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A Spazio Rossellini nasce «2046: Lettere al futuro»: il grande teatro, la danza e la musica scrivono alle prossime generazioni con ATCL e Rai Radio 3

A Spazio Rossellini (Roma) tre serate evento il 19 e 26 ottobre e il 9 novembre: «2046: lettere al futuro» chiude il progetto T.I.R. di ATCL con i vertici di teatri, festival e musica (da Longhi a Macciardi e Capparelli) che scrivono ai colleghi di domani. I simposi, i tirocini per giovani under 35 e la trasmissione su Rai Radio 3: tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Spazio Rossellini

Roma – Che cosa scriverebbe oggi un direttore artistico, un sovrintendente o un maestro di scena alla persona che, esattamente vent’anni dopo, sarà chiamata a ricoprire il suo medesimo incarico alla guida di un teatro nazionale, di un corpo di ballo o di una grande istituzione concertistica? Da questo interrogativo visionario e carico di responsabilità civile prende vita «2046: lettere al futuro», l’atteso ciclo di tre serate pubbliche che conclude la fortunata rassegna T.I.R. – Teatri in Rete. Promosso e coordinato da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (Circuito Regionale Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo, riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio), il progetto giunge al suo atto conclusivo sul palcoscenico di Spazio Rossellini, polo culturale della Regione Lazio, trasformandosi in una tribuna d’eccezione in cui i vertici del sistema performativo italiano passeranno simbolicamente il testimone alle nuove leve under 35.

La sfida visionaria di Spazio Rossellini: epistole dal presente verso il 2046

Il format ideato per le tre serate del 19 ottobre, 26 ottobre e 9 novembre 2026 si distingue per una formula tanto essenziale quanto dirompente. Ciascun protagonista invitato salirà sul palco per leggere una lettera inedita della durata di circa cinque minuti, indirizzata direttamente al proprio ideale successore dell’anno 2046. Non si tratterà di un nostalgico amarcord né di una sterile lezione accademica, ma di un autentico esercizio di preveggenza e generosità: interrogarsi sulle trasformazioni tecnologiche, antropologiche e sociali che investiranno lo spettacolo dal vivo nei prossimi due decenni.

Alle letture seguirà un confronto aperto e senza filtri con la platea composta da studenti universitari, giovani artisti, allievi delle accademie e operatori under 35 che hanno partecipato alle attività formative di Teatri in Rete. Un dialogo generazionale incentrato sulla ridefinizione degli spazi pubblici, sui modelli di finanziamento, sull’impatto dell’intelligenza artificiale nei processi creativi e sulle nuove modalità di ingaggio con pubblici sempre più frammentati e digitalizzati.

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Il trittico degli incontri: i maestri del teatro, della danza e della musica a confronto

Il calendario delle tre serate vedrà sfilare a Spazio Rossellini i massimi esponenti della cultura nazionale. Si comincia lunedì 19 ottobre con il teatro, con la conduzione di Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini. A scrivere al futuro saranno Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Elena Di Gioia, direttrice artistica di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Isabella Di Cola, direttrice artistica di ATCL; e Saverio La Ruina, pluripremiato attore, drammaturgo e direttore del festival Primavera dei Teatri.

Lunedì 26 ottobre il testimone passerà all’arte coreutica, in una serata guidata da Katia Ippaso e Graziano Graziani. Protagonisti saranno Gemma Di Tullio (Puglia Culture), Angela Fumarola (Fondazione Armunia e Inequilibrio Festival), Michele Mele (OperaEstate Festival / B.Motion), Gabriella Stazio (coreografa e presidente di Movimento Danza) e Mvula Sungani, presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo. Infine, lunedì 9 novembre alle 20:30, la chiusura sarà affidata alla musica, con il coordinamento di Valerio Corzani: sul palco interverranno Marco Molendini (consulente Umbria Jazz), Stefano Senardi (presidente onorario Club Tenco), Andrea Miccichè (presidente NUOVO IMAIE), Elena Capparelli (direttrice RaiPlay e Digital) e Fulvio Macciardi, sovrintendente del Teatro di San Carlo di Napoli.

Il bilancio del progetto T.I.R. di ATCL: orientamento, simposi e dieci tirocini retribuiti

Le tre serate rappresentano il coronamento di un vasto programma di divulgazione e orientamento professionale finanziato dall’Assessorato al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio e cofinanziato dall’Unione Europea con le risorse del FESR Lazio 2021-2027. Nel corso del 2026, Teatri in Rete ha coinvolto centinaia di giovani under 35 residenti in tutte le cinque province del Lazio (Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo), abbattendo la distanza tra i percorsi accademici e le concrete opportunità occupazionali nelle carriere organizzative, gestionali, tecniche e promozionali del palcoscenico.

Il progetto ha visto la realizzazione di cinque simposi tematici territoriali, cinque webinar specialistici e cinque workshop immersivi, arricchiti da moduli e-learning e sessioni di mentoring personalizzato. Punto di forza dell’iniziativa è stata l’attivazione di dieci tirocini retribuiti della durata di sei mesi presso teatri, festival e circuiti regionali, consentendo a giovani professionisti di entrare direttamente negli organigrammi delle strutture produttive per apprendere i segreti della contrattualistica, del diritto d’autore, della sostenibilità ecologica e della progettazione europea per la cultura.

Dallo Spazio Rossellini ai microfoni di Radio 3 Rai: un patrimonio sonoro per le nuove generazioni

La risonanza del ciclo di incontri non resterà confinata entro le mura del polo di via della Vasca Navale. Tutte le lettere al futuro e i dibattiti con le giovani generazioni saranno integralmente registrati per una successiva messa in onda sui canali nazionali di Rai Radio 3, storica emittente culturale del servizio pubblico radiofonico.

Le trasmissioni radiofoniche trasformeranno le riflessioni dei maestri in un archivio sonoro permanente e liberamente fruibile in podcast, fornendo alle università, agli addetti ai lavori e al grande pubblico uno spaccato autentico sulle speranze e sui timori dello spettacolo dal vivo. Un ponte ideale gettato verso il 2046, che ribadisce la centralità del teatro, della danza e della musica come beni comuni irrinunciabili per la tenuta civile e democratica del nostro Paese.

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Artinvita Festival 2026 accende l’Abruzzo: tra videoinstallazioni, residenze francesi e l’Antropocena, l’arte interroga l’impatto dell’uomo sulla terra

Dal 23 ottobre al 1° novembre la IX edizione di Artinvita Festival Internazionale degli Abruzzi: tra Orsogna, Guardiagrele, Arielli e Crecchio arte e sostenibilità interrogano l’Antropocene. Dal Nouveau Grand Tour francese alla performance con marionette a grandezza naturale, fino alla cena-evento «Antropocena» e al videomapping monumentale. Tutto il programma completo nell’articolo 👇

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Carnet de bal 2

Orsogna – L’arte contemporanea torna a farsi lente d’ingrandimento per decifrare le ferite e le trasformazioni del nostro pianeta, radicandosi nel cuore pulsante dell’Abruzzo collinare. Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026 prende ufficialmente il via la nona edizione di Artinvita – Festival Internazionale degli Abruzzi, prestigiosa kermesse multidisciplinare che unisce teatro, danza, musica, arti visive e riflessione ecologica lungo il suggestivo asse marrucino, toccando i territori comunali di Orsogna, Guardiagrele, Arielli e Crecchio, in provincia di Chieti. Organizzato dall’associazione culturale abruzzese Insensi in coproduzione con la compagine francese Théâtre de Léthé – Collectif 2+, e sostenuto dalla Fondazione Nuovi Mecenati (Fondazione Franco-Italiana di sostegno alla creazione contemporanea), il festival compie un salto di qualità ambizioso, promuovendo un dialogo fecondo tra comunità locali, residenze artistiche internazionali e urgenza climatica.

La nona edizione sull’asse marrucina: l’arte contemporanea che interroga l’Antropocene

Al centro del cartellone 2026 vi è una domanda radicale: quale impronta lasciano le attività umane sui paesaggi, sugli ecosistemi e sulla memoria collettiva? La direzione artistica guidata da Marco Cicolini ha scelto di sfidare il concetto stesso di festival temporaneo, costruendo una presenza culturale distribuita lungo l’intero arco dell’anno per consolidare legami autentici con il territorio e con i suoi abitanti. L’edizione di quest’anno intende fare delle piazze, delle chiese dismesse e dei teatri dell’entroterra chietino un laboratorio a cielo aperto in cui riflettere collettivamente su modelli di convivenza più equi e sostenibili.

La rassegna si aprirà ufficialmente venerdì 23 ottobre nella suggestiva cornice della chiesa di San Rocco ad Arielli, dove sarà inaugurata la video installazione documentaria «Da qui in poi ci sono i Leoni», opera dell’artista associata Paola Di Mitri visitabile fino al 1° novembre. Il progetto osserva con sguardo lucido e penetrante le alterazioni del paesaggio naturale provocate dall’espansione industriale e dalle dinamiche estrattive, stimolando una presa di coscienza sui limiti invalicabili degli equilibri biologici.

