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Attualità

Delitto di Garlasco, svolta clamorosa: chiuse le indagini per Andrea Sempio, Stasi spera nella revisione

Svolta clamorosa e terremoto giudiziario nel delitto di Garlasco! A 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia ha ufficialmente chiuso le indagini (preludio al rinvio a giudizio per omicidio volontario) nei confronti di Andrea Sempio. A incastrarlo ci sarebbe l’esatta compatibilità del suo piede con la celebre orma insanguinata (taglia 42) rinvenuta sulla scena del crimine. Ma non è tutto: spunta l’ombra inquietante di un clamoroso depistaggio iniziale per nascondere analisi del DNA che avrebbero scagionato Alberto Stasi. Ora, chi sta scontando 16 anni in carcere, spera vivamente in una clamorosa revisione del processo👇

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Andrea Sempio

Garlasco (Pavia) – A distanza di quasi vent’anni da quel tragico, afoso e sanguinoso 13 agosto del 2007, uno dei casi di cronaca nera giudiziaria più complessi, mediatici, oscuri e divisivi dell’intera storia repubblicana italiana torna improvvisamente e clamorosamente a scuotere con violenza inaudita le aule dei tribunali e le coscienze dell’opinione pubblica nazionale. L’orribile e feroce omicidio della giovane Chiara Poggi, massacrata senza pietà all’interno della sua elegante villetta nel tranquillo e placido comune della Lomellina, sembrava aver trovato una sofferta, contestata ma definitiva chiusura processuale in Cassazione con la dura e irrevocabile condanna a 16 anni di reclusione inflitta al fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi. Tuttavia, le ultimissime, dirompenti e sensazionali notizie che rimbalzano in queste ore frenetiche dai severi e blindati uffici della Procura della Repubblica di Pavia stanno letteralmente riscrivendo e stravolgendo l’intera e solida architettura accusatoria di questa immensa tragedia. I magistrati inquirenti pavesi hanno infatti appena notificato, in via ufficiale, formale e perentoria, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (il famigerato atto ex art. 415-bis del codice di procedura penale) direttamente nei confronti di Andrea Sempio, storico amico del fratello della vittima. Un atto giudiziario pesantissimo e cruciale, che di fatto e di diritto prelude inesorabilmente a una imminente e formale richiesta di rinvio a giudizio per il reato di omicidio volontario, per giunta gravato dalle pesantissime e spietate aggravanti della crudeltà e degli abietti e futili motivi. Una vera e propria bomba a orologeria innescata nel cuore della giustizia italiana, destinata a riaprire un capitolo dolorosissimo e a mettere pesantemente in discussione decenni di lavoro investigativo e dibattimentale.

L’impronta della discordia: la scarpa Frau taglia 42

Il clamoroso e inaspettato ribaltamento di fronte accusatorio operato dalla determinata Procura di Pavia non si basa certamente su flebili supposizioni o vecchie suggestioni giornalistiche, ma poggia le sue solide basi su nuovissime, complesse e iper-tecnologiche perizie scientifiche depositate recentemente agli atti.
Il fulcro nevralgico della nuova e pesante accusa costruita metodicamente contro Andrea Sempio ruota ossessivamente attorno a una specifica e insanguinata impronta di scarpa, rinvenuta all’epoca dei fatti direttamente sulla terribile scena del crimine e rimasta per lunghissimi anni un vero e proprio enigma insoluto per gli esperti della scientifica. Attraverso modernissime e sofisticatissime consulenze tecniche tridimensionali e chimiche, gli inquirenti odierni sarebbero clamorosamente riusciti a dimostrare una piena, totale e inequivocabile compatibilità biometrica e morfologica tra l’orma insanguinata lasciata da una calzatura modello “Frau” (corrispondente esattamente a una taglia 42) e la reale conformazione plantare del piede di Sempio. A corroborare ulteriormente questa pesantissima ipotesi accusatoria vi sarebbero inoltre nuove e approfondite valutazioni forensi effettuate sulla misteriosa e dibattuta “impronta 33” presente sul pavimento della villetta dell’orrore. Tuttavia, il preparato e agguerrito collegio difensivo di Andrea Sempio non ci sta affatto a subire passivamente questa offensiva giudiziaria, passando immediatamente al contrattacco mediatico e legale. Gli avvocati dell’indagato hanno prontamente ridimensionato e sminuito la reale portata del nuovo atto formale, definendolo pubblicamente come un semplice e “classico 415-bis di routine”, contestando inoltre in maniera furibonda, logica e categorica la famigerata compatibilità della suola: la difesa sostiene infatti strenuamente, carte mediche alla mano, che all’epoca dei drammatici fatti il loro assistito calzasse abbondantemente un numero di scarpa superiore, ovvero il 44, rendendo fisicamente e scientificamente impossibile la sua associazione con l’impronta incriminata taglia 42.

