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Sport

Carsoli Volley, dove crescono i sorrisi: Martina Petrucci ci svela i segreti dell’Under 13 e del Minivolley

La pallavolo giovanile non è solo tecnica e sudore, ma soprattutto sorrisi, amicizia e lezioni di vita! Siamo entrati in palestra per scambiare due chiacchiere con Martina Petrucci, preparatissima allenatrice delle categorie Minivolley e Under 13 del “Carsoli Volley”. Come si gestisce il delicato passaggio dal gioco puro della primissima infanzia alle vere tensioni agonistiche del campionato giovanile? “Il segreto è insegnare alle bambine che la paura di sbagliare è normale, e che l’errore è solo una preziosa occasione per imparare”, ci ha raccontato in questa bellissima e profonda intervista. “Se a fine anno torneranno a casa avendo imparato il valore della collaborazione e usciranno dalla palestra col sorriso, per noi sarà già la vittoria più grande”. Leggete l’intervista integrale sul nostro sito, e non fatevi scappare il nostro utilissimo consiglio d’acquisto per l’attrezzatura di sicurezza delle vostre piccole campionesse! 👇

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Martina Petrucci

Carsoli – Lo sport giovanile non è mai e poi mai una semplice questione di vittorie, tabellini segnapunti o trofei da esporre freddamente in bacheca. Quando si entra in una palestra di provincia e si ascolta il rumore sordo dei palloni che rimbalzano sul parquet, mescolato alle grida gioiose e concitate dei bambini, si sta assistendo in realtà a una vera e propria lezione di vita. Le associazioni sportive locali rappresentano infatti il cuore pulsante delle nostre piccole e grandi comunità territoriali: sono agenzie educative a cielo aperto, luoghi sicuri in cui le nuove generazioni imparano a relazionarsi, a cadere, a rialzarsi, a rispettare l’avversario e, soprattutto, a fare squadra per superare le difficoltà quotidiane. In questo delicatissimo panorama sociale ed educativo, il Carsoli Volley rappresenta ormai da anni un’eccellenza assoluta e un punto di riferimento inestimabile per tantissime famiglie del territorio. Il settore giovanile della società pallavolistica non si limita a insegnare la tecnica del bagher, del palleggio o della schiacciata, ma si pone il nobile e arduo obiettivo di formare gli adulti di domani. Il passaggio dallo sport inteso come puro gioco infantile al primo, vero agonismo strutturato è una fase psicologica cruciale nello sviluppo di una giovane atleta. È il momento esatto in cui subentra la paura fisiologica di sbagliare, il timore del giudizio dei compagni e la pressione del primo campionato ufficiale. Per gestire questa delicata transizione servono formatori preparati, empatici e appassionati, capaci di non spegnere mai l’entusiasmo negli occhi delle ragazze. A raccontarci i segreti, le gioie e le piccole grandi sfide quotidiane di questo meraviglioso mondo è Martina Petrucci, allenatrice e figura di riferimento per le categorie del Minivolley e dell’Under 13 del Carsoli Volley. In questa lunga e profonda intervista, la coach ci spiega come si costruisce un gruppo vincente non solo nel punteggio, ma nei valori umani.

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L’Intervista a Martina Petrucci

L’Under 13 e il Minivolley rappresentano il cuore del vivaio, dove il gioco comincia a strutturarsi. Come vi dividete il lavoro per far crescere al meglio queste atlete?
Cerchiamo di accompagnare ogni bambina rispettando rigorosamente i suoi tempi e valorizzando le sue capacità. Nel Minivolley puntiamo soprattutto sul puro divertimento e sulle prime basi tecniche, mentre in Under 13 lavoriamo in modo molto più strutturato sui fondamentali e sul gioco di squadra. Ci confrontiamo costantemente, perché il nostro obiettivo primario è farle crescere insieme, sia dentro che fuori dal campo di gioco.

Passare dal puro gioco del Minivolley al primo vero campionato giovanile dell’Under 13 è una bella avventura: come accompagnate le bambine in questa delicata fase di cambiamento?
È un passaggio psicologico ricco di emozioni forti, in cui le bambine iniziano a conoscere l’adrenalina del campionato e anche la fisiologica paura di sbagliare. Cerchiamo di accompagnarle con immensa pazienza, trasmettendo loro totale sicurezza e facendogli capire che ogni singolo errore è, in realtà, una preziosa occasione per imparare e migliorare. Vogliamo che vivano questa esperienza con entusiasmo, senza mai perdere il piacere di giocare e di stare insieme.

