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Attualità

Maria Assunta, il Cielo che entra nei nostri cortili

Ci sono feste cristiane che sembrano portarci lontano dalla terra. L’Assunzione di Maria potrebbe apparire una di queste: lo sguardo sale verso il Cielo, mentre Maria entra nella gloria di Dio eppure, se ne comprendiamo davvero il significato, scopriamo esattamente il contrario.
L’Assunta non ci allontana dalla vita, ci obbliga a prenderla sul serio. Il 15 agosto la Chiesa non celebra una donna che fugge dal mondo, ma una donna la cui esistenza viene accolta interamente da Dio. Maria è assunta in Cielo in anima e corpo: niente della sua umanità viene scartato; la sua storia, la maternità, le fatiche, le attese, le lacrime, la carne che ha custodito Cristo, il dolore attraversato sotto la Croce: tutto entra nell’eternità.

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Maria Assunta in cielo

Redazione-  Ci sono feste cristiane che sembrano portarci lontano dalla terra. L’Assunzione di Maria potrebbe apparire una di queste: lo sguardo sale verso il Cielo, mentre Maria entra nella gloria di Dio eppure, se ne comprendiamo davvero il significato, scopriamo esattamente il contrario.
L’Assunta non ci allontana dalla vita, ci obbliga a prenderla sul serio. Il 15 agosto la Chiesa non celebra una donna che fugge dal mondo, ma una donna la cui esistenza viene accolta interamente da Dio. Maria è assunta in Cielo in anima e corpo: niente della sua umanità viene scartato; la sua storia, la maternità, le fatiche, le attese, le lacrime, la carne che ha custodito Cristo, il dolore attraversato sotto la Croce: tutto entra nell’eternità.
È una verità teologica immensa e nello stesso tempo, profondamente umana, per Dio nulla di ciò che siamo è insignificante ed è pensando a questo che, alla vigilia dell’Assunta, il mio pensiero torna inevitabilmente ai nostri oratori. Torna ai cortili pieni di voci, ai palloni che finiscono dove non dovrebbero, alle corse, alle risate. Torna ai bambini che ti prendono per mano senza chiedere permesso e agli adolescenti che sembrano non voler parlare con nessuno, salvo poi aspettarti alla fine di una giornata per dirti sottovoce: «Don, posso parlarti un momento?».
È anche lì che comprendo il Vangelo, perché l’oratorio non è semplicemente uno spazio della parrocchia e non è un servizio di intrattenimento per tenere occupati i ragazzi. L’oratorio è un luogo dove la Chiesa impara ogni giorno a farsi casa e una casa cristiana non domanda a chi entra se sia perfetto, accoglie, ascolta,educa,
corregge quando è necessario,
perdona e soprattutto non abbandona. Oggi abbiamo una responsabilità enorme nei confronti dei giovani; li descriviamo spesso come una generazione fragile, distratta, impaziente, prigioniera dei telefoni e dei social, ma prima di giudicarli dovremmo avere l’umiltà di domandarci quale mondo abbiamo costruito intorno a loro. Abbiamo dato loro una società nella quale bisogna apparire prima ancora di imparare a essere.
Abbiamo moltiplicato le connessioni e non sempre le relazioni. Abbiamo insegnato la velocità e dimenticato l’attesa.
Abbiamo costruito strumenti capaci di conoscere quasi tutto di una persona e rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi vive nella stanza accanto.
Un ragazzo può avere migliaia di contatti e non sapere a chi raccontare una paura.
Può ricevere centinaia di approvazioni e continuare a chiedersi se vale davvero qualcosa,è qui che la comunità cristiana deve tornare a pronunciare parole semplici e rivoluzionarie:tu non vali per quanto appari, non vali per quanti ti seguono,
non vali perché vinci,
non vali perché sei perfetto,
tu vali perché sei figlio.
Maria stessa ce lo insegna,
Dio non entra nella storia scegliendo il palazzo più potente, entra nella vita di una giovane donna di Nazareth. Maria non possiede ricchezze, titoli o potere, possiede qualcosa di infinitamente più grande: la libertà di pronunciare il proprio «Eccomi».
Quell’eccomi dovrebbe tornare a risuonare nei nostri oratori,
perché educare un giovane non significa decidere il suo futuro al posto suo. Significa aiutarlo a scoprire che la propria esistenza è una chiamata e che la libertà non consiste nel poter fare qualsiasi cosa, ma nel comprendere per che cosa valga la pena spendere la propria vita. Maria, poi, non rimane ferma, ricevuto l’annuncio, si alza e raggiunge Elisabetta. Questa immagine mi è particolarmente cara: Maria porta Dio dentro di sé e proprio per questo va incontro a qualcuno, qui c’è forse una delle definizioni più belle della fede cristiana. Chi incontra veramente Dio non si chiude,
si muove verso l’altro.
Per questo vorrei che i nostri oratori insegnassero ai ragazzi una fede capace di inginocchiarsi davanti all’altare e subito dopo di rimboccarsi le maniche. Una fede che prega e serve, che celebra e condivide,