Il giallo del DNA sui pedali: l’ombra oscura del depistaggio

Se la durissima battaglia balistica e forense sulle impronte insanguinate rischia di infiammare enormemente il futuro e probabile dibattimento in aula, è un altro, oscuro e inquietantissimo dettaglio burocratico a gettare un’ombra letteralmente spaventosa e sinistra sull’intera e annosa conduzione delle indagini originarie.
Il punto più sconvolgente, rilevante e incomprensibile sollevato in queste ore cruciali riguarda infatti il famosissimo e dibattuto giallo del materiale genetico (DNA) individuato sui pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi, elemento che contribuì in maniera determinante, pesante e fatale alla sua definitiva e irrevocabile condanna in Cassazione. Secondo quanto emerso clamorosamente dalle recenti e approfondite revisioni dei faldoni storici, esisterebbero agli atti alcune contro-analisi chimiche e genetiche, regolarmente effettuate e certificate nel lontano 2007, che avrebbero indicato in maniera chiara, netta e incontrovertibile la totale e assoluta assenza del DNA della vittima Chiara Poggi dai pedali della famigerata bicicletta. Il dettaglio a dir poco agghiacciante e paradossale è che questi fondamentali risultati scientifici, che sarebbero stati perfettamente idonei e sufficienti a scagionare totalmente e immediatamente Alberto Stasi dall’accusa di omicidio, non sarebbero inspiegabilmente e misteriosamente mai stati inseriti fisicamente all’interno del fascicolo processuale principale fornito ai giudici giudicanti. Questa macroscopica e gravissima omissione formale ha immediatamente e inevitabilmente sollevato l’ombra pesante, inquietante e gravissima di un possibile, lucido e volontario depistaggio istituzionale avvenuto all’epoca delle primissime battute d’indagine. Un aspetto a dir poco torbido e inaccettabile, sul quale l’attuale Procura pavese ha doverosamente deciso di vederci chiaro fino in fondo, disponendo audizioni segrete e approfondimenti mirati, arrivando perfino a convocare e sentire come persona informata sui fatti l’ex celebre generale del RIS di Parma, Luciano Garofano, per cercare di dipanare la fitta e vergognosa nebbia investigativa.

Stasi punta alla revisione del processo, ma la famiglia frena

L’onda d’urto mediatica, emotiva e prettamente giudiziaria generata da queste ultimissime, dirompenti e devastanti novità investigative ha inevitabilmente e repentinamente scatenato reazioni diametralmente opposte, furenti e contrastanti tra le diverse e agguerrite parti in causa.
Gli stoici avvocati difensori di Alberto Stasi (che ricordiamo sta attualmente, duramente e silenziosamente scontando la sua pesantissima condanna definitiva all’interno del carcere milanese di Bollate) esultano con prudenza, chiedendo pubblicamente, a gran voce e con estrema fermezza, che la magistratura faccia finalmente e totalmente piena luce sulle gravissime responsabilità, omissioni e coperture di quegli anni oscuri. Diversi e autorevoli esperti del settore giurisprudenziale suggeriscono ormai apertamente che, alla luce abbagliante di questi nuovi, granitici e sconvolgenti elementi probatori, la stessa Procura Generale potrebbe addirittura decidere di valutare autonomamente, e in totale autonomia, la formale e clamorosa presentazione di una ufficiale istanza di revisione della sentenza definitiva per Stasi (un evento più unico che raro nel diritto italiano). Di umore diametralmente opposto, cupo e assolutamente scettico, si dichiara invece la famiglia della povera Chiara Poggi. Attraverso i propri combattivi e addolorati legali di fiducia, i familiari della vittima hanno espresso fortissimo sdegno e freddezza per questa nuova pista investigativa, sostenendo fermamente che, a loro insindacabile giudizio, non vi sarebbero affatto elementi di reale, concreta e decisiva novità scientifica rispetto a quanto già ampiamente, svisceratamente e definitivamente emerso durante il lungo e doloroso iter processuale a carico di Stasi. I legali della famiglia Poggi ribadiscono la necessità assoluta di affidarsi unicamente alle sentenze già scritte, lasciando l’eventuale, e da loro non auspicata, patata bollente della riapertura del caso unicamente nelle mani della competente Corte d’Appello di Brescia. Il mistero di Garlasco, a distanza di vent’anni, è incredibilmente e drammaticamente ripartito da zero.

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Attualità

Caso Orlandi, Laura Casagrande rompe il silenzio a Filorosso: parla l’amica indagata

Colpo di scena nel mistero irrisolto di Emanuela Orlandi! Dopo un gelido silenzio mediatico durato ben 40 anni, rompe il silenzio Laura Casagrande, l’amica e storica “compagna di banco” della povera 15enne scomparsa. La donna è stata clamorosamente iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con un’accusa pesantissima: “False informazioni al Pubblico Ministero”. Gli inquirenti sospettano che abbia clamorosamente mentito o coperto dettagli vitali sulle ore precedenti al rapimento! Rintracciata in strada dall’inviato di Filorosso (Rai 3), l’amica ha dovuto finalmente fare i conti con le telecamere e con la Giustizia👇

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Filorosso,Rai

Roma – La fitta, oscura e complessa rete di omertà, silenzi, paure inconfessabili e presunti, clamorosi e innumerevoli depistaggi istituzionali che da oltre quattro decenni avvolge strettamente e inesorabilmente uno dei più dolorosi, irrisolti e celebri misteri della storia repubblicana italiana, si arricchisce in queste ultimissime e convulse ore di un nuovo, inaspettato, drammatico e fondamentale tassello narrativo e giudiziario. Dopo aver ascoltato con assoluto sconcerto le dirompenti e devastanti rivelazioni pubbliche rilasciate in diretta dall’ex poliziotto Bruno Bosco (che ha letteralmente e clamorosamente demolito la storica e consolidata pista investigativa legata al cosiddetto “uomo della Avon”), l’attenzione morbosa, mediatica e istituzionale torna prepotentemente, prepotentemente e bruscamente a concentrarsi su un’altra figura femminile chiave, ambigua e storica dell’intricata vicenda legata alla scomparsa della giovanissima cittadina vaticana Emanuela Orlandi. A decidere clamorosamente di interrompere e spezzare un lunghissimo, ferreo, impenetrabile e ostinato mutismo mediatico e personale durato quasi quarant’anni, è infatti la signora Laura Casagrande, figura storicamente conosciuta dalle voluminose e impolverate cronache giudiziarie dell’epoca dei fatti come l’ex amica del cuore e affezionata compagna di banco della sfortunata quindicenne scomparsa nel nulla quel tragico 22 giugno del 1983. L’esclusiva, rarissima e tesissima apparizione televisiva della donna, rintracciata con estrema e certosina fatica giornalistica dopo decenni passati abilmente e volontariamente nell’ombra più totale dell’anonimato mediatico, è stata intelligentemente e caparbiamente strappata dalle telecamere di Filorosso, il graffiante e coraggioso programma di approfondimento d’inchiesta condotto con polso fermo da Antonino Monteleone in prima serata sui canali di Rai 3.

Quarant’anni di ombre: il ritorno della compagna di banco

La primissima, reale e tangibile importanza storica e documentale di questa clamorosa e insperata intervista televisiva risiede, in primis e fondamentalmente, proprio nella sua estrema, assoluta e innegabile rarità temporale all’interno del vasto panorama mediatico italiano.
L’ultima, lontanissima e sbiadita volta in cui la timida e giovane Laura Casagrande aveva pubblicamente e ufficialmente accettato di sedersi davanti al freddo obiettivo di una telecamera, per rispondere apertamente e pubblicamente a specifiche e mirate domande formulate apertamente dai giornalisti in merito ai suoi intimi ricordi personali legati al carattere, alle abitudini e agli ultimi, spensierati giorni di vita scolastica vissuti in compagnia di Emanuela Orlandi, risale in maniera impressionante e documentata addirittura al lontanissimo anno 1987. Da quel preciso e lontano istante storico in poi, complice l’escalation mediatica, il clamore, l’aumento vertiginoso, asfissiante e pericoloso del clamore pubblico, la moltiplicazione incontrollata, caotica e spesso fantasiosa delle decine di piste investigative, il proliferare di telefonisti anonimi inquietanti e l’ombra lunga, fredda e minacciosa proiettata dai silenzi del Vaticano e della criminalità organizzata capitolina (Banda della Magliana), l’ex compagna di scuola aveva fermamente, coerentemente e categoricamente deciso di ritirarsi a vita privata, sparendo letteralmente, strategicamente e fisicamente dai radar ossessivi dei media nazionali per cercare disperatamente di proteggere la propria tranquillità. Il suo improvviso e clamoroso ritorno sulle scene catodiche odierne non è, però, affatto dettato da una tardiva, sincera o malinconica voglia di pura e semplice commemorazione, ma rappresenta piuttosto e drammaticamente un necessario, obbligato e delicatissimo tentativo personale di estrema difesa pubblica contro accuse che potrebbero costarle molto care.

L’accusa gravissima della Procura: false informazioni al PM

Il delicatissimo, spinoso e pericolosissimo terreno giudiziario sul quale è costretta a muoversi a fatica oggi l’ex compagna di banco di Emanuela Orlandi non è affatto quello confortevole e tutelato della semplice “persona informata sui fatti”, né tanto meno quello della mera testimone disinteressata o marginale di una vicenda tragica.
L’attuale e tenacissima Procura della Repubblica di Roma, che in questi ultimissimi anni ha lodevolmente, faticosamente e coraggiosamente riaperto gli archivi e ripreso in seria considerazione l’esame incrociato di vecchi, sbiaditi e apparentemente innocui verbali e di antiche e contraddittorie testimonianze, ha infatti iscritto ufficialmente, formalmente e pesantemente la signora Laura Casagrande nel registro ufficiale degli indagati. Il capo d’imputazione mosso a suo carico dai severi magistrati capitolini è estremamente specifico, tecnico e grave per il buon e veloce esito delle lunghe indagini in corso: “false informazioni fornite al pubblico ministero”. In estrema sintesi, i sospettosissimi e scrupolosi inquirenti romani ritengono concretamente, fermamente e alla luce dei nuovi accertamenti incrociati effettuati recentemente, che l’amica d’infanzia della Orlandi abbia deliberatamente, lucidamente e volontariamente mentito agli investigatori, oppure abbia coscientemente, colpevolmente e sistematicamente taciuto (o omesso di rivelare integralmente e fedelmente) circostanze, discorsi, confidenze intime, movimenti sospetti, paure o dettagli assolutamente cruciali di cui era in realtà segretamente e pienamente a conoscenza fin dai lontani anni Ottanta. Un sospetto gravissimo e infamante che, qualora venisse definitivamente accertato e provato in un’aula di tribunale penale, getterebbe un’ulteriore e inquietante ombra complottista sul ruolo ambiguo giocato dai primissimi e più stretti conoscenti della vittima nell’agevolare, seppur indirettamente, chi ha architettato il sequestro.

L’inviato in strada: il confronto duro sulle accuse recenti

Il grande merito giornalistico e professionale dell’importante operazione verità messa sapientemente in piedi dalla valida redazione investigativa di Filorosso è stato proprio quello di non arrendersi passivamente ai cortesi e classici rifiuti telefonici o alle porte diplomaticamente sbattute in faccia in questi mesi.
Il tenace, caparbio e abile inviato della trasmissione, Gabriele D’Angelo, forte di un accuratissimo e faticoso lavoro preventivo di intelligence pura e ricerca incrociata di contatti, è fisicamente riuscito a individuare e rintracciare in strada la donna, ponendola inaspettatamente, bruscamente ma rispettosamente di fronte all’obiettivo della telecamera di Stato. Nel corso di questo inatteso, rapido e tesissimo incontro ravvicinato andato in onda martedì sera, il giornalista d’assalto ha incalzato senza mezzi termini l’indagata, chiedendole in modo diretto, esplicito e inequivocabile di chiarire finalmente la sua reale, oscura e dubbia posizione giudiziaria e fornendole apertamente e pubblicamente la grande e forse irripetibile possibilità televisiva di rispondere apertamente, punto su punto, alle gravissime e infamanti accuse sollevate ufficialmente dai procuratori del Tribunale di Roma. Resta ora da capire, alla luce di questa rara, esclusiva e importantissima intervista fiume e ascoltando attentamente il tono e le giustificazioni (o i non detti) della donna, se le flebili, spaventate e confuse dichiarazioni della storica ex compagna di banco riusciranno effettivamente, in sede dibattimentale, a smontare le solide teorie della magistratura italiana, oppure se finiranno tragicamente, grottescamente e inesorabilmente per aggravare ulteriormente la sua già traballante e scomoda posizione, riaprendo involontariamente nuovi squarci di verità nel fittissimo, eterno e orribile buio che inghiottì Emanuela Orlandi 40 anni fa.

