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Attualità

Allarme monopattini ad Arcore, il Comitato Vannacci: “Servono controlli serrati e multe”

La circolazione selvaggia e anarchica dei monopattini elettrici scatena la rabbia dei residenti in Brianza. A lanciare un durissimo e articolato appello alle Istituzioni e alle Forze dell’Ordine è Roberto Manzato, referente locale del Comitato Costituente Futuro Nazionale (Comitato 2164 Vannacci) di Arcore. “Assistiamo quotidianamente a scene folli: utenti che sfrecciano a velocità folli contromano o zig-zagano in modo sconsiderato sulle piste ciclabili, mettendo a serio rischio la vita dei pedoni e la propria”, denuncia il portavoce. Il comitato brianzolo chiede tolleranza zero: “Le leggi per punirli ci sono, ma i controlli mancano. Pretendiamo sanzioni serrate per chi non rispetta le basilari regole stradali”. Per rafforzare il messaggio e arginare la piaga urbana, il comitato Vannacci ha lanciato anche un’imponente campagna social e informativa nel Comune di Arcore, diffondendo un vademecum grafico per ricordare a tutti i guidatori le severe norme previste e inasprite dal nuovo Codice della Strada: casco di protezione rigorosamente obbligatorio, obbligo di stipula dell’assicurazione RC per la responsabilità civile in caso di sinistro, esposizione obbligatoria della targa identificativa posteriore e limite di velocità tassativamente fissato a un massimo di 25 km/h. Leggi la denuncia integrale e le proposte del comitato per riportare la sicurezza in città👇

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Locandina Arcore

Arcore (Monza e Brianza) – Il complesso, caotico e sempre più infuocato dibattito cittadino e nazionale sulla corretta gestione, sulla sicurezza pedonale e sulla difficile e pericolosa convivenza urbana legata al proliferare dei veicoli leggeri per la micromobilità elettrica torna prepotentemente, prepotentemente e rumorosamente ad accendere gli animi e le polemiche sulle strade della provincia brianzola. Nelle scorse ore, infatti, è sceso direttamente in campo, sollevando una durissima e articolata protesta pubblica formale, l’attivissimo e radicato Comitato Costituente Futuro Nazionale (Comitato 2164 Vannacci) della sezione territoriale operativa di Arcore e della Brianza. Attraverso una dura nota diramata alla stampa locale e ai cittadini, il referente ufficiale e portavoce del comitato politico e civico, Roberto Manzato, ha voluto denunciare apertamente, senza peli sulla lingua e con toni decisamente perentori, la situazione ormai letteralmente e quotidianamente fuori controllo che si registra sulle strade dei comuni brianzoli a causa dell’utilizzo selvaggio, sconsiderato e totalmente irrispettoso delle basilari norme di sicurezza da parte di moltissimi (seppur non tutti) i conducenti di monopattini elettrici privati o a noleggio. Un allarme sociale e di ordine pubblico che, secondo il comitato, non può e non deve più essere colpevolmente ignorato dalle amministrazioni locali e dalle forze dell’ordine territoriali preposte al controllo del traffico veicolare.

La dura denuncia di Roberto Manzato: “Sfrecciano contromano e sulle ciclabili”

L’atto d’accusa politico e civico mosso pubblicamente da Roberto Manzato punta dritto il dito contro l’evidente e tollerata anarchia stradale che regna sovrana in troppi quartieri.
«Per quanto riguarda il delicatissimo e annoso tema della micromobilità e dei monopattini elettrici, il principio cardine e inossidabile da cui partire è che il rigoroso Codice della Strada va e deve essere assolutamente rispettato da questi utenti esattamente come da tutti gli altri automobilisti e motociclisti patentati», ha esordito fermamente il referente del Comitato Vannacci brianzolo. «Ma purtroppo, e lo vediamo tutti i giorni con i nostri occhi, sulle nostre strade cittadine si vedono costantemente e impunemente circolare e sfrecciare moltissimi utenti che usano i monopattini elettrici in maniera del tutto scriteriata, dimostrando di non rispettare minimamente e palesemente le più elementari e fondamentali regole previste dal vigente Codice della Strada. Assistiamo quotidianamente, quasi rassegnati, a scene di ordinaria follia urbana: conducenti in piedi sui monopattini che sfrecciano pericolosamente ad altissima velocità ben oltre i limiti consentiti dal motore, invadendo indebitamente gli spazi riservati ai pedoni o correndo contromano per evitare i semafori rossi. Li vediamo zig-zagare impazziti sulle strette piste ciclabili, superando a destra e a manca, e in molti, gravissimi casi, circolare sfacciatamente in senso vietato lungo le carreggiate a scorrimento veloce. Facendo in questo modo sconsiderato, non solo mettono costantemente a gravissimo e mortale rischio l’incolumità fisica di loro stessi, ma, cosa ancora più grave e inaccettabile, mettono irresponsabilmente a forte e costante rischio la vita e la salute fisica di tutti gli altri ignari e deboli utenti della strada, come i pedoni, gli anziani, i disabili in carrozzina e persino i ciclisti disciplinati».

