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Cronaca

SBRANATO DA UN CANE IN MONTAGNA: ESCURSIONISTA MUORE ALL’ISTANTE, LE AUTORITÀ LANCIANO LA RICERCA DEL PROPRIETARIO

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Redazione-  Un uomo di 50 anni è deceduto sul colpo dopo essere stato attaccato da un cane, probabilmente di razza molosso, nella zona impervia di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano. Le dinamiche esatte dell’accaduto non sono ancora state chiarite e le indagini sono in corso.

L’allarme è scattato verso le 15:20 di giovedì, quando i soccorritori hanno ricevuto la segnalazione dell’incidente. Sul luogo sono intervenuti l’elicottero della Regione Lombardia (Areu), le squadre del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, i reparti del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e le forze dei Carabinieri.

Nonostante l’immediata presenza di unità specializzate, il ferito non ha risposto alle manovre di rianimazione: il medico di turno ha potuto solo constatare il decesso dell’escursionista, che presumibilmente si era inoltrato nei boschi per una passeggiata.

Le autorità stanno ora concentrando le indagini per identificare il proprietario del cane e stabilire se l’animale fosse stato abbandonato o in compagnia del suo padrone al momento dell’attacco. La Procura di Sondrio ha aperto un fascicolo per omicidio involontario e per violazione della normativa sulla detenzione di animali pericolosi.

Nel frattempo, il Comune di Tirano ha invitato residenti e turisti a evitare le aree boschive più isolate fino a nuova valutazione del rischio e a segnalare eventuali cani incustoditi o abbandonati. Il Sindaco ha espresso cordoglio alla famiglia della vittima e ha promesso “un’azione rapida e decisa per garantire la sicurezza dei nostri percorsi naturalistici”.

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Cronaca

Sorelline scomparse da una comunità in Abruzzo, il padre di Sarah e Alisya: “Non sappiamo nulla”

🚨 Nessuna traccia di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle scomparse dalla comunità educativa di Civitella Alfedena. Il padre lancia un nuovo appello: “Non sappiamo nulla”.
Ore di ansia tra Abruzzo e Lazio, mentre restano dubbi sulla fuga e sulle ricerche: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#SarahDiGiacinto #AlisyaDiGiacinto #CivitellaAlfedena #Scomparse

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Redazione-  Civitella Alfedena resta con il fiato sospeso per la scomparsa di Sarah Di Giacinto, 12 anni, e Alisya Di Giacinto, 16 anni, le due sorelle di Minturno allontanatesi dalla Comunità Educativa Ofh Hope senza lasciare tracce. A rilanciare l’allarme è il padre, Stefano, che dopo l’appello lanciato in televisione si è recato personalmente in Abruzzo, a Villetta Barrea, per presentare denuncia di scomparsa e cercare risposte su una vicenda che, a distanza di giorni, continua a restare avvolta nell’incertezza.

Il racconto del padre restituisce il clima di angoscia di queste ore. Intervenuto durante la trasmissione Storie Italiane su Rai1, Stefano ha parlato di giornate pesantissime, segnate dall’attesa e dalla mancanza di notizie. Il suo appello si concentra su un solo obiettivo: sapere che le figlie siano vive e in buone condizioni. È questo, ha spiegato, il pensiero dominante da quando la famiglia ha ricevuto la notizia della scomparsa, arrivata in modo improvviso e del tutto inatteso.

il giallo della fuga e i dubbi sui collegamenti della zona

Uno degli aspetti che rendono la vicenda ancora più complessa riguarda il contesto in cui le due ragazze si sarebbero allontanate. Secondo quanto riferito dal padre, al momento della denuncia le forze dell’ordine avrebbero fatto presente che la domenica nella zona non passano pullman di linea e che non ci sono stazioni ferroviarie nei dintorni. Un elemento che restringe il campo delle ipotesi e rende più difficile immaginare un allontanamento autonomo lungo normali direttrici di trasporto pubblico.

Civitella Alfedena e l’area circostante, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sono piccoli centri montani caratterizzati da collegamenti limitati e da una conformazione territoriale che rende complessi anche gli spostamenti a piedi. Lo stesso padre ha sottolineato come tentare una fuga in quella zona sia quasi impossibile senza un supporto esterno. A rendere il quadro ancora più delicato c’è la presenza di animali selvatici lungo le strade e nei boschi, dettaglio che accresce la preoccupazione dei familiari. Per questo Stefano ritiene, o almeno spera, che le ragazze possano trovarsi con qualcuno.

Resta aperta anche la questione delle ragioni che potrebbero aver spinto le due sorelle ad allontanarsi. Tra le ipotesi circolate c’è quella di un possibile collegamento con la revoca della responsabilità genitoriale della madre, ma il padre, su questo punto, invita alla cautela. Ha precisato di non avere certezze e, per quanto ne sappia, le ragazze non sarebbero state a conoscenza di questa circostanza. Una puntualizzazione importante, perché segnala quanto il quadro resti ancora fragile e non consenta al momento ricostruzioni definitive sulle motivazioni della scomparsa.

l’appello del padre e i dubbi sulle ricerche ancora senza risposte

Nel suo intervento televisivo, Stefano ha espresso anche forte preoccupazione per l’andamento delle ricerche. Ha ricordato che il paese è collegato sostanzialmente da due sole vie di comunicazione e che l’area sarebbe coperta da telecamere lungo le principali provenienze. Nella sua lettura, un eventuale passaggio in auto avrebbe potuto lasciare tracce più evidenti. Eppure, ha spiegato, la famiglia non avrebbe ricevuto finora aggiornamenti chiari su ciò che è stato fatto per rintracciare Sarah e Alisya.

Il padre racconta di aver contattato i carabinieri, sottolineando che la prima stazione si trova a pochi chilometri, ma di non aver ottenuto informazioni precise sul tipo di attività messe in campo. Da qui nasce una delle frasi più pesanti dell’intera vicenda: “Non sappiamo nulla”. Non solo sul luogo in cui possano trovarsi le due ragazzine, ma anche sulle modalità con cui le ricerche sarebbero state avviate. Un’incertezza che aggrava il dolore della famiglia e alimenta un senso di smarrimento già molto forte.

La scomparsa di due minorenni in un’area montana e isolata apre inevitabilmente interrogativi seri sulla rapidità della risposta, sul coordinamento tra strutture e sulle informazioni fornite ai familiari. In casi come questo, il tempo rappresenta un fattore decisivo e ogni ora senza notizie pesa in modo drammatico. Per Minturno, per la famiglia Di Giacinto e per il territorio abruzzese coinvolto, la priorità resta una sola: ritrovare Sarah e Alisya il prima possibile.

La vicenda continua intanto a muovere attenzione pubblica e apprensione, anche per l’età delle due sorelle e per le caratteristiche del luogo da cui si sarebbero allontanate. L’appello del padre, rilanciato in televisione, si inserisce proprio in questo tentativo di tenere alta l’attenzione e di favorire qualsiasi elemento utile. Nel frattempo, restano il silenzio, l’angoscia e una famiglia che chiede soltanto di avere notizie certe.

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Cronaca

Tragedia a Rocca Priora, sedicenne si toglie la vita il giorno dopo la fine della scuola

💔 Il dolore di una famiglia e lo shock di un’intera comunità: ricordiamo il giovane sedicenne di Rocca Priora, scomparso prematuramente all’indomani della fine dell’anno scolastico. Un momento di riflessione necessario per tutti noi.
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#RoccaPriora #CastelliRomani #Cronaca #Lutto

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Rocca Priora vista Paese

Redazione-  Rocca Priora è stata colpita da un dolore sordo e improvviso, un silenzio irreale che ha avvolto le strade della cittadina dei Castelli Romani nelle ore successive al dramma consumatosi martedì 9 giugno. Un ragazzo di soli 16 anni ha deciso di porre fine alla sua esistenza a poche ore dalla campanella conclusiva dell’anno scolastico, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei genitori, degli amici e di un’intera comunità, ora chiamata a elaborare un lutto impossibile da comprendere. Il giovane, iscritto al secondo anno del liceo Cicerone di Frascati, aveva appena salutato i libri e i compagni di classe per iniziare l’estate; un momento che, per ogni adolescente, dovrebbe rappresentare l’inizio della spensieratezza, si è trasformato in un epilogo drammatico all’interno di una zona rurale del comune, dove il giovane viveva con la propria famiglia.

il dramma dei genitori e le parole della madre

Il gesto estremo è avvenuto senza preavviso, lasciando chiunque lo conoscesse in uno stato di incredulità assoluta. Prima di compiere l’atto, il sedicenne ha scritto una breve lettera indirizzata ai genitori. Nonostante il ritrovamento dello scritto, le ragioni profonde che hanno spinto il giovane a tale decisione restano avvolte nel mistero. La notizia si è diffusa rapidamente nel territorio, spingendo decine di conoscenti, coetanei e amici di scuola a recarsi nei pressi dell’abitazione per manifestare vicinanza alla famiglia.

La madre, in un momento di estrema sofferenza, ha voluto chiarire un punto fondamentale per evitare speculazioni infondate sulle dinamiche che hanno preceduto la tragedia. Con fermezza, ha tenuto a precisare che la scuola non ha avuto alcun ruolo nella sofferenza interiore del figlio, escludendo categoricamente che il gesto possa essere collegato a delusioni scolastiche o pressioni legate al profitto accademico. La vita del ragazzo al liceo Cicerone di Frascati procedeva, secondo la famiglia, in una dimensione distante da questo atto, ribadendo che il dolore di un giovane può nascondersi dietro dinamiche interiori complesse, spesso invisibili anche agli occhi di chi vive a stretto contatto con la persona.

il silenzio dei castelli romani di fronte al dolore

La comunità di Rocca Priora vive ore di angoscia collettiva. Le istituzioni locali e il personale scolastico stanno cercando di offrire supporto psicologico ai compagni di classe del sedicenne, molti dei quali appaiono distrutti dal trauma di dover salutare un amico che fino a poche ore prima condivideva con loro i progetti per le vacanze. La scomparsa di un giovanissimo riaccende il dibattito sulla necessità di monitorare con maggiore attenzione il benessere psicologico degli adolescenti, troppo spesso prigionieri di un malessere che non trova sfogo o ascolto.

In questo scenario, il riserbo della famiglia è assoluto. Il dolore dei parenti è composto, una sofferenza muta che si scontra con la difficoltà di trovare risposte a un interrogativo che tormenterà a lungo chiunque abbia conosciuto il giovane. Gli amici hanno allestito un punto di ritrovo spontaneo per condividere il cordoglio, un’unione che rappresenta l’unico conforto possibile in un momento in cui le parole perdono ogni efficacia. Le autorità competenti hanno operato i rilievi di rito nel luogo del ritrovamento, confermando la dinamica del suicidio e chiudendo rapidamente gli accertamenti. Ora, per la cittadina alle porte di Roma, inizia la fase più difficile: quella di sopravvivere a un vuoto che si è creato all’improvviso, segnando per sempre la memoria collettiva di chi vive in questo angolo dei Castelli Romani.

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Cronaca

Aggredisce una barista e un carabiniere: arrestata sessantenne a Borbona poi evasa dai domiciliari

🚨 Momenti di pura follia a Borbona: una sessantenne aggredisce una barista e un carabiniere, poi evade dai domiciliari nel giro di poche ore. La sua posizione giudiziaria si aggrava pesantemente. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#borbona #cronacalocale #rieti #carabinieri #sicurezza_territoriale

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volante carabinieri

Redazione- Borbona, un tranquillo comune dell’alta valle del Velino, è stato teatro di una serie di episodi di cronaca che hanno visto come protagonista una donna di 60 anni, pensionata del luogo. Quella che sembrava una giornata ordinaria in un bar del centro si è trasformata in un pomeriggio di alta tensione, culminato con l’arresto della donna, una denuncia per diversi reati e una successiva fuga dai domiciliari che ha complicato ulteriormente la sua posizione giudiziaria. La vicenda ha scosso la piccola comunità locale, solitamente estranea a episodi di tale violenza e concitazione.

Il tutto ha avuto inizio all’interno di un esercizio pubblico del paese. Secondo le ricostruzioni effettuate dai militari dell’Arma, la donna si trovava all’interno del locale in uno stato di evidente alterazione, probabilmente dovuto all’assunzione eccessiva di sostanze alcoliche. Quando ha chiesto alla barista di servirle un ulteriore giro di alcolici, ha ricevuto un netto rifiuto. La lavoratrice, agendo con responsabilità e seguendo le norme che vietano la somministrazione di alcol a persone già in stato di ebbrezza, ha cercato di gestire la situazione con calma, spiegando le motivazioni del diniego. Tuttavia, la reazione della sessantenne è stata spropositata e violenta: senza preavviso, ha colpito la barista al volto, scatenando il panico tra i presenti.

la lite nel locale e l’intervento delle forze dell’ordine

L’aggressione fisica alla barista ha spinto i testimoni a richiedere l’intervento immediato delle autorità. Sul posto sono giunti tempestivamente i carabinieri della stazione locale, supportati dai colleghi della compagnia di Cittaducale. Al loro arrivo, la situazione non è affatto migliorata. La donna, anziché placarsi di fronte alle divise, ha riversato la propria rabbia contro i pubblici ufficiali. Testimoni riferiscono di una raffica di offese pesanti, insulti e minacce di morte rivolti ai militari che cercavano di identificarla e riportarla alla ragione.

La tensione è salita ulteriormente quando la pensionata è passata dalle parole ai fatti. Durante le fasi dell’identificazione, ha sferrato un pugno al petto di uno dei carabinieri intervenuti. Fortunatamente, il colpo non ha causato lesioni gravi al militare, ma l’atto ha configurato immediatamente il reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. A quel punto, l’arresto è diventato inevitabile. La donna è stata condotta in caserma per le formalità di rito e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa delle successive fasi del procedimento penale.

l’evasione dai domiciliari e l’aggravamento della posizione giudiziaria

La vicenda, già di per sé grave, ha preso una piega ancora più complessa poche ore dopo. Nonostante il provvedimento restrittivo appena applicato, la sessantenne ha deciso di violare gli obblighi imposti dal giudice. Durante un controllo di routine effettuato dai carabinieri per verificare la presenza della donna in casa, i militari hanno constatato che la stessa si era allontanata arbitrariamente dalla propria abitazione. La fuga, tuttavia, è durata molto poco: i carabinieri l’hanno rintracciata e fermata nuovamente nel giro di breve tempo, non lontano dal suo domicilio.

L’evasione dal regime dei domiciliari rappresenta un reato autonomo che aggrava pesantemente il quadro accusatorio originale. Oltre alle accuse di lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale, la donna dovrà ora rispondere anche del reato di evasione. Questo comportamento dimostra una totale inosservanza delle prescrizioni dell’autorità giudiziaria, elemento che solitamente spinge i magistrati a richiedere misure cautelari più rigide, come la custodia cautelare in carcere, per scongiurare il rischio di reiterate violazioni o di nuovi episodi di violenza.

Il contesto in cui si sono svolti i fatti aggiunge una riflessione sulla gestione della sicurezza nei piccoli centri. Borbona, situata in un’area montana della provincia di Rieti, è una realtà dove il controllo del territorio da parte dei carabinieri è capillare ma spesso basato sulla prevenzione e sul rapporto di fiducia con i cittadini. Un episodio di tale aggressività, perpetrato da una persona del posto e per motivi apparentemente futili legati all’abuso di alcol, ha generato preoccupazione tra gli abitanti. La barista colpita, pur scossa dall’accaduto, non ha riportato ferite permanenti, ma resta l’amarezza per un gesto di violenza gratuita subito durante l’espletamento del proprio lavoro.

Le indagini proseguono ora per accertare se dietro il comportamento della pensionata vi siano stati altri fattori scatenanti o se si sia trattato di un episodio isolato dettato esclusivamente dallo stato di alterazione psicofisica. Nel frattempo, il dispositivo di sicurezza dell’Arma resta elevato in tutta la zona per garantire la tranquillità dei residenti e degli esercenti locali, spesso i primi a trovarsi di fronte a situazioni di potenziale pericolo.

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