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ANCHE IL CASTELLO BARONALE DI COLLALTO SABINO HA IL SUO “FANTASMA”: SI TRATTA DELLA MARCHESA CAVALLETTI(FOTO)

ANCHE IL CASTELLO BARONALE DI COLLALTO SABINO HA IL SUO &ldquo;FANTASMA&rdquo;: SI TRATTA DELLA MARCHESA CAVALLETTI(FOTO) Salone Del Catello Di Collalto Sabino

Collalto Sabino-Abbiamo avuto modo di visitare, in una magnifica giornata autunnale, lo splendido Castello Baronale di Collalto Sabino accolti dalla gentilezza e cortesia del Castellano e abbiamo appreso, con nostra meraviglia e stupore che come tradizione vuole, della presenza di un “Fantasma Femminile” che vaga tra i saloni e le stanze di questo antico maniero. Si tratterebbe della Marchesa Cavalletti, moglie del Conte Corvin Prendoswki che nel 1858 subentrò, come proprietario, ai Barberini. Come ci hanno raccontato, durante le notti, si sentono bisbiglii provenienti da una bifora a forma di chiave da dove la Marchesa, donna molto riservata secondo i racconti storici, osservava chi entrava e chi usciva dal Castello. Infatti, da questa piccola finestrella, si può osservare direttamente il portone di Ingresso che si apre sul Ponte Levatoio. Voci Femminili e non solo, soffuse, sono state percepite da chi vi ha pernottato. Queste Anime, tuttavia non sarebbero “malvagie” ma “buone”. In effetti, le sensazioni che abbiamo avuto, durante la visita, sono state di pace e serenità anche se, durante i secoli, il Castello ha visto tante uccisioni ed omicidi. Sicuramente, ci sarebbe bisogno di una indagine paranormale, ma andiamo per ordine cercando di ripercorrere la storia di questa fortezza che venne realizzata intorno all’anno mille. Venne costruita dalla Famiglia Collalto dalla quale ha preso il nome anche l’antico borgo adiacente. Primi Signori di Collalto furono certi Pandolfo e Rainaldo, poi Oddone e Ludovico. Quindi i Mareri, grandi incastellatori medioevali. Nella prima metà del 1500 appartenne ai Savelli, nobili romani. Nel 1564 Cristoforo Savelli, perseguitato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di Piero, famoso banchiere fiorentino, che fu esponente di primo piano nell'opposizione al regime tirannico dei Medici. Roberto Strozzi fu il primo restauratore del castello ma venne a morte e il castello fu venduto ad un altro nobile fiorentino: Alfonso Soderini. I Soderini possedettero il castello per due generazioni; ristrutturarono la fortezza, adeguandola alle esigenze del tempo che consistevano nella supremazia della bocca da fuoco nelle guerre. La fortezza di Collalto divenne una imprendibile rocca capace di contrastare attacchi nemici, con un volume di fuoco eccezionale per quell'epoca.I Soderini abbellirono anche la parte abitativa in occasione di un matrimonio di uno di loro con una dama della nobile famiglia Mattei. Lo testimonia lo stemma "partito" con le armi delle famiglie Soderini e Mattei, posto sulla porta d'ingresso al salone e sull'altare della chiesetta di Santa Maria ove avvenne la cerimonia religiosa dello sposalizio.Ma anche i Soderini furono sopraffatti da debiti e nel 1641 il castello fu messo all'asta. Vinse la competizione, con il principe Borghese, il Cardinale Francesco Barberini, nipote del Papa regnante Urbano VIII. Si aggiudicò l'asta per 102.000 scudi "non come proprietà ecclesiastica ma come privata persona". Nell'atto di vendita sono indicati complessivamente la natura e l'estensione dei diritti baronali: essi consistevano, oltre che nel possesso del territorio, degli insediamenti, dei titoli, anche in estesi poteri giurisdizionali e diritti signorili in genere. Non si fa menzione del "jus primae noctis".Il Castello fu completamente restaurato e abbellito. Secondo quanto ha lasciato scritto un frate del tuttora esistente Convento di S. Francesco, le stanze del castello erano rivestite di preziosissimi marmi; il salone aveva il soffitto ornato con api d'oro e il pavimento era ricoperto da un mosaico raffigurante l'incendio di Troia, asportato, all'uso Barberini, dalla diruta Carseoli. Le pareti erano impreziosite da arazzi della manifattura Barberini e da armature e armi riccamente istoriate.Tutto ciò fu derubato e inviato in Francia da una compagnia di genieri napoleonici di stanza a Collalto negli anni 1798-99. Il castello, dopo la sconfitta di Napoleone, tornò ai Barberini ma era ormai un rudere. I Barberini nel 1858 se ne disfecero. E’ rimasto un quadro realizzato dal pittore Luigi Garzi che rappresenta Mosè che richiude le acque del Mar Rosso sugli Egiziani inseguitori.Subentrò, quale proprietario, il conte Corvin-Prendowski, discendente, per ramo polacco, del Re d'Ungheria Mattia Corvino, amico dei Medici e di nascita transilvano. Lo stemma del conte Prendowski è uguale a quello del Re transilvano: un corvo stringente nel becco un anello d'oro.Corvin-Prendowski restaurò il castello mal ridotto dai francesi, dandogli un aspetto vagamente fiabesco.

Nel febbraio del 1861 il castello e l'abitato di Collalto subirono un cruento assalto da parte di una banda brigantesca formata da soldataglia borbonica, reparti pontifici e delinquenti comuni alla guida del famoso brigante Chiavone. Tale spedizione era stata decisa da nobili borbonici e pontifici che non accettavano l'esito del plebiscito del novembre 1860 che sanciva l'annessione della Sabina al nascente Regno d'Italia.I briganti uccisero i guardiani del Castello e il corpo del loro figlioletto fu portato in giro per il paese, infilzato su baionette, tra l'orrore e lo sdegno dei collaltesi.Alla morte del conte Prendowski, che aveva sposato una marchesa Cavalletti, il castello passò in eredità al fratello della marchesa, Giuseppe Cavalletti il quale, non avendo eredi diretti, alla soglia della vecchiaia stipulò un vitalizio, in cambio della proprietà del castello, con il Capitano dei Carabinieri Ottavio Giorgi, applaudito cavaliere di concorsi ippici. Il Capitano Giorgi aveva sposato una ricca ereditiera americana, Claire Monfort, dalla quale ebbe due figli: Diana e Piero. I Giorgi-Monfort restaurarono il castello, apportandovi piccole modifiche.Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale furono ospiti nel castello personalità del mondo politico e artistico: fra gli altri il Principe Umberto di Savoia, il trasvolatore del polo nord Gen. Nobile, l'attore Ettore Petrolini, il pittore danese Andersen. Alla morte di Piero Giorgi-Monfort nel 1988, il castello è stato acquistato dalla Società "Quattrostelle", dell'Ing. Massimo Rinaldi, figlio di una Latini, antica e nobile famiglia di Collalto.L'Ing. Rinaldi ha voluto un radicale restauro statico e architettonico del castello ed ha posto particolare cura nel riportarlo, con l'aiuto di decorazioni, quadri e mobili antichi, all'epoca del suo massimo splendore.Entrando dall'antica porta del paese si arriva alla piazzetta dalla caratteristica fontana e dall'antico Ponte Levatoio. Attraversando il ponte levatoio ed il portone chiodato, sormontato dallo stemma Barberini, si arriva in uno spalto che domina la piazzetta.A destra vi è un balconcino in laterizio dal quale la marchesa Prendowski assisteva alle feste e alle processioni dei collaltesi. Il Palazzo Baronale ha la tipica forma a V. A sinistra vi è l'ingresso alla sala convegni: moderno ambiente ricavato nell'antica sala d'armi. Attraverso un arco fiancheggiato da due alte torri merlate recanti nella sommità stemmi in pietra degli antichi proprietari, si accede al cortile, delimitato su tre lati dal corpo di fabbricati abitativi e sovrastato a nord dall'imponente mole della fortezza.Nell'ala est del cortile troviamo il corpo di guardia, ora abitazione dei guardiani; quindi la tavernetta, ricavata nel locale più antico del castello. Il pavimento in cotto e il soffitto, in possenti travate lignee, sono originali dell'epoca. Le pareti rustiche conservano le tracce del passato: nicchie, finestrelle richiuse, incastri di scale e architravi di porte. Di seguito il grande forno per la cottura del pane. Da questo vano, attraverso un cancelletto di ferro, si scorge ciò che resta di antichi muri demoliti ed interrati per le successive ristrutturazioni. Nell'ala ovest erano situati anticamente cantine, granai