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Politica

La parabola di Vannacci: l’incontro con Corona e il retroscena svelato da Sforzini

La fotografia inaspettata che ritrae il Generale Roberto Vannacci sorridente accanto a Fabrizio Corona sta facendo il giro del web, ma cosa si nasconde davvero dietro questa insolita e chiacchierata alleanza? A tracciare un’analisi spietata e lucidissima è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Nel suo durissimo editoriale, Sforzini smonta la fragile impalcatura politica di Vannacci, accusandolo di aver svuotato la storia della “vera destra” per ridurla a un macchiettistico palcoscenico di slogan estremisti. Messo all’angolo da consensi in forte calo, Vannacci sarebbe ormai diventato vittima della “droga crudele” dell’attenzione mediatica: costretto ogni giorno a una provocazione più forte pur di restare a galla! E Sforzini lancia una bomba sganciando un retroscena segreto: “Conosco un antefatto di appena sei mesi fa… allora l’incontro con Corona veniva valutato in maniera assai diversa!”. Un clamoroso cambio di rotta dettato dalla disperazione televisiva?👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – La politica italiana contemporanea ci ha progressivamente e drammaticamente abituati a repentine, teatrali e spesso incomprensibili giravolte mediatiche, ma ci sono immagini destinate, per la loro intrinseca e dirompente forza simbolica, a fotografare in un singolo istante il definitivo, malinconico e inesorabile tramonto di un’illusione. Lo scatto fotografico, rimbalzato freneticamente e voracemente su tutte le principali agenzie di stampa e sui social network nelle ultimissime ore, che immortala un sorridente Fabrizio Corona accanto al Generale Roberto Vannacci, rappresenta molto di più di un semplice, estemporaneo e curioso incontro tra due personaggi mediaticamente ingombranti. A tracciare un’analisi spietata, lucidissima e tagliente come un bisturi su questo inaspettato “matrimonio” catodico è Luca Sforzini, Presidente dell’autorevole Centro Studi Rinascimento Nazionale. In un editoriale denso di significati e intitolato significativamente “Da «vera destra» a destra in costume”, Sforzini smonta chirurgicamente e pezzo per pezzo la fragile impalcatura politica costruita in questi mesi dal Generale, evidenziando come quell’immagine apparentemente innocua sancisca, in realtà, il compimento definitivo di una disperata parabola discendente. Secondo l’attenta e acuta visione del Presidente, c’è infatti un gigantesco “peccato originale” politico, storico e culturale che Vannacci continua inesorabilmente a scontare sulla propria pelle.

L’illusione della “Vera Destra” e l’assenza di radici storiche

Il peccato originale, sottolinea senza mezzi termini e con grande fermezza Luca Sforzini nel suo lucido ragionamento, è stato quello di essersi ingenuamente e presuntuosamente illuso che la complessa e frastagliata galassia della destra italiana potesse essere ridotta a un banale, urlato e semplicistico catalogo di posizioni radicali.
La destra politica del nostro Paese, ricorda giustamente l’autore, è invece una lunghissima, articolata e sofferta storia politica, ricca di mille sfaccettature filosofiche, culturali e sociali che meritano un profondo rispetto intellettuale, e non un riduttivo “caricaturismo macchiettistico” da dare in pasto ai talk show. Roberto Vannacci ha commesso l’errore strategico e fatale di proclamarsi, dall’oggi al domani e senza alcuna gavetta, l’unico, puro e autentico interprete della «vera destra», pur non avendo (come ricorda Sforzini) mai messo fisicamente piede, nemmeno per sbaglio, nelle polverose sezioni o nelle articolazioni di partito che quella destra l’hanno costruita e vissuta per decenni sulla propria pelle, nel bene e nel male. Il Generale ha operato una sorta di superficiale operazione di “taglia e cuci” ideologico: ha preso in prestito alcune storiche parole d’ordine, le ha brutalmente ed esteticamente estremizzate e le ha assemblate in fretta e furia, illudendosi, con una certa arroganza, che bastasse questo mix esplosivo per ricostruire un’identità politica solida. Ma, come evidenzia impietosamente il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, alla sua creatura politica (Futuro Nazionale) mancavano e mancano clamorosamente le fondamenta invisibili ma insostituibili che non si possono mai improvvisare in televisione: la storia, una solida cultura politica, una vera classe dirigente e una rigorosa e attenta selezione degli uomini. Al loro posto, nota amaramente Sforzini, Vannacci ha raccattato un po’ ciò che trovava per strada, finendo per aggregare quella che lui stesso, in una celebre e infelice definizione, aveva bollato come «feccia».