Sicurezza a rischio: l’appello urgente per l’applicazione del Codice

Davanti a questo scenario descritto come caotico e anarchico, la richiesta politica mossa dal comitato civico brianzolo alle locali amministrazioni comunali e ai comandi della Polizia Locale non lascia spazio a dubbi, interpretazioni o morbidezze di sorta.
«Noi, come comitato di cittadini attivi, chiediamo a gran voce e ancora di più un intervento massiccio, un controllo incrociato e nettamente più serrato e intransigente da parte dei vigili urbani e delle forze dell’ordine su chi usa regolarmente o saltuariamente i monopattini elettrici in spregio e senza minimamente rischiare le regole stabilite», incalza deciso Manzato nel suo appello pubblico. La problematica sollevata, infatti, non riguarda tanto l’assenza formale e legislativa di normative chiare a livello nazionale, quanto piuttosto la cronica, storica e tipicamente italiana mancanza di un reale e capillare apparato di controlli punitivi sulle strade di provincia. «Le pene severe, le leggi stringenti e le multe salate ci sono eccome sul codice stradale, ma queste sanzioni vanno finalmente ed effettivamente messe in campo e comminate senza sconti a chi sbaglia. La strada pubblica è e deve rimanere un bene di tutti, ma proprio per questo motivo tutti quanti, senza alcuna eccezione per i mezzi elettrici, dobbiamo rigorosamente e categoricamente rispettare il medesimo e severo Codice della Strada, al fine esclusivo di poter pacificamente condividere l’uso e l’asfalto delle nostre preziose infrastrutture stradali in modo efficace, ordinato, civile e, soprattutto, sicuro per l’incolumità pubblica», chiosa infine severamente il portavoce.

Casco, targa e assicurazione: la campagna informativa lanciata in Brianza

Ad accompagnare e rafforzare visivamente, politicamente e mediaticamente la dura presa di posizione verbale di Manzato, il comitato locale afferente alla galassia politica del Generale Roberto Vannacci ha deciso di lanciare, finanziare e promuovere sul territorio e sui canali social brianzoli una vera e propria e capillare campagna grafica di sensibilizzazione e informazione istituzionale, rivolta in primis ai cittadini del Comune di Arcore e a tutti i residenti e pendolari della popolosa provincia di Monza e Brianza.
Al centro del volantino digitale diffuso in rete dal comitato, campeggia a caratteri cubitali il monito imperativo e inequivocabile “Rispetta le regole”, affiancato alla dicitura esplicativa “Normativa in vigore per i monopattini elettrici – Sicurezza stradale”. La grafica, pulita, moderna e divisa in quattro chiari ed essenziali riquadri illustrati con icone celesti, riassume in maniera didascalica, scolastica e perentoria i quattro pilastri fondamentali previsti e recentemente e duramente inaspriti dal nuovo Codice della Strada varato dal Governo per normare e “imbrigliare” la circolazione dei veicoli per la micromobilità leggera. Il manifesto ricorda infatti a tutti i giovani e distratti guidatori la totale e non negoziabile obbligatorietà di indossare il casco protettivo rigido (fondamentale per evitare traumi cranici letali o danni cerebrali irreversibili in caso di violento impatto o scivolata sull’asfalto), la vitale e controversa obbligatorietà della stipula di una polizza assicurativa RC per responsabilità civile (per coprire economicamente eventuali danni a terzi o a veicoli parcheggiati in caso di sinistro con colpa), la necessaria e futura obbligatorietà dell’esposizione di una targa o di un contrassegno identificativo catarifrangente (per combattere il vergognoso fenomeno dell’anonimato in caso di omissione di soccorso o incidenti con fuga) e, infine, l’invalicabile limite massimo di velocità fissato a 25 chilometri orari per i mezzi elettrici su strada. Una campagna informativa necessaria e quanto mai vitale che punta, sperano i promotori, a riportare definitivamente e rapidamente l’ordine e la legalità sulle trafficate e nervose strade brianzole.

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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: riflessioni dantesche su libertà e coraggio

Come ogni sabato mattina, dalle mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano giunge “Il Mattutino”, la profonda rubrica culturale che invita alla riflessione. Il messaggio odierno, estremamente ermetico e poetico, ruota attorno a tre immagini allegoriche di grande potenza: le biciclette dimenticate legate ai cancelli di Cambridge (metafora del tempo perso e dell’abbandono dei progetti), l’enigmatica cancellazione del “numero sette” con l’invito a ricominciare coraggiosamente dall’otto (simbolo dell’infinito e del nuovo inizio), e infine i celebri e immortali versi di Dante Alighieri su Catone Uticense: “Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Un inno potentissimo alla libertà morale e intellettuale, che ricorda a tutti noi come questo valore non sia mai un regalo scontato, ma richieda sempre enormi sacrifici personali. L’augurio finale di Sforzini è un forte e necessario richiamo ad affrontare il presente: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Leggi l’analisi letteraria e filosofica del messaggio👇

