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ATRI, UN SUCCESSO LO STRAORDINARIO SPETTACOLO TEATRALE "LA MIA CANTINA LA' SOTTO"

La Mia Cantina Là Sotto La Mia Cantina Là Sotto

Il 22 dicembre 2016, presso lo storico e suggestivo Teatro Comunale di Atri, si è disputato lo straordinario spettacolo: “ La mia cantina là sotto”  con la regia delle attrici Nancy Fazzini ed Emanuela Cichella della Città di Teramo.

Lo spettacolo di beneficienza è stato realizzato con le donne e per le donne per prevenire e contrastare la violenza.

La speciale partecipazione all’evento dell’attore del film Vallanzansca: Nicola Acunzo ha voluto sostenere con forza il senso, lo spirito e l’iniziativa con notevole benevolenza.

Sotto i riflettori della ridente cittadina atriana, si è svolto l’incisivo spettacolo contro la violenza sulle donne, nell’imponente teatro che ha offerto ospitalità  e accoglienza nei due spettacoli proposti per le ore 17:00 e le ore 21:00.

Notevole è stato l’impegno profuso dalla segreteria organizzativa, capeggiata da Francesca Picone e dal Project Manager Maica Tassone.

Il ricavato dello spettacolo  è stato devoluto al Centro Antiviolenza “La Fenicia” di Teramo che da anni s’impegna ad accogliere con grande professionalità le donne vittime di violenza.

Un centro in cui Psicologi, Assistenti Sociali ed operatori di accoglienza svolgono ogni giorno il delicato compito di sostegno e presa in carico.

Questi professionisti, hanno collaborato a titolo di volontariato anche con lo Sportello Rosa Integrato di Silvi per la formazione in itinere degli operatori di accoglienza, allo scopo di un sempre più valido lavoro di rete volto alla prevenzione dei fenomeni di violenza sulle donne.

Lo spettacolo mette in risalto il significato più intrinseco di cosa significhi essere donna oggi, denunciando i drammi e le violenze dell’universo femminile.

Le note della regia, hanno testualmente riportato sulla locandina di presentazione i contenuti e gli obiettivi dello spettacolo ‘La mia cantina là sotto”:

“Eve Ensler scrisse la prima bozza dei Monologhi nel 1996, dopo aver intervistato duecento donne sulle loro idee sul sesso, relazioni e violenza contro le donne.

Le interviste cominciarono come conversazioni casuali con amici della Ensler ed in seguito giunsero a comprendere anche racconti di terze persone.

Ensler ha dichiarato che il suo interesse per le vagine cominciò ‘crescendo in una società violenta’. ‘L’emancipazione delle donne è profondamente connessa alla loro sessualità’ e ‘io sono ossessionata dall’idea di donne violate e stuprate e dall’incesto. Tutte queste cose sono profondamente legate alle nostre vagine’.

L’opera è costituita da un numero variabile di monologhi letti da diverse donne. Ogni monologo è collegato alla vagina, attraverso diversi temi: sesso, stupro, amore, masturbazioni, mutilazioni, nascite, orgasmi e così via.

La concezione alla base dell’opera è che la vagina sia per le donne non semplicemente un organo del proprio corpo, ma anche la rappresentazione della loro individualità. Che cosa vuol dire essere donna oggi? Questa la domanda di partenza che ha spinto le attrici a mettere in scena l’opera di Eve Ensler.

Viviamo in una società dove il modello di donna che ci viene continuamente proposto è della Donna/Copertina: bella, carismatica e indipendente. Molte donne oggi spendono più tempo a mostrare di aver raggiunto queste forme illusorie d’emancipazione o al contrario a invidiare chi ha raggiunto tali forme illusorie d’emancipazione piuttosto che a capire veramente chi sono e cosa vogliono.

Per affrontare un percorso di autentica conoscenza occorre un posto sicuro, lontano da occhi indiscreti, un posto magari sporco, ma a noi familiare, dove metterci veramente a nudo e giocare con i nostri ricordi, piangere dei nostri fallimenti e scoprire una nuova possibilità.

Due donne, due cantine, due soli colori a contraddistinguerle: il bianco e il nero.

Due donne, e due vite opposte entrambe alla ricerca di sé. A volte gridando e a volte sottovoce denunciano i loro fallimenti e confessano i loro sogni.

Pochi gli elementi in scena, sono oggetti riposti in cantina spesso dimenticati al buio. Si accende la luce e le due donne si incontrano in un dialogo rassicurante e divertente. Si spegne la luce ed è di nuovo buio. Silenzio. La luce tornerà ad accendersi  ad intermittenza, prima su una cantina poi sull’altra. Il ritmo prenderà i toni e i colori di una confessione: i monologhi della vagina diventano l’occasione per parlare di Sé, perdersi nei ricordi e interrogarsi sul presente.

Lo spettacolo offre la possibilità di affrontare un percorso di scoperta o meglio di riscoperta dell’universo femminile.

Con ironia, ingenuità ma anche spregiudicatezza e coraggio le attrici in scena vogliono far emergere tutta la femminilità di una donna che anche se a volte frantumata dal dolore e da esperienze negative riesce ad affermare la propria individualità.

Uno spettacolo che non vuole essere un inno al femminismo, ma una scoperta di un’idea  di donna che forse riposa  in cantina, un’idea che concepita nel particolare attimo in cui siamo colte dallo stupore vaginale crea il desiderio di gridare la propria identità, di ricomporla in tutte le sue parti e le più piccole sfumature, come davanti ad un dipinto osserviamo la bellezza di un’esperienza unica e irripetibile:  quella della  scoperta di Sé e riscoprendoci torniamo di nuovo in vita, passando dal buio della cantina alla luce di una rinascita”.

Si comprende come durante la vita di ogni donna ci sia una cantina buia, ma anche una cantina piena di luce in contrasto tra loro. Sembra quasi ricalcare la resilienza delle donne. La voglia di ri-nascere ogni volta che si muore, il desiderio di ri-cominciare. La forza del dolore che spinge verso il sole, proprio come una piantina ricerca l’acqua per colmare la sua sete per vivere, così le donne sanno resistere e trasformare in punti di forza tutti quei momenti di debolezza per rinascere dal buio ed entrare nella luce.

E’ con questi presupporti che lo spettacolo vuol far riflettere.
Donne, mamme, madri, lavoratrici, accuditrici di vecchi e bambini, di genitori e suoceri. Un universo femminile da amare e rispettare. Donne dalle infinite braccia, che amano, accolgono, illuminano la casa, i figli, i mariti e le famiglie. Donne amiche, amanti, cuoche, inservienti e qualche volta idrauliche.

Donne intelligenti, esseri pensanti dalle idee non sempre stravaganti.

Uno spettacolo che dopo la chiusura del sipario, ha voluto lanciare il desiderio di

cambiamento!

 

Ultima modifica ilMartedì, 03 Gennaio 2017 13:24

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