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Crisi CallMat a Matera, 350 posti a rischio: la rivolta dei sindacati contro l’Intelligenza Artificiale e i tagli TIM

Una vera e propria bomba a orologeria sociale è pronta a esplodere a Matera, dove il futuro di 350 famiglie è appeso a un filo! Questa mattina i lavoratori del contact center CallMat hanno organizzato un disperato presidio davanti alla Prefettura per protestare contro la crisi aziendale che rischia di spazzare via il loro posto di lavoro. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) puntano il dito contro i tagli dei volumi da parte di TIM e, soprattutto, contro l’avanzata spietata dell’Intelligenza Artificiale, che sta sostituendo gli operatori umani con dei bot telefonici. Le sigle sindacali chiedono un tavolo urgente al Ministero e pretendono l’applicazione di una recente delibera AGCOM che obbliga le compagnie telefoniche a garantire sempre ai clienti la possibilità di parlare con un operatore in carne e ossa. Leggete l’articolo completo per scoprire i dettagli della vertenza che sta scuotendo la Basilicata. Lavorate tutto il giorno al computer e la sera avete la schiena a pezzi? Scoprite la nostra soluzione per un comfort totale alla scrivania! 👇

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Vertenza Callmat

Matera – Una nube nerissima e carica di incertezza si sta minacciosamente addensando sul futuro economico e occupazionale della Basilicata. Al centro del ciclone c’è la vertenza CallMat, una crisi aziendale drammatica che rischia di spazzare via, da un giorno all’altro, il sostentamento vitale di ben 350 lavoratrici e lavoratori materani. Questa mattina, il piazzale antistante la Prefettura di Matera si è trasformato nel palcoscenico di una mobilitazione accorata e disperata. Mentre all’esterno i dipendenti del contact center davano vita a un presidio pacifico ma denso di legittima rabbia, all’interno del Palazzo del Governo andava in scena un delicatissimo incontro istituzionale. Il tavolo, convocato nell’ambito delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge 146/1990, ha visto la partecipazione in prima linea dei vertici delle organizzazioni sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni. A guidare la delicata trattativa a difesa dei 350 posti di lavoro c’erano i Segretari Regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano. Il clima che si è respirato durante il vertice è stato descritto come di “forte e palpabile preoccupazione”, poiché le pesanti conseguenze che un’eventuale, tragica cessazione delle attività produrrebbe si abbatterebbero con la violenza di uno tsunami sull’intero tessuto sociale ed economico del territorio lucano.

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Il braccio di ferro con TIM e la delibera AGCOM

I sindacalisti, usciti dalla Prefettura, non hanno usato mezzi termini per descrivere l’inerzia che sta paralizzando la vertenza. «Nel corso del confronto abbiamo ribadito la gravità assoluta di una situazione che si trascina ormai da troppo tempo, senza che siano state individuate soluzioni concrete. Non è più accettabile continuare a rinviare le decisioni mentre si avvicinano scadenze fatali che potrebbero compromettere definitivamente il futuro di centinaia di padri e madri di famiglia», hanno dichiarato in un comunicato congiunto i segretari Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano. La richiesta mossa dalle sigle sindacali è perentoria: serve l’immediata convocazione di un tavolo ministeriale a Roma, affinché tutti i grandi soggetti coinvolti, a partire dal colosso delle telecomunicazioni TIM, si assumano le proprie precise responsabilità industriali. C’è però un appiglio legale e normativo a cui i lavoratori si stanno aggrappando con tutte le loro forze per impedire i licenziamenti: una recentissima e storica pronuncia del Consiglio di Stato, basata su una precisa regolamentazione dell’AGCOM (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Questa direttiva sancisce un principio sacrosanto a tutela dei consumatori: la necessità assoluta di assicurare agli utenti telefonici la possibilità di entrare in contatto diretto con un “operatore umano”, vietando di fatto l’automazione totale dei centralini. Alla luce di questa sentenza, i sindacati chiedono che TIM sia costretta a congelare immediatamente gli attuali volumi di traffico e di attività destinati a Matera, garantendo la salvaguardia dell’intero bacino occupazionale, senza assurde divisioni o esclusioni tra i dipendenti.

La minaccia dell’Intelligenza Artificiale sui Call Center

Tuttavia, il caso specifico della CallMat di Matera non è un semplice e isolato incidente di percorso, ma rappresenta la drammatica punta dell’iceberg di una rivoluzione tecnologica che sta stravolgendo il mondo del lavoro globale. I sindacati lucani hanno avuto il grande merito di allargare lo sguardo, denunciando come l’introduzione sempre più pervasiva, aggressiva e capillare dell’Intelligenza Artificiale (IA) stia modificando radicalmente l’organizzazione del lavoro nei contact center. I famigerati “bot” telefonici e gli algoritmi vocali rischiano di determinare, nel giro di pochissimi anni, una spietata e progressiva sostituzione di milioni di attività manuali e relazionali oggi svolte con competenza e professionalità dagli operatori in carne e ossa. «Non siamo più di fronte soltanto a singole e sfortunate crisi aziendali, ma a una vera e propria crisi strutturale del modello industriale del settore», avvertono con estrema lucidità i rappresentanti sindacali. L’innovazione tecnologica, sebbene inarrestabile, non può e non deve essere lasciata esclusivamente alle fredde logiche capitalistiche della mera riduzione dei costi e del taglio del personale. Per questo, la vertenza di Matera si fa portavoce di una battaglia nazionale, ponendo sul tavolo cinque richieste ineludibili: l’applicazione reale della delibera AGCOM sull’operatore umano, il blocco dei volumi TIM, il tavolo urgente al Ministero, la salvaguardia di tutti i 350 lavoratori lucani e l’avvio immediato di un grande confronto nazionale per finanziare percorsi di riqualificazione e riconversione professionale per gli addetti dei contact center. La tecnologia deve migliorare la vita dell’uomo, non togliergli il pane dalla tavola.

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Addio al prefetto Rinaldo Argentieri, il cordoglio dell’UGL Matera. Giordano: “Un vero uomo delle istituzioni e del dialogo”

La comunità materana e le istituzioni locali piangono la dolorosa scomparsa dell’ex prefetto Rinaldo Argentieri, figura storica che ha guidato la Prefettura di Matera tra il gennaio 2020 e il novembre 2021, affrontando in prima linea il drammatico periodo dell’emergenza Covid-19. A esprimere il più profondo cordoglio a nome di tutto il mondo del lavoro è stato Pino Giordano, Segretario provinciale dell’UGL Matera, legato ad Argentieri da sentimenti di forte stima e amicizia. In una commossa nota ufficiale, Giordano ha voluto ricordare l’incredibile sforzo profuso dal Prefetto durante i mesi più oscuri della pandemia, quando le istituzioni erano chiamate a dare certezze ai cittadini e a salvaguardare la tenuta economica e sociale del territorio. “Di lui ricordo l’uomo delle istituzioni ma anche l’uomo del dialogo e delle relazioni umane, sempre pronto all’ascolto per difendere la dignità dei lavoratori e sostenere le famiglie”, ha dichiarato il sindacalista. L’UGL Matera si stringe al dolore dei familiari in questo momento di grande tristezza: “Gli incarichi passano, ma il rispetto e l’amicizia restano. Ciao Prefetto, Matera conserva il ricordo del tuo prezioso servizio e non lo dimenticherà mai”.

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Addio al prefetto Rinaldo Argentieri, il cordoglio dell’UGL Matera. Giordano: "Un vero uomo delle istituzioni e del dialogo"

Matera – La notizia della scomparsa del prefetto Rinaldo Argentieri ha suscitato profondo cordoglio e sincera commozione in tutto il territorio materano e negli ambienti istituzionali e sindacali che hanno avuto il privilegio di collaborare con lui. A farsi immediatamente portavoce del diffuso sentimento di lutto e di vicinanza alla famiglia è stato Pino Giordano, Segretario provinciale dell’UGL Matera. Attraverso una nota ufficiale, carica di rispetto e di affetto personale, Giordano ha voluto esprimere, a nome proprio e dell’intera organizzazione sindacale che rappresenta, le più sentite condoglianze, stringendosi al dolore dei familiari in questo momento di incolmabile tristezza. Le parole del rappresentante sindacale non si limitano a un semplice e formale ricordo istituzionale, ma tracciano il profilo umano e professionale di un uomo dello Stato che ha saputo guidare il territorio in una delle fasi più drammatiche e oscure della storia recente della Repubblica Italiana.

La guida della Prefettura durante la tempesta del Covid-19

“Accolgo con profonda tristezza la notizia della scomparsa del prefetto Rinaldo Argentieri, una persona che ho avuto modo di conoscere e apprezzare profondamente e alla quale mi legavano autentici sentimenti di amicizia, stima e massimo rispetto”, ha dichiarato Pino Giordano. Il legame tra il territorio materano e il prefetto Argentieri è indissolubilmente legato al mandato che quest’ultimo ha ricoperto dal mese di gennaio 2020 fino al novembre 2021. Si è trattato, senza alcun dubbio, della stagione più complessa e difficile per il nostro Paese dal dopoguerra a oggi: quella segnata dalla deflagrazione dell’emergenza sanitaria globale causata dalla pandemia di Covid-19 e dai successivi lockdown. “Furono mesi letteralmente drammatici, nei quali le istituzioni pubbliche erano chiamate ogni giorno ad affrontare responsabilità straordinarie, inedite e gravose, a garantire punti di riferimento certi ai cittadini disorientati e a sostenere con forza un territorio messo a durissima prova dall’emergenza sanitaria, economica e sociale”, ricorda il sindacalista. In quel contesto di emergenza assoluta, Argentieri si è rivelato una figura chiave per la tenuta del tessuto sociale.

Il dialogo con i sindacati e la tutela dei lavoratori

Durante i mesi in cui le fabbriche chiudevano, i lavoratori temevano per la propria salute e per il proprio posto di lavoro, e le norme di sicurezza cambiavano freneticamente, il ruolo della Prefettura si è rivelato vitale. “In quel contesto così critico, il prefetto Argentieri ha rappresentato un interlocutore istituzionale di primaria importanza, con il quale mantenere costantemente aperto un confronto improntato alla correttezza, all’ascolto reciproco e alla massima collaborazione”, prosegue Giordano. L’approccio dell’UGL Matera ha trovato nel Prefetto una sponda solida: “Da rappresentante sindacale ho sempre considerato di importanza fondamentale il dialogo serrato tra la Prefettura, le organizzazioni a tutela dei lavoratori, le istituzioni locali e tutte le forze sociali. È unicamente attraverso il confronto costruttivo, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà e tensione sociale, che si possono comprendere appieno i bisogni reali delle persone, affrontare di petto le criticità del mondo del lavoro e contribuire in maniera determinante alla tenuta e alla coesione della comunità”.

Il ricordo umano: oltre l’incarico istituzionale

La lezione lasciata in eredità dal periodo pandemico, secondo Giordano, risiede proprio nella necessità vitale di senso di responsabilità e capacità di ascolto, doti che Argentieri incarnava perfettamente. “Di Argentieri ricordo proprio questo tratto distintivo: è stato l’uomo fermo delle istituzioni, ma è stato al tempo stesso l’uomo del territorio, del dialogo aperto e delle relazioni umane autentiche. Un interlocutore privilegiato con il quale era possibile confrontarsi con profondo rispetto, affrontare faccia a faccia questioni delicatissime e dare il giusto valore alle ragioni del lavoro e alle impellenti istanze sociali”. Per l’UGL Matera, il rapporto con chi rappresenta lo Stato sul territorio non deve mai ridursi a una mera formalità burocratica, ma deve essere uno strumento essenziale per difendere attivamente la dignità dei lavoratori, sostenere il reddito delle famiglie in crisi e contribuire alla crescita civile della comunità intera. Tutto questo, con Rinaldo Argentieri, è stato possibile grazie alla fiducia e alla correttezza dei rapporti instaurati.

Il commosso addio: “Matera non ti dimenticherà”

In chiusura, il messaggio del Segretario provinciale abbandona la veste istituzionale per cedere il passo alla commozione personale e al lato puramente umano della perdita. “Oggi, nel momento del dolore, ogni pur giusta considerazione istituzionale lascia spazio soprattutto al ricordo umano e alla doverosa riconoscenza per l’intenso percorso condiviso in quegli anni. Gli incarichi prefettizi passano, le stagioni amministrative e politiche si concludono, ma la stima, l’amicizia sincera e il rispetto costruiti nel tempo restano scalfiti nella memoria. È questo il ricordo più bello e personale che conserverò del prefetto Argentieri e il segno tangibile che, come UGL Matera, desideriamo riconoscergli pubblicamente. A nome mio personale e di tutta la nostra vasta organizzazione sindacale, rivolgo alla famiglia le nostre più sincere condoglianze. Ciao, prefetto Argentieri. Grazie per il confronto, per il rispetto e per l’indimenticabile rapporto umano che abbiamo condiviso. Matera conserva intatto il ricordo del tuo prezioso servizio in una stagione così difficile della sua storia”.

