Rimani in contatto con noi
#

Cronaca

Ucciso a 50 anni per aver difeso il figlio da una lite: è morto il papà aggredito sul lungomare di Fossacesia. Sgomento in Abruzzo

Una notizia di quelle che non vorremmo mai, poi mai dovervi dare. Il cuore si spezza di fronte a una tragedia così assurda. 💔 🖤 È ufficialmente deceduto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara il papà di 50 anni originario di Altino (Chieti). L’uomo, nei giorni scorsi, era stato vittima di una brutale e codarda aggressione sul lungomare di Fossacesia. La sua unica “colpa”? Essersi intromesso, in modo del tutto pacifico e solo a parole, per difendere suo figlio coinvolto in un banale litigio tra giovanissimi. Per tutta risposta, un ragazzo di soli 19 anni gli ha sferrato un violento pugno al volto, facendolo cadere sull’asfalto e causandogli un trauma cranico devastante. Poche ore fa, i medici hanno dichiarato la morte cerebrale dell’uomo. Un pensiero immenso e un abbraccio fortissimo alla famiglia distrutta. La giustizia umana adesso deve essere implacabile! 🙏 Leggi i drammatici aggiornamenti nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Diomede Barchiesi

Fossacesia (Chieti) – Ci sono notizie che lasciano un vuoto sordo, un senso di ingiustizia così profondo da togliere il fiato. Quella che doveva essere una normale e spensierata serata estiva da trascorrere in famiglia sul lungomare, si è trasformata nella peggiore delle tragedie. Dopo giorni di straziante agonia e preghiere disperate, si è spenta per sempre ogni speranza: è ufficialmente deceduto l’uomo di 50 anni originario di Altino, in coma dopo essere stato vittima di una brutale e insensata aggressione sul litorale di Fossacesia. La sua “colpa”? Essersi comportato da padre. Aver cercato di proteggere il proprio figlio da una lite esplosa tra giovanissimi.

Una vita spezzata per difendere la propria famiglia

La vittima di questa assurda esplosione di violenza era una persona stimata, un gran lavoratore, dipendente dello stabilimento Stellantis, ma prima ancora un uomo mite e un padre di famiglia esemplare. Il dramma si è consumato nei giorni scorsi sul vivace lungomare della Costa dei Trabocchi, luogo che in estate si riempie di turisti e ragazzi. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni degli inquirenti, il cinquantenne aveva notato il figlio coinvolto in un acceso diverbio con altri coetanei. Mettendo in pratica l’istinto più puro e antico del mondo, l’istinto paterno, l’uomo si era immediatamente avvicinato per cercare di placare gli animi e riportare la calma.

La dinamica dell’orrore: un solo pugno, la caduta e il buio

I testimoni della vicenda e le indagini concordano su un dettaglio che rende l’epilogo ancora più atroce: il padre non aveva usato alcuna violenza. Era intervenuto esclusivamente in modo verbale, ponendosi come scudo pacifico per dividere i contendenti e allontanare il figlio dai guai. Ma di fronte alla pacatezza di un adulto, si è scatenata la ferocia ingiustificata della rabbia giovanile. Un ragazzo di soli 19 anni, accecato da futili motivi, si è scagliato contro l’uomo colpendolo al volto con un violentissimo pugno. Un colpo vile e inaspettato che ha fatto crollare il cinquantenne a peso morto sull’asfalto, facendogli sbattere violentemente la nuca a terra. Dopo quel tonfo sordo, solo il buio del coma profondo.

La speranza infranta a Pescara: dichiarata la morte cerebrale

Fin dai primissimi istanti dopo la brutale aggressione, le condizioni cliniche del padre sono apparse disperate a causa della devastante entità del trauma cranico riportato nell’impatto con la pavimentazione. Ricoverato d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Civile di Pescara, il cinquantenne ha lottato tra la vita e la morte, attaccato ai macchinari, mentre un’intera comunità pregava per un miracolo. Purtroppo, quel miracolo non è arrivato.

