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Sanità a Matera: scatta la dura rivolta dell’Ugl per difendere i lavoratori del Cup

Dura presa di posizione dell’Ugl Matera a difesa dei lavoratori dei Cup dell’Asm dopo le polemiche per un disservizio alle prenotazioni. Il segretario Pino Giordano esprime vicinanza al cittadino colpito ma rifiuta fermamente la gogna mediatica e i processi sommari contro l’intero personale dello sportello 👇

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Cup Matera

Matera – Immaginate di presentarvi la mattina presto davanti a uno sportello della sanità pubblica, stanchi e preoccupati per la vostra salute, e di dover fare i conti con un improvviso intoppo burocratico che fa saltare una visita medica prenotata da mesi. Dietro quel bancone di vetro, però, c’è un altro essere umano: un operatore che ogni giorno accoglie centinaia di volti rigati dall’ansia, persone fragili, anziani e famiglie, provando a far funzionare una macchina complessa e spesso carente di risorse. Quando la legittima rabbia di un utente per un disservizio si trasforma in una gogna mediatica spietata contro un’intera categoria di dipendenti, si spezza il legame di solidarietà e di rispetto reciproco che tiene in piedi una comunità civile.

Per arginare questa pericolosa deriva di tensione sociale ed emotiva all’interno delle strutture sanitarie lucane, il sindacato provinciale ha scelto di alzare un muro invalicabile a protezione dei propri iscritti. L’Ugl Matera ha lanciato una vera e propria mobilitazione ideale a seguito delle feroci polemiche scaturite dalla denuncia di un’utente anziana che, a causa di un presunto errore di gestione della sua prenotazione, ha riscontrato gravi difficoltà nell’accesso a una prestazione medica presso l’Azienda Sanitaria Locale di Matera (Asm). Un’iniziativa d’oro che punta a fare chiarezza senza permettere la distruzione della dignità dei lavoratori del Centro Unico di Prenotazione (Cup).

La condanna ferma dell’errore ma senza processi sommari di piazza

La posizione espressa dal segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, rifugge da qualsiasi tentazione corporativa di insabbiamento, manifestando fin da subito il più profondo rammarico e le scuse formali dell’organizzazione sindacale nei confronti della cittadina colpita dal disservizio. Il sindacato riconosce l’assoluto e sacrosanto diritto di ogni utente, specialmente se fragile o in età avanzata, di pretendere un servizio impeccabile e di denunciare ad alta voce ciò che non ha funzionato nelle procedure di accettazione. Tuttavia, Giordano contesta con durezza il tentativo di trasformare un singolo e isolato episodio, ancora tutto da verificare nei fatti, in una sentenza collettiva di incompetenza.

Il segretario ha ribadito con fermezza che un eventuale errore individuale non può e non deve in alcun modo tradursi in una colpa collettiva da scaricare sulle spalle di decine di professionisti qualificati. Se le indagini interne accerteranno la responsabilità specifica di un singolo operatore, sarà giusto che vengano presi i provvedimenti disciplinari previsti nei regolamenti e nelle sedi competenti dell’Asm. Ma l’Ugl non intende tollerare che si metta alla gogna l’intero personale sportellare che, da Matera fino ai presidi più isolati e periferici dell’intera provincia, garantisce ogni giorno l’assistenza al pubblico con serietà, pazienza, competenza e spirito di sacrificio.

La dignità dei lavoratori dietro lo sportello contro i paradosso del sistema

Dietro quelle postazioni informatiche non ci sono freddi terminali o burocrati insensibili, ma donne e uomini, padri e madri di famiglia che svolgono una mansione delicatissima, fungendo spesso da parafulmine per le inefficienze strutturali, le carenze di organico e i continui blocchi dei sistemi informatici centrali che affliggono la sanità regionale. Scaricare automaticamente sui lavoratori in prima linea le colpe e le criticità gestionali dei vertici aziendali rappresenta un’ingiustizia profonda che mina la serenità dell’ambiente lavorativo e rischia di alimentare un clima di scontro permanente tra i cittadini e il personale sanitario dello sportello.

