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ULTIM'ORA - TORNA A TREMARE LA TERRA A VICOVARO: Redazione- E' tornata a tremare la terra nel comune di Vicovaro. Alle 20.34 una scossa di terremoto, ben avvertita dalla popolazione.  Un terremoto di magnitudo Md 1.8 è avvenuto nella zona: 2 km E Vicovaro (RM), il 22-01-2021 19:34:07 (UTC) 2 ore, 34 minuti fa 22-01-2021 20:34:07 PROVINCIA DELL’AQUILA| LE PENSIONI DI FEBBRAIO IN PAGAMENTO DAL 25 GENNAIO NEL RISPETTO DELLE NORME ANTI-COVID: Redazione-  Poste Italiane comunica che in provincia dell’Aquila le pensioni del mese di febbraio verranno accreditate a partire da lunedì 25 gennaio per i clienti che hanno scelto l’accredito su Libretto di Risparmio, Conto BancoPosta o Postepay Evolution. I titolari LFOUNDRY| DISPONIBILITA' DEL SOTTOSEGRETARIO MANZELLA A TORNARE AD AVEZZANO: Redazione- "Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella si è messo a disposizione per tornare ad Avezzano ed affrontare direttamente con l'azienda la vertenza LFoundry. Ha chiesto l'incontro in una lettera appena recapitata alla proprietà": lo ha detto il PUNTO DI NASCITA| DUE ANNI DI ASSORDANTE SILENZIO DA PARTE DELLA REGIONE ABRUZZO: Redazione- A distanza di due anni, ci troviamo nella medesima situazione che induce il Comitato Percorso Nascite nazionale del Ministero della Salute ad esprimere parere negativo alla richiesta di proroga chiusura del Punto nascita di Sulmona.Abbiamo la fortuna di avere ECUADOR| L’AMORE TRA FUGA E REALTA’: LO STRABILIANTE NUOVO SINGOLO DEL CANTANTE NICK SIMON: Redazione- La canzone, ad un ‘attenta analisi, presenta due livelli semantici particolarmente interessanti : quello musicale e quello verbale; mentre il primo presenta uno stile indubbiamente originale poiché convivono tonalità tipiche della canzone italiana e quella tipica del mondo latino-sud SALUTE E BENESSERE - SCOPRIAMO IL ROIBOS, LA PIANTA DEL SUD AFRICA: Redazione- Il ROIBOS è una pianta appartenente alla famiglia Fabaceae; le sue foglie sono utilizzate per preparare un'infusione chiamata rooibos, Red Bush o anche tè rosso africano.La pianta cresce esclusivamente nella regione del Cederberg in Sudafrica (Province del Capo). La bevanda ottenuta dalle foglie è da sempre usata dalle popolazioni locali. SEN. DI GIROLAMO| NUOVE RISORSE ECONOMICHE PER LE IMPRESE DI TRASPORTO SCOLASTICO COLPITE DALLA PANDEMIA: Redazione- “Le imprese che effettuano il trasporto scolastico per conto dei Comuni potranno ottenere ulteriori sostegni economici al fine di coprire le perdite subite a causa delle restrizioni necessarie a limitare la diffusione del Covid-19.Grazie a un fondo di 20 SULMONA - IL MINISTERO VUOLE LA DATA DI CHIUSURA DEL PUNTO DI NASCITA: Redazione- No perentorio del Ministero alla Regione per mantenere il Punto Nascita dell'Opsedale di Sulmona aperto. parere negativo alla proroga dell’apertura del punto nascita di Sulmona il Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) del Ministero della Salute chiede alla Regione la data perentoria di chiusura della FINA| COMMISSARI PER LE OPERE FERROVIARIE: Redazione- "Un passo avanti per la nomina dei Commissari per le opere ferroviarie che renderanno l'Italia più veloce, connessa e sostenibile, con l'indicazione del Governo al Parlamento. Determinante l'intervento sulla Pescara-Roma, con il Commissario il dott. Vincenzo Macello, che sarà L'AQUILA - IN CARCERE LA MADRE ACCUSATA DI VIOLENZA SESSUALE NEI CONFRONTI DELLA FIGLIA MINORENNE: Redazione- Arriva la condanna a 3 anni e 10 mesi,per una donna di 45 anni moldava. Lla donna ed il suo compagno, un 45enne rumeno, nel 2018 furono ritenuti responsabili di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne

ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE FORTEZZE: IL CASTELLO DI ROCCA SINIBALDA

ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE FORTEZZE: IL CASTELLO DI ROCCA SINIBALDA Castello di Rocca Sinibalda

Redazione-Monumento nazionale dal 1928, il Castello di Rocca Sinibalda è lo straordinario esempio, unico in Europa, di un edificio contemporaneamente astratto e animalesco, cubista e zoomorfo: “creazione geometrica astratta, costruzione che pare tagliata con la spada” (Zander, 1955), ma anche rappresentazione architettonica di un’aquila dalle ali ripiegate per gli uni, di uno scorpione sinistro per altri, più visionari. La contraddizione e il paradosso sono l’identità profonda del castello. Intensamente medievale, eppure grande architettura rinascimentale. Gotico eppure razionale. Cupo eppure luminoso. Poderoso strumento da guerra, eppure palazzo signorile principesco. Sobrio, severo, a tratti aspro, eppure decorato da affreschi manieristi densi di cultura classica e da grottesche cariche di capriccio e di immaginazione libera.

Castello delle metamorfosi, dove le forme, i volumi, gli spazi interni ed esterni, le immagini e le luci, le singolari collezioni, i percorsi interni diversi e insoliti costringono a non essere semplici, e a desiderare il cambiamento. Poche notizie certe, vuoti di secoli, autori dubbi, proprietà confuse e che spesso non coincidono col possesso reale, nomi di famiglie che si intrecciano e si avvicendano mentre castello e marchesato rimangono di fatto spesso nelle stesse mani. Nel disordine apparente, continuità relativa che prosegue da un secolo all’altro, fino ad oggi.

Il castello nasce come rocca militare intorno al X secolo, per alcuni il IX, per altri l’XI. Deve il suo nome a Sinibaldo, conte e rettore della Sabina tra il 1058 e il 1065. Si sa poco delle vicende del castello nei secoli successivi. Appartenne ai monaci benedettini di Farfa, venne disperso con la dilapidazione dei beni dell’Abbazia, tra il XIII e il XV secolo entrò nei feudi di due famiglie poi scomparse – i Buzzi e i Brancaleone di Romancia -, con qualche traccia di tutto ciò negli Statuti di Tivoli e nell’Archivio della Cattedrale di Rieti. In quei secoli si stabilizza l’impianto medievale del castello come fortezza.

Solo nel XVI secolo arrivano notizie appena più precise. I conti Mareri risultano in qualche modo proprietari del Castello. Subiscono presto l’aggressività dei Medici, entrati in conflitto con i Mareri che ostacolavano la loro espansione in Abruzzo e in particolare nella zona de L’Aquila. Leone X de’ Medici aveva già nel 1517 nominato cardinale Alessandro Cesarini. Approfittando di una lite tra due Mareri, Clemente VII de’ Medici assegna metà del castello al cardinale, che poi completerà l’acquisizione in data incerta, ma in ogni caso entro il 1539. Documenti scoperti di recente sembrano raccontare una vicenda molto più complicata, ma non cambia l’esito: il passaggio del Castello ai Cesarini. Corse voce all’epoca che in realtà al Cesarini e alla sua famiglia fosse stato concesso dal Medici il solo possesso del castello, con l’obbligo di provvedere al suo mantenimento e al rafforzamento del suo ruolo strategico sul confine tra lo Stato Pontificio e il Reame di Napoli. Alessandro Cesarini segna la svolta.Il recente Sacco di Roma lo spinge ad una grande attenzione verso questo feudo e edificio non troppo lontani dalla città, ma protetti dalla distanza, dall’asprezza dei luoghi, dalla facilità della loro difesa, dalla funzione di pivot strategico tra Roma e Rieti e sull’intero quadrante militare tra il Lazio e L’Aquila..Al tempo stesso il Cardinale non vuole rinunciare ai piaceri e modelli di bellezza della vita signorile. Ecco allora l’idea di trasformare una Rocca medievale e guerriera in un ibrido tra possente struttura fortificata e palazzo rinascimentale.

