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LA CUCINA BORBONICA DI PASQUALE PALAMARO ALL'ARCHIVIO STORICO

Salvatore D'Anna e Luca Iannuzzi_foto di Paola Tufo Salvatore D'Anna e Luca Iannuzzi_foto di Paola Tufo

Là dove gli “uermiculi aglio e uoglie” sono i “Vermicelli alla Borbonica” e la braciola viene farcita con la pizza di scarole…

Redazione- La cucina borbonica, ovvero la cucina tradizionale napoletana, piace, a tal punto che oggi i piatti che la rappresentano  sono ricercati da tutti i turisti che giungono a Napoli e imitati un po’ ovunque nel mondo (quasi quanto la pizza)  perché i profumi e i sapori che li caratterizzano sono evocatori ed appetitosi. Questo dato di fatto è alla base del successo dell’Archivio Storico, ristorante e premium bar che omaggia la storia dei Borbone attraverso gli allestimenti delle sale, i piatti, i vini e i cocktail ivi proposti. Il menù invernale dello  stellato Pasquale Palamaro, chef consulente della struttura, è composto da piatti “tipici” e al contempo “innovativi” perché rivisitati nella forma, oppure per l’aggiunta di un ingrediente “diverso” – non previsto dalla ricetta tradizionale -, od ancora perché somministrato in maniera particolare.  Ad esempio il “gateau”, la cui ricetta si diffuse in tutto il Regno borbonico fino a diventare un piatto tipico della cucina campana , ovvero il “gattò”, che in carta è proposto tra gli antipasti. Oppure i “Vermicelli alla Borbonica” (spaghetti all’aglio nero, olio e peperoncino, su carpaccio di orata e mollica di pane), una rivisitazione degli “uermiculi aglio e uoglie”, un piatto povero di lontane origini la cui ricetta è illustrata nella “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti ( “Lesserai pronti pronti, libbre quattro di vermicelli, li sgocciolerai e frattanto farai soffriggere in una casseruola once sei d’oglio ottimo, con due spicchi di aglio […].”).  Od ancora “La braciola”, ideata dai Monzù (ovvero dai cuochi francesi altamente specializzati che lavorarono per i sovrani  durante l’epoca del Regno delle Due Sicilie) che nella versione di Palamaro è farcita con pizza di scarola, salsa di pinoli tostati e alici di Cetara. Dulcis in fundo il “Lazzarone”, ovvero il babbà, il dolce simbolo di Napoli che arrivò nel capoluogo partenopeo proprio grazie ai monzù.

L’Archivio Storico nasce con l’intenzione di raccontare a chi lo frequenta  un consistente pezzo di storia che è stato determinante nella definizione della Napoli che oggi tutti apprezzano  – spiega Luca Iannuzzi, ideatore del progetto ristorativo – .Non possiamo negare  l’enorme bagaglio gastronomico che l’epoca borbonica ci ha lasciato. Tutti i napoletani consumano quasi ogni giorno una pietanza le cui radici affondano proprio in quell’epoca. Il gattò di patate, ad esempio, o la parmigiana. Insomma, le tavole dei napoletani sono costanti testimonianze dell’epoca borbonica”.

L’esperienza all’Archivio Storico mi ha reso particolarmente felice dato che nel mio percorso lavorativo mi propongo non soltanto di servire buon cibo ma anche, e soprattutto,  di diffondere la cultura gastronomica locale, quale patrimonio storico e culturale fortemente identitario del territorio”, commenta lo chef stellato Pasquale Palamaro.

La nuova drink list dell’Archivio Storico è eco – friendly
L’obiettivo: fare del bene al pianeta sorseggiando un cocktail

 

Sorseggiare un cocktail  è un’azione non più vincolata solo al “momento aperitivo”, ma anche alla cena. Ragion per cui le proposte devono essere sempre più raffinate, ricercate, di qualità ed – ovviamente – coerenti con le abitudini di consumo e le tendenze dettate dal mercato. Ed oggi il mercato è fortemente legato al concetto di “sostenibilità”. Non basta rinunciare alle cannucce o  ridurre l’utilizzo di tovaglioli di carta, bisogna fare attenzione anche all’origine delle materie prime che si utilizzano, al modo in cui esse vengono trattate (meglio se vengono utilizzate tutte le loro parti, evitando gli scarti) ed addirittura al quantitativo di acqua che viene utilizzato. Tutti particolari cui Salvatore D’Anna, bar manager dell’Archivio Storico (famoso premium bar napoletano ubicato in via Scarlatti, 30), ha tenuto conto per la creazione della nuova drink list del locale che è ad impatto zero.  Così l’Archivio Storico oltre a sposare una filosofia plastic-free eliminando la cannuccia dai cocktail (chi proprio non riesce a farne a meno può richiedere le biodegradabili) ed evitando di approvvigionare materie che arrivano con dei packaging, utilizza prodotti del territorio, biodinamici o biologici certificati, insomma realizzati in modo sostenibile. L’obiettivo di Salvatore D’Anna - abilissimo nel mixare cultura e innovazione, estro e sensibilità per l’ambiente - è fare tutto a partire da zero evitando anche estreme raffinazioni alimentari.La nuova drink list dell’Archivio oltre che “eco – friendly” è anche “customer – friendly” in quanto consente a chi la consulta di approfondire alcune preparazioni meno conosciute ed ingredienti “esotici” poco comuni attraverso delle apposite note.Quattro le sezioni della “carta dei cocktail”: quella dedicata ai drink classici (come il “Clover Club”), quella dedicata alle ricette di Salvatore che i clienti richiedono in qualsiasi periodo dell’anno ed indipendentemente dalle mode, la sezione dedicata ai signature cocktail, e una nuova sezione dedicata alla storia di Napoli Capitale i cui cocktail celebrano le tradizioni e, più in generale, i territori campani. Fanno ad esempio  parte di quest’ultima sezione della nuova drink list: “Seta”, un cocktail morbido, fresco, dolce a base di brandy, latte di mandorla, liquore alla vaniglia, zucchero, succo di limone e albume; “Dopoteatro”, un drink robusto e allo stesso tempo dolce ottenuto con scotch, riduzione di vino rosso, miele e bourlesque bitters; “Curia e Santa Fede”, un cocktail intenso e balsamico i cui ingredienti sono dry gin, bitter, amaro di Calabria, vermouth dry; “Giardino Inglese”, un drink fresco e botanico, ottenuto con gin, maraschino, succo di lime ed amaro ricavato dalle

erbe del giardino inglese della Reggia di Caserta.

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