Qual è il segreto per mantenere alto l’entusiasmo in palestra pur iniziando a richiedere alle ragazze una maggiore attenzione alla tecnica e alla disciplina?
Crediamo fortemente che il segreto sia trovare il giusto equilibrio tra l’impegno agonistico e il divertimento. Cerchiamo di valorizzare ogni più piccolo progresso, incoraggiandole a migliorarsi senza il terrore di sbagliare un colpo. Per noi è assolutamente importante che imparino la tecnica e la disciplina, ma esigiamo che entrino sempre in palestra con il sorriso sulle labbra e con la voglia incontenibile di condividere questa magnifica esperienza sportiva con le compagne.

C’è un ricordo o un momento speciale di questa primissima fase dell’anno che vi ha fatto capire che il gruppo sta prendendo la strada giusta?
Sono soprattutto i piccoli, apparentemente invisibili gesti a darci la massima soddisfazione: vedere le bambine incoraggiarsi a vicenda dopo un errore, gioire insieme abbracciandosi per un punto sudato o aiutare fisicamente una compagna in difficoltà. Sono segnali inequivocabili che ci fanno capire che, oltre a migliorare tecnicamente, stanno imparando concretamente a essere una vera squadra affiatata.

Quanto conta l’affiatamento tra voi due in panchina per riuscire a trasmettere serenità e sicurezza alla squadra?
Conta moltissimo, perché le bambine devono potersi sentire sicure e devono sapere di poter contare ciecamente su di noi in ogni momento. Ci confrontiamo apertamente, condividiamo obiettivi sportivi e umani e cerchiamo di sostenerci reciprocamente durante l’allenamento. Crediamo che la serenità e l’assoluta fiducia tra noi membri dello staff tecnico siano elementi fondamentali per trasmettere tranquillità alle atlete e aiutarle a crescere senza traumi.

Cosa sperate, in definitiva, che le vostre giovani atlete portino a casa, oltre all’affinamento della tecnica sportiva, alla fine di questo lungo percorso annuale al Carsoli Volley?
Speriamo con tutto il cuore che crescano non soltanto come brave atlete, ma soprattutto come persone, imparando il vero valore dell’amicizia, del rispetto delle regole e della collaborazione. Vorremmo che portassero con sé bei ricordi, nuove e solide amicizie e la consapevolezza ferrea che, lottando insieme, si può crescere e superare ogni difficoltà della vita. Se continueranno a venire in palestra con il sorriso e la voglia di stare insieme, per noi sarà già la più grande ed emozionante delle vittorie.

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Sport

Monica Circiu: Sono per la seconda volta una finisher della Spartathlon 246 km

Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, un messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Tra le donne da menzionare Monica Circiu (ASD Club Supermarathon Italia) che ha portato a termine la gara in 35h58’37” e di seguito approfondiamo la sua conoscenza attraverso risposte ad alcune mie domande.

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Monica Circiu

Ho scoperto che il limite comincia solo dove la mente decide di arrendersi

Redazione-  Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, un messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Tra le donne da menzionare Monica Circiu (ASD Club Supermarathon Italia) che ha portato a termine la gara in 35h58’37” e di seguito approfondiamo la sua conoscenza attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ciao Monica, complimenti per la Spartathlon! Come stai ora? Sei soddisfatta o pensi che potevi fare meglio? A chi la dedichi?

Ora respiro, mi guardo le mani e la pelle bruciata dal sole e dal vento, e sento il cuore che batte forte: sono per la seconda volta una finisher della Spartathlon. Dentro di me c’è una tempesta di emozioni. La mia preparazione era stata sacrale, chirurgica, da manuale. Ma questa gara è un gigante vivo e imprevedibile: a metà percorso l’imprevisto si è palesato sotto forma di un dolore sordo e spietato, una contrattura al polpaccio che voleva spezzarmi le ali. È diventata una gara di puro sangue, anima e resistenza. Sono felice? Sì, immensamente, perché l’ho portata a casa con i denti. Ma c’è anche quella cicatrice nel cuore di chi sa che, senza quell’imprevisto, avrei potuto volare molto più in alto. Questa vittoria la dedico alla mia caparbietà, alla me stessa che non si è seduta a piangere sull’asfalto, e a chiunque abbia creduto nella mia luce anche nel momento più buio.

