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Esteri

Esplosione nel cuore del Principato di Monaco: feriti tre cittadini ucraini in un attentato

⚠️ Una violenta esplosione ha ferito un noto oligarca ucraino e la sua famiglia nel cuore di Monaco. Le autorità indagano su un probabile attentato che ha scosso la sicurezza del Principato.

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#Monaco #CronacaNera #Attentato #Ucraina

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Andrea Battista

Monaco – Una serata di ordinaria tranquillità nel Principato di Monaco è stata brutalmente interrotta ieri da una violenta deflagrazione che ha squarciato il silenzio del centro urbano, lasciando dietro di sé una scia di sangue e interrogativi inquietanti. L’esplosione, di natura dolosa, ha colpito in un’area densamente frequentata, mandando in frantumi la percezione di invulnerabilità che da sempre caratterizza il microstato affacciato sul Mediterraneo. Le autorità locali, supportate dall’intelligence francese, hanno immediatamente avviato una caccia all’uomo per risalire agli esecutori di quello che il governo monegasco ha definito come un probabile attentato.

La dinamica dell’attentato e le condizioni dei feriti

Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti e confermate dalle dichiarazioni ufficiali rilasciate all’Afp dal ministro di Stato Christophe Mirmand, l’ordigno è stato piazzato con l’intento preciso di colpire un bersaglio definito. Il bilancio parla di tre persone ferite, tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare di nazionalità ucraina. Tra loro figurerebbe Vadim Ermolaev, noto oligarca di Kiev, coinvolto nell’esplosione insieme alla moglie e al figlio adolescente.

I due genitori, entrambi di età compresa tra i 50 e i 60 anni, sono stati immediatamente trasportati nei presidi ospedalieri d’eccellenza della zona in condizioni critiche; i medici mantengono per entrambi la prognosi riservata, lottando per contenerne le gravi lesioni. Il figlio tredicenne, seppur presente al momento dell’impatto, ha riportato contusioni meno severe e non verserebbe in pericolo di vita. La zona, situata non lontano da Place du Casino e dalle arterie nevralgiche che collegano il Jardin Exotique al porto, è rimasta transennata per ore per consentire i rilievi scientifici necessari a comprendere la tipologia di esplosivo utilizzata.

Lo sgomento di Evoluzione e Libertà e il clima nelle strade

La vicinanza geografica dell’attentato a luoghi di lavoro e uffici ha generato un forte senso di insicurezza. Andrea Battista, responsabile della sede monegasca di Evoluzione e Libertà, ha espresso pubblicamente la propria preoccupazione, sottolineando come l’esplosione sia avvenuta a breve distanza dagli uffici del movimento. “Apprendo con profondo sgomento la notizia di quanto accaduto – ha dichiarato Battista –. Si tratta di un episodio che ha scosso una comunità nota nel mondo per la qualità delle proprie istituzioni e per la tenuta dei propri sistemi di sicurezza”.

Battista ha voluto rimarcare come Monaco rappresenti per molti professionisti internazionali un modello di convivenza civile e rispetto delle regole. L’evento rappresenta una ferita inaspettata per un territorio che basa la propria esistenza sulla stabilità e sul prestigio delle proprie forze di polizia. L’inquietudine serpeggia ora tra i residenti che abitano gli edifici di Avenue Princesse Grace e le zone limitrofe, testimoni di un livello di violenza che non ha eguali nella storia recente del Principato.

Le indagini e la cooperazione internazionale

Le autorità del Principato stanno operando in stretto coordinamento con la magistratura francese, dato il confine permeabile e la necessità di tracciare i movimenti dei sospettati nei comuni limitrofi, come Beausoleil e Cap-d’Ail. L’ipotesi che si tratti di un regolamento di conti legato ad ambienti finanziari internazionali o a dinamiche geopolitiche collegate al conflitto in Ucraina rimane la pista privilegiata dagli investigatori.

Nonostante la gravità della situazione, il messaggio che arriva dalle istituzioni è di estrema fermezza. Evoluzione e Libertà, attraverso le parole di Battista, ha ribadito il supporto incondizionato ai valori dello Stato di diritto. “La ricerca della verità deve essere affidata esclusivamente alla magistratura – ha proseguito Battista –. Nessun atto di violenza, per quanto efferato, potrà mettere in discussione i principi di libertà e legalità che rappresentano il fondamento delle società democratiche”. L’invito alle autorità resta quello di evitare speculazioni, lasciando che il lavoro investigativo faccia il suo corso per identificare i responsabili di questo atto criminale senza precedenti. La comunità monegasca, seppur colpita, si prepara a reagire, puntando su quella resilienza che ha sempre definito il carattere del Principato di fronte alle avversità.

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Francia, avviati colloqui con i talebani per il rimpatrio di cittadini afghani

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Francia, avviati colloqui con i talebani per il rimpatrio di cittadini afghani

Redazione- La Francia ha avviato colloqui tecnici con i talebani per facilitare il rimpatrio di cittadini afghani che soggiornano illegalmente nel Paese e che sono considerati dalle autorità francesi una minaccia per la sicurezza pubblica.

La conferma è arrivata dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri francese durante una conferenza stampa di giovedì 8 ottobre. Secondo quanto dichiarato, l’iniziativa ha come obiettivo principale la tutela della sicurezza dei cittadini francesi.

Parigi segue una linea simile a quella adottata da altri Paesi europei, mantenendo con i talebani un dialogo definito esclusivamente tecnico e finalizzato a rendere possibili i rimpatri.

Il portavoce ha precisato che il programma riguarda persone prive di un regolare status di soggiorno e considerate pericolose per la sicurezza del Paese. Ha inoltre sottolineato che l’iniziativa non coinvolge i richiedenti asilo né le donne.

Al momento, il governo francese non ha comunicato il numero delle persone che potrebbero essere interessate dalla procedura. Per ottenere informazioni sulle cifre, il portavoce ha rinviato i giornalisti al Ministero dell’Interno.

Durante la conferenza stampa è stata anche sollevata la possibilità di invitare in Francia rappresentanti dei talebani per facilitare i rimpatri, seguendo un modello simile a quello preso in considerazione dalla Germania. Il portavoce ha chiarito che, al momento, non è prevista alcuna iniziativa di questo tipo.

Le autorità francesi hanno ribadito che i contatti con i talebani restano limitati a un confronto tecnico, senza ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione del programma.

Restano ancora da chiarire il numero dei cittadini afghani coinvolti, i tempi di attuazione e le procedure concrete per gli eventuali rimpatri.

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Attacchi alla Corte Suprema: la falsa equivalenza di Alito sulle critiche di Biden e Trump

Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

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Samuel Alito

Redazione-  “Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

Biden ha attaccato la Corte Suprema come istituzione, specialmente quando i magistrati hanno ribaltato decisioni in vigore da decenni. Biden ha aspramente criticato la sentenza del 2022 con cui la Corte Suprema ha abrogato il diritto costituzionale all’aborto revocando la sentenza Roe v. Wade, in vigore dal 1973. Le critiche di Biden sono state dirette alla maggioranza conservatrice della Corte, che, come si sa, include 6 giudici che pendono a destra e 3 a sinistra. Sulla questione dell’eliminazione dell’affirmative action e dei diritti LGBTQ+, Biden ha persino detto che non si tratta di “una Corte normale”. Nel caso dell’immunità presidenziale del 2024, Biden ha addirittura fatto un discorso in prima serata nel quale ha asserito che la decisione rappresentava un “precedente pericoloso” che alterava fondamentalmente il bilanciamento dei poteri. Biden, però, non ha mai rivolto le sue critiche a giudici specifici con attacchi personali, eccetto nel 2024. In un’intervista al New York Times, Biden ha criticato i regali ricevuti dal giudice Clarence Thomas da ricchi donatori.

Trump, invece, attacca personalmente i giudici della Corte Suprema. L’attuale presidente, già nel luglio del 2016 da candidato, aveva attaccato la giudice Ruth Bader Ginsburg etichettandola come “un’incompetente”. L’accusa era una reazione di Trump ad alcune osservazioni poco lodevoli della Ginsburg su di lui in un’intervista al New York Times, nella quale aveva aggiunto che non “poteva immaginare” come sarebbe stato il Paese con Trump presidente. Gli attacchi di Trump ai magistrati sono continuati nel primo mandato presidenziale, nei quattro anni fuori dalla Casa Bianca e poi nel secondo mandato. L’attuale presidente ha spesso attaccato l’integrità dei giudici, usando uno stile fuori dalle righe e a volte provocando le reazioni degli stessi giudici. Trump ha accusato il giudice federale Jon Tigar di essere “un giudice di Obama” quando il togato nel 2018 aveva emesso una sentenza contraria alla sua politica sui migranti. Il fatto che Barack Obama avesse nominato il giudice Tigar spiegava, per Trump, la sua decisione. Il presidente della Corte Suprema John Roberts ha successivamente risposto asserendo che i giudici sono giudici e che chi li ha nominati non controlla né giustifica le loro decisioni, che sono imparziali. Per Trump, però, quando le decisioni gli vanno contro, si cade spesso nell’attacco personale ai giudici che vede responsabili. Trump ha persino asserito che le giudici Ginsburg e Sonia Sotomayor dovrebbero ricusarsi dai casi che lo coinvolgono perché non sono imparziali. Trump ha addirittura attaccato Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, nominati proprio da lui, quando questi tre hanno votato per bocciare la sua politica sui dazi. In un’intervista ha detto che lui li “ha messi lì e hanno votato” spesso contro di lui e che sono diventati “solo gusci di se stessi”. Per Trump è tutto semplice: i giudici nominati da presidenti repubblicani dovrebbero sempre decidere i casi favorendo chi li ha nominati.

A differenza di Trump, che si concentra sui giudici singolarmente, Biden ha notato alcuni aspetti della Corte Suprema che non funzionano e ha proposto riforme senza però riuscire a metterle in pratica. L’ex presidente aveva proposto un limite massimo di 15 anni per i giudici invece di incarichi a vita. Aveva anche proposto regole etiche vincolanti per i giudici invece di un sistema in cui i giudici hanno grande libertà di decidere la loro condotta personale.

Gli attacchi ai magistrati continuano ad avere effetti negativi anche sulla percezione degli americani, secondo il Pew Research Center. Il 53 percento ha un’opinione sfavorevole, 20 punti in meno rispetto al 2021. Considerando il fatto che 6 dei 9 giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani, non sorprende dunque che gli elettori democratici abbiano un’opinione relativamente bassa, soprattutto dopo l’abrogazione del diritto all’aborto. Dall’altro lato, il 69 percento dei repubblicani ha un’opinione positiva della Corte Suprema. Questa soddisfazione degli elettori repubblicani con la Corte Suprema è confermata anche dal fatto che Trump ha ottenuto decisioni favorevoli nel 90 percento dei casi. Tuttavia, ciò non è sufficiente per l’inquilino della Casa Bianca. Ecco come si spiegano gli attacchi personali ai giudici nei rari casi in cui gli votano contro. Questi attacchi hanno aumentato notevolmente i pericoli per la sicurezza dei giudici e delle loro famiglie. Quando un giudice viene preso di mira da Trump sulla sua piattaforma Truth Social, il numero di minacce ai magistrati aumenta. Non pochi di loro sono costretti ad aumentare il livello di protezione per se stessi e per le loro famiglie.

Quando Alito ci dice, dunque, che sia Biden sia Trump sono stati duri con la Corte Suprema, si sbaglia. La falsa equivalenza tra i due presidenti si può capire tenendo in mente ciò che Trump ha detto su Alito. Dopo alcune voci, poi smentite, che Alito pensasse di andare in pensione, Trump ha dimostrato la sua gioia asserendo che “si tratta di una grande notizia” perché Alito è “uno dei più grandi di tutti i tempi”. Alito è infatti uno dei giudici più affidabili dell’ala conservatrice, che rarissimamente vota contro Trump.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Anne Carson: il Nobel per una lingua capace di attraversare il tempo

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Anne Carson:

Redazione- Anne Carson, poetessa, scrittrice e traduttrice canadese, è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026, un riconoscimento che celebra non soltanto una grande voce poetica, ma anche un modo originale di mettere in dialogo il mondo antico con la sensibilità contemporanea.

Da oltre quarant’anni Carson attraversa i confini tra poesia, traduzione, saggistica e letteratura classica. Nelle sue opere, la Grecia e la Roma antiche non appartengono a un passato immobile: diventano materia viva, capace di interrogare il presente e di parlare ancora delle nostre inquietudini più profonde — l’amore, la perdita, la solitudine, il desiderio e la memoria.

La forza della sua scrittura risiede proprio qui: Carson non si limita a rileggere il passato, lo fa parlare al presente. Recupera miti, parole e figure della tradizione classica e li trasforma in qualcosa di nuovo, contemporaneo e sorprendentemente vicino all’esperienza umana di oggi.

Il Nobel a Carson può quindi essere letto anche come un riconoscimento alla libertà della letteratura: alla possibilità di superare i generi, rompere le forme convenzionali e cercare, attraverso le parole, nuove strade per comprendere l’essere umano.

Forse è proprio questo il dono più grande della sua opera: ricordarci che il tempo cambia le parole, ma non esaurisce mai le domande dell’uomo.

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