Rimani in contatto con noi
#

Ultim'ora

I cancelli di Melfi si chiudono ancora e scatta l’allarme per l’indotto automotive: l’UGL assedia Stellantis dopo il nuovo blocco della produzione

I motori di Melfi si spengono ancora per la crisi della componentistica e il domani dell’automotive lucano si barrica in trincea contro l’asfissia dei mercati! La segretaria regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata, Florence Costanzo, ha ufficializzato lo stop totale della produzione dello stabilimento Stellantis dal 28 settembre al 2 ottobre 2026. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi che fa collidere la transizione ecologica globale ai traumi reali dell’indotto e della logistica dei rioni industriali. L’UGL blinda il merito delle tute blu ed esige un tavolo trasparente con l’azienda, lodando il piano di aiuti dello Stato varato dal ministro Adolfo Urso e lanciando un durissimo ultimatum per investimenti stanziali sul futuro delle fabbriche nel 2027. Scoprite l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

Pubblicato

a

Stabilimento Stellantis di Melfi

Melfi- Una spaventosa e paralizzante battuta d’arresto macroeconomica gela i motori della grande industria del Mezzogiorno, trasformando i capannoni della meccatronica dello Stato in un’officina di suspense, incertezza ed asfissia per migliaia di tute blu e per l’intera economia rionale della Basilicata. Il comparto manifatturiero e la filiera dell’auto, quando si spogliano dei vecchi e polverosi cliché dei fatturati di plastica e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente per misurare la tenuta sociale e la qualità della vita delle province, offrendo alle famiglie un’oasi di resistenza civile contro la crisi dei mercati globali, lontano dal torpore dell’indifferenza. Oggi, venerdì 25 settembre 2026, le scadenze logistiche della transizione ecologica hanno presentato un verbale durissimo: la cabina di regia del colosso transnazionale Stellantis ha decretato il blocco totale e lo stop produttivo dello stabilimento di Melfi dal prossimo 28 settembre al 2 ottobre 2026.

La notizia del repentino spegnimento dei macchinari nel plesso lucano è stata messa a verbale con spavaldo orgoglio e ferma determinazione sindacale da Florence Costanzo, segretaria regionale d’élite dell’UGL Metalmeccanici Basilicata. La Costanzo ha evidenziato in totale trasparenza e priva di filtri protettivi come questo ennesimo fermo del cantiere industriale sia formalmente causato dalla drammatica e cronica mancanza di componenti e microchip meccatronici sui mercati internazionali. Non parliamo di un episodio isolato o di una congiuntura temporanea, ma del picco emotivo e strutturale di una crisi d’area vasta che rischia di provocare lo spopolamento operaio dei rioni lucani e il doloroso esodo delle migliori intelligenze tecniche dello Stato, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle catene di montaggio alla trincea dell’indotto: l’allarme per la logistica rionale

La situazione di Melfi si inserisce all’interno di un quadro macroeconomico spietato che sta aggredendo l’intero settore automotive europeo, esposto a mercati maturi e saturi, a una domanda di acquisto debolissima da parte delle famiglie e a una spietata concorrenza asiatica. I Criteri della transizione tecnologica obbligatoria stanno modificando millimetricamente i processi produttivi e i contratti, scaricando un’inospitale pressione sui costi di gestione aziendale. L’UGL Basilicata denuncia senza maschere o ipocrisie interpretative che l’asfissia industriale si propaga con un interplay geometrico ben oltre i cancelli perimetrali dello stabilimento centrale, colpendo dritto allo stomaco la tenuta sociale delle centinaia di piccole e medie imprese della componentistica, della logistica di strada e dei servizi di quartiere dipendenti dalla scuderia Stellantis.

«Non possiamo assistere passivamente al progressivo indebolimento del sito di Melfi», tuona con assoluta fermezza civile la segretaria regionale Florence Costanzo, esigendo risposte flessibili e un comfort funzionale perfetto per salvaguardare il welfare delle famiglie lucane contro le nevrosi del precariato. «Dietro ogni singola giornata di cassa integrazione o di fermata dei monitor produttivi ci sono operai in carne e ossa che vivono nell’angoscia di un futuro sempre meno prevedibile. Negli anni è stato edificato un patrimonio immenso di professionalità, merito e soft skill che non possiamo permettere che vada rubato o disperso. Esigiamo da Stellantis un confronto serio, concreto e trasparente davanti alle istituzioni per definire strategie industriali solide e durature».

