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Cronaca

A 74 anni si innamora online di un famoso cantante rock: sventata maxi truffa romantica

La crudeltà e la pericolosità delle truffe romantiche sul web non hanno purtroppo fine. Una ignara e fragile donna di 74 anni, residente in provincia di Piacenza, si era perdutamente innamorata in chat di uno spietato truffatore informatico che si fingeva il famoso cantante del suo gruppo rock preferito. Plagiata psicologicamente dal finto corteggiatore, l’anziana si era presentata in banca per versargli 8.500 euro. Fondamentale l’intuizione della direttrice della filiale, che ha bloccato tutto chiamando il 112. I Carabinieri intervenuti hanno preso in mano la chat, scritto in inglese al truffatore e preteso una videochiamata smascherando così il clamoroso raggiro👇

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Donna anziana truffata

Piacenza – Il vastissimo, insidioso e apparentemente innocuo mare del web nasconde purtroppo, molto spesso e silenziosamente, trappole emotive mortali, orchestrate ad arte e crudelmente studiate a tavolino da spietati e cinici criminali informatici senza il benché minimo scrupolo morale. A finire recentemente, rovinosamente e inconsapevolmente nella fittissima e velenosa rete della cosiddetta e tristemente nota “truffa romantica” (conosciuta in ambito tecnico e internazionale con il termine di catfishing) è stata questa volta un’ignara, sola e fragile donna di 74 anni, cittadina residente nella tranquilla provincia di Piacenza. La signora, spinta unicamente dalla solitudine e dal naturale, umano e profondo bisogno di affetto e compagnia, era incappata fatalmente in rete in un sedicente, misterioso e affascinante individuo che, mentendo spudoratamente e abilmente sulla propria vera identità, si spacciava furbescamente per il famosissimo, ricco e acclamato cantante e frontman di un noto e storico gruppo rock internazionale. Abbindolata psicologicamente, plagiata emotivamente dalle attenzioni quotidiane e letteralmente innamorata di questa figura virtuale irraggiungibile, la povera e anziana pensionata aveva fatalmente intrecciato con lui una fitta, passionale e intensa relazione sentimentale, puramente platonica e virtuale. Una trappola psicologica diabolica, lenta e inesorabile, sfociata inevitabilmente nella consueta e bieca richiesta di ingenti aiuti economici e finanziari da parte del falso e approfittatore artista. Soltanto il tempestivo, intelligente e provvidenziale intervento congiunto del personale bancario e dei militari dell’Arma ha fortunatamente impedito alla donna di dilapidare rovinosamente e irreparabilmente i preziosi risparmi accumulati in una vita intera di duri e onesti sacrifici lavorativi.

Il finto flirt con la rockstar e il max bonifico bancario sospetto

La complessa, dolorosa e tristissima vicenda di manipolazione affettiva ha raggiunto il suo drammatico climax e il suo punto di rottura decisivo durante il caldo e frenetico pomeriggio di ieri, all’interno dei sicuri e controllati uffici di un noto istituto di credito piacentino.
La settantaquattrenne, completamente e ciecamente obnubilata dalle pressanti richieste di denaro e dalle false e suadenti promesse d’amore ricevute costantemente in chat dal finto cantante rock, si era infatti recata fisicamente, fiduciosa e determinata presso la propria filiale bancaria di fiducia, situata nel cuore nevralgico della città in viale Dante Alighieri. Il suo scopo, apparentemente normale ma in realtà dettato dalla subdola coercizione psicologica subita, era quello di effettuare urgentemente e senza fare troppe domande un pesantissimo e corposo bonifico bancario internazionale del valore di ben 8.500 euro, destinato ovviamente e direttamente alle oscure e irrintracciabili coordinate bancarie fornite dal truffatore. Fortunatamente per la vittima, il solerte, attentissimo e scrupoloso personale addetto agli sportelli della filiale, guidato dall’occhio clinico e vigile della direttrice, ha immediatamente subodorato la grossa truffa in atto. La particolarissima e ingente richiesta economica, infatti, aveva giustamente e istantaneamente suscitato i fondatissimi sospetti e l’allarme generale del personale direttivo, che era già pienamente e storicamente a conoscenza di alcuni pregressi e preoccupanti episodi anomali nei quali la medesima, anziana e fragile cliente era stata precedentemente e gravemente esposta a possibili raggiri online, tentando incautamente di far partire altri inspiegabili e sostanziosi bonifici da 10.000 euro diretti verso l’estero. Avendo compreso la gravità e l’imminenza del pericolo finanziario, la coraggiosa direttrice ha temporeggiato furbescamente con le scartoffie, facendo partire tempestivamente la provvidenziale e silenziosa chiamata d’emergenza al 112 per richiedere l’invio urgente di una pattuglia in borghese.

L’intervento dei Carabinieri e il racconto straziante della donna

L’arrivo tempestivo, discreto e rassicurante sul posto dei militari appartenenti al Nucleo Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Piacenza ha di fatto segnato la fine immediata dell’incubo psicologico ed economico vissuto segretamente dalla donna.
Al loro rapido arrivo in filiale, i formidabili militari in divisa hanno immediatamente e delicatamente approcciato la signora. Inizialmente e comprensibilmente molto restia, ritrosa, visibilmente imbarazzata e profondamente spaventata all’idea di dover raccontare pubblicamente quanto stava intimamente vivendo nella sua sfera privata, la donna è stata ascoltata con immenso rispetto umano. Solamente grazie al dialogo paziente, empatico, dolcissimo e rassicurante abilmente instaurato dai Carabinieri, l’anziana ha progressivamente, faticosamente e coraggiosamente aperto il suo cuore, ricostruendo passo dopo passo la genesi e lo sviluppo dei contatti avuti in rete con il malvivente. Cercando innocentemente e banalmente informazioni online sul suo gruppo musicale preferito, la donna aveva inavvertitamente e fatalmente raggiunto dei falsi recapiti web che riteneva ingenuamente, in assoluta e cieca buona fede, riconducibili al management ufficiale e certificato della band rock. Successivamente, era entrata tragicamente e direttamente in contatto con l’interlocutore truffaldino che, con grande faccia tosta, si presentava falsamente come l’affascinante e ricco cantante del gruppo. Le lunghe, fitte e dolci conversazioni romantiche avvenivano costantemente e quotidianamente in lingua inglese, veicolate furtivamente attraverso una nota e diffusissima applicazione di messaggistica istantanea. Nel corso di questi estenuanti e continui scambi di chat, la donna aveva maturato un fortissimo, reale e profondo coinvolgimento sentimentale ed emotivo nei confronti del presunto e misterioso artista, arrivando pericolosamente e incautamente a condividere con lo sconosciuto tantissime informazioni strettamente personali e, in ultima e tragica istanza, a considerare del tutto legittime, vere e attendibili le sue assurde e pressanti richieste di aiuti di denaro.

La genialità del militare e il crollo psicologico del truffatore

A risolvere brillantemente, magistralmente e definitivamente l’intricata empasse emotiva ci ha pensato, con grande intuito e genialità investigativa, uno dei carabinieri intervenuti operativamente all’interno della banca.
Il militare, potendo contare orgogliosamente su eccellenti, spiccate e moderne competenze informatiche personali, unite a una perfetta, fluida e insostituibile conoscenza scolastica della lingua inglese scritta, ha chiesto e ottenuto il pieno, totale e fiducioso consenso della povera donna per prendere in mano il suo telefono e poter interloquire direttamente e personalmente con l’ignoto contatto in chat, fingendosi abilmente lei. Il carabiniere ha quindi sfoderato un vero e proprio e chirurgico contropiede psicologico ai danni del criminale: scrivendo velocemente in perfetto inglese, ha intimato fermamente, duramente e seccamente all’interlocutore fittizio di dover effettuare subito e immediatamente una chiara videochiamata in diretta visiva (per mostrare il proprio volto reale), o in alternativa di dover fornire istantaneamente delle prove concrete, inconfutabili e inoppugnabili della propria tanto millantata e blasonata identità pubblica, ponendo tutto questo come condizione assoluta, insindacabile e imprescindibile prima di poter anche solo pensare di autorizzare in banca qualsiasi forma di pagamento elettronico. Di fronte a queste improvvise, serrate, inaspettate e stringenti richieste investigative, lo spietato truffatore ha gettato immediatamente e vigliaccamente la maschera, andando totalmente nel panico. Sentendosi braccato, l’interlocutore ha meschinamente e goffamente assunto un atteggiamento patetico e vittimistico, insistendo in maniera stucchevole sul presunto e sacro legame sentimentale che li univa. Vistosi alle strette e capendo di aver perso il bottino, ha inoltre sollecitato disperatamente, rabbiosamente e inutilmente la donna in chat a non raccontare assolutamente a nessun altro quanto stava accadendo e a fuggire immediatamente e precipitosamente dalla banca per fare il bonifico altrove, pur essendo ormai pienamente e rassegnatamente a conoscenza della presenza fisica delle forze dell’ordine sul posto. Compresa finalmente, brutalmente ma definitivamente la crudele entità della truffa subita, la vittima si è liberatoriamente e amaramente commossa, crollando in un pianto dirotto. Ha ringraziato di vero cuore e tra le lacrime i carabinieri piacentini per la disponibilità, l’enorme professionalità e l’immensa delicatezza umana dimostrata nei suoi confronti, riservandosi legalmente il diritto di sporgere regolare e formale denuncia contro ignoti per l’efferato tentato raggiro.