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Vertenza CallMat a Matera, esplode la rabbia dei sindacati: “Basta passerelle, pronti allo sciopero”

Alta tensione a Matera: scoppia la protesta dei lavoratori! La pazienza delle sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL) è ufficialmente finita. Domani mattina, venerdì 9 ottobre 2026, a partire dalle 9:30, i dipendenti dell’azienda CallMat terranno un massiccio presidio davanti alla Prefettura di Matera per difendere il proprio posto di lavoro. Alle 10:00 è previsto l’incontro decisivo con il Prefetto, ma i sindacati lanciano un avvertimento durissimo a tutta la politica lucana: “Non vogliamo comunicati di solidarietà o passerelle elettorali, vogliamo fatti e risposte concrete! Le organizzazioni sindacali non scherzano più”. Se dal vertice non arriveranno garanzie solide, i lavoratori sono già pronti a far scattare lo sciopero per impedire che questa drammatica vertenza occupazionale venga archiviata nel silenzio. Leggete tutti i dettagli dell’ultimatum sindacale nel nostro approfondimento. Lavorate in ufficio o in smart working e avete bisogno degli strumenti giusti? Scoprite la nostra imperdibile offerta Amazon dedicata a voi! 👇

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Callmat Matera

Matera – La tensione sociale ed economica nel tessuto produttivo del Mezzogiorno d’Italia continua a registrare pericolosi picchi di allarme. La crisi strutturale che da anni attanaglia il delicato settore dei servizi, dei call center e delle telecomunicazioni sta mietendo vittime sul territorio, lasciando centinaia di famiglie nell’incertezza più assoluta riguardo al proprio futuro lavorativo. In questo scenario drammatico, la Vertenza CallMat rappresenta oggi il fronte più caldo e teso dell’intera regione Basilicata. I lavoratori sono esausti e le sigle sindacali hanno deciso di togliere definitivamente i guanti di velluto. Domani mattina, venerdì 9 ottobre 2026, a partire dalle ore 9:30, le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda si ritroveranno compatti in un massiccio e rumoroso presidio di protesta organizzato proprio davanti alla sede della Prefettura di Matera. L’obiettivo è chiaro: far sentire la propria voce fin dentro i palazzi del potere. Alle ore 10:00, infatti, le delegazioni delle Organizzazioni Sindacali saranno ufficialmente ricevute dal Prefetto, nell’ambito delle stringenti procedure di raffreddamento attivate a livello formale sulla vertenza in corso. Si tratterà di un passaggio istituzionale fondamentale, non solo per tentare in extremis una mediazione, ma anche per completare tutto l’iter burocratico previsto dalla legge e consentire così ai sindacati di assumere ogni ulteriore, drastica iniziativa di mobilitazione e protesta (compreso lo sciopero ad oltranza), nel pieno e totale rispetto della normativa vigente e delle disposizioni della Commissione di Garanzia.

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L’ultimatum dei sindacati: “Le parole sono finite”

Il clima che si respira alla vigilia dell’incontro in Prefettura è pesantissimo.
I Segretari regionali per la Basilicata delle maggiori sigle sindacali di categoria, ovvero Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni), hanno diffuso un comunicato congiunto dai toni inequivocabili e durissimi, parlando a muso duro alle istituzioni. “E sia chiaro: le Organizzazioni Sindacali non scherzano più”, tuonano i rappresentanti dei lavoratori. La pazienza di chi ogni giorno timbra il cartellino con l’ansia del licenziamento è ormai esaurita. Il tempo degli appelli generici, delle pacche sulle spalle, delle rassicurazioni di facciata e delle fumose dichiarazioni di principio è da considerarsi ufficialmente terminato. “Domani vogliamo risposte”, ribadiscono i sindacati. La richiesta rivolta al Prefetto di Matera è quella di esercitare fino in fondo e con estremo rigore il proprio ruolo istituzionale di mediatore e garante sociale, imponendo all’azienda e alle parti in causa di scoprire le carte e di illustrare quali iniziative concrete si intendano assumere per sbloccare la delicatissima vertenza aziendale in corso.

La sfida alla politica: “Non vogliamo passerelle”

L’affondo più duro e diretto della nota sindacale, tuttavia, non è riservato solo ai vertici aziendali, ma colpisce in pieno l’intera classe politica lucana.
L’appello si trasforma in una vera e propria sfida pubblica lanciata alla Regione Basilicata, ai parlamentari lucani eletti a Roma, ai consiglieri regionali, ai sindaci dei comuni coinvolti e a tutte le forze politiche attive sul territorio: “È arrivato il momento di esserci e di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai cittadini”, scrivono i sindacati. L’avviso ai naviganti è netto: al presidio di domani non saranno tollerate speculazioni elettorali. “Non servono passerelle politiche. Non ci servono inutili comunicati stampa di solidarietà inviati alle redazioni. Ci servono fatti”. L’invito alle istituzioni è quello di tirare fuori il coraggio, scendere in piazza e venire a confrontarsi faccia a faccia con i lavoratori, guardando negli occhi le famiglie che rischiano il posto di lavoro. La vertenza CallMat non è un semplice fascicolo burocratico da spostare su una scrivania: riguarda posti di lavoro reali, famiglie che devono pagare il mutuo, e il futuro stesso dell’economia locale materana. “Non consentiremo che questa crisi venga archiviata nel silenzio o lasciata marcire nell’indifferenza generale”, avvertono i sindacalisti. Da venerdì mattina si cambia passo. Se dal tavolo in Prefettura non arriveranno risposte solide, convincenti e messe nero su bianco, scatteranno immediatamente le iniziative di sciopero e protesta conseguenti. Le lavoratrici e i lavoratori della CallMat sono pronti alla lotta sindacale per difendere la propria dignità. Adesso la palla, e la responsabilità del disastro economico, passa inevitabilmente alle istituzioni.

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Crisi CallMat, esplode la rabbia a Matera: sindacati e lavoratori in trincea davanti alla Prefettura

Matera è pronta a scendere in piazza per difendere il diritto al lavoro! Venerdì 9 ottobre, a partire dalle ore 9:30, si terrà un grande presidio di protesta dei dipendenti della “CallMat” davanti ai cancelli della Prefettura di Matera. Alle ore 10:00, i rappresentanti dei sindacati (CGIL, CISL, UIL e UGL) incontreranno il Prefetto per cercare di sbloccare una vertenza difficilissima che rischia di avere conseguenze drammatiche per centinaia di famiglie e per l’intera economia del territorio lucano. “Questa crisi non riguarda solo l’azienda, ma l’occupazione di tutta la Basilicata”, tuonano all’unisono i sindacalisti Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, lanciando un forte appello a cittadini, forze politiche e istituzioni: “Venite al presidio e mostrate solidarietà, difendere CallMat significa difendere il futuro di Matera!”. Scoprite tutti i dettagli di questa importantissima battaglia sindacale nel nostro articolo, e non perdetevi il nostro utilissimo consiglio tecnologico per migliorare il vostro lavoro al computer! 👇

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Callmat Matera

Matera – Dietro ai freddi numeri dei bilanci aziendali, dei tagli lineari e delle misteriose riorganizzazioni industriali, ci sono sempre i volti, le storie, le paure e i mutui da pagare di centinaia di famiglie. Il settore delle telecomunicazioni e dei call center, in particolare nel delicato tessuto economico del Mezzogiorno d’Italia, sta vivendo da anni una crisi strutturale profonda, schiacciato da logiche spietate di appalti al massimo ribasso, delocalizzazioni estere e spietata concorrenza. È proprio in questo drammatico e incerto contesto socio-economico che si inserisce l’esplosiva vertenza CallMat, un vero e proprio fulmine a ciel sereno che sta tenendo col fiato sospeso la città di Matera e l’intera regione Basilicata. Le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, ormai allo stremo e stanchi di promesse non mantenute, hanno deciso di scendere fisicamente in piazza per difendere con i denti il proprio diritto costituzionale al lavoro. La mobilitazione generale ha una data e un orario preciso: venerdì 9 ottobre 2026. A partire dalle ore 9:30 del mattino, infatti, andrà in scena un grande, rumoroso e pacifico presidio di protesta organizzato dalle sigle sindacali proprio davanti ai cancelli del Palazzo della Prefettura di Matera. L’obiettivo è duplice: da un lato manifestare fisicamente il proprio dissenso, dall’altro far sentire il fiato sul collo alle Istituzioni in vista di un incontro cruciale.

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L’incontro con il Prefetto e il peso della crisi

Il presidio all’aperto farà infatti da rumorosa ma civile cornice a un passaggio burocratico estremamente delicato per il futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti.
Alle ore 10:00 in punto di venerdì 9 ottobre, le massime delegazioni delle Organizzazioni Sindacali saranno ufficialmente ricevute all’interno del Palazzo dal Prefetto di Matera. Questo importantissimo faccia a faccia istituzionale si svolge nell’ambito delle cosiddette “procedure di raffreddamento” (obbligatorie per legge) attivate formalmente proprio sulla vertenza CallMat per scongiurare conseguenze irreparabili. Le Segreterie regionali e territoriali hanno deciso di fare fronte comune, presentandosi compatte e agguerrite all’appuntamento. A guidare la delicatissima trattativa in Prefettura ci saranno figure di primissimo piano del sindacalismo lucano: Anna Russelli (in rappresentanza della SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (per la FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (per la sigla UILFPC-UIL) e Pino Giordano (segretario della UGL Telecomunicazioni). In una nota congiunta diffusa alla stampa locale e nazionale, i leader sindacali hanno spiegato con estrema chiarezza i motivi e l’urgenza di questa forte mobilitazione di piazza: «In concomitanza con l’incontro istituzionale, a partire dalle ore 9:30, si terrà un imponente presidio delle lavoratrici e dei lavoratori davanti alla Prefettura di Matera. L’intento è quello di richiamare ancora una volta, con forza e dignità, la massima attenzione delle Istituzioni, della politica e di tutta l’opinione pubblica sulla gravissima situazione occupazionale in corso e, soprattutto, sulle pesantissime e drammatiche conseguenze sociali ed economiche che rischiano di ricadere come un macigno unicamente sui lavoratori e sulle loro incolpevoli famiglie».

L’appello alla città: “Difendere CallMat è difendere Matera”

La vertenza, secondo i sindacalisti, ha smesso da tempo di essere un problema unicamente aziendale per trasformarsi in una gigantesca emergenza sociale che riguarda l’intera tenuta del territorio.
Chiudere gli occhi di fronte a questa crisi o bollarla come un semplice e fisiologico incidente di percorso aziendale sarebbe un errore imperdonabile per tutta la comunità lucana. «La vertenza CallMat non riguarda affatto soltanto le persone direttamente e attualmente coinvolte, non si tratta solo di difendere la singola busta paga», spiegano con veemenza i rappresentanti dei lavoratori. «Questa battaglia riguarda a tutto tondo la tutela generale dell’occupazione giovanile e non, la salvaguardia sacrosanta del diritto al lavoro e la doverosa difesa di un importante, storico e vitale patrimonio professionale e produttivo che appartiene a tutto il territorio materano e lucano. Perdere questo bacino di competenze e di reddito significherebbe impoverire un’intera fetta di regione». È per questo motivo che il grido di dolore dei lavoratori si trasforma in un appello accorato rivolto non solo ai politici, ma ai semplici cittadini, ai commercianti (che vivono degli stipendi spesi dai lavoratori) e al mondo dell’associazionismo. «Rivolgiamo un forte appello a tutta la cittadinanza, alle Istituzioni locali, alle forze politiche di ogni schieramento, alle parti sociali e a tutte le realtà associative del territorio affinché partecipino fisicamente al presidio di venerdì 9 ottobre e manifestino in modo tangibile e concreto la propria totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta», concludono all’unisono Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano. «Difendere i posti di lavoro dei ragazzi e delle ragazze di CallMat significa difendere il lavoro di tutti e garantire il futuro economico del nostro territorio». L’appuntamento per chiunque voglia far sentire la propria voce e la propria vicinanza è dunque fissato per venerdì 9 ottobre, alle ore 9:30, davanti alla Prefettura di Matera. La palla, ora, passa al Governo e alla società civile.

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