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Cronaca

L’orrore nella clinica: cani e gatti soppressi per 100 euro senza motivo. Veterinario sotto accusa per uccisioni crudeli

Bastavano 100 euro per chiudere la pratica con un’iniezione letale di Tanax, senza nessuna patologia e senza l’ombra di una cartella clinica. 🐾 💉 Orrore in una nota clinica veterinaria del fiorentino: un medico di 63 anni è finito sotto accusa per la soppressione crudele e illecita di nove cani e gatti innocenti. L’indagine è partita dalla morte sospetta di un dogo argentino a Ravenna e ha scoperchiato il vaso di Pandora di un tradimento etico imperdonabile. Chi ama gli animali invoca giustizia severa! Leggi i dettagli di questa raccapricciante inchiesta. 👇 💔

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Soppressione cane

Firenze – Chi ha la fortuna di condividere la propria vita con un cane o con un gatto conosce perfettamente la sacralità di quel legame. Sono membri a tutti gli effetti della nostra famiglia, compagni di viaggio silenziosi ma capaci di un amore incondizionato che non chiede nulla in cambio. Quando i nostri amici a quattro zampe si ammalano, affidiamo le loro fragili vite nelle mani dei veterinari, guardando a questi professionisti come a veri e propri angeli custodi in camice bianco. Eppure, la cronaca giudiziaria di oggi ci restituisce uno spaccato di orrore puro, una vicenda agghiacciante che sta scuotendo nel profondo le coscienze di migliaia di cittadini italiani, svelando un presunto tradimento etico e professionale di proporzioni inaudite.

100 euro per la morte in siringa: la macabra routine emersa dalle indagini

Un’iniezione letale di Tanax, il farmaco tristemente noto utilizzato per l’eutanasia animale, e la pratica veniva considerata chiusa. Nessuna esitazione, nessuna ricerca di cure palliative, nessuna indagine diagnostica approfondita. E, alla fine di questo gelido e irreversibile protocollo di morte, veniva emessa una fattura del costo irrisorio di appena cento euro. È questo il quadro accusatorio, cupo e raggelante, delineato dalla Procura di Firenze a carico di un medico veterinario di 63 anni, titolare di una ben nota clinica situata nell’hinterland fiorentino. L’uomo è attualmente indagato con accuse pesantissime: la soppressione di ben nove animali, tra cani e gatti, eseguita – stando alle carte dell’accusa – senza che vi fosse la benché minima necessità clinica e perpetrata attraverso modalità definite “crudeli”.

Le indagini, riportate in queste ore dal quotidiano La Nazione, descrivono uno scenario che somiglia più a una catena di montaggio dell’eutanasia clandestina che a un ambulatorio medico dedito alla cura e alla salvezza degli animali.

L’ombra del Dogo Argentino: l’indagine partita da Ravenna che ha scoperchiato il vaso di Pandora

Come spesso accade nelle inchieste più complesse, il filo di questo macabro gomitolo ha iniziato a dipanarsi quasi per caso, partendo da un territorio diverso. A far scattare i sospetti degli inquirenti e a far emergere la sconvolgente vicenda toscana è stato, infatti, un procedimento giudiziario parallelo aperto presso la Procura di Ravenna. L’oggetto di questa prima indagine era la morte, giudicata fin da subito fortemente sospetta, di un giovane e vigoroso esemplare di dogo argentino. Da quell’evento è scaturito un processo penale che oggi vede seduti sul banco degli imputati non solo lo stesso veterinario fiorentino, ma anche la proprietaria dell’animale.

Gli atti e le testimonianze raccolte in quella sede giudiziaria hanno rappresentato la proverbiale punta dell’iceberg. Le successive, meticolose perquisizioni disposte dalle forze dell’ordine nella clinica del sessantatreenne hanno infatti spinto gli investigatori ad ampliare drammaticamente il perimetro dell’inchiesta, portando alla luce segreti inconfessabili custoditi tra gli schedari dell’ambulatorio.