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Cronaca

Sbranata dal lupo a pochi metri da casa: l’eroico sacrificio della cagnolina Lilli

La furia dei lupi non risparmia gli animali domestici e arriva direttamente fin sotto i porticati di casa! Un dramma orribile e straziante si è consumato nel Piacentino, dove la dolce e anziana cagnolina meticcia Lilli (13 anni) è stata brutalmente e mortalmente sbranata da un grosso lupo a poche decine di metri dall’abitazione. Stando alla dinamica, la fedele cagnolina è stata sbranata per aver difeso eroicamente il suo cucciolo dall’attacco del predatore. I resti sono stati trovati il giorno dopo in un campo. Il padrone Giampiero Cremonesi lancia il doloroso e duro allarme ai residenti: “Non lasciate più i vostri cani fuori la notte, ormai è diventato letale”👇

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Lupo

Piacenza – Il buio silenzioso, rassicurante e apparentemente pacifico della tranquilla e quieta campagna piacentina si è improvvisamente, tragicamente e violentemente trasformato in uno scenario da brividi, macchiandosi purtroppo del sangue innocente di un fedelissimo e amato animale domestico. Il delicato, antico e sempre più discusso e problematico equilibrio di coesistenza tra la presenza massiccia e invadente della fauna selvatica (in costante e rapida espansione territoriale) e le sicure abitazioni umane è stato drammaticamente, brutalmente e mortalmente spezzato nelle scorse ore notturne. A farne le tristi, orribili e fatali spese è stata la povera, dolce e sfortunata Lilli, una docile, affettuosa e tranquillissima cagnolina meticcia di mezza taglia, amorevolmente accudita da ben 13 lunghissimi anni dalla sua famiglia umana. La povera bestiola è stata spietatamente, selvaggiamente e fisicamente attaccata, sbranata e uccisa da un grosso e affamato esemplare di lupo. Un attacco predatorio fulmineo, letale e spaventosamente audace, che si è tragicamente consumato nel cuore della tarda serata e, fatto ancora più agghiacciante e preoccupante per la sicurezza locale, a pochissime e misere decine di metri di distanza dal sicuro cortile recintato di un’abitazione privata. Il luogo esatto in cui la dolce cagnolina di casa era solita, da anni, acciambellarsi e riposare placidamente e beatamente (al riparo sicuro e rassicurante sotto le travi del grande porticato familiare) insieme al suo piccolo, vivace e inseparabile cucciolo di casa. E proprio in questo dettaglio straziante, stando alla tristissima, dolorosa e lucida ricostruzione dei fatti fornita dai disperati proprietari, risiede il cuore immensamente tragico ma straordinariamente eroico dell’intera e macabra vicenda: la coraggiosa Lilli, spinta dal primordiale e immenso istinto materno, sarebbe stata mortalmente attaccata e sopraffatta dal grosso predatore proprio nel disperato, nobile ed eroico estremo tentativo fisico di fare da scudo e difendere coraggiosamente la vita del suo cucciolo indifeso.