La solidarietà totale espressa dall’Ugl Matera si estende a tutti i dipendenti dell’azienda dei servizi di prenotazione, ricordando come il rispetto per il cittadino debba camminare di pari passo con la tutela e la salvaguardia della dignità del lavoratore. Fare di tutta l’erba un fascio è un’operazione ingiusta che va rispedita immediatamente al mittente prima che si trasformi in una pericolosa polveriera sociale. L’Ugl continuerà a vigilare affinché i servizi sanitari della Basilicata funzionino al meglio delle loro possibilità tecnologiche, restando però in prima linea per difendere i diritti, l’occupazione e l’onorabilità professionale di chi, con il proprio lavoro, garantisce il diritto costituzionale alla salute.

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Allarme TLC, Conti (UGL): “L’Intelligenza Artificiale non sia una scusa per i licenziamenti”

L’Intelligenza Artificiale sta davvero iniziando a rubare il lavoro agli italiani? L’allarme lanciato oggi dalla UGL Telecomunicazioni è letteralmente spaventoso e parla di una vera e propria “bomba sociale” pronta a esplodere! Secondo il Segretario Nazionale Stefano Conti, l’automazione sta diventando una comoda e cinica scusa per le multinazionali per licenziare il personale e tagliare i costi! Sono 100.000 i posti di lavoro a rischio nei contact center (soprattutto nel Sud Italia), con la vertenza CallMat di Matera (tagli da parte di TIM) a fare da triste apripista. Ma il caso più paradossale e inaccettabile è quello di Ericsson a Genova: la multinazionale svedese macina oltre 2,5 miliardi di euro di utile netto, eppure licenzia in tronco 131 lavoratori super specializzati nella Ricerca e Sviluppo! UGL chiama in causa il Governo e promette battaglia dura: l’algoritmo non può e non deve schiacciare la dignità dei lavoratori! Voi avete paura che l’IA possa sostituirvi a lavoro?👇

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Stefano CONTI, Segretario Nazionale UGL Telecomunicazioni

Roma – C’è un fantasma silenzioso, invisibile ma implacabile, che si aggira con passo sempre più minaccioso tra i corridoi e gli uffici delle grandi aziende italiane: è il fantasma dell’automazione spinta e dell’Intelligenza Artificiale. Il settore nevralgico delle Telecomunicazioni (TLC), da sempre motore pulsante dell’innovazione tecnologica del nostro Paese, sta attraversando una fase di trasformazione profondissima e, per molti versi, angosciante. Dietro le rassicuranti parole d’ordine come “digitalizzazione”, “ottimizzazione” e “riorganizzazione aziendale”, si nasconde infatti un dramma umano ed economico di proporzioni colossali, fatto di migliaia di madri e padri di famiglia che vedono il proprio posto di lavoro letteralmente fagocitato da un algoritmo. A lanciare un durissimo, disperato e circostanziato grido d’allarme è Stefano Conti, Segretario Nazionale della UGL Telecomunicazioni, che ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora di questa emergenza nazionale, mettendo nel mirino le politiche spietate di colossi come TIM ed Ericsson. «L’intelligenza artificiale non diventi uno strumento per tagliare il lavoro», tuona Conti, denunciando l’urgenza di regole ferree e investimenti massicci nella formazione per impedire che i costi della trasformazione digitale vengano cinicamente scaricati, ancora una volta, sulle spalle dei lavoratori più fragili. A fotografare la drammaticità e la complessità estrema del momento ci sono due vertenze esplosive: il caso CallMat a Matera e la fredda mannaia dei licenziamenti calata da Ericsson a Genova.

Il disastro CallMat: 100mila posti a rischio e la “bomba sociale” del Sud

La vertenza che sta travolgendo la CallMat di Matera non è un caso isolato, ma l’inquietante e paradigmatico specchio di un settore, quello dei contact center italiani, sull’orlo del baratro definitivo.
Il sito lucano rischia infatti il collasso totale, con lo spettro del licenziamento collettivo per tutti i lavoratori, a causa della drastica e improvvisa riduzione dei volumi di chiamate imposta da TIM. Il colosso telefonico, spiega Conti, giustifica questo taglio netto adducendo come motivazioni il calo del traffico voce tradizionale (sostituito dalle chat) e la massiccia introduzione di risponditori automatici basati sull’IA. «Una versione che non ci convince pienamente», dichiara senza mezzi termini il Segretario UGL. «Il calo improvviso di decine di migliaia di chiamate, a nostro avviso, non può essere del tutto riconducibile a quanto finora dichiarato da TIM». Proprio per vederci chiaro, il sindacato ha richiesto un’audizione formale presso l’AGCom per verificare eventuali anomalie. Ma il quadro generale resta a dir poco apocalittico. Conti ricorda le terrificanti previsioni di Asstel: «A rischio 100 mila posti di lavoro entro i prossimi 18 mesi a causa dell’utilizzo di sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale». Quella che si sta profilando all’orizzonte è una vera e propria e devastante “bomba sociale”, pronta a esplodere soprattutto nel fragile tessuto economico del Sud Italia, dove si concentra la maggior parte di queste aziende (come Konecta e System House), caratterizzate da un altissimo tasso di lavoro part-time involontario e da una presenza femminile che sfiora il 70%. UGL chiede al Governo interventi drastici e immediati: una cabina di regia nazionale, fondi massicci per la riconversione professionale, stop alle delocalizzazioni selvagge all’estero e il rispetto rigoroso e puntuale della legge 132/2025, che impone un utilizzo “antropocentrico” e responsabile dell’Intelligenza Artificiale.

Il paradosso di Ericsson a Genova: licenziamenti record a fronte di utili miliardari

Se al Sud si piange per i tagli ai contact center, al Nord, e più precisamente nel polo tecnologico di Genova, va in scena un dramma occupazionale dai contorni paradossali, cinici e inaccettabili.
La multinazionale svedese Ericsson ha infatti avviato una brutale e gelida procedura di licenziamento collettivo per ben 131 dipendenti, e non parliamo di mansioni obsolete, ma di personale altamente specializzato appartenente al cruciale settore Ricerca e Sviluppo (R&D). Un taglio netto che, denuncia furiosamente UGL, non ha alcuna giustificazione economica. «La multinazionale svedese non versa in alcuna crisi economico-finanziaria», precisa Conti, ricordando che Ericsson ha chiuso il bilancio 2025 con «un utile netto di oltre 2,5 miliardi di euro». Un profitto stellare raggiunto anche grazie a uno smantellamento scientifico e inesorabile della forza lavoro in Italia: dal 2011 al 2025, il numero dei dipendenti è crollato del 64,3%, mentre i costi del lavoro si sono dimezzati. Ma il vero e insopportabile paradosso, sottolinea amaramente il sindacato, è la motivazione di fondo. Nel momento esatto in cui l’Intelligenza Artificiale, il cloud e le reti di nuova generazione sono il cuore del mercato, ed Ericsson stessa dichiara di aver urgente e disperato bisogno di esperti in IA e cybersecurity, l’azienda decide inspiegabilmente di privarsi di 131 ingegneri e ricercatori liguri. Professionisti che, peraltro, hanno recentemente e brillantemente centrato gli obiettivi dei prestigiosi progetti europei Horizon. «Perché non puntare sulle professionalità già presenti in azienda, magari aggiornandone le competenze attraverso percorsi di formazione di qualità?», si domanda Conti. Il sospetto, pesante come un macigno, è che dietro la maschera dell’innovazione tecnologica si nasconda l’ennesima, cinica e spietata operazione di mera riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori. La UGL Telecomunicazioni promette battaglia dura, portando il caso direttamente sui tavoli del Mimit e in Parlamento. La guerra contro i licenziamenti facili nell’era dell’IA è appena iniziata, e la posta in gioco è il futuro stesso dei lavoratori italiani.

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Svolta infrastrutturale in Basilicata: l’appello di Ugl Matera per salvare l’occupazione

La Basilicata a un bivio storico tra grandi opportunità di sviluppo e ferite sociali ancora aperte! Durante l’attesissimo convegno sulle infrastrutture organizzato da Confindustria, è stato finalmente e storicamente firmato il Protocollo d’intesa per rilanciare il cruciale Interporto di Ferrandina. Ma Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera, lancia un monito durissimo e disperato alla platea: “Infrastrutture e binari non servono a nulla se non creano posti di lavoro! Abbiamo 350 famiglie terrorizzate per la drammatica e irrisolta crisi della CallMat, dobbiamo difendere i nostri lavoratori ed evitare che i giovani continuino a fuggire dalla nostra terra!”. Condividete l’appello del sindacato?👇

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Pino GIORDANO, UGL Matera

Matera – Il futuro economico, sociale e demografico di un territorio fragile ma ricco di enormi e inespresse potenzialità come quello lucano non si costruisce soltanto posando fredde colate di asfalto o stendendo solitari chilometri di binari ferroviari nel nulla. Le grandi e faraoniche opere pubbliche hanno un senso reale, tangibile e vitale solo ed esclusivamente se riescono a trasformarsi miracolosamente in pane, dignità e posti di lavoro sicuri per chi abita quelle terre. È questo il potentissimo, viscerale e accorato messaggio che Pino Giordano, vulcanico e instancabile Segretario Provinciale dell’UGL Matera, ha voluto lanciare con inaudita forza durante il recentissimo, prestigioso e affollato convegno promosso orgogliosamente da Confindustria Basilicata. L’iniziativa di altissimo profilo, emblematicamente intitolata “Sulle rotte dello sviluppo. Infrastrutture, Trasporti e Logistica per una Basilicata più competitiva”, ha avuto il grandissimo e innegabile merito di riunire finalmente attorno allo stesso tavolo istituzioni pubbliche, mondo imprenditoriale privato e grandi operatori nazionali. L’obiettivo? Affrontare di petto, senza più insopportabili rinvii burocratici, il nodo cruciale e soffocante della logistica regionale, per provare a rimettere in moto il motore inceppato del Mezzogiorno d’Italia.

L’Interporto di Ferrandina: una storica occasione per la Valbasento

Il momento culminante, più emozionante e politicamente denso dell’intero incontro è stato senza ombra di dubbio la ratifica e la solenne firma del tanto atteso Protocollo d’intesa per il rilancio definitivo dell’Interporto di Ferrandina.
“La firma di questo strategico protocollo rappresenta un passaggio di grandissimo, vitale rilievo”, ha sottolineato con orgoglio e visibile emozione il sindacalista Pino Giordano durante il suo seguitissimo intervento al megafono. Questo accordo formale, infatti, ha il merito storico di provare a mettere finalmente e concretamente “a sistema” l’infrastruttura fisica, la fame di crescita delle imprese e le disperate necessità del territorio. L’Interporto di Ferrandina, se sapientemente, rapidamente e logicamente collegato al fondamentale e strategico scalo marittimo del Porto di Taranto all’interno di una visione logistica ampia e respiro nazionale, possiede letteralmente le chiavi per potersi trasformare in un potentissimo, inarrestabile motore di sviluppo economico per tutta la depressa area della Valbasento, per l’intero Materano e per le sorti della Basilicata intera. Tuttavia, dal punto di vista prettamente sindacale e umano, l’UGL pone una condizione assolutamente, categoricamente imprescindibile sul tavolo delle trattative: tutto questo scintillante sviluppo logistico deve, prima o poi, tradursi in lavoro vero. “Una strada o una piattaforma logistica” – ha tuonato il segretario – “acquistano un senso solo se creano occupazione stabile e qualificata per la nostra gente”.

Il dramma della CallMat: 350 famiglie a rischio e il diritto di restare

Ma mentre lo sguardo della politica e degli imprenditori è proiettato legittimamente e giustamente verso i grandiosi scenari futuri della logistica intermodale, il sindacato ha il gravoso e doloroso compito morale di ricordare a tutti le profonde ferite ancora sanguinanti del presente.
Il richiamo lanciato da Giordano assume infatti una valenza drammatica e un peso specifico enorme alla luce della difficilissima, asfissiante e angosciante situazione occupazionale che sta attualmente paralizzando il territorio materano. “Mentre guardiamo ai cantieri del futuro, non possiamo assolutamente voltarci dall’altra parte e dimenticare le tragedie del presente”, ha evidenziato con voce rotta dall’emozione il leader dell’UGL. Il riferimento, crudo e dolorosissimo, è alla profonda e irrisolta crisi aziendale che ha travolto brutalmente il call center CallMat di Matera. Una vertenza sindacale drammatica, un buco nero economico che coinvolge e tiene col fiato sospeso la vita di circa 350 lavoratrici e lavoratori disperati. Il sindacalista ha ricordato alla platea degli industriali che dietro ogni arida e burocratica statistica occupazionale ci sono persone in carne ed ossa, ci sono madri e padri di famiglia terrorizzati per l’affitto da pagare, ci sono dignità calpestate e umiliati progetti di vita. Per questo motivo, l’UGL pretende che le istituzioni difendano ferocemente, con ogni mezzo e strumento legislativo possibile, l’occupazione già esistente, evitando che una simile macelleria sociale costringa le nuove, brillanti generazioni lucane a fare la valigia per emigrare lontano dalla propria casa.

Il plauso a Confindustria e la sfida: dalle parole ai cantieri aperti

Nonostante le fortissime e accorate preoccupazioni di natura sociale, Giordano ha voluto comunque chiudere il suo vibrante intervento dimostrando grande maturità istituzionale e rivolgendo un sincero, sentito e profondo ringraziamento al presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, per l’eccellente iniziativa promossa.
L’UGL ha pubblicamente e onestamente riconosciuto al mondo delle imprese il grandissimo merito di aver finalmente riportato al centro dell’agenda politica e del confronto pubblico una visione finalmente organica, strutturale e non più frammentata dello sviluppo regionale. Ma per far sì che il trionfale Protocollo d’intesa per l’Interporto di Ferrandina non si trasformi, come purtroppo accade spesso alle nostre latitudini, nell’ennesimo e polveroso libro dei sogni chiuso in un cassetto istituzionale, occorre cambiare marcia immediatamente. Il sindacato avverte severamente che questa firma non è un punto di arrivo, ma deve rappresentare il violento fischio d’inizio di una nuovissima e prolifica stagione politica. Ora servono disperatamente tempi burocratici certi, rigorosa programmazione finanziaria e una reale, aggressiva capacità di attrarre massicci operatori economici e investimenti stranieri. L’obiettivo supremo e intoccabile per l’UGL è e resterà sempre uno soltanto: far sì che le immense potenzialità industriali della Basilicata non vengano miseramente sprecate in chiacchiere, trasformando chilometri di binari morti nella più grande, solida e duratura fabbrica di posti di lavoro del Mezzogiorno, restituendo finalmente orgoglio, stipendi e dignità al fiero popolo lucano.

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Crisi CallMat, il Vescovo scende in campo: scontro infuocato con Tim per salvare Matera

La vertenza occupazionale CallMat si trasforma in un vero e proprio dramma sociale per l’intera comunità di Matera! I rappresentanti sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) si sono rivolti disperatamente a Sua Eccellenza il Vescovo Benoni Ambarus per lanciare il loro grido di dolore: in bilico ci sono le vite e i mutui di ben 350 famiglie. I sindacati puntano ferocemente il dito contro TIM, accusata di aver dirottato i volumi di traffico verso altri territori sulla pelle dei lavoratori lucani. E mentre si attende un intervento duro della Regione Basilicata e del MIMIT, gli avvocati affilano le armi: si valuta già un’azione legale contro TIM per interposizione illecita di manodopera!👇

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Vescovo Matera per callmat

Matera – Il drammatico, logorante e inaccettabile spettro della disoccupazione di massa continua a volteggiare minacciosamente sopra i cieli della Città dei Sassi, gettando nello sconforto più totale centinaia di cittadini lucani. La complessa e spinosa vertenza industriale che vede tragicamente coinvolta l’azienda CallMat e le circa 350 lavoratrici e lavoratori del sito materano ha ormai ampiamente e definitivamente superato i ristretti, burocratici e asettici confini dei semplici tavoli sindacali. Si tratta ormai di una vera e propria e gigantesca emergenza sociale che rischia concretamente di mettere in ginocchio e affossare l’economia di un’intera comunità. Proprio per questo motivo, nel tentativo disperato di scuotere le coscienze delle istituzioni dormienti, le Segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni (guidate con fermezza da Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano) hanno deciso di compiere un passo dal fortissimo peso simbolico ed etico. Le delegazioni sindacali si sono infatti recate in udienza per incontrare faccia a faccia Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Benoni Ambarus (affettuosamente conosciuto da tutti come “Don Ben”), il neo Vescovo dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina, per illustrargli senza filtri la gravità inaudita della situazione in corso.

L’appello disperato a Don Ben: “Non chiediamo miracoli”

L’incontro, voluto con un’incredibile caparbietà e tenacia dalle stesse sigle sindacali, si è rivelato un momento di altissima, profonda e commovente intensità umana e sociale.
I rappresentanti dei lavoratori hanno voluto fortemente portare dinanzi alla massima autorità religiosa cittadina non soltanto un arido e freddo dossier fatto di numeri, esuberi aziendali e complicate procedure burocratiche, ma soprattutto la carne viva delle persone coinvolte. Hanno raccontato le storie strazianti, le paure inconfessabili per il domani, i mutui da pagare e l’incertezza soffocante di 350 oneste famiglie lucane. “Abbiamo trovato nel nostro Vescovo una porta spalancata e, soprattutto, una disponibilità autentica, sincera e cristiana ad ascoltare il grido di dolore dei lavoratori”, hanno dichiarato a caldo, visibilmente emozionati, i leader sindacali al termine dell’udienza. Al presule è stato consegnato un messaggio verbale crudo, diretto e inequivocabile: “Don Ben, noi non Le chiediamo un miracolo divino. Le chiediamo semplicemente di esserci. Di incontrare questi padri e madri di famiglia, di ascoltare la loro paura, di prendere in carico la loro flebile speranza e di portare la loro voce disperata là dove il potere politico sembra essersi tappato le orecchie. Sapere che la Chiesa di Matera ci guarda e non ci abbandona significa moltissimo per noi”.

Le durissime accuse dei sindacati a Tim: il giallo dei volumi

Ma al netto della doverosa e fondamentale ricerca di solidarietà umana e conforto spirituale, i sindacati hanno colto l’occasione dell’incontro per lanciare bordate di inaudita ferocia, scagliandosi senza alcuno sconto contro i vertici aziendali.
Il punto focale, cruciale e dirimente dell’intera vertenza, secondo i rappresentanti dei lavoratori, risiede unicamente nelle scelte strategiche adottate da TIM (la gigantesca committenza del call center materano). Le organizzazioni sindacali hanno denunciato pubblicamente un fatto che ritengono gravissimo, oscuro e moralmente inaccettabile: mentre a Matera si paventa una drastica e dolorosissima riduzione dei volumi di lavoro (con conseguente minaccia di tagli al personale), risulterebbe invece che quelle stesse identiche attività, storicamente gestite dalla sede lucana con enorme e riconosciuta professionalità per ben dieci anni, sarebbero state artatamente dirottate verso altri fornitori e altri territori in Italia o all’estero. “Chi sta vergognosamente prendendo in giro la Basilicata? Noi esigiamo risposte certe e cristalline”, tuonano furiosi i sindacalisti. “Se i volumi di traffico telefonico sono realmente e fisiologicamente diminuiti, TIM lo deve dimostrare carte alla mano. Ma se invece il lavoro c’è e viene semplicemente trasferito altrove per risparmiare pochi spiccioli sulla pelle della gente, qualcuno ci deve spiegare per quale assurdo motivo a pagare questo prezzo inumano debbano essere proprio e soltanto i lavoratori di Matera”.

Regione e Mimit nel mirino: e spunta la minaccia legale

Di fronte a questo scenario a dir poco apocalittico e kafkiano, il sindacato ha tracciato una linea rossa invalicabile: l’unica condizione accettabile per scongiurare la rivolta sociale è che l’azienda CallMat resti stabilmente a Matera e che non si perda un singolo, preziosissimo posto di lavoro.
Per raggiungere questo ambizioso e vitale traguardo, le sigle sindacali hanno deciso di mettere pesantemente e frontalmente sotto pressione anche la giunta della Regione Basilicata e i ministeri competenti a Roma. Pur ringraziando istituzionalmente la Regione per le prime risorse pubbliche messe in campo per finanziare gli ammortizzatori sociali, il messaggio lanciato è perentorio e inequivocabile: “Non vogliamo elemosine di Stato o scivoli dolci per accompagnare 350 persone verso il baratro della disoccupazione. Noi chiediamo lavoro, dignità e investimenti”. Viene quindi richiesto a gran voce al MIMIT (il Ministero delle Imprese) di convocare immediatamente un tavolo di crisi vincolante con TIM, costringendo i manager a svelare le vere carte industriali. Ma la vera, dirompente e clamorosa novità di queste ore è la minaccia di un contrattacco giudiziario senza precedenti: i legali dei sindacati stanno già passando al setaccio tutta la documentazione disponibile per valutare un’azione legale contro TIM per l’ipotesi di “interposizione illecita di manodopera”. I sindacati promettono battaglia totale: “Nessuno domani potrà lavarsi le mani dicendo che non sapeva. Lo sa la politica, lo sa l’azienda, e da oggi lo sa anche la Chiesa. Non aspetteremo inerti e passivi l’arrivo delle lettere di licenziamento”.

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