L’assenza totale di cartelle cliniche: l’eutanasia come crudele scorciatoia

Dai documenti sequestrati dagli inquirenti sono improvvisamente spuntate le tracce di altre otto soppressioni, effettuate nel corso del tempo su sei cani e due gatti innocenti. Tracce che, secondo l’impianto accusatorio, delineano una vera e propria “prassi” ricorrente e inquietante: il proprietario portava l’animale in ambulatorio (magari per problemi comportamentali di difficile gestione, o per piccoli acciacchi che non voleva curare per risparmiare tempo e denaro) e il veterinario procedeva direttamente con la siringa letale, senza porsi alcun interrogativo etico o deontologico.

Il punto nevralgico, il vero cuore nero di questa inchiesta, risiede nella totale e ingiustificabile assenza di riscontri clinici. Per nessuno degli animali uccisi, infatti, le forze dell’ordine sarebbero riuscite a trovare una singola cartella medica capace di attestare l’esistenza di patologie gravi, degenerative o incurabili capaci di causare sofferenze insopportabili. Allo stesso modo, non c’è traccia di tentativi di cura, di analisi del sangue o di somministrazione di terapie precedenti alla decisione finale di procedere con l’iniezione letale.

Tradire il giuramento medico: il dolore e la richiesta di giustizia

La normativa italiana in materia di tutela degli animali d’affezione, così come il codice deontologico della professione veterinaria, parla in modo inequivocabile: la soppressione di un animale domestico è l’estrema ratio, un atto medico dolorosissimo che può e deve essere compiuto esclusivamente per porre fine alle sofferenze di un essere vivente affetto da malattie incurabili e terminali, debitamente documentate. Nel caso del veterinario fiorentino, invece, la morte sembra essere stata utilizzata come una spietata “scorciatoia” a basso costo.

Siamo di fronte a un presunto tradimento che colpisce al cuore non solo le bestioline indifese, cui è stato strappato via l’unico bene prezioso che possedevano – la vita –, ma anche l’onorabilità di migliaia di veterinari onesti che ogni giorno lottano nei loro ambulatori per strappare alla morte cani e gatti, spesso lavorando in condizioni di emergenza emotiva. La giustizia dovrà ora fare il suo corso, accertando le responsabilità con rigore assoluto. Perché chi toglie la vita a una creatura innocente, barattando il proprio giuramento etico per cento euro, non deve avere sconti.

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Cronaca

Il mistero inquietante dei Lupi di Noicàttaro: trappole rubate, un cucciolo orfano e il terrore di una città murata nel silenzio

Il mistero inquietante dei LUPI di Noicàttaro: avvistato di notte un dolcissimo (e spaurito) cucciolo da solo. Ma se la madre non lo abbandonerebbe mai, significa che l’hanno uccisa? E scoppia il giallo della TRAPPOLA rubata! 🐺 🚨 La situazione nelle campagne tra Noicàttaro e Torre a Mare sta diventando degna di un thriller, e i cittadini (terrorizzati dai recenti attacchi ai bambini nei parchetti) esigono risposte immediate! L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente ha rilasciato un comunicato durissimo per denunciare le troppe “ombre” di questa vicenda. Da giorni vaga per le strade, di notte, un piccolo cucciolo di lupo di 5 mesi completamente DA SOLO. Una cosa innaturale: i lupi non abbandonano mai i cuccioli! La terribile ipotesi è che i genitori siano stati uccisi illegalmente da qualcuno! E il mistero si infittisce: lo scorso 26 agosto, dei ladri hanno RUBATO un’attrezzatura costosissima della “Task Force” della Regione (una trappola speciale che manda segnali Gps se cattura l’animale). Chi l’ha rubata? Sono stati gli animalisti estremisti per sabotare la cattura, oppure un lupo è stato catturato, ucciso illegalmente e seppellito di nascosto insieme alla trappola? Di fronte a questo clima da far west, la Task Force si è chiusa in un assurdo “silenzio stampa”, non spiegando nulla alla popolazione! Nel frattempo emergono retroscena shock: sembra che i lupi si siano avvicinati alle case perché un’azienda (ora chiusa) buttava abusivamente quintali di scarti di MACELLERIA nelle campagne. Finiti quegli scarti, i lupi (ormai abituati) avrebbero prima sterminato i cani della zona, per poi passare ad attaccare l’uomo per la fame disperata! Leggi tutta la paurosa ricostruzione dei fatti nel nostro articolo completo! 👇 🌑 Voi da che parte state in questo scontro durissimo? Credete che i Lupi vadano abbattuti per proteggere i nostri bambini che giocano per strada, oppure pensate (come le associazioni animaliste) che andrebbero solo catturati e portati altrove, visto che l’avvicinamento al paese è stata colpa dell’uomo che lasciava gli scarti di carne? Diteci la vostra nei commenti e condividete il post per rompere il silenzio stampa!

