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«Madri» conquista il Teatro dell’Elfo di Milano: Valentina Picello e Vito Vicino nel capolavoro drammaturgico di Diego Pleuteri

Dal 27 ottobre al 1° novembre il Teatro dell’Elfo di Milano (Sala Fassbinder) ospita «Madri», il premiatissimo spettacolo di Diego Pleuteri con Valentina Picello (Premio UBU 2025 miglior attrice) e Vito Vicino, per la regia di Alice Sinigaglia. Un viaggio commovente e polifonico tra le scatole della memoria e l’inconscio familiare. Tutte le date della tournée nazionale e i dettagli nell’articolo completo 👇

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Ph. Capitani

Milano – Il palcoscenico del Teatro dell’Elfo di Milano si prepara ad accogliere uno degli eventi teatrali più attesi e premiati della stagione contemporanea. Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026, la Sala Fassbinder ospiterà la ripartenza ufficiale della tournée nazionale di «Madri», straordinario testo scritto da Diego Pleuteri, con la regia visionaria di Alice Sinigaglia e l’interpretazione magistrale di Valentina Picello e Vito Vicino. Prodotto da La Corte Ospitale in coproduzione con SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e di SIAE nell’ambito del programma «Per Chi Crea», lo spettacolo torna a incontrare il pubblico forte di un consenso unanime della critica, culminato nella vittoria di Eurodram 2022, nella menzione al Premio InediTO 2020 e nelle nomination ai Premi UBU 2025 come miglior nuovo testo italiano e miglior attrice protagonista.

Il debutto al Teatro dell’Elfo: Valentina Picello e Vito Vicino nell’opera di Diego Pleuteri

Al centro dell’opera brilla il talento vertiginoso di Valentina Picello, consacrata miglior attrice ai Premi UBU 2025 e insignita del prestigioso riconoscimento dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Accanto a lei il giovane e talentuoso Vito Vicino: insieme incarnano il dramma intimo, struggente e grottesco dell’incontro tra una madre e un figlio durante un grigio pomeriggio di pioggia. La scena si apre su un salotto domestico trasformato in un labirinto di scatole di cartone, ammassate disordinatamente sul tavolo, sulle sedie e sul pavimento, testimoni muti di un passato che rifiuta di essere archiviato.

Tra questi scatoloni la donna si muove in una sorta di trance verbale ininterrotta, alla ricerca disperata di un vecchio articolo di giornale conservato chissà quando. Il suo scopo è colmare una voragine mnemonica: ritrovare le ultime parole perdute di una citazione che sembra averle congelato l’esistenza. «Di intimo c’è rimasto solo…?»: è questa la frase sospesa, l’interrogativo bruciante attorno al quale si annodano i fili del racconto. Il figlio, inizialmente scettico e distante, viene rapidamente risucchiato nel vortice di quell’ossessione materna, trasformando la ricerca di un ritaglio di carta in una vertiginosa discesa negli abissi dell’inconscio familiare.

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La drammaturgia del pensiero e l’ossessione della memoria: «Di intimo c’è rimasto solo…?»

La penna di Diego Pleuteri, giovane autore formatosi alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e allievo di maestri quali Valerio Binasco e Leonardo Lidi, compie un’operazione drammaturgica di rara raffinatezza. I due protagonisti appaiono quasi come esseri dalla «testa bucata», dai cui pensieri zampillano parole continue, flussi di coscienza inarrestabili che oscillano pericolosamente tra cronaca reale e allucinazione lucida. Non è importante stabilire se gli eventi narrati siano effettivamente accaduti o siano stati soltanto fantasticati: ciò che conta è la loro bruciante consistenza emotiva.

Nel loro fitto dialogare, madre e figlio si scambiano continuamente le parti di una vita interiore logorata dal non detto. Si finiscono le frasi a vicenda, si anticipano, eppure non riescono a compiere l’unico passo decisivo: completare quel pensiero interrotto. Dalle scatole aperte emergono frammenti di esistenze parallele: vecchi album fotografici scoloriti, romanzi sgualciti e persino piccoli scarafaggi resistenti a ogni tentativo di eliminazione, simboli grotteschi di una realtà esteriore che preme per violare il guscio asettico della casa.

La regia sonora di Alice Sinigaglia e la sinfonia invisibile degli oggetti dimenticati

La regia di Alice Sinigaglia eleva il testo a partitura polifonica e sinfonica, grazie alla collaborazione fondamentale con la sound designer Federica Furlani, lo scenografo Alessandro Ratti e il light designer Luca Scotton. Il suono cessa di essere un semplice accompagnamento d’atmosfera per farsi protagonista scenico assoluto: le voci escono inaspettatamente dai cassetti della cucina, dalle scatole frugate spuntano microfoni nascosti, e le didascalie del testo si trasformano in battute pronunciate o sussurrate.

«La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti e qualche scatola», annota la regista Sinigaglia. In questo perimetro asfittico, la madre si muove inconsapevole del proprio corpo, con i capelli rossi a testimoniare una vitalità violenta che nel tempo ha subito una disperata implosione. Il citofono che squilla a vuoto e le presenze che svolazzano dietro i vetri rappresentano il mondo esterno che cerca disperatamente di sfondare la solitudine dei due personaggi, ricordando al pubblico che di intimo non resta che la vita stessa, per chi trova il coraggio di viverla.

Il calendario completo della tournée nazionale: da Milano e Genova fino a Roma e Bolzano

Dopo il debutto milanese alla Sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo (27 ottobre – 1° novembre 2026), «Madri» intraprenderà un lungo e articolato viaggio attraverso i teatri d’innovazione più prestigiosi d’Italia. Il tour proseguirà a novembre con tappe a Sogliano al Rubicone (6 novembre, Teatro E. Turroni), Ragazzola (7 novembre), Genova (12 e 13 novembre, Teatro Duse), Firenze (20 novembre, Teatro Cestello nell’ambito del Festival Cantiere Obraz), Villastrada di Dosolo (21 novembre, Teatro Sociale), Lugano in Svizzera (25 novembre, Teatro Foce), Campi Salentina (27 novembre, Teatro Excelsior) e Taranto (28 novembre, Teatro Tatà).

La tournée riprenderà poi nel marzo 2027 facendo tappa a Bolzano (11 marzo, Teatro Studio), Rovereto (12 marzo, Auditorium Melotti), Roma (dal 17 al 21 marzo, Teatro India) e Castello d’Argile (23 marzo, Teatro Comunale Casa del Popolo). Un’occasione straordinaria per assistere a una delle vette più intense e premiate del teatro italiano contemporaneo, di cui è possibile ammirare le prime immagini evocative attraverso il trailer ufficiale dello spettacolo.

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Elena Bucci porta al Teatro Fontana «Non sentire il male»: il corpo ribelle di Eleonora Duse tra il tradimento di D’Annunzio e la verità della scena

Il 17 e 18 ottobre il Teatro Fontana di Milano ospita «Non sentire il male» di e con Elena Bucci (Le Belle Bandiere), intenso viaggio teatrale dedicato a Eleonora Duse. Dallo strappo con Gabriele D’Annunzio alla testimonianza di Matilde Serao, fino agli archivi di Venezia: la storia di una rivoluzione artistica e umana. Date della tournée e dettagli nell’articolo completo 👇

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Non sentire il male Massimiliano Natale

Milano – Il palcoscenico del Teatro Fontana di Milano si accende, nelle serate del 17 e 18 ottobre 2026, di una delle presenze più magnetiche, rigorose e poetiche della scena contemporanea italiana. La compagnia Le Belle Bandiere presenta «Non sentire il male», creazione di cui Elena Bucci è autrice e solitaria interprete, interamente dedicata alla memoria sovversiva di Eleonora Duse. Frutto di una ricerca ventennale che affonda le radici nella memoria personale dell’attrice e nelle testimonianze documentali dell’epoca, lo spettacolo non si presenta come una fredda ricostruzione biografica o un devoto omaggio museale. Al contrario, si configura come un incontro d’anime tra due donne di teatro che hanno fatto della libertà espressiva, dell’incarnazione fisica del testo e del rifiuto del compromesso accademico la ragione stessa della propria esistenza artistica.