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Il Mattutino del 26 settembre 2026

Castellar Ponzano – In un’epoca storica dominata dalla frenesia digitale, dal rumore assordante dei social network e dalla superficialità dilagante dei messaggi istantanei, la rara e preziosa abitudine di fermarsi a riflettere al sorgere del sole assume il sapore di un vero e proprio atto rivoluzionario. Come ogni sabato mattina, puntuale e tagliente come una lama intellettuale, giunge la profonda riflessione de Il Mattutino, la raffinata rubrica culturale concepita e diramata dalle antiche mura del suggestivo Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il messaggio odierno, datato sabato 26 settembre 2026, si presenta ai lettori sotto forma di una composizione estremamente ermetica, quasi zen, costruita sapientemente su tre fulminee immagini allegoriche. Tre concetti apparentemente slegati tra loro che, se uniti dal filo invisibile dell’interpretazione filosofica, compongono un potentissimo, vibrante e attuale manifesto dedicato al tema assoluto e inestimabile della libertà individuale e collettiva. Il testo originale, nella sua disarmante e poetica brevità, recita testualmente: «A Cambridge, certe biciclette restano legate ai cancelli per anni. Il numero sette è stato cancellato. Cominciate dall’otto. Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta. Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Un messaggio che necessita di essere decodificato, sviscerato e interiorizzato per comprenderne appieno la dirompente forza morale.

Le biciclette di Cambridge: una metafora sul tempo e sull’abbandono

L’incipit del messaggio odierno si apre con un’immagine visiva di fortissimo impatto, un quadro malinconico ma carico di significati inespressi: «A Cambridge, certe biciclette restano legate ai cancelli per anni».
Chiunque abbia avuto il privilegio di visitare la celebre, antica e nebbiosa cittadina universitaria inglese, sa perfettamente che le biciclette rappresentano il mezzo di locomozione vitale e indiscusso di intere generazioni di brillanti studenti, accademici e ricercatori provenienti da ogni angolo del globo. Tuttavia, l’immagine evocata da Sforzini non è un inno alla mobilità giovanile o allo studio, bensì una profonda e dolorosa metafora sull’abbandono, sull’inerzia e sul trascorrere inesorabile del tempo. Quelle biciclette dimenticate, arrugginite, agganciate indissolubilmente con pesanti catene d’acciaio alle antiche inferriate dei college, rappresentano allegoricamente tutti quei progetti umani, quelle idee rivoluzionarie o quelle passioni ardenti che, per paura, mancanza di coraggio o semplice pigrizia, vengono letteralmente “parcheggiati” e lasciati morire lentamente alle intemperie. Sono il simbolo inequivocabile dell’immobilità in una società che, al contrario, dovrebbe essere perennemente in movimento verso il progresso. Lasciare la propria bicicletta legata a un cancello per anni significa rinunciare al viaggio, arrendersi alla stasi, abdicare al proprio futuro. Il monito del Mattutino è quindi un invito a spezzare quelle catene mentali, a riprendere il controllo del mezzo e a rimettersi immediatamente in sella per ricominciare a pedalare lungo i sentieri tortuosi ma affascinanti della propria esistenza, senza lasciare che la ruggine del conformismo divori i nostri sogni.

Il numero sette cancellato: l’invito pressante a ricominciare

Il secondo, criptico frammento del messaggio rappresenta forse il passaggio più enigmatico e intellettualmente stimolante dell’intera riflessione mattutina: «Il numero sette è stato cancellato. Cominciate dall’otto».
Nella vasta e complessa simbologia numerica universale, il numero sette riveste da millenni un ruolo sacro e fondamentale: rappresenta tradizionalmente la perfezione assoluta, la completezza divina, il ciclo della creazione giunto al suo termine (i sette giorni della settimana, le sette meraviglie, le sette note musicali). Affermare con perentorietà che questo simbolo di perfezione è stato inesorabilmente “cancellato” rappresenta un fortissimo atto di rottura psicologica contro gli schemi preordinati. Sforzini ci sta invitando a smettere di rincorrere l’illusoria e irraggiungibile perfezione del passato. Ci esorta a prendere atto che i vecchi sistemi di riferimento, le antiche certezze su cui ci siamo adagiati fino a ieri, non esistono più o non sono più sufficienti per affrontare la complessità del mondo contemporaneo. L’invito a «Cominciare dall’otto» è un inno al coraggio dell’innovazione: il numero otto, rovesciato su se stesso, rappresenta infatti in matematica il simbolo dell’infinito. Iniziare dall’otto significa avere la forza sovrumana di ripartire da zero, di superare la fine di un ciclo per abbracciare l’infinita e spaventosa vastità delle nuove possibilità, accettando il rischio vitale del cambiamento senza mai voltarsi malinconicamente indietro a rimpiangere ciò che è stato cancellato dalla storia.