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Lupo

Noicàttaro (BA) – C’è un mistero dai contorni sempre più oscuri e inquietanti che si aggira famelico nelle campagne e nelle strade periferiche del Barese. Una vicenda che ha smesso da tempo di essere una semplice “questione ambientale” per trasformarsi in un vero e proprio incubo a occhi aperti per le famiglie del territorio. Il paese ha paura, e quando un’intera cittadinanza vive nel terrore che i propri figli vengano attaccati, il silenzio delle Istituzioni diventa un peso insopportabile.
A lanciare una vera e propria bomba mediatica su questa intricatissima faccenda è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che attraverso un comunicato svela retroscena drammatici e solleva interrogativi pesantissimi su ciò che sta accadendo realmente nella zona tra Noicàttaro e Torre a Mare.

Il cucciolo smarrito nella notte: un presagio drammatico

Il racconto dell’Associazione parte da un’immagine che stringe il cuore ma che, al tempo stesso, fa suonare un gravissimo campanello d’allarme. Negli ultimi giorni è stato avvistato a più riprese (e filmato nitidamente da un automobilista la sera del 28 agosto nei pressi dell’Agri Coop) un bellissimo ma spaurito cucciolo di lupo di circa 5 mesi d’età e 18 kg di peso. Il problema è che questo cucciolo vaga completamente da solo.
Nella rigida e sacra legge del branco, un lupetto di pochi mesi non viene mai e poi mai abbandonato dalla madre, né si allontana volontariamente dalla famiglia (cosa che accade solo verso i due anni di età). Il fatto che questo animale, disorientato e terrorizzato, vaghi in solitudine di notte tra i vigneti, porta gli esperti a una conclusione spaventosa e drammatica: uno o entrambi i genitori potrebbero essere morti, presumibilmente uccisi per mano dell’uomo ancor prima dell’apertura della stagione di caccia.

Il giallo della trappola rubata: sabotaggio o bracconaggio?

Ma è sul fronte della Task Force Regionale (incaricata di monitorare e catturare i lupi) che il mistero si tinge di nero. Il 26 agosto scorso, ignoti hanno rubato l’attrezzatura di cattura posizionata dagli esperti: una fototrappola e un costosissimo “laccio di Aldrich” dotato di allarme radio GPS (uno strumento in grado di avvisare i tecnici ogni 3 minuti in caso di cattura).
Cosa è successo davvero in quella campagna? Le ipotesi avanzate dall’Associazione sono due, entrambe inquietanti. La prima è che un commando di estremisti animalisti abbia sabotato e rubato le attrezzature per impedire la cattura. La seconda, molto più macabra, è che nel laccio sia effettivamente finito un lupo e che qualcuno lo abbia ammazzato silenziosamente, facendo poi sparire il cadavere e la trappola sotto terra prima dell’arrivo della Task Force.

Il muro di gomma della Task Force e il passato oscuro

Di fronte a questo clima da far west, l’Associazione denuncia duramente l’assurdo comportamento della Task Force, chiusa in un blindatissimo e ingiustificabile “silenzio stampa”. I cittadini, che ad agosto hanno vissuto il terrore di tre lupi che hanno attaccato i bambini nei parchi gioco (con due bimbi feriti in modo grave), hanno il sacrosanto diritto di sapere quali risultati concreti siano stati ottenuti in un mese di lavoro. I lupi, purtroppo, sono ancora liberi di circolare.
Ma da dove nasce questo incubo? Secondo diverse segnalazioni, la miccia che ha fatto esplodere la bomba sarebbe legata al comportamento illecito di un’azienda locale (oggi chiusa) che per anni avrebbe abbandonato abusivamente scarti di macelleria nelle campagne. Quegli scarti avrebbero alimentato, fatto riprodurre e avvicinato i lupi alle case. Finita la carne illegale, i predatori affamati avrebbero prima sterminato i cani randagi della zona e poi, spinti dalla disperazione, avrebbero iniziato a puntare l’essere umano. Una convivenza, oggi, drammaticamente impossibile.