 

Una bellissima testimonianza di una donna che sembra essere alquanto consapevole delle sue possibilità e capacità; fiduciosa, nonostante tutto e resiliente con la voglia e la caparbietà di portare a termine le sue imprese preparate con cura.

Criticità e momenti più difficili? Cosa ti ha messo davvero a dura prova?

Il mio calvario è iniziato esattamente a metà strada: per una scelta sbagliata sulle calze a compressione, il polpaccio si è bloccato. Per decine di chilometri la mia mente è stata un nastro continuo di domande strazianti: Di chi è la colpa? Perché a me? Perché adesso? Ma l’inferno vero si è concentrato negli ultimi 10 chilometri. Per tutta la vita mi ero chiesta cosa si provasse a correre vedendo negli specchietti il lampeggiante dell’ambulanza e la scorta della polizia incollate alla schiena, con il cancello orario che ti morde il collo. Viverlo sulla propria pelle, quando non hai più un grammo di energia e ogni metro è un calvario, è d’una spietatezza indicibile. Lì non corri più con le gambe, corri con la disperazione e con l’orgoglio.

 

L’ultramaratoneta spesso deve fare i conti con i cancelli orari dove se non arrivi nei tempi previsti sei fuori gioco e l’ultimo cancello dell’arrivo per Monica era il tempo limite per concludere la gara di 36 ore, ma Monica con i suoi dolori, le sue risorse residue infinite e la sua forza mentale è riuscita, anche se di pochissimo a rientrare nel tempo limite per aggiudicarsi la sua medaglia.

Quali sono stati gli allenamenti più importanti?

I chilometri macinati nei mesi scorsi sono stati fondamentali, così come le levatacce e la disciplina. Ma l’allenamento più duro e importante non si fa con il cronometro: è quello che fai con la tua mente per prepararti al momento in cui tutto crolla. Imparare a stringere i denti quando la gara dei tuoi sogni si trasforma in un incubo è l’unico vero allenamento che ti salva la vita in un’ultramarathon.

 

Per preparare gare lunghissime e durissime di ultramaratona bisogna fare tantissimi chilometri e trovare tempi e spazi per allenarsi, all’alba, al tramonto, di giorno ma anche di notte, bisogna abituarsi alla fatica, sofferenza e dolori che poi possono capitare durante la gara e capire come affrontarli, gestirli, soffrire andando avanti senza mollare e anche senza compromettere la propria salute, una conoscenza immensa di se stessi per capire fino a dove si può spingere, una consapevolezza estrema di ciò che si è in grado di fare fino all’ultimo metro.

Cosa e chi ti ha aiutato nei momenti di crisi?

Forse doveva andare così. Forse c’era un conto aperto con il karma, una prova del fuoco che il destino ha preteso da me per capire quanto davvero amassi questa gara. Nei momenti in cui il dolore mi chiedeva di fermarmi, ho attinto a tutto l’amore per la corsa e al rispetto per i sacrifici fatti. Non potevo permettere a una calza o a una contrattura di derubare la Monica che si era preparata così duramente.

 

Se si è veramente motivati, si trovano risorse e rimedi fisici e mentali per gestire qualsiasi situazione di criticità, credendoci fortemente e andando oltre ogni dubbio.

Cosa hai scoperto di te stessa in questa gara durissima? Hai sperimentato il limite?

Il limite non è una linea tracciata per terra, è un abisso dentro di noi. Io ci sono caduta dentro negli ultimi 10 chilometri, con il dolore che urlava e la scorta dietro che mi ricordava che il tempo stava scadendo. In quel baratro ho scoperto una Monica feroce, una donna capace di trasformare la sofferenza in benzina. Ho scoperto che il limite comincia solo dove la mente decide di arrendersi, e io ho scelto di non farlo.

 

Una grande prova per Monica che la rafforza nello sport e nella vita, solo trovandosi in certe situazioni si può conoscere sé stessi nella gestione di ogni stress, dolore, sofferenza.