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Politica

Centrodestra, Sforzini gela Renzi su Vannacci: “Matteo stai sereno, hai sbagliato cavallo”

La clamorosa bocciatura politica arriva diretta da Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che asfalta senza mezzi termini le strategie di Matteo Renzi e il flop elettorale di Roberto Vannacci e del suo movimento “Futuro Nazionale”. Commentando il disastroso risultato raccolto in Calabria dall'”ufficiale in pensione”, Sforzini accusa Renzi di aver puntato goffamente sul cavallo sbagliato sperando di usare il populismo come un burattino per spaccare l’alleanza di centrodestra. La chiosa finale di Sforzini è una citazione pungente che gela l’avversario: “Matteo, stai sereno. Hai sbagliato cavallo, e pure gli stallieri”👇

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Luca Sforzini

Castello Sforzini di Castellar Ponzano (AL) – Nel complesso, spietato, cinico e mutevole e sempre affascinante scacchiere della politica nazionale italiana, non è certamente e assolutamente una novità assistere impotenti a spericolate e spregiudicate manovre di palazzo, tentativi maldestri di infiltrazione, fragili alleanze sottobanco e astutissimi giochi di sponda architettati meticolosamente e segretamente nelle fredde stanze del potere romano per cercare disperatamente di logorare, sfiancare e dividere inesorabilmente gli schieramenti avversari. Tuttavia, quando questi ambiziosi, machiavellici e audaci piani strategici si scontrano rovinosamente e drammaticamente contro la dura, fredda e inappellabile realtà e la matematica e inesorabile verità dei numeri espressi dalle urne elettorali, il tonfo mediatico, politico e istituzionale che ne consegue è inevitabilmente e fragorosamente destinato a farsi sentire fortissimo. A sottolineare con affilata, caustica, tagliente e chirurgica ironia politica l’ennesimo e bruciante fallimento strategico orchestrato magistralmente dietro le quinte dai finti burattinai della politica nostrana è sceso nuovamente e pesantemente in campo l’autorevole Luca Sforzini, stimato presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale e ormai voce sempre più solida, pungente, lucida e ascoltata dell’area culturale di centrodestra moderato. Attraverso una nota ufficiale, diffusa direttamente, formalmente e solennemente dalla prestigiosa e storica sede piemontese del Castello Sforzini di Castellar Ponzano (in provincia di Alessandria), Sforzini ha lanciato un pesantissimo, mirato e inequivocabile siluro dialettico e politico indirizzato senza alcun mezzo termine direttamente all’indirizzo dell’ex premier Matteo Renzi, smontando pezzo per pezzo la presunta, oscura e fallimentare operazione legata alla figura mediatica del Generale Roberto Vannacci.

Il flop in Calabria: i numeri impietosi di Futuro Nazionale

Il durissimo, mirato e circostanziato attacco politico e culturale sferrato con grande sicurezza da Sforzini parte volutamente e intelligentemente da un dato assolutamente e matematicamente inconfutabile, freddo e impossibile da smentire o manipolare a proprio piacimento: i recenti, disastrosi e fallimentari risultati elettorali ottenuti sul campo.
«Nel vasto, complesso e imprevedibile mondo della politica e del potere, le scommesse e gli azzardi si possono certamente vincere in modo trionfale o si possono amaramente perdere e pagare a caro prezzo. Ma quando si punta presuntuosamente e incautamente l’intero proprio capitale politico e d’immagine sul cavallo palesemente sbagliato fin dalla partenza, e ci si affida ciecamente anche e soprattutto agli stallieri più sbagliati e inetti della piazza, prima o poi arriva inesorabilmente e fatalmente il momento di fermarsi e guardare in faccia la dura realtà del tabellone e del traguardo», ha dichiarato con voce ferma, solenne e decisa il presidente Sforzini, ricorrendo a una efficacissima, pungente e colorita metafora di chiara matrice ippica per descrivere meticolosamente e perfettamente l’attuale, grottesca e disastrosa situazione politica del presunto, decantato e mediatico fenomeno “vannacciano”. Il riferimento diretto, preciso e inequivocabile del leader del Centro Studi Rinascimento Nazionale è mirato esplicitamente e puntualmente alla recente e debolissima prova di forza elettorale registrata nel profondo Sud Italia. «Il verdetto inappellabile, cristallino e definitivo fornito recentemente dal freddo risultato elettorale emerso dalle urne della regione Calabria ha fornito dati a dir poco eloquenti, impietosi e definitivi per chiunque sappia leggere e interpretare la politica vera: il movimento Futuro Nazionale è politicamente, numericamente e strutturalmente irrilevante», ha sentenziato Sforzini, certificando di fatto, senza possibilità di replica alcuna, la totale inconsistenza e l’evidente pochezza di una forza populista che, nei sogni di gloria dei suoi creatori e fiancheggiatori, avrebbe dovuto spaccare e stravolgere clamorosamente le urne del Paese.

“Non manipolerai il centrodestra tramite l’ufficiale in pensione”

Ma la vera e acutissima e pericolosa chiave di lettura politica intelligentemente fornita dalla mente lucida di Sforzini va ben oltre la semplice, banale e fisiologica constatazione della palese e manifesta debolezza del movimento legato a doppio filo alla figura di Vannacci, andando audacemente e coraggiosamente a colpire e smascherare i presunti e subdoli registi occulti di questa operazione di disturbo.
«Noto con estrema curiosità, divertimento e malcelata sorpresa una particolare, nervosa e febbrile agitazione da parte del senatore Matteo Renzi nel correre affannosamente e goffamente in pubblico soccorso mediatico di Vannacci, arrivando addirittura al paradosso politico di tentare disperatamente di magnificare, giustificare e coprire l’evidente e disastrosa Caporetto elettorale appena registrata in terra di Calabria», ha fatto notare acutamente Sforzini, evidenziando una convergenza di interessi a dir poco sospetta, anomala e innaturale tra leader così apparentemente e formalmente distanti. La lucida, fredda e spietata tesi sostenuta con grandissima fermezza e solidità argomentativa dal presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è che vi fosse in atto, nelle segrete stanze dei bottoni, un preciso, diabolico e calcolato tentativo di infiltrazione e logoramento sistematico, fortunatamente e clamorosamente abortito. «Chiunque, cullandosi in false speranze e manie di grandezza, pensava illusoriamente di poter manovrare o manipolare liberamente e spregiudicatamente, proprio come se fosse un facile burattino nelle mani di un esperto e cinico burattinaio, la controversa figura mediatica dell’ufficiale in pensione, dovrebbe ormai e definitivamente fare amaramente i conti con il flop fragoroso del movimento Futuro Nazionale. Chi pensava ingenuamente che Futuro Nazionale potesse rapidamente, magicamente e incontrastatamente trasformarsi in una forza politica d’urto realmente capace di logorare, modificare o stravolgere gli stabili, consolidati e vincenti equilibri della grande coalizione di centrodestra, finendo per favorire indirettamente e cinicamente le deboli truppe della sinistra e lo stesso Renzi in persona, ha sbagliato di grosso tutti i suoi calcoli strategici».

Il consiglio finale: l’eco di una frase che ha fatto storia

L’affilata e precisa nota politica diffusa pubblicamente dal Castello Sforzini si chiude magistralmente e sapientemente con una pungente, geniale e velenosissima citazione storica, riadattata perfettamente per l’occasione, capace di evocare immediatamente ricordi politici del passato.
Conscio del totale fallimento strategico dei propri incauti avversari, e confermandosi ancora una volta e indiscutibilmente come un baluardo culturale solidissimo e una mente finissima a difesa dei reali valori moderati, riformisti e liberali del centrodestra, Sforzini ha voluto assestare il colpo di grazia finale e definitivo a questa complessa ed intricata vicenda. «Per questo banale e lampante motivo, con tutta la fredda, serafica e compassionevole serenità e clemenza che meritano inesorabilmente tutte le scommesse politiche finite in modo disastroso e rovinoso contro un muro di cemento armato, mi permetto soltanto di dare un piccolissimo e gratuito consiglio non richiesto al mio diretto interlocutore: Matteo, stai sereno. Hai sbagliato completamente il tuo cavallo su cui puntare. E pure i tuoi pessimi stallieri». Una bordata dialettica finale che non lascia assolutamente scampo e che rimette definitivamente, fermamente e inesorabilmente le cose al loro posto nel complesso e intricato panorama della politica italiana: il centrodestra, e i suoi valori fondanti, non si lasciano certo spaccare o affondare dalle manovre occulte o dalle illusioni di “stallieri” e “ufficiali in pensione” rimasti drammaticamente senza truppe al momento del vero scontro elettorale.

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Economia

Guerra dei prezzi sulle bollette: Eni taglia del 30% luce e gas, la risposta immediata di Enel

Sconti clamorosi in arrivo sulle bollette degli italiani: è guerra aperta tra i colossi dell’energia! Eni Plenitude lancia una mega-offerta valida dal 1° al 24 ottobre, promettendo uno sconto drastico del 30% sulle tariffe di luce e gas (con prezzo bloccato per ben due anni) e un risparmio netto di 200 euro annui per chiunque l’attivi. Immediata e pungente la risposta di Enel: “La nostra offerta Digital Luce è attiva da mesi ed è la più bassa in assoluto tra i grandi operatori, con prezzi dimezzati del 50% rispetto al mercato all’ingrosso”👇

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Rete elettrica

Roma – Dopo aver ufficialmente rotto il ghiaccio e aver clamorosamente scosso l’intero, ingessato e complesso mercato nazionale dei carburanti automobilistici introducendo l’attesissimo, invocato e provvidenziale tetto massimo ai prezzi di benzina e gasolio alla pompa, il colosso energetico italiano Eni ha deciso di spingere ulteriormente sull’acceleratore, lanciando senza mezzi termini una vera e propria e graditissima offensiva commerciale e sociale a totale e incondizionato favore dei consumatori. L’obiettivo strategico e dichiarato del cosiddetto “Cane a Sei Zampe” si sposta ora audacemente dalle reti stradali direttamente all’interno delle mura domestiche, aggredendo frontalmente il pesantissimo e annoso problema del rincaro insostenibile e vertiginoso delle utenze casalinghe che da mesi strangola letteralmente i bilanci, i conti correnti e i risparmi faticosamente accumulati dalle famiglie. Attraverso una nota ufficiale diramata alla stampa e ai mercati finanziari, l’azienda ha infatti orgogliosamente annunciato di voler offrire “un nuovo, concreto e sostanzioso contributo economico e morale a tutte le famiglie italiane, inserito saldamente all’interno del più vasto e strutturato ambito dell’iniziativa denominata ‘Eni per l’Italia’, specificatamente volta a supportare fattivamente e tangibilmente i cittadini nel sostenere quotidianamente i prezzi sempre più elevati e folli dell’energia”. Una dichiarazione d’intenti fortissima, che si traduce operativamente in sconti diretti sulle bollette che hanno immediatamente innescato la pronta e altrettanto aggressiva reazione commerciale del principale concorrente storico, la multinazionale Enel.

L’iniziativa di Eni Plenitude: prezzo bloccato e risparmio

La mossa economica messa astutamente e coraggiosamente sul tavolo negoziale dalla dirigenza di Eni è strutturata per colpire e attirare positivamente e immediatamente l’attenzione del grande e variegato pubblico dei consumatori, ormai esasperato dai continui saliscendi vertiginosi e incontrollabili dei listini energetici internazionali.
La grandissima società energetica ha infatti formalmente, chiaramente e pubblicamente annunciato che offrirà, a partire rigorosamente dalla data del primo ottobre e limitatamente a tutti quei clienti previdenti che sceglieranno di sottoscrivere l’apposita offerta entro e non oltre la scadenza ultima del 24 ottobre, un massiccio e irrinunciabile sconto netto del 30% sui complessi e costosi corrispettivi di luce e gas. Questa enorme riduzione tariffaria sarà calcolata e applicata in riferimento alla principale e più costosa offerta base a prezzo fisso del proprio listino commerciale, garantendo inoltre un preziosissimo e rassicurante prezzo bloccato e del tutto invariabile per la lunga e vitale durata di due interi anni solari. Secondo le prime e attendibili stime economiche fornite generosamente e pubblicamente dalla stessa ed entusiasta azienda milanese, questo portentoso sconto del 30% si tradurrà concretamente, materialmente e visibilmente in un risparmio netto in bolletta valutabile in circa 100 euro all’anno calcolati sul solo contratto di fornitura del gas metano, a cui andranno felicemente e prontamente a sommarsi altrettanti 100 euro di risparmio netto calcolati sulla fornitura della luce elettrica, per un totale aggregato di circa 200 euro annui di prezioso risparmio garantito e certificato che rimarranno al sicuro nelle tasche dei cittadini.

Come attivare l’offerta Eni: per vecchi e nuovi clienti

A rendere questa enorme e generosa iniziativa commerciale targata Eni Plenitude (la società del gruppo specificatamente deputata a commercializzare gas ed energia elettrica per le famiglie italiane e le piccole imprese) ancora più appetibile, universale e democraticamente accessibile a tutti, è l’assenza totale e voluta di inutili barriere burocratiche o odiosi vincoli d’ingresso limitanti.
L’offerta salvagente contro i folli rincari autunnali delle bollette invernali potrà infatti essere sottoscritta e attivata liberamente, velocemente e indistintamente sia da chi è attualmente e fedelmente già un cliente consolidato del circuito Plenitude, sia da tutti i nuovissimi clienti pronti a effettuare e sottoscrivere il necessario cambio di fornitore sul libero mercato. Per quanto riguarda coloro che sono già felicemente abbonati, la società energetica ha rassicurato e spiegato chiaramente, attraverso i propri numerosi ed efficienti canali informativi e promozionali, che per accedere e godere di queste incredibili agevolazioni economiche e al super sconto del 30% sarà più che sufficiente effettuare una semplice, banale e rapidissima richiesta di “cambio offerta”. Questa veloce e indolore procedura tecnica è totalmente e assolutamente gratuita e potrà essere facilmente completata in pochi click o in pochi minuti partendo e contattando qualsiasi canale ufficiale di assistenza messo a disposizione da Plenitude (il negozio fisico sul territorio, il call center telefonico verde, o il sito web). Nell’ambito della stesura di questa irripetibile offerta a scadenza, Eni manterrà inoltre del tutto invariati e fissi i prezzi basilari della materia prima sui mercati internazionali all’ingrosso, facendosi così direttamente e coraggiosamente carico (come precisa orgogliosamente e chiaramente la nota societaria) di tutti i pesantissimi e recenti aumenti dei costi di approvvigionamento subiti, al fine di tutelare il consumatore finale.

La contromossa di Enel: “Offerta al 50% in meno sul mercato”

L’eco fragoroso, mediatico e virale della mossa aggressiva e spettacolare annunciata in grande stile da Eni non ha certamente e fortunatamente lasciato indifferente o inerme la diretta e storica concorrenza nazionale.
A distanza di pochissime e tesissime ore dall’uscita del comunicato stampa del Cane a Sei Zampe, è infatti arrivata puntuale, orgogliosa e tagliente la precisazione ufficiale, tecnica e commerciale da parte del colosso rivale Enel. L’azienda elettrica ha voluto ricordare fermamente e pubblicamente alla stampa, agli investitori e a tutti i consumatori italiani che la propria già rodata e attiva offerta a prezzo fisso denominata “Digital luce” (anch’essa strutturata sulla lunga e rassicurante durata di due anni solari) prevede attualmente un prezzo blindato e stracciato di soli 108 euro al Megawattora per l’intera e costosa componente energia. Un parametro di prezzo che, secondo i rigidissimi calcoli aziendali forniti e divulgati da Enel in una nota di risposta formale, risulta essere aritmeticamente e concretamente più basso di circa il 50% rispetto al folle e ondivago prezzo di mercato attuale praticato all’ingrosso, “anche considerando e analizzando freddamente le nuove e recenti offerte lanciate proprio oggi a gran voce dalla concorrenza diretta”. Enel rivendica quindi orgogliosamente, fieramente e senza alcun mezzo termine la propria inossidabile leadership sul delicato e difficile fronte del risparmio familiare nazionale, affermando categoricamente e apertamente: “La nostra è di fatto, e senza ombra di smentita, la più bassa e conveniente offerta energetica attualmente presente e stipulabile sull’intero mercato nazionale tra tutti i principali e primari operatori del settore. Per la tipica famiglia media italiana, che consuma circa 2MWh all’anno, la nostra proposta strutturale genera da subito uno sconto massiccio di 200 euro l’anno rispetto al folle prezzo stabilito all’ingrosso. Un’offerta virtuosa e trasparente che, ricordiamo volentieri, è regolarmente, orgogliosamente e costantemente presente sul nostro sito fin dallo scorso aprile del 2026”. La meravigliosa guerra commerciale dei prezzi tra i giganti dell’energia è ufficialmente, apertamente e felicemente iniziata, per l’immensa gioia, il sollievo e il tornaconto dei consumatori.

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