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Cronaca

Pomeriggio ad alta tensione tra Turania e Monti della Duchessa: escursionista precipita e due dispersi a 1850 metri. Doppio salvataggio del Soccorso Alpino

Pomeriggio di grande apprensione e soccorsi ad alta quota sulle montagne del Reatino! ⛰️ 🚁 Il Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio (CNSAS) ha portato a termine due salvataggi complessi: a Turania un escursionista romano è precipitato lungo un pendio ed è stato recuperato con l’eliambulanza del 118; sui Monti della Duchessa due ragazzi pugliesi sono rimasti bloccati a 1850 metri e sono stati salvati a piedi dalle squadre di terra pochi minuti prima di una violentissima grandinata! Una lezione fondamentale sulla sicurezza in quota. Leggete la cronaca dei salvataggi e i consigli degli esperti nel nostro articolo! 👇 🥾

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Redazione – Il fascino maestoso e selvaggio dell’Appennino laziale continua ad attrarre ogni fine settimana migliaia di appassionati di trekking, amanti della natura e camminatori in cerca di aria pura e panorami mozzafiato. Tuttavia, la montagna non perdona la minima distrazione o l’improvvisa variabilità meteorologica. Nel pomeriggio di domenica 16 agosto, gli operatori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio (CNSAS) sono stati impegnati in una vera e propria maratona di emergenza, portando a termine con successo due distinti, complessi e delicati interventi di salvataggio per soccorrere escursionisti in grave difficoltà nel territorio della provincia di Rieti.

Il primo dramma a Turania: escursionista romano scivola e precipita durante il trekking

Il primo allarme è scattato sul territorio comunale di Turania, suggestivo borgo incastonato nella splendida cornice della Valle del Turano. Un uomo originario di Roma stava percorrendo uno dei sentieri della zona quando, per cause ancora in corso di accertamento (probabilmente una perdita di aderenza su terreno sconnesso o un appoggio instabile), ha perso improvvisamente l’equilibrio, scivolando e precipitando nel vuoto per diversi metri lungo un ripido pendio.

La macchina dei soccorsi si è mossa con una tempestività straordinaria. La centrale operativa dell’emergenza sanitaria ha inviato sul posto l’eliambulanza del 118 con a bordo l’équipe medica specializzata e il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino. A rendere ancor più celere la prima fase di localizzazione è stata la provvidenziale presenza nell’area di un operatore del CNSAS, che si trovava casualmente in zona per attività personali e ha prestato immediatamente la prima assistenza. Raggiunto sul fondo del dirupo, il malcapitato è stato stabilizzato, imbarellato con tecniche alpinistiche di precisione e valutato dai medici. Successivamente, l’escursionista è stato verricellato a bordo del velivolo e trasferito in ospedale per i necessari accertamenti clinici. Alle operazioni a terra hanno collaborato attivamente anche i Carabinieri, il personale dell’ambulanza territoriale e le squadre dei Vigili del Fuoco.

Incubo a 1850 metri sui Monti della Duchessa: sorpresi dal maltempo sul monte Morrone

Poco più tardi, mentre si concludevano le operazioni nel comprensorio del Turano, un secondo e ancor più insidioso allarme ha mobilitato nuovamente gli specialisti del Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio. La richiesta d’aiuto è giunta dalla maestosa e aspra Riserva Naturale Regionale Monti della Duchessa, precisamente nei pressi di Fonte Salomone, sulle pendici del monte Morrone, a una quota ragguardevole di circa 1850 metri sul livello del mare.

Due escursionisti originari della provincia di Lecce, saliti in quota per un’escursione d’alta quota, hanno improvvisamente smarrito la traccia principale del sentiero, perdendo l’orientamento in un ambiente particolarmente impervio. A complicare drammaticamente il quadro è stato il repentino arrivo di una violenta perturbazione atmosferica, che ha avvolto la vetta con nebbia fitta, raffiche di vento gelido e un brusco crollo termico, lasciando i due giovani bloccati e impossibilitati a proseguire autonomamente la discesa.

La corsa contro il tempo e la grandine: messi in salvo dalla squadra di terra

Data l’impossibilità di operare con l’elicottero a causa delle avverse condizioni meteo e della scarsa visibilità, una squadra di terra del Soccorso Alpino è partita a sirene spiegate, risalendo le pendici montuose con un mezzo fuoristrada fino al limite massimo consentito dalla carreggiata, per poi proseguire a piedi a passo spedito lungo i costoni rocciosi con l’attrezzatura di soccorso in spalla.

Grazie alla perfetta conoscenza dei valichi e delle coordinate GPS, i tecnici del CNSAS sono riusciti a intercettare i due dispersi salentini, trovandoli visibilmente provati, infreddoliti e impauriti ma fortunatamente incolumi. I soccorritori hanno preso in custodia i due escursionisti, rifornendoli di abbigliamento termico e accompagnandoli a valle lungo un percorso protetto, anticipando di pochissimi minuti l’abbattersi di un violento temporale accompagnato da fitte grandinate e pioggia torrenziale. Alle operazioni di supporto logistico hanno partecipato anche i Vigili del Fuoco. Un salvataggio provvidenziale che ha scongiurato conseguenze potenzialmente gravissime da ipotermia.

La sicurezza prima di tutto: le regole d’oro del Soccorso Alpino per l’estate

Questi due episodi, conclusisi fortunatamente con un lieto fine grazie alla professionalità encomiabile dei soccorritori laziali, offrono lo spunto per ribadire le regole fondamentali per frequentare la montagna in sicurezza durante la stagione estiva:

  • Consultare sempre i bollettini meteo locali: in estate i temporali pomeridiani in quota si formano con estrema rapidità, trasformando sentieri agevoli in trappole scivolose e pericolose.
  • Pianificare l’itinerario con cura: studiare preventivamente i sentieri (tracciati CAI), i dislivelli e i tempi di percorrenza, calcolando sempre un margine per rientrare prima del calar del sole o del peggioramento meteo.
  • Dotarsi di abbigliamento adeguato: scarponi da trekking a caviglia alta con suola scolpita (vibram), giacca antivento/antipioggia (guscio), strato termico nello zaino, scorta abbondante di acqua e sali minerali.
  • Utilizzare strumenti di orientamento: non affidarsi esclusivamente alla batteria dello smartphone; portare con sé una mappa cartacea topografica e una bussola o dispositivi GPS dedicati.
  • Comunicare la meta prescelta: informare sempre familiari, amici o gestori di rifugi sul tragitto programmato e sull’orario stimato di rientro.

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Cronaca

Santo Stefano di Sessanio – Addio a Daniele Kihlgren, ideo’ l’albergo diffuso

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Daniele Kihlgren

Redazione-  Daniele Kihlgren è morto a Roma all’età di 60 anni. L‘imprenditore italo-svedese era noto in tutto il mondo per aver ideato e realizzato il celebre progetto dell’albergo diffuso Sextantio a Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso. Kihlgren era ricoverato in una struttura ospedaliera della Capitale. Le sue condizioni si erano aggravate a causa del riacutizzarsi di problemi di salute legati all’HIV, contratto quando era poco più che un ragazzo. Nato a Milano da padre svedese e madre pescarese, Kihlgren legò indissolubilmente il suo nome alla storia del cratere aquilano e alla valorizzazione dei borghi italiani dimenticati. La sua intuizione nacque per caso, durante un viaggio in moto nei primi anni Duemila, quando si imbatté nelle rovine semi-abbandonate di Santo Stefano di Sessanio.

Affascinato dalla bellezza aspra e autentica di quel paesaggio montano, decise di investire le proprie risorse economiche non per costruire ex novo, ma per recuperare e restaurare in modo filologico le abitazioni di pietra abbandonate. Nacque così Sextantio Albergo Diffuso, un modello di ospitalità e conservazione architettonica esportato e celebrato a livello internazionale, capace di coniugare il turismo sostenibile, il rispetto dell’identità locale e la tutela del patrimonio storico.

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Cronaca

Paura a Recanati: lupi aggrediscono un cagnolino in giardino. Salvato in extremis dalle urla del padrone

Una tranquilla passeggiata notturna nel giardino di casa si è trasformata in un incubo di sangue a Recanati (in contrada Sant’Agostino). Intorno all’una di notte, il signor Roberto è uscito nel prato, perfettamente illuminato e circondato da altre abitazioni, per far fare i bisogni a Whisky, il suo anziano cagnolino di 16 anni. All’improvviso, due enormi lupi sono sbucati dal buio e si sono avventati con ferocia inaudita sull’animale, scaraventandolo in aria! Solo le urla disperate del padrone hanno messo in fuga i predatori. Il povero Whisky ha riportato ferite gravissime, morsi profondi e la frattura di due costole. Il padrone è sotto shock: “I lupi erano a due passi da me. Se al posto del cane ci fosse stato un bambino, come si sarebbe salvato?”. Secondo i Carabinieri, un branco di 8 lupi sta seminando il terrore in tutta la zona, sbranando galline e aggredendo pony nei maneggi. Trovate tutti i drammatici dettagli di questa escalation nel nostro articolo! Avete paura del buio in giardino? Scoprite la nostra fantastica soluzione per la vostra sicurezza! 👇

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Recanati (MC) – Quello che doveva essere un banale, routinario e tranquillo bisogno fisiologico notturno per un cane anziano si è trasformato in pochissimi secondi in un vero e proprio incubo a occhi aperti, un dramma che riporta prepotentemente d’attualità il delicatissimo e irrisolto problema della fauna selvatica sempre più vicina ai centri abitati italiani. La terrificante aggressione è avvenuta intorno all’una di notte nella tranquilla contrada Sant’Agostino, nel comune marchigiano di Recanati. Protagonista (e vittima) di questa orribile disavventura è il piccolo Whisky, un dolcissimo e indifeso cagnolino di razza West Highland White Terrier di ben sedici anni di età. Il suo amorevole padrone, Roberto Baldassarri, visibilmente preoccupato per le condizioni di salute e per l’incontinenza del suo anziano e fedele amico a quattro zampe, aveva deciso di uscire con lui per fargli fare una rapida passeggiata sul prato di casa, senza allontanarsi minimamente dalla proprietà privata. Nessuno dei due poteva immaginare che, nell’ombra della notte marchigiana, due spietati predatori fossero già pronti a colpire, trasformando il giardino di una normale villetta residenziale in un sanguinoso e letale terreno di caccia. La vicenda ha comprensibilmente scosso nel profondo l’intera comunità locale, scatenando un’ondata di indignazione, paura e forti polemiche riguardo alla gestione della fauna selvatica pericolosa a ridosso delle aree fortemente urbanizzate.

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L’agguato fulmineo e il coraggio del padrone

A rendere ancora più inquietante l’intera dinamica dell’aggressione è il contesto urbano in cui si è consumata.
Non stiamo infatti parlando di una cascina diroccata o isolata in mezzo all’appennino selvaggio. “La mia casa è perfettamente illuminata, non è assolutamente isolata e, anzi, ci sono moltissime altre abitazioni private nelle immediate vicinanze. Per capirci, ci troviamo a soli 500 metri di distanza dal nucleo abitato di Spaccio Fuselli”, racconta ancora sotto shock il signor Baldassarri ai cronisti locali, nel disperato tentativo di far comprendere l’assurdità e la gravità della situazione. “Sono sceso dal piccolo pianerottolo di casa, che ha appena tre scalini, e sono arrivato sul prato con Whisky”. È stato in quell’esatto e fatale momento che l’imprevedibile natura selvaggia ha sferrato il suo brutale attacco. Due lupi adulti e affamati sono letteralmente sbucati dal buio circostante, aggirando furtivamente il perimetro della casa e avventandosi con ferocia e inaudita violenza sul povero cagnolino. La potenza del morso e dell’impatto è stata talmente devastante che il piccolo Whisky, nonostante i suoi sedici anni di acciacchi, è stato letteralmente scaraventato in aria come una bambola di pezza dai predatori. Solo il provvidenziale, istintivo e coraggioso intervento del signor Roberto ha evitato il peggio: le sue disperate urla di terrore hanno infatti spaventato e fatto desistere i due lupi, costringendoli ad allontanarsi rapidamente nell’oscurità e lasciando la povera preda sanguinante sull’erba del giardino.

Le gravi ferite di Whisky e l’allarme del branco

Whisky è stato immediatamente soccorso dal suo padrone, ma le sue condizioni di salute sono apparse fin dal primo istante gravissime.
Il piccolo cane perdeva copiosamente sangue dai profondi morsi inflitti dalle zanne dei lupi e presentava lacerazioni e dolorosissime ferite aperte in diverse parti del corpicino. Trasportato d’urgenza alle prime luci dell’alba, il veterinario di fiducia gli ha prestato le prime, fondamentali cure mediche, somministrando un massiccio mix di antinfiammatori, potenti antidolorifici e antibiotici per scongiurare il letale rischio di infezioni. Dalle radiografie è emerso che il violento urto causato dai lupi ha provocato al cagnolino la dolorosa frattura di due costole; attualmente il cane è traumatizzato e fa un’enorme fatica a reggersi in piedi sulle proprie zampe. “Ancora tremo per la forte paura. Quei due lupi me li sono trovati letteralmente sotto i piedi”, confessa il proprietario, la cui mente è ora tormentata da un dubbio legittimo e agghiacciante: “E penso e ripenso continuamente: se al posto del mio cagnolino ci fosse stato un bambino piccolo a giocare sul prato, come poteva salvarsi?”. Purtroppo, la straziante aggressione a Whisky non rappresenta un caso isolato. Secondo quanto riferito dalle indagini condotte dai carabinieri forestali, nella zona collinare di Recanati si aggirerebbe stabilmente e indisturbato un numeroso e affamato branco composto da almeno sette o otto esemplari di lupi. Negli ultimi difficili mesi si sarebbero già verificati diversi, ripetuti e documentati episodi di brutale predazione ai danni di indifesi animali da cortile, e qualche tempo fa un branco avrebbe addirittura tentato di aggredire un pony all’interno di un maneggio recintato della zona. “L’altra notte è toccato a una gallina, pochi giorni prima a una povera oca”, raccontano esasperati alcuni residenti della via. Ora, con il sangue versato da Whisky nel giardino di casa, l’allarme e il terrore in contrada Sant’Agostino hanno raggiunto il punto di non ritorno.

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Cronaca

Scandalo ad Arezzo: spari in testa e strage di lupi, è caccia ai bracconieri

Scandalo vergognoso ad Arezzo: bracconieri senza scrupoli stanno facendo una vera e propria strage di lupi nelle campagne toscane! L’allarme agghiacciante è stato lanciato dall’ENPA dopo il ritrovamento di diverse carcasse martoriate da colpi d’arma da fuoco. Il caso più crudele riguarda un povero lupo soccorso nella frazione di Molinelli: l’animale è stato colpito in piena fronte da una pallottola ed è morto dopo ben 15 giorni di indicibile e atroce agonia! E non è finita qui: radiografie su altri esemplari investiti hanno rivelato che i lupi erano già stati crivellati di pallini da caccia in precedenza. Un far west illegale e inaccettabile che viola le regole della convivenza civile. L’ENPA passa alle vie legali e manda tutto il dossier in Procura per dare il via alla caccia ai colpevoli! Noi stiamo dalla parte degli animali, e voi? 👇

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Arezzo – Le meravigliose e pacifiche campagne toscane si stanno trasformando, giorno dopo giorno, in un vero e proprio e sanguinoso far west a cielo aperto, dove la crudeltà umana sembra aver superato ogni limite immaginabile di decenza e legalità. A lanciare un disperato, agghiacciante e durissimo grido d’allarme è stata nelle scorse ore la sezione locale dell’Enpa (l’Ente Nazionale Protezione Animali), che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora fatto di violenze inaudite, omertà e bracconaggio spietato ai danni della fauna selvatica. Sul territorio dell’intera provincia di Arezzo è infatti in atto una preoccupante, vigliacca e sistematica scia di violenze inaudite contro i lupi. Le testimonianze raccolte dai volontari e i referti veterinari parlano chiaro, disegnando i contorni di uno scandalo ambientale senza precedenti: diversi esemplari di lupo sono stati ritrovati feriti in modo gravissimo o barbaramente uccisi a colpi di arma da fuoco. Non si tratta di tragici incidenti fortuiti, ma di vere e proprie esecuzioni a sangue freddo, messe in atto da individui senza scrupoli che sfidano apertamente la legge, la morale e le basilari regole della convivenza pacifica tra uomo e natura.

Il calvario del lupo di Molinelli: quindici giorni di atroce agonia

Il caso senza dubbio più sconvolgente, cruento e drammatico documentato dai volontari riguarda il cosiddetto “lupo di Molinelli”, la cui storia ha letteralmente spezzato il cuore non solo degli animalisti, ma di chiunque possieda un briciolo di umanità.
Tutto ha avuto inizio quando un cittadino, allarmato dai guaiti, ha segnalato la presenza di quello che in un primo momento sembrava essere solo un normale cane randagio gravemente ferito nei pressi della frazione di Molinelli. Intervenuti tempestivamente sul posto per il recupero, gli esperti operatori dell’Enpa si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: l’animale non era un cane, ma un magnifico esemplare di lupo che presentava una gravissima e spaventosa ferita aperta alla testa. Nonostante la sofferenza evidente e straziante, l’animale è stato catturato con estrema delicatezza per poter ricevere immediata assistenza medica. Tuttavia, gli esami veterinari strumentali hanno rivelato una verità agghiacciante: il lupo non era stato vittima di un incidente, ma era stato vigliaccamente colpito in piena fronte da un colpo diretto di arma da fuoco. A rendere il crimine ancora più efferato è il fatto che lo sparo è avvenuto in una zona abitata e in un periodo dell’anno totalmente estraneo al calendario venatorio. Un atto volontario, calcolato e di una crudeltà spaventosa, che ha condannato il povero animale a una lenta, inesorabile e indicibile agonia durata ben 15 lunghissimi giorni, prima che sopraggiungesse pietosamente la morte. “Ci preme sottolineare che questo gesto è avvenuto fuori dal periodo di caccia e in una zona abitata”, denunciano furiosi i vertici dell’Enpa di Arezzo, “rendendo ancora più grave e pericolosa la palese violazione della convivenza tra uomo e natura”.

Pallini da caccia e carcasse: una mattanza silenziosa e diffusa

Ma la tragica e inaccettabile fine del lupo di Molinelli non è purtroppo un caso isolato. L’intera provincia aretina sembra essere caduta nella morsa di una mattanza silenziosa, seriale e vigliacca.
A conferma dell’esistenza di veri e propri “squadroni della morte” improvvisati tra le campagne, ci sono i recenti ritrovamenti di altre due carcasse, i cui esami autoptici hanno rivelato dettagli macabri e inequivocabili. Nella suggestiva campagna di Pieve al Toppo, ad esempio, è stato rinvenuto un altro lupo morto, apparentemente a causa dei morsi profondi inflitti da un cinghiale durante uno scontro naturale per la sopravvivenza. Ma le radiografie effettuate sulla carcassa hanno portato alla luce un segreto inconfessabile: la presenza di numerosi e vecchi pallini da caccia conficcati in profondità nel corpo del predatore, segno evidente e inconfutabile di un precedente ferimento intenzionale da parte di bracconieri. Un destino di sangue simile a quello toccato a una povera lupa investita lungo l’asfalto della trafficata Strada Regionale 71. Anche in questa triste circostanza, i meticolosi controlli medici post-mortem hanno evidenziato come il gracile corpo dell’animale, prima dell’impatto fatale con l’automobile, fosse già stato gravemente impallinato e martoriato da colpi di arma da fuoco.

Scatta l’offensiva dell’Enpa: gli atti finiscono dritti in Procura

Di fronte a questa escalation di violenza armata gratuita, cieca e irresponsabile, l’Ente Nazionale Protezione Animali ha deciso di togliersi i guanti e passare pesantemente al contrattacco legale per fermare i responsabili.
L’associazione animalista ha infatti comunicato di aver già predisposto tutti i pesantissimi incartamenti e i referti medici da inoltrare urgentemente alla Procura della Repubblica, affinché la magistratura faccia finalmente piena e immediata luce su questi inaccettabili e criminali episodi di bracconaggio seriale. L’Enpa ha inoltre colto l’occasione per ringraziare le autorità competenti, la Task Force Regionale e i coraggiosi Carabinieri Forestali per il loro costante e pericoloso impegno a tutela della nostra preziosa fauna selvatica. “Come Enpa vogliamo ribadire con fermezza la nostra condanna verso questi atti di violenza gratuita e irresponsabile”, si legge nel durissimo comunicato ufficiale diramato dalla presidenza e dal consiglio direttivo della combattiva sezione di Arezzo. “La salvaguardia degli animali e la convivenza rispettosa con la natura sono valori imprescindibili per cui tutti noi cittadini dobbiamo impegnarci senza sosta. Nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita a un animale e ogni creatura merita di vivere senza paura”. L’appello finale è rivolto direttamente al cuore e al senso civico dei cittadini: “Invitiamo tutta la comunità locale a collaborare con rispetto e consapevolezza, segnalando tempestivamente ogni situazione di pericolo, bracconaggio o maltrattamento”. La guerra per la salvezza dei lupi aretini è appena iniziata, e la giustizia dovrà fare il suo corso.

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