Rimani in contatto con noi
#

Economia

Poste Italiane integra TIM: approvato il regolamento per la direzione e il coordinamento

Nasce ufficialmente e definitivamente il più grande gigante italiano dei servizi e delle telecomunicazioni! A pochissimi giorni dalla chiusura dell’Opas (che ha portato Poste a detenere ben l’86% del capitale della storica compagnia telefonica), il Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane ha varato le storiche linee guida per esercitare l’attività di direzione e coordinamento su TIM. L’azienda guidata dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante assumerà il pieno controllo strategico e industriale sulle mosse del colosso telefonico, pur garantendo formalmente l’autonomia giuridica e tutelando gli azionisti di minoranza👇

Pubblicato

a

DG Giuseppe Lasco e AD Matteo Del Fante

Roma – Il complesso, affascinante e colossale Risiko del mercato finanziario, dei grandi servizi e delle telecomunicazioni nazionali ha appena compiuto un passo in avanti storicamente ed economicamente gigantesco, destinato inevitabilmente a mutare e ridisegnare radicalmente per decenni l’intero e strategico assetto industriale e tecnologico della nostra Penisola. A pochissimi giorni di distanza dalla chiusura ufficiale e formale dell’imponente e discussa Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (l’acronimo tecnico Opas) lanciata su TIM, il potente Consiglio di Amministrazione del colosso Poste Italiane ha ufficialmente e definitivamente premuto l’acceleratore, sancendo l’effettivo via libera operativo alle nuove, stringenti e fondamentali linee guida aziendali. Come puntualmente, precisamente e orgogliosamente riportato e confermato nelle scorse ore anche dal telegiornale aziendale “TG Poste”, il solenne e riunito Cda ha formalmente e all’unanimità deliberato il tanto atteso avvio dell’esercizio delle complesse e delicate attività di direzione e di stringente coordinamento nei confronti della storica compagnia telefonica italiana TIM, provvedendo contestualmente ad approvare e varare anche il relativo, corposo e dettagliatissimo Regolamento formale di governo operativo. Si tratta di un passaggio puramente formale ma sostanzialmente vitale e imprescindibile dal punto di vista societario e giuridico, che decreta la nascita di un vero e proprio e inarrestabile gigante nazionale dei servizi, capace di fondere insieme la capillare e storica rete logistica e finanziaria di Poste con la strategica, complessa e vasta infrastruttura tecnologica e di rete della principale compagnia di telecomunicazioni del Paese.

I numeri dell’Opas: Poste Italiane detiene l’86% di TIM

Il rapido, deciso e inesorabile iter burocratico e decisionale intrapreso nelle scorse settimane ha portato a un risultato finanziario di proporzioni semplicemente inimmaginabili fino a qualche anno fa per il libero mercato.
In seguito alla felice, rapida e trionfale chiusura tecnica dell’impegnativa operazione di mercato (l’Opas), il formidabile, solido e ramificato Gruppo tricolore (guidato sapientemente, strategicamente e con pugno di ferro dall’attuale e confermato Amministratore Delegato Matteo Del Fante, coadiuvato strettamente e costantemente dall’attento Direttore Generale Giuseppe Lasco) è incredibilmente e fattivamente arrivato a detenere nel proprio forziere circa l’86% del capitale azionario di TIM. Preso doverosamente e trionfalmente atto di questi numeri schiaccianti, il potente board societario di Poste ha quindi approvato il fondamentale documento tecnico che, da questo momento storico in poi, disciplinerà rigidamente e quotidianamente i fitti rapporti e i complessi e vitali flussi informativi tra le due grandi e storiche aziende italiane. L’obiettivo primario, vitale e indiscutibile del documento è quello di assicurare e garantire ai mercati il perfetto, fluido e ininterrotto allineamento e il totale coordinamento gestionale di TIM (e di tutte le sue numerose e importanti società controllate), in quanto ormai entità societarie stabilmente, organicamente e definitivamente appartenenti al gigantesco gruppo facente capo, per l’appunto, a Poste Italiane. Il massiccio e dirompente ingresso di TIM all’interno dell’immenso e protetto perimetro gestionale di Poste Italiane prevede, per sua stessa natura finanziaria, la strettissima e costante condivisione dei macro-obiettivi strategici a lungo termine, il totale e pacifico coordinamento delle aggressive politiche industriali, commerciali e gestionali, e soprattutto l’intelligente, calcolata e fruttuosa integrazione delle svariate attività operative e delle altissime competenze tecniche e umane, il tutto al fine esclusivo di favorire prepotentemente lo sviluppo infrastrutturale del Paese e la massiccia creazione di valore per l’intero Gruppo integrato.

Il governo accentrato e la garanzia per i piccoli azionisti

La complessa, capillare e ramificata macchina del controllo direzionale è stata studiata meticolosamente a tavolino dai massimi esperti legali e finanziari per garantire la massima e totale fluidità esecutiva e gestionale.
Come è stato sapientemente e tecnicamente precisato dal Telegiornale di Poste Italiane, l’intera e gravosa attività di Direzione e di serrato coordinamento su TIM sarà rigidamente, quotidianamente e direttamente disciplinata e supervisionata dal Cda, dalla figura cardine dell’Amministratore Delegato e dallo stesso Direttore Generale (esclusivamente attraverso il legittimo e fermo esercizio dei grandissimi poteri decisionali a loro attribuiti per statuto), nonché dalle svariate, complesse ed efficientissime strutture organizzative interne di Poste Italiane, muovendosi ciascuna negli specifici, delimitati e rigorosi ambiti di rispettiva e tecnica competenza manageriale. Il nuovissimo e blindato regolamento appena approvato garantisce fattivamente la lucida gestione accentrata e verticistica delle macro-attività, favorendo in tal modo un eccellente e produttivo coordinamento puramente funzionale, indispensabile e necessario per poter finalmente realizzare colossali e milionarie economie di scala interne e per migliorare, snellire e ottimizzare l’efficienza quotidiana dei complessi e pesanti processi industriali. Con l’entrata a regime del nuovissimo, storico e monolitico assetto societario, Poste Italiane avrà così finalmente e operativamente la piena, totale e immediata visibilità interna (come un vero “Grande Fratello” gestionale) sulle principali e più delicate attività e sulle future iniziative commerciali e tecniche intraprese da TIM. Il nuovo padrone verrà inevitabilmente e doverosamente coinvolto e interpellato in via strettamente preventiva nella complessa valutazione tecnica, economica e politica delle imminenti operazioni di maggiore e spiccato rilievo strategico (incluse, ovviamente, le dispendiose operazioni straordinarie o le cessioni rilevanti). Tutto ciò, hanno tenuto a specificare duramente e legalmente i vertici in chiusura di comunicato, avverrà mantenendo sempre ferma, salda, indiscussa e intoccabile la pura autonomia giuridica nominale di TIM e delle sue aziende controllate, agendo in tal modo anche a forte, rassicurante e vitale tutela finanziaria degli attenti e preoccupati azionisti di minoranza rimasti sul mercato.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Economia

Caro carburanti, oltre la metà delle stazioni italiane blocca i prezzi fino a fine ottobre

Ottime notizie per i disperati automobilisti e autotrasportatori italiani! Con l’ingresso ufficiale di Tamoil nell’accordo nazionale per il blocco dei prezzi (fino al 31 ottobre 2026), oltre 11.200 stazioni di servizio in Italia (il 50,9% del totale) offrono ora prezzi calmierati alla pompa. L’adesione della compagnia libica si unisce così al grande sforzo già messo in campo dai distributori Eni, IP e Q8. Un’iniziativa letteralmente vitale e salvifica, arrivata dopo un lungo pressing diplomatico di Palazzo Chigi, per cercare di frenare l’emorragia dei rincari, con il Diesel che al 1° ottobre ha sfondato la spaventosa e insostenibile soglia di 2,28 euro al litro!👇

Pubblicato

a

Caro carburanti

Roma – La fortissima, costante e asfissiante pressione inflazionistica legata agli insostenibili rincari del settore energetico sta continuando a pesare in maniera drammatica, profonda e insostenibile sui fragili bilanci economici di milioni di famiglie e di migliaia di imprese e operatori del settore logistico e commerciale. In questo difficile, turbolento e precario contesto macroeconomico globale, arriva fortunatamente una importantissima, vitale e rassicurante boccata d’ossigeno per i disperati automobilisti e autotrasportatori della nostra penisola. Tamoil Italia, storica e celebre compagnia petrolifera sussidiaria del grande gruppo internazionale Oilinvest, ha infatti ufficialmente e pubblicamente annunciato di aver introdotto una complessa, rigida e volontaria serie di misure straordinarie atte a contenere, bloccare e calmierare i prezzi di listino di benzina e diesel all’interno di circa 1.400 stazioni di servizio a proprio marchio sparse sul territorio nazionale. Questa fondamentale e strategica iniziativa di “blocco dei prezzi”, che resterà eccezionalmente, rigidamente e continuativamente in vigore fino al prossimo 31 ottobre 2026, si inserisce perfettamente nel più ampio solco delle difficili e serrate trattative portate faticosamente avanti dalle istituzioni governative e dalle storiche associazioni in difesa dei consumatori per cercare di alleggerire il devastante peso del caro-vita sulle tasche degli italiani.

Il peso della diplomazia: asse tra Palazzo Chigi e la Libia

La complessa e applaudita decisione industriale assunta improvvisamente dai vertici europei di Tamoil non rappresenta in alcun modo una banale o scontata manovra di marketing aziendale, ma è il pregevole, tangibile e diretto risultato di un delicato e sotterraneo lavoro di tessitura diplomatica internazionale.
Stando infatti a quanto rivelato e confermato in queste ore da autorevoli, affidabili e accreditate fonti vicine agli ambienti di Palazzo Chigi, nelle scorse settimane si sarebbero svolte fitte, lunghe e riservatissime discussioni bilaterali di altissimo livello istituzionale tra i rappresentanti del governo italiano e le massime cariche dell’esecutivo libico (Stato che, attraverso il fondo sovrano, detiene il pieno controllo finanziario e manageriale del colosso petrolifero Oilinvest). L’obiettivo primario di questa spinta diplomatica era proprio quello di incoraggiare, agevolare e garantire la partecipazione attiva e concreta di Tamoil a questa grande, nobile e necessaria iniziativa di contenimento dei prezzi del carburante. L’azienda stessa, in una nota ufficiale, ha orgogliosamente dichiarato e ribadito che questa eccezionale iniziativa di calmieramento dei prezzi risponde pragmaticamente a “condizioni internazionali e geopolitiche assolutamente straordinarie”, che continuano inesorabilmente a scuotere e destabilizzare con forza cieca i delicati mercati dell’energia e dei trasporti globali. Tamoil ha così sottolineato pubblicamente il proprio fermo e totale impegno a sostenere attivamente la mobilità di tutti i cittadini italiani, garantendo però al contempo l’irrinunciabile sostenibilità economica, la sopravvivenza commerciale e i profitti della propria e ramificata rete distributiva sul suolo nazionale.

Un patto nazionale: 11.200 stazioni congelano le tariffe

L’ingresso ufficiale e strategico di un peso massimo come Tamoil all’interno di questo grande e storico accordo nazionale sui carburanti segna un momento tecnico, psicologico e commerciale assolutamente cruciale, ribaltando completamente i rapporti di forza all’interno del libero mercato interno.
Con la preziosa e decisiva adesione della compagnia di origine libica, infatti, il numero totale, aggregato e complessivo di stazioni di servizio pubbliche che offrono attualmente sconti, blocchi tariffari o prezzi calmierati alla pompa sale vertiginosamente a toccare l’impressionante cifra di circa 11.200 impianti operativi. Questa enorme e rassicurante copertura commerciale rappresenta matematicamente e percentualmente il 50,9% delle circa 22.000 stazioni di rifornimento totali presenti e dislocate in ogni angolo del nostro Paese. In pratica, è stata ufficialmente e psicologicamente superata la fatidica e storica soglia della metà esatta della rete nazionale. La virtuosa e apprezzata iniziativa di calmieramento, infatti, includeva già e orgogliosamente circa 9.800 stazioni di servizio gestite dai tre più grandi, storici e potenti operatori energetici operanti in Italia: stiamo parlando della capillare partecipazione di 3.800 impianti a marchio Eni, di 3.400 pompe del gruppo IP e di ben 2.600 stazioni gestite dal marchio Q8. Una mobilitazione generale senza alcun precedente storico recente.

L’impatto sul mercato per fermare la follia del diesel a 2,28 euro

L’urgenza vitale, economica e sociale di mettere in campo queste massicce misure di contenimento aziendale appare drammaticamente, plasticamente e crudelmente evidente se si osservano freddamente i dati e le quotazioni reali del mercato all’ingrosso e al dettaglio.
Queste fondamentali e salvifiche misure di blocco dei prezzi entrano infatti in vigore, non a caso, nel momento in cui (dati aggiornati proprio al 1° ottobre 2026) le mostruose e folli medie nazionali dei carburanti si attestavano stabilmente alla vertiginosa cifra di 2,084 euro al litro per quanto riguarda la verde benzina, e addirittura a ben 2,285 euro al litro per l’insostituibile gasolio (diesel), il vero e incontrastato motore vitale dell’autotrasporto e della logistica commerciale. Si tratta di cifre oggettivamente astronomiche, paralizzanti e capaci di mandare rapidamente in bancarotta o in ginocchio qualsiasi piccola o media impresa costretta a viaggiare. Tuttavia, come sottolineato anche da un’attenta e acuta analisi diffusa dall’agenzia di stampa AdnKronos, il tanto atteso e simbolico superamento della soglia del 50% degli impianti a prezzo scontato e bloccato in Italia potrebbe, per la naturale e implacabile legge della concorrenza del libero mercato, innescare rapidamente un potente, irrefrenabile e benefico effetto domino. A questo punto, infatti, le compagnie petrolifere minori, i gestori indipendenti e gli altri colossi del settore ancora restii, potrebbero sentirsi “costretti” e inevitabilmente incoraggiati a introdurre sconti e blocchi simili alla pompa, pur di evitare l’emorragia di clienti e di perdere rovinosamente e irrimediabilmente quote vitali di mercato a favore di Eni, IP, Q8 e Tamoil.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Economia

Stangata sulle bollette: luce in aumento del 37,3% per tre milioni di famiglie vulnerabili

La tempesta perfetta si sta per abbattere pesantemente, crudelmente e inesorabilmente sul portafoglio degli italiani più deboli. L’Arera (l’autorità di regolazione per l’energia) ha ufficialmente annunciato un catastrofico, spaventoso e irreale aumento del 37,3% per i costi delle bollette elettriche a partire dal 1° ottobre 2026. Questo devastante rincaro colpirà duramente gli oltre 3 milioni di clienti rimasti confinati nel regime di “maggior tutela” (considerati clienti vulnerabili, anziani o con difficoltà economiche). Le associazioni dei consumatori, da UNC a Codacons, insorgono denunciando una stangata da 236 euro l’anno e chiedono l’intervento immediato del governo per fermare la mattanza👇

Pubblicato

a

stangata bollette luce

Roma – L’autunno caldo, per gli sfortunati contribuenti e i già tartassati cittadini italiani, non è assolutamente e soltanto una semplice, banale o poetica espressione meteorologica e stagionale. Nelle scorse, tesissime ore, infatti, si è materializzata crudelmente all’orizzonte una pesantissima, inaspettata e insopportabile mazzata finanziaria che si andrà immancabilmente ad abbattere sulle già magre finanze domestiche dei cittadini più fragili del Paese. Circa tre milioni di sfortunati e ignari clienti elettrici considerati tecnicamente “vulnerabili” (ovvero tutti quegli utenti domestici rimasti ancorati al vecchio, caro e protetto regime statale di cosiddetta “maggior tutela”, solitamente per ragioni anagrafiche o per acclarate, certificate e riconosciute difficoltà economiche) dovranno purtroppo, inevitabilmente e faticosamente affrontare un vertiginoso, spaventoso e quasi irreale aumento del 37,3% sulle loro pesantissime bollette della luce per l’imminente quarto e fondamentale trimestre di questo complicato 2026. A dare il tristissimo e pesantissimo annuncio ufficiale, che ha gettato istantaneamente nel panico totale milioni di onesti padri di famiglia in tutta la Penisola, è stata direttamente l’Autorità pubblica di regolazione per energia, reti e ambiente (la potente e insindacabile ARERA). Il vertiginoso e inappellabile rincaro tariffario è stato matematicamente determinato dall’imponente, spaventosa e perdurante impennata dei costi di acquisto della materia prima dell’energia elettrica sui mercati volatili all’ingrosso. Una fiammata mortale sui costi puramente generata, alimentata e soffiata dalla tristemente nota, asfissiante e persistente instabilità geopolitica internazionale (e dalla guerra), che continua a scombussolare e strangolare l’approvvigionamento europeo.

I nuovi numeri e le tariffe: la luce vola oltre i 43 centesimi

L’aggiornamento e il ricalcolo trimestrale dei freddi numeri comunicati dai vertici dell’autorità statale non lasciano purtroppo alcuno scampo o via d’uscita alle famiglie italiane chiamate a pagare dazio.
A partire puntualmente e inesorabilmente dalla scadenza del 1° ottobre 2026, il calcolato e ufficiale prezzo base di riferimento per la fornitura dell’energia elettrica (riservato esclusivamente alle famiglie vulnerabili attualmente servite nel regime garantito di maggior tutela) subirà una dolorosa impennata, salendo vertiginosamente fino a toccare la cifra monstre di 43,43 centesimi di euro per singolo kilowattora consumato, imposte e tasse statali ovviamente già incluse nel conto finale. Facendo due rapidi e preoccupanti calcoli previsionali, i severi analisti finanziari di Arera prevedono che l’inarrestabile spesa elettrica totale per un classico utente vulnerabile tipo (il cosiddetto “cliente medio”) nel corso solare del 2026 arriverà inevitabilmente e faticosamente a raggiungere la non trascurabile somma di 665,38 euro lordi. Un dato che, a conti fatti e bollette alla mano, va tristemente a segnare un aumento progressivo, reale e tangibile del 9,3% su base annua se confrontato direttamente ai già non morbidissimi costi sostenuti dalle stesse famiglie nel corso del 2025. L’Autorità, per giustificarsi, ha apertamente dichiarato che i costi base dell’energia all’ingrosso rimangono purtroppo strettamente e drammaticamente incollati, come un cordone ombelicale inscindibile, alle folli fluttuazioni della quotazione del gas naturale, i cui prezzi continuano a oscillare impazziti sui mercati internazionali. Piccola, magra e insignificante consolazione tecnica per la bolletta degli utenti: mentre i pesanti oneri generali di sistema restano congelati e totalmente invariati, i complessi costi di dispacciamento della rete diminuiscono appena di 2,2 punti percentuali, in virtù del fatto che i mesi climaticamente intermedi dell’autunno mettono molto meno sotto pressione la rete rispetto all’estate o all’inverno.

La rabbia dei consumatori e l’allarme sociale delle associazioni

La fredda e implacabile mannaia dei rincari istituzionali si è abbattuta istantaneamente sul dibattito politico, scatenando l’ira furibonda, immediata e giustificata di tutte le principali anime del Paese a tutela dei deboli.
Le storiche, grandi e note associazioni nazionali per i diritti inviolabili dei consumatori hanno duramente, violentemente e aspramente criticato questo incredibile e insostenibile aumento trimestrale. Secondo i calcoli matematici e statistici effettuati indipendentemente dagli analisti dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), questo colossale rincaro percentuale si traduce brutalmente, crudelmente e materialmente in ben 236 euro in più pagati forzatamente all’anno per un cliente vulnerabile “tipo” (ovvero calcolato per una famiglia che consuma in media 2.000 kilowattora annui). Marco Vignola, stimato e attento vicepresidente nazionale proprio dell’Unc, ha pubblicamente, coraggiosamente e severamente definito questo aggiornamento come un vero e proprio “prezzo stellare e speculativo”, classificandolo addirittura dal punto di vista storico come il quarto dato più alto in assoluto mai registrato in Italia negli ultimi decenni. Ha inoltre lanciato un forte e preoccupato avvertimento sociale al governo: centinaia di migliaia di deboli famiglie del Paese rischiano serie e gravi difficoltà finanziarie e alimentari. Sulla stessa identica e durissima barricata politica si posiziona anche la famosa e seguita organizzazione del Codacons, che ha definito questa assurda situazione statale come un palese e vigliacco “colpo da record letale sferrato esclusivamente contro i vulnerabili”. Anche Fabrizio Ciliberto, attuale vicepresidente nazionale dell’associazione U.Di.Con., non ha usato deboli mezzi termini: ha fermamente avvertito l’esecutivo che le incredibili cifre snocciolate gelidamente dall’Arera rappresentano un vero e proprio, rumorosissimo e allarmante “campanello d’allarme sociale e civile”. Ciliberto ha esortato duramente tutte le massime istituzioni competenti a non abbassare mai fatalmente la guardia, sostenendo giustamente che la doverosa, sacrosanta e morale protezione economica delle famiglie più fragili dello Stato non può mai limitarsi ad affidarsi esclusivamente alle crude, ciniche e spietate dinamiche commerciali.

Il mercato libero: le offerte alternative di Eni, Enel e A2A

Nel bel mezzo di questo vero e proprio cataclisma finanziario e tariffario piovuto come un fulmine in testa a tre milioni di famiglie indigenti e vulnerabili, si sta però rapidamente, furbescamente e commercialmente muovendo la potente galassia degli operatori privati dell’energia.
Proprio in tempestiva, strategica e palese risposta agli insopportabili, folli e macroscopici aggiustamenti tariffari al rialzo annunciati in pompa magna nel regime statale tutelato, diversi e importantissimi colossi storici della fornitura nazionale e internazionale di energia (tra cui spiccano prepotentemente in queste ore i nomi di grossissimi calibri come Eni Plenitude, il colosso Enel e la forte multiutility lombarda A2A) stanno massicciamente e pubblicamente evidenziando agli sfortunati consumatori l’immediata possibilità di aderire a sostanziosi e invitanti sconti commerciali e a particolarissime offerte iper-competitive sul chiacchierato mercato libero. L’obiettivo delle grandi multinazionali, oltre ovviamente a incrementare l’ambito portafoglio clienti, è quello di gettare un insperato, provvidenziale e conveniente salvagente vitale a tutti quei poveri e stritolati consumatori domestici che, spaventati e terrorizzati dal rincaro record della maggior tutela statale, cercano ora disperatamente, urgentemente e ansiosamente un riparo tariffario molto più economico, sostenibile e stabile per il loro difficile e grigio inverno in arrivo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Economia

Caro energia, l’allarme di Federitaly: “Basta bonus temporanei, serve un piano strutturale”

Allarme rosso per il tessuto economico italiano! Il costo esorbitante dell’energia e dei carburanti sta schiacciando le piccole e medie imprese, con bollette che in molti settori del “Made in Italy” (come l’agroalimentare) assorbono oltre il 10% dell’intero fatturato aziendale. Federitaly lancia un forte, disperato e durissimo appello al Governo: “I bonus e gli aiuti temporanei non bastano più, sono solo ossigeno momentaneo”. L’associazione chiede un maxi-piano strutturale pluriennale (niente più giungla burocratica di piccoli incentivi frammentati) per aiutare davvero le imprese a investire in impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo👇

Pubblicato

a

Carlo Verdone

Roma – Il peso economico e finanziario, costantemente e inesorabilmente crescente, legato ai costi energetici e ai rincari record dei carburanti, rischia ora concretamente, drammaticamente e pericolosamente di trasformarsi da semplice e passeggera emergenza congiunturale a un vero e proprio e letale problema strutturale per la competitività internazionale delle micro, piccole e medie imprese italiane (le cosiddette Mpmi). Le conseguenze di questa pesante morsa asfissiante potrebbero rivelarsi fatalmente disastrose, in particolar modo e specificatamente per le preziose e rinomate filiere d’eccellenza del vero “Made in Italy”. A lanciare questo nuovo, fortissimo, disperato e accorato grido d’allarme nazionale, indirizzato a gran voce direttamente ai massimi vertici delle istituzioni politiche, è Federitaly (la principale federazione nazionale nata per la tutela, la difesa e la promozione attiva del “made in Italy” nel mondo). L’associazione di categoria chiede oggi, con assoluta e formale urgenza, al governo italiano in carica l’apertura tempestiva e immediata di un tavolo di confronto interministeriale dedicato esclusivamente e prioritariamente al gravissimo problema del caro energia e del caro carburanti. Ma, soprattutto, Federitaly pretende a gran voce la definizione rapida di una macro-strategia statale stabile, solida e duratura, concepita per ridurre drasticamente la cronica e dispendiosa dipendenza energetica estera delle piccole imprese nostrane. I dati statistici ed economici più recenti e aggiornati, infatti, mostrano chiaramente e impietosamente la gigantesca e preoccupante dimensione reale del problema: in svariate, fondamentali e nevralgiche filiere del ricco settore agroalimentare (dalla produzione della pasta a quella del pregiato olio, passando per la trasformazione del latte, la raccolta della frutta, fino ad arrivare all’eccellenza assoluta dell’export del vino), l’esorbitante costo dell’energia elettrica e del gas arriva ormai costantemente a superare e sforare, per moltissime storiche imprese, l’astronomica soglia del 10% dell’intero fatturato aziendale annuo.

Il peso sui bilanci: a rischio la sostenibilità produttiva

Questa gigantesca, insostenibile e spietata pressione contabile, causata unicamente dalla bolletta energetica, si va purtroppo e drammaticamente ad aggiungere in maniera cumulativa al già pesante aumento generalizzato dei costi logistici e di trasporto, alla scarsità e ai rincari delle materie prime essenziali e all’incidenza storica del costo del lavoro dipendente in Italia.
Tutto ciò finisce inevitabilmente per colpire, affondare e paralizzare un sistema produttivo nazionale storicamente e strutturalmente caratterizzato da una fortissima, diffusa e capillare presenza di imprese di ridottissima e media dimensione, molto meno strutturate finanziariamente rispetto alle multinazionali estere. “Nel preciso istante in cui il costo vivo dell’energia arriva drammaticamente e assurdamente ad assorbire e drenare oltre il 10% dei ricavi lordi di un’impresa commerciale, non siamo palesemente più davanti a una semplice e fisiologica oscillazione stagionale dei costi, ma siamo di fronte a un gigantesco e letale problema di sostenibilità economica del nostro intero modello produttivo”, dichiara con estrema, cruda e preoccupata lucidità Carlo Verdone, l’attuale presidente nazionale di Federitaly. “Il rischio enorme, palese e imminente è che moltissime, valide e storiche piccole imprese italiane, già impegnate quotidianamente in una faticosa e spietata competizione sui mercati internazionali sempre più complessa e difficile, vedano progressivamente, mese dopo mese, erodersi e azzerarsi del tutto i propri sottili margini di puro guadagno. Questo finirà inesorabilmente per mettere in fortissima e seria discussione i futuri investimenti, la stabilità dell’occupazione del personale e, nei casi aziendali più fragili, indebitati o esposti finanziariamente, perfino la stessa e basilare continuità e sopravvivenza aziendale”.

“L’ossigeno dura poco”: urge il riordino degli incentivi

L’autorevole associazione a tutela delle imprese valuta e giudica certamente e costruttivamente in maniera positiva i primissimi interventi emergenziali varati in questi mesi dall’esecutivo (destinati unicamente a contenere nell’immediato il prezzo speculativo dei carburanti e a calmierare provvisoriamente le bollette), ma al contempo sottolinea con forza innegabile come simili strumenti, palesemente limitati e confinati nel tempo, non possano mai e in nessun modo rappresentare una risposta politica e strutturale sufficiente o adeguata a debellare un problema endemico.
“I famigerati tetti ai prezzi e gli svariati interventi di natura prettamente emergenziale possono senza dubbio dare un po’ di prezioso e vitale ossigeno temporaneo, ma tutti noi sappiamo bene che l’ossigeno dura soltanto finché resta generosamente aperta la valvola della bombola statale. Alle nostre fiere imprese serve invece, e con estrema urgenza vitale, una soluzione totalmente e puramente strutturale”, prosegue in maniera incalzante il presidente Verdone. “Non possiamo minimamente e seriamente pensare di poter continuare a rincorrere per sempre ogni singola, prevedibile e ciclica emergenza energetica varando frettolosamente un nuovo e confusionario bonus, un macchinoso credito d’imposta temporaneo o un piccolo, misero e inutile voucher elargito a pioggia. Occorre urgentemente e politicamente cambiare del tutto l’impostazione logica del problema”. Secondo l’attenta analisi di Federitaly, il primo, indispensabile e basilare passo operativo deve per forza essere un drastico, profondo e radicale riordino complessivo, sistemico e ragionato di tutte le innumerevoli misure agevolative attualmente esistenti e in vigore, che oggi risultano assurdamente, caoticamente e confusamente distribuite e parcellizzate tra decine di inefficaci strumenti nazionali, regionali e territoriali.

Lo svantaggio competitivo e gli investimenti per il futuro

Questa assurda, intricata e scoraggiante giungla burocratica (fatta di procedure informatiche differenti, strette e brevi finestre temporali per fare domanda, requisiti stringenti e farraginosi e complessi sistemi di rendicontazione contabile statale) finisce spessissimo, paradossalmente e tragicamente, per rendere l’accesso ai giusti incentivi verdi particolarmente complesso, costoso e perfino impossibile proprio per quelle piccole e deboli imprese che ne avrebbero maggiormente e disperatamente bisogno per non chiudere.
La federazione economica propone quindi al Parlamento e al governo in carica la rapida definizione e implementazione di una singola, massiccia, forte e strutturale misura nazionale pluriennale (garantita e stabile nel tempo) dedicata esclusivamente e totalmente all’autonomia e alla reale efficienza energetica delle Mpmi. Uno strumento legislativo finalmente semplice nell’accesso burocratico e velocissimo nell’erogazione dei fondi di ristoro, capace realmente di sostenere con enormi e adeguate risorse pubbliche gli investimenti privati in grossi impianti fotovoltaici, utilissimi e costosi sistemi di accumulo, profondo efficientamento termico e costruttivo degli obsoleti impianti produttivi, creazione di comunità energetiche territoriali e adozione di altre modernissime tecnologie destinate a ridurre drasticamente e stabilmente il grande fabbisogno energetico acquistato forzatamente dalla rete elettrica nazionale. Per Federitaly, infatti, l’annosa questione energetica deve assolutamente e politicamente essere affrontata non come una spesa passiva, ma come una componente attiva, fondamentale e centrale della complessa politica statale per la vitale internazionalizzazione dell’economia. Un’impresa manifatturiera o agricola italiana che, purtroppo e suo malgrado, sostiene costantemente enormi costi energetici sensibilmente e palesemente superiori a quelli pagati dai propri diretti concorrenti europei o asiatici, parte infatti e inesorabilmente da una fortissima, palese e ingiusta posizione di pesantissimo svantaggio fin dalla primissima e fondamentale fase di formazione del prezzo finale di vendita, con drammatici e logici effetti disastrosi sulla sua reale, concreta e pratica capacità di riuscire a competere e vendere con successo sui sempre più complessi e spietati mercati internazionali globalizzati. “Se aiutiamo le aziende a produrre energia pulita da sole, non stiamo concedendo un inutile e passivo sussidio a fondo perduto, ma stiamo aumentando enormemente la competitività del Paese per i prossimi decenni”, conclude la Federazione.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza