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Attualità

“Salviamo gli Alberghieri”: la rivolta dei Dieci Punti diventa un grande confronto nazionale per difendere il futuro dei giovani

“L’istruzione professionale non è una scuola di Serie B!”. Parte la rivolta per salvare gli Istituti Alberghieri italiani! 🏫 👨‍🍳 Basta con il vecchio e noioso pregiudizio che vede i licei come le uniche “vere” scuole e i professionali come un ripiego! L’Italia vive di turismo e gastronomia, eppure chi studia per diventare un professionista del settore viene spesso dimenticato dalle Istituzioni. Per questo l’iniziativa “Salviamo gli Alberghieri” ha appena pubblicato il suo Manifesto dei Dieci Punti, nato dall’esperienza quotidiana di prof, studenti e addetti ai lavori. Ma non finirà qui! È in preparazione un grandissimo incontro nazionale (dei veri e propri “Stati Generali”) per mettere finalmente attorno allo stesso tavolo Governo, Parlamento, presidi, docenti ITP, famiglie e imprese! “Dobbiamo decidere insieme il futuro dell’istruzione professionale, ascoltando la voce di chi la scuola la vive in trincea ogni giorno”, spiegano i promotori. In attesa di conoscere data e luogo dell’evento, leggete l’appello completo nel nostro articolo! 👇 📖 E voi, cosa cambiereste oggi per migliorare il rapporto tra Scuola e mondo del Lavoro? Ditecelo nei commenti!

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Alberghieri

Redazione – C’è un pregiudizio antico, fastidioso e profondamente sbagliato che serpeggia da decenni nella società italiana: l’idea, classista e infondata, che i licei siano le scuole dell’eccellenza intellettuale e che gli Istituti Professionali siano, invece, un ripiego per chi “non ha voglia di studiare”. Un retaggio inaccettabile che finisce per mortificare il talento di migliaia di giovani. Oggi, finalmente, il vento sta cambiando. Con la pubblicazione ufficiale del Manifesto “Dieci punti per una nuova istruzione professionale italiana”, l’iniziativa popolare e spontanea “Salviamo gli Alberghieri” compie un passo in avanti epocale, destinato a cambiare per sempre le sorti del nostro sistema educativo e lavorativo.

Il Manifesto: la voce di chi vive la scuola ogni giorno

Questo Manifesto non è il freddo prodotto di qualche burocrate ministeriale seduto dietro una scrivania romana. Al contrario, il documento mette coraggiosamente nero su bianco idee, proposte e priorità nate direttamente dall’esperienza reale, concreta e spesso faticosa di chi vive in trincea ogni singolo giorno: docenti, studenti e professionisti del mondo dell’ospitalità, dell’enogastronomia (vero fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo) e del turismo.
Ma, come tengono a precisare i promotori del comitato, questo documento non vuole assolutamente essere un punto di arrivo o una sterile lista di lamentele. Vuole, al contrario, rappresentare l’inizio di un confronto molto più ampio, democratico e costruttivo, capace di coinvolgere tutte le anime pulsanti del Paese.

Verso gli Stati Generali dell’istruzione professionale

Per trasformare le parole in fatti concreti, il comitato sta lavorando senza sosta alla realizzazione di un grande incontro nazionale interamente dedicato al futuro dell’istruzione professionale italiana. L’obiettivo è quello di organizzare veri e propri “Stati Generali”, nei quali mettere attorno allo stesso tavolo tutte le realtà che possono contribuire a costruire una proposta seria, condivisa e capace di guardare lontano.
Non sarà il solito, noioso convegno in cui ciascun relatore viene semplicemente a declamare la propria pozione politica. L’ambizione è quella di costruire un vero luogo di ascolto e confronto in cui discutere, integrare e trasformare i Dieci Punti del Manifesto in una piattaforma d’azione forte e autorevole. Saranno chiamati a raccolta i promotori dell’iniziativa, i docenti, i preziosissimi ITP (Insegnanti Tecnico-Pratici), i dirigenti scolastici, le famiglie, i professionisti, le imprese, le associazioni di categoria, insieme ai massimi rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni, dei Sindacati, delle Università e del mondo vitale degli ITS Academy.

Non una “scuola minore”, ma il motore strategico del Paese

La questione, infatti, va ben oltre il destino dei singoli Istituti Professionali Alberghieri. Qui è in gioco il modello stesso di istruzione che l’Italia vuole costruire per i prossimi vent’anni. Il dibattito toccherà temi nevralgici: il rapporto (spesso troppo debole) tra scuola e mondo del lavoro, l’assoluta centralità dei laboratori pratici, il rispetto del ruolo degli ITP, le difficili condizioni contrattuali nelle professioni turistiche e, soprattutto, le reali e dignitose opportunità che questa Nazione vuole e deve offrire ai propri figli.
«Nessuno può pensare di avere da solo tutte le risposte», affermano i promotori. Proprio per questo l’incontro (di cui verranno comunicati a brevissimo data, luogo e modalità di partecipazione) sarà totalmente aperto al contributo attivo di chi insegna, chi studia, chi lavora, chi amministra e chi fa politica.

L’appello alla società civile: costruiamo insieme il futuro

L’obiettivo della mobilitazione è duplice: semplice nella forma, ambiziosissimo nella sostanza. Nel frattempo, in attesa della convocazione del summit nazionale, il Manifesto resta orgogliosamente aperto.
Il comitato “Salviamo gli Alberghieri” invita tutti a continuare a inviare contributi, esperienze di vita, osservazioni critiche e nuove proposte. Perché questo percorso di rinascita appartiene a chiunque creda fermamente che l’istruzione professionale non debba mai più essere considerata una scuola di “Serie B”, ma debba essere riconosciuta (e finanziata) per quello che è: una componente economica e sociale fieramente strategica per il futuro dell’Italia. Il futuro dell’istruzione professionale non può essere deciso dai salotti romani, ma deve essere scritto ascoltando il cuore pulsante di chi, ogni giorno, quella scuola e quelle professioni le vive sulla propria pelle.

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Attualità

“L’unica gioia al mondo è cominciare”: l’inno di Pavese e il respiro di Settembre nel meraviglioso Mattutino del Castello Sforzini

“L’unica VERA gioia al mondo è cominciare!”. La meravigliosa e profonda citazione di Cesare Pavese ci ricorda che non dobbiamo mai avere paura di ricominciare da zero! La stupenda lezione filosofica del Mattutino del Castello Sforzini. 🍂 🪟 Quanti di voi hanno una dannata paura dei “nuovi inizi”? Quanti preferiscono rimanere intrappolati in una situazione che odiano (un lavoro noioso, una relazione finita, un’abitudine viziata) solo per il puro terrore di dover ricominciare tutto da capo? Questa mattina, la rubrica letteraria del “Mattutino” del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ci ha regalato una sveglia per l’anima di una potenza inaudita! Il testo descrive la magia di Settembre (il vero “Capodanno” per tutti noi) e di una finestra aperta prestissimo al mattino, da cui entra “soltanto aria fresca”. Un invito pazzesco a fare pulizia nel nostro cuore, a lasciar andare i vecchi dolori e a respirare ossigeno nuovo. Ma la chiusura è la più emozionante di tutte, e cita la celebre e bellissima frase del grande scrittore Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è COMINCIARE”. Noi esseri umani siamo vivi e imbattibili soltanto finché abbiamo la forza, il coraggio e la follia di iniziare qualcosa di nuovo! Che sia innamorarsi di nuovo dopo una delusione dolorosa, cambiare vita o perdonare qualcuno. Finché “iniziamo”, noi siamo vivi! Leggete e scoprite il significato psicologico di questo meraviglioso aforisma nel nostro articolo completo! 👇 🌅 Siete d’accordo con queste splendide parole? Riuscite a trovare ancora il coraggio di spalancare le “finestre della vostra vita”, oppure la nebbia delle delusioni passate vi blocca? Diteci la vostra opinione e lasciate un “Mi Piace” per augurare un Buon Nuovo Inizio a tutte le persone a cui volete bene!

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Il Mattutino del 7 settembre 2026

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono mesi dell’anno che scorrono via in modo indolore, nascosti tra le pieghe del calendario, e poi c’è Settembre. Un mese che non è mai soltanto un semplice cambio di stagione, ma rappresenta un vero e proprio spartiacque dell’anima, un “Capodanno” intimo in cui tutti noi facciamo i conti con quello che siamo stati e con ciò che vorremmo disperatamente diventare. Questa mattina, la profonda e imperdibile rubrica filosofica e letteraria del Mattutino (proveniente dalle antiche e sagge mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano) ha regalato ai suoi lettori una carezza letteraria di una potenza inaudita, capace di far tremare i polsi a chiunque si senta bloccato nelle sabbie mobili della propria esistenza.

Oltre il ponte: la nebbia del passato e la luce di Settembre

Il testo domenicale si apre con un’immagine visiva di un fascino decadente e cinematografico: «La nebbia si fermava poco oltre il ponte. Da questa parte, settembre». Quanta psicologia si nasconde dietro a queste due brevissime frasi!
La nebbia è la metafora perfetta del nostro passato, delle nostre insicurezze e dei mesi estivi appena trascorsi, fatti forse di dubbi, di delusioni o di promesse non mantenute. Quella foschia opaca e fredda cerca sempre di invadere la nostra mente, ma oggi si è fermata “oltre il ponte”. Di qua, invece, c’è la limpidezza brutale e meravigliosa di Settembre. Il ponte rappresenta il nostro coraggio di attraversare le difficoltà, di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più e di camminare verso una nuova sponda, dove la luce dell’autunno ci permette finalmente di vedere le cose per quello che sono davvero.

Le finestre aperte all’alba: il coraggio dell’aria fresca

La seconda immagine evocata dal testo è un invito dolcissimo e potente a fare pulizia nella nostra vita: «Qualcuno aveva aperto le finestre molto presto. Entrò soltanto aria. Aria fresca». Quante volte, per paura del freddo o per abitudine, teniamo chiuse le finestre della nostra anima?
Ci ostiniamo a respirare un’aria viziata, ci accontentiamo di relazioni tossiche, di lavori che ci soffocano o di abitudini che ci spengono lentamente. Spalancare le finestre “molto presto”, quando fuori il mondo dorme ancora, è un atto di grandissimo coraggio. E cosa entra? Non ricchezza, non miracoli, ma “soltanto aria fresca”. Perché è proprio dalle cose più piccole, invisibili ed essenziali (come l’ossigeno pulito) che bisogna ripartire per guarire dalle asfissie della vita moderna. Aprire le finestre significa perdonare, lasciar andare i vecchi rancori e permettere alla vita di spazzare via la polvere dal nostro cuore.

L’eredità di Cesare Pavese: la sublime bellezza di ricominciare

Ma è la chiusura del bollettino a lasciare letteralmente senza fiato, citando uno degli aforismi più belli e dolorosi partoriti dal genio letterario dello scrittore Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo è cominciare». (La frase completa recitava: “È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”).
C’è un’energia sovrumana in questo concetto. Noi esseri umani siamo terrorizzati dai nuovi inizi. Abbiamo paura di fallire, di sbagliare strada, di dover faticare da zero. E invece Pavese e il Mattutino ci ricordano che l’essenza stessa della felicità umana non risiede nell’arrivare al traguardo o nel conservare gelosamente ciò che si ha, ma nel brivido magico e assoluto del “nuovo inizio”.
Cominciare un nuovo lavoro, innamorarsi di nuovo dopo una delusione spaventosa, intraprendere un nuovo percorso di studi a cinquant’anni, perdonare e ricominciare a parlarsi in famiglia. Finché avremo la forza e l’incoscienza di “cominciare” qualcosa, saremo vivi e imbattibili. E non a caso, il saluto finale dal Castello Sforzini è sempre lo stesso, inciso sulla pietra: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Il coraggio di aprire le finestre, respirare l’aria gelida e fare il primo passo. Buon inizio a tutti noi.

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Esteri

Dall’idea all’impresa: la giovane afghana che ha digitalizzato i biglietti degli autobus a Kabul

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Sadaf Afghan

Redazione- In un Paese segnato da difficoltà e limitazioni, una giovane imprenditrice afghana ha scelto di affidarsi alla tecnologia per rendere più semplice un gesto quotidiano: acquistare un biglietto dell’autobus.

È Sadaf Afghan, giovane imprenditrice che a Kabul ha fondato “Qased”, una piattaforma online che consente ai passeggeri di prenotare i biglietti degli autobus senza doversi recare personalmente al terminal. Il servizio prevede inoltre la consegna del biglietto direttamente a domicilio.

“Qased” è stata fondata circa un anno fa, mentre il servizio di vendita online dei biglietti è entrato ufficialmente in funzione cinque mesi dopo. L’attività, iniziata con appena tre persone, oggi conta un team di otto dipendenti, quattro dei quali sono donne.

In un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, Sadaf Afghan ha spiegato che la società si occupa di acquistare online i biglietti richiesti dai passeggeri e di consegnarli direttamente a casa. Ma il suo progetto va oltre la semplice vendita digitale: l’obiettivo è ampliare “Qased” e aprire filiali in altre province dell’Afghanistan, creando nuove opportunità di lavoro sia per le donne sia per gli uomini.

Avviare un’impresa innovativa in un Paese in cui molti servizi vengono ancora gestiti attraverso procedure tradizionali e in presenza non è semplice. Nonostante le difficoltà, però, Sadaf Afghan sostiene che la risposta della popolazione sia incoraggiante.

«Ogni attività è difficile all’inizio, ma non dobbiamo arrenderci. Nel complesso, le persone ci sostengono», ha dichiarato.

Il trasporto su strada continua a rappresentare uno dei principali mezzi di collegamento tra le città afghane. La limitata presenza di infrastrutture ferroviarie e di sistemi di trasporto pubblico moderni rende gli autobus interurbani essenziali per milioni di persone.

Per molti passeggeri, acquistare un biglietto significa ancora recarsi fisicamente al terminal e pagare in contanti. È proprio su questa necessità che “Qased” ha costruito la propria proposta: utilizzare gli strumenti digitali per rendere il processo più semplice, rapido e accessibile.

Sadaf Afghan auspica inoltre che le autorità talebane possano contribuire al miglioramento del sistema dei trasporti e sostenere le imprese che cercano di offrire nuovi servizi alla popolazione.

Il progetto, tuttavia, non si ferma ai biglietti degli autobus. In futuro, la giovane imprenditrice vorrebbe estendere l’attività anche al trasporto aereo, permettendo ai clienti di acquistare online i biglietti dei voli e riceverli direttamente a casa.

Accanto alla dimensione tecnologica e imprenditoriale, “Qased” rappresenta anche una possibilità concreta di lavoro per alcune giovani donne afghane.

Tra i dipendenti c’è Mohammadi, 20 anni, che ogni giorno si sposta in motocicletta per le strade di Kabul consegnando ai clienti i biglietti ordinati attraverso la piattaforma. Dopo aver frequentato la scuola fino alla decima classe, racconta che il lavoro fuori casa e la possibilità di svolgere autonomamente le proprie mansioni gli hanno dato un maggiore senso di indipendenza e fiducia nel futuro.

Con l’espansione dell’attività, Mohammadi spera che possano nascere nuove opportunità professionali, soprattutto per le giovani donne.

La storia di “Qased” è, in apparenza, quella di una semplice piattaforma per la vendita online di biglietti. In realtà, racconta qualcosa di più: la scelta di una giovane donna di trasformare una difficoltà quotidiana in un’opportunità, utilizzando la tecnologia per creare un servizio, generare occupazione e aprire nuovi spazi di partecipazione economica.

In un contesto complesso come quello afghano, iniziative di questo tipo mostrano come l’innovazione e l’imprenditorialità possano ancora diventare strumenti capaci di creare opportunità e immaginare nuove possibilità per il futuro.

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Esteri

Egitto, condannata a morte la conduttrice televisiva Sarah Khalifa

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Sarah Khalifa

Redazione- Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione Sarah Khalifa, 39 anni, nota conduttrice e produttrice televisiva egiziana, insieme ad altre 11 persone, nell’ambito di un maxi-processo legato alla produzione e al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa egiziana, tra cui il quotidiano statale Al-Ahram, gli imputati avrebbero fatto parte di una banda criminale organizzata accusata di importare dall’estero sostanze e materie prime destinate alla produzione di droghe sintetiche, per poi lavorarle e distribuirle sul mercato. Gli investigatori avrebbero inoltre sequestrato ingenti quantità di sostanze stupefacenti e materiali utilizzati per la loro produzione, oltre ad armi da fuoco e munizioni detenute illegalmente.

Sarah Khalifa è conosciuta soprattutto per il programma televisivo «Mission Impossible», dedicato a temi legati alla criminalità e alla sicurezza. La conduttrice ha respinto le accuse nei suoi confronti.

Nel procedimento erano complessivamente 28 gli imputati. Oltre alle 12 condanne a morte, il tribunale ha inflitto l’ergastolo a nove persone, mentre altre sette sono state assolte.

La condanna a morte non è ancora definitiva. Il legale di Sarah Khalifa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, chiedendo alla magistratura di riesaminare il caso.

La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei media egiziani nelle scorse settimane, per il coinvolgimento di una figura televisiva conosciuta e per la gravità delle accuse contestate agli imputati.

Foto: Instagram/ sara_khaliifa

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