Il dramma notturno: l’attacco sotto al portico di casa

La drammatica, confusa e terrorizzante dinamica di questo letale blitz predatorio si è consumata faticosamente e velocemente nel buio più totale, interrompendo bruscamente il sonno tranquillo e il riposo dei padroni di casa.
«Era passata da poco e tranquillamente la serata, mancava poco prima dello scoccare della mezzanotte, quando l’ho improvvisamente, fortemente e chiaramente sentita abbaiare a squarciagola verso il buio, e con lei abbaiava disperatamente anche il suo cucciolo terrorizzato», racconta faticosamente, amaramente e con la voce ancora rotta dalla tristezza e dall’emozione Giampiero Cremonesi. L’uomo, che nella vita di tutti i giorni è un laborioso e conosciuto imprenditore agricolo locale, oltre a essere da tempo un volto noto, stimato e rispettato della politica amministrativa locale, ha immediatamente percepito il grave pericolo incombente sulla sua proprietà. «Allarmato da quei rumori, sono uscito velocemente e coraggiosamente fuori in cortile a controllare la situazione con una torcia. Mentre il cagnolino più piccolo era rintanato e ancora miracolosamente nascosto sotto al portico, visibilmente e profondamente spaventato a morte da quanto accaduto, nel buio mi era inizialmente e ingannevolmente sembrato di intravedere l’amata Lilli al sicuro, rannicchiata come sempre nella sua grande cuccia. Invece, avvicinandomi, mi sono purtroppo accorto che non c’era più nessuna traccia di lei». Il predatore, sfruttando l’oscurità e la forza fisica nettamente superiore, aveva già letalmente azzannato l’anziana meticcia portandosela via come facile preda.

Il macabro ritrovamento e l’allarme lupi nel Piacentino

La disperata, triste e concitata ricerca notturna e mattutina della fedele compagna a quattro zampe si è purtroppo, inevitabilmente e tragicamente conclusa nel peggiore, straziante e macabro dei modi possibili, confermando in toto i peggiori e cupi sospetti dell’imprenditore.
I poveri, straziati e irriconoscibili resti fisici della sfortunata cagnolina Lilli sono stati pietosamente e orribilmente ritrovati il giorno seguente, abbandonati all’aperto in un vasto campo agricolo situato molto vicino e a ridosso della casa padronale. Evidentemente, il possente lupo l’ha brutalmente e fisicamente trascinata di peso in quel luogo isolato dopo l’attacco per potersene cibare indisturbato lontano dalla luce dell’abitazione. Questo cruento, triste ed esecrabile episodio, purtroppo, non rappresenta affatto un banale, sfortunato e isolato caso statistico all’interno del vastissimo e agricolo territorio piacentino. In quella specifica, verdeggiante e popolosa zona geografica della provincia (esattamente situata a stretto ridosso dell’alveo del torrente Chiavenna e del vicino torrente Riglio), la presenza inquietante, solitaria e ravvicinata di un grosso lupo adulto è stata inequivocabilmente segnalata, fotografata e vista a occhio nudo da diversi e spaventati residenti anche pochissimi giorni fa, incredibilmente a metà e in piena mattinata soleggiata. I preoccupanti avvistamenti si moltiplicano a macchia d’olio: ben tre grossi esemplari in branco sono stati invece recentemente e limpidamente avvistati dalla parte territorialmente opposta del torrente Riglio, nei pressi della piccola frazione di Muradolo. E a pochissimi chilometri di distanza da lì, nella zona rurale di Saliceto di Cadeo, proprio nei giorni scorsi si è registrato l’ennesimo attacco predatore letale: è stato infatti brutalmente sbranato a morte un docile muflone, tenuto regolarmente, legalmente e tranquillamente all’esterno di una grande cascina privata provvista di recinzione. Gira insistentemente la voce, inoltre, che un altro sfortunato cane di proprietà sarebbe stato pesantemente e gravemente aggredito nei giorni scorsi nella medesima area, riuscendo miracolosamente a salvarsi.