Che significato ha per te questa gara e quali sono gli ingredienti del successo?

Baciare di nuovo i piedi a Leonida e poter dire “sono due volte finisher” non è un semplice risultato sportivo: è una rinascita. È la dimostrazione che la tenacia vale più della sfortuna. Gli ingredienti di questo successo? Un pizzico di sana follia, una preparazione meticolosa, ma soprattutto la capacità di soffrire in silenzio e continuare ad andare avanti, un passo dopo l’altro, anche quando il mondo ti dice che è finita.

 

Questo è il vantaggio della pratica di uno sport duro come le ultramaratone, la decisione consapevole di un obiettivo difficile, sfidante, stimolante ma non impossibile; l’allenamento mirato e meticoloso e durante la gara la focalizzazione per quello che si vuol fare e ottenere dopo un periodo di preparazione essendo disposti ad affrontare, gestire, superare qualsiasi muro, ostacolo, dubbio, cadendo e rialzandosi sempre.

Un tuo messaggio per avvicinare altri atleti alle ultramaratone?

Non abbiate paura di fare male al vostro corpo per curare la vostra anima. Le ultramaratone vi spoglieranno di ogni certezza, vi faranno piangere e vi metteranno a nudo davanti alle vostre fragilità più intime. Ma quando attraverserete quel traguardo, scoprirete di essere invincibili. E quella sensazione vi accompagnerà per tutto il resto della vita.

 

Le gare di ultramaratona mettono a dura prova corpo e mente ma sono un ottima opportunità per conoscersi meglio e allenarsi alle situazioni difficile che a volte la vita offre.

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Sport

Lo sport come strumento di aggregazione e integrazione

Vincere una medaglia d’oro è bellissimo, ma lo sport nasconde un potere molto più grande e importante! 🏅 In una società sempre più divisa, sola e incollata agli schermi degli smartphone, la pratica sportiva rappresenta l’ultimo, vero baluardo di integrazione e aggregazione sociale per i nostri ragazzi. Ospitiamo oggi una riflessione lucidissima e profonda del Dott. Matteo Simone, che ci ricorda (attraverso le linee guida ufficiali del CONI e della Commissione Europea) come lo sport non sia solo ossessione per la prestazione agonistica, ma una vera e propria “scuola di vita” in cui imparare il rispetto delle regole, la solidarietà verso gli ultimi e il senso di cittadinanza attiva per tenersi lontani dal crimine. Un pezzo assolutamente da non perdere, accompagnato dal libro dello stesso autore per scoprire tutti i segreti della psicologia sportiva. Leggete l’articolo completo! 👇

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Roma – Viviamo in una società sempre più frenetica, frammentata e individualista, in cui i giovani (e non solo) rischiano quotidianamente di smarrire il senso di appartenenza a una comunità reale, rifugiandosi nelle pericolose illusioni del mondo virtuale. In questo complesso scenario sociologico, esiste uno strumento antico, potentissimo e universale capace di abbattere le barriere culturali, linguistiche e sociali in un solo istante: la pratica sportiva. Troppo spesso, purtroppo, lo sport viene raccontato dai mass media esclusivamente attraverso la lente distorta del business milionario, del tifo esasperato o della mera performance agonistica. Si perde così di vista la sua funzione primaria e più nobile: quella di essere una vera e propria “palestra di vita”, un rifugio sicuro in cui imparare la disciplina, il rispetto dell’avversario e la solidarietà verso i compagni più deboli. Per riflettere profondamente su queste tematiche vitali per il nostro tessuto sociale, ospitiamo oggi sulle nostre pagine un lucido e attento contributo a firma del Dott. Matteo Simone, che analizza il ruolo dello sport come motore inarrestabile di inclusione, supportato dai documenti ufficiali del CONI e dell’Unione Europea.

[CONSIGLIO DI LETTURA]
Siete affascinati dalle dinamiche psicologiche che muovono gli atleti e volete scoprire i veri segreti della motivazione sportiva? CLICCA QUI per acquistare comodamente su Amazon il libro “Cosa spinge le persone a fare sport?”, scritto proprio dal Dott. Matteo Simone!