L’asse con il Ministro Urso e l’ultimatum del sindacato autonomo per il piano 2027

La postura dell’UGL metalmeccanica lucana rifiuta categoricamente i moralismi e gli allarmismi distruttivi, preferendo tracciare un programma pluriennale d’avanguardia incentrato sulla difesa del lavoro stanziale e sul riscatto delle competenze operaie nate in decenni di attività manifatturiera. Il sindacato ha espresso nei propri registri un giudizio positivo nei confronti della programmazione strategica promossa dal Governo centrale dello Stato, elogiando in totale trasparenza il lavoro e gli strumenti di tutela messi in campo dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per proteggere la filiera nazionale e favorire gli investimenti sani sul territorio.

Il segmento finale della requisitoria firmata da Florence Costanzo si tramuta in un affilato ultimatum geopolitico rivolto ai manager di Parigi e Torino in vista delle imminenti scadenze industriali del 2027. L’UGL esige dal gruppo guidato da Carlos Tavares la medesima chiarezza e determinazione dimostrata dal Ministero sul piano degli investimenti strutturali, blindando i contratti a tempo indeterminato e le linee delle nuove produzioni elettriche e ibride. I verbali sindacali sono chiusi e le schede delle rivendicazioni cariche di suspense in vista dei prossimi tavoli romani. Questo fine settimana spegnete per qualche ora gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai rioni operai di Melfi: scoprirete che finché il sindacato saprà battersi con onestà per difendere i motori della nostra terra, il domani dell’industria italiana sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultim'ora

Crisi CallMat a Matera, 350 licenziamenti in vista: la rabbia dei sindacati contro i tagli di TIM

Una vera e propria “bomba” occupazionale sta per abbattersi tragicamente sul fragile territorio di Matera. I principali sindacati di categoria (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL) sono scesi sul piede di guerra per denunciare pubblicamente la gravissima situazione dei 350 lavoratori dell’azienda CallMat, attualmente a gravissimo e imminente rischio licenziamento. Sul banco degli imputati è finita direttamente la multinazionale TIM: secondo i vertici sindacali lucani, l’azienda avrebbe giustificato i feroci tagli del personale adducendo un “fisiologico calo dei volumi” di traffico. Le indagini sindacali sul campo smentiscono però questa versione, accusando TIM di aver invece dirottato il prezioso traffico telefonico e il back office (un tempo esclusiva del sito di Matera) verso altri fornitori operanti nei siti di Pomezia e Cagliari! Una mossa che vanificherebbe totalmente le ingenti risorse pubbliche recentemente messe in campo dalla Regione Basilicata per sostenere le povere famiglie dei lavoratori. Le sigle sindacali chiedono ora a gran voce l’intervento immediato e durissimo del Governatore Vito Bardi, che deve pretendere una rapida e chiara convocazione di TIM al MIMIT. In caso contrario, i sindacati annunciano di esser pronti ad adire le vie legali, trascinando il colosso in tribunale con la gravissima e pesante accusa di “interposizione illecita di manodopera” per tutti quei 350 dipendenti storici. Scopri i dettagli della vertenza infuocata nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Callmat matera