Il monito eterno di Dante: la libertà che costa il sacrificio della vita

Il culmine emotivo, etico e letterario dell’intero editoriale viene raggiunto attraverso la puntuale, colta e solenne citazione dei celeberrimi versi immortali del Sommo Poeta Dante Alighieri: «Libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta».
Si tratta di due dei versi più potenti e famosi dell’intero Purgatorio dantesco (esattamente il Canto I, versi 71-72), pronunciati da Virgilio per giustificare davanti al severo guardiano Catone Uticense il faticoso viaggio di purificazione intrapreso da Dante. Catone è la figura storica suprema che ha preferito rinunciare volontariamente e tragicamente alla propria stessa vita (suicidandosi a Utica) pur di non piegarsi alla dittatura di Giulio Cesare e perdere la propria inestimabile libertà politica e morale. Inserire questa citazione monumentale nel contesto odierno non è un mero e freddo esercizio di stile retorico, ma un richiamo fortissimo alla responsabilità etica individuale. La vera libertà, ci ricorda il Mattutino, non è mai un dono scontato, gratuito o piovuto dal cielo. È una conquista faticosa, una condizione esistenziale “sì cara” (tanto preziosa) che richiede un prezzo altissimo da pagare: il sacrificio personale, il coraggio delle proprie azioni e, talvolta, la rinuncia alle comodità materiali pur di difendere i propri irrinunciabili principi morali.

Un augurio di coraggio per affrontare le complesse sfide del presente

La chiosa finale del bollettino dal Castello Sforzini non poteva che essere un caldo, diretto e stringente augurio rivolto a tutti i lettori, un mantra da ripetere prima di affrontare le sfide quotidiane.
L’augurio «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio» racchiude in sole tre potentissime parole l’intera essenza del vivere civile e consapevole. La “libertà” (sciolta dalle pesanti catene delle biciclette di Cambridge), deve necessariamente e indissolubilmente procedere di pari passo con la “responsabilità” civile delle proprie azioni (la consapevolezza di dover ricominciare a costruire dal numero otto). Infine, il “coraggio”, virtù suprema incarnata dal sacrificio storico di Catone, è l’ingrediente indispensabile e mancante per non soccombere alle ingiustizie, alle paure irrazionali e all’omologazione del pensiero unico. Il messaggio mattutino si erge così, nella sua essenziale brevità, a bussola morale e spirituale per l’uomo contemporaneo: un invito inequivocabile a non essere mai semplici spettatori passivi del proprio tempo, ma protagonisti attivi e coraggiosi del proprio inarrestabile e infinito destino.

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Esteri

Incidente Nato in Lettonia: quattro militari italiani feriti, uno in gravi condizioni

Ore di apprensione per le nostre Forze Armate all’estero: un grave incidente ha coinvolto il contingente italiano in Lettonia durante un’esercitazione della missione Nato. Nel tardo pomeriggio, nel poligono a fuoco di Ādaži, quattro militari dell’11esimo Reggimento Bersaglieri sono rimasti feriti (uno di loro in modo più serio) a causa di un drammatico caso di “fuoco amico”: il loro veicolo è stato infatti colpito in pieno dai proiettili sparati per errore da un’arma installata su un altro mezzo blindato italiano. I soldati sono stati immediatamente estratti e trasferiti d’urgenza in un vicino ospedale a Riga per le cure del caso: i medici hanno confermato che fortunatamente nessuno di loro è in pericolo di vita. Le famiglie in Italia sono già state avvisate. I vertici militari e il Ministro della Difesa Guido Crosetto, costantemente aggiornati dal Capo di Stato Maggiore, hanno espresso massima vicinanza ai soldati, mentre è già partita la rigidissima inchiesta ufficiale della Nato per chiarire la complessa dinamica del drammatico errore balistico sul campo di battaglia. Leggi tutti i dettagli del grave incidente e le condizioni dei nostri soldati👇

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Militari Italiani Nato

Riga – Ore di estrema e palpabile apprensione ai vertici della Difesa nazionale italiana e all’interno del contingente militare tricolore attualmente schierato in forza all’estero per proteggere i delicatissimi confini orientali dell’Alleanza Atlantica. Nel tardo pomeriggio di oggi, un grave, drammatico e inaspettato incidente balistico ha improvvisamente scosso e interrotto le consuete ma pericolose manovre addestrative che vedono impegnati i nostri soldati sul suolo dell’Europa dell’Est. Quattro militari in forza all’Esercito Italiano sono rimasti inopinatamente e fisicamente feriti durante lo svolgimento di una complessa e articolata esercitazione sul campo, regolarmente inquadrata sotto l’egida e le direttive formali della Nato, attualmente in corso di svolgimento in Lettonia. L’incidente ha fatto scattare immediatamente tutte le rigide e oliate procedure di massima emergenza previste dai protocolli militari internazionali, richiedendo l’immediata sospensione delle attività a fuoco e l’intervento tempestivo sul campo di battaglia simulato dei soccorritori sanitari da campo. Secondo le primissime, frammentarie ma drammatiche ricostruzioni operative filtrate in queste ore dai vertici dello Stato Maggiore, si tratterebbe purtroppo a tutti gli effetti di un classico e tragico caso di “fuoco amico”, ovvero di un drammatico quanto fatale errore umano, di calcolo balistico o di procedura verificatosi proprio all’interno delle stesse unità italiane schierate al fronte addestrativo. Tutti e quattro i militari feriti, che sono stati immediatamente estratti dai mezzi colpiti e stabilizzati sul posto, appartengono allo storico e glorioso 11esimo Reggimento Bersaglieri, un’unità di primissimo livello, d’élite e di comprovata esperienza estera, attualmente impiegata operativamente nell’ambito dell’importantissima missione internazionale di deterrenza denominata Nato Forward Land Forces (Forze Terrestri Avanzate della Nato).