Il retroscena di sei mesi fa e la “droga” dell’attenzione mediatica

Il risultato disastroso di questa spregiudicata ma vuota operazione di ingegneria politica è sotto gli occhi di tutti: oggi Futuro Nazionale si trova drammaticamente incastrato in un vicolo cieco, senza vie d’uscita.
Con i consensi virtuali che iniziano inevitabilmente a mostrare evidenti e preoccupanti segnali di flessione, la strategia della tensione mediatica è diventata una vera e propria e disperata necessità di sopravvivenza. Ed è qui che Sforzini innesta una riflessione psicologica e sociologica formidabile: “La soglia dell’attenzione è una droga crudele: ogni dose deve essere più forte della precedente”. Per continuare disperatamente a occupare militarmente la scena e i titoli dei giornali, chi voleva ricostruire la «vera destra» è costretto ogni singolo giorno a inventarsi una nuova, roboante provocazione. Prima la proposta shock del poligono di tiro per i giovani militanti, poi la strampalata idea di una ICE (Immigration and Customs Enforcement) italiana, e ora, come ciliegina finale su una torta ormai stantia, l’incontro con Fabrizio Corona. Sforzini precisa di nutrire assoluto e totale rispetto per Corona, definendolo un uomo di spettacolo e un “comunicatore formidabile”, dotato di un innegabile talento istintivo nel cavalcare i meccanismi dell’attenzione. Ma la politica, ribadisce Sforzini, non è spettacolo, o perlomeno non dovrebbe esserlo mai. Corona fa il suo mestiere, Vannacci ha perso la bussola. E a rendere tutto ancora più interessante, il Presidente del Centro Studi lancia una bomba gossippara e politica irresistibile: “Conosco un antefatto, risalente ad appena sei mesi fa, che per il momento tengo per me. Posso soltanto dire che allora l’opportunità di un incontro tra Corona e Vannacci veniva valutata in maniera assai diversa”. Qualcuno, evidentemente e disperatamente, ha cambiato idea, inaugurando una consuetudine per il Generale. Quello andato in scena (un colloquio di mezz’ora a porte chiuse) non è l’incontro tra due leader, ma il triste sipario di un progetto politico che si arrende allo showbiz. La parabola, conclude genialmente Sforzini, si è compiuta: siamo passati dalla «vera destra» alla “destra in costume. Di Carnevale. Che a Viareggio è di casa.”

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Politica

Futuro Nazionale scende in piazza a Milano: asse europeo per Calin Georgescu

La piazza di Milano si infiamma e diventa il crocevia di un potentissimo asse politico europeo! Centinaia di militanti di “Futuro Nazionale” sono scesi convintamente in strada al fianco di oltre 200 patrioti dell’attivissima comunità romena residente in Italia. L’obiettivo? Chiedere a gran voce giustizia e libertà assoluta per Calin Georgescu, duramente definito dai manifestanti come un vero e proprio “prigioniero politico” di un regime asservito ai poteri di Bruxelles e della NATO. A guidare la protesta, nomi di spicco come l’avvocato Renato Maturo e Roberto Jonghi Lavarini. Ma il vero dato politico bomba è la saldatura internazionale: in piazza erano presenti anche delegati del “Rassemblement National” di Marine Le Pen francese e dei tedeschi di “Alternative für Deutschland” (AfD), i potentissimi alleati di ferro di Roberto Vannacci al Parlamento Europeo! Una vera prova di forza contro le istituzioni dell’UE!👇