e magazzini, ora usati come sede di cabine idriche, elettriche e termiche. Caratterizza il cortile il romantico pozzo e le due scale d'accesso al castello.Tra le due scale sono poste delle epigrafi che ricordano i passati interventi di riattamento e miglioramento. Quella del Cardinale Francesco Barberini del 1712, quella con il motto del conte Corvin-Prendowski del 1895 e quella dei Giorgi-Monfort che restaurarono il castello nel 1932-34.Per una scaletta in legno si sale alle coperture del castello, da dove si può ammirare lo spettacolo dell'alternarsi dei piani e dei colori dei tetti del castello e del borgo medioevale. Molte tegole del castello sono originali del tempo dei Barberini: infatti portano impresso il loro stemma. Tornati nel cortile, dopo una breve e dolce rampa, si può accedere al vasto parco che è tornato a nuova vita, arricchito da moltissimi esemplari di piante rare, da una piscina e da un campo da tennis. Rientrati nel castello, proseguendo per la rampa, si giunge in un delizioso giardino ombreggiato da un enorme cedro del Libano, simile a quelli che il Papa Urbano VIII Barberini fece piantare nei giardini Vaticani. Su questo si affaccia l'abitazione del castellano. Per una ripida scaletta in pietra si accede, dopo aver attraversato un ponte levatoio, alla fortezza. A sinistra si apre un tetro ambiente a volta, che serviva da rifugio ai militi e per deposito di munizioni; infatti vi sono ancora nel soffitto le botole che permettevano l'approvvigionamento dei sovrastanti cannoni. Si poteva arrivare a questo ambiente attraverso un passaggio segreto, attualmente ostruito.In una parete vi sono formazioni calcaree prodotti dal gocciolio dell'acqua piovana; la loro altezza testimonia la vetustà della fortezza. Tornando all'aperto e superate le cisterne per il rifornimento d'acqua durante gli eventuali assedi, si giunge su un piazzale contornato da poderose mura, da due torri circolari, da camminamenti, postazioni di artiglieria che attraverso sghimbesce troniere potevano intimorire con il loro volume di fuoco ogni più agguerrito assalitore. Nel lato sud si erge l'edificio dell'orologio a contrappesi a sei ore, con campana in bronzo, sormontato dall'ape Barberini. Sui merli si notano gli incastri dei cavalletti delle spingarde e colubrine. All'angolo nord-ovest della fortezza è situata la latrina "a caduta libera", usata dai soldati. Al centro del piazzale si erge il "Maschio", ultima difesa in caso di sopraffazione. Ai piedi del maschio è situata una sordida prigione.Salendo una ripida e stretta scaletta a chiocciola(di Travertino bocciardato) si arriva alla sommità del torrione. A metà salita vi è una stanza, anticamente sede di giudizi e torture, ora chiusa perchè deposito di reperti archeologici.Arrivati in cima al maschio, il punto più alto del castello, si può ammirare un vasto panorama a 360 gradi. Si possono scorgere gli alti massicci montuosi del Centro Italia: Terminillo, Duchessa, Gran Sasso e Velino. Si possono contare ben 32 paesi arroccati sulle cime e sui fianchi delle alture che circondano la Piana del Cavaliere.

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Ultima modifica ilSabato, 15 Ottobre 2016 19:24

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