Nella giornata odierna, l’Azienda Sanitaria Locale ha diramato il più tragico dei bollettini medici, che cala il sipario su questa drammatica vicenda: «In riferimento al paziente ricoverato presso la Rianimazione dell’ospedale di Pescara a seguito del grave trauma riportato nell’episodio avvenuto a Fossacesia, si comunica che si è concluso il periodo di osservazione previsto per l’accertamento della morte cerebrale e che il collegio medico ha dichiarato il decesso del paziente». L’Asl di Pescara, in calce alla nota, ha voluto esprimere «vicinanza ai familiari in questo momento di profondo dolore».

Comunità sotto shock: la giustizia ora dovrà fare il suo corso

La notizia ha gettato nel lutto più profondo non solo il comune di Altino, dove la vittima viveva ed era amata da tutti, ma l’intero Abruzzo. Non si può morire a 50 anni per un’insensata lite da strada scatenata da un diciannovenne. Con il decesso del padre, la posizione giuridica del giovane aggressore si aggrava inesorabilmente. Le indagini delle forze dell’ordine, inizialmente aperte per lesioni gravissime, andranno ora a configurare reati ben più pesanti (come l’omicidio preterintenzionale). Ma nessuna condanna processuale potrà mai restituire a un figlio il padre che ha sacrificato la sua stessa vita per proteggerlo.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cronaca

Avezzano – Donna precipita dal balcone e muore sul colpo, indagini in corso

Una tranquilla e pacifica domenica pomeriggio si è trasformata improvvisamente in un vero e proprio incubo a occhi aperti nel cuore della città di Avezzano. Una spaventosa e inimmaginabile tragedia ha scosso dal profondo l’intera comunità locale: una donna di mezza età ha perso drammaticamente la vita precipitando nel vuoto dal balcone della sua abitazione situata al secondo piano. Il dramma, consumatosi sotto gli sguardi attoniti e disperati dei passanti, è avvenuto proprio al centralissimo incrocio tra via Corradini e via Mazzini, a pochissimi metri dal comando della Polizia Locale. Sul posto si sono precipitate immediatamente e a sirene spiegate le ambulanze del 118, ma la violenza inaudita dello schianto sull’asfalto si è rivelata purtroppo fatale. Inutili, purtroppo, i disperati, prolungati e commoventi tentativi di rianimazione praticati dai medici direttamente sulla strada. Sono in corso le delicate indagini per ricostruire l’esatta e angosciante dinamica (malore, fatalità o gesto estremo?) di questo dramma incolmabile che spezza il cuore.👇

Pubblicato

a

Avezzano, donna precipitata dal balcone

Avezzano – Ci sono domeniche pomeriggio che nascono sotto il segno rassicurante, placido e sonnacchioso della normalità cittadina, cullate dal rumore ovattato delle passeggiate in centro, dai rintocchi lontani delle campane e dalle chiacchiere distese nei bar. E poi ci sono domeniche che, in una frazione infinitesimale e maledetta di secondo, si spezzano irreparabilmente e si tingono del colore freddo, buio e incomprensibile della tragedia più assoluta e devastante. È esattamente questo lo scenario di inimmaginabile orrore e di dolore sordo, profondo e collettivo che ha brutalmente squarciato, pochissime ore fa, la tranquilla quotidianità del cuore pulsante di Avezzano. Quello che doveva essere un sereno e spensierato scampolo di fine settimana autunnale si è trasformato, sotto gli occhi attoniti, disperati e terrorizzati dei numerosi passanti, nel palcoscenico di un dramma umano dalle proporzioni incalcolabili, capace di gettare un’intera comunità nel più profondo, buio e angosciante dei silenzi. Una donna di mezza età, la cui identità e i cui tormenti privati restano al momento tristemente e doverosamente celati dal pietoso e rigoroso velo degli inquirenti, ha perso drammaticamente la vita precipitando nel vuoto dal balcone della propria abitazione. Un volo terribile, fatale e silenzioso che si è concluso inesorabilmente e tragicamente sul duro, freddo asfalto cittadino, spezzando via una vita e lasciando dietro di sé una scia di domande angoscianti, dolore puro e vuoti incolmabili.

