Redazione- Mentre centinaia di richiedenti asilo venivano ammassati in strutture fatiscenti, prive dei minimi standard igienici e di sicurezza, i gestori dell’accoglienza spendevano il denaro pubblico in viaggi di piacere e accessori di lusso. È questo lo scenario desolante che emerge dall’ultima inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania e della Guardia di Finanza di Benevento. Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe trasformato la solidarietà in un lucroso bancomat privato, sottraendo risorse vitali a chi ne aveva più diritto per foraggiare le tasche di pochi.
L’inchiesta contabile ha portato alla notifica di otto “inviti a dedurre” nei confronti di altrettante persone, tra cui spiccano i nomi di amministratori del consorzio “Maleventum” e, dato ancora più allarmante, di alcuni ex funzionari e dipendenti della Prefettura di Benevento. Il danno erariale contestato è pesantissimo: 1,3 milioni di euro che sarebbero stati letteralmente “volatilizzati” tra il 2014 e il 2018.
Un business milionario alle spalle dello Stato
Le cifre che ruotano attorno a questa vicenda sono imponenti. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito un flusso di denaro pubblico che supera i 20 milioni di euro, erogati dal Ministero dell’Interno attraverso la Prefettura per la gestione dei flussi migratori. Eppure, nonostante questa enorme disponibilità economica, la realtà dei centri d’accoglienza gestiti dal consorzio era ben lontana dagli standard previsti dai capitolati d’appalto.
I controlli eseguiti dai finanzieri hanno svelato condizioni di vita degradanti: sovraffollamento sistematico, carenze strutturali gravi, assenza di servizi essenziali e violazioni delle norme di sicurezza. In sintesi, si risparmiava su tutto: dal cibo alla pulizia, dal riscaldamento all’assistenza. Ma dove finivano i soldi risparmiati tagliando sulla pelle dei migranti?
Rolex e viaggi con i soldi dell’accoglienza
Secondo gli inquirenti, parte di quei fondi destinati al supporto umanitario veniva dirottata verso esigenze personali ed egoistiche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari. La lista degli acquisti contestati parla di uno stile di vita opulento finanziato con le tasse dei cittadini: beni di lusso, boutique di alta moda e soggiorni turistici spettacolari. Un contrasto stridente e amaro tra il lusso sfrenato degli indagati e la miseria dei centri, dove anche un sapone o un materasso pulito sembravano essere diventati un optional troppo costoso.
Il filone giudiziario e le difese
L’attuale procedimento contabile non nasce dal nulla, ma affonda le radici in una complessa indagine penale che ha già visto il Tribunale di Benevento emettere una sentenza di condanna lo scorso 21 aprile. Oggi, la magistratura contabile interviene per recuperare i soldi sottratti alla collettività. I destinatari dei provvedimenti avranno ora la possibilità di presentare le proprie memorie difensive e chiedere di essere ascoltati dai magistrati prima che si proceda all’eventuale citazione in giudizio.
Tuttavia, il quadro delineato dalla Guardia di Finanza resta una ferita aperta per il territorio beneventano. Oltre al danno economico, emerge un danno d’immagine e morale incalcolabile: l’idea che il sistema di accoglienza sia stato utilizzato come un paravento per spartirsi la torta dei fondi pubblici, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel valore stesso dell’accoglienza.