che sa recitare un’Ave Maria, ma sa anche accorgersi del compagno escluso.
Che parla di carità e poi divide davvero ciò che possiede.
Che non domanda soltanto: «Signore, cosa puoi fare per me?», ma arriva un giorno ad avere il coraggio di chiedere:
«Signore, per chi posso diventare io una risposta?»
È allora che un ragazzo comincia davvero a diventare adulto e qui entrano inevitabilmente le famiglie.
Nessun sacerdote, nessun catechista, nessun educatore può sostituirle, possiamo accompagnare, sostenere, raccogliere qualche pezzo quando la vita si rompe, ma l’educazione ha bisogno di un’alleanza. Abbiamo bisogno di genitori che tornino a parlare con i figli e soprattutto ad ascoltarli. Abbiamo bisogno di adulti capaci di dire qualche “no” senza sentirsi in colpa e molti “ti voglio bene” senza vergognarsi. Abbiamo bisogno di comunità nelle quali una famiglia in difficoltà non venga giudicata, ma accompagnata e soprattutto abbiamo bisogno di recuperare la testimonianza,
perché i ragazzi possono anche dimenticare molte delle nostre parole, ma difficilmente dimenticheranno come li abbiamo fatti sentire.
C’è poi un messaggio dell’Assunzione particolarmente necessario nel nostro tempo; Maria entra nella gloria anche con il corpo.
In una società ossessionata dal corpo perfetto, giovane, efficiente, esibito e continuamente giudicato, il cristianesimo proclama qualcosa di completamente diverso: il corpo umano possiede una dignità che non dipende dalla bellezza, dall’età, dalla salute o dall’efficienza.
Il corpo fragile dell’anziano ha dignità, il corpo della persona con disabilità ha dignità,
il corpo ferito dalla malattia ha dignità. Il corpo che non corrisponde ai modelli imposti ha dignità. Ogni essere umano possiede una dignità che viene prima di qualsiasi giudizio del mondo, anche questo dobbiamo insegnarlo nei nostri oratori: nessuno è uno scarto. Nessuno
e allora comprendo perché la festa dell’Assunta abbia tanto da dire proprio ai nostri ragazzi.
Maria ci ricorda che siamo fatti per qualcosa di più grande dell’immediato, ma ci insegna anche che il cammino verso il Cielo attraversa necessariamente la terra.
Attraversa le nostre case,
le famiglie, i cortili, le amicizie,
le ferite, le riconciliazioni.
Attraversa quella porta dell’oratorio che continuiamo a lasciare aperta anche per chi non viene a Messa, per chi si è allontanato, per chi non sa ancora se crede, per chi porta domande difficili e persino per chi pensa che Dio non abbia più nulla da dirgli. La Chiesa non deve avere paura di questi ragazzi, deve aspettarli e
quando arrivano, prima ancora di chiedere loro dove siano stati, dovrebbe riuscire a dire:
«È bello che tu sia qui».
Forse la pastorale giovanile comincia proprio da questa frase. In questo 15 agosto affido allora a Maria Assunta i bambini e i ragazzi dei nostri oratori,
quelli che corrono felici e quelli che rimangono in disparte.
Quelli che credono con semplicità e quelli che attraversano il dubbio.
Quelli che hanno famiglie solide e quelli che stanno imparando troppo presto quanto possa essere complicata la vita.
Quelli pieni di sogni e quelli che un sogno non riescono più a trovarlo a tutti vorrei dire: non abbiate paura di alzare lo sguardo; perché il Cielo non è la negazione dei vostri sogni è la misura più grande che possiamo dare alla vita e
a noi adulti Maria affida una responsabilità ancora più seria: non limitarci a indicare il Cielo con le parole, ma renderlo credibile attraverso il modo in cui sappiamo amare sulla terra.
Perché un ragazzo crederà più facilmente che Dio non lo abbandona se avrà incontrato almeno un adulto che non lo ha abbandonato. Crederà nel perdono se qualcuno gli avrà dato la possibilità di ricominciare. Crederà nella fraternità se avrà trovato una comunità capace di fargli posto.
Crederà nell’amore di Dio quando quell’amore avrà avuto, almeno una volta, un volto umano. Questo vorrei chiedere a Maria Assunta per i nostri oratori, che rimangano luoghi con le porte aperte, le mani tese e lo sguardo alto. Luoghi nei quali imparare che la fede non significa fuggire dalla vita, ma entrarci più profondamente, con i piedi nella polvere dei nostri cortili e il cuore rivolto all’eternità, perché forse il Cielo comincia molto prima di quanto immaginiamo. Comincia ogni volta che un bambino viene accolto, un giovane viene ascoltato, una famiglia viene sostenuta, una fragilità viene rispettata e una persona che si sentiva perduta scopre di avere ancora un posto. Maria Assunta ci insegni allora ad alzare gli occhi verso il Cielo senza smettere di guardare chi cammina accanto a noi
e soprattutto ci insegni una cosa che nei nostri oratori non dovremmo dimenticare mai:
nessuno arriva al Cielo da solo.