Matera – Un pesantissimo, cupo e inaccettabile spettro occupazionale si allunga inesorabilmente e minacciosamente sul futuro economico di un intero spicchio di territorio del Mezzogiorno, minacciando di mettere letteralmente in ginocchio l’equilibrio sociale della Città dei Sassi. Sono ben 350 i laboriosi dipendenti e operatori della nota azienda CallMat di Matera che, in queste drammatiche ore di tensione e assoluta incertezza, rischiano concretamente di vedersi recapitare a casa la fatidica e disperata lettera di licenziamento.
La complicata e fumosa vertenza occupazionale, che si trascina stancamente ormai da tempo nei meandri burocratici dei tavoli di crisi, ha però subito nelle ultimissime ore una violentissima, brusca e polemica accelerazione mediatica. A denunciare pubblicamente una situazione diventata ormai “semplicemente vergognosa e insostenibile” sono state in maniera unitaria, dura e compatta tutte le principali sigle sindacali di categoria operanti sul territorio lucano: SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni. Tramite un comunicato congiunto al vetriolo, i massimi Segretari regionali (Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano) hanno deciso senza mezzi termini di alzare prepotentemente e definitivamente il livello dello scontro istituzionale, puntando un lunghissimo e severo dito accusatorio direttamente contro i vertici della multinazionale delle telecomunicazioni TIM. La domanda pubblica, brutale, tagliente e angosciata che i rappresentanti dei lavoratori hanno letteralmente urlato alla stampa e alla politica locale è tanto semplice quanto inquietante: “Chi è che sta prendendo in giro la Basilicata in questo momento?”. Le accuse mosse dalle segreterie regionali dipingono infatti un quadro a dir poco paradossale, ipocrita e inaccettabile, in cui le ciniche e fredde scelte industriali e i tagli ai costi operati dalle scrivanie romane e milanesi starebbero deliberatamente e colpevolmente sacrificando un intero indotto occupazionale lucano sull’altare delle esternalizzazioni.

Il giallo dei volumi di traffico: le commesse spostate altrove e l’accusa a TIM

Il nodo centrale, tecnico ed economico di questa rovente e intricata vertenza occupazionale risiede in una pesantissima, evidente e stridente discrepanza formale tra ciò che viene dichiarato ufficiosamente dall’azienda e ciò che, secondo l’accusa, starebbe materialmente e concretamente accadendo tutti i giorni negli uffici operativi.
Stando alla dura e documentata ricostruzione sindacale, durante tutti i recenti tavoli di trattativa svoltisi presso le sedi ministeriali, i delegati e dirigenti di TIM avrebbero freddamente e ripetutamente giustificato e motivato gli imminenti tagli occupazionali trincerandosi dietro l’insindacabile e fisiologica “drastica diminuzione dei volumi di attività e di chiamate”. Tuttavia, le approfondite indagini e i rigorosi riscontri incrociati effettuati sul campo dai sindacalisti lucani raccontano purtroppo un’altra, amarissima e subdola verità. «Secondo le precise informazioni e le prove attualmente in nostro possesso», tuonano senza alcun timore reverenziale Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano, «le alte Strutture Operative e dirigenziali di TIM avrebbero silenziosamente e volutamente indirizzato e deviato verso un fornitore del tutto differente una cospicua parte del prezioso traffico telefonico e delle attività vitali di back office. Mansioni cruciali che, fino a pochissimi mesi fa, venivano regolarmente e floridamente gestite dai centralini di CallMat di Matera in maniera pressoché esclusiva. A rendere la situazione ancora più paradossale e insopportabile c’è un altro gravissimo elemento: quello stesso nuovo fornitore terzo avrebbe conseguentemente e magicamente incrementato il proprio organico aziendale sui siti di Pomezia e Cagliari». La richiesta sindacale rivolta a TIM, a questo punto, è perentoria e non ammette alcun tipo di ulteriore fuga diplomatica: la multinazionale deve presentarsi seduta stante ai tavoli ministeriali e dimostrare, documenti contabili e numeri alla mano, la reale e tangibile consistenza di questi presunti cali di volume. Se, al contrario, dovesse emergere che le attività lavorative continuano fisiologicamente a esistere ma vengono semplicemente strappate e scippate via al sito lucano per essere trasferite in altri territori, i dirigenti dovranno spiegarne pubblicamente i reali motivi industriali.

Il paradosso degli aiuti regionali e l’appello d’urgenza al governatore Vito Bardi

