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"WHERE IS MY MIND?", LA COMPLESSITA' DEI DISTURBI DI PERSONALITA': DALLA RICERCA ALLA CLINICA

Momenti Dei Lavori Momenti Dei Lavori

Redazione-Il 22 dicembre 2016, si è svolto un importantissimo congresso, presso l’Aula Convegni del P.O. G. Mazzini della Ausl di Teramo,  dal titolo: “ WHERE IS MY MIND? La complessità dei Disturbi di Personalità: dalla ricerca alla clinica” a cura del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Teramo capeggiato dal Direttore Nicola Serroni, seguito dai Dirigenti medici U.D.C. Psichiatria P.O. Teramo: Dott. Domenico De Berardinis (Responsabile Scientifico e Segreteria organizzativa)  e dalla Dott.ssa Daniela Campanella.

Il corso, accreditato per nove crediti ECM per medici delle discipline di Direzione Medica di Presidio Ospedaliero ( Farmacologia e Tossicologia, Igiene, Epidiemologia e Sanità Pubblica, Malattie Infettive, Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza, Medicina Generale, Medicina Interna, Medicina legale, Neurofisiopatologia, Neurologia, Neuropsichiatria Infantile, Organizzazione dei Servizi Sociali di Base, Psichiatria), per Psicologo, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, Terapista Occupazionale, Logopedista, Infermiera, Assistenti Sociali e Assistenti Sociali Specialisti, ha gremito la sala del presidio ospedaliero di Teramo di numerose professionalità.

L’interessante programma organizzativo, ha coinvolto studiosi, professionisti e ricercatori.

I nutriti interventi previsti, hanno richiamato l’attenzione di affermati operatori sanitari e sociali.

Tra questi lo specialista in psichiatria di spicco: Dott. N. Serroni che  con il suo benvenuto alla partecipazione dei lavori, ha sottolineato come risulti importantissimo coniugare la complessità dei disturbi di personalità tra tutti quei professionisti che a titolo diverso operano per il benessere mentale.

 Sono stati ricordati gli importanti riconoscimenti del dipartimento della psichiatria e le evoluzioni storiche della malattia mentale fino alla riforma Basaglia insieme alle riflessioni sulla complessità dei disturbi della personalità della società attuale.

Non è mancato ricordare la frase del Direttore dell’ospedale psichiatrico Teramo Dott. Guido Garbini del 1918: « Poiché è mia convinzione che l'Ospedale Psichiatrico debba avere all'infuori della funzione curativa anche funzione educativa, faccio voti che in tempi non lontani le pubbliche amministrazioni della Provincia di Teramo si persuadano che la questione manicomiale è questione sociale di alta importanza. La società non deve guardare il nostro Manicomio e gli alienati con dispregio, ma deve mirare ad un fine più nobile e più alto: non quello del ricovero e della sicurezza, ma quello sociale ed umanitario »  e di come oggi il manicomio di Teramo resti uno dei più importanti monumenti storici della citta di Teramo, dopo essere stato tra i più noti d’Italia e d’Europa. Fondato nel 1323 per merito di un benefattore Teramano di nome Bartolomeo Zalfone il quale affidò alcuni suoi beni per creare un luogo dedicato alle persone malate sotto la tutela del Santo Antonio di Abate ( di cui prese inizialmente  il nome), fu chiuso nel 1998.

Nel corso storico, molti medici luminari hanno portato interessanti ricerche sul disagio mentale e la sua cura. Oggi, il Dipartimento di Psichiatria di Teramo, continua a vantare una cura e ricerca d’avanguardia per le problematiche mentali.

Il prorompente e interessante intervento del Dott. M. Di Giannantonio: “Alla ricerca del connettoma”  ha posto l’accento su come clinicamente, nel corso di due secoli, si è provati a descrivere la mente. Egli afferma, nel corso della relazione che Il connettoma è quando la psichiatria attraverso la mediazione delle neuroscienze bussa alla porta e apre l’uscio dell’essenza dei fenomeni psichici. Tutta la descrizione psicopatologica, straorinaria, mirabile che a partire dai nostri maestri di due secoli fa, da Kipling attraverso Bleuler,  hanno fornito attraverso le neuroscienze, attraverso  il matrimonio e la fornicazione  tra la psicanalisi e la psicopatologia, attraverso il brimaging, si  riesce oggi a comprendere, toccando con mano e guardando effettivamente cosa accade dentro la scatola cranica e non solo, i fenomeni che clinicamente nel corso di due secoli si è  provato a descrivere. Cos’è il connettone? Il Prof. Di Giannantonio risponde, sostenendo che: “il connettoma  è una branca della biotecnologia che applica tecniche e dati per la mappatura dei circuiti neuronali dell’intero sistema  nervoso centrale organizzato in risultati in un completo databeis. Grazie alle moderne tecniche di imaging abbiamo iniziato un ambizioso progetto di ricostruzione delle connessioni anatomiche all’interno della materia grigia e bianca cerebrale costruendo così il connettoma. Pensate a tutte le straordinarie notizie cliniche che ci ha fornito  il Dott. Alessandro  Rossi , con la  sua preziosa  relazione “ I disturbi di Personalità dello spettro psicotico: identificazione e gestione clinica” e cominciamo a pensare di calarle e di interpretarle, di comprenderle alla luce di quelli che sono i grandi fenomeni neuropsichici  e in qualche modo assolutamente psicodinamici che avvengono la nostra scatola cranica.

Che cos’è questo connettone? Il termine viene introdotto  per la prima volta nel 2005 ed era definita come una mappa neuronale delle connessioni cerebrali, ma oggi più modernamente è inteso come un  sistema multiscale che può essere definito a vari livelli. La microscala che studia  a livello neuronale le singole connessioni tra neuroni. La macroscala che esamina i tessuti  cerebrali e la mesoscala che indica lo studio del midollo spinale.” Spesso il connettone è rappresentato in un modello matematico prosegue il Dott. M. Di Giannantonio, il quale aggiunge che: “stiamo bussando dalla porta per entrare non solo nella tetacranica ma dentro il cerebrum per andare a conoscere, a decretare la dinamica del cerebrum. Si pensi alla grande differenza della risonanza magnetica, una fotografia ai micromillimetri di come sta messa l’area anatomica cerebrale ed invece la risonanza magnetica funzionale quanto attraverso le modificazioni del consumo dell’ossigeno e della relazione più elettrica tra vari aree cerebrali, noi riusciamo a mappare il corso del pensiero che parte da una certa area cerebrale e si collega ad un’ altra e poi ad un’altra e poi ad un’altra ancora. Quello che noi ascoltiamo dai nostri pazienti cominciamo a vederlo e a ricostruirlo dal punto di vista neurobiologico. E’ un passo avanti e come la nona sinfonia di Bethoveen lascia senza fiato.

Ma quando è cominciata questa storia del connettoma? Gli studi partono con Casal con la dottrina della connettivizzazione dinamica e di Scerenton con l’elettro sui riflessi.”

Vengono ripresi gli studi dal 1960 portandosi agli importanti risultati fino ai giorni nostri.

In particolare la sua relazione mette in risalto come la ricerca del connettone abbia posto in una mera riflessione, poiché lavorando sulla relazione vi trova una forte associazione con una metafora che ha considerato molto soddisfacente per tutti quelli che lavorano sull’attenzione, sull’ascolto, sulla decrettazione e su  che cosa sia la sofferenza mentale.

Nel soffermare la propria attenzione su tali concetti e più propriamente sulla psicopatologia, propone un esempio da cui partire per comprendere gli equilibri della mente con uno strumento musicale (la chitarra):

“Noi se pensiamo ad una chitarra e se pensiamo ad una corda che andiamo a pizzicare premendo il manico della chitarra in una serie di varie tacche, noi con una corda sola  manipolando le dita , riusciamo da quella porta ad avere dei suoni tutti diversi . Se la porta della chitarra la moltiplichiamo per sei e cominciamo a suonare la chitarra con quelle sei corde si hanno una mole enorme di suoni differenti. Se la chitarra la mettiamo insieme ad altri strumenti e se agli altri strumenti ci mettiamo una serie di orchestre, se all’orchestra ci mettiamo il coro, abbiamo la possibilità di ascoltare la nona sinfonia di Bethoven ed in particolare l’inno alla gioia, che è la punta assoluta della capacità sinfonica della musica occidentale (tant’è che la nona sinfonia di Beethoven  è stata scelta come la colonna sonora della Unione Europea). Quando noi ci mettiamo di fronte ad un paziente ed ascoltiamo la sua sofferenza e il suo dolore, la sua e qualche volte drammatica impossibilità o incapacità di vivere è come se noi ci mettessimo ad ascoltare la nona sinfonia di Beethoven (l’Inno alla Gioia),una eccezionale complessità di suoni, di armoniche, di violini, di archi, tamburi , percussioni, più la modulazione di tutte le voci. Ascoltiamo, quindi,  una eccezionale complessità di espressioni umane e dobbiamo andare a decrittare, a comprendere, a stanare dove stanno i vulpus, dove sono le ferite, dove sono le disarmonie, dove sono le psicopatologie (e dai macrofenomeni, fate conto che un coro si ammutolisca, fate conto che i fiati si sfiatino, fate conto che tutte le corde di violino si rompino). Quindi, la complessità di essere psichiatri, psicologi, psicoterapeuti di fronte a una complessità gigantesca di questo modello e alla capacità di poter entrare dentro lo specifico del riconoscimento di cosa , dove, quando non funziona il tema di relazione.”