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Esteri

“Se affonda Ceuta, crolla l’Europa”. Il terrore nell’exclave spagnola invasa: uno stupro al giorno, arrestato un marocchino per violenza su una 16enne

“Ceuta NON SI ARRENDE! Ma se affonda la nostra Città, AFFONDA L’EUROPA INTERA!”. Il grido disperato contro l’invasione! 🇪🇸 🛑 Un incubo a occhi aperti fatto di violenze, stupri e paura quotidiana! Quello che sta accadendo a Ceuta (la famosissima exclave spagnola situata in territorio marocchino) è un vero e proprio disastro sociale e umanitario! Dopo l’anomala e massiccia ondata migratoria dello scorso luglio, la piccola città europea è letteralmente sotto assedio! Oggi hanno riaperto le scuole, ma sui volti dei genitori e dei bambini c’era solo il TERRORRE. Le misure di sicurezza sono state potenziate e moltissimi bambini sono stati addirittura “esiliati” nel continente per paura che girassero per strada! Le spiagge sono invase da accampamenti abusivi, ma l’orrore più grande riguarda i crimini atroci contro le donne: i dati ufficiali parlano di UN’AGGRESSIONE SESSUALE AL GIORNO a partire da fine estate! Proprio nelle scorse ore, un migrante marocchino è stato braccato dalla Polizia e sbattuto in carcere con la gravissima accusa di aver stuprato brutalmente una ragazzina di soli 16 anni nel quartiere di “El Principe”! Di fronte a questa catastrofe totale, il Presidente di Ceuta (Juan Jesus Vivas) è volato a Bruxelles, al Parlamento Europeo, e ha puntato il dito contro il Marocco, accusandolo di “complicità” nell’invasione! “Non ci arrenderemo mai!” ha tuonato il Presidente, avvertendo le istituzioni di Bruxelles con una frase pesantissima: “Vi conviene difendere i nostri confini… perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna e crolla l’Europa intera!”. Leggi i dati della Polizia e il dramma dei cittadini nel nostro approfondimento esclusivo di politica internazionale! 👇 🗣️ A vostro parere ha ragione il Presidente di Ceuta? L’Unione Europea dovrebbe usare la “mano di ferro” e schierare l’esercito per difendere i propri confini da queste ondate migratorie totalmente incontrollate che generano orrore e violenze? Diteci la vostra opinione senza filtri nei commenti e condividete questa notizia!

