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Ambiente

Castel del Monte proclamato Villaggio Montano certificato CAI: trionfo al raduno nazionale del Monviso con Cansano e Opi

Straordinario successo per l’Abruzzo: Castel del Monte è stato ufficialmente proclamato “Villaggio Montano certificato CAI” al raduno nazionale del Monviso! Terzo borgo abruzzese dopo Cansano e Opi a ottenere il prestigioso marchio europeo per l’escursionismo sostenibile, la tutela dei sentieri e l’ospitalità autentica senza impianti impattanti. E per vivere al meglio i sentieri del Gran Sasso e la montagna in sicurezza, scoprite i bastoncini da trekking in carbonio e l’equipaggiamento tecnico in offerta su Amazon. Leggete il reportage completo sul nostro giornale 👇

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ViMont CAI - Castel del Monte.jpg

Castel del Monte – Un traguardo prestigioso che premia la tenacia delle comunità d’alta quota, la tutela scrupolosa del paesaggio e un modello di accoglienza lenta fondato sul rispetto della natura e delle tradizioni pastorali. Il borgo medievale di Castel del Monte, perla incastonata alle falde del Gran Sasso aquilano e porta d’accesso all’altopiano di Campo Imperatore, è stato ufficialmente proclamato «Villaggio Montano certificato CAI» (ViMont). L’investitura formale è arrivata in occasione del secondo Raduno Nazionale ViMont svoltosi a Crissolo, ai piedi del maestoso Monviso, dopo una complessa e rigorosa fase istruttoria condotta sul campo dalla Commissione nazionale del Club Alpino Italiano. Con questo riconoscimento, Castel del Monte si unisce a San Lorenzo Bellizzi (Calabria) tra le new entry della rete, portando l’Abruzzo a un primato nazionale assoluto con ben tre borghi certificati insieme a Cansano e Opi.

La delegazione abruzzese al Monviso e il patto per il clima

Alla solenne cerimonia di proclamazione in terra piemontese ha preso parte una folta e qualificata delegazione del comprensorio aquilano. Guidati dalla sindaca di Castel del Monte Luciana Morico e dalle operatrici economiche Manuela Tripodi e Serena Mucciante, hanno partecipato ai lavori i vertici della Sezione CAI di L’Aquila — con il presidente Ugo Marinucci, Vincenzo Brancadoro e Corrado Marsili — e il presidente del Gruppo Regionale CAI Abruzzo Francesco Sulpizio.

Le due giornate di Crissolo sono state scandite da una fitta serie di tavole rotonde moderate dal coordinatore del progetto Alberto Ghedina, alla presenza del Presidente Generale del CAI Antonio Montani e delle autorità piemontesi. Al centro del dibattito scientifico è stato posto il tema cruciale del mutamento climatico e del suo impatto diretto sulla frequentazione della montagna. Relatori d’eccezione come il meteorologo Luca Mercalli (presidente della SMI e ambasciatore europeo del Patto per il Clima), l’alpinista e scrittrice Paola Favero, il biologo Daniel Ojeda e la guida alpina Giancarlo Fenoglio hanno tracciato le nuove regole per l’escursionista contemporaneo: dall’uso consapevole della mobilità collettiva alla scelta degli orari di partenza al mattino presto, fino alla virtù della rinuncia prudente di fronte a condizioni meteorologiche estreme.

Cosa sono i ViMont: il marchio di comunità depositato in Europa

Nato alla fine del 2024, il progetto ViMont non è una semplice etichetta promozionale o un generico attestato di bellezza paesaggistica, ma un vero e proprio “marchio di comunità” depositato a livello europeo. Si tratta di un modello di sviluppo partecipato che unisce attorno a un tavolo operativo l’amministrazione comunale, la locale sezione CAI garante dei sentieri, le aziende ricettive convenzionate, gli enti parco e il tessuto associativo locale.