L’appello di Cremonesi: “Proteggete gli animali, tenerli fuori è letale”

La dolorosissima, ingiusta e cruenta perdita della fedele Lilli (che ha eroicamente immolato la sua vita per salvare il cucciolo) si trasforma ora in un accorato, lucido e fortissimo grido di allarme rivolto all’intera comunità di residenti del territorio.
L’intento principale di Giampiero Cremonesi, seppur profondamente provato dal lutto familiare, non è banalmente quello di generare allarmismo cieco o fobie irrazionali contro i predatori selvatici, ma quello di diffondere una massiccia, reale e doverosa prevenzione logistica tra i concittadini. «Ho deciso apertamente e coraggiosamente di trovare la forza per raccontare pubblicamente e dettagliatamente ai media quanto mi è tristemente accaduto, per un solo e unico motivo: invitare caldamente e sollecitare tutti i proprietari di piccoli e grandi animali domestici a proteggerli fisicamente e logisticamente per quanto umanamente e strutturalmente possibile», conclude tristemente Cremonesi lanciando il suo duro e paterno avvertimento. «Purtroppo, alla luce della sempre più pressante, invadente e affamata presenza dei lupi a ridosso delle nostre sicure case, ostinarsi a lasciarli incustoditi a dormire all’esterno, anche sotto i portici e nei giardini privati, può essere oggettivamente, terribilmente e fatalmente pericoloso». Una nuova, amara e drammatica consapevolezza con cui chi abita nelle tranquille zone di campagna dovrà fare i conti ogni singola notte.

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Cronaca

Tragedia in Brasile: madre e figlia muoiono di cancro a dieci ore di distanza

Una tragedia familiare inimmaginabile che sta commuovendo il mondo intero. In Brasile, una madre e sua figlia (di soli 28 anni) sono morte di cancro a distanza di appena dieci ore l’una dall’altra in due ospedali diversi, annientando il povero padre rimasto improvvisamente solo. Cibele lottava contro un tumore alla ghiandola surrenale, la madre Maria (56 anni) contro uno al pancreas. Entrambe avevano espresso il forte desiderio di non dover mai assistere alla morte dell’altra: il destino crudele le ha esaudite. “Finché il vostro unico problema sono i soldi, siate grati”, aveva scritto la ragazza prima di morire👇

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Ospedale, corsia

Mogi Guaçu (Brasile) – Esistono storie umane e drammi familiari così profondi, incomprensibili e totalizzanti da sembrare scritti non dalla cruda realtà della vita quotidiana, ma dalla penna crudele e spietata di uno sceneggiatore. La commovente e straziante vicenda che sta rapidamente facendo il giro del mondo, scuotendo le coscienze del web e lasciando un’intera comunità letteralmente attonita e paralizzata dal dolore, arriva direttamente dal cuore pulsante del Sud America. Una normalissima e affiatata famiglia brasiliana è stata infatti completamente annientata e spazzata via da un destino atroce e ineluttabile: una giovane madre e la sua amatissima figlia sono tragicamente morte a causa di un brutto male a distanza di pochissime e interminabili ore l’una dall’altra, stroncate dai rispettivi tumori mentre si trovavano ricoverate in due ospedali differenti. Cibele Marchis, una brillante e giovane esperta di digital marketing di soli 28 anni, si è purtroppo spenta per sempre nella giornata di giovedì, intorno alle 16:00 (ora locale), all’interno di una stanza di un noto ospedale della città di Mogi Guaçu. La sua amata madre, Maria Elisabete Nogueira (conosciuta affettuosamente da tutti i parenti come “Bia”), di 56 anni, ignara della perdita immensa appena subita, è venuta a mancare nel cuore della notte di venerdì, intorno alle 2:00 del mattino, mentre si trovava profondamente sedata dalle cure palliative in un’altra struttura medica della stessa identica città. A raccontare i dettagli strazianti di questo doppio calvario sono stati i familiari superstiti, comprensibilmente devastati da un lutto incalcolabile.

