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Trionfo in Svizzera: Massimo Santilli porta la magia dell’Abruzzo a Lugano e vince il Premio della Giuria

La letteratura abruzzese trionfa oltre i confini nazionali! Il saggista e ricercatore Massimo Santilli ha conquistato la prestigiosa vetrina svizzera di Lugano aggiudicandosi il “Premio della Giuria” allo Switzerland Literary Prize 2026. L’importante riconoscimento internazionale è stato assegnato al suo straordinario libro intitolato “Sirente, sconosciuto stupore (Una montagna d’Abruzzo e la sua valle)”, edito da Menabò e arricchito da una bellissima prefazione della grande Dacia Maraini. L’opera di Santilli, frutto di decenni di studi sul campo, porta in Europa la magia, le tradizioni, la memoria e la resilienza di uno dei territori più affascinanti dell’Appennino centrale: il Monte Sirente e la Valle Subequana. “Questo premio è un riconoscimento all’intero territorio che racconto”, ha dichiarato orgoglioso l’autore, premiato durante una kermesse di altissimo livello che ha visto tra i premiati anche Marcello Foa. Il libro è parte di un progetto più ampio promosso da Civitas Superequani per la valorizzazione turistica e culturale della montagna abruzzese. Scoprite tutti i dettagli del successo elvetico nel nostro ampio approfondimento letterario! Volete riscoprire la magia della nostra grande letteratura contemporanea? Non perdetevi l’intrigante proposta di lettura di oggi! 👇

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Santilli Lugano

Lugano – Quando la profonda, autentica e radicata cultura locale riesce a varcare in modo così prepotente i confini nazionali, il successo non appartiene più soltanto al singolo autore, ma si trasforma in un motivo di orgoglio collettivo per un’intera comunità. È esattamente questo il luminoso percorso intellettuale tracciato dal ricercatore e saggista abruzzese Massimo Santilli, che ha recentemente portato il fascino ruvido, misterioso e poetico dell’Appennino centrale fin nel cuore pulsante della Svizzera. Un importantissimo e prestigioso riconoscimento internazionale è infatti andato a coronare e premiare decenni di incessante lavoro di ricerca storica, antropologica e di instancabile valorizzazione territoriale. Il suo celebre e apprezzatissimo volume, intitolato “Sirente, sconosciuto stupore (Una montagna d’Abruzzo e la sua valle)”, pubblicato sapientemente da Edizioni Menabò – D’Abruzzo e impreziosito dall’autorevole e sensibile prefazione della grande scrittrice italiana Dacia Maraini, ha trionfato ricevendo l’ambito “Premio della Giuria” nell’ambito della solenne cerimonia dello Switzerland Literary Prize 2026. Si tratta di uno dei concorsi letterari internazionali più prestigiosi e selettivi d’Europa, un appuntamento culturale di primissimo piano organizzato con estrema cura dall’Associazione Culturale Pegasus e ospitato nella suggestiva cornice della città di Lugano, precisamente presso l’elegante Teatro Art Lux di Massagno.

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Il parterre internazionale e il significato del premio

Il riconoscimento conferito all’opera abruzzese è stato solennemente assegnato durante una sfarzosa cerimonia di premiazione che si è tenuta nei giorni scorsi, alla quale hanno preso parte non solo autori emergenti e affermati provenienti da numerosi Paesi del mondo, ma anche importantissime e influenti personalità del variegato mondo della cultura, del giornalismo e dell’informazione internazionale.
Per comprendere appieno la caratura e la grandezza dell’evento svizzero, basti pensare che l’edizione 2026 dello Switzerland Literary Prize è stata caratterizzata, tra gli altri illustri momenti, dal conferimento dello speciale premio alla carriera al noto giornalista italiano Marcello Foa, nonché dalla vittoria assoluta e applauditissima dello scrittore e talentuoso attore yemenita Vincent Lee. All’interno di questo parterre di respiro prettamente internazionale, la vittoria del saggio di Massimo Santilli si staglia come un traguardo eccezionale e rappresenta, a tutti gli effetti, un importantissimo riconoscimento anche per coloro che hanno creduto nel progetto: il volume, infatti, è stato realizzato e stampato grazie al prezioso, sinergico e indispensabile sostegno istituzionale e finanziario dei 10 comuni che compongono l’Unione Montana Sirentina, a cui si sono uniti la Fondazione Carispaq, la dinamica Fondazione Hubruzzo e numerosi altri sponsor locali lungimiranti. Il Premio della Giuria conferito a Santilli a Lugano assume, oggi più che mai, un significato simbolico e antropologico del tutto particolare, proprio perché va a valorizzare in Europa un’opera letteraria coraggiosa, capace di raccontare, sviscerare e interpretare con acume scientifico e passione narrativa uno dei territori montani più autentici, selvaggi e affascinanti dell’intero Appennino centrale italiano, contribuendo in maniera determinante a riportare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale lo sterminato e spesso dimenticato patrimonio storico, ambientale e umano racchiuso all’ombra del Monte Sirente e nei borghi della Valle Subequana.

La resilienza della montagna in un’opera monumentale

Nelle splendide pagine del suo libro, l’autore non si limita a comporre una semplice guida o un arido trattato accademico, ma consegna ai posteri una vera e propria eredità culturale.
Frutto maturo di decenni di studi rigorosi, instancabili camminate sul campo e meticolose ricerche d’archivio, il volume “Sirente, sconosciuto stupore” offre una narrazione armonica, organica e profondamente sentita di un’amplissima area dell’Abruzzo montano, restituendone non solo l’identità perduta e la memoria storica, ma tracciandone anche delle solide e coraggiose prospettive di sviluppo ecosostenibile. Attraverso la consultazione di fonti storiche preziose, le testimonianze orali degli anziani del posto, documenti inediti riemersi dalla polvere del tempo e approfondimenti geografici e culturali di altissimo livello, Massimo Santilli prende metaforicamente per mano il lettore, accompagnandolo in un viaggio mozzafiato che attraversa letteralmente secoli di storia rurale e sociale. Un percorso narrativo che mette prepotentemente in luce il valore inestimabile di comunità montane che, troppo spesso, vengono sbrigativamente etichettate come “marginali” o “periferiche” dalle logiche spietate dell’economia moderna, ma che in realtà si dimostrano straordinariamente ricche di antiche tradizioni, incalcolabile biodiversità e un’innata capacità di resilienza di fronte alle spopolamento. Il libro, d’altronde, aveva già raccolto ampi consensi nei mesi scorsi, quando era stato presentato ufficialmente a Roma, presso la prestigiosa Sala di Palazzo Valentini, inserendosi all’interno di un progetto molto più ampio di promozione territoriale e culturale ideato e promosso da Civitas Superequani (un progetto a 360 gradi che comprende, tra l’altro, anche l’ideazione di una specifica cartina letteraria e la realizzazione di un coinvolgente documentario dedicato proprio al massiccio del Sirente). Le dichiarazioni del vincitore a margine dell’evento svizzero sono intrise di grande umiltà e spirito di servizio: “Questo straordinario e inaspettato premio rappresenta un riconoscimento non soltanto per il libro in sé e per la fatica letteraria, ma prima di tutto per l’intero e meraviglioso territorio che esso si propone di raccontare”, ha sottolineato con palpabile emozione Massimo Santilli. “L’obiettivo fondamentale e primario del mio lavoro è sempre stato quello di contribuire attivamente a una maggiore, capillare e diffusa conoscenza del Monte Sirente e della splendida Valle Subequana, mettendone in totale evidenza l’antica storia, le irripetibili peculiarità culturali, ambientali e umane, e non da ultimo, le enormi potenzialità future”. L’affermazione perentoria allo Switzerland Literary Prize conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, l’assoluto valore culturale di un’opera che, pur partendo dichiaratamente da una dimensione orgogliosamente locale e “di nicchia”, riesce magistralmente a parlare a un pubblico ampissimo, eterogeneo e squisitamente internazionale. Questo trionfo elvetico dimostra fattivamente e inequivocabilmente come la buona letteratura possa (e debba) diventare un moderno, potente e affilato strumento non solo di tutela della memoria collettiva, ma anche di vitale promozione culturale, sviluppo turistico sostenibile e reale valorizzazione dei nostri inestimabili territori appenninici.

Per maggiori e dettagliate informazioni sui numerosi progetti di sviluppo territoriale collegati al volume: Civitas Superequani – E-mail: civitas.superequani@gmail.com – Tel. 333 5246557.

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Roma d’Autunno 2026: la guida completa agli eventi tra teatro, musica e il trionfo di Javier Bardem alla Festa del Cinema

La Capitale si accende con una stagione autunnale all’insegna della grandissima cultura diffusa! L’Assessorato ha svelato un calendario straordinario e denso di imperdibili appuntamenti che animeranno la città fino alla fine del mese. L’evento clou è indubbiamente l’attesa ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si aprirà con l’opera corale di Paolo Genovese. Il momento più emozionante e glamour sarà la consegna del prestigioso Premio alla Carriera alla star internazionale Javier Bardem, che riceverà il riconoscimento direttamente dalle mani del nostro regista Premio Oscar, Paolo Sorrentino. Ma non c’è solo cinema: il Teatro dell’Opera debutterà con il Falstaff di Verdi diretto dal maestro Michele Mariotti, mentre il Romaeuropa Festival e i teatri di quartiere offriranno monologhi toccanti e opere d’avanguardia. Per gli amanti della storia e dei libri, imperdibili gli incontri all’Ara Pacis per il “Tevere Day” e i salotti della Casa delle Letterature con ospiti illustri del calibro di Sandro Veronesi. Scoprite all’interno della nostra super guida tutti gli eventi, i luoghi e i dettagli per vivere un ottobre romano indimenticabile! Volete trasformare la vostra casa in una vera sala cinematografica per godervi i capolavori della settima arte? Non perdetevi l’incredibile offerta tecnologica di oggi! 👇

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Museo_Napoleonico

Roma – Mentre le giornate cominciano fisiologicamente ad accorciarsi e le foglie tingono i viali della Capitale con le calde sfumature della nuova stagione, Roma si prepara a vivere un autunno straordinariamente ricco di appuntamenti, vibrazioni ed energie creative. Nei prossimi giorni, infatti, un nuovo, capillare e denso calendario di eventi promossi dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative di Roma Capitale è pronto ad animare in profondità tutti i Municipi. Si tratta di un’offerta culturale di altissima qualità, profondamente multidisciplinare, diffusa sul territorio e totalmente accessibile a ogni fascia di pubblico. Una proposta che spazia senza soluzione di continuità dalle magiche proiezioni del grande cinema d’autore alle prime teatrali, dai suggestivi concerti jazz agli intimi incontri letterari, passando per le innovative residenze artistiche itineranti e i laboratori formativi per i più piccoli. Un’agenda ricchissima che si nutre dell’offerta delle grandi istituzioni cittadine e delle progettualità sostenute capillarmente con il bando biennale Roma Creativa 365.

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La magia della Festa del Cinema: parata di star e il Premio a Bardem

Il fiore all’occhiello assoluto della programmazione autunnale romana è senza dubbio il grande e tradizionale appuntamento con la Festa del Cinema di Roma, giunta trionfalmente alla sua ventunesima edizione e organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma dal 13 al 25 ottobre.
Il film scelto per la solenne e attesissima apertura, in programma presso la prestigiosa Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, sarà “Il rumore delle cose nuove” del celebre regista Paolo Genovese. Si tratta di un’intensa opera corale che vanta un cast stellare, tra cui spiccano i nomi di Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce, impreziosito dalla partecipazione straordinaria di Claudio Santamaria. Nel corso della medesima serata inaugurale, l’industria cinematografica celebrerà Tessa Ross (già candidata al Premio Oscar per Conclave ed executive producer di successi epocali come The Millionaire e 12 anni schiavo), la quale riceverà il prestigioso Industry Lifetime Achievement Award. Ma il momento più alto ed emozionante dell’intera kermesse sarà indubbiamente il conferimento del Premio alla Carriera al fuoriclasse spagnolo Javier Bardem, considerato all’unanimità uno tra i più importanti e magnetici attori a livello globale. Bardem presenterà in esclusiva al pubblico romano la proiezione dell’acclamatissimo film “El ser querido” di Rodrigo Sorogoyen, in programma nella sezione Best of 2026. A consegnare fisicamente il Premio alla Carriera alla star iberica sarà un vero e proprio vanto nazionale: il nostro regista Premio Oscar, Paolo Sorrentino. Il distretto cinematografico romano non si limiterà all’Auditorium, ma invaderà l’intera città, raggiungendo il MAXXI, il Teatro Olimpico, la storica Casa del Cinema, il Teatro Palladium, il suggestivo Museo nazionale di Castel Sant’Angelo e, per la primissima volta nel 2026, le proiezioni giungeranno persino al Terminal 1 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino.

Musica d’autore e grandi debutti teatrali

La cultura capitolina, tuttavia, non vive di sola celluloide, ma offre un palinsesto musicale e teatrale di respiro internazionale.
Sul fronte delle sette note, la Fondazione Musica per Roma prosegue la sua raffinatissima programmazione alla Casa del Jazz. Tra gli appuntamenti imperdibili spicca il concerto (10 ottobre) di Franco D’Andrea, figura centrale, venerata e imprescindibile del jazz italiano e internazionale, che incanterà il pubblico con un viaggio musicale per pianoforte solo frutto di una carriera sensazionale lunga oltre sessant’anni. Parallelamente, la grande musica classica e operistica tornerà a ruggire sul palco del Teatro Costanzi (Teatro dell’Opera di Roma) a partire dall’11 ottobre con il debutto del nuovissimo allestimento del Falstaff, l’immortale commedia lirica in tre atti su sublime musica di Giuseppe Verdi e libretto di Arrigo Boito. La sapiente e vibrante direzione dell’Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera sarà affidata alla bacchetta magica del maestro Michele Mariotti. Spostandoci invece negli affascinanti spazi post-industriali del Mattatoio, la rassegna teatrale prosegue senza sosta con la programmazione d’avanguardia del Romaeuropa Festival. Grande attesa anche sul palco del Teatro India, dove dal 17 ottobre sbarcherà in prima nazionale il toccante monologo “Gli elefanti nella stanza”, scritto e interpretato magistralmente dalla talentuosa Francesca Astrei: un’opera coraggiosa che esplora con delicatezza e senza retorica la realtà, spesso dimenticata o colpevolmente ignorata dalla politica sociale, delle persone con disabilità e dei gravosi carichi assistenziali sopportati quotidianamente dai loro familiari.

Alla scoperta dell’arte, del Tevere e della letteratura

L’autunno capitolino offre infinite opportunità anche per gli amanti della storia dell’arte, dell’archeologia e dei dibattiti letterari.
In occasione dell’ormai consolidato e partecipatissimo Tevere Day 2026, l’Auditorium del moderno Museo dell’Ara Pacis ospiterà (10 ottobre) un affascinante incontro multidisciplinare a più voci per la presentazione ufficiale del monumentale volume “Ponti di Roma. Memorie e visioni della città”: un viaggio visivo e storiografico incredibile che intreccia magistralmente epoche imperiali, personaggi storici e le millenarie sponde del fiume sacro ai destini di Roma. La vivace stagione letteraria, invece, troverà il suo culmine (12 ottobre) presso gli splendidi saloni della Casa delle Letterature, che aprirà le sue porte per ospitare l’attesa presentazione dell’ultima opera editoriale di Marco Amerighi (“Quanto splende questo nero”, edito da Bollati Boringhieri). Per l’occasione, l’autore dialogherà apertamente e senza filtri con uno dei pesi massimi della narrativa contemporanea italiana: lo scrittore due volte vincitore del Premio Strega, Sandro Veronesi. L’intero programma, dettagliato e in continuo aggiornamento, conferma in modo incontrovertibile e definitivo la ferrea volontà dell’amministrazione capitolina di mantenere Roma come faro indiscusso e inarrivabile della produzione e della fruizione culturale nell’intero panorama italiano ed europeo, trasformando ogni singolo quartiere in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto.

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“Processo alla Magia” al Teatro Vittoria di Roma: l’illusionismo di Frattarelli sfida l’Intelligenza Artificiale

La freddezza dell’Intelligenza Artificiale può sconfiggere la magia del palcoscenico? Assolutamente no! Sabato 31 ottobre 2026 alle ore 21:00, la meravigliosa cornice del Teatro Vittoria di Roma ospiterà l’attesissimo “Processo alla Magia”, il nuovo ed emozionante show di magia contemporanea ideato e interpretato dal celebre illusionista Francesco Frattarelli (volto noto di Rai 1 e Italia’s Got Talent), con la regia di Tiziano Grigioni. In un’epoca dominata dagli schermi e dai social, lo spettacolo mette audacemente il concetto di “meraviglia” sul banco degli imputati per dimostrare che lo stupore umano dal vivo non può essere replicato da nessun algoritmo. Un mix geniale e coinvolgente di magia visuale, mentalismo puro, interazione con la platea e tempi comici perfetti per scardinare ogni certezza razionale del pubblico. “Oggi tutto sembra già giudicato prima ancora di essere guardato, volevo che la magia riprendesse il suo spazio vivo”, ha dichiarato Frattarelli. Leggete la nostra recensione e tutti i dettagli dell’evento in questo approfondimento teatrale imperdibile. Siete affascinati dai misteri della mente e dai trucchi dei più grandi illusionisti? Non perdetevi la nostra esclusiva proposta di lettura! 👇

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Francesco Frattarelli

Roma – E se l’unico vero e potentissimo antidoto alla freddezza calcolatrice dell’intelligenza artificiale fosse, paradossalmente, proprio l’antica e calda emozione dell’illusione teatrale? È questa la complessa, affascinante e modernissima domanda esistenziale che farà da filo conduttore a uno degli eventi teatrali più attesi e curiosi della capitale. In un’epoca storica dominata dalla frenesia digitale, in cui tutto viene analizzato, giudicato in fretta ed etichettato sotto forma di sentenze sommarie che viaggiano alla velocità della luce sui social network, e nella quale gli algoritmi dell’IA rischiano quotidianamente di confondere la realtà dei fatti creando deepfake e realtà virtuali, può un “semplice” spettacolo teatrale rieducare il pubblico al dubbio costruttivo e allo stupore puro? È esattamente questo l’ambizioso e poetico traguardo che si propone di raggiungere “Processo alla Magia”, il nuovo, imperdibile spettacolo di magia contemporanea ideato, scritto e interpretato dall’illusionista Francesco Frattarelli, magistralmente diretto dal regista Tiziano Grigioni. L’appuntamento, da segnare rigorosamente in rosso sul calendario, è fissato per sabato 31 ottobre, con inizio alle ore 21:00, nella storica e prestigiosa cornice del Teatro Vittoria di Roma. La serata promette di essere un incredibile viaggio sensoriale: dall’algoritmo allo stupore, offrendo una risposta profondamente umana (e umanistica) all’avanzata inesorabile dell’intelligenza artificiale.

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La Meraviglia sul banco degli imputati

Il focus centrale e concettuale dell’intero progetto teatrale intende ribadire con forza il valore inestimabile della vita vera, quella vissuta fuori dal freddo perimetro di uno schermo luminoso.
Una macchina o un potentissimo server, infatti, oggi può generare in pochi secondi un’immagine perfetta, clonare una voce umana o persino creare un’illusione visiva impeccabile; ma la “meraviglia”, quella scossa emotiva autentica che nasce dal vivo tra esseri umani in quell’istante irripetibile in cui accade sotto i nostri occhi qualcosa che credevamo fisicamente impossibile, appartiene esclusivamente a noi. Nasce esattamente da questo geniale spunto narrativo un vero e proprio “processo” teatrale, un’udienza surreale che pone audacemente il delicato concetto di “meraviglia” direttamente sul banco degli imputati. L’accusa, mossa da una società ormai cinica e disillusa, è spietata: «La magia non esiste». Questa tesi viene messa duramente sotto accusa sul palco del Teatro Vittoria, per essere poi progressivamente smontata e ribaltata attraverso un viaggio teatrale brillante, estremamente ritmato e denso di leggerezza calviniana. Molto più che una formale aula di tribunale, il “processo” diventa l’espediente drammaturgico ideale per scardinare ogni presunta certezza razionale dello spettatore: prova dopo prova, l’incredulità viene smentita dai fatti e la fredda evidenza empirica cede inesorabilmente il passo all’incredibile. Si tratta di un allestimento spiccatamente moderno e fortemente comunicativo, capace di fondere con assoluta naturalezza i diversi e complessi linguaggi dell’illusionismo contemporaneo: magia visuale pura, sofisticato mentalismo, interazione diretta e divertita con la platea, ed effetti speciali di grandissimo impatto scenico. Il tutto sapientemente alternato a momenti di rara intimità e riflessione raffinata. Il risultato finale è uno spettacolo intelligente, pensato primariamente per un pubblico adulto e curioso, capace di far scaturire il sorriso e la riflessione senza mai scivolare nella banalità o nel già visto.

Francesco Frattarelli: l’illusionista che ferma il tempo

L’anima pulsante di questa sfida all’algoritmo è Francesco Frattarelli, artista dalla lunga e comprovata esperienza.
«Mi interessava partire da una vera e propria urgenza psicologica dei nostri giorni: oggi tutto sembra già giudicato, condannato o assolto prima ancora di essere davvero guardato e analizzato in profondità. Quindi», spiega Frattarelli illustrando la genesi dello show, «ho pensato di applicare questa drammatica tendenza moderna persino alla magia, come se lo stupore fosse ormai diventato una pratica superata, un relitto del passato da archiviare in fretta. Sul palco accade l’esatto opposto: la sentenza si incrina inesorabilmente, la risata liberatoria apre larghi varchi nella razionalità e la magia riprende finalmente il suo spazio vivo, concreto e straordinariamente presente».
Ma chi è l’illusionista che ha deciso di processare la razionalità? Prestigiatore professionista fin dalla giovanissima età, Francesco Frattarelli coltiva la nobile arte magica dall’età di 15 anni. Nel corso del tempo ha saputo integrare con maestria il rigido studio delle tecniche manipolative con una solida e rigorosa formazione teatrale e di dizione, arrivando a definire uno stile personalissimo in cui le doti di recitazione, i perfetti tempi comici e la relazione autentica e confidenziale con gli spettatori superano di slancio i classici, vecchi cliché dell’illusionismo tradizionale con il cilindro e la bacchetta. Estremamente attivo in ambito teatrale, televisivo e negli eventi aziendali di prestigio, il grande pubblico ha imparato ad apprezzarlo sul piccolo schermo in trasmissioni di punta come Vieni da Me e I Soliti Ignoti (Rai 1), Telethon (Rai 3) e l’iconico Italia’s Got Talent (Sky). Sul fronte teatrale ha ideato e portato in scena successi acclamati come Professione Mago (2015), il brillante varietà Gang of Magic (Teatro Vittoria e tour nazionale 2017/2018) e Professione Mago 2.0 (2018). Dal 2021 ha stretto inoltre un fortunatissimo sodalizio artistico con il maestro Francesco Scimemi, calcando le scene con i due clamorosi spettacoli Professione Magicomio e Magicomio di Professione, lungamente applauditi al Teatro Tirso di Roma e in tournée da Milano a Palermo. Il cuore pulsante della sua poetica artistica resta uno e inequivocabile: la ricerca dello stupore puro. Il suo obiettivo non è sfidare l’intelligenza del pubblico, ma condurre chi guarda a sospendere per qualche ora il disperato bisogno di capire tutto, per ritrovare la meravigliosa vertigine della domanda più semplice e infantile del mondo: «Ma com’è possibile?». L’appuntamento romano del 31 ottobre fornirà, forse, la risposta definitiva.

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Successo per GAM 100: prorogata a Roma la storica mostra sui maestri dell’Arte Moderna

Straordinario successo per l’arte nella Capitale! Visto l’enorme afflusso di pubblico, la magnifica mostra “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025” è stata ufficialmente prorogata fino al 7 febbraio 2027. Ancora quattro mesi di tempo per passeggiare tra le prestigiose sale della Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi e ammirare una selezione mozzafiato di oltre 120 capolavori immortali dell’arte contemporanea. Un viaggio unico che celebra il centenario della collezione capitolina, impreziosito dall’arrivo di 25 nuove opere inedite. I visitatori potranno rifarsi gli occhi di fronte ai maestri assoluti del Novecento italiano: Giacomo Balla, Carlo Carrà, Mario Sironi, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico e molti altri, ripercorrendo la travagliata e affascinante storia nomade del museo, dai fasti del Campidoglio nel 1925 fino all’ex convento di via Crispi. Non perdete l’occasione di visitare questa gemma culturale nel cuore di Roma. Siete appassionati di pittura e volete approfondire le rivoluzioni artistiche del Novecento? Non perdetevi il nostro esclusivo consiglio di lettura! 👇

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Alessandro Pigna, Frigidarium, 1882

Roma – Quando la grande bellezza artistica e la memoria storica si fondono in un unico, maestoso percorso espositivo, il successo di pubblico e critica è quasi sempre garantito. È esattamente quanto sta accadendo in questi mesi nella Capitale, dove gli amanti della pittura e della scultura hanno letteralmente affollato le sale espositive comunali. E proprio a fronte di questo enorme e costante afflusso di visitatori, è arrivata un’ottima notizia per tutti gli appassionati di cultura: c’è tempo fino a domenica 7 febbraio 2027 per visitare, presso le prestigiose sale della Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi, l’incredibile e celebrata mostra intitolata “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025”. L’evento espositivo, promosso in occasione dello storico centenario della fondazione della primissima collezione civica di arte contemporanea a Roma, continuerà dunque a illuminare l’inverno romano per altri quattro mesi. L’itinerario visivo, sapientemente strutturato dai curatori, è reso oggi ancora più affascinante e dinamico grazie al recentissimo e totale rinnovo dell’allestimento museale. Questa operazione di restyling ha infatti permesso l’ingresso nel percorso di ben venticinque nuove opere mozzafiato, tra cui spiccano per importanza alcuni capolavori assolutamente inediti e mai presentati prima al grande pubblico. La mostra celebra così, nel modo più solenne, un corpus artistico formidabile e in continua e inarrestabile crescita, che ad oggi conta l’incredibile cifra di oltre 3.000 opere complessive archiviate.

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Oltre 120 opere in mostra: da Balla a De Chirico

Nel ripercorrere con rigore e passione filologica i passaggi cruciali e più complessi della tormentata storia della collezione capitolina e del suo museo, il percorso espositivo riunisce oggi, lungo i tre luminosi piani della Galleria di via Crispi, una pregiatissima selezione di oltre 120 capolavori tra dipinti, maestose sculture e delicati lavori di grafica.
Passeggiando tra le sale, il visitatore compie un vero e proprio viaggio nel tempo, attraversando tutti i grandi movimenti, i manifesti avanguardisti e le tendenze stilistiche che hanno profondamente caratterizzato due secoli interi di storia dell’arte italiana e internazionale. Si parte dalle origini della fondazione, passando per i primi coraggiosi acquisti effettuati direttamente dalle grandi rassegne espositive dell’epoca, per arrivare con un balzo estetico fino alle tendenze dei più recenti anni Duemila. Ad attendere il pubblico ci sono capolavori inestimabili e firme immortali che hanno fatto la storia dell’arte globale: da Giacomo Balla a Carlo Carrà, passando per Mario Sironi, il futurista Fortunato Depero, Antonio Donghi, il maestro del realismo Renato Guttuso, fino ad arrivare alle piazze metafisiche di Giorgio de Chirico e alla delicatezza di Antonietta Raphaël Mafai. Questo itinerario, tuttavia, non è soltanto un viaggio estetico nella pur ricca collezione del museo, ma rappresenta soprattutto uno specchio fedele dell’evoluzione stessa della complessa politica culturale capitolina, segnata nel tempo da una lungimirante, seppur spesso travagliata, attività di acquisizioni. Dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, queste oculate scelte hanno permesso a Roma di costituire un patrimonio inestimabile, unico nel suo genere e strettamente legato a doppio filo alla storia artistica, sociale e politica della Città Eterna.

Un secolo di traslochi, dal Campidoglio a via Crispi

La storia avventurosa della collezione, raccontata lungo l’esposizione, si sviluppa infatti in strettissima e quasi simbiotica relazione con quella del museo stesso, pesantemente segnata nel corso del travagliato Novecento da fasi complesse tra improvvise chiusure, drastici trasferimenti logistici e nuove, insperate aperture.
Un primo nucleo fondativo di opere venne orgogliosamente presentato per la primissima volta al grande pubblico nelle austere sale di Palazzo Caffarelli, in Campidoglio, nel lontano 1925. Successivamente, nel 1931, l’esposizione venne riallestita a cura del noto critico Antonio Muñoz, con la denominazione ufficiale di “Galleria Mussolini”. Proprio in quella storica occasione, nella scenografica terrazza Caffarelli, Muñoz decise di porre la magnifica scultura della Galatea (opera di Amleto Cataldi) adibendola scenograficamente a fontana al centro di una grande vasca (opera oggi maestosamente esposta al pian terreno della Galleria). A seguito delle vicende belliche, l’istituzione fu soppressa nel 1938, e le preziose opere furono trasferite in un lungo deposito temporaneo presso la Regia Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Valle Giulia. La meritata rinascita del progetto arrivò solo nel dopoguerra, nel 1952, con la nuova e attesa riapertura a cura di Carlo Pietrangeli, questa volta situata negli ultimi due piani di Palazzo Braschi, nuova sede designata per il Museo di Roma. Nel 1963 ci fu un nuovo e faticoso trasloco, questa volta al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, aperto al pubblico fino al 1972, prima di un amaro, nuovo rientro delle opere nei bui depositi comunali. Bisognerà attendere gli anni Ottanta per veder riaccendersi il feroce dibattito politico e culturale sulla necessità vitale di trovare una sede idonea, prestigiosa e soprattutto stabile. La scelta cadde infine sull’ex convento delle carmelitane scalze a San Giuseppe a Capo le Case, in via Francesco Crispi. Inaugurata nel 1995 come soluzione apparentemente provvisoria, la bellissima struttura è diventata ufficialmente la sede definitiva della Galleria solo nel 2011, dopo lunghi e importanti lavori di adeguamento architettonico. A impreziosire ulteriormente questa magica location, il percorso espositivo odierno include al primo piano un dipinto murale seicentesco (attribuito a Suor Eufrasia della Croce), fortunosamente riemerso su una parete dell’ex coro d’inverno proprio in occasione dell’allestimento della mostra, dialogando oggi silenziosamente con le opere moderne esposte.

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