Per ottenere e preservare nel tempo la certificazione CAI, i borghi candidati devono soddisfare un disciplinare severissimo articolato su ben 66 parametri oggettivi: una popolazione residente inferiore a 2.500 abitanti, un dislivello montano tra paese e vette circostanti di almeno 800 metri in Appennino (1.000 metri sulle Alpi), almeno il 20% del territorio compreso all’interno di aree protette, la lontananza da arterie di traffico caotico, la totale assenza di comprensori sciistici invasivi e una rete di almeno cinque sentieri mantenuti a regola d’arte secondo gli standard CAI, auspicabilmente interconnessi con il Sentiero Italia.

Equipaggiamento essenziale per l’escursionismo in quota

Per esplorare in sicurezza i sentieri del Gran Sasso e le meraviglie dei borghi montani certificati CAI, scoprite i migliori Bastoncini da Trekking Telescopici in Carbonio (Ferrino / Black Diamond), gli Zaini da Escursionismo Traspiranti e le Mappe Topografiche dei Sentieri del Gran Sasso in offerta su Amazon.

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Ospitalità autentica: i requisiti stringenti per le strutture locali

Un capitolo fondamentale del disciplinare ViMont riguarda le strutture ricettive del territorio, chiamate a rispettare 34 requisiti dedicati: bando a catene alberghiere impersonali o grandi complessi turistici, spazio esclusivo ad aziende a conduzione familiare radicate nei luoghi. Gli operatori devono garantire competenza escursionistica per consigliare gli ospiti sugli itinerari, orari flessibili con colazioni servite all’alba per chi parte per le vette, pranzi al sacco a base di prodotti tipici a chilometro zero e spazi attrezzati per l’asciugatura dei capi tecnici e la manutenzione dell’attrezzatura.

Con l’ingresso di Castel del Monte e San Lorenzo Bellizzi, la famiglia dei Villaggi Montani CAI sale a nove gioielli distribuiti sull’arco alpino e appenninico: Valle di Zoldo (Belluno), Crissolo (Cuneo), Alta Val Maira (Cuneo), Bagnone (Massa-Carrara), Monte Amandola (Fermo), Cansano (L’Aquila), Opi (L’Aquila), Castel del Monte (L’Aquila) e San Lorenzo Bellizzi (Cosenza).

L’Abruzzo guida la restanza e la transizione ecologica

L’ingresso di Castel del Monte rappresenta una vittoria straordinaria per le aree interne abruzzesi nella lotta contro lo spopolamento. Promuovere la “restanza” dei giovani attraverso un turismo destagionalizzato, spalmato sui dodici mesi dell’anno e slegato dalla monocultura della neve artificiale, è la strada maestra per mantenere vivi i borghi. Suggerire agli oltre 370.000 soci del Club Alpino Italiano e agli escursionisti di tutta Europa una meta dove la qualità della vita incontra la salvaguardia degli ambienti selvaggi proietta Castel del Monte come modello virtuoso per l’intero Appennino.

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Ambiente

A Vasto il vertice mondiale dell’Onu per salvare gli animali migratori: nasce l’Atlante globale delle rotte contro le estinzioni

Storico vertice mondiale dell’Onu a Palazzo d’Avalos a Vasto: la Convenzione di Bonn lancia la sfida dell’Atlante mondiale delle migrazioni animali per mappare migliaia di rotte e salvare gli habitat di volatili e fauna selvatica. Dagli allarmi sui cuculi e sulle rondini al crollo degli insetti per i pesticidi, scienziati da tutto il mondo uniti in Abruzzo con la Bio Cantina Orsogna e Cogecstre. E per tutti gli appassionati di natura e birdwatching, scoprite i binocoli professionali e le guide illustrate in offerta su Amazon. Leggete il reportage completo sul nostro giornale 👇

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ATLANTE MIGRAZIONI ANIMALI VASTO 11 OTTOBRE 5

Vasto – Le rotte della fauna selvatica non conoscono frontiere politiche né barriere geografiche, ma la sopravvivenza di milioni di esemplari dipende oggi dalla capacità dei governi mondiali di proteggere corridoi ecologici sempre più minacciati dalle attività umane. Dalla monumentale cornice di Palazzo d’Avalos a Vasto, in provincia di Chieti, si è conclusa con uno straordinario accordo scientifico la tre giorni di studi internazionali promossa nell’ambito della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica (CMS), lo storico trattato internazionale dell’ONU siglato a Bonn nel 1979. La grande sfida lanciata dal vertice abruzzese è ambiziosa e concreta: completare entro un anno, grazie all’impiego delle più avanzate tecnologie satellitari e digitali, un innovativo Atlante mondiale delle migrazioni animali.

Un portale globale per armonizzare le politiche ambientali

Il progetto dell’Atlante mondiale confluirà in una piattaforma digitale open-access a disposizione dei decisori politici, degli urbanisti e delle comunità scientifiche di tutti i continenti. Lo strumento consentirà di mappare in tempo reale migliaia di rotte marittime, terrestri e aeree per centinaia di specie, permettendo di armonizzare le normative ambientali tra gli Stati attraversati dai flussi migratori. Il portale servirà a identificare tempestivamente i fattori di rischio — dalle reti di trasporto alle infrastrutture energetiche come parchi eolici, elettrodotti e dighe — e a geolocalizzare i territori strategici per la sosta e l’alimentazione della fauna, potenziando le reti di aree protette e gli habitat ancora integri.

A rendere possibile questo appuntamento di rilievo planetario, frutto di un’intesa operativa con l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è stata la sinergia tutta abruzzese tra la Bio Cantina Sociale Orsogna — realtà d’eccellenza della viticoltura biologica e biodinamica — e la cooperativa naturalistica Cogecstre di Penne, a dimostrazione di come l’agricoltura sostenibile possa farsi promotrice di grandi visioni ecologiche.

Verso i cinquant’anni della Convenzione di Bonn

«La Convenzione di Bonn si avvicina al traguardo del cinquantesimo anniversario e da quando fu sottoscritta gli animali migratori hanno dovuto fare i conti con minacce crescenti e devastanti», ha spiegato Dagmar Zíková, esponente di spicco del Segretariato CMS dell’ONU. «Dalla frammentazione degli habitat all’impatto dei cambiamenti climatici che alterano i cicli trofici, fino alle epidemie come l’influenza aviaria che hanno decimato intere popolazioni, la pressione sulla fauna è senza precedenti. Al contempo, però, è cresciuta la consapevolezza del ruolo insostituibile che le specie migratrici svolgono nel preservare la funzionalità degli ecosistemi globali».

A illustrare la straordinarietà e la drammaticità delle migrazioni aviarie è intervenuto uno dei massimi ornitologi al mondo, il professor Franz Bairlein dell’Institute of Avian Research Vogelwarte Helgoland di Wilhelmshaven (Germania). «La prima evidenza scientifica delle migrazioni risale al 1822, quando fu documentata una cicogna con una freccia africana conficcata nel collo», ha ricordato Bairlein. «Oggi conosciamo imprese incredibili: la pittima minore vola ininterrottamente per otto giorni dall’Alaska per raggiungere il Fiume Giallo in Cina; la sterna artica compie ogni anno la spola tra i ghiacci del Polo Nord e l’Antartide; le piccole rondini collegano il Sudafrica al Nord Europa. Eppure negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a crolli vertiginosi: abbiamo perso il 40% delle tortore selvatiche e circa l’80% dei cuculi».

Osservare la natura: gli strumenti per il birdwatching

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Dai dati dell’Atlante euro-africano alla crisi degli insetti

L’ornitologo Fernando Spina, consigliere CMS per la connettività e le reti ecologiche, ha mostrato l’efficacia dei modelli esistenti: «L’Atlante euro-africano raccoglie oltre 113 anni di studi e 40 milioni di dati georeferenziati su 300 specie di volatili, fornendo mappe che mostrano in tempo reale l’avanzamento delle ondate migratorie. Poiché la crescita della popolazione umana, l’urbanizzazione e l’inquinamento aggravano la crisi della biodiversità, servono dati certi su dove e quando le specie si concentrano per proteggerle efficacemente».

A chiudere i lavori è stato l’intervento di Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna, incentrato sulla catena alimentare: «Gli insetti costituiscono il 70% delle specie viventi del pianeta, ma il loro declino è oggi due volte più rapido rispetto a quello dei vertebrati a causa dell’abuso di pesticidi ed erbicidi. Questo crollo toglie nutrimento a uccelli, anfibi e rettili. La nostra scelta convinta a favore della viticoltura biologica e biodinamica nasce dalla volontà di restituire all’agricoltura il suo ruolo di custode della vita e della fertilità dei suoli».

L’Abruzzo capitale della sostenibilità ecologica

Il vertice di Vasto dimostra come la nostra regione sappia porsi al centro dei grandi processi decisionali internazionali, connettendo la ricerca scientifica accademica alla responsabilità delle imprese del territorio. Con l’avvio della redazione dell’Atlante mondiale delle migrazioni, l’Abruzzo si candida a essere il punto di partenza per una nuova diplomazia ambientale, capace di superare ogni barriera per salvare il patrimonio naturale del pianeta.

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Territorio

Fiume Turano a secco, la Procura di Rieti apre un fascicolo: al vaglio i rilasci della centrale e le concessioni

La Procura di Rieti ha aperto un fascicolo informativo per fare chiarezza sulla gestione delle portate e sulla secca registrata in un tratto del Fiume Turano a Rocca Sinibalda. Al centro del dibattito il disciplinare del 1950, la procedura d’infrazione UE sulle concessioni e le richieste di associazioni e residenti per la tutela dell’alveo, a fronte delle repliche di conformità del gestore. E per verificare e filtrare l’acqua nelle vostre case, scoprite le caraffe Brita e i misuratori digitali TDS in offerta su Amazon. Leggete l’approfondimento completo sul nostro giornale 👇

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Rieti – La complessa vicenda della gestione idrica del fiume Turano approda all’attenzione degli organi inquirenti. A seguito degli esposti presentati dalle associazioni ambientaliste e delle segnalazioni sollevate a livello regionale, la Procura della Repubblica di Rieti ha formalmente aperto un fascicolo informativo — allo stato attuale contro ignoti e senza ipotesi di reato a carico di singoli soggetti — per fare piena luce sulla situazione del corso d’acqua. Al centro dell’attenzione vi è il prosciugamento registrato durante la stagione estiva in un tratto circoscritto di circa un chilometro nella vallata sottostante il comune di Rocca Sinibalda, a valle del bacino artificiale gestito da Enel.

L’apertura dell’indagine conoscitiva e il quadro normativo europeo

L’iniziativa della magistratura reatina si inserisce in un contesto più ampio di forte stress idrico che nel corso del 2026 ha interessato diversi bacini italiani, acuendo il confronto tra le esigenze di tutela degli ecosistemi fluviali e la produzione idroelettrica nazionale, ridotta di quasi il 40% nel primo semestre a causa delle precipitazioni irregolari. La vicenda del Turano assume particolare rilievo anche alla luce delle normative comunitarie sulle concessioni pubbliche.

Sul piano regolatorio generale, la Commissione Europea ha avviato nei mesi scorsi una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per il mancato recepimento tempestivo della Direttiva Quadro sulle Acque, nella parte in cui impone il periodico riesame e l’aggiornamento dei disciplinari per le grandi derivazioni. Nel caso specifico dei bacini del Turano e del Salto, i parametri attuali affondano le proprie radici nel Disciplinare del 22 giugno 1950, un documento mai aggiornato nei suoi valori di base nel corso dei decenni e concepito in un contesto storico e climatico profondamente diverso da quello odierno.

I rilievi tecnici del comitato e la stima del deflusso ecologico

A sostenere le ragioni della salvaguardia fluviale è il Comitato per il Fiume Turano, tra i cui esponenti figura il legale David Rottgen, già membro per diversi anni della Commissione IPPC/AIA del Ministero dell’Ambiente. Secondo l’interpretazione fornita dai rappresentanti dei cittadini, il disciplinare del 1950 prevederebbe che nei punti della vallata vocati all’irrigazione agricola la portata minima non scenda sotto i 300 litri al secondo, quantità che nel tratto temporaneamente in secca non risulterebbe riscontrabile.

Ad arricchire il quadro documentale vi è inoltre uno studio tecnico di parte, commissionato privatamente da residenti della zona, secondo cui per assicurare un reale Deflusso Minimo Vitale (DMV) e garantire la tenuta biologica dell’alveo occorrerebbe una portata stimata di circa 600 litri al secondo. Una valutazione tecnica che differisce sensibilmente dai circa 200 litri al secondo attualmente rilasciati dall’esercente alla diga di Posticciola, ritenuti dalle comunità locali non sufficienti a raggiungere la vallata valliva nei mesi più siccitosi.

Consiglio per la tutela e la qualità dell’acqua

La corretta gestione e la purezza dell’acqua sono elementi fondamentali per il benessere quotidiano delle famiglie: per verificare la qualità dell’acqua domestica e filtrare calcare e residui dal rubinetto, scoprite le Caraffe Filtranti Brita con Filtri MAXTRA+ e i Tester Digitali TDS per la qualità dell’acqua più scelti su Amazon.

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La posizione di Enel e il quadro delle competenze

Da parte sua, la società Enel mantiene una linea di massima prudenza e correttezza istituzionale. In una recente presa di posizione, l’azienda ha fatto sapere che le operazioni di gestione degli invasi e i relativi rilasci idrici avvengono nel rigoroso rispetto delle concessioni e delle normative di legge attualmente vigenti. Sulla questione si è espresso anche il sindaco di Rocca Sinibalda, Stefano Micheli, auspicando che dal confronto istituzionale tra Regione Lazio, gestore e ministero possano scaturire intese idonee a conciliare la produzione di energia rinnovabile con l’esigenza di preservare l’habitat naturale del fiume.

Il confronto verte ora sull’applicazione dell’articolo 17 del disciplinare, che consente ai titolari degli impianti di modulare i volumi d’acqua a salvaguardia del corpo idrico in presenza di mutate condizioni ambientali, richiamando precedenti come quello del 2002 in cui vennero incrementate le portate. Saranno ora gli approfondimenti della Procura e delle autorità amministrative preposte a chiarire se il quadro regolatorio debba essere formalmente ridefinito per il futuro.

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Ambiente

Brianza, allarme consumo di suolo: l’appello del plogger Roberto Manzato per salvare il verde e l’ambiente

Allarme rosso in Brianza per la scomparsa progressiva delle aree verdi e l’avanzata inarrestabile del cemento! Il noto plogger e attivista Roberto Manzato, impegnato dal 2018 nella pulizia e difesa dei sentieri locali, lancia un accorato appello pubblico a tutti i Sindaci del territorio: stop immediato al consumo di suolo, tutela rigorosa dei boschi esistenti e un piano straordinario di piantumazione e foreste urbane! Le aree verdi non sono vuoti da riempire ma difese essenziali contro il caldo record, le alluvioni e l’inquinamento! Leggete l’articolo completo per scoprire tutti i dettagli di questa battaglia per il futuro della comunità! E per le vostre camminate ecologiche, corse ed escursioni nella natura incontaminata, scoprite il leggendario Smartwatch GPS Garmin fēnix 7 Solar con ricarica solare in maxi offerta su Amazon! 👇

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Consumo suolo

Monza – La Brianza rischia di perdere per sempre la sua anima più autentica, soffocata da una colata inarrestabile di asfalto e cemento che sta cancellando progressivamente le tracce di quel paesaggio verdeggiante e boschivo che ne ha fatto la storia. In una delle aree più densamente popolate e urbanizzate d’Europa, dove la pressione immobiliare e le infrastrutture viarie continuano a erodere ettari preziosi di territorio fertile, si leva un grido d’allarme accorato e documentato che chiama in causa direttamente i vertici amministrativi della provincia di Monza e Brianza. A lanciare un appello pubblico e urgente ai sindaci e alle giunte comunali è Roberto Manzato, figura di riferimento dell’attivismo ecologico locale, impegnato quotidianamente come “plogger” nella tutela e nella pulizia volontaria dei sentieri e dei parchi del territorio.

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Chi è Roberto Manzato: il plogging come missione civica

Attivo instancabilmente sul territorio brianzolo fin dal 2018, Roberto Manzato incarna alla perfezione lo spirito del plogging, la disciplina di origine scandinava che unisce l’attività fisica all’aperto alla raccolta dei rifiuti abbandonati lungo marciapiedi, boschi e piste ciclabili. Percorrendo chilometri a piedi ogni singolo giorno con guanti e sacchi della spazzatura al seguito, l’attivista ha sviluppato uno sguardo privilegiato e disincantato sullo stato di salute del territorio: «Quello che vedo ogni giorno è allarmante e doloroso. Sotto i nostri occhi, prati incontaminati, campi agricoli storici e macchie boschive vengono sacrificati in nome di una cementificazione sempre più aggressiva e insensata. Non riconosciamo più i nostri paesi. Stiamo perdendo a vista d’occhio la nostra identità, la nostra bellezza e la nostra ricchezza più grande: la natura», denuncia con amarezza Manzato.

I tre punti chiave dell’appello ai Sindaci della Brianza

Di fronte a questa emergenza silenziosa, l’appello civico si articola in tre richieste programmatiche, chiare, stringenti e immediatamente attuabili, indirizzate a tutte le Amministrazioni Comunali del comprensorio:

  1. Stop immediato al consumo di nuovo suolo: Dichiarare una moratoria su ogni nuova edificazione che vada a intaccare aree libere, terreni vergini e campi agricoli, orientando qualsiasi futuro sviluppo unicamente sul riuso di aree dismesse e capannoni abbandonati.
  2. Tutela e valorizzazione del patrimonio verde esistente: Potenziare gli investimenti per la manutenzione ordinaria, la pulizia, la protezione idrogeologica e la fruibilità pubblica dei parchi urbani, delle oasi boschive e dei corridoi ecologici superstiti.
  3. Un piano concreto di rigenerazione urbana e piantumazione: Fissare obiettivi misurabili e verificabili a breve e medio termine per la messa a dimora di nuovi alberi autoctoni, la creazione di foreste urbane di prossimità e l’avvio di interventi mirati di “de-pavimentazione” per restituire terreno permeabile alle città.

Le aree verdi come scudo ecologico contro le alluvioni

Il monito lanciato da Roberto Manzato non è una sterile rivendicazione nostalgica, ma poggia su inconfutabili basi scientifiche ed ecosistemiche. In un’epoca segnata dagli effetti devastanti del cambiamento climatico, preservare il suolo permeabile è una questione di sicurezza pubblica primaria: «Le aree verdi non sono spazi vuoti da riempire con capannoni o centri commerciali. Sono un toccasana insostituibile per il nostro ecosistema. Gli alberi e i prati producono l’ossigeno che respiriamo, abbassano le temperature estreme contrastando le micidiali isole di calore urbano, assorbono l’acqua piovana riducendo il rischio di alluvioni devastanti, proteggono la biodiversità e tutelano la salute psicofisica di tutti noi. Senza verde, non c’è futuro per la Brianza». L’invito finale è rivolto all’intera cittadinanza, ai comitati di quartiere e alle associazioni affinché facciano fronte comune per difendere l’ultimo patrimonio naturale rimasto.

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