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Calin Georgescu

Milano – Le strade frenetiche e produttive del capoluogo lombardo, da sempre crocevia ineludibile di istanze sociali, battaglie politiche e fermenti culturali di respiro internazionale, si sono trasformate nelle scorse ore nel palcoscenico vibrante e acceso di una manifestazione di fortissimo impatto geopolitico. Una piazza compatta, decisa e rumorosa ha infatti fatto da cornice a un’imponente mobilitazione organizzata dai vertici e dai militanti di Futuro Nazionale. Il movimento politico, espressione diretta delle istanze sovraniste italiane e legato a doppio filo alla controversa e discussa figura del Generale Roberto Vannacci, ha deciso di scendere fisicamente e convintamente in strada al fianco della nutritissima, laboriosa e storicamente integrata comunità dei patrioti romeni residenti in Italia. L’obiettivo primario, sbandierato senza mezzi termini e con toni decisamente barricadieri durante la manifestazione milanese, non riguardava semplici beghe amministrative locali, ma puntava i riflettori su una vera e propria e caldissima crisi politica internazionale. I manifestanti si sono radunati per chiedere a gran voce, e con un appello rivolto alle coscienze europee, la liberazione, la giustizia e la totale libertà per Calin Georgescu. Quest’ultimo, figura di spicco nel panorama politico del suo Paese, è stato duramente e inequivocabilmente definito dalla piazza milanese come un vero e proprio “prigioniero politico”, vittima sacrificale e illustre di quello che i promotori dell’iniziativa non hanno esitato a bollare apertamente come un «corrotto regime romeno, servo silenzioso dei poteri di Bruxelles e della NATO». Una presa di posizione durissima e frontale, che infiamma il dibattito europeo.

I volti della protesta: da Maturo e Jonghi Lavarini fino alla comunità romena

L’eco della manifestazione milanese non è stata affidata al caso, ma è stata sapientemente orchestrata e guidata da figure di spicco e volti noti del panorama politico extraparlamentare e identitario italiano.
A guidare la delegazione e a dettare i ritmi della protesta è stato l’avvocato Renato Maturo, in veste ufficiale di presidente dell’attivissimo comitato 421 FNV Milano, che ha voluto testimoniare fisicamente e politicamente la vicinanza del movimento italiano alla causa dei fratelli dell’Est. Al suo fianco, a impreziosire e appesantire il parterre dei relatori, non è passata inosservata la presenza ingombrante e storicamente riconoscibile del “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, figura iconica, discussa e inossidabile della destra radicale milanese. A completare il tridente di rappresentanza e a fare da ponte ideale tra la politica italiana e il cuore ferito della Romania, c’era l’onorevole e ingegnere Romolus Popescu, storico e ascoltatissimo presidente dell’associazione dei Romeni in Italia. La loro chiamata alle armi pacifiche non è caduta nel vuoto: la piazza ha infatti visto la partecipazione attiva, calorosa e commossa di oltre duecento cittadini romeni, perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico meneghino ma mai dimentichi delle loro radici e delle sofferenze della loro patria d’origine. A loro si è unito un nutrito e compatto gruppo di militanti e simpatizzanti italiani, a dimostrazione di una totale e trasversale saldatura ideologica e umana contro quelle che vengono percepite come le ingiustizie di un sistema continentale oppressivo e burocratizzato.

Il peso geopolitico: un’alleanza di ferro con Le Pen e l’AfD di Vannacci

Ma il dato politicamente più rilevante, massiccio e strategicamente esplosivo dell’intera manifestazione andata in scena a Milano non risiede unicamente nella solidarietà a Georgescu, bensì nella clamorosa, pubblica e orgogliosa ostentazione di un asse politico sovranista di livello profondamente europeo.
La protesta, infatti, non si è chiusa nei ristretti confini italo-romeni, ma ha assunto i contorni ufficiali di un vero e proprio vertice della destra continentale in piazza. A portare il proprio saluto e il proprio sostegno incondizionato alla causa sono arrivati anche due esponenti di spicco in rappresentanza dei più grandi e temuti movimenti identitari d’Europa. Il primo ha portato la pesante bandiera del Rassemblement National, la formidabile e popolare macchina da guerra elettorale francese guidata con polso fermo da Marine Le Pen. Il secondo, e forse politicamente ancora più significativo, era presente in rappresentanza dei vertici di Alternative für Deutschland (AfD), il potentissimo partito della destra tedesca. La presenza dell’AfD a Milano non è affatto casuale né puramente simbolica: si tratta del principale partito alleato di Futuro Nazionale all’interno del Parlamento Europeo di Strasburgo, ovvero la prestigiosa arena istituzionale dove il Generale Roberto Vannacci, eletto deputato con una valanga di preferenze, porta avanti le sue battaglie politiche. La piazza milanese ha quindi certificato, nero su bianco e davanti alle telecamere, che il movimento italiano non viaggia isolato, ma è parte integrante, attiva e fondamentale di una fittissima e potente rete di alleanze europee pronte a sfidare frontalmente e senza paura lo status quo imposto dall’Unione Europea.