Il luogo della tragedia: l’orrore nel cuore pulsante della città

La spaventosa dinamica di questo incidente letale, che ha paralizzato per ore l’intero centro abitato, si è consumata in uno degli incroci nevralgici, storici e solitamente più animati e vitali di tutta la viabilità avezzanese.
La tragedia, infatti, si è materializzata in pieno centro, esattamente all’altezza del trafficatissimo incrocio nevralgico che unisce le storiche via Corradini e via Mazzini, a pochissimi, drammatici metri di distanza dalla sede operativa del comando della Polizia Locale della città abruzzese. Secondo le primissime e ancora frammentarie ricostruzioni operate con delicatezza dalle forze dell’ordine giunte prontamente e in massa sul posto, la sfortunata vittima sarebbe precipitata dal terrazzino situato al secondo piano di una palazzina che si affaccia direttamente e vertiginosamente sulla strada sottostante. Un impatto violentissimo, sordo e spaventoso, che non ha lasciato alcuno scampo alla donna, il cui corpo inerme si è schiantato inesorabilmente sul marciapiede, trasformando in pochissimi e interminabili istanti quel crocevia nevralgico e familiare in una lugubre, recintata e dolorosa scena di morte. I testimoni oculari, passanti ignari e concittadini che si trovavano in zona per la classica e rilassante passeggiata domenicale, si sono ritrovati improvvisamente catapultati in un incubo a occhi aperti, assistendo a una scena di crudezza e strazio insopportabili, destinata a rimanere per sempre impressa nella loro memoria visiva e psicologica.

L’allarme immediato e l’inutile e disperata lotta per la vita

Nel momento esatto in cui il corpo ha toccato il suolo, il tempo ad Avezzano è sembrato improvvisamente e disperatamente congelarsi, rotto esclusivamente dalle urla strazianti di terrore dei passanti e dalla concitata e immediata richiesta d’aiuto.
L’allarme al centralino delle emergenze è scattato in maniera pressoché istantanea, mobilitando in tempi da record e con sirene spiegate un imponente e massiccio dispiegamento di forze di soccorso. Sul luogo del dramma sono precipitati letteralmente a sirene spiegate gli operatori sanitari specializzati del 118, affiancati con grande e umana prontezza dagli agenti della Polizia Locale, che hanno immediatamente e doverosamente provveduto a transennare l’intera area per allontanare i curiosi e permettere le delicate e disperate manovre di soccorso in totale sicurezza. I medici e gli infermieri giunti a bordo dell’ambulanza, trovandosi di fronte a un quadro clinico e traumatico già palesemente, drammaticamente e irrimediabilmente compromesso dalla violenza estrema dell’impatto con l’asfalto, non si sono comunque arresi. Hanno tentato disperatamente, con ostinazione, professionalità e un coraggio quasi commovente, di strappare la donna al suo crudele destino, praticando per lunghissimi e interminabili minuti le più avanzate, invasive ed estreme manovre di rianimazione cardiopolmonare direttamente sul freddo selciato della strada. Ma ogni sforzo sovrumano, ogni macchinario medico e ogni disperato tentativo di riportare un battito vitale in quel corpo martoriato si sono infranti miseramente contro la dura e spietata ineluttabilità della morte. Il cuore della donna ha cessato definitivamente di battere, lasciando i soccorritori distrutti e impotenti di fronte all’immensità del vuoto.

Il mistero della caduta e il dolore silenzioso di una comunità attonita

Mentre i mezzi di soccorso rientravano mesti e a sirene spente nelle loro sedi operative, lasciando spazio esclusivamente ai freddi, necessari e dolorosi rilievi tecnici della Polizia Scientifica e del medico legale, sulla città di Avezzano è sceso un pesante, innaturale e rispettosissimo manto di gelido e luttuoso silenzio.
Le indagini, condotte con il massimo riserbo investigativo dagli inquirenti coordinati dalla magistratura locale, dovranno ora tentare di ricomporre pazientemente, dolorosamente e chirurgicamente i pezzi mancanti di questo macabro e angosciante puzzle esistenziale. Al momento, nessuna ipotesi investigativa può essere categoricamente e frettolosamente esclusa a priori: si dovrà indagare a fondo per capire se la precipitazione letale sia stata il frutto tragico e maledetto di una sfortunatissima fatalità domestica, di un improvviso e imprevedibile malore fatale che ha fatto perdere l’equilibrio alla vittima, o se, ipotesi ben più buia, intima e drammatica, si sia trattato dell’estremo, disperato e definitivo gesto volontario di un’anima schiacciata da un dolore interiore invisibile e insopportabile. Qualsiasi sia la cruda, clinica e inappellabile verità che emergerà dai freddi fascicoli delle indagini, il dato umano resta uno solo, gigantesco e incolmabile: una vita si è spezzata drammaticamente sull’asfalto in una domenica di inizio autunno, portando con sé segreti insondabili. All’intera, scossa e addolorata comunità di Avezzano, profondamente ferita nel profondo della sua anima cittadina, non resta ora che stringersi in un abbraccio virtuale e silenzioso, mostrando il massimo e sacrosanto rispetto per il lutto insondabile e lancinante dei familiari della vittima.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cronaca

Orrore a San Cipriano: branco di lupi trascina via il cane Pepe

Una notte di puro terrore e sangue alle porte delle nostre case. Una tranquilla e abitudinaria passeggiata di mezzanotte si è trasformata in un film dell’orrore a San Cipriano: un enorme e dolcissimo incrocio tra un pastore corso e un amstaff di 40 chili, il cane Pepe, è stato brutalmente assalito, sbranato e trascinato via nel buio da un commando letale composto da almeno due o tre lupi affamati. La tragedia si è consumata a pochissimi metri dall’abitazione della padrona Federica, che ha potuto solo udire i guaiti disperati del suo animale, abituato a dormire sul divano, mentre veniva divorato. L’allarme dei residenti ora è altissimo e drammatico: i predatori sono sotto casa, i nostri bambini sono al sicuro?👇

Pubblicato

a

Lupi

San Cipriano – Ci sono notti in cui l’oscurità smette di essere un semplice, naturale e rassicurante preludio al sonno, per trasformarsi improvvisamente in un sipario nero e letale che nasconde i peggiori incubi. La tragica, straziante e brutale vicenda che ha macchiato di sangue le silenziose stradine al confine tra San Cipriano e Modolo non è il cruento capitolo di un documentario sulla natura selvaggia, ma una drammatica e inaccettabile realtà quotidiana con cui i residenti sono ormai costretti a fare i conti. Una normalissima e abitudinaria passeggiata di mezzanotte, a pochissimi, illusori metri di sicurezza dalla porta della propria abitazione, si è tramutata in un vero e proprio film dell’orrore. Un commando affamato e spietato di lupi, sceso silenziosamente a ridosso delle aree residenziali, ha teso un agguato mortale sbranando e trascinando via nel buio Pepe, un cagnolone dolcissimo e amatissimo dalla sua padrona. Un dramma che ha gettato l’intero quartiere nel panico più totale e nella disperazione più nera, sollevando inquietanti e urgentissimi interrogativi sulla sicurezza pubblica in queste zone di confine.

L’agguato mortale nel buio: la passeggiata si trasforma in incubo

La cruda dinamica dell’aggressione, raccontata con la voce rotta dal pianto e dal trauma, lascia letteralmente senza fiato e fa gelare il sangue nelle vene.
Erano circa le ore ventiquattro quando Federica Carrari ha aperto la porta di casa per accompagnare il suo amato Pepe a fare l’ultimo, rapido bisognino della giornata. Una consuetudine serena, compiuta centinaia di volte senza alcun timore. L’area verde adiacente all’abitazione non è circondata da reti metalliche, ma è dolcemente delimitata da una semplice siepe. Appena il cane ha superato il fogliame, inoltrandosi di qualche passo nel buio, è scattata la trappola mortale. Non c’è stato il tempo di reagire, né di urlare. Federica ha udito solamente i guaiti disperati, terrorizzati e strazianti del suo adorato animale domestico, improvvisamente soverchiato dalla furia cieca e assassina dei predatori. Nel giro di pochissimi, interminabili e caotici secondi, almeno due o forse tre lupi adulti, mossi dall’istinto primordiale della fame, lo hanno azzannato e brutalmente trascinato via nell’ombra per divorarlo. Della vittima, nonostante le ricerche immediate, non è rimasta alcuna traccia.

Pepe: il gigante buono da 40 chili strappato al divano di casa

La brutalità inaudita di questo attacco risulta ancora più scioccante, dolorosa e incomprensibile se si pensa alla mole dell’animale aggredito.
Pepe non era certamente un cagnolino indifeso o di taglia “toy”, di quelli che purtroppo cadono spesso vittime dei predatori. Si trattava di un meraviglioso, imponente e massiccio incrocio tra un pastore corso e un amstaff, un animale di sette anni che sfiorava la rispettabile stazza di quaranta chilogrammi. Eppure, contro la spietata strategia militare e la ferocia di un branco di lupi ben organizzato, la sua imponente forza fisica non è servita assolutamente a nulla. Ma la vera tragedia risiede nell’animo di questa creatura: nonostante le dimensioni da guardiano, Pepe era a tutti gli effetti un cucciolone domestico, abituato alle feste, alle carezze, e la cui massima aspirazione era dormire pacificamente sul divano o sul letto di Federica. Un animale da compagnia strappato brutalmente al suo nido d’amore per finire sbranato nel fango della notte.

L’allarme disperato di Federica: “Ora temo per i nostri bambini”

Oltre al dolore incommensurabile e insopportabile per una perdita così violenta e traumatica, nel cuore di Federica e dei residenti di San Cipriano serpeggia ora il seme del puro terrore.
Come giustamente sottolinea la donna, la gravità estrema dell’episodio risiede nel luogo dell’aggressione: non si trovavano nel cuore pulsante e inospitale di un bosco buio, ma letteralmente a pochi metri dalle abitazioni civili. I lupi hanno perso la loro ancestrale paura dell’uomo, spingendosi con allarmante sfrontatezza fino alle porte di casa. Un’ipotesi suggerisce che i predatori stessero originariamente puntando il pollaio dei vicini, e che il coraggioso Pepe, spinto dall’istinto di protezione, ci abbia drammaticamente rimesso la vita nel tentativo di scacciarli. “Non attaccheranno l’uomo adulto”, osserva amaramente Federica, “ma una creatura piccola, un bambino sfuggito allo sguardo dei genitori per rincorrere una palla oltre la siepe, potrebbe diventare un potenziale, facilissimo obiettivo”. Sul posto sono rapidamente intervenuti i Carabinieri e la Polizia Provinciale per i rilievi di rito e le ricerche, ma il buio aveva già inghiottito ogni speranza. Ritrovare i resti del fedele amico è ora l’unica, disperata preghiera di una donna che ha perso un pezzo fondamentale del proprio cuore.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cronaca

Follia a Soncino: nonno bracconiere mette fucili carichi in mano ai nipoti

Una scena agghiacciante da far accapponare la pelle scoperta nei boschi al confine tra le province di Bergamo e Cremona! I Carabinieri Forestali (avvisati dalle ronde del WWF) hanno sorpreso un ragazzino di appena 11 anni armato con un pesantissimo fucile da caccia carico e pronto a sparare! Insieme al lui il fratellino di 12 anni e il nonno di 69 anni, che stava follemente addestrando i piccoli nipoti alla caccia di frodo. Usando richiami acustici illegali (telefoni e telecomandi), avevano appena massacrato 6 piccoli e rarissimi passeriformi protetti. Scattato il maxi sequestro di armi e la durissima denuncia penale. Follia pura!👇

Pubblicato

a

Carabinieri, volante

Soncino (Cremona) – Ci sono scene di ordinaria e incomprensibile follia umana che superano persino la più macabra e contorta sceneggiatura di un film drammatico. Quello che si sono trovati davanti agli occhi i Carabinieri nei boschi lombardi non è stato il consueto e purtroppo tristemente noto episodio di banale infrazione amministrativa, ma una vera e propria, agghiacciante lezione criminale impartita a dei bambini innocenti. Con l’apertura ufficiale della stagione venatoria, i reparti specializzati della Forestale dell’Arma hanno giustamente e rigidamente intensificato le