Il debutto al Teatro Fontana: Elena Bucci interroga il mito ribelle della «Divina»

Eleonora Duse (1858-1924) fu attrice eccelsa, capocomica instancabile e pioniera della regia moderna. Con la sua recitazione priva di trucco, nervosa, febbrile e scandalosamente naturale, spazzò via le pose enfatiche e le declamazioni retoriche che dominavano i teatri ottocenteschi, sconvolgendo le platee dell’intera Europa e delle Americhe. Detestava le commemorazioni ufficiali, i centenari e le biografie celebrative, consapevole che l’arte dell’attore vive e muore nell’istante irripetibile del qui e ora. Elena Bucci raccoglie questa eredità morale e la trasforma in una partitura scenica in cui il corpo si fa veicolo di presenze e memorie sommerse.

Il lavoro sul palco nasce dal confronto serrato con lettere intime, diari di bordo, taccuini di regia e testimonianze dirette raccolte lungo un arco temporale amplissimo. Con il supporto delle luci disegnate da Maurizio Viani e la cura del suono affidata a Raffaele Bassetti e Franco Naddei, la Bucci scarnifica il personaggio da ogni incrostazione mitologica o vezzo liberty per restituirne l’essenza più autentica: quella di una donna che ha saputo attraversare la solitudine e il dolore con un coraggio fiero e anticonformista, pagando a caro prezzo la propria indipendenza morale ed economica.

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Il tradimento di D’Annunzio e la testimonianza di Matilde Serao: recitare per guarire dalla vita

Uno dei gangli più drammatici ed emotivamente densi dello spettacolo si concentra su un episodio storico di lacerante intensità: il tradimento consumato da Gabriele D’Annunzio. La Duse, che aveva sacrificato patrimoni personali e salute fisica per promuovere e finanziare il teatro del Vate, si ritrova improvvisamente malata, sfinita e messa da parte dal poeta, che assegna alla rivale Irma Gramatica il ruolo di protagonista per il debutto de «La figlia di Iorio».

In quell’istante di estrema umiliazione, la Duse compie un gesto teatrale e umano sbalorditivo: chiusa nella sua stanza, afferra il copione originale e inizia a recitare da sola tutti i personaggi dell’opera, dando voce a pastori, streghe, padri e amanti con un’intensità sciamanica. A fare da testimone attonita e invadente a quel delirio creativo è l’amica e giornalista Matilde Serao, i cui resoconti fotografano il prodigio di un’attrice che «recitando guariva dai danni della vita». Per Eleonora il palcoscenico non era un mestiere, ma l’unico balsamo capace di curare le ferite dell’abbandono, sognando un teatro smaterializzato che potesse fare a meno persino delle scene e dei costumi per rinnovare un contatto puro con l’infinito.

Dall’eredità di Leo de Berardinis a Palazzo San Giacomo: una ricerca teatrale lunga una vita

L’origine di «Non sentire il male» si intreccia intimamente con il percorso artistico di Elena Bucci. Dopo gli anni formativi e rivoluzionari trascorsi nella storica compagnia bolognese del maestro Leo de Berardinis, prendendo parte a capolavori come «Amleto», «Re Lear», «Totò Principe di Danimarca» e «Il ritorno di Scaramouche», l’attrice avvertì l’urgenza di cercare una propria rotta solitaria. L’incontro con l’ombra della Duse avvenne quasi per fatalità nel silenzio spettrale di Palazzo San Giacomo a Russi, una grandiosa dimora nobiliare abbandonata tra le campagne romagnole.

Tra quelle mura scrostate e desolate nacquero le prime prove aperte di una ricerca che ha poi attraversato l’Europa: da Roma a Venezia, da Parigi a Mosca, fino a raggiungere la «Stanza della Duse» presso la Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dove sono custoditi i preziosi archivi e lasciti testamentari della divina. Come sottolinea la stessa Bucci, il viaggio non si è mai interrotto: «Nel corso del tempo ho scoperto le molte facce di Eleonora, la sua attitudine misteriosa che la rendeva una medium tra vivi e morti, e la sua capacità capocomicale e politica. Ho cercato di liberarmi da stereotipi estetici per ritrovare nel suo coraggio la forza di accantonare regole e convenzioni».

Le tre versioni sceniche e il calendario della tournée: Milano, Brescia e Villastrada

A testimonianza della sua natura vivente e mutevole, «Non sentire il male» si è strutturato nel tempo attorno a tre distinte formule espressive: l’avventurosa versione itinerante concepita per spazi aperti o architetture storiche dismesse; la versione concerto, arricchita dalle composizioni originali eseguite dal vivo dal maestro Andrea Agostini; e la suggestiva versione teatrale, che esalta il lavoro chiaroscurale delle luci e la purezza della parola nuda.