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Ceuta, migranti

Ceuta – Ci sono confini geografici che, sulla carta, sembrano lontanissimi dalle nostre case, ma che in realtà rappresentano la trincea di difesa dell’intera civiltà europea. E in questo momento, l’avamposto spagnolo di Ceuta (la celebre exclave situata in territorio marocchino) sta vivendo un vero e proprio incubo a occhi aperti.
Oggi, in un clima surreale e tesissimo, sono riaperte ufficialmente le scuole locali. Ma sui volti delle madri, dei padri e dei bambini non c’era l’abituale sorriso del primo giorno di lezione, bensì il marchio indelebile del terrore. Dopo la spaventosa e incontrollata ondata migratoria del mese di luglio, la città è di fatto sotto assedio. Le misure di sicurezza intorno agli edifici scolastici sono state potenziate ai massimi livelli per cercare di placare un’angoscia collettiva ormai insostenibile.

Un’estate rubata: spiagge occupate e bambini chiusi in casa

Il racconto dell’estate appena trascorsa a Ceuta ha i contorni drammatici di uno scenario di guerra civile. Per intere settimane, migliaia di famiglie sono state letteralmente costrette a barricarsi in casa. Moltissimi genitori, disperati per i gravissimi rischi di sicurezza derivanti dalla massiccia e sregolata presenza di migranti sbandati per le strade, hanno dovuto “esiliare” i propri figli mandandoli dai parenti nel continente spagnolo.
Chi è rimasto intrappolato in città ha perso il diritto alla spensieratezza. Perfino i luoghi sacri dell’estate, come le spiagge libere e i parchi, sono diventati inaccessibili, trasformandosi in immensi accampamenti abusivi occupati dai migranti. Ma il vero orrore di questa invasione silenziosa ha un volto ancora più oscuro e abominevole: quello della violenza di genere.

Il bollettino dell’orrore: uno stupro al giorno

I dati ufficiali forniti dalle autorità spagnole fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene. A partire dal 31 luglio, la piccola exclave ha dovuto fare i conti con un’esplosione di violenze sessuali senza precedenti nella storia recente. Le statistiche parlano di una media agghiacciante: quasi un’aggressione sessuale al giorno.
Il numero degli stupri denunciati oscilla tra i 25 e i 35 casi accertati, senza ovviamente contare l’oscuro “sommerso” di tutte quelle donne e ragazze che, per vergogna o terrore di ritorsioni, non hanno avuto la forza di rivolgersi alla polizia. E tra le vittime innocenti di questa brutalità ci sono anche giovanissime minorenni.

L’ultimo caso: arrestato un marocchino per lo stupro di una 16enne

La goccia che ha fatto traboccare il già colmo vaso dell’indignazione spagnola è arrivata proprio nelle scorse ore. Un giudice di Ceuta ha infatti disposto il carcere preventivo per un migrante marocchino accusato della brutale aggressione sessuale ai danni di una ragazzina di soli 16 anni.
L’orrore si è consumato nel quartiere di El Principe, una delle zone che sta maggiormente subendo la pressione migratoria. Subito dopo la denuncia disperata presentata dai genitori della minore, le forze di polizia si sono messe alla ricerca dell’uomo. Il marocchino è stato braccato e fermato domenica scorsa, proprio mentre si trovava nei pressi della frontiera, cercando disperatamente di varcarla per fuggire in Marocco e sottrarsi alla Giustizia. Pur non avendo ammesso le proprie colpe (e pur essendo teoricamente destinato all’espulsione), il giudice lo ha sbattuto in cella con la pesantissima accusa di violenza sessuale su minore.