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Politica

Ritorno alle origini per Vannacci: il Comitato di Cesano Maderno a Pietrasanta

Un fine settimana all’insegna delle emozioni e della grande politica in Versilia! Una folta delegazione del “Comitato 47 Futuro Nazionale” di Cesano Maderno è scesa in Toscana per partecipare al raduno presso lo storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Un evento dal sapore magico e carico di simbolismo: si tratta infatti del ritorno nel luogo esatto dove, esattamente tre anni fa, sono state gettate le fondamenta del grande percorso politico e culturale legato al libro “Il Mondo al Contrario” di Roberto Vannacci. Tra dibattiti e voglia di lottare, la militanza brianzola riparte più carica che mai!👇

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il Comitato di Cesano Maderno

Marina di Pietrasanta (Lucca) – Nella frenetica e spesso cinica politica moderna, i luoghi fisici possiedono ancora la straordinaria, potente e magica capacità di trasformarsi in veri e propri santuari laici, simboli incancellabili di un’idea che prende forma e diventa movimento popolare. Questo fine settimana, la pittoresca e accogliente cornice della costa toscana ha fatto da palcoscenico a un evento dal fortissimo impatto emotivo e identitario per migliaia di appassionati militanti. Una folta, orgogliosa e agguerritissima delegazione del neonato Comitato 47 Futuro Nazionale, proveniente direttamente dall’attivissima e laboriosa cittadina brianzola di Cesano Maderno, ha infatti partecipato con grandissimo entusiasmo alla terza, attesissima edizione di quello che è ormai diventato un tradizionale e irrinunciabile incontro politico. La location prescelta non è stata affatto casuale: il suggestivo e storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Questo stabilimento balneare non è un semplice luogo di vacanza, ma rappresenta idealmente e politicamente il vero e proprio “kilometro zero” di un’avventura culturale che sta ridisegnando la geografia del consenso nel nostro Paese.

Il Bagno Biondetti: dove tre anni fa è nato “Il Mondo al Contrario”

Per comprendere appieno la gioia, l’emozione e la fortissima carica ideale che hanno animato la due giorni di raduno toscano, bisogna obbligatoriamente e doverosamente riavvolgere il nastro del tempo.
L’evento organizzato in riva al mare segna, infatti, un momento di grandissima rilevanza simbolica e quasi spirituale per tutto il gruppo dirigente e per la base militante sparsa in Italia: il ritorno fisico e corale nel luogo esatto in cui, esattamente tre anni fa, ha preso vita in maniera dirompente e inaspettata il percorso legato ai temi, alle denunce e all’inconfondibile visione sociale contenuta tra le pagine del best-seller assoluto “Il Mondo al Contrario”, scritto dal Generale Roberto Vannacci. In quel primo, storico e quasi carbonaro raduno sotto gli ombrelloni della Versilia, si gettarono le solidissime e profonde fondamenta di un pensiero politico critico nei confronti del politicamente corretto dominante. Tornare oggi al Bagno Biondetti, con un bagaglio di migliaia di tesserati e decine di comitati aperti in ogni provincia italiana, significa celebrare una scommessa culturale vinta contro ogni avversità e contro il disfattismo di certa élite intellettuale, trasformando un semplice libro in un solido faro politico per le generazioni future.

Il Comitato 47: l’impegno instancabile sul territorio di Cesano Maderno

La presenza compatta, rumorosa e organizzatissima della delegazione del Comitato 47 Futuro Nazionale in terra toscana non è stata una semplice gita fuori porta, ma un preciso e netto manifesto politico di fedeltà e abnegazione alla causa.
Il viaggio dalla Brianza fino a Marina di Pietrasanta sottolinea e ribadisce con forza inaudita la straordinaria continuità dell’impegno politico, sociale e culturale che questo affiatatissimo gruppo sta portando avanti, giorno dopo giorno, sul difficile e popoloso territorio di Cesano Maderno. L’attività incessante del comitato brianzolo non si limita a sterili chiacchiere sui social network, ma si traduce quotidianamente in presenza costante sulle piazze, ascolto dei cittadini e divulgazione instancabile. La trasferta al Bagno Biondetti è servita a ribadire a gran voce e senza alcun tentennamento la totale, assoluta e indiscutibile centralità dei valori fondanti e delle grandi battaglie identitarie e patriottiche nate proprio durante quel primo storico e indimenticabile raduno. Un giuramento di fedeltà che dimostra come il fuoco politico acceso tre anni fa continui ad ardere vigorosamente nei cuori di chi non si rassegna al declino culturale dell’Occidente.

