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ARTE E POTERE, LIBERTA' E OPPRESSIONE

ARTE E POTERE, LIBERTA' E OPPRESSIONE Ecce Homo

"ECCE HOMO"di Franco Pompei

Scultura in Ferro con base in marmo

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Collezione Privata-Carrara

Fotografia Gianfranco Grassi

Redazione-Prendere posizione, valutare discernere e scegliere è urgenza di questo tempo (si va verso le elezioni). Impegnarsi significa rendere più grande questo mio deserto, i tanti deserti, e dilatare la mia solitudine, le tante solitudini. Un tempo il servizio della verità era un gesto nobile e meritorio. Oggi è una necessità che urge senza più rinvii. <<La verità mi ha preso, ecco tutto>>. Dire la verità per poterla continuare a dire. Si può perdere conservando l’onore, e invece non si perdona a chi ha conservato l’onore. Ciò che importa è essere fedele, fedele alla chiamata del momento. Fedele ad una scelta. Si! Coraggiosa veramente, a spianare seppellire un sistema convivente di mercimonio, di menzogne e ipocrisie che affoga affonda affossa le Istituzioni di Stato, le Chiese Bianche Rosse e Nere (ci sono sempre più “sacerdoti” da scacciare dai templi). I clan e le “famiglie” la società così detta civile, in-civile, a suffragio nazionale? La corruzione non ha bisogno di commenti, ormai è endemica anche nella Pubblica Amministrazione. Gli eventi di queste recenti stagioni sono rivelatori di un sintomo di malattia patologica. Percepisco e quindi sottolineo, il timore di questa nostra società che si sente incapace di pensare e di programmare l’avvenire. Istituzioni e classe politica sono mortificanti con le loro regole e metodi di confronto invece di progettare cosa la società di buona volontà vuole, cosa sceglie, quale futuro pretende realizzare.

 

L’impotenza a progettare il cammino a-venire, si tramuta in una situazione per cui la società vive solo la violenza del giudizio, il rifiuto del passato, la condanna del tempo più recente o lontano. La violenza contro il passato senza una scelta per un futuro è impotenza a sognare lottare e scegliere. Il sintomo di questa verità è il ricorso costante alla giustizia come misura di giudizio e di cammino. La giustizia punisce condanna discrimina troppo spesso, come tanta informazione. Essa regola solo i conti con il passato. I nostri occhi sono stati troppo tempo, e a lungo, rivolti all’indietro e il cuore non ha avuto la libertà coraggiosa di rivendicare la nobiltà di uno sguardo che ha urgenza di guardare verso ciò che deve venire e accadere.

 

Mi rifiuto di credere che conta solo ripugnare il male e vomitare il marcio. Chiedo alla coscienza nazionale e quindi alle Città, ai Paesi di liberare l’immaginazione del futuro, di saper gridare che il tempo delle doglie per partorire il nuovo è compiuto.

 

Voglio guardare avanti. Il futuro ci impegna a vivere ogni rischio e scommessa di un sentiero di riforme nello sviluppo sincero onesto solidale per tutti, immunizzandoci dal negativo che ogni sviluppo coinvolge e genera. Questa architettura della vita di tutta la comunità e della sua qualità di crescita richiede, giorno dopo giorno, rigore impegno fatica disciplina sacrificio tensione morale e capacità politica di volare in alto, molto in alto.

 

Di solito si pensa che gli intellettuali debbano ad ogni costo opporsi al potere politico (di chi non è organico al partito, naturalmente). Il potere deve il suo carattere di onnipresenza e ubiquità al fatto di essere interno allo stesso linguaggio. Linguaggio che si fa storia, “espressione obbligata” di vita nella lingua. <<Il linguaggio è una legislazione di cui la lingua ne è il codice>> ha scritto Roland Barthes.

 

Il potere della politica risiede nel suo volersi proporre come risposta alle domande della società, e in quanto risposta si fa legge, toglie spazio alla responsabilità e al rischio di scelta della persona. Il potere della Cultura risiede nel suo volersi proporre come modello di riferimento, come orizzonte interpretativo degli eventi, come metodo di qualità della vita con ritmi già codificati, e in quanto tale è oppressivo e vuole imporre il dibattito tra le persone, e la ricerca del bene, entro i limiti del suo codice. Strutturalmente la lingua degli intellettuali dei politici dei sociologi, o di ogni altra professione, non è indirizzata né in senso reazionario né in senso democratico: <<è semplicemente tirannica perché la tirannia non impedisce di dire, ma obbliga a dire>>.

 

L’unico modo per uscire dall’oppressione del potere è l’Arte: la musica, la letteratura, ecc... L’Arte, con la letteratura, è “magnifica illusione” che permette di intendere la lingua al di fuori del potere, nello splendore di una rivoluzione permanente del linguaggio. Non vi è quindi distinzione tra scienze e lettere. Dal punto di vista del linguaggio però rimane l’opposizione costituita dal fatto che per il discorso scientifico il sapere è un “enunciato” mentre nella scrittura è una “enunciazione”. L’Arte, la letteratura, hanno la capacità di esprimere il “reale” non di rappresentarlo. Il reale non è “rappresentabile”  è solo dicibile o “esprimibile”. L’Arte e la letteratura non vogliono arrendersi a questa impossibilità. L’Arte ha un fine reale perché pone il reale come oggetto del suo desiderio, ma anche un fine irreale perché concepisce il desiderio dell’impossibile: ecco la sua funzione utopica. Ma l’utopia non preserva dal potere. La forza semiotica utilizza i segni invece di distruggerli. L’opera d’arte è sintomo di “de-potere”. La scienza dei segni è sempre negativa e attiva: negativa perché nega ai segni un carattere scientifico ed ha un rapporto secondario con le scienze. Attiva perché il semiologo è come un artista, usa i segni come illusione cosciente di cui assapora, e vuole fare assaporare e comprendere, il fascino.

 

L’Arte propone non impone. Per questo essa non domina il gusto ma vive al di là del piacere e del sapere. Per questo la sua operazione fondamentale non è mai ecumenica né assoluta, ma procede per frammenti, la frammentazione del suo tentativo di svelare la libertà è il primato della coscienza della persona su questo sistema che è norma della società, legge che soffoca e opprime.

 

L’Arte è Vita Nova.

 

E’ un’epoca in cui si insegna ciò che si sa. Oggi si può insegnare solo ciò che non si sa: è il ri-cercare. Giunge ora, forse, l’epoca di un’altra esperienza: quella del “disimparare”. Questa esperienza è Sapientia: nessun potere, un certo sapere, una certa saggezza, e il più possibile di “sapore” nonché di sana sostanza.

Franco Pompei

Cantico delle Creature

 "CANTICO DELLE CREATURE" di Franco Pompei

Scultura in Ferro e Gesso

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Proprietà Corpo Forestale dello Stato -Pereto-AQ

Fotografia-Federica Costantino

 

 

Ultima modifica ilSabato, 21 Maggio 2016 13:46

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