A partire dalla genetica, non ci si può fermare alla genetica ma bisogna comprendere la complessità delle relazioni della nona sinfonia di Beethoven .  L’intervento si conclude con una considerazione di Kandel del 2008  “se riusciremo ad avere dei marcatori specifici per le malattie psichiatriche e a vedere in che misura i farmaci o la psicoterapia li modificano, potremmo avere a disposizione modalità molto efficaci per studiare in che modo combinare i due tipi di intervento”.

Molti sono stati gli interventi che hanno interessato la platea degli uditori. Tra questi, molto interessante è stato anche l’intervento del Dott. S. Trotta con il suo straordinario intervento su: “Imputabilità e Disturbi di Personalità” .

Egli ha posto in risalto la clusterizzazione dei Disturbi di personalità, ponendo l’accento sui comportamenti strani o egocentrici, imprevedibili ed altro ancora. Sofferma la sua attenzione su cosa è la personalità e che cosa non è. Prosegue con una nosografia e psicopatologia di importanti studi scientifici come J. Koch (1891) con ‘l’inferiorità psicopatica costituzionale’, Kraepeling (1907) con la ‘Personalità psicopatica’ e ‘Stati psicopatici originari: “Difformità psichiche che rimangono in sé stesse essenzialmente immutate per tutta la vita e comprendenti a) delinquente nato b) instabile c) bugiardi/truffatori morbidi d) pseudodelinquenti, con Schnelder (1950): “Le personalità abnormi (e con esse quelle psicopatiche) non sono, nel nostro significato, nulla di patologico. Non c’è nessun motivo per ricondurle a malattie o anche a malformazioni”, con APA(1952): “Disturbi sociopatico di personalità”.

Inoltre egli ha parlato dei vari disturbi di personalità. Tra questi, del disturbo di personalità schizotipico e di come porti con sè caratteristiche legate all’ansia sociale, diversità non conforme, sospettosità verso gli altri, credenze strane (es. magia), pensiero e discorso a volte disorganizzati, idee di riferimento, ideazione paranoidee.

Egli mostra verso la conclusione, il contratto e paradigma tra Basaglia e Foucault, concludendo l’intervento con una frase di F. Basaglia. “ La psichiatria come scienza nasce e muore nel momento stesso in cui si attua il contratto tra Medicina e Giustizia. Da questo momento la psichiatria sarà dalla parte della giustizia, quindi dalla parte del potere, dimenticando il soggetto per il quale esiste e la cui sofferenza ha giustificato la sua stessa nascita”.

I moderatori: Dott. N. Serroni e M. Amorosi, hanno presentato anche altre importanti relazioni come quella del Dott. C. Petrocco con “ Intervento psicodinamico in psicoterapia su paziente bordeline”, del Dott. F. Vellante con: “ Quale fMRI per il trattamento psicoanalitico  dei Disturbi di Personalità? Lo stato dell’arte”, del Dott. D. Campanella con: “ Psicopatologia e clinica del Disturbo Dipendente di Personalità”, del Dott. D. De Berardinis con: “ In Cold Blood: update sul Disturbo Antisociale di Personalità”, del Dott. C. Fossemò con: “ Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità. Similitudini e differenze”, della Dott.ssa Vellante con una relazione sulla risonanza magnetica che in corso di svolgimento del programma, ha sostituito uno dei relatori.

Le brillanti relazioni fregiate di grande professionalità, hanno voluto coniare tra loro i variegati saperi scientifici, per andare verso quella complessità dei Disturbi di Personalità tra ricerca e clinica.

Il congresso di è concluso con la discussione degli argomenti trattati e il test di valutazione finale.

Mind

 

 

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