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RIOFREDDO, LE ANTICHE ORIGINI DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO

RIOFREDDO, LE ANTICHE ORIGINI DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO San Giorgio e il Drago

Redazione-Nell'VIII secolo la Chiesa non conosce divisioni; Roma sta faticosamente acquistando la sua autonomia, ma si sente ancora parte dell'Impero bizantino, il papa può essere un greco e greci possono essere i religiosi che dalle regioni orientali dell'Impero si trasferiscono in quelle occidentali. Così come può accadere il contrario, stante la pur flebile unità politico-religiosa . Roma, d'altronde, fin dal IV secolo, è meta di pellegrinaggi da ogni parte d'Europa e il mondo mediterraneo rappresenta comunque un'unità. Inoltre, l'espressione "ordine basiliano" o "di S. Basilio", usata già nel secolo XI per indicare i monaci di origine greca dell'Italia meridionale, risulta impropria o, meglio, errata . Occorre aggiungere che anche i Benedettini erano particolarmente devoti al culto di S. Giorgio e che nel privilegio di papa Pasquale II concesso al monastero di Subiaco il 2 aprile 1115 si fa riferimento esplicito ad una chiesa di S. Giorgio ad Affile, appartenente a quel cenobio .Tutto ciò per comprendere, se pure sommariamente, la complessità della questione legata alle origini del S. Giorgio di Riofreddo. Il quale, inoltre, viene citato più volte in documenti del Regesto Sublacense dei secoli IX-X come appartenente ai Benedettini di Subiaco, benché sia più che legittimo avanzare dubbi circa l'autenticità di tali atti. 

Insomma: intorno a questo santo da leggenda si stratificano racconti che lo presentano come un cavaliere "ante litteram", mentre gli agiografi successivamente spiegheranno che il drago contro il quale egli lotta sarebbe il simbolo del morente paganesimo. Per una sorta di inversione dei valori religiosi, infatti, all'affermarsi del Cristianesimo gli dei pagani erano stati trasformati in demoni  ed il paganesimo stesso era simboleggiato da un drago dalle cui fauci si levavano lingue di fuoco dirette a distruggere le anime dei Cristiani. Ad avvalorare definitivamente questa storia compare anche il capo di S. Giorgio, miracolosamente conservato in una cassa proprio nella sede del papato. Non bisogna dimenticare che ancora nel secolo VIII erano vivi - e sarebbero sopravvissuti a lungo - sotto forma di manifestazioni superstiziose, molti relitti del vecchio paganesimo, che la Chiesa combatteva alla radice. 

In sostanza, quindi, la dedica a S. Giorgio di chiese, come quella di Riofreddo, denuncia un'antichità che potrebbe essere messa agevolmente in relazione ad una polemica difesa del Cristianesimo soprattutto in località eccentriche, dove i miti pagani erano più duri a morire. Federico Hermanin, in un noto articolo , sulla base di alcuni riscontri architettonici, assegnava all'edificio un'età non più tarda dell'VIII secolo, citando in particolare un bassorilievo con figura forse di monaco in atteggiamento di preghiera con le braccia levate, considerata, per la sua fattura, una rozza immagine "che va posta nella serie delle rare sculture barbariche dell'VIII secolo". 

La località in cui sorge la chiesa-monastero di S. Giorgio si trovava proprio al confine tra Longobardia e distretto bizantino romano, dove si incrociavano le giurisdizioni del vescovo di Tivoli e di quello marsicano nonché i diritti dell'Abbazia di Subiaco. Una zona, pertanto, di transito e di scambio, dove era più facile si creassero conflitti ma anche nuove esperienze culturali, con tutte le contraddizioni del caso. Per la prima costruzione di S. Giorgio (la successiva rifondazione romanica del XII secolo non risulta controversa) ci si è richiamati, infatti, nello stesso tempo sia ad influssi "basiliani" che a interventi "longobardi" ovvero "barbarici". Tutte allusioni prive però di documentazione certa. Si è già accennato alla posizione dei monaci italo-greci.

Ma per ciò che concerne le costruzioni "longobarde" giova citare quanto scrive Alessandra Melucco Vaccaro  in relazione alla produzione marmoraria romana altomedioevale: "Carl van Essen che, in tempi relativamente recenti, ha tracciato il profilo del problema, ha ricordato che non fu facile sottrarre questa produzione alla sommaria etichetta di "longobarda" che un altro olandese, il van Marle aveva ancora una volta utilizzato per essa e per tutto quello che era stato creato in Italia tra il 575 e il 1000". Discorso che si può estendere da Roma al Lazio ed all'Italia in genere. E' preferibile allora parlare globalmente di "età longobarda" semplicemente quale dimensione storico-culturale, tenendo presente che alla base del linguaggio artistico altomedievale è riconoscibile un processo di stilizzazione che ha origine nell'ambiente cristiano orientale per ricevere comunque a livello provinciale un suo carattere peculiare ed irripetibile. E soprattutto occorre rammentare l'attività delle botteghe locali il cui apporto è stato il più delle volte incalcolabile. Per non parlare delle tecniche di riuso, che consentirono nuove creazioni utilizzando i materiali di monumenti esistenti in loco


Per ciò che concerne, in particolare, il suddetto bassorilievo, rinvenuto, a quanto pare, nell'interno dell'architrave della porta che dal nartece conduce alla chiesa, è più che probabile che si tratti di un'immagine di "orante", rappresentazione molto diffusa nell'arte paleocristiana: basti considerare che tali figure già appaiono nelle catacombe in epoca imperiale. Spesso, inoltre, l'orante si trova raffigurata al centro dei bassorilievi che ornano i sarcofagi cristiani. La semplificazione, che caratterizza le opere di età tardo-romana, non sembra corretto parlare di declino della tecnica ovvero di imperizia o a primo sguardo imperfezione grossolana, classificandole puramente come "barbariche". L'artista dell'alto medioevo non si preoccupa dell'equilibrio tra contenuto e forma, obiettivo ideale dell'arte classica.

Egli è obbligato a trasmettere un messaggio preciso, ecco perchè la sua opera trascura i dettagli formali, ai quali ha sostituito altri valori. Dal nuovo modo di comunicare e dalla coraggiosa rottura con il passato, nascerà un nuovo stadio della storia artistica, in cui l'arte diventa veicolo per la propagazione di certe dottrine . Attraverso la via della semplicità estrema si tenterà di ottenere in pratica i massimi risultati. In conclusione, durante l'età altomedievale si diffonde, con tutto il suo apparato leggendario, il culto di San Giorgio, nel quadro dell'impegno del Cristianesimo contro le usanze pagane ancora vive in certi ambienti rurali.

La costruzione degli edifici sacri fa parte di questo programma di diffusione popolare: anche la decorazione intesa come mezzo di educazione delle masse. Le quali partecipano a tale processo, che non viene imposto ex abrupto dall'intervento di elementi estranei alla collettività, come suggerirebbe l'idea dei longobardi o dei monaci greci. Il monumento nasce ad opera di artigiani ed entra a far parte della vita del contado, che lo considera come una parte importante dell'esistenza quotidiana. Esso vivrà a lungo. Almeno finché le mutate condizioni storiche e sociali non porteranno ad una diversa organizzazione della comunità, alla modifica di confini e di giurisdizioni ecclesiastiche, al passaggio della proprietà nelle mani o di un ente religioso quale il monastero benedettino o del signore laico.

 

 

 

" lasciate osannare il culto della storia a quel che ci resta del passato, corpi senza anime, che attendono l'arrivo del Cicerone che che glorifica la propria storia"

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