Dibattiti e confronto: la rete di Futuro Nazionale che si espande

La lunga e soleggiata giornata in Versilia non è stata, però, dedicata unicamente alle celebrazioni nostalgiche del passato, ma si è rivelata un fondamentale e vitale laboratorio di idee rivolto strenuamente verso le sfide future.
Durante l’intero arco dell’evento, i preparatissimi e agguerriti rappresentanti della delegazione cesanese si sono messi letteralmente in gioco, prendendo parte in prima linea ai numerosi e serrati momenti di dibattito, approfondimento tematico e costruttivo confronto organizzati insieme alle tante altre realtà territoriali giunte da ogni angolo della penisola. Questi incontri e questi scambi di esperienze sul campo rappresentano la vera e propria, preziosissima linfa vitale necessaria per rafforzare le radici del movimento sul piano nazionale. Coordinare gli sforzi, condividere le strategie di comunicazione locale e fare rete tra le diverse anime di Futuro Nazionale è il passo cruciale per trasformare la rabbia e la protesta dei cittadini in proposte concrete, legali e amministrative. Il Comitato 47 di Cesano Maderno è tornato in Brianza con un bagaglio di nuove idee, un entusiasmo contagioso e la ferma, granitica consapevolezza che la strada tracciata da “Il Mondo al Contrario” sia l’unica via percorribile per restituire dignità e buon senso alla politica del territorio.

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Politica

Scontro totale a destra: la clamorosa rottura con Vannacci nel libro Rinascimento Nazionale

La politica italiana è in subbuglio per i clamorosi retroscena sulla spaccatura all’interno del movimento del Generale Vannacci! Vi sveliamo in esclusiva la potentissima premessa del nuovo libro “Rinascimento Nazionale”. L’autore, ex Presidente del Centro Studi del partito espulso lo scorso 8 settembre, racconta senza filtri le motivazioni ideologiche della rottura: l’isolamento del leader da parte del “giglio tragico”, le pericolose derive verso uno Stato Etico che indaga la morale privata e l’insopportabile mediocrità di chi confonde la lealtà con la cieca obbedienza. Una clamorosa lezione politica sulla vera destra liberale!👇

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Rinascimento nazionale, cover libro

Roma – La politica italiana si arricchisce oggi di una testimonianza esplosiva, lucida e profondamente analitica, capace di far luce sulle complesse dinamiche interne di uno dei movimenti più discussi dell’ultimo anno. Pubblichiamo in esclusiva le densissime pagine introduttive del libro “Rinascimento Nazionale” (attualmente disponibile per l’acquisto in tutte le librerie fisiche e sui principali store digitali, tra cui Amazon). Un testo che non è solo un saggio culturale, ma rappresenta un vero e proprio manifesto politico e un retroscena inedito sulla traumatica scissione consumatasi ai vertici del partito “Futuro Nazionale” legato al Generale Roberto Vannacci. L’autore, titolare della tessera numero 18 ed ex Presidente del Centro Studi, ripercorre i motivi ideologici, strategici e personali che hanno portato alla sua clamorosa espulsione avvenuta lo scorso 8 settembre 2026. Di seguito, la premessa integrale dell’opera: “La Decima Corporazione di D’Annunzio: lavorare per il futuro e per ciò che non ha ancora nome”.

Il progetto originario e l’illusione di un “De Gaulle italiano”

Questo libro era sostanzialmente terminato quando gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno finito per conferirgli, quasi senza che lo volessi, un significato ulteriore.
Quando ho cominciato a scriverlo, il mio intento era abbastanza semplice da enunciare e assai meno facile da realizzare: provare a dare una forma coerente a un’idea di destra che sentivo sempre meno rappresentata nel dibattito italiano. Una destra nazionalista ma non statalista, identitaria ma non razzista, severa sull’immigrazione irregolare e ferma sulla sicurezza senza per questo trasformare lo straniero in un nemico; una destra liberale e liberista, occidentale, atlantica, legata alla tradizione italiana e proprio per questo più risorgimentale che novecentesca. Ritenevo che Futuro Nazionale potesse diventare uno degli strumenti attraverso i quali tentare questa costruzione. L’ho pensato sinceramente, al punto da espormi in prima persona, da contribuire alla sua elaborazione e da considerare possibile che Roberto Vannacci, per la forza con cui era riuscito a intercettare un disagio politico reale, potesse assumere un ruolo assai più importante di quello di semplice tribuno della protesta. Ho scritto e detto che avrebbe potuto essere una sorta di De Gaulle italiano. Non solo per la coincidenza dell’uniforme, evidentemente, ma perché intravedevo in lui un senso dello Stato così potenzialmente radicato da poter trasformare una protesta diffusa in una visione nazionale più ampia. Non ho ragione di rinnegare oggi quel giudizio, preferisco dire più semplicemente che quella possibilità, a un certo punto, ha cominciato a prendere una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