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Cronaca

Strage alla Cronoscalata di Monte Erice: auto da corsa sbanda e piomba impazzita sulla folla. Due morti e un ferito gravissimo

Il rombo dei motori, l’auto impazzita che perde aderenza e poi l’impatto mortale tra le urla: la gloriosa Cronoscalata di Monte Erice si trasforma in un lago di sangue! Due morti e un ferito gravissimo. 🏎️ 🩸 Una domenica di festa sportiva, adrenalina e passione per i motori si è appena trasformata nel peggiore e più angosciante degli incubi. Nelle scorse ore, durante la famosissima 68ª “Cronoscalata del Monte Erice” in Sicilia, una violentissima e devastante tragedia ha scioccato tutta l’Italia! Un’auto da corsa in gara (lanciata a folle velocità lungo i ripidi tornanti della montagna) ha improvvisamente perso il controllo, è schizzata fuori strada come un missile impazzito e ha letteralmente FALCIATO senza pietà un gruppo di tre persone che si trovava a bordo pista! Il bilancio dell’impatto è da brividi: due persone sono state purtroppo UCCISE SUL COLPO (i medici non hanno potuto far nulla per salvarle), mentre una terza è ricoverata in condizioni disperate e gravissime, lottando tra la vita e la morte in ospedale! Di fronte a questo scenario apocalittico, la Direzione ha ovviamente e immediatamente SOSPESO LA GARA (che vedeva iscritti ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia). Ora spetterà alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare il posizionamento delle persone investite, ma resta l’immenso e insopportabile dolore per una tragedia senza fine. Leggi la cronaca dell’incidente nel nostro articolo completo. 👇 🏴 Un lutto durissimo per tutto il motorsport italiano. Sappiamo bene quanto i Rally e le Cronoscalate siano affascinanti, ma anche maledettamente e fatalmente pericolose! Esprimiamo le nostre più profonde condoglianze alle famiglie delle due vittime che hanno perso la vita in questa maledetta domenica. Lasciate una preghiera nei commenti per questi due angeli e condividete l’articolo!

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Soccorritori 118

Erice (TP) – Ci sono domeniche che iniziano con il rombo assordante e festoso dei motori, con l’odore acre della benzina e della gomma bruciata sull’asfalto, e che purtroppo si concludono nel silenzio più agghiacciante e straziante. Quella che doveva essere una meravigliosa e storica giornata dedicata allo sport, alla passione per i motori e alla pura adrenalina, si è trasformata in un dramma spaventoso, in una vera e propria strage che ha bagnato di sangue l’asfalto della Sicilia.
Una violentissima tragedia si è abbattuta nelle scorse ore sulla celebre Cronoscalata di Monte Erice, una delle competizioni automobilistiche in salita più famose, amate e prestigiose di tutto il Sud Italia. Per cause ancora in fase di accertamento da parte delle Forze dell’Ordine, una vettura in gara ha improvvisamente perso aderenza, finendo in modo catastrofico e letale fuori strada e falciando senza pietà tre persone che si trovavano a bordo pista. Il bilancio di questo incubo a occhi aperti è drammatico e definitivo: due persone sono rimaste uccise sul colpo, mentre una terza lotta disperatamente tra la vita e la morte, ricoverata in condizioni gravissime.

Il bolide impazzito e le vite spezzate sull’asfalto

La dinamica dell’incidente, ancora frammentaria, restituisce i contorni di una vera e propria fatalità crudele. Durante la velocissima salita lungo i ripidi tornanti del Monte Erice, il pilota della vettura (lanciata a fortissima velocità come prevede la natura stessa della competizione) ha perso il controllo del suo bolide. L’auto si è trasformata in un missile di metallo impazzito, uscendo dalla traiettoria sicura e piombando a peso morto e senza controllo verso il ciglio della carreggiata.
L’impatto con il gruppo di persone è stato devastante, violentissimo e purtroppo fatale. Per due delle persone investite (la cui identità e il ruolo esatto sul percorso sono in fase di accertamento da parte delle autorità giunte sul posto), non c’è stato assolutamente nulla da fare. I soccorsi medici, giunti sul luogo dello schianto a sirene spiegate nel giro di pochi istanti, si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante. Hanno potuto solo constatare il decesso delle due vittime e stabilizzare disperatamente la terza persona falciata dall’auto, trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso e in pericolo di vita.

