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Orrore a Capistrello: branco di ragazzini lancia un gattino contro il muro “per divertimento”

La crudeltà e la vigliaccheria di certa gioventù sembra non avere alcun limite. L’intera comunità di Capistrello è sotto choc per un episodio raccapricciante avvenuto in pieno centro, vicino al monumento dei caduti: un branco di ben cinque ragazzi (presumibilmente minori di 14 anni) ha accerchiato un povero gattino randagio indifeso e, “per divertimento”, ha iniziato a lanciarlo con violenza inaudita contro un muro di pietra. La terribile e sadica tortura è stata fortunatamente interrotta da un uomo adulto, che ha strappato l’animale ormai tramortito dai piedi dei giovani aguzzini, salvandolo da morte certa. “Volevamo solo divertirci”, si sono giustificati i ragazzini con un’agghiacciante mancanza di empatia. Una cittadina ha denunciato tutto sui social, scatenando una furiosa rivolta sul web, e confermando che il “branco” sarebbe già stato identificato. Ricordiamo che in Italia (con l’inasprimento di giugno 2025) il maltrattamento animale è un reato gravissimo. Leggi l’assurda ricostruzione dei fatti 👇

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Capistrello  – Fino a che punto può spingersi il vuoto esistenziale, l’assenza totale di empatia e la crudeltà gratuita delle giovanissime generazioni? È questa la pesantissima e angosciante domanda che sta tormentando, in queste ore, l’intera e tranquilla comunità marsicana, scossa nel profondo da un episodio di una violenza tanto inaudita quanto vigliacca.
Il teatro di questo inaccettabile scempio morale non è una buia e degradata periferia metropolitana, ma il pieno e centralissimo cuore del paese, a pochissimi metri di distanza dal solenne monumento dei caduti. La vittima, del tutto inconsapevole e incapace di difendersi, è un povero micio randagio (che i residenti hanno affettuosamente ribattezzato con il nome di fantasia “Grey”), un gattino di quartiere da sempre abituato a vivere pacificamente e liberamente tra le strade del centro storico. Secondo le agghiaccianti ricostruzioni dell’accaduto, un branco composto da ben cinque ragazzi (tutti giovanissimi e presumibilmente minorenni, forse addirittura sotto la soglia dei 14 anni di età) ha deciso di trasformare il povero e indifeso felino nel macabro oggetto del proprio sadico passatempo pomeridiano, accanendosi su di lui con una ferocia che lascia letteralmente senza fiato e senza parole.

La violenza in pieno centro e il provvidenziale intervento di un adulto

Le dinamiche dell’aggressione, raccontate da chi ha assistito impotente o è intervenuto a cose fatte, sembrano uscite da un film dell’orrore. Il povero gattino Grey è stato letteralmente sollevato di peso da uno dei ragazzini e scagliato con una forza brutale, innaturale e spietata contro un duro muretto di pietra. Un lancio netto, violento e calcolato.
L’animale, dopo aver sbattuto violentemente contro i mattoni, è rovinato pesantemente sull’asfalto, rimanendo a terra tramortito, dolorante e paralizzato dal terrore. Ma la scena più raccapricciante è stata senza dubbio la reazione del “branco”. Invece di provare sgomento o vergogna per il gesto appena compiuto, il ragazzino autore del lancio è tornato sui propri passi con un’andatura fiera e spavalda, immediatamente accolto e acclamato dagli sguardi complici, dalle risatine sadiche e dai commenti compiaciuti del resto del gruppetto. Il macabro gioco del lancio contro il muro veniva ripetuto a turno, senza che nessuno dei presenti mostrasse il benché minimo segno di imbarazzo, pietà o rimorso. La tortura si è interrotta solamente grazie al provvidenziale e coraggioso intervento di un uomo adulto, un passante che, notando la scena raccapricciante, si è precipitato sul posto, togliendo letteralmente il gattino ormai agonizzante dai piedi dei suoi aguzzini e salvandolo da una morte lenta e atroce ormai certa.