L’urlo del Presidente Vivas a Bruxelles: “Non ci arrenderemo”

Di fronte a questo totale disastro umanitario e sociale, la politica non poteva più tacere. E così, il Presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, è volato direttamente a Bruxelles per tenere una drammatica conferenza stampa al Parlamento Europeo. Le sue parole sono state pietre lanciate contro l’ipocrisia internazionale.
Vivas non ha esitato un secondo a puntare il dito direttamente contro il governo di Rabat: «Quello che è successo a luglio è stato reso possibile solo grazie alla partecipazione diretta o al consenso del Marocco. Si sono comportati in modo scorretto, mancando di rispetto non solo alla Spagna, ma all’intera Unione Europea».
Infine, il Presidente ha lanciato un monito disperato che suona come una chiamata alle armi per tutta l’Europa, affinché non volti la testa dall’altra parte: «Da Ceuta si è levato un grido di dolore, che è diventato ormai una causa nazionale sostenuta da milioni di spagnoli: Ceuta non è in vendita, Ceuta non si arrenderà mai, Ceuta si difenderà a ogni costo. E spero diventi una battaglia per tutti voi. Perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna. E se affonda la Spagna, affonda l’Europa intera».

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Attualità

Il miracolo biancoceleste infiamma la Capitale, il plauso di Antonio Mazzocchi: “La Lazio in vetta zittisce tutti i gufi, la gestione Lotito è da applausi”

La Lazio vola in vetta alla classifica e Antonio Mazzocchi zittisce tutti i gufi e la stampa locale! 🦅⚽️ Con tre vittorie consecutive, i biancocelesti si prendono il primo posto insieme alla Roma e scatta il plauso del Presidente dei Cristiano Riformisti alla gestione lungimirante di Claudio Lotito. Un duro e ironico affondo contro i media romani che profetizzavano “tragedie” estive: “Certe redazioni dovrebbero chiedere le dimissioni dei loro giornalisti e sostituirli con Gattuso per dare una scossa!”. Scoprite tutta la verve del comunicato nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Lazio, calcio

Roma – Ci sono momenti in cui il calcio smette di essere un semplice sport domenicale per trasformarsi in una gigantesca ondata di passione, orgoglio e riscatto sociale che travolge l’anima di un’intera città. All’ombra del Colosseo e lungo le sponde del Tevere, la sponda biancoceleste della Capitale sta vivendo giorni di pura estasi sportiva, respirando un entusiasmo collettivo che non si avvertiva da anni. Davanti al clamoroso e trionfale avvio di stagione della Lazio, si leva alta, ferma e fiera anche la voce della politica e del tessuto civile. Il Movimento dei Cristiano Riformisti, per bocca del suo presidente, l’onorevole Antonio Mazzocchi, ha espresso una piena, totale e incondizionata soddisfazione per il primato in classifica, trasformando il momento sportivo in una profonda riflessione sulla lungimiranza gestionale e sul valore del lavoro silenzioso.

La Lazio vola e fa sognare il proprio popolo. Dopo aver inanellato ben tre vittorie consecutive, contrassegnate da un gioco spettacolare e da una solidità caratteriale spaventosa, la squadra si trova a guardare tutti dall’alto verso il basso, condividendo la vetta solitaria del campionato proprio in un suggestivo ed elettrizzante testa a testa con i cugini della Roma. Un primato che riaccende la fede dei tifosi e che, secondo Mazzocchi, dimostra in modo inoppugnabile la bontà del percorso intrapreso e la cecità di chi, solo fino a poche settimane fa, profetizzava disastri e fallimenti societari.