A rendere questa intera e drammatica vicenda ancora più inaccettabile, amara e assurda per le parti sociali coinvolte c’è il palese e innegabile paradosso istituzionale ed economico che si sta consumando sulla pelle dei contribuenti lucani.
Da una parte, infatti, la complessa macchina amministrativa della Regione Basilicata (agendo specificamente anche attraverso l’attivissimo assessorato alle Attività Produttive guidato fermamente dall’assessore Francesco Cupparo) si è tempestivamente mossa per cercare di arginare la catastrofe: le istituzioni locali hanno già generosamente messo in campo ingenti risorse economiche pubbliche e svariati strumenti di welfare sociale per poter sostenere economicamente e psicologicamente le 350 famiglie dei lavoratori innocenti coinvolti in questa durissima e assurda vertenza CallMat, tentando disperatamente di tamponare una potenziale emorragia sociale senza precedenti. Dall’altra parte, invece, TIM sembra rispondere a questi enormi sforzi finanziari pubblici con un arrogante, gelido e assordante muro di gomma fatto di silenzi e trasferimenti di commesse. «È una situazione grottesca e inaccettabile», attaccano ferocemente i quattro Segretari regionali nel documento. «La Regione Basilicata mette generosamente le proprie risorse finanziarie per aiutare le famiglie disperate; i lavoratori di Matera chiedono unicamente, disperatamente e dignitosamente di poter continuare a svolgere il proprio onesto lavoro; l’intero e fragile territorio lucano chiede a gran voce e supplica di non perdere altri fondamentali posti di lavoro. E dall’altra parte, da Roma, cosa arriva? Il silenzio più assoluto e irrispettoso. Basta prendere in giro i cittadini della Basilicata». Alla luce di questo palese stallo, il messaggio e il grido di dolore dei sindacati viene oggi indirizzato direttamente e personalmente al Presidente in carica della Regione Basilicata, Vito Bardi, al quale viene richiesta con estrema urgenza una massiccia, formale e durissima e discesa in campo politica. A Bardi si chiede di non assistere più passivamente come un semplice spettatore allo svolgersi della vertenza, ma di intervenire con la massima forza politica e di pretendere formalmente l’immediata convocazione ufficiale dei vertici TIM presso gli uffici romani del MIMIT (il Ministero delle Imprese e del Made in Italy).

La minaccia di un’azione legale e le risposte prima delle lettere di licenziamento

Il durissimo braccio di ferro intrapreso non si ferma però alla sola e semplice, seppur accesa, retorica politica o alla normale rivendicazione di natura squisitamente sindacale. I rappresentanti dei lavoratori hanno infatti deciso di sfoderare e brandire un’arma legale formidabile, pesantissima e potenzialmente letale per i bilanci della multinazionale.
«A TIM avvertiamo e notifichiamo sin d’ora, forte e chiaro, che noi non stiamo assolutamente giocando sulla pelle delle persone», conclude il rovente e minaccioso comunicato ufficiale redatto congiuntamente dalle segreterie di Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni. «Stante la gravissima situazione attuale, stiamo seriamente valutando la concreta sussistenza dei presupposti giuridici e penali per poter richiedere ufficialmente nelle aule dei tribunali competenti il riconoscimento formale dell’interposizione illecita di manodopera in favore di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori lucani coinvolti». Si tratta tecnicamente di una mossa legale pesantissima e dalle conseguenze economiche incalcolabili: se un giudice dovesse mai accertare e certificare che questi 350 dipendenti (seppur formalmente assunti e contrattualizzati sulla carta dall’azienda fornitrice CallMat) abbiano in realtà di fatto operato e prestato la loro manodopera quotidiana, in regime di stretta e totale continuità gerarchica e funzionale, esclusivamente e unicamente per conto e nell’interesse di TIM S.p.A. per la bellezza di circa vent’anni consecutivi, la multinazionale potrebbe essere costretta per legge a doverli assorbire, stabilizzare e inquadrare direttamente e internamente nel proprio organico aziendale primario. Una valutazione legale e procedurale che le combattive segreterie lucane promettono solennemente di voler approfondire a stretto giro con la massima, chirurgica e inesorabile attenzione, pronti a non lasciare intentata alcuna strada giuridica per difendere il salario, i diritti acquisiti e l’inviolabile dignità umana dei laboriosi dipendenti materani. Lo stato di agitazione di massa è stato già ampiamente e formalmente proclamato e la linea tracciata nella sabbia dai sindacalisti è definitiva: TIM (anche e soprattutto alla luce delle ultimissime e complesse dinamiche finanziarie scaturite dalla sua recente e dibattuta acquisizione da parte del colosso Poste Italiane) deve sedersi al tavolo delle trattative istituzionali e fornire pubblicamente e politicamente spiegazioni plausibili sulle sue oscure scelte industriali. E deve farlo subito, senza nascondersi, perché quando arriveranno materialmente a destinazione le tragiche lettere di licenziamento sarà ormai troppo tardi per piangere e chiedersi cosa si sarebbe potuto fare per salvare la città e le sue maestranze.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Ultim'ora