“Volevamo solo divertirci”: il vuoto educativo e lo sdegno dei social

Quando l’uomo, visibilmente scosso e infuriato, ha fermato e rimproverato aspramente i cinque ragazzini per la loro disumana crudeltà, la risposta che si è sentito gelidamente rivolgere è forse peggiore del gesto stesso: «Volevamo solo divertirci». Una frase raggelante, sintomo evidente di un abisso educativo, morale e familiare senza precedenti.
La notizia dell’orribile sevizia si è sparsa in un batter d’occhio in tutto il paese, rimbalzando prepotentemente sui social network locali grazie alla coraggiosa denuncia pubblica di una donna del posto. In poche ore, il post ha raccolto centinaia di commenti gonfi di sdegno, orrore e richieste di giustizia, scatenando una vera e propria rivolta digitale da parte della cittadinanza onesta. La donna ha inoltre fatto sapere che, fortunatamente, i cinque giovani componenti della baby-gang sono stati riconosciuti e identificati. Questo episodio riapre una ferita purtroppo già sanguinante a livello nazionale: i social sono inondati da video raccapriccianti di baby-gang che si filmano mentre prendono a calci o seviziano gatti e cani di strada per elemosinare visualizzazioni dai coetanei. A Capistrello, per fortuna, non c’erano smartphone a riprendere la scena, ma il degrado morale e l’assenza totale di empatia restano identici.

Il reato di maltrattamento: cosa rischiano i minori dopo la stretta del 2025

Al di là del pesantissimo giudizio morale e del biasimo inappellabile dell’intera comunità marsicana nei confronti di questi ragazzi e delle famiglie che non hanno saputo educarli al rispetto per la vita, si apre ora un doveroso e ineludibile capitolo di natura strettamente giuridica. Ci potrà mai essere giustizia per Grey?
A livello puramente teorico, la legge italiana parla molto chiaro. Sottoporre a sevizie o maltrattare un animale senza alcuna necessità non è una ragazzata, ma un gravissimo reato penale. Un reato le cui sanzioni, tra l’altro, sono state notevolmente inasprite e indurite dal Governo proprio nel recente mese di giugno del 2025. Oggi, chiunque cagioni volontariamente una lesione a un animale o lo sottoponga a sevizie e comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche biologiche, rischia una pesante reclusione (che va da un minimo di 6 mesi fino a un massimo di 2 anni) e una durissima sanzione economica (con multe salate che variano dai 5.000 ai 30.000 euro). Resta ovviamente da valutare, nelle opportune e competenti sedi giudiziarie minorili, lo stato di effettiva imputabilità dei giovanissimi autori del massacro, ma la comunità di Capistrello pretende ora un segnale forte. La violenza non è un gioco, e non può mai e in alcun caso rimanere impunita.

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Disastro sul fiume Turano: un chilometro a secco dopo la diga, il caso finisce in Regione

Assistere impotenti alla morte di un fiume è un dolore insopportabile, ma il territorio della provincia di Rieti ha deciso di non arrendersi! Si sta trasformando in un vero e proprio caso politico regionale il drammatico e preoccupante prosciugamento del fiume Turano. A causa dei limitatissimi rilasci idrici da parte della diga, si stima che un tratto lungo ben 1,3 chilometri situato a valle di Posticciola sia ormai completamente a secco, causando una vera e propria strage per l’ecosistema acquatico. Dopo le furenti proteste dei cittadini, l’intervento duro del Comune di Rocca Sinibalda e l’esposto formale presentato da Legambiente, la palla passa alla Giunta Regionale del Lazio. La consigliera Marta Bonafoni (Pd) ha infatti depositato un’interrogazione urgente per pretendere controlli immediati e verificare se l’acqua rilasciata dal bacino sia sufficiente a garantire la sopravvivenza biologica del corso d’acqua. Leggi i dettagli di questa battaglia ambientale nel nostro articolo esclusivo 👇

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Diga_di_Posticciola

Rocca Sinibalda (Rieti) – Assistere alla lenta, inesorabile e silenziosa morte di un corso d’acqua che ha da sempre rappresentato il cuore pulsante e vitale di un’intera vallata, è un dolore indescrivibile per le comunità locali che su quelle sponde sono cresciute e hanno costruito la propria identità. Un fiume non è semplicemente un bacino idrico da sfruttare ciecamente per calcoli energetici, ma è un ecosistema vivo e complesso che merita un rigoroso rispetto istituzionale. Purtroppo, questo basilare principio di civiltà ecologica sembra essersi drammaticamente incrinato nella splendida provincia di Rieti.
La gravissima e ormai insostenibile situazione di siccità artificiale che sta asfissiando il letto del meraviglioso fiume Turano ha finalmente superato i ristretti confini provinciali ed è arrivata, con tutto il suo carico di rabbia e preoccupazione, fin sui banchi del Consiglio Regionale del Lazio. Il caso, che sta assumendo giorno dopo giorno i contorni cupi di un vero e proprio disastro ambientale e faunistico, si concentra con particolare e dolorosa evidenza nel delicato tratto che scorre immediatamente a valle dell’imponente sbarramento artificiale della diga di Posticciola (un pittoresco borgo la cui recente rinascita turistica si deve proprio all’impegno e alla passione incrollabile dei suoi residenti). Qui, l’acqua ha semplicemente smesso di scorrere, lasciando il posto a una desolante distesa di sassi arsi dal sole, fango secco e biodiversità in gravissimo pericolo.

Il dramma ecologico: oltre un chilometro di totale prosciugamento

Al centro delle furiose polemiche e delle legittime proteste sollevate dai cittadini, dai pescatori e dalle attivissime associazioni in difesa dell’ambiente, c’è in particolare un lungo e tortuoso tratto fluviale stimato in circa 1,3 chilometri. In questa porzione di territorio la situazione ha ormai superato da tempo il livello di guardia ed è stata ufficialmente descritta dagli ispettori come un caso di “totale e drammatico prosciugamento”.
Senza un costante e generoso rilascio idrico dai grandi invasi gestiti a monte della vallata, le pozze residue si trasformano in brevissimo tempo in trappole mortali per pesci, anfibi, micro-invertebrati e per tutta la ricca fauna acquatica che abita tradizionalmente la zona. La mancanza di corrente, inoltre, innesca pericolosi processi di putrefazione delle alghe, minando irrimediabilmente la salubrità dell’intero ecosistema della valle. Una ferita aperta e sanguinante nel cuore verde della Sabina, che ha costretto le autorità e gli enti di tutela a mobilitarsi per cercare di strappare il fiume Turano da una condanna a morte che sembrava ormai tristemente scritta nei registri idrici dei gestori.

L’urlo di allarme del territorio e l’esposto di Legambiente

La dolorosa e preoccupante anomalia dello sbarramento di Posticciola non è certamente passata sotto silenzio. La comunità locale ha reagito con grande orgoglio e determinazione. Dopo le primissime e allarmate segnalazioni partite dai cittadini e dai semplici escursionisti che frequentano le rive, la vertenza ha rapidamente assunto una veste istituzionale molto forte.
Il Comune di Rocca Sinibalda è immediatamente intervenuto e sceso in trincea in prima persona per cercare di far valere i sacrosanti diritti del proprio martoriato territorio. A dare manforte e ulteriore risonanza legale alla battaglia delle amministrazioni locali è poi giunto un pesantissimo e circostanziato esposto formale firmato dagli attivisti di Legambiente. La storica associazione ambientalista, da sempre in primissima linea per la difesa incondizionata dei corsi d’acqua italiani, ha puntato senza esitazioni il dito contro la palese e dannosa interruzione del fondamentale e vitale deflusso idrico, chiedendo chiarezza immediata e un pronto ripristino delle condizioni minime di sopravvivenza per la flora e la fauna della valle del Turano.

L’interrogazione in Regione Lazio: la mossa della consigliera Bonafoni

Di fronte a questa inaccettabile strage ecologica e spinta dalle continue e pressanti richieste di aiuto provenienti dai comitati del Reatino, la politica regionale ha finalmente deciso di battere un colpo per squarciare il velo di silenzio. La nota e combattiva consigliera regionale in quota al Partito Democratico (Pd), Marta Bonafoni, ha deciso di prendere in mano in prima persona le redini della spinosa questione ambientale, depositando e presentando ufficialmente una dettagliatissima e pungente interrogazione rivolta ai vertici della Giunta Regionale del Lazio.
L’obiettivo politico e pratico di questa tempestiva e doverosa mossa istituzionale è duplice. In primo luogo, la Bonafoni esige che vengano avviate immediatamente delle approfondite e trasparenti ispezioni tecniche per verificare, senza ombra di dubbio, cosa stia realmente e tragicamente accadendo nell’alveo a valle della possente diga di Posticciola. In secondo luogo, e questo rappresenta il vero nocciolo legale della questione, l’interrogazione chiede alla Giunta di accertare scientificamente e documentare se le limitate quantità d’acqua attualmente rilasciate dallo sbarramento artificiale siano effettivamente a norma di legge e, soprattutto, se siano giudicate tecnicamente sufficienti a garantire la mera sopravvivenza biologica e il mantenimento del cosiddetto “Deflusso Minimo Vitale” del fiume. La palla passa ora nelle mani della Regione, chiamata a dare risposte certe e urgenti prima che il prezioso ecosistema del Turano scompaia per sempre in una distesa di fango arido.

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Montallegro onora il giudice Livatino: un incontro per non dimenticare gli eroi della legalità

La memoria è l’unica vera arma per sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata! Sabato 3 ottobre (ore 19:00), l’Aula Multimediale di Montallegro ospiterà una serata dall’immenso valore civile ed emozionale: un incontro pubblico interamente dedicato alla memoria del giudice Rosario Livatino, assassinato brutalmente dalla mafia. Promosso dal Circolo Culturale “Giovanni Meli”, l’evento vedrà la partecipazione straordinaria del compagno di scuola del magistrato, il prof. Giuseppe Palilla, che svelerà ricordi intimi e inediti del “giudice ragazzino”. “Abbiamo il sacro dovere di onorare Livatino e anche il magistrato Antonino Saetta, ucciso due anni prima con il figlio. Dobbiamo tramandare i valori della legalità”, ha dichiarato il presidente del circolo, Giuseppe Iatì, che modererà il dibattito insieme a scrittori e magistrati. Leggi i dettagli e il programma di questa imperdibile e toccante iniziativa nel nostro articolo 👇

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MONTALLEGRO , giudice Livatino, evento

Montallegro (Agrigento) – La memoria storica di una nazione non si costruisce unicamente attraverso i polverosi libri di testo o le fredde cerimonie istituzionali trasmesse in televisione. Il vero e indissolubile anticorpo contro il cancro della criminalità organizzata si coltiva quotidianamente nelle piazze, nelle aule scolastiche e nei centri culturali dei piccoli e fieri comuni del nostro meridione. Ed è proprio per mantenere vivida, pulsante e feconda la fiamma del ricordo che il dinamico “Circolo Culturale Giovanni Meli Montallegro APS” ha deciso di scendere in campo organizzando un appuntamento di altissimo e profondo spessore etico e morale.
L’incontro pubblico, intitolato suggestivamente e doverosamente “Nel ricordo del Giudice Rosario Angelo Livatino”, è stato ufficialmente fissato per la serata di sabato 3 ottobre (con inizio dei lavori previsto per le ore 19:00), e si terrà all’interno della cornice dell’Aula Multimediale “Ercole Agatino Longo” nel cuore di Montallegro. L’obiettivo primario di questa lodevole iniziativa non è quello di tracciare un banale e sterile resoconto biografico, ma di far respirare alle nuove generazioni il coraggio, la determinazione e l’immensa statura morale di un giovane uomo dello Stato che ha sacrificato la propria stessa esistenza sull’altare della giustizia, rifiutandosi categoricamente di piegare la testa di fronte alla ferocia e all’arroganza dei clan mafiosi agrigentini.

Il ricordo intimo e personale: le parole del compagno di scuola

Ciò che renderà questa serata assolutamente unica e imperdibile sarà la possibilità di scavalcare la rigida figura istituzionale del magistrato per scoprire l’uomo Rosario, con le sue fragilità umane, la sua incrollabile fede e la sua profonda intelligenza. Al centro dell’iniziativa, infatti, spiccherà il racconto prezioso, intimo e diretto del Professor Giuseppe Palilla.
L’illustre professore non interverrà solamente nella sua veste ufficiale di presidente della nota associazione “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino”, ma parlerà soprattutto in qualità di ex compagno di banco e di scuola del magistrato assassinato. La condivisione dei suoi personalissimi ricordi giovanili permetterà al pubblico di comprendere appieno come l’incredibile spessore morale del “giudice ragazzino” non fosse un abito indossato unicamente nelle aule di tribunale, ma una vocazione radicata profondamente nella sua anima fin dagli anni spensierati e innocenti del liceo. Una testimonianza vivente che promette di toccare le corde più profonde del cuore dei presenti.

Il contesto storico e la giustizia: i relatori d’eccezione

Ad accompagnare il pubblico in questo doloroso ma necessario e formativo viaggio a ritroso nel tempo (in quegli anni in cui la mafia insanguinava quotidianamente le strade della Sicilia con attentati brutali) ci sarà un parterre di relatori di eccezionale livello culturale. La complessa e fondamentale ricostruzione del difficilissimo e opaco contesto storico e sociale in cui il giudice Livatino fu costretto a operare e a indagare (spesso in totale isolamento) sarà curata minuziosamente dall’Avvocato Diego Guadagnino, noto, stimato e prolifico studioso e scrittore del territorio.
A seguire, il dibattito si sposterà su un piano prettamente giuridico e filosofico grazie all’intervento del magistrato Dottor Francesco Provenzano, che offrirà ai cittadini una lucida e profonda riflessione sul concetto assoluto di “Giustizia” nell’Italia contemporanea. Fondamentale e strategicamente mirato ai più giovani sarà poi il prezioso contributo del Professor Vito Salvaggio, il quale affronterà di petto l’urgente e ineludibile necessità di promuovere, seminare e radicare la cultura della legalità tra gli studenti e tra i banchi di scuola, vero e unico baluardo contro il fascino perverso della criminalità.

L’omaggio a Saetta e il forte richiamo del presidente Iatì

A tirare magistralmente le fila dell’intera serata, nel delicato ruolo di moderatore, sarà Giuseppe Iatì (noto attore, raffinato poeta e vulcanico presidente del circolo organizzatore), che ha voluto presentare l’evento lanciando un messaggio potentissimo e commovente alla cittadinanza.
«Come Circolo Culturale e come liberi cittadini abbiamo il sacro e inviolabile dovere morale di onorare e ringraziare la figura luminosa del Giudice Rosario Livatino», ha dichiarato con profonda commozione Iatì. «Ma la nostra memoria non deve fermarsi qui: insieme a lui va doverosamente e affettuosamente ricordato il coraggioso magistrato Antonino Saetta, vigliaccamente ucciso insieme al suo amato figlio Stefano il 25 settembre di due anni prima. Questo incontro non è un evento isolato, ma si inserisce prepotentemente e con orgoglio nel nostro costante, quotidiano e faticoso impegno nel promuovere la cultura inattaccabile della legalità sul territorio. Il nostro obiettivo primario e irrinunciabile è quello di continuare a custodire gelosamente e a trasmettere ai nostri ragazzi quei valori purissimi che questi immensi e insostituibili uomini di Stato ci hanno lasciato in eredità pagando con il sangue».

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Celano, alloggi popolari sicuri ed efficienti: riconsegnati dodici appartamenti Ater riqualificati

Una vittoria clamorosa contro i ritardi della burocrazia restituisce finalmente la tranquillità (e case sicure!) ai cittadini marsicani. Questa mattina a Celano si è tenuta la cerimonia ufficiale di riconsegna di ben dodici appartamenti popolari (distribuiti in tre grandi fabbricati), completamente riqualificati dall’Ater dell’Aquila. I vertici dell’Azienda (Antidormi, Rocci e Marcanio) sono riusciti in un vero miracolo amministrativo: hanno salvato i fondi del Pnrr sbloccando un cantiere fermo da un anno, integrando le risorse europee (1,34 milioni di euro) con fondi aziendali propri. I palazzi sono stati sottoposti a profondi lavori di consolidamento antisismico, e dotati di nuovi impianti e pannelli solari termici ed elettrici per abbattere i costi delle bollette. Un bellissimo lavoro di squadra che restituisce dignità e sicurezza abitativa a tante famiglie. Leggi tutti i dettagli sui lavori nel nostro articolo 👇

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Ater 21 settembre 2026

Celano  – Il concetto di “casa” non può e non deve mai essere ridotto a un semplice e freddo tetto sotto cui ripararsi dalla pioggia. Una casa rappresenta, prima di ogni altra cosa, la dignità, la serenità e la sicurezza incrollabile di una famiglia. In un territorio meraviglioso ma geologicamente fragile come quello abruzzese, garantire abitazioni popolari che siano sismicamente inattaccabili ed energeticamente all’avanguardia è un dovere morale e istituzionale assoluto.
Sotto questo nobilissimo profilo, la mattinata odierna ha segnato una pagina di ottima e sana amministrazione pubblica per il Comune marsicano di Celano. Con una sentita cerimonia istituzionale sono stati infatti riconsegnati, completamente rinnovati e messi in totale sicurezza, i tre storici fabbricati di edilizia residenziale pubblica gestiti dall’Azienda territoriale (Ater) della provincia dell’Aquila. I dodici appartamenti (dislocati capillarmente tra via Risorgimento, via delle Libertà e la centralissima piazza dei Caduti 30 Aprile) sono stati oggetto di un massiccio e profondo intervento strutturale di miglioramento sismico e di efficientamento energetico. Un’opera pubblica imponente e attesissima, resa concretamente possibile grazie a un finanziamento complessivo di ben 1,34 milioni di euro, attinto dai rigidi fondi del PNRR assegnati dalla Regione Abruzzo e sapientemente integrati, in corso d’opera, con un provvidenziale tesoretto di fondi aziendali propri dell’Ater.

Una vittoria contro la burocrazia: la corsa contro il tempo

La felice conclusione di questo cantiere rappresenta, in realtà, una doppia vittoria per le istituzioni. I tre amministratori di vertice dell’Ater (il presidente Quintino Antidormi e i due consiglieri Luca Rocci e Angela Marcanio) hanno infatti voluto evidenziare la delicatissima situazione burocratica che aleggiava su questo specifico progetto.
I lavori, ultimati magistralmente dalla Costruzioni e Manutenzioni Srl di Avezzano, sono stati affidati alla ditta marsicana in seguito all’indizione di una nuova e rapidissima gara d’appalto a tempo di record, resasi purtroppo necessaria dopo la problematica e dolorosa risoluzione del contratto con la precedente ditta aggiudicataria, avvenuta circa un anno fa. «Questa riconsegna odierna assume una valenza e un’importanza ancora maggiore e profonda, visto l’immane impegno amministrativo profuso quotidianamente per sbloccare e riavviare un cantiere che avevamo ereditato in fortissima e pericolosa criticità», hanno spiegato orgogliosamente i vertici aziendali. «Il Consiglio di Amministrazione dell’Ater ha letteralmente tratto in salvo i preziosi fondi europei del PNRR integrandoli con un fondamentale investimento di risorse proprie. Senza questo decisivo sforzo economico e logistico, non si sarebbe mai giunti oggi alla consegna di alloggi sicuri ed efficienti per i nostri cittadini».

La soddisfazione della dirigenza: il rispetto dei vincoli del Pnrr

Il grande lavoro di squadra è stato il vero collante che ha permesso di superare le innumerevoli e note strettoie della burocrazia italiana. «Desideriamo rivolgere un sentito, sincero e doveroso ringraziamento a tutti gli uffici dell’Ater dell’Aquila, ai tecnici progettisti e, ovviamente, alla ditta esecutrice che, con grandissima professionalità, competenza tecnica e un ammirevole senso del dovere, hanno lavorato in perfetta e costante sinergia per portare a termine gli interventi nei rigidissimi tempi stabiliti dalla legge», hanno ribadito Antidormi, Rocci e Marcanio.
Riuscire a rispettare le perentorie e inflessibili scadenze imposte da Bruxelles per l’utilizzo dei fondi PNRR rappresentava una sfida tremendamente complessa, in cui non era assolutamente ammesso il minimo margine di errore. «Il brillante raggiungimento di questo difficilissimo obiettivo temporale e tecnico dimostra plasticamente l’efficienza reale della nostra azienda e la straordinaria capacità di fare squadra, specialmente quando in gioco sul piatto della bilancia ci sono la sicurezza fisica e la sacrosanta dignità abitativa delle famiglie».

I dettagli dell’opera: dai consolidamenti sismici ai pannelli solari

Dal punto di vista prettamente ingegneristico ed edilizio, la massiccia riqualificazione dei fabbricati ha riguardato in primis pesantissimi interventi strutturali e di consolidamento delle fondamenta, realizzati con la moderna e certificata applicazione di fasce monodirezionali per garantire un’elevatissima tenuta antisismica in caso di terremoto. I lavori hanno poi previsto la totale e minuziosa rimozione del vecchio manto di copertura dei tetti e il conseguente rifacimento integrale di tutti gli impianti di servizio (elettrici, termici e idrici).
Infine, per abbattere drasticamente i costi delle bollette per gli inquilini e tutelare l’ambiente, sono stati installati moderni impianti fotovoltaici e pannelli solari termici. Un risultato d’eccellenza celebrato pubblicamente durante l’inaugurazione alla quale, oltre all’intero CdA dell’Ater (incluso il direttore generale Giancarlo Alterio), ha preso parte una folta rappresentanza politica celanese: il sindaco Settimio Santilli, i consiglieri di maggioranza Lidia Venditti, Tullio Raffaele Vicaretti e Aristide Luccitti, insieme al leale capo dell’opposizione in Consiglio comunale, Ermanno Natalini, a dimostrazione di come il benessere dei cittadini non conosca alcun colore politico.

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