L’intervento del Dott. Matteo Simone

Lo sport è una marcia in più nel corso della vita, dà tanto a livello di benefici e aspetti formativi; aiuta a risolvere situazioni, a essere sempre pronti ad affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature.
Interessante quello che scrive il CONI sul Bilancio di sostenibilità 2016: “Lo sport è un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale nonché uno strumento di benessere psicofisico e di prevenzione. Inoltre, svolge un ruolo sociale fondamentale in quanto strumento di educazione e formazione che permette lo sviluppo di capacità e abilità essenziali per la crescita equilibrata di ciascun individuo. Nella consapevolezza di tale valore, il CONI si impegna affinché la pratica sportiva sia sempre più diffusa soprattutto tra i giovani, garantendo il diritto allo sport nelle aree territoriali più disagiate sviluppando e consolidando partnership con istituzioni pubbliche e organizzazioni private che garantiscono la sostenibilità economica delle iniziative di carattere sociale.”

Lo Sport è importante per la società, per bambini, ragazzi, adulti e anziani. È una scuola di vita, s’imparano regole. S’impara a stare con gli altri per condividere e contribuire a obiettivi comuni difficili, sfidanti ma raggiungibili. Interessante quello che è riportato su Sport e migrazione anche sul libro bianco: “Utilizzare il potenziale dello sport per l’inclusione sociale, l’integrazione e le pari opportunità. Lo sport contribuisce in modo significativo alla coesione economica e sociale e a una società più integrata. Tutti i componenti della società dovrebbero avere accesso allo sport: occorre pertanto tener conto delle esigenze specifiche e della situazione dei gruppi meno rappresentati, nonché del ruolo particolare che lo sport può avere per i giovani, le persone con disabilità e quanti provengono da contesti sfavoriti. Lo sport può anche facilitare l’integrazione nella società dei migranti e delle persone d’origine straniera, e sostenere il dialogo interculturale. Lo sport promuove un senso comune di appartenenza e partecipazione e può quindi essere anche un importante strumento d’integrazione degli immigrati. Per questo, è importante mettere a disposizione spazi per lo sport e sostenere le attività relative allo sport, affinché immigrati e società di accoglienza possano interagire positivamente. La Commissione ritiene possibile sfruttare meglio il potenziale dello sport come strumento per l’inclusione sociale nelle politiche, nelle azioni e nei programmi dell’Unione europea e degli Stati membri. Ciò vale anche per il contributo dello sport alla creazione di posti di lavoro e alla crescita e alla ripresa economica, in particolare nelle zone svantaggiate. Le attività sportive senza scopo di lucro che contribuiscono alla coesione sociale e all’inserimento sociale delle categorie vulnerabili possono essere considerate servizi sociali d’interesse generale.”

Lo sport promuove il benessere fisico e sociale e va inteso non solo come performance volta al raggiungimento di prestazioni eccellenti, ma anche come incentivo all’aggregazione sociale, strumento di prevenzione e promozione della salute.
Sul libro bianco della COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Bruxelles, 11.7.2007) è riportato che: “Lo sport ha una forte attrattiva per i cittadini europei, la maggioranza dei quali pratica con regolarità un’attività sportiva. Esso è anche fonte di valori importanti come lo spirito di gruppo, la solidarietà, la tolleranza e la correttezza e contribuisce così allo sviluppo e alla realizzazione personale. Lo sport inoltre promuove il contributo attivo dei cittadini dell’UE alla società, aiutando in tal modo a rafforzare la cittadinanza attiva.”

Gli atleti devono sperimentare di far parte di una rete sociale, di avere una base sicura di riferimento che si occupa e si preoccupa per loro, per il loro benessere e per la loro miglior performance individuale e di squadra, senza pretese impossibili e senza pressioni incalzanti.

Ancora su sport e solidarietà il libro bianco: “La partecipazione a una squadra, principi come la correttezza, l’osservanza delle regole del gioco, il rispetto degli altri, la solidarietà e la disciplina rafforzano la cittadinanza attiva, e lo stesso si può dire dell’organizzazione dello sport a livello amatoriale, che si basa su società senza fini di lucro e sul volontariato. Il volontariato nelle organizzazioni sportive fornisce molte occasioni di istruzione non formale, che devono essere riconosciute e potenziate. Lo sport inoltre offre ai giovani, possibilità interessanti di impegno e partecipazione alla società, e può aiutarli a rimanere lontani dal crimine.”