Il dramma durante l’addestramento a fuoco nel poligono di Ādaži

Il gravissimo incidente si è consumato all’interno del vastissimo perimetro militare tattico del poligono di Ādaži, situato a pochi chilometri a nord-est della capitale lettone, una delle principali basi logistiche e strategiche utilizzate costantemente dalle truppe dell’Alleanza Atlantica per l’addestramento congiunto sul fronte baltico.
Stando alla prima e sommaria ricostruzione ufficiale della reale dinamica dell’accaduto fornita dallo Stato Maggiore, nel corso di una realistica, intensa e concitata esercitazione a fuoco vivo (un addestramento complesso che simula alla perfezione le reali dinamiche e lo stress psicofisico di un vero e proprio scontro a fuoco in territorio ostile), un veicolo blindato a bordo del quale viaggiavano i quattro sfortunati militari dell’Esercito Italiano è stato improvvisamente e pesantemente colpito in pieno dalla sagoma da un’arma da fuoco non automatizzata. La beffa e la tragedia sfiorata risiedono proprio nel fatto che l’arma che ha aperto erroneamente il fuoco risultava fisicamente installata e operata a bordo di un altro mezzo blindato in movimento, sempre di esclusiva e totale appartenenza al contingente militare italiano partecipante alla manovra offensiva simulata. L’impatto dei proiettili veri contro la corazza del veicolo ha provocato danni strutturali e il grave ferimento degli occupanti dell’abitacolo, scatenando il panico controllato che segue sempre questo genere di rarissimi e gravissimi incidenti tattici sul campo di battaglia.
La missione Nato Forward Land Forces in cui sono inquadrati i nostri Bersaglieri rappresenta uno dei pilastri fondamentali e irrinunciabili della sicurezza europea odierna: si tratta di una presenza armata, vigile e costante e di una forza multinazionale di rapido dispiegamento voluta esplicitamente e fortissimamente dall’Alleanza Atlantica dopo lo scoppio della crisi ucraina, allo scopo primario di rassicurare politicamente e militarmente le popolazioni dei Paesi Baltici e fungere da concreto deterrente militare contro qualsiasi possibile aggressione esterna ai confini dell’Europa orientale.

I soccorsi tempestivi e il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Riga

La complessa macchina dei soccorsi militari internazionali si è attivata in maniera letteralmente fulminea, dimostrando per fortuna un’eccellente efficienza organizzativa.
Subito dopo l’inaspettato e devastante impatto balistico contro il loro mezzo, i quattro valorosi militari colpiti dal fuoco amico sono stati estratti dalle lamiere, immediatamente soccorsi dal personale medico del contingente e dai paramedici militari presenti a bordo campo per l’esercitazione. Dopo le primissime cure di vitale e fondamentale stabilizzazione emodinamica prestate in via d’urgenza direttamente all’interno del rigido perimetro del poligono di tiro, tutti i feriti sono stati caricati a bordo dei mezzi di soccorso avanzato e successivamente trasferiti a sirene spiegate, con la massima priorità di transito, in una moderna e attrezzatissima struttura ospedaliera sanitaria civile situata nel centro della capitale, Riga.
Il primo bollettino medico trapelato e fornito dalle autorità in merito alle loro attuali condizioni cliniche conferma la gravità dell’accaduto, ma infonde anche un cauto sollievo. Dei quattro soldati ricoverati d’urgenza, uno si trova in condizioni cliniche giudicate dai medici lettoni “più serie”, avendo presumibilmente riportato traumi o ferite da schegge molto più invasive e complesse rispetto ai commilitoni. Attualmente, tutti e quattro i nostri connazionali in divisa sono sottoposti in queste ore a delicatissime e continue cure intensive e a tutti gli approfonditi e complessi accertamenti clinici radiologici necessari per scongiurare complicanze invisibili. Tuttavia, la notizia più importante, confortante e dirimente per le famiglie a casa è che i medici ospedalieri lettoni hanno ufficialmente certificato che nessuno dei quattro soldati del Reggimento Bersaglieri risulta essere, al momento in cui scriviamo, in alcun imminente pericolo di vita.