L’autonomia intellettuale e la pericolosa deriva verso lo “Stato Etico”

Ero il titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, una delle prime trenta assegnate dal generale alle persone che riteneva più vicine al progetto originario.
Parallelamente avevo continuato a lavorare in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, organismo autonomo apprezzato dal generale sia ai tempi del MAC, sia con la nascita del Partito. Proprio questa autonomia si è rivelata il punto decisivo. Un centro studi serio non nasce per certificare a posteriori decisioni prese altrove. A un certo punto ho cominciato a porre questioni inevitabili. Non si trattava di stabilire se Futuro Nazionale fosse abbastanza di destra, ma di capire quale destra volesse essere. I problemi sono cominciati quando alle domande ragionevoli si sono aggiunte risposte che lo erano molto meno: quando la richiesta di sicurezza ha iniziato a convivere con suggestioni autoritarie; quando la critica all’immigrazione irregolare ha rischiato di trasformarsi in ostilità verso una religione; quando alla difesa della famiglia si è sovrapposta una concezione dello Stato chiamato a entrare nella vita privata delle persone; quando la critica al progressismo è diventata una specie di integralismo speculare. Non potevo condividere una visione nella quale lo Stato sembrava tornare a occuparsi di morale privata. Lo Stato etico non diventa accettabile soltanto perché cambia padrone.

Il “Giglio Tragico”, le cornacchie nere e la mediocrità al potere

Poi c’è stata la questione, più prosaica ma non meno importante, della classe dirigente. Intorno a ogni leader che cresce rapidamente si forma inevitabilmente un ambiente.
I collaboratori diventano filtri. I filtri diventano custodi. I custodi cominciano a decidere chi può parlare con il leader, quali persone sono gradite e quali invece no. Ho avuto la sensazione che intorno a Vannacci si stesse progressivamente formando qualcosa del genere. Ho usato l’espressione “giglio tragico” per descrivere un ambiente sempre più ristretto, capace di isolare il leader. Le “cornacchie nere”. Qualcuno ha voluto vedere in questa vicenda poteri forti o burattinai. Temo che la verità sia più semplice: molto spesso non servono complotti per danneggiare un progetto politico, bastano cattivi consiglieri, una selezione mediocre della classe dirigente, persone incapaci di distinguere la fedeltà dalla competenza. Una forza che pretende di rinnovare il Paese dovrebbe cominciare da se stessa, cercando persone capaci – se necessario – di contraddire il capo, non soltanto di rassicurarlo. Quando invece il dissenso viene interpretato come slealtà, il rischio è che il partito smetta di essere una comunità politica e diventi una corte.

L’espulsione e la Decima Corporazione di D’Annunzio

L’8 settembre 2026 sono stato espulso da Futuro Nazionale. Non avevo ricevuto contestazioni formali o telefonate. Ho appreso la notizia da un giornalista.
Non è l’aspetto procedurale che mi interessa di più, ma ciò che quell’episodio rappresenta. Una forza politica nata contro i vecchi partiti dovrebbe interrogarsi quando comincia a riprodurne i vizi peggiori. Ed è qui che torno a Fiume, alla Carta del Carnaro e alla Decima Corporazione. Non per nostalgia, ma per il contrario. La Decima Corporazione lasciava simbolicamente un posto a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome. Una casella vuota destinata al futuro. I sistemi chiusi riempiono tutte le caselle. Le società vive, invece, lasciano sempre uno spazio all’irregolare, all’imprevisto, all’eretico. Per questo continuo a preferire il laboratorio alla caserma. D’Annunzio saccheggiava il passato per costruire il futuro; i reazionari fanno spesso il contrario. Questo libro non so dove porterà, ma so da quale parte intendo continuare a guardare: non indietro, verso le forme politiche che hanno già consumato la propria storia, ma avanti, verso quella casella vuota per chi lavora a ciò che ancora non ha nome.

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