Il trionfo della programmazione: Mazzocchi blinda il Presidente Lotito

Il cuore dell’intervento del leader dei Cristiano Riformisti si configura come un vero e proprio scudo istituzionale alzato a difesa della presidenza biancoceleste, troppo spesso finita nel mirino di critiche ingenerose. Il Movimento ha voluto manifestare il proprio sincero e profondo compiacimento per l’eccellente, rigorosa e lungimirante guida societaria del Presidente Claudio Lotito. Da oltre vent’anni al timone del club, Lotito ha dimostrato ancora una volta la straordinaria capacità di mantenere la barra dritta nei momenti di tempesta, risanando i bilanci senza mai rinunciare alla competitività sportiva e riportando, passo dopo passo, la Lazio nell’aristocrazia del calcio italiano.

«Questo straordinario avvio di stagione dimostra la bontà del lavoro svolto finora», sottolinea con fermezza l’onorevole Antonio Mazzocchi, evidenziando come i successi sul rettangolo verde siano il frutto naturale di una stabilità aziendale che pochi altri club in Italia possono vantare. La strategia della formica, che punta sulla competenza, sullo scouting e sul rifiuto di spese folli e fuori mercato, ha pagato ancora una volta, trasformando lo scetticismo estivo in una splendida, luminosa e trasparente realtà da primato.

La stoccata ai media locali: «Certe redazioni cambino i registi del catastrofismo»

L’analisi di Mazzocchi si sposta poi sul terreno dell’informazione sportiva capitolina, regalando un affondo ironico, tagliente e privo di ipocrisie contro i network che avevano dipinto l’estate laziale con i colori del dramma imminente. Rilevando come i catastrofici scenari ipotizzati da una certa stampa locale siano stati clamorosamente e sonoramente smentiti dai fatti, il Presidente dei Cristiano Riformisti non usa giri di parole per pungere i professionisti del pessimismo mediatico. Di fronte a una classifica che cancella ogni presunta e “probabile tragedia”, la critica si fa satira pungente.

«Qualche ben noto media romano farebbe bene a chiedere le dimissioni di qualcuno all’interno delle proprie redazioni», ironizza con spavalda lucidità l’onorevole Mazzocchi, lanciando una provocazione che sta già facendo discutere i salotti sportivi della Capitale. «Suggeriamo magari, per dare una scossa all’ambiente, di sostituirlo con il vulcanico Gennaro Gattuso». Una battuta che fotografa perfettamente il clima di festa e di riscatto di una tifoseria che per mesi ha dovuto subire processi preventivi e che oggi, taccuino alla mano e sciarpa al collo, si gode un primato legittimo, meritato e baciato dal sole di una Roma che torna a tingersi orgogliosamente di biancoceleste.

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Politica

La battaglia per il futuro della scuola, l’affondo di Fabio Rampelli: “Basta con le classi ghetto che bloccano l’integrazione, tuteliamo l’identità nazionale”

“No alle classi ghetto, salviamo l’integrazione e la scuola italiana!”. 🇮🇹 L’affondo del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) accende il dibattito sull’istruzione: pieno sostegno al Ministro Valditara sul tetto del 30% per gli alunni stranieri non italofoni. “In passato abbiamo assistito a situazioni assurde nelle periferie, con un solo bimbo italiano su 25 e gravi ritardi nella preparazione. La sinistra ha fallito, ora riportiamo legalità, equilibrio e orgoglio nazionale nelle aule”. Leggete l’articolo completo per scoprire tutti i dettagli della svolta! 👇🏫✨

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Rampelli

Roma – Ci sono stanze in cui si disegna, giorno dopo giorno, il destino sociale e culturale di una nazione, e quelle stanze sono le aule delle nostre scuole. È lì che i bambini imparano a diventare cittadini, a conoscersi e a costruire le fondamenta della comunità del domani. Ma quando la gestione delle iscrizioni e la distribuzione degli alunni si piegano a logiche burocratiche o ideologiche, il rischio è quello di creare fratture insanabili nel tessuto sociale, specialmente nelle periferie delle grandi città. Nel vivo del dibattito sul riavvio dell’anno scolastico, si leva ferma e decisa la voce di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia, che interviene a sostegno delle ultime direttive ministeriali per rivendicare un profondo cambio di rotta nell’organizzazione degli istituti italiani.

