sua scelta di registrare personalmente in studio gli audiolibri delle proprie opere letterarie, destinandoli poi in dono ai cittadini ciechi e agli ipovedenti della Regione Puglia. «Accolgo questo nuovo incarico universitario con immensa gratitudine e con un profondo senso di responsabilità», ha dichiarato un visibilmente emozionato Luigi Del Vecchio a margine della nomina. «Credo profondamente, e lo dimostro ogni giorno, nel valore inestimabile della formazione permanente e nella diffusione del sapere come strumenti fondamentali di crescita non solo personale, ma collettiva. Poter mettere la mia esperienza professionale, istituzionale e culturale al servizio degli studenti della Federiciana Università Popolare di Roma rappresenta per me un incredibile motivo di orgoglio e, al tempo stesso, un impegno severo che affronterò con il massimo dell’entusiasmo e della dedizione». Vale infine la pena ricordare che questa nomina alla Federiciana si inserisce in un percorso culturale già ampiamente consolidato per l’ufficiale: Luigi Del Vecchio è infatti già autorevolmente impegnato quale Accademico Ordinario dell’Accademia Tiberina di Roma (all’interno del Dipartimento Letteratura), una storica e prestigiosissima istituzione culturale fondata addirittura nel lontano 1813. Un itinerario umano, insomma, che negli ultimi anni ha saputo affiancare alla durissima e formale esperienza istituzionale antimafia un’intensa, passionale e instancabile attività di divulgazione, formazione e promozione della cultura a trecentosessanta gradi, contribuendo fattivamente a rafforzarne il ruolo di intellettuale nel panorama culturale della nostra Nazione.

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