Dopo l’attesissimo passaggio milanese alla Sala Fassbinder del Teatro Fontana (17-18 ottobre 2026), la tournée di Le Belle Bandiere proseguirà nei primi mesi del nuovo anno: lo spettacolo sarà in scena dal 7 al 10 gennaio 2027 al Teatro Mina Mezzadri di Brescia, per poi approdare il 13 marzo 2027 al Teatro Sociale di Villastrada di Dosolo, in provincia di Mantova. Un percorso imperdibile per riscoprire, attraverso la voce vibrante di Elena Bucci, l’eredità incandescente della donna che insegnò al mondo intero cosa significhi essere libera sulla scena e nella vita.

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«Allora mi sono fatta sasso» di Manuela Scannavini: alla Galleria Pian dei Giullari l’arte del silenzio per la Rome Art Week 2026

Martedì 20 ottobre alle 18:00 alla Galleria Pian dei Giullari di Roma inaugura ‘Allora mi sono fatta sasso’, la personale di Manuela Scannavini per Rome Art Week 2026 a cura di Diana Daneluz con testi di Eugenia Querci. In mostra dipinti materici, libri d’artista e le opere sonore ispirate alle musiche di Carmelo Travia e ai testi di Giulio Marzaioli. Tutti i dettagli su orari, catalogo e programma nell’articolo completo 👇

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Manuela Scannavini

Roma – Farsi sasso per ritrovare il centro perduto dell’anima, sottrarsi al frastuono dell’effimero, ascoltare il respiro segreto della materia e permettere alle risonanze del mondo di vibrare dentro di sé. Da questa folgorante suggestione estetica e filosofica prende forma “Allora mi sono fatta sasso”, la nuova e attesa mostra personale dell’artista romana Manuela Scannavini, ospitata negli spazi carichi di memoria della Galleria Pian dei Giullari – Laboratorio di Andrea Bottai, in via dei Cappellari 49 a Roma. L’esposizione, inserita ufficialmente nel cartellone diffuso della prestigiosa Rome Art Week 2026, sarà inaugurata martedì 20 ottobre alle ore 18:00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre, offrendo un percorso intimo e meditativo nel cuore del rione Parione, a due passi da Campo de’ Fiori.

Il segno, la materia e il suono: le opere e la musica del Maestro Travia

Curata con sensibilità critica da Diana Daneluz e accompagnata dai testi analitici di Eugenia Querci, storica dell’arte che segue l’evoluzione creativa di Scannavini fin dagli esordi, la rassegna presenta un corpus organico di opere eterogenee ma intimamente connesse: tele a pittura stratificata, incisioni calcografiche su linoleum e tetrapak, raffinati lavori a puntasecca, monotipi, taccuini di studio e un prezioso libro d’artista. Ciascun manufatto testimonia un’incessante ricerca formale volta a tradurre gli stati emotivi, i silenzi della natura e le stratificazioni dell’esperienza umana in geometrie organiche, ritmi segnici e campiture cromatiche dense di luce.

Uno dei cardini visivi e sensoriali del percorso è rappresentato dagli otto pannelli monumentali che compongono l’opera “Quando il suono si fa segno”. Il ciclo nasce dal dialogo fecondo tra il gesto pittorico di Scannavini e le composizioni musicali del Maestro Carmelo Travia: una trascrizione sinestetica in cui la vibrazione sonora guida l’andamento del tratto e la modulazione dell’inchiostro. In corrispondenza dell’installazione, i visitatori potranno inquadrare un QR code dedicato con il proprio smartphone per ascoltare la traccia musicale originale che ha accompagnato la genesi delle opere, vivendo un’esperienza immersiva totale in cui l’udito e la vista si fondono. Accanto a questo nucleo spiccano dipinti carichi di lirismo come “La farfalla” e “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, nei quali la fragilità dell’esistenza trova una forma solida di resistenza poetica.