Al centro della riflessione di Rampelli vi è la netta e convinta promozione della linea tracciata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, volta a porre un limite rigido alla composizione delle classi. «Ha ragione il ministro Valditara quando afferma che le classi nelle scuole non possono superare il 30% di presenze straniere», dichiara il vicepresidente della Camera, specificando come il tetto debba applicarsi in particolar modo ai neo alunni non italofoni, coloro cioè che affrontano le prime e più complesse barriere linguistiche. Una scelta che la destra di governo rivendica come un atto di buonsenso e di tutela, finalizzato a garantire una didattica equa, efficace e inclusiva per tutti gli studenti, senza distinzione di origine.

I ritardi del passato e il superamento delle classi ghetto: l’accusa alla sinistra

L’analisi dell’esponente di Fratelli d’Italia si addentra nei ricordi di stagioni scolastiche contrassegnate, a suo dire, da gravi squilibri gestionali dovuti a un approccio ideologico della sinistra e a decisioni organizzative dissennate da parte di alcuni dirigenti. «Ci sono stati anni terribili nel corso dei quali abbiamo dovuto assistere a classi con un solo bambino italiano su 25», ricorda con severità Fabio Rampelli, evidenziando le ricadute immediate di questa concentrazione. «Questo ha provocato evidenti problemi di integrazione ma anche di ritardo nella preparazione complessiva di tutti gli alunni. Le cause risiedono in una politica assurda che riteneva surrettiziamente razzista creare condizioni di equa distribuzione sul territorio».

Secondo il vicepresidente della Camera, lo spaccato delle periferie urbane mostra tuttora la presenza di classi composte da una netta minoranza di alunni italiani. Una situazione che si muoverebbe in aperto contrasto con le storiche linee guida del DPR emanato sotto la presidenza Ciampi nel 1994, un testo normativo a cui, secondo Rampelli, solo i governi di destra hanno cercato di dare concreta e rigorosa attuazione tra mille resistenze demagogiche. Lo stop definitivo alle cosiddette “classi ghetto” diventa così una priorità assoluta per scardinare un modello ritenuto fallimentare e foriero, paradossalmente, di nuove forme di intolleranza, isolamento e discriminazione reciproca.

Identità nazionale e merito: la ricetta per una scuola a misura d’uomo

La sfida lanciata da Fratelli d’Italia mira a rimettere al centro della scuola pubblica il concetto di comunità nazionale e di integrazione reale, un percorso che non può prescindere dalla piena e approfondita conoscenza della lingua italiana e della storia del Paese. Solo attraverso una distribuzione equilibrata e sostenibile delle presenze è possibile evitare sia il fenomeno dell’isolamento culturale sia la nascita delle cosiddette “classi pollaio”, garantendo ai docenti le condizioni ambientali necessarie per svolgere il proprio lavoro con serenità, dignità e autorevolezza.

«Dobbiamo bloccare le classi ghetto tanto care alla sinistra che non ha mai interpretato nel giusto modo questo tripudio dell’identità nazionale», conclude Fabio Rampelli, sigillando un intervento politico che promette di animare l’agenda parlamentare dei prossimi mesi. La scuola del futuro, nell’orizzonte del governo, deve smettere di essere un terreno di scontro ideologico per riscoprirsi un’istituzione solida, trasparente e basata sul merito, capace di accogliere e valorizzare ogni studente all’interno di un percorso di crescita condiviso, ordinato e orgogliosamente italiano.

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