Gara sospesa: il lutto cancella la 68ª edizione

Di fronte a un dramma di proporzioni così spaventose, la macchina organizzativa si è fermata all’istante. La Direzione Gara ha ordinato la sospensione immediata di tutta la competizione. I motori si sono spenti e un velo di profondo, doloroso lutto è calato sull’intero paddock e sulle migliaia di spettatori presenti lungo il tracciato, pietrificati dallo shock.
Quella interrotta così brutalmente era la gloriosa 68ª edizione della storica cronoscalata, un evento magistralmente organizzato dall’Automobile Club Trapani e che richiamava il gotha del motorsport nazionale. La gara era infatti validissima e cruciale sia per il Campionato Italiano Velocità Salita Auto Storiche (CIVSA), sia per il Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM) dedicato alle vetture moderne, oltre che per il tricolore delle auto classiche. Un appuntamento imperdibile che aveva visto la formidabile iscrizione di ben 260 equipaggi provenienti da tutta Italia, per un totale di 153 vetture moderne e 107 storiche pronte a darsi battaglia contro il cronometro.

Il fascino mortale delle corse in salita

Questa terribile tragedia riapre ferite mai del tutto rimarginate e un dibattito dolorosissimo all’interno della grande famiglia del motorsport italiano. Le cronoscalate e i rally su strada (a differenza delle gare chiuse all’interno degli autodromi recintati) vivono da sempre del meraviglioso ma pericolosissimo contatto diretto tra le auto da corsa e l’ambiente circostante.
È il fascino antico della montagna, ma è anche il suo rischio più letale. Basta un guasto meccanico, lo scoppio di uno pneumatico o un millimetrico errore umano su un tornante per trasformare una festa di sport in un cimitero. Le indagini della Magistratura dovranno ora chiarire l’esatta dinamica della sbandata e accertare che tutte le rigidissime misure di sicurezza sul posizionamento del pubblico fossero state rispettate. Nel frattempo, l’Italia dei motori piange e prega per chi, oggi, è uscito di casa per assistere a una gara e non vi farà mai più ritorno.

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Cronaca

Tragedia sulle montagne del Locarnese: cacciatore di 54 anni precipita e muore durante la battuta. Il dramma sul Pizzo Sassariente

Il panico, le ricerche con gli elicotteri e infine la peggiore delle scoperte. Tragedia in Svizzera (nel Locarnese): un cacciatore di 54 anni perde l’equilibrio e precipita nel vuoto durante la battuta di caccia. Ritrovato il corpo a 1.450 metri d’altezza. 🏔️ 💔 La montagna è tanto meravigliosa quanto spietata, e basta una banalissima distrazione, una radice o un piede messo in fallo per trasformare una serena giornata all’aria aperta in una tragedia mortale senza via d’uscita! Il dramma si è consumato nelle scorse ore vicino a noi, nel Canton Ticino. Un uomo di 54 anni, domiciliato nel Locarnese, non è più tornato a casa dopo essere uscito per una normalissima battuta di Caccia sul Pizzo Sassariente. Alle 16:30, non avendo più sue notizie, i familiari disperati hanno dato l’allarme! Si è attivata immediatamente una gigantesca e forsennata macchina dei soccorsi: Polizia Cantonale, Soccorso Alpino Svizzero (SAS) e gli elicotteri della REGA hanno iniziato a setacciare disperatamente i boschi dall’alto sperando di trovarlo vivo. Purtroppo, poco dopo le ore 18:00, la terribile scoperta che ha gelato il sangue a tutti: il corpo senza vita del 54enne è stato ritrovato in un canalone a 1.450 metri d’altezza (sul versante della Val della Porta). Secondo le prime ricostruzioni, il cacciatore sarebbe tragicamente precipitato nel vuoto in seguito a una caduta accidentale fatale. Lo shock per la famiglia è stato talmente violento che la Polizia ha dovuto far intervenire d’urgenza un Team di Psicologi (il Care Team) per supportare la moglie e i parenti distrutti dal dolore. Leggi tutti i tristi dettagli nel nostro articolo. 👇 🌲 Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di questo cacciatore per questa assurda e dolorosissima perdita. Un pensiero anche ai coraggiosissimi soccorritori alpini che ogni giorno rischiano la loro vita per cercare di salvare quella degli altri! Lasciate una preghiera nei commenti.