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Da Arielli a Guardiagrele e Crecchio: videoinstallazioni, residenze francesi e tango con marionette

Domenica 25 ottobre il festival proporrà un doppio evento ad altissimo tasso di contaminazione internazionale. Alle ore 11:00 lo spazio indipendente /f urbä/ di Guardiagrele ospiterà il vernissage dell’installazione visiva firmata dalla giovane artista francese Pernelle Gaufillet-Ventura, in residenza per un mese in Abruzzo grazie al programma «Nouveau Grand Tour 2026», promosso dall’Institut Français e dall’Ambasciata di Francia in Italia per sostenere i migliori talenti emergenti transalpini, con la curatela di Simone Marsibilio.

Nel pomeriggio, dalle ore 16:00, la carovana di Artinvita si sposterà nell’Auditorium Santa Maria Da Piedi a Crecchio: la giornata si aprirà con un laboratorio gratuito di tango argentino accessibile a tutti, seguito alle ore 18:00 dalla performance «Carnet de Bal», in cui la celebre coreografa francese Pascale Toniazzo danzerà intrecciando i propri passi con una poetica marionetta a grandezza naturale, sospesa e animata dal vivo. A suggellare l’incontro tra arte e convivialità paesana sarà la degustazione culinaria a cura delle storiche «Mamme d’Abruzzo», custodi delle ricette tradizionali del territorio marrucino.

«Antropocena» a Orsogna: la tavola sostenibile di Marco Cicolini e dello chef Arturo Franzino

Mercoledì 28 ottobre alle ore 21:00 tornerà a Orsogna uno degli eventi simbolo più amati e provocatori del festival: «Antropocena». Ospitata presso i locali della pizzeria FràGranze di Francesco Pace, la cena/evento interdisciplinare ideata dal direttore artistico Marco Cicolini e realizzata in collaborazione con lo chef italo-francese Arturo Franzino condurrà i commensali in un’esperienza sensoriale inedita.

Attraverso un percorso gastronomico a portate narrative, i partecipanti saranno invitati a confrontarsi direttamente con l’impatto ecologico delle proprie abitudini alimentari, interrogandosi su filiere corte, impronta carbonica del cibo, biodiversità e prospettive nutrizionali del futuro. Un format originale in cui la convivialità della tavola si trasforma in dibattito etico e civile, richiedendo la prenotazione obbligatoria per ragioni di capienza.

Il gran finale al Teatro De Nardis: la musica di BINETA, il videomapping e Giulia Scotti

La tranche conclusiva di Artinvita 2026 animerà il Teatro Comunale Camillo De Nardis di Orsogna. Venerdì 30 ottobre alle ore 21:00 riflettori accesi sul concerto-spettacolo «L’Acquario – Ce qui s’écaille de ce qui brille» di BINETA, alter ego artistico della virtuosa polistrumentista, cantante e ballerina francese Anne-Lise Binard, già collaboratrice di giganti della scena come James Thierrée e fresca di pubblicazione dell’acclamato album «FOLKLO». Lo spettacolo vedrà l’artista esibirsi in una versione speciale creata durante la sua residenza abruzzese.

Al termine del concerto, dalle 22:30 a mezzanotte, la facciata monumentale del teatro orsognese si trasformerà in un’immensa tela vivente grazie al videomapping monumentale «L’ile au corail», ideato dall’artista associato Simon Rouby: un’opera visiva magnetica che mette a confronto i milioni di anni necessari alle barriere coralline per rigenerarsi dopo le ere geologiche con la rapidità drammatica dell’attuale collasso climatico. Il sipario sulla nona edizione calerà domenica 1° novembre alle 19:00 con la pièce teatrale «Quello che non c’è» della regista Giulia Scotti, produzione selezionata attraverso il prestigioso network nazionale In-Box, suggellando dieci giorni di pura creatività e impegno civile tra le montagne e il mare d’Abruzzo.

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Elena Bucci porta al Teatro Fontana «Non sentire il male»: il corpo ribelle di Eleonora Duse tra il tradimento di D’Annunzio e la verità della scena

Il 17 e 18 ottobre il Teatro Fontana di Milano ospita «Non sentire il male» di e con Elena Bucci (Le Belle Bandiere), intenso viaggio teatrale dedicato a Eleonora Duse. Dallo strappo con Gabriele D’Annunzio alla testimonianza di Matilde Serao, fino agli archivi di Venezia: la storia di una rivoluzione artistica e umana. Date della tournée e dettagli nell’articolo completo 👇

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Non sentire il male Massimiliano Natale

Milano – Il palcoscenico del Teatro Fontana di Milano si accende, nelle serate del 17 e 18 ottobre 2026, di una delle presenze più magnetiche, rigorose e poetiche della scena contemporanea italiana. La compagnia Le Belle Bandiere presenta «Non sentire il male», creazione di cui Elena Bucci è autrice e solitaria interprete, interamente dedicata alla memoria sovversiva di Eleonora Duse. Frutto di una ricerca ventennale che affonda le radici nella memoria personale dell’attrice e nelle testimonianze documentali dell’epoca, lo spettacolo non si presenta come una fredda ricostruzione biografica o un devoto omaggio museale. Al contrario, si configura come un incontro d’anime tra due donne di teatro che hanno fatto della libertà espressiva, dell’incarnazione fisica del testo e del rifiuto del compromesso accademico la ragione stessa della propria esistenza artistica.

Il debutto al Teatro Fontana: Elena Bucci interroga il mito ribelle della «Divina»

Eleonora Duse (1858-1924) fu attrice eccelsa, capocomica instancabile e pioniera della regia moderna. Con la sua recitazione priva di trucco, nervosa, febbrile e scandalosamente naturale, spazzò via le pose enfatiche e le declamazioni retoriche che dominavano i teatri ottocenteschi, sconvolgendo le platee dell’intera Europa e delle Americhe. Detestava le commemorazioni ufficiali, i centenari e le biografie celebrative, consapevole che l’arte dell’attore vive e muore nell’istante irripetibile del qui e ora. Elena Bucci raccoglie questa eredità morale e la trasforma in una partitura scenica in cui il corpo si fa veicolo di presenze e memorie sommerse.

Il lavoro sul palco nasce dal confronto serrato con lettere intime, diari di bordo, taccuini di regia e testimonianze dirette raccolte lungo un arco temporale amplissimo. Con il supporto delle luci disegnate da Maurizio Viani e la cura del suono affidata a Raffaele Bassetti e Franco Naddei, la Bucci scarnifica il personaggio da ogni incrostazione mitologica o vezzo liberty per restituirne l’essenza più autentica: quella di una donna che ha saputo attraversare la solitudine e il dolore con un coraggio fiero e anticonformista, pagando a caro prezzo la propria indipendenza morale ed economica.

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Il tradimento di D’Annunzio e la testimonianza di Matilde Serao: recitare per guarire dalla vita

Uno dei gangli più drammatici ed emotivamente densi dello spettacolo si concentra su un episodio storico di lacerante intensità: il tradimento consumato da Gabriele D’Annunzio. La Duse, che aveva sacrificato patrimoni personali e salute fisica per promuovere e finanziare il teatro del Vate, si ritrova improvvisamente malata, sfinita e messa da parte dal poeta, che assegna alla rivale Irma Gramatica il ruolo di protagonista per il debutto de «La figlia di Iorio».

In quell’istante di estrema umiliazione, la Duse compie un gesto teatrale e umano sbalorditivo: chiusa nella sua stanza, afferra il copione originale e inizia a recitare da sola tutti i personaggi dell’opera, dando voce a pastori, streghe, padri e amanti con un’intensità sciamanica. A fare da testimone attonita e invadente a quel delirio creativo è l’amica e giornalista Matilde Serao, i cui resoconti fotografano il prodigio di un’attrice che «recitando guariva dai danni della vita». Per Eleonora il palcoscenico non era un mestiere, ma l’unico balsamo capace di curare le ferite dell’abbandono, sognando un teatro smaterializzato che potesse fare a meno persino delle scene e dei costumi per rinnovare un contatto puro con l’infinito.

Dall’eredità di Leo de Berardinis a Palazzo San Giacomo: una ricerca teatrale lunga una vita

L’origine di «Non sentire il male» si intreccia intimamente con il percorso artistico di Elena Bucci. Dopo gli anni formativi e rivoluzionari trascorsi nella storica compagnia bolognese del maestro Leo de Berardinis, prendendo parte a capolavori come «Amleto», «Re Lear», «Totò Principe di Danimarca» e «Il ritorno di Scaramouche», l’attrice avvertì l’urgenza di cercare una propria rotta solitaria. L’incontro con l’ombra della Duse avvenne quasi per fatalità nel silenzio spettrale di Palazzo San Giacomo a Russi, una grandiosa dimora nobiliare abbandonata tra le campagne romagnole.

Tra quelle mura scrostate e desolate nacquero le prime prove aperte di una ricerca che ha poi attraversato l’Europa: da Roma a Venezia, da Parigi a Mosca, fino a raggiungere la «Stanza della Duse» presso la Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dove sono custoditi i preziosi archivi e lasciti testamentari della divina. Come sottolinea la stessa Bucci, il viaggio non si è mai interrotto: «Nel corso del tempo ho scoperto le molte facce di Eleonora, la sua attitudine misteriosa che la rendeva una medium tra vivi e morti, e la sua capacità capocomicale e politica. Ho cercato di liberarmi da stereotipi estetici per ritrovare nel suo coraggio la forza di accantonare regole e convenzioni».

Le tre versioni sceniche e il calendario della tournée: Milano, Brescia e Villastrada

A testimonianza della sua natura vivente e mutevole, «Non sentire il male» si è strutturato nel tempo attorno a tre distinte formule espressive: l’avventurosa versione itinerante concepita per spazi aperti o architetture storiche dismesse; la versione concerto, arricchita dalle composizioni originali eseguite dal vivo dal maestro Andrea Agostini; e la suggestiva versione teatrale, che esalta il lavoro chiaroscurale delle luci e la purezza della parola nuda.

Dopo l’attesissimo passaggio milanese alla Sala Fassbinder del Teatro Fontana (17-18 ottobre 2026), la tournée di Le Belle Bandiere proseguirà nei primi mesi del nuovo anno: lo spettacolo sarà in scena dal 7 al 10 gennaio 2027 al Teatro Mina Mezzadri di Brescia, per poi approdare il 13 marzo 2027 al Teatro Sociale di Villastrada di Dosolo, in provincia di Mantova. Un percorso imperdibile per riscoprire, attraverso la voce vibrante di Elena Bucci, l’eredità incandescente della donna che insegnò al mondo intero cosa significhi essere libera sulla scena e nella vita.

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«Madri» conquista il Teatro dell’Elfo di Milano: Valentina Picello e Vito Vicino nel capolavoro drammaturgico di Diego Pleuteri

Dal 27 ottobre al 1° novembre il Teatro dell’Elfo di Milano (Sala Fassbinder) ospita «Madri», il premiatissimo spettacolo di Diego Pleuteri con Valentina Picello (Premio UBU 2025 miglior attrice) e Vito Vicino, per la regia di Alice Sinigaglia. Un viaggio commovente e polifonico tra le scatole della memoria e l’inconscio familiare. Tutte le date della tournée nazionale e i dettagli nell’articolo completo 👇

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Ph. Capitani

Milano – Il palcoscenico del Teatro dell’Elfo di Milano si prepara ad accogliere uno degli eventi teatrali più attesi e premiati della stagione contemporanea. Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026, la Sala Fassbinder ospiterà la ripartenza ufficiale della tournée nazionale di «Madri», straordinario testo scritto da Diego Pleuteri, con la regia visionaria di Alice Sinigaglia e l’interpretazione magistrale di Valentina Picello e Vito Vicino. Prodotto da La Corte Ospitale in coproduzione con SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e di SIAE nell’ambito del programma «Per Chi Crea», lo spettacolo torna a incontrare il pubblico forte di un consenso unanime della critica, culminato nella vittoria di Eurodram 2022, nella menzione al Premio InediTO 2020 e nelle nomination ai Premi UBU 2025 come miglior nuovo testo italiano e miglior attrice protagonista.

Il debutto al Teatro dell’Elfo: Valentina Picello e Vito Vicino nell’opera di Diego Pleuteri

Al centro dell’opera brilla il talento vertiginoso di Valentina Picello, consacrata miglior attrice ai Premi UBU 2025 e insignita del prestigioso riconoscimento dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Accanto a lei il giovane e talentuoso Vito Vicino: insieme incarnano il dramma intimo, struggente e grottesco dell’incontro tra una madre e un figlio durante un grigio pomeriggio di pioggia. La scena si apre su un salotto domestico trasformato in un labirinto di scatole di cartone, ammassate disordinatamente sul tavolo, sulle sedie e sul pavimento, testimoni muti di un passato che rifiuta di essere archiviato.

Tra questi scatoloni la donna si muove in una sorta di trance verbale ininterrotta, alla ricerca disperata di un vecchio articolo di giornale conservato chissà quando. Il suo scopo è colmare una voragine mnemonica: ritrovare le ultime parole perdute di una citazione che sembra averle congelato l’esistenza. «Di intimo c’è rimasto solo…?»: è questa la frase sospesa, l’interrogativo bruciante attorno al quale si annodano i fili del racconto. Il figlio, inizialmente scettico e distante, viene rapidamente risucchiato nel vortice di quell’ossessione materna, trasformando la ricerca di un ritaglio di carta in una vertiginosa discesa negli abissi dell’inconscio familiare.

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La drammaturgia del pensiero e l’ossessione della memoria: «Di intimo c’è rimasto solo…?»

La penna di Diego Pleuteri, giovane autore formatosi alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e allievo di maestri quali Valerio Binasco e Leonardo Lidi, compie un’operazione drammaturgica di rara raffinatezza. I due protagonisti appaiono quasi come esseri dalla «testa bucata», dai cui pensieri zampillano parole continue, flussi di coscienza inarrestabili che oscillano pericolosamente tra cronaca reale e allucinazione lucida. Non è importante stabilire se gli eventi narrati siano effettivamente accaduti o siano stati soltanto fantasticati: ciò che conta è la loro bruciante consistenza emotiva.

Nel loro fitto dialogare, madre e figlio si scambiano continuamente le parti di una vita interiore logorata dal non detto. Si finiscono le frasi a vicenda, si anticipano, eppure non riescono a compiere l’unico passo decisivo: completare quel pensiero interrotto. Dalle scatole aperte emergono frammenti di esistenze parallele: vecchi album fotografici scoloriti, romanzi sgualciti e persino piccoli scarafaggi resistenti a ogni tentativo di eliminazione, simboli grotteschi di una realtà esteriore che preme per violare il guscio asettico della casa.

La regia sonora di Alice Sinigaglia e la sinfonia invisibile degli oggetti dimenticati

La regia di Alice Sinigaglia eleva il testo a partitura polifonica e sinfonica, grazie alla collaborazione fondamentale con la sound designer Federica Furlani, lo scenografo Alessandro Ratti e il light designer Luca Scotton. Il suono cessa di essere un semplice accompagnamento d’atmosfera per farsi protagonista scenico assoluto: le voci escono inaspettatamente dai cassetti della cucina, dalle scatole frugate spuntano microfoni nascosti, e le didascalie del testo si trasformano in battute pronunciate o sussurrate.

«La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti e qualche scatola», annota la regista Sinigaglia. In questo perimetro asfittico, la madre si muove inconsapevole del proprio corpo, con i capelli rossi a testimoniare una vitalità violenta che nel tempo ha subito una disperata implosione. Il citofono che squilla a vuoto e le presenze che svolazzano dietro i vetri rappresentano il mondo esterno che cerca disperatamente di sfondare la solitudine dei due personaggi, ricordando al pubblico che di intimo non resta che la vita stessa, per chi trova il coraggio di viverla.

Il calendario completo della tournée nazionale: da Milano e Genova fino a Roma e Bolzano

Dopo il debutto milanese alla Sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo (27 ottobre – 1° novembre 2026), «Madri» intraprenderà un lungo e articolato viaggio attraverso i teatri d’innovazione più prestigiosi d’Italia. Il tour proseguirà a novembre con tappe a Sogliano al Rubicone (6 novembre, Teatro E. Turroni), Ragazzola (7 novembre), Genova (12 e 13 novembre, Teatro Duse), Firenze (20 novembre, Teatro Cestello nell’ambito del Festival Cantiere Obraz), Villastrada di Dosolo (21 novembre, Teatro Sociale), Lugano in Svizzera (25 novembre, Teatro Foce), Campi Salentina (27 novembre, Teatro Excelsior) e Taranto (28 novembre, Teatro Tatà).

La tournée riprenderà poi nel marzo 2027 facendo tappa a Bolzano (11 marzo, Teatro Studio), Rovereto (12 marzo, Auditorium Melotti), Roma (dal 17 al 21 marzo, Teatro India) e Castello d’Argile (23 marzo, Teatro Comunale Casa del Popolo). Un’occasione straordinaria per assistere a una delle vette più intense e premiate del teatro italiano contemporaneo, di cui è possibile ammirare le prime immagini evocative attraverso il trailer ufficiale dello spettacolo.

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