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Il dialogo con Giulio Marzaioli e la metafora del sasso come dimora

Il titolo stesso della mostra trae origine da una profonda affinità elettiva con l’opera letteraria dello scrittore Giulio Marzaioli, autore del volume “I Sassi” (Tic Edizioni, 2021). Nelle pagine dello scrittore, Manuela Scannavini ha riconosciuto un’eco immediata della propria urgenza espressiva: «L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualche cosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso, il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio», spiega l’artista romana. Questa corrispondenza poetica si è concretizzata nella produzione del suo primo libro d’artista: uno splendido leporello stampato a mano con linoleografie su preziosa carta giapponese, che sarà svelato durante il vernissage, affiancato dalla serie dei “Libricini in tasca: Sassi tra i sassi”.

Nel grande dipinto eponimo “Allora mi sono fatta sasso”, la pittura si fa scultura bidimensionale: sagome ovoidali, campiture materiche e contorni nitidi dialogano con toni bruni, grigi minerali e terre d’ombra, che improvvisamente si aprono a un campo giallo vibrante di luce solare. Come osserva Eugenia Querci nel testo critico, i paesaggi interiori di Scannavini non si chiudono mai in un solipsismo sterile, ma si aprono costantemente alla relazione con l’altro, trasformando l’inerzia apparente del sasso in uno spazio accogliente di ascolto e quiete mentale.

Il profilo di Manuela Scannavini: dalla sociologia all’astrazione

Nata a Roma nel 1970, Manuela Scannavini ha intrapreso il cammino artistico forte di un solido percorso accademico culminato nella laurea in Sociologia dell’organizzazione aziendale. Questa formazione interdisciplinare ha alimentato una visione analitica delle dinamiche relazionali, traducendosi a partire dal 2007 in una ricerca plastica e pittorica che spazia tra astrazione lirica e concettuale. Dopo aver affinato le tecniche dell’incisione, della stampa d’arte e del disegno presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e botteghe storiche capitoline, l’artista è approdata nel 2024 allo Spazio Sferocromia come ospite dello studio di Umberto Ippoliti, dove ha presentato la sua prima personale.

Con questa nuova tappa alla Rome Art Week, Scannavini conferma una maturità compositiva capace di interrogare i grandi nodi dell’esistenza contemporanea, offrendo al pubblico una via di fuga dall’iperstimolazione visiva per ritrovare il valore sacro della contemplazione.

La Galleria Pian dei Giullari e le coordinate dell’evento

La cornice scelta per l’esposizione amplifica il fascino del progetto. La Galleria Pian dei Giullari, animata dal Laboratorio di Andrea Bottai e sede dell’Associazione per la regolarità, è uno storico crocevia di scambi artistici e filosofici situato in via dei Cappellari, suggestivo vicolo capitolino ribattezzato popolarmente “Via della Poesia”. Gemellata con la Rome Art Week fin dal 2021, la galleria accoglie la mostra con un allestimento curato da Eugenio Marcella (Costruzioni Generali Edilizia 4.0 srls).

La mostra “Allora mi sono fatta sasso” sarà visitabile dal 19 al 31 ottobre 2026, dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle 20:00 (oppure su appuntamento telefonico contattando i numeri 339 5785378 o 366 3988603). Il vernissage inaugurale si terrà martedì 20 ottobre alle ore 18:00 presso la sede di via dei Cappellari 49 a Roma.

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Emozioni e transculturalità al Teatro Palladium: ricerca, corpo e biomeccanica meyerholdiana con l’Università Roma Tre

Venerdì 16 ottobre alle 18:00 il Teatro Palladium di Roma ospita la performance a ingresso gratuito ‘Emozioni e transculturalità nella pratica scenica’ con il Teatro tascabile di Bergamo e la Scuola Meyerhold. L’evento chiude il convegno dell’Università Roma Tre dedicato alle teorie e storie delle emozioni, unendo la ricerca scientifica alla biomeccanica teatrale nel centenario dello storico teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Teatro tascabile di Bergamo_L eta divina degli scherzi 2026_ foto realizzate dalla Kalatharangini Kathakali School 2

Roma – Il palcoscenico storico della Garbatella si trasforma in un crocevia privilegiato dove l’indagine accademica, l’antropologia teatrale e la corporeità viva dell’attore si fondono in un unico atto performativo. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 18:00, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre (in piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma) apre gratuitamente le proprie porte al pubblico per l’evento “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica”. La performance costituisce il vertice espressivo e conclusivo del secondo convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo capitolino, offrendo una potente dimostrazione di come gli affetti, le pulsioni e le memorie corporee possano travalicare i confini geografici e linguistici per farsi linguaggio universale.

Il dialogo tra maestri: dal Teatro tascabile alla Biomeccanica di Meyerhold

A rendere straordinario l’appuntamento sul palco del Palladium è l’incontro tra alcune delle più prestigiose esperienze di pedagogia e ricerca teatrale europea. Protagonisti della dimostrazione di lavoro saranno Alessandro Rigoletti, figura cardine del Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche, e Claudio Massimo Paternò, direttore del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale, affiancati dagli allievi della Scuola Internazionale Meyerhold. La cura scientifica e drammaturgica dell’evento è affidata a Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia, docenti e studiosi da anni impegnati nello scavo teorico ed etico delle arti della scena.

Al centro dell’esplorazione vi è il corpo dell’attore, concepito non come semplice strumento mimetico o esecutore di battute testuali, ma come spazio vivo di trasmutazione, trasmissione e codificazione delle emozioni umane. Attraverso gli esercizi rigorosi della biomeccanica teatrale formulata da Vsevolod Mejerchol’d e le tecniche millenarie mutuate dal teatro classico orientale (tradizione custodita e rielaborata da decenni dal Teatro tascabile di Bergamo), la performance svela allo spettatore i meccanismi nascosti dell’organicità scenica. Il movimento, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e l’equilibrio dinamico diventano le chiavi d’accesso a una sfera emotiva che precede e oltrepassa la parola parlata.

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Il convegno di Roma Tre: teorie, storie e pratiche degli affetti

La messa in scena al Palladium rappresenta la naturale e feconda traduzione pratica del secondo convegno annuale del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, intitolato “Emozioni. Storie, teorie, pratiche”, che si tiene giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sotto la presidenza del comitato scientifico guidata da Veronica Pravadelli, l’iniziativa accademica coinvolge docenti ordinari, ricercatori, dottorandi e studenti in un dibattito serrato che attraversa le scienze umane, i visual studies, l’estetica e la sociologia dei media.

Il simposio si sviluppa lungo quattro direttrici tematiche che indagano la genesi storica delle passioni, la loro teorizzazione filosofica e le modalità concrete con cui i sentimenti strutturano le relazioni interpersonali, la costruzione delle identità comunitarie e le dinamiche della sfera pubblica contemporanea. In questo quadro, il passaggio dall’aula universitaria al palcoscenico del Palladium ribadisce la funzione insostituibile del teatro come laboratorio gnoseologico: la ricerca cessa di essere pura astrazione concettuale e si fa esperienza fisica palpabile, dove lo spettatore è chiamato a riscoprire la radice biologica e culturale del proprio sentire.

Il centenario del Palladium e il cartellone della stagione artistica

L’evento si inserisce armoniosamente nella stagione artistica 2026/2027 del Teatro Palladium, intitolata emblematicamente “accordi. Linguaggi, culture, generazioni”. La programmazione assume quest’anno un significato simbolico eccezionale, cadendo a cento anni esatti dalla posa della prima pietra dello storico edificio nel rione Garbatella, fondato come cinema-teatro di quartiere nel 1926 e rinato sotto l’egida dell’Università Roma Tre come polo di eccellenza per la produzione teatrale, coreutica e cinematografica contemporanea.

La missione del Palladium risiede proprio nella capacità di costruire ponti stabili tra l’eccellenza della ricerca accademica e il tessuto vivo della cittadinanza romana. Coniugando musica colta, danza contemporanea, teatro di ricerca e rassegne filmiche, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium continua a formare nuovo pubblico e a offrire ai giovani talenti uno spazio aperto al confronto internazionale. L’ingresso gratuito alla serata del 16 ottobre ribadisce questa vocazione democratica alla bellezza e alla condivisione della conoscenza.

Informazioni pratiche e dettagli della serata

La performance “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica” avrà luogo venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, in Piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma. L’accesso in sala è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Alessandro Rigoletti, Claudio Massimo Paternò e degli allievi attori della Scuola Internazionale Meyerhold, con la guida curatoriale di Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia.

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