Il calvario dei quattrocento morti sul lavoro scatena la rabbia del sindacato a Matera: Pino Giordano esige lo scudo del coordinamento e la sicurezza in cattedra

I dati spaventosi dell’Inail contano oltre quattrocento morti sul lavoro e il sindacato lancia un durissimo manifesto civile per proteggere le tute blu! Il segretario provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, scende in trincea a difesa della legalità e dei diritti operai, esigendo dallo Stato lo sblocco immediato di un coordinamento provinciale permanente contro il caporalato nelle campagne e i subappalti al massimo ribasso nei cantieri. L’UGL lancia nelle scuole della provincia l’imponente progetto gratuito “Sicurezza in cattedra” per educare i ventenni under 30 alla dignità del lavoro e valorizzare il ruolo degli RLS in fabbrica. Un comfort funzionale perfetto che mette la vita umana davanti ai profitti aziendali, leggete l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

Pubblicato

a

Pino GIORDANO, Segretario Provinciale UGL Matera

Matera – Un grido d’allarme civile, fiero e privo di filtri diplomatici si leva dalle province del Mezzogiorno per scuotere i palazzi delle istituzioni dello Stato, rimettendo l’onestà dei dati e la tutela biologica delle maestranze al centro dell’agenda politica e macroeconomica. La salvaguardia della salute nei cantieri e nei campi, quando si spoglia delle asettiche formule burocratiche dei convegni di facciata e delle nevrosi da campagna elettorale, si riscopre l’unico vero specchio trasparente per misurare il grado di civiltà della Repubblica, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni uno scudo impenetrabile contro lo sfruttamento, lontano dal torpore dell’indifferenza. Oggi, mercoledì 23 settembre 2026, i verbali dei monitoraggi nazionali hanno imposto un momento di solenne e profonda requisitoria sindacale: le spaventose statistiche elargite dall’Inail sugli infortuni mortali hanno spinto l’UGL Matera a scendere in trincea per esigere una strategia permanente di controllo del territorio.

L’offensiva del segretario provinciale della confederazione autonoma, Pino Giordano, taccuino alla mano, poggia sui drammatici numeri registrati nei laboratori della prevenzione statale nel corso dei primi sette mesi del 2026. La contabilità delle morti bianche nella penisola ha toccato il picco spaventoso di 422 decessi totali, una scia di sangue intollerabile che colpisce dritto allo stomaco la tenuta sociale dei rioni operai. Giordano ha preteso che la provincia lucana risponda a questa emergenza nazionale blindando una programmazione strategica e pluriennale d’area vasta, capace di far collidere le forze ispettive in un’unica ed eccezionale opera di squadra, azzerando le distanze burocratiche e scacciando le nevrosi causate dall’asfissia dei controlli sporadici, passioni calde.

Dal caporalato nei campi all’asfissia dei cantieri: la mappa dei rischi nel Materano

Il territorio materano si presenta all’analisi ingegneristica del sindacato come una realtà produttiva fortemente articolata e diversificata, in cui convivono i laboratori della meccatronica industriale della Valbasento, le colture intensive e stagionali del Metapontino, i ponteggi dell’edilizia urbana, la logistica dei trasporti e i servizi commerciali dei rioni. Proprio questa complessità esige risposte flessibili e un comfort funzionale perfetto per la tutela delle tute blu, allineando il merito dei contratti alla legalità repubblicana. L’UGL denuncia senza maschere o ipocrisie interpretative come l’intolleranza verso le regole e il contenimento selvaggio dei costi aziendali si convertano nella trappola letale in cui proliferano la piaga invisibile del lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera.