Le due diagnosi spietate: una doppia battaglia in famiglia

La lunga, dolorosa e coraggiosa via crucis clinica e psicologica di questa sfortunata famiglia brasiliana era iniziata formalmente, come un fulmine a ciel sereno, nel corso del 2024.
Secondo quanto fedelmente e dolorosamente riferito dai familiari alla testata giornalistica locale G1, in quell’anno maledetto alla giovane Cibele era stato purtroppo diagnosticato un tumore estremamente raro, subdolo e particolarmente aggressivo che aveva avuto origine in silenzio nella ghiandola surrenale. Come se questo pesantissimo macigno non fosse già di per sé sufficiente a distruggere la serenità del nucleo familiare, circa un anno esatto dopo anche la madre Maria ha scoperto drammaticamente di essere malata. La donna si era rivolta fiduciosa al proprio medico di base per farsi curare quello che credeva ingenuamente essere un comunissimo e innocuo calcolo biliare, per poi scoprire invece la presenza infausta di un feroce tumore al pancreas in stato avanzato. Madre e figlia si sono ritrovate così a lottare spalla a spalla nelle stesse trincee ospedaliere. Cibele è stata sottoposta stoicamente a diversi e gravosi interventi chirurgici e a cicli infiniti e debilitanti di chemioterapia aggressiva. Nel freddo dicembre del 2025, i medici avevano già raggelato la famiglia comunicando che la ragazza era purtroppo in fin di vita a causa del sopraggiungere di gravi complicanze e infezioni debilitanti. Bárbara Rodrigues dos Santos, parente della vittima, ha ricordato con grande commozione come in quel periodo drammatico Maria avesse iniziato un disperato digiuno di preghiera durato 24 ore ininterrotte, implorando la grazia per la figlia. Una supplica che, temporaneamente, era stata ascoltata dai medici, permettendo alla giovane di rimettersi miracolosamente in piedi per qualche tempo, felice della vita e non curante delle vistose cicatrici o della sacca per la colostomia. Nel frattempo, però, la malattia della madre Bia procedeva inarrestabile e senza alcuna pietà clinica.

Il peggioramento e il dramma incolmabile di un padre solo

Il dolore lancinante e cronico di Maria era diventato così insopportabile, forte e diffuso nell’intero organismo da richiedere purtroppo e inevitabilmente la continua somministrazione ospedaliera di morfina pesante; la donna è stata così definitivamente e permanentemente ricoverata in clinica lo scorso 17 settembre.
In quello stesso e preciso frangente temporale, Cibele aveva cercato in tutti i modi di farsi coraggio ed era andata instancabilmente a trovare al capezzale la madre malata per consolarla e starle vicina. Tuttavia, circa una lunga e tragica settimana dopo quella visita, anche le precarie e fragili condizioni di salute clinica della giovane ventottenne sono improvvisamente e verticalmente peggiorate, rendendo assolutamente necessario e urgente un secondo e repentino ricovero ospedaliero. «Sono tornato a casa dal mio viaggio mercoledì e mia madre mi ha detto subito che la zia Bia non stava affatto bene», ha raccontato tra le lacrime ai microfoni della stampa locale Rowilson Leandro da Costa, amato nipote di Maria e cugino stretto di Cibele. «E quando ho ricevuto la tragica chiamata giovedì pomeriggio, tutti in famiglia si aspettavano logicamente che riguardasse l’imminente fine di mia zia, non certamente la morte improvvisa di Cibele». Rowilson ha poi raccontato il dolore indescrivibile vissuto per occuparsi della frettolosa organizzazione della veglia funebre per la cugina, per poi ricevere una seconda, letale telefonata al rientro a casa: anche la zia Maria aveva smesso di respirare. «Ho dovuto dare nuovamente e dolorosamente la notizia a mio zio, che in quel preciso momento stava già piangendo a dirotto la morte incolmabile dell’unica figlia, dicendogli brutalmente che anche sua moglie non c’era più». L’uomo ha perso in poche ore l’intera sua esistenza e famiglia. «Tornare a casa e non trovare più nessuno ad aspettarti… È triste, è insopportabilmente dura», ha ammesso il nipote distrutto.