Le indagini in corso e la vicinanza del Ministro Guido Crosetto

In ossequio ai rigidi e stringenti regolamenti disciplinari e penali militari in vigore, la drammatica catena di comando italiana ha immediatamente provveduto a compiere il passo più doloroso e delicato in questi casi: tutte le famiglie italiane dei soldati feriti nel poligono di Ādaži sono state tempestivamente rintracciate e puntualmente informate di persona dai vertici dell’Esercito sull’accaduto, potendo fortunatamente tirare un sospiro di sollievo dopo aver ricevuto le ampie e documentate rassicurazioni mediche circa il reale e non critico stato di salute dei loro amati cari.
Parallelamente alla fondamentale e prioritaria gestione sanitaria dell’emergenza sul campo lettone, si è mossa rapidamente anche la grande e inesorabile macchina investigativa della giustizia militare. Come è rigorosamente doveroso in questi gravissimi casi di incidenti tattici con fuoco vivo in ambito internazionale Nato, le autorità militari preposte hanno immediatamente e formalmente avviato tutte le approfondite e capillari verifiche del caso per accertare in maniera certosina e incontrovertibile le reali cause che hanno scatenato il disastro e ricostruire l’esatta, millimetrica dinamica dell’accaduto.
L’inchiesta interna, condotta parallelamente da ufficiali italiani e ispettori Nato, dovrà chiarire senza alcuna ombra di dubbio se il “fuoco amico” che ha colpito in pieno il mezzo dei Bersaglieri sia scaturito da una drammatica fatalità tecnica legata a un guasto ai sistemi di puntamento dell’arma non automatizzata, oppure se, al contrario, sia stato purtroppo il frutto letale di un tragico, fatale errore umano di valutazione, di mancata comunicazione via radio o di una violazione diretta delle rigorosissime norme di sicurezza operative all’interno del poligono di tiro balistico. La politica italiana, intanto, si è stretta compatta e silenziosa attorno alle Forze Armate in questo momento di ansia. Il Ministro della Difesa italiano, l’onorevole Guido Crosetto, viene costantemente e meticolosamente informato e tenuto aggiornato minuto per minuto in tempo reale dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luciano Portolano, e dall’esperto Comandante del Covi (il Comando Operativo di Vertice Interforze), il generale Giovanni Maria Iannucci, sia in merito alle in costante evoluzione condizioni cliniche dei quattro militari italiani ricoverati in corsia a Riga, sia, soprattutto, in merito ai delicati, rapidi e riservatissimi sviluppi degli accertamenti e delle inchieste in corso. In una sentita nota ufficiale diramata in serata agli organi di stampa dalle agenzie di Stato, il Ministro della Difesa Crosetto, unito in maniera indissolubile a tutti i massimi vertici militari e all’intero dicastero della Difesa, hanno voluto stringersi in un abbraccio virtuale esprimendo ufficialmente e calorosamente la propria massima vicinanza morale, spirituale e istituzionale ai coraggiosi commilitoni feriti in servizio estero e alle loro preoccupatissime famiglie in Italia, formulando loro, a nome di tutta la Nazione, il più sincero, caloroso e affettuoso augurio di una rapida e totale guarigione.

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Economia

Caro carburanti, Eni blocca i prezzi: benzina a 1,99 e diesel a 2,19 euro per un mese

La folle corsa del caro carburanti subisce una storica e inaspettata battuta d’arresto grazie all’intervento del privato. Eni ha ufficialmente annunciato l’introduzione di un clamoroso “price cap” (tetto massimo di prezzo) su tutte le pompe di benzina della rete Enilive a partire dal 28 settembre: per i prossimi 30 giorni (con possibile proroga fino a fine anno), la benzina verde non costerà più di 1,99 euro al litro, mentre il diesel si fermerà a un tetto di 2,19 euro. Uno sconto massiccio di ben 17 centesimi rispetto alla media disastrosa attuale (arrivata oggi a sfiorare i 2,42 euro in autostrada). Plaude l’Unione Nazionale Consumatori (UNC), con il presidente Dona che non risparmia però critiche durissime al Governo: “Siamo contenti che società private facciano più di quanto faccia la politica, da mesi colpevolmente immobile davanti ai prezzi stratosferici”. Eni ha motivato la coraggiosa scelta come “un contributo di solidarietà al Paese” in un momento di crisi geopolitica globale che ha fatto crollare l’offerta di prodotti raffinati in Europa. Scopri da quando parte lo sconto e come usufruirne👇

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Eni

Roma – La spirale inflattiva che sta letteralmente travolgendo il bilancio delle famiglie italiane e l’operatività quotidiana delle piccole e medie imprese ha finalmente trovato, forse per la prima volta dall’inizio dell’anno, un inaspettato e concreto argine privato. In un momento di estrema e acuta tensione sociale ed economica, dominato dal caro carburanti che continua inesorabilmente a colpire e svuotare le tasche di milioni di automobilisti, il colosso energetico nazionale Eni ha deciso di rompere gli indugi e scendere direttamente in campo con una mossa commerciale e politica senza precedenti. L’azienda del cane a sei zampe ha infatti annunciato ufficialmente e a sorpresa di aver fissato un rigoroso tetto massimo insuperabile al prezzo di vendita al dettaglio sia per il diesel che per la tradizionale benzina verde. A ufficializzare questa drastica e attesissima manovra di contenimento dei costi è stata la stessa dirigenza di Eni attraverso la diramazione di un dettagliato comunicato stampa, all’interno del quale si fa chiaramente sapere di aver deciso di fissare «un limite massimo (il cosiddetto price cap) al prezzo finale dei carburanti commercializzati dalla rete Enilive, che sarà pari a un tetto di 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina». Si tratta di una sforbiciata importantissima per le tasche dei guidatori, che si traduce in un risparmio netto di circa 17 centesimi in meno rispetto ai drammatici livelli medi attuali registrati sulla rete stradale ordinaria italiana.

Il price cap sulle pompe Enilive: durata, sconti e andamento del mercato

Questa aggressiva e benvenuta politica di calmieramento dei listini non sarà ovviamente eterna, ma è stata accuratamente calibrata sui delicatissimi equilibri finanziari dell’azienda e sulle turbolenze della borsa.
«L’applicazione del price cap sulle pompe è strettamente correlata al mantenimento dell’agevolazione fiscale statale sulle accise attualmente in vigore, e sarà applicato materialmente in tutti i distributori aderenti a partire dal prossimo 28 settembre», si legge nella nota aziendale diramata da Eni. L’azienda ha inoltre specificato che l’iniziativa commerciale avrà una durata iniziale garantita e blindata di 30 giorni esatti, ma ha lasciato strategicamente la porta aperta a una «concreta possibilità di estensione della misura calmierante fino alla fine del corrente anno, ma sempre in stretta funzione e in stretta dipendenza dall’imprevedibile andamento del mercato internazionale e della stabilità delle difficili catene degli approvvigionamenti di greggio».
Per comprendere appieno la portata vitale di questo massiccio sconto applicato dal colosso dell’energia, basta analizzare con occhio clinico i dati drammatici e spietati rilevati e certificati quotidianamente dall’autorevole Osservatorio sui prezzi dei carburanti gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Attualmente, infatti, il prezzo medio dei carburanti erogati in modalità ‘self service’ lungo l’intera rete stradale nazionale ordinaria è tragicamente salito, assestandosi a quota 2,154 euro al litro per la benzina e all’esorbitante cifra di 2,338 euro al litro per il più pesante gasolio, mantenendo gli stessi irragionevoli livelli di ieri. La situazione diventa addirittura insostenibile se si osserva la rete autostradale italiana (già gravata dai costi dei pedaggi): qui il prezzo medio self service è schizzato a 2,247 euro al litro per la benzina (in ulteriore e preoccupante lieve rialzo giornaliero rispetto ai 2,245 euro di ieri) e alla cifra monstre di 2,421 euro al litro per il gasolio (in crescita dai 2,419 del giorno precedente). A peggiorare drasticamente un quadro già tinteggiato a tinte fosche, contribuisce la fine imminente degli aiuti di Stato: l’attuale sconto in vigore sul taglio delle accise del diesel, che oggi è pari (comprensivo dell’Iva applicata) a 12,2 centesimi di euro al litro, subirà infatti una netta dimezzata a partire da domani e fino al 5 ottobre, calando drasticamente a soli 6,1 centesimi di sconto reale per l’utente finale.

Il plauso dei consumatori (UNC) e la dura critica all’immobilismo del Governo

L’azione forte e decisa intrapresa dalla dirigenza di Eni ha immediatamente scatenato un’ondata di reazioni estremamente positive da parte di tutte le principali associazioni di categoria a tutela dei diritti dei cittadini, che da mesi lottano strenuamente contro il caro vita.
«Si tratta senza ombra di dubbio di un’ottima, insperata e bellissima notizia. Come associazione non possiamo che esprimere pubblicamente il nostro totale e incondizionato consenso, unito a un forte e doveroso plauso per questa coraggiosa iniziativa di Eni volta a mettere finalmente un tetto massimo artificiale al prezzo fuori controllo dei carburanti», ha dichiarato a caldo Massimiliano Dona, attivissimo e combattivo presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC). Dona, profondo conoscitore delle dinamiche del mercato energetico, non si nasconde dietro a un dito e affronta apertamente anche i possibili retropensieri e i calcoli politici che potrebbero celarsi dietro a questa enorme mossa di marketing strategico: «Certo, da analisti del mercato è assolutamente possibile ipotizzare che questa clamorosa mossa commerciale da parte di un colosso dell’energia miri anche, in maniera indiretta, a voler cercare di smorzare i toni accesi della politica e a ridurre considerevolmente le crescenti probabilità dell’introduzione di una dura tassazione statale sugli extraprofitti energetici, un’idea fortemente avanzata da molti partiti in questi difficili mesi; ma onestamente, davanti a un risparmio reale per le famiglie alla pompa di benzina, la motivazione di fondo ha francamente pochissima importanza pratica».
La soddisfazione per l’intervento provvidenziale del privato si trasforma però ben presto in un durissimo, affilato e inequivocabile atto di accusa politico rivolto direttamente e senza filtri contro l’esecutivo. «A fronte dell’evidente, imbarazzante e colpevole immobilismo di questo Governo in carica, un esecutivo che nei fatti fa sempre meno per arginare e combattere il caro carburante mentre, parallelamente, i prezzi sui tabelloni stradali salgono sempre di più stracciando e superando ogni precedente primato storico, non possiamo che essere amaramente contenti che, alla fine, siano le società private quotate in Borsa a fare nei fatti molto di più di quanto non riesca a fare la politica per i propri cittadini», incalza Dona. Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori conclude infine il suo lucido intervento con un prezioso, utile e pratico vademecum operativo rivolto a tutti i guidatori in cerca del miglior risparmio quotidiano: «Naturalmente i consumatori più accorti e intelligenti dovranno sempre e costantemente continuare a confrontare i prezzi utilizzando i dati ufficiali pubblicati sull’Osservaprezzi carburanti del Mimit, prestando sempre la massima attenzione ai prezzi effettivamente esposti sui cartelli luminosi su strada, e assicurandosi scrupolosamente che si tratti effettivamente di una stazione di servizio battente l’insegna aggiornata Enilive per avere la certezza assoluta dello sconto».

Le ragioni di Eni: tra solidarietà sociale, geopolitica asiatica e le bioraffinerie

La decisione aziendale di intervenire pesantemente sulle dinamiche economiche non è stata presa alla leggera, ma si basa su un’attenta analisi di un mercato petrolifero globale sempre più drogato dalle innumerevoli e sovrapposte crisi internazionali.
La nota ufficiale diramata dall’ufficio stampa di Eni si premura infatti di contestualizzare le scelte finanziarie e di delineare il cupo quadro globale che ha generato l’attuale folle aumento dei costi dell’energia in tutto l’Occidente. «La drammatica e preoccupante contrazione globale dell’offerta di prodotti raffinati sul mercato internazionale, una penuria strutturale che deriva in gran parte dall’inasprimento delle sanguinose crisi geopolitiche attualmente in corso nel mondo, fortemente associata alla gravissima e miope carenza di capacità di raffinazione a livello dell’intero continente europeo (abbiamo assistito inermi a quasi 30 grandi raffinerie chiuse definitivamente negli ultimi 15 anni per motivazioni industriali o ambientali), ha fatalmente ed inevitabilmente portato i prezzi finali dei carburanti a toccare livelli estremamente onerosi, insostenibili e punitivi per i bilanci delle famiglie lavoratrici e per l’operatività e la competitività delle aziende italiane», scrive nero su bianco la direzione della società energetica.
È proprio all’interno di questo delicatissimo, fragile e infiammabile contesto macroeconomico e sociale che si inserisce l’intervento “solidale” del gruppo, che ha deciso di rinunciare a una fetta dei propri margini per sostenere il Paese. «In questo difficile contesto storico ed economico», prosegue incalzante e rassicurante la lunga nota ufficiale, «Eni intende responsabilmente dare un forte e nuovo contributo tangibile di solidarietà pratica al Paese Italia, ai consumatori e in particolar modo alla propria fedele clientela. Un’azione forte che va logicamente a unirsi alle innumerevoli e silenziose iniziative calmieranti già intraprese proattivamente dalla Società sin dallo scorso mese di marzo, quando abbiamo deciso di operare attraverso un ribaltamento solo ed esclusivamente in via parziale dell’enorme aumento delle quotazioni petrolifere internazionali sui prezzi finali consigliati presso i propri distributori in franchising, scegliendo di fatto di assorbirne così, all’interno del proprio bilancio aziendale, una parte davvero significativa».
A margine della questione squisitamente economica legata al calmieramento del prezzo alla pompa del distributore, Eni ha voluto intelligentemente ribadire il proprio ruolo centrale di motore trainante dell’economia green del Paese, ricordando l’impegno costante nella transizione ecologica ed energetica del settore dei trasporti italiani. «Eni è oggi fortemente e orgogliosamente impegnata nella gestione diretta e nell’innovazione tecnologica delle grandi e moderne bioraffinerie realizzate con successo nei poli di Venezia e di Gela», conclude infatti strategicamente la nota aziendale, «nonché nell’ambizioso sviluppo industriale e nella totale trasformazione ecologica del polo di Livorno e di molti altri siti produttivi strategici sparsi sul territorio nazionale, salvaguardando strenuamente l’occupazione locale di migliaia di addetti e l’integrità dell’ambiente circostante. Stiamo investendo enormi capitali privati e altamente significativi nel territorio italiano, preservando una preziosissima capacità di raffinazione nazionale (per di più incentrata stabilmente sulla produzione di carburanti in prodotti totalmente sostenibili e a basso impatto), una capacità industriale e chimica vitale che, se non avessimo agito tempestivamente, sarebbe irrimediabilmente e tragicamente mancata all’intero mercato energetico, rendendoci ancora più dipendenti dall’estero».

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