«La sicurezza non può essere considerata una voce secondaria delle politiche dello sviluppo economico», tuona con assoluta fermezza civile il leader sindacale Pino Giordano, chiamando ciascun ente dello Stato alle proprie dirette responsabilità morali e civili. «Dietro ogni singolo numero inserito nei registri contabili c’è una persona in carne e ossa, una famiglia distrutta, dei figli privati del futuro e una comunità rionale ferita al cuore. Non possiamo limitarci a piangere i lavoratori dopo che l’incidente si è consumato sul campo: la tutela deve farsi prevenzione stanziale ed efficace. Dove vengono meno la formazione permanente e i diritti contrattuali, aumenta in modo inospitale la vulnerabilità biologica dell’operaio. Non accetteremo mai che si edifichi il progresso comprimendo le tutele dello Stato sociale».

Il manifesto in nove punti di Pino Giordano: nasce il progetto “Sicurezza in cattedra”

La piattaforma programmatica varata dall’UGL Matera per l’autunno del 2026 blinda una requisitoria strutturata in un pacchetto di interventi d’avanguardia elargiti alla Prefettura e alla Provincia. Il sindacato esige l’istituzione immediata di un Coordinamento provinciale permanente e di un Osservatorio stanziale capaci di mettere in rete stabile e in totale trasparenza le competenze ispettive di Inail, Inps, Ispettorato del Lavoro, Vigili del Fuoco, Aziende Sanitarie Locali e Comuni. Un focus d’élite viene interamente consacrato al rafforzamento del ruolo e dei soft skill dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che devono essere messi nelle condizioni contrattuali di esercitare poteri reali di blocco dei cantieri a rischio, senza filtri o barriere aziendali.

La vera e più accattivante svolta pedagogica del manifesto di Giordano risiede però nella proposta di portare la cultura del dovere civile direttamente all’interno delle aule scolastiche della provincia, attraverso il lancio del progetto pilota “Sicurezza in cattedra”. I laboratori didattici, coordinati in asse con gli istituti superiori e i corpi dello Stato, sono pensati per istruire i giovani under 30 prima del loro ingresso ufficiale nel mercato del lavoro, insegnando loro a riconoscere i pericoli e a pretendere il rispetto millimetrico delle norme di salvaguardia, scacciando il torpore e l’isolamento causati dagli schermi digitali degli smartphone, per un’educazione permanente alla dignità.

L’ultimatum alle imprese lucane: info e scadenze dei tavoli prefettizi

I canali della segreteria sindacale sono caldi e i database dei monitoraggi territoriali sintonizzati sulle scadenze di bilancio regionali. L’UGL ha formalizzato che sosterrà incondizionatamente e con premi di merito sul fisco solo le imprese sane del territorio che investono risorse macroeconomiche reali in meccatronica protetta, formazione dei neoassunti e comfort volumetrico degli impianti, escludendo dalle gare d’appalto dello Stato chi specula sulla fretta delle consegne. Il sindacato dichiara aperta la mobilitazione rionale e si dice pronto a sedere ai prossimi tavoli di monitoraggio con la Provincia.

I verbali associativi sono chiusi e le schede delle rivendicazioni sigillate per i prossimi passaggi prefettizi. Questo fine settimana spegnete per un giorno le notifiche dei social network, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione alla sicurezza dei rioni della vostra città: scoprirete che finché l’unione dei lavoratori saprà alzare uno scudo di legalità per difendere la vita di chi fatica, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. La battaglia per la dignità del lavoro è cominciata a Matera, ed è un cammino di civiltà che non accetta compromessi al ribasso.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Ultim'ora

Call center, l’allarme UGL: System House taglia 525 posti, colpa dell’IA

La furia dell’Intelligenza Artificiale fa strage di posti di lavoro: è “massacro occupazionale” nei Contact Center italiani! A lanciare un allarme disperato e furioso è il sindacato UGL Telecomunicazioni, che scoperchia i numeri di una crisi senza precedenti. Dopo i 350 licenziamenti preannunciati da CallMat, e i quasi 700 esuberi paventati da Konecta Italia, oggi arriva un nuovo tsunami: la società System House S.r.l. ha comunicato 525 esuberi totali, destinati ad abbattersi spietatamente su ben 9 regioni italiane (Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sicilia e Umbria). Le aziende si giustificano con il calo dei volumi causato dall’introduzione dell’Intelligenza Artificiale per l’assistenza clienti. “Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti che un’automazione selvaggia ci avrebbe distrutti!”, tuona l’UGL, denunciando le false promesse di chi sosteneva che l’IA avrebbe creato più impieghi di quelli persi. Ora il sindacato esige a gran voce che il Governo rompa il suo “assordante silenzio” convocando subito un tavolo di crisi interministeriale. Leggi l’appello dei lavoratori e l’analisi della drammatica situazione nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Contact Center