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Sport

Marcella Martini vicecampionessa italiana 24 ore (Lupatotissima) 2026

Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano.

Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

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Marcella Martini

Essendo la mia prima 24 ore ho scelto di mantenere la mia andatura senza forzare

Redazione-  Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano.

Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Marcella Martini (Filirun Team ASD) attraverso risposte ad alcune mie domande.

 

Complimenti per l’argento italiano 24 ore, te l’aspettavi?

Sono partita da casa con in testa solo di fare una buona gara, avrei fatto del mio meglio e il mio obiettivo era arrivare perlomeno a 170 km, non mi aspettavo nemmeno di arrivare tra i primi posti. Sono partita a un passo forse anche troppo veloce che ho cercato di mantenere abbastanza costante. Man mano che la gara scorreva, tra qualche momento di stanchezza e l’altro, cercavo di capire se potessi dare di più ma essendo la mia prima 24 ore ho scelto di mantenere la mia andatura senza forzare, solo nell’ultima ora di gara ho spinto un po’ di più.

 

Un bell’esordio per Marcella nella 24 ore ottenendo un ottimo argento assoluto italiano senza forzare e con la consapevolezza che il meglio può ancora venire nelle prossime gare di 24 ore.

 

Soddisfatta? Potevi fare meglio? A chi lo dedichi?

Allo scoccare dell’ultimo minuto di gara tutte le tensioni si sono sciolte e quando ho capito che ero riuscita a mantenere il mio secondo posto assoluto femminile e con un chilometraggio ben oltre i 170 km che mi ero prefissata ero felicissima ero davvero soddisfatta: tutti i sacrifici fatti e tutto il lavoro di mesi avevano dato un risultato importante per me ma anche per chi mi è stato vicino in questo percorso, i miei familiari e il mio amico/allenatore Giovanni Tersini. Dedico a loro questo Argento assoluto e questo oro master.

 

Un’ottima prestazione grazie al duro e costante lavoro, ottenendo un argento assoluto e un oro di categoria.

Criticità? I momenti più difficili?

Ripercorrendo i momenti di gara si crede sempre che si potesse fare meglio ma sinceramente io sono contenta perché ho saputo superare un paio di crisi: il sonno e la stanchezza finale dell’ultima ora; mi sono saputa gestire, sono rimasta concentrata e motivata grazie anche a mio marito che mi ha assistito durante le 24 ore di corsa.

 

Una gara davvero dura e impegnativa dove si tratta di essere svegli attivamente per 24 ore nonostante il sonno e l’eventuale stanchezza e dove uno sguardo, una parola, un aiuto può fare la differenza riportando l’atleta a focalizzarsi e ritrovare la motivazione giusta per continuare fino alla fine.

Gli allenamenti più importanti?

Riguardandomi in dietro mi emoziona ripensare a tutte le alzatacce fatte per allenarmi in solitaria, la settimana in cui mi sono alzata alle due di notte per fare allenamenti lunghi è stata quella più pesante perché avevo giornate pesanti anche al lavoro e in famiglia, ma ce l’ho fatta e sono fiera di me!

 

Ogni tanto è utile e importante guardarsi indietro per capire il percorso fatto, da dove si è partite, il percorso fatto, dove si è arrivati e come proseguire per il futuro in cerca sempre di benessere ed eventualmente anche performance che ripaga di fatiche, alzatacce, eventuali rinunce e sacrifici fatti.

Cosa cambia ora?

Ma il bello è che non cambia proprio niente, continuerò a correre e ad allenarmi sempre per far fiera me stessa, per sentirmi libera, per dire ce l’ho fatta e continuare a credere che si supera tutto; sia nella corsa che nella vita se rimani concentrata e determinata, un passo alla volta, tutto si risolve, tutte le crisi passano, tutti i problemi hanno una soluzione. Mai disperarsi perché anche nelle situazioni più buie devi restare calma per saper scorgere quel puntino di luce da cui arriverà la salvezza. Nella corsa soprattutto ultra devi ascoltare tutto del tuo corpo e della tua mente per anticipare dolori, fame, sonno e qualsiasi altro problema; devi star bene con te stessa perché ci passerai tante ore in solitaria, ti devi voler bene.

