L’ESPRESSIONE “L’HO FATTO TUTTO” RIFERITA AL CAMMINO DI SANTIAGO SPIEGATA DA VALENTINO PISEGNA, DIVULGATORE CULTURALE DEL CAMMINO
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Redazione- Dire che esiste un punto di partenza è tecnicamente un errore storico e concettuale, spiega il Cav. Valentino Pisegna, divulgatore culturale e spirituale del pellegrinaggio jacobeo: L’espressione l’ho fatto tutto riferita al Cammino di Santiago è spesso percepita come un falso storico o, più precisamente, una forzatura semantica poiché il Cammino non è un percorso unico e definito, ma una rete di cammini che storicamente partivano dalla porta di casa del pellegrino”. Quando oggi si parla di fare tutto il Cammino, spesso si pensa a partire da Saint-Jean-Pied-de-Port, Lisbona, Irùn, Oviedo, Ferrol, come se esistesse un punto di inizio ufficiale. Questa è una narrazione moderna, comoda, rassicurante, ma inesatta. Il concetto io l’ho fatto tutto nel contesto del Cammino di Santiago è diventato molto relativo perché le distanze sono state codificate. Per cui, se non si parte e non si ritorna da casa propria, si sta percorrendo una tratta del cammino, non tutto il cammino in senso storico assoluto. I pellegrini medievali diretti a Santiago de Compostela non andavano a iniziare il Cammino, precisa Pisegna. Partivano da casa loro: dalla Germania, dalla Polonia, dall’Italia, dall’Inghilterra. Camminavano per mesi, talvolta per anni, attraversando territori sconosciuti fino a immettersi nelle grandi direttrici che oggi chiamiamo Camino Francés, Camino del Norte, Via de la Plata o Camino Portugués. La standardizzazione si è verificata con la rinascita del Cammino negli anni ’80 quando è nata la necessità di mappare percorsi precisi e fornire infrastrutture e segnaletica, che ha portato a considerare il Cammino come un tratto lineare preconfezionato piuttosto che come un viaggio individuale”. Il Cammino non nasce come percorso unico. Nasce come convergenza. Saint Jean Pied de Port, ad esempio, era il luogo in cui convergevano tre delle quattro principali vie francesi: la Via Turonensis, la Via Lemovicensis e la Via Podiensis, prima di attraversare i Pirenei. Il concetto stesso di inizio è moderno, precisa Pisegna, legato a esigenze organizzative, turistiche o simboliche. Anche il celebre Codex Calixtinus non impone un unico punto di partenza: descrive itinerari principali in territorio francese e spagnolo, ma non definisce un “vero” inizio. Aymeric Picaud, il presunto autore del testo, parla di Puente la Reina come: il punto cruciale in cui quattro strade che conducono a Santiago si riuniscono in una sola. Nel Medioevo il pellegrinaggio non era un pacchetto turistico con un punto di partenza prefissato. Era un atto di penitenza o di devozione che iniziava nel momento in cui il pellegrino chiudeva la porta di casa dietro di sé, la sofferenza e la lunghezza del viaggio, partendo da casa, erano parte integrante dell’espiazione e del voto spirituale. A differenza di oggi, i pellegrini dovevano rifare tutta la strada a piedi per tornare a casa. Il pellegrinaggio medievale non era misurato in chilometri, ma in intenzione, sacrificio e trasformazione, continua il dott. Pisegna, che conclude così il suo concetto: chi parte da casa propria oggi è forse più vicino allo spirito originario di quanto non lo sia chi sceglie un punto simbolico perché “così si fa”. Oggi c’è chi percorre 800 chilometri e chi percorre 100. C’è chi parte per fede e chi per crisi personale. C’è chi cerca il silenzio e chi l’incontro. Il Cammino non si lascia ridurre a una misura. In altre parole: non è importante solo arrivare a Compostela, ma come si arriva, cosa si impara lungo la strada e quanto il viaggio influisce sull’interno di chi lo intraprende. Per Valentino Pisegna questa è la vera misura dell’aver “fatto tutto” il Cammino. La distanza giusta è quella che permette di vivere l’esperienza appieno, senza giudizio.
Forse allora la domanda più autentica non è: “Da dove parte il vero Cammino?”. Ma piuttosto: “Da dove parto io?”.
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