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Cacciatore

Locarno (Svizzera) – Ci sono pomeriggi in cui la maestosa bellezza della montagna decide improvvisamente di mostrare il suo volto più spietato, crudele e inesorabile, trasformando in un battito di ciglia una serena giornata all’aria aperta in una tragedia senza via di ritorno. È un dramma che toglie letteralmente il respiro quello che si è consumato nelle scorse ore nel vicino Canton Ticino, dove la montagna ha preteso il suo dolorosissimo tributo di sangue.
Un cittadino svizzero di 54 anni, domiciliato e molto conosciuto nel Locarnese, ha tragicamente perso la vita nel pomeriggio di sabato durante quella che doveva essere una semplice e abituale battuta di caccia. Il dramma si è materializzato sulle impervie alture del Pizzo Sassariente, una vetta tanto affascinante quanto insidiosa per chi decide di addentrarsi tra i suoi costoni di roccia. La terribile e agghiacciante conferma ufficiale è arrivata direttamente dalla Polizia Cantonale nella mattinata di domenica, gettando nello sconforto più totale l’intera comunità locale.

L’allarme nel pomeriggio e l’angoscia delle ricerche

L’incubo, per i familiari e gli amici dell’uomo, è iniziato poco dopo le ore 16:30 di sabato. Non vedendo rientrare il 54enne e non riuscendo in alcun modo a mettersi in contatto con lui, è scattato il panico.
La segnalazione di scomparsa è giunta concitata e carica di apprensione alla Centrale Comune d’Allarme (CECAL) svizzera. Da quel momento preciso, ha preso il via una forsennata e disperata corsa contro il tempo per cercare di salvare la vita del cacciatore prima che il calare del buio rendesse le operazioni impossibili. È stato attivato immediatamente un imponente e massiccio dispositivo di ricerca interforze, che ha visto schierati sul campo gli uomini della Polizia Cantonale, le squadre specializzate del Soccorso Alpino Svizzero (SAS) e gli inarrestabili elicotteri della REGA, pronti a sorvolare metro per metro le aspre pareti della zona.

La macabra scoperta a 1.450 metri d’altezza

I soccorritori hanno setacciato le pendici della montagna con il cuore in gola, sperando fino all’ultimo istante di trovare l’uomo semplicemente ferito o bloccato in qualche canalone. Purtroppo, poco dopo le ore 18:00, le comunicazioni radio si sono gelate, trasmettendo la peggiore delle notizie possibili.
Il corpo ormai privo di vita del 54enne è stato individuato e raggiunto ad un’altitudine di circa 1.450 metri, disperso sul versante impervio della Val della Porta. I medici calatisi dall’elicottero non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo, tra i volti stravolti dal dolore dei soccorritori. Il silenzio della montagna ha inghiottito per sempre il respiro del cacciatore.

Un passo falso fatale e l’intervento degli psicologi

Al momento le autorità elvetiche mantengono il massimo riserbo sull’esatta dinamica dell’incidente, ma stando a una prima, sommaria ricostruzione (e in attesa che l’inchiesta formale stabilisca le cause precise), appare evidente che il cacciatore sia rimasto vittima di una rovinosa e fatale caduta accidentale.
Basta un piede appoggiato su una roccia scivolosa, una radice nascosta dall’erba o un momento di banale distrazione mentre si osserva il bersaglio, e il baratro non perdona. Il vuoto ti trascina giù senza lasciarti il tempo di lanciare un urlo. L’impatto psicologico della tragedia sulle persone vicine alla vittima è stato talmente violento e devastante da rendere assolutamente necessario l’intervento tempestivo e delicato del Care Team. Gli psicologi specializzati sono entrati in azione per prestare il primo e indispensabile supporto morale ed emotivo ai familiari e agli amici dell’uomo, distrutti da una morte tanto improvvisa quanto assurda. Oggi il Locarnese piange, pregando per un uomo che la montagna ha voluto tenere con sé per l’eternità.

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