 

Bellissima e utilissima questa testimonianza di Marcela che insegna e invita a essere resilienti, fiduciosi, consapevoli, coraggiosi nello sport ma anche nella vita quotidiana, con un approccio molto positivo alla vita che a volte fa soffrire ma si possono sempre trovare risorse per affrontare qualsiasi trauma, frattura, criticità cercando sempre una luce al di là del tunnel che fa sperare di poter andare avanti verso obiettivi e soddisfazioni.

Cosa e chi ti ha aiutato?

In questo percorso sono stata aiutata dal mio amico Giovanni Tersini, che è anche il mio allenatore. Lui ha studiato il piano di allenamento e poi con il confronto lo abbiamo aggiustato man mano che si avvicinava la gara. La sua presenza per me è stata importante non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto umano: lui si è fatto carico spesso delle mie ansie e malumori, è davvero una persona speciale.

 

L’atleta necessita di qualcuno che comprende e sostiene ma anche di professionisti che diano indicazioni ma non solo che si confrontino con l’atleta per capire il miglior piano di allenamento in base al periodo che si sta attraversando, in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere, modulando e rimodulando ogni giorno.

Cosa pensano familiari e amici di questo argento?

I miei familiari: partiamo dalla mia mamma che è sempre molto in ansia quando vado a fare gare così lunghe, pensa sempre alla mia salute com’è giusto faccia un genitore, ma è anche molto orgogliosa di ogni mio risultato, di questo ancor di più; mio marito mi supporta e sopporta durante ogni gara, non potrei chiedere di meglio e questa volta la sua felicità è stata nel vedere me davvero felice e soddisfatta del risultato; i miei figli: Gabriele di 16 anni non fa’ i salti di gioia, caratterialmente è più chiuso, ma so che è felice per me; Gregorio 8 anni invece esplode di felicità a ogni mio successo ed è “rumorosamente” orgoglioso di me. Poi ho ricevuto tante belle parole da parenti e amici che mi hanno riempito il cuore.

 

Ogni risultato, successo, podio, vittoria è una grande festa sia per l’atleta che per i suoi familiari e amici, una grandissima festa da condividere ricordando le fatiche fatte e le ansie eventuali prima della gara.

Cosa hai scoperto di te stessa in questa gara?

Portando a temine la 24 ore di Verona ho scoperto che anche io posso centrare un obiettivo importante, credo più in me stessa e nelle mie capacità soprattutto mentali di resistenza al dolore e allo sconforto. Ho capito che davvero non si deve dare niente per scontato e che il risultato di una gara può essere ribaltato anche all’ultimo minuto, quindi mai mollare.

 

Una bellissima e utilissima prova di forza, resistenza, resilienza per capire fino a dove ci si può spingere con allenamenti mirati, costanza, fiducia e forte motivazione.

Un tuo messaggio per avvicinare le donne alle ultramaratone?

Credo che noi donne siamo naturalmente portate per sforzi simili sia fisicamente che mentalmente, ogni giorno ci troviamo a ricoprire vari ruoli in famiglia, a casa e nel lavoro, pertanto siamo portate ad affrontare tanti tipi di problemi e a risolverli, abbiamo sulle spalle tante responsabilità, quindi gestire un’ ultra non è poi così diverso, si affrontano, sonno, fame, crisi, stanchezza ma alla fine siamo ripagati dai paesaggi e dal rapporto umano che si instaura con tutti gli altri partecipanti è davvero un arricchimento interiore, una valvola di sfogo, un momento di libertà da gestire come ci pare.

 

Le donne stanno dimostrando di essere molto più performanti nelle gare di endurance riuscendo a seguire percorsi durissimi di allenamento e anche in gara gestire ogni avversità e criticità, a volte battendo anche gli uomini in gare lunghissime.

 

Prossimi obiettivi?

Prossimi obiettivi: continuare a correre, ma il sogno principale resta UTMB 170km, prima o poi….

Quali sono gli ingredienti di questo successo?

Il segreto del successo è costanza, dedizione, determinazione, fiducia nelle proprie capacità e ore di allenamento.

 

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