Cesarini si rivolge per questo a Baldassarre Peruzzi, presente a Roma e nominato Architetto della Fabbrica di San Pietro nel 1530. La richiesta al Peruzzi venne formulata probabilmente in occasione delle scenografie delle Bacchidi di Plauto, commissionate dalla famiglia Cesarini per le nozze tra Giuliano Cesarini e Giulia Colonna  (28 maggio 1531).

La scelta del Peruzzi era forse la più adatta a quadrare il cerchio delle esigenze contraddittorie del Cardinale. Architetto militare tra i più grandi dell’intero Rinascimento, Peruzzi era però anche architetto civile di straordinaria finezza, come già il Palazzo Massimo alle Colonne basterebbe da solo a dimostrare. Peruzzi aveva anche teorizzato di fatto, in alcuni progetti, il superamento della distinzione rigorosa tra villa e fortezza cara a un architetto militare come Francesco di Giorgio, ai Sangallo e a Leonardo. Era possibile unire funzione militare e piacevolezza del vivere nello stesso edificio, e portando al vertice sia la prima che la seconda.

Ecco allora il progetto per il castello di Rocca Sinibalda, sintetizzato in tre disegni conservati agli Uffizi di Firenze: uno sperone anteriore e una ‘coda’ consacrati alla difesa dai due punti in cui il castello era aggredibile; e un grande corpo centrale – il ‘palazzo’ – a picco su un costone di roccia. Configurazione  geniale, che sposa e prosegue verso l’alto in modo coerente il movimento del terreno. Configurazione insolita, che fu letta subito dai contemporanei come zoomorfa: un’aquila con le ali distese, omaggio alla funzione guerriera e all’aquila asburgica che Carlo V aveva inquartato nello stemma dei Cesarini per il loro fedele sostegno alla causa imperiale; ma anche, sinistro ma vicino ad una ampia iconografia dell’Antirinascimento, uno scorpione.

I lavori di rifacimento del vecchio impianto medievale iniziarono nel 1532, e Peruzzi morì nel 1536. In povertà, affannosamente all’inseguimento di nuovi incarichi che lo portavano qua e là tra Lazio, Toscana e Umbria, Peruzzi si occupò sicuramente assai poco della realizzazione del suo progetto. Non si sa molto di chi lo portò a compimento – probabilmente allievi di Andrea di Sangallo e suoi. Il confronto tra i disegni e l’edificio finale mostra i molti adattamenti cui dovettero ricorrere in corso d’opera.

Alessandro Cesarini e il cugino Giuliano iniziarono poi il lavoro di decorazione delle pareti, ispirato dalle Metamorfosi di Ovidio con innesti importanti di narrazioni familiari dei Cesarini.  Vi parteciparono con stili molto diversi Girolamo Muziano, gli atelier del Manierismo romano, e altri ancora da identificare, con cicli narrativi di grande potenza e visionarietà. Molti affreschi del resto attendono ancora un loro costosissimo recupero.

Nei decenni successivi al suo rifacimento, il Castello subisce le alterne vicende dei Cesarini nella guerra con i Carafa, poi – nei secoli dal XVII al XIX – assedi, l’esplosione della santabarbara (1710), incendi, abbandoni, decadenza, e un avvicendarsi di altre famiglie: i Mattei, i Lante della Rovere, i Muti-Bussi, i Lepri. Carosello di nomi che dura fino ad epoca recentissima, in un intreccio inestricabile di diritti giuridici e di possesso a tempo spesso spacciato per proprietà, dove i primi sono molto più stabili di quanto non sembrino sulla carta,  e prevale un dato di fondo: le lunghe parentesi prive di qualsiasi informazione o documentazione attendibile.La storia del Castello di Rocca Sinibalda è sfuggente quanto la sua identità. Il Castello attende chi la voglia riscrivere pazientemente, liberandola dagli errori, invenzioni e inesattezze che la circondano e girano anche in siti e testi ‘seri’.  La bellezza del Castello lo merita.

" Armonioso resto incantato da tanta storia, profumi medievali e corti adornate segnano il nostro presente, auree esistente"

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