L’ultimo desiderio esaudito dal destino e il messaggio social

Seppur all’interno di questo incalcolabile, oscuro e abissale abisso di dolore familiare senza alcun senso logico o pietà, un minuscolo e amarissimo barlume di consolazione poetica sembra essersi incredibilmente realizzato per volere esatto del destino superiore.
I familiari sopravvissuti alla tragedia hanno infatti riferito apertamente che sia la madre che la figlia avevano da tempo espresso il chiaro e profondo desiderio morale di non essere assolutamente mai informate della morte dell’altra, qualora una delle due fosse ancora in vita e in grado di comprendere. «Nessuna delle due donne voleva per nessun motivo al mondo vedere la fine dell’altra o sopravvivere a tale dolore», ha affermato sommessamente il cugino Rowilson. «Ne avevano parlato spessissimo in casa, a volte scherzando amaramente per esorcizzare la paura, altre volte invece in modo terribilmente serio, ed è purtroppo successo proprio e tragicamente in questo modo così doloroso. L’una non ha fortunatamente mai saputo per un solo istante della morte dell’altra. È davvero una coincidenza incredibile e potente». A marzo, in un periodo di forti cure, la giovane Cibele aveva condiviso sul proprio profilo social un commovente video che la ritraeva rassegnata in ospedale mentre le veniva somministrata l’ennesima flebo, scrivendo parole intrise di amara saggezza che oggi suonano come un inestimabile testamento umano: «Finché il tuo unico problema sono soltanto i soldi, sii sempre grato alla vita. Peggio, infinitamente peggio, è dover affrontare una malattia e qualcosa che nemmeno tutto il denaro del mondo può risolvere». Cibele e Maria sono state infine sepolte teneramente insieme, unite per l’eternità, nel corso di una toccante e partecipatissima cerimonia funebre congiunta, circondate dall’amore straziante di familiari, amici e di tutta la loro attonita comunità.

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Cronaca

Branco di lupi fa strage in un ovile del Mugello: “Adesso basta, ci hanno abbandonati”

La furia dei lupi fa scoppiare la disperazione tra gli allevatori del Mugello! L’ennesima e cruenta strage si è consumata a Borgo San Lorenzo, a due passi dalle case: un grosso branco ha violato un recinto chiuso e ha sbranato e sventrato due capre e una pecora. L’allevatore è disperato: “Erano la gioia dei bambini che venivano a portargli le carote, ora come glielo spiego? Oltre al danno la beffa: dovrò pagare io l’assurdo e salatissimo costo dello smaltimento delle carcasse di animali uccisi da bestie di cui lo Stato non si occupa. Ora basta”👇

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Lupi

Borgo San Lorenzo (Firenze) – Il disperato e inascoltato grido d’allarme, lanciato ciclicamente da intere generazioni di pastori, risuona ancora una volta a vuoto nelle maestose e verdi vallate toscane. Ormai da moltissimi anni, l’intero comparto degli storici e caparbi allevatori mugellani cerca invano di attirare l’attenzione delle massime autorità regionali e nazionali sull’aumento esponenziale, incontrollato e ormai insostenibile dei feroci e sanguinosi attacchi perpetrati dai branchi di lupi ai danni dei greggi e del bestiame allo stato brado. Un’escalation di predazioni chirurgiche e spietate che, fino a questo tragico e difficile momento storico, ha purtroppo prodotto un solo, grande e desolante esito concreto sul territorio: la progressiva, dolorosa e silenziosa scomparsa definitiva di quasi tutti i piccoli e medi allevamenti tradizionali di ovini della zona. Una vera e propria decimazione economica e culturale, di fronte alla quale sembrano ormai riuscire a resistere, e con immensa fatica finanziaria, soltanto le aziende agricole più grandi e maggiormente strutturate. Eppure, nonostante i potenti recinti elettrificati e i grandi cani da pastore maremmani posti a costante guardia delle greggi, la fauna selvatica affamata continua inesorabilmente a mietere le sue vittime innocenti, spingendosi sempre più pericolosamente a ridosso dei centri abitati.

La strage di Panicaglia: recinto violato e animali sbranati vicino alle case

L’ennesimo, cruento e straziante capitolo di questa vera e propria e silenziosa guerra quotidiana per la sopravvivenza agricola si è consumato nelle scorse ore nella tranquilla frazione di Panicaglia.
Stavolta, la sfortunata vittima sacrificale dell’ennesimo attacco predatore notturno è la piccola e accogliente azienda agricola di Fabrizio Bartolini, un onesto e instancabile coltivatore diretto e allevatore residente nel territorio comunale di Borgo San Lorenzo. Approfittando del favore del buio della notte scorsa, un grosso e spietato branco di lupi affamati è clamorosamente riuscito, con incredibile astuzia, a trovare un varco e a introdursi furtivamente all’interno del solido recinto metallico di pertinenza della fattoria, dove riposavano pacificamente due tenere capre tibetane e una piccola pecora. Le povere e indifese bestiole, purtroppo, chiuse nel recinto e senza alcuna possibilità concreta di fuga, hanno fatto una fine a dir poco orribile e brutale. La gelida mattina seguente, Bartolini e sua moglie, andati con amore al recinto come ogni alba per nutrire gli animali con fieno e granaglie, si sono trovati di fronte a una scena macabra e apocalittica: li hanno trovati tutti tragicamente sgozzati, brutalmente sventrati e smembrati sull’erba.

Il dramma per i bambini e la rabbia: “Un recinto a due passi da casa”

Oltre all’ingente e inevitabile danno puramente economico derivante dalla perdita diretta del bestiame, ciò che logora profondamente l’animo dell’allevatore è la sensazione di costante e assoluta vulnerabilità.
L’allevatore borghigiano è rimasto infatti comprensibilmente e profondamente turbato, amareggiato e spaventato dall’accaduto notturno. “Qui si sta parlando di un recinto situato estremamente vicino alle nostre case abitate, e già questo fatto di per sé è un elemento altamente allarmante e preoccupante per la nostra sicurezza”, ha dichiarato Bartolini alla stampa locale. “Inoltre, gli animali erano regolarmente all’interno di un solido recinto chiuso, quindi formalmente e teoricamente protetti secondo le severe regole di prevenzione, e non riesco davvero a capacitarmi e non capisco come i lupi siano riusciti fisicamente a forzarlo ed entrare”. Ma l’aspetto più lacerante e triste dell’intera e macabra vicenda riguarda l’impatto emotivo sulla comunità e sui più piccoli: “Io tenevo qui con amore queste due piccole caprette e la tenera pecora esclusivamente per la gioia dei tanti bambini che vengono spesso in visita didattica nella nostra azienda agricola. Era un’abitudine sana e bellissima ormai, quella di venire a salutare le caprette, accarezzarle e portar loro una semplice carota fresca o un biscotto. Ora io mi chiedo: come glielo spiego domani mattina ai bambini che le loro caprette non ci sono più perché sono state mangiate?”.

L’assurda beffa dello smaltimento carcasse e i precedenti danni

La disperazione e lo sconforto di Bartolini sono purtroppo e tristemente i sentimenti amari condivisi da un’intera, stanca e logorata categoria produttiva.
“Conosco e parlo quotidianamente con diversi pastori della vallata, e siamo davvero tutti molto, molto preoccupati per il futuro”, riprende amaramente l’agricoltore. “Anche questi piccoli animali che alleviamo con immensa fatica fisica ci servono letteralmente per arrivare faticosamente alla fine del mese, e occorre assolutamente che le istituzioni e tutti quanti facciano finalmente una riflessione seria e non ideologica sulla gestione di questi predatori”. Poi, oltre al danno economico e morale, arriva immancabilmente la cinica e assurda beffa burocratica italiana: le salate spese mediche veterinarie e i costi altissimi per il complesso e obbligatorio smaltimento sanitario delle carcasse degli animali brutalmente uccisi spetta per legge unicamente all’allevatore stesso. “Tutto questo è profondamente ingiusto, perché io non ho mai lasciato libere al pascolo incustodito la mia pecora e le mie due capre. Sono state barbaramente uccise all’interno del mio recinto privato da un lupo selvatico che, certamente, non è un animale di mia proprietà!”, sbotta giustamente Bartolini. E purtroppo, non è minimamente la prima volta che i lupi fanno gravissimi e irreparabili danni all’allevamento toscano: “Tempo fa avevo fuori al pascolo estivo due mucche gravide. Vennero circondate e spaventate a morte dai lupi e, per lo shock estremo e il terrore, hanno entrambe e tristemente abortito i loro vitellini. Anche questi sono danni indiretti ed enormi che i branchi causano costantemente ai nostri bilanci. Davvero, le istituzioni non possono più far finta di nulla, e non fare assolutamente nulla per difenderci”.

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