Roma – Il delicatissimo e fragile settore del CRM/BPO (acronimo che racchiude il vastissimo e vitale mondo dei Contact Center e dell’assistenza clienti telefonica e digitale) sta vivendo quella che i rappresentanti sindacali non esitano a definire la sua ora più buia e drammatica. Il comparto italiano è finito letteralmente sotto un attacco senza precedenti, stretto in una morsa mortale tra le spietate logiche di taglio dei costi aziendali e un’inarrestabile avanzata tecnologica che sta stritolando centinaia di lavoratori in tutto il Paese.
A farsi portavoce del disperato e furioso malcontento della categoria è il sindacato autonomo UGL Telecomunicazioni, che ha deciso di rilanciare con forza inaudita il proprio allarme, scoperchiando un vero e proprio e silenzioso “massacro occupazionale” che rischia di avere ripercussioni socioeconomiche incalcolabili in quasi mezza Italia. La situazione di per sé era già ai limiti della tenuta strutturale: nei giorni scorsi avevano suscitato sdegno e gravissima preoccupazione i 350 pesantissimi licenziamenti preannunciati ufficialmente dai vertici della CallMat, colosso operante sul difficile territorio di Matera. Ma questa emergenza occupazionale, anziché essere arginata dalle istituzioni di vigilanza, sta drammaticamente assumendo proporzioni epidemiche. In una sola, nefasta e terribile settimana, le principali aziende private del comparto telecomunicazioni hanno iniziato a dichiarare spietatamente migliaia e migliaia di esuberi su scala nazionale, delineando i contorni di un vero e proprio dramma sociale fuori controllo.

System House, 525 esuberi in nove regioni: a rischio centinaia di famiglie

La classica goccia che ha fatto tragicamente traboccare il proverbiale vaso, spingendo il sindacato UGL sulle barricate, è arrivata sotto forma di una fredda e gelida comunicazione aziendale ricevuta nella giornata del 18 settembre 2026.
La nota portava la pesante firma della società System House S.r.l., la quale, senza troppi giri di parole, ha ufficialmente preannunciato un piano di ben 525 esuberi totali a livello nazionale. Nel dettaglio numerico, la mannaia dei licenziamenti si abbatterà con inaudita violenza su 500 incolpevoli operatori telefonici, andando a colpire parallelamente anche 25 esperti addetti alle indispensabili funzioni di staff (i cosiddetti lavoratori indiretti). Si tratta, a conti fatti, di un colpo durissimo, una doccia gelata che devasta psicologicamente centinaia di famiglie e che impatta in maniera capillare e diffusa sui fragili territori economici di ben nove differenti Regioni italiane, unendo drammaticamente il Nord e il Sud della penisola. L’onda d’urto dei licenziamenti travolgerà infatti gli uffici dislocati in Abruzzo, in Calabria, in Emilia-Romagna, nel Lazio, in Liguria, in Piemonte, in Puglia, nella martoriata Sicilia e in Umbria. Come se questo pesantissimo bollettino di guerra sindacale non bastasse, questa terribile comunicazione ufficiale si va dolorosamente ad aggiungere a quelle comunicate soltanto qualche giorno fa, sempre in tema di eccedenze di personale, dai vertici aziendali di Konecta Italia. L’azienda ha brutalmente quantificato i propri tagli in ben 600 FTE (Full Time Equivalent) impiegati con mansioni squisitamente operative al telefono, uniti ad ulteriori 70 FTE operanti con delicate funzioni indirette di staff su tutto il territorio italiano. Il tutto, ricorda accoratamente l’UGL, senza nemmeno dimenticare le ulteriori e incandescenti vertenze sindacali ancora tenute dolorosamente aperte e a forte rischio di tenuta, come la gravissima situazione dei lavoratori della Konecta R in Calabria, sospesi in un intollerabile limbo di perenne precariato.

L’Intelligenza Artificiale come alibi: l’attacco all’automazione selvaggia

L’aspetto sociologico ed economico che fa più infuriare la base sindacale, tuttavia, non è soltanto il freddo taglio dei posti di lavoro in sé, ma soprattutto l’agghiacciante motivazione tecnologica che le aziende utilizzano ormai come scudo per giustificare le proprie spietate manovre contabili.
System House, muovendosi esattamente in perfetta fotocopia e al pari delle altre enormi realtà industriali coinvolte nel “massacro”, tenta infatti di giustificare frettolosamente queste mostruose eccedenze di personale adducendo in maniera generica una fortissima contrazione dei volumi di chiamate in ingresso. Un crollo vertiginoso derivante quasi esclusivamente dall’automazione selvaggia dei processi operativi base e, soprattutto, dalla famigerata e controversa introduzione massiccia dei nuovissimi e potentissimi sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) nei meandri dell’assistenza clienti. Una giustificazione tecnologica che manda l’UGL Telecomunicazioni letteralmente su tutte le furie: «Noi lo avevamo denunciato in tempi non sospetti!», urlano oggi i rappresentanti dei lavoratori, togliendosi più di un proverbiale sassolino dalle scarpe. Già nel corso degli anni passati, infatti, mentre i salotti buoni dell’economia nazionale, i politici e alcuni analisti acclamavano ciecamente l’avvento dell’IA con risate, battutine e sguardi di arrogante sufficienza, supportando a oltranza la retorica e ottimistica tesi che questa potente tecnologia avrebbe magiacamente creato e generato molti più posti di lavoro informatici di quanti ne sarebbero inevitabilmente andati persi, l’UGL TLC aveva suonato vigorosamente il campanello d’allarme. Il sindacato aveva disperatamente cercato di avvisare le Istituzioni sui giganteschi rischi sociali derivanti da un’automazione aziendale definita apertamente “selvaggia” e totalmente orfana di un vero e ferreo codice etico comportamentale e legislativo da far rispettare alle aziende private.

Delocalizzazioni e gare al ribasso: la richiesta di un tavolo di crisi

Oggi, alla luce dei drammatici 525 licenziamenti della System House e dei quasi mille di Konecta, le catastrofiche e inascoltate profezie del sindacato si stanno purtroppo materializzando sotto gli occhi sbarrati dei lavoratori del comparto.
I centralinisti e gli operatori dei call center italiani stanno pagando a carissimo prezzo le pesanti conseguenze sociali di una vera e propria e intollerabile totale assenza di regole certe, paletti e norme etiche per governare in maniera lungimirante l’inevitabile transizione e trasformazione digitale del settore. L’intero, colossale peso economico dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale generativa si sta comodamente e cinicamente scaricando unicamente sui livelli di occupazione giovanile e sui già miseri salari dei dipendenti, andando pericolosamente a sommarsi e a miscelarsi come una polveriera innescata alle vecchie e mai risolte “piaghe storiche” del settore: le vergognose e infinite delocalizzazioni degli impianti all’estero (dove il costo del lavoro è irrisorio), la distruttiva pratica pubblica e privata delle gare d’appalto vinte al massimo ribasso, e i tentativi aziendali, purtroppo sempre più frequenti e massicci, di aggirare o indebolire legalmente la vitale clausola sociale che dovrebbe blindare il passaggio dei lavoratori tra un appalto e l’altro. Di fronte a questo scenario letteralmente apocalittico per migliaia di onesti padri e madri di famiglia, il sindacato registra oggi «l’assordante, colpevole e inaccettabile silenzio delle Istituzioni e di tutto il vasto mondo Politico nazionale». Un’incapacità palese, unita a una totale e gravissima mancata tempestività governativa nel gestire l’emergenza, che spinge oggi i vertici nazionali di UGL Telecomunicazioni a pretendere pubblicamente e inderogabilmente che il Governo in carica convochi subito, senza ulteriori ed estenuanti perdite di tempo burocratiche, un vero e proprio “tavolo di crisi interministeriale” per salvare il settore prima del collasso definitivo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza