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Tragedia all’area di risulta: Tony Bosco (Pescara Fortis) chiede tavoli urgenti per la sicurezza al terminal bus

Pescara sotto shock per il gravissimo incidente all’area di risulta, ma Pescara Fortis chiede di non limitarsi al semplice cordoglio. A seguito della tragica morte della settantenne Maria Ferrandino, investita fatalmente da un pullman sotto gli occhi disperati del figlio (dipendente della stessa azienda dell’autista coinvolto), interviene Tony Bosco. Il Responsabile della Sicurezza dell’associazione esprime profondo dolore per la famiglia e per il trauma indelebile subito dall’autista del mezzo pesante, chiarendo che non è il momento per inutili “cacce alle streghe”. L’obiettivo è prevenire nuovi disastri attraverso tavoli di coordinamento istituzionali urgenti. Bosco sottolinea la necessità di riorganizzare completamente il terminal, separando in modo netto i mezzi pesanti dal transito pedonale. Per la futura “Grande Pescara”, suggerisce di prendere spunto dai modelli virtuosi come il Terminal Tiburtina di Roma, dotato di percorsi contingentati, ripari sicuri per i passeggeri e ausiliari deputati al controllo delle manovre. Scoprite nel nostro articolo le proposte concrete per mettere in sicurezza un’area nevralgica della città! Siete spesso alla guida e volete garantirvi la massima sicurezza e tutela in caso di sinistri e incidenti stradali? Non perdetevi l’offerta tecnologica di oggi! 👇

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Area risulta Pescara

Pescara – Un dramma atroce, consumatosi nel cuore pulsante e caotico della città, che ha lasciato una ferita profonda, incolmabile e ancora sanguinante nell’intera comunità cittadina. Il tragico e fatale incidente avvenuto pochi giorni fa all’interno dell’area di risulta del terminal bus di Pescara continua a far discutere, sollevando interrogativi angoscianti e ormai ineludibili sulla gestione degli spazi urbani e sulla tutela dell’incolumità pubblica. La tragica scomparsa della settantenne Maria Ferrandino assume contorni ancora più strazianti e inaccettabili se si considera l’atroce dinamica emotiva dell’evento: la donna, infatti, ha perso la vita proprio sotto gli occhi atterriti e impotenti del figlio. Un dolore reso, se possibile, ancora più surreale e complesso dalla singolare e tragica coincidenza lavorativa: il figlio della vittima è un dipendente in forze esattamente all’interno della medesima azienda di trasporti per cui lavora anche l’autista del mezzo pesante fatalmente coinvolto nell’investimento. Di fronte a una tragedia di proporzioni così devastanti, che ha incrociato destini, famiglie e colleghi di lavoro, il dibattito cittadino sulla sicurezza dell’area non può più limitarsi al mero cordoglio istituzionale, ma esige risposte strutturali, immediate e concrete.

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L’intervento di Pescara Fortis: riorganizzare il terminal

A farsi portavoce di questa pressante e irrinunciabile esigenza di sicurezza urbana è intervenuto pubblicamente Tony Bosco, stimato Responsabile della sicurezza dell’associazione Pescara Fortis.
Bosco, analizzando a mente lucida la dinamica del dramma, ha posto l’accento in modo fermo, risoluto ed inequivocabile sulla necessità assoluta di mettere in campo interventi strutturali, logistici e organizzativi radicali. L’esigenza di una riorganizzazione profonda, logica e moderna della sicurezza all’interno del terminal bus cittadino non può essere in alcun modo rimandata al prossimo, imponderabile incidente. Secondo l’esponente di Pescara Fortis, diventa oggi di vitale e primaria importanza ripensare totalmente la filosofia di gestione dell’area: occorre tracciare una netta, fisica e insuperabile separazione dei flussi di viabilità. È impensabile che enormi mezzi pesanti in movimento e pedoni in continuo transito debbano condividere i medesimi angusti spazi senza barriere adeguate. Occorre regolamentare gli spazi di manovra e le aree di attesa dotandoli di standard di protezione infrastrutturale decisamente più rigorosi, al fine di garantire e blindare l’incolumità fisica di chiunque si trovi a frequentare quotidianamente l’affollata area di scambio intermodale. Nelle sue intense e misurate parole, Bosco ha voluto prima di tutto rivolgere un pensiero alle persone devastate dalla tragedia: «Siamo vicini con tutto il cuore e con sincera partecipazione umana alla famiglia della signora Maria per questa perdita inaccettabile che ha colpito come un fulmine a ciel sereno l’intera comunità. Un dolore che risulta acuito in maniera insopportabile dal fatto che si sia consumato nel luogo stesso in cui lavora anche il figlio, costretto ad assistere impotente a una scena inimmaginabile». Un’empatia, quella del responsabile della sicurezza, che si estende doverosamente anche all’altra vittima collaterale del disastro: «Allo stesso tempo, però, non possiamo assolutamente dimenticare o minimizzare il dramma lacerante, il trauma psicologico e il senso di colpa paralizzante che sta vivendo l’autista coinvolto. È una tragedia dalle mille facce, che spezza irreversibilmente la vita di chi ha perso una persona cara e, allo stesso modo, devasta e segna per sempre l’esistenza di chi si ritrova, suo malgrado e senza volerlo, al centro di una circostanza così atroce e crudele».

Nessuna caccia alle streghe: il modello Roma Tiburtina

Il nodo centrale dell’intervento di Pescara Fortis non è la sterile ricerca di un capro espiatorio, ma la risoluzione definitiva del problema urbanistico.
Il responsabile della sicurezza tiene infatti a precisare e a perimetrare chiaramente qual è l’approccio costruttivo del suo intervento pubblico: «Ci tengo a sottolineare con la massima fermezza che noi non stiamo puntando il dito accusatore contro nessuno e non siamo qui a cercare streghe o colpevoli a tutti i costi in questa dolorosa vicenda, soprattutto perché l’accertamento delle responsabilità penali non spetta a noi, ma alle autorità competenti. Il nostro obiettivo è esclusivamente propositivo e costruttivo: chiediamo con assoluta forza l’apertura immediata di tavoli di coordinamento istituzionale tra tutti gli attori coinvolti, affinché si possa lavorare sinergicamente e rapidamente per garantire maggiore sicurezza. Parliamo di un posto vitale come il terminal bus, caratterizzato da un flusso costante, quotidiano e continuo di migliaia di persone, pendolari, studenti e lavoratori che ogni giorno, di fatto, rischiano la propria incolumità fisica semplicemente aspettando un pullman». E per risolvere i problemi cronici della città, Tony Bosco suggerisce di guardare fuori dai confini regionali, inserendo la riflessione all’interno dell’attuale e caldissimo dibattito politico sulla fusione territoriale. «Si parla tanto, e giustamente, di fusione dei comuni e della nascita della Grande Città, in questi giorni come non mai; bene: tra i tanti dubbi e le tante sfide amministrative, iniziamo intanto a guardare a ciò che già funziona altrove. Prendiamo ad esempio il moderno e funzionale Terminal della Stazione Tiburtina di Roma: lì c’è una corretta contingentazione dei mezzi pesanti e del flusso di persone, che non vengono mai lasciate in condizioni precarie, isolate o allo sbando, nemmeno in caso di severe allerte per maltempo. In quelle strutture, inoltre, la partenza e l’arrivo degli autobus, un po’ come avviene tradizionalmente per i treni sulla banchina della stazione ferroviaria, è seguita passo dopo passo da ausiliari del traffico e personale deputato esclusivamente al controllo della sicurezza dei pedoni e delle manovre. Non è certo con questa immane tragedia che scopriamo improvvisamente che la situazione infrastrutturale e organizzativa al terminal dell’area di risulta di Pescara non funziona e mostra crepe preoccupanti. Proprio per questo, dunque, è bene agire ora per evitare, in futuro, altre lacrime e altre tragedie evitabili».

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Economia da record: il risparmio postale a Rieti supera il miliardo di euro, i dati ufficiali di Poste Italiane

La provincia di Rieti si conferma una delle più formiche e prudenti d’Italia! Gli ultimi straordinari dati ufficiali diffusi da Poste Italiane sul primo semestre del 2026 certificano un vero e proprio record economico: il valore totale del risparmio postale affidato dai cittadini reatini ha superato il vertiginoso muro di un miliardo di euro. I numeri fotografano una fiducia incrollabile nei prodotti garantiti dallo Stato italiano e da Cassa Depositi e Prestiti per difendersi dall’inflazione: statisticamente, ben tre cittadini su quattro possiedono un Libretto di Risparmio (se ne contano 112mila attivi), mentre quasi il 70% della popolazione ha sottoscritto almeno un Buono Fruttifero Postale (102mila attivi). Numeri impressionanti che collocano Rieti ai vertici assoluti nel Lazio, seconda solo a Frosinone per diffusione di questi strumenti. Nell’articolo analizziamo nel dettaglio tutti i vantaggi e i tassi di interesse agevolati (fino al 3,25% lordo annuo per i prodotti Supersmart e Premium) che spingono famiglie, giovani e pensionati ad affidarsi alla sicurezza di Poste Italiane, senza alcun costo di gestione o commissione bancaria. Leggete l’approfondimento per scoprire come far fruttare i vostri capitali! Volete imparare a gestire i vostri soldi come dei veri professionisti della finanza personale? Scoprite il nostro suggerimento editoriale di oggi! 👇

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Buoni e Libretti Postali

Rieti – In un panorama macroeconomico globale sempre più turbolento, caratterizzato da forti spinte inflazionistiche, dalla volatilità incontrollata dei mercati finanziari e dall’incertezza legata alle recenti crisi geopolitiche, i cittadini italiani dimostrano ancora una volta di prediligere i porti sicuri per tutelare i sacrifici di una vita. E tra le province più virtuose, prudenti e previdenti dell’intero panorama nazionale, spicca in modo assolutamente sorprendente il territorio reatino. Nella provincia di Rieti, infatti, l’intramontabile libretto postale e i rassicuranti buoni fruttiferi continuano a rappresentare, generazione dopo generazione, gli strumenti di risparmio e accantonamento di gran lunga più diffusi e apprezzati tra i cittadini. Questa storica e incrollabile fiducia verso le istituzioni statali è stata ampiamente e inequivocabilmente certificata dagli ultimi, straordinari dati consuntivi diramati da Poste Italiane, relativi al primo semestre dell’anno solare 2026. I numeri, nudi e crudi, raccontano di un record finanziario letteralmente clamoroso per una provincia di dimensioni contenute: il valore totale del risparmio postale affidato dai reatini ha sfondato e superato agilmente la vertiginosa e rassicurante soglia del miliardo di euro complessivo.

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I numeri del record: tre cittadini su quattro hanno un libretto

Le statistiche ufficiali fornite dall’azienda fotografano una capillarità del risparmio che ha pochissimi eguali nel resto della penisola.
Entrando nel dettaglio analitico del bilancio, sul territorio provinciale risultano attualmente attivi e operativi ben oltre 112.000 storici Libretti di Risparmio, i quali custodiscono gelosamente un valore complessivo dei depositi liquidi che si aggira intorno alla ragguardevole cifra di 409 milioni di euro. Si tratta di un dato macroeconomico che diventa ancor più significativo, impressionante e sociologicamente rilevante se viene rapportato matematicamente alla popolazione residente: nella provincia, che conta complessivamente circa 149.000 abitanti (inclusi i minorenni), l’incredibile numero di Libretti attivi equivale di fatto al 75% dell’intera popolazione. In parole estremamente povere: statisticamente, in media, ben tre cittadini reatini su quattro possiedono o hanno intestato almeno un libretto postale. Ma il tesoretto della provincia non si esaurisce affatto qui. A questa enorme mole di liquidità a vista si aggiunge una presenza altrettanto massiccia, radicata e storicamente importante dei celebri Buoni Fruttiferi Postali. In tutta la provincia di Rieti ne sono stati materialmente sottoscritti circa 102.000, per un ammontare totale di investimenti vincolati e garantiti che ha toccato quota 602 milioni di euro. Anche in questo specifico settore, le statistiche confermano che in media circa il 70% dei cittadini ha sottoscritto almeno un Buono Postale. Sommando le due voci (409 milioni dai libretti e 602 milioni dai buoni), si supera ampiamente il muro del miliardo di euro (per un totale di oltre 214.000 prodotti finanziari attivi). Grazie a queste eccezionali e rassicuranti performance di raccolta, all’interno del Lazio, il bacino di Rieti si colloca di diritto ai vertici assoluti per diffusione di questi storici strumenti di risparmio garantito: a livello regionale, la provincia sabina è infatti seconda soltanto alla ben più popolosa provincia di Frosinone, sia per quanto riguarda lo stringente rapporto proporzionale tra Libretti di Risparmio e numero di residenti, sia per quello relativo all’emissione dei Buoni Fruttiferi Postali.

I tassi e l’offerta: perché le famiglie scelgono lo Stato

Il segreto di questo successo secolare è da ricercarsi nella natura stessa di questi prodotti finanziari, immuni dalle repentine e sanguinose oscillazioni della borsa.
Emessi direttamente e solidamente da Cassa Depositi e Prestiti, garantiti in ultima istanza dallo Stato italiano in ogni loro singola fluttuazione, e capillarmente distribuiti sul territorio da Poste Italiane, i buoni fruttiferi postali e i libretti di risparmio rappresentano da decenni un punto di riferimento incrollabile e sicuro per famiglie monoreddito, giovani precari in cerca di stabilità e pensionati che desiderano valorizzare, proteggere e difendere dall’inflazione i propri accantonamenti, senza mai dover rinunciare alla fondamentale flessibilità e all’accessibilità immediata al proprio denaro in caso di emergenza. I libretti di risparmio postale, infatti, si distinguono sul mercato bancario concorrenziale perché non prevedono fastidiosi e onerosi costi di apertura, non presentano spese di gestione o di chiusura e consentono di depositare e prelevare somme mantenendo sempre la piena e immediata disponibilità del denaro liquido. Inoltre, la fortunata e moderna formula del “Libretto Smart” permette oggi ai risparmiatori di operare agevolmente e in totale sicurezza attraverso i canali digitali e le applicazioni dedicate, consentendo di verificare costantemente il saldo e i movimenti, di sottoscrivere buoni totalmente dematerializzati e di accedere alle vantaggiose offerte dei “Depositi Supersmart”, che prevedono diverse e redditizie formule di accantonamento temporaneo. Tra le proposte più allettanti per i correntisti figurano l’offerta Supersmart Open (che garantisce un tasso del 2,25% annuo lordo), le vantaggiosissime formule Supersmart Young e Supersmart Pensione (che spingono il rendimento fino al 3,25%), l’offerta Supersmart Rinnova (2,50%) e la specifica tutela del Supersmart Minori (3,25%). Parallelamente, i famosi buoni fruttiferi postali sono oggi disponibili sia nel romantico formato cartaceo tradizionale sia nella comodissima versione dematerializzata, e possono essere tranquillamente sottoscritti con un investimento iniziale minimo a partire da soli 50 euro, totalmente privi di costi di sottoscrizione, gestione occulta o commissioni di rimborso finale. L’offerta commerciale di Poste Italiane comprende diverse tipologie studiate su misura per le varie esigenze dei risparmiatori: dal Buono Ordinario al Buono 4 anni Plus

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Teramo Capitale della Memoria: l’Alessandrini-Marino e il Mémorial de Parigi contro i crimini di guerra

La storia è l’unica arma per comprendere il presente. Il Polo Tecnologico “Alessandrini-Marino” di Teramo ha ospitato una straordinaria giornata di studi dedicata alla memoria della Shoah e dei crimini nazi-fascisti, in collaborazione con il prestigioso Mémorial de la Shoah di Parigi e l’ANVCG. Di fronte a una platea di studenti attenti, lo storico Daniele Susini ha presentato il suo toccante libro sulla strage di Marzabotto, avvicinando i giovani alle tragedie dei civili nella Seconda Guerra Mondiale. Nel pomeriggio, un seminario di altissimo livello per docenti ha analizzato la mentalità dei carnefici e l’uso rigoroso di termini come “genocidio” e “crimine di guerra”, chiavi di lettura fondamentali per decifrare anche i drammatici conflitti attuali, da Gaza all’Ucraina. Leggete il resoconto completo dell’evento nel nostro articolo. Volete approfondire queste tematiche cruciali per non dimenticare? Scoprite il nostro suggerimento letterario di oggi! 👇

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Teramo, realtori

Teramo – La storia non è un semplice e polveroso elenco di date da mandare a memoria per superare un’interrogazione scolastica, ma è un organismo vivo, una lente d’ingrandimento fondamentale per comprendere le tragedie del presente e prevenire le barbarie del futuro. Con questo altissimo spirito civico e pedagogico, la città abruzzese si erge a vera e propria “Capitale della Memoria” grazie all’iniziativa lodevole e strutturata del Polo Tecnologico Economico “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” di Teramo. L’istituto ha infatti ribadito e confermato con forza la propria assoluta centralità nella promozione della storia contemporanea e della memoria collettiva legata ai crimini nazi-fascisti e alla tragedia della Shoah. Nella giornata di venerdì scorso, l’Auditorium dell’Istituto “Alessandrini-Marino” ha ospitato un appuntamento formativo di caratura internazionale. Una giornata di studi intensa e profonda, articolata in due sessioni (mattutina per i ragazzi e pomeridiana per i docenti), organizzata in stretta e preziosa collaborazione con l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) e con la prestigiosa istituzione del Mémorial de la Shoah di Parigi. L’evento ha goduto inoltre del fondamentale sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (nell’ambito dell’avviso n. 2/2025). L’intero, complesso impianto dell’iniziativa culturale è stato sapientemente coordinato da Giancarlo Pichillo, docente dell’Istituto.

[NON DIMENTICARE IL PASSATO: LEGGI E TRAMANDA LA STORIA]
La memoria è l’unica arma che abbiamo contro l’odio. Vuoi approfondire l’argomento trattato dagli studenti di Teramo? CLICCA QUI per acquistare comodamente su Amazon il libro “Ti racconto Marzabotto” di Daniele Susini o altri preziosi volumi storici sulla Seconda Guerra Mondiale e la Shoah!

La Shoah raccontata ai giovani: il caso Marzabotto

I lavori di questo importante convegno storico si sono aperti puntualmente alle ore 10:00 con i saluti istituzionali della Dirigente Scolastica Maria Letizia Fatigati, vera padrona di casa dell’evento.
La mattinata ha visto una partecipazione istituzionale massiccia e trasversale, segno tangibile di quanto il tema dei crimini di guerra e della memoria sia sentito sul territorio. Tra le numerose autorità e i rappresentanti intervenuti per portare il proprio contributo al dibattito figurano Giuseppe Marziani (vicepresidente della Provincia di Teramo), Maria De Dominicis (delegata dell’Ufficio Scolastico Provinciale), e i vertici dell’ANVCG: Mario D’Alessandro, Carlo Sprecacenere, Mila Sprecacenere, Mario Attilio Maurizi, il consigliere nazionale Davide Venturi e la responsabile Scuola Simona Cicioni. Al tavolo erano presenti anche le forze dell’ordine e le istituzioni di garanzia, con Maria Paola Martellini (Polizia di Stato), il Capitano Vincenzo D’Alto (Carabinieri) e i rappresentanti culturali Silvio Antonini e Biagio Di Giuseppe. Ma il momento nevralgico ed emozionante della sessione mattutina è stato senza dubbio l’intervento dello storico Daniele Susini, referente ufficiale per l’Italia del Mémorial de la Shoah di Parigi. Rivolgendosi direttamente agli occhi attenti delle studentesse e degli studenti delle quinte classi, Susini ha presentato il suo emozionante volume “Ti racconto Marzabotto. Storia di un bambino che è sopravvissuto”. Attraverso le pagine del libro, lo storico ha stimolato un contatto diretto, empatico e privo di retorica tra i ragazzi e la memoria cruda delle stragi civili perpetrate in Italia, rendendo il passato dolorosamente vicino e reale per le nuove generazioni.

Il seminario pomeridiano: Shoah e guerre moderne

L’educazione alla memoria, tuttavia, non può fermarsi solo agli studenti, ma deve fornire strumenti critici costantemente aggiornati anche a chi ha il delicato compito di insegnare.
Per questo motivo, nel pomeriggio i lavori si sono spostati su un livello accademico con il seminario di approfondimento intitolato “Vittime e carnefici nella Seconda Guerra Mondiale. La Shoah e i crimini di guerra sui civili”, rivolto specificamente agli insegnanti di ogni ordine e grado. Un incontro segnato fin dalle prime battute da un commosso e doveroso tributo alla memoria di Laura Fontana, celebre ricercatrice prematuramente scomparsa e considerata una guida insostituibile per la didattica della Shoah nel nostro Paese. I relatori hanno sviscerato nodi storiografici di cruciale importanza. Adriana Escobar (CNRS Parigi e Mémorial de la Shoah) ha affrontato il delicato intreccio tra parole, legge e giustizia di fronte alle atrocità di massa. Daniele Susini è tornato al microfono per analizzare la terrificante “mentalità del carnefice” nei crimini nazisti in Italia, mentre il professor Costantino Di Sante (Università del Molise) ha tracciato l’evoluzione del sistema concentrazionario fascista, dalle violenze del colonialismo fino all’abisso della Shoah. Attraverso un rigoroso metodo comparativo, la Shoah è stata contestualizzata nel quadro più ampio della guerra totale e delle ideologie razziali. La lezione più forte di questo simposio teramano è rivolta però al nostro drammatico presente: osservando i tragici contesti bellici attuali, dalle rovine della Striscia di Gaza e della Cisgiordania fino alle trincee dell’Ucraina, la storia ci impone un uso rigoroso e mai banale di categorie giuridiche complesse come “genocidio” e “crimine di guerra”. Solo con la conoscenza profonda del passato possiamo denunciare le violazioni dei diritti umani di oggi, senza mai cadere nella trappola dei paragoni acritici e superficiali.

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Piana del Cavaliere

Il Misterioso Cavaliere della Piana

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cavaliere

Redazione-  Anche il nome Piana del Cavaliere ha dato origine a diverse interpretazioni.Una delle ipotesi più suggestive, non documentata come certezza storica, collega il nome alle frequentazioni della zona da parte della famiglia Colonna, che utilizzava questi territori anche per grandi battute di caccia. Secondo questa tradizione, un cavaliere della famiglia avrebbe avuto un ruolo particolare nell’organizzazione delle battute. Lo stesso Cavaliere, oltre ad avere un ruolo importante, come organizzatore delle giornate di battuta, era anche, da leggende tramandate, un uomo silenzioso e di poche parole, che quando arrivata a cavallo, spesso non si udiva nessun passo, ma se ne accorgeva della presenza dal cigolio dell’ampia armatura.

È una di quelle storie in cui un nome geografico diventa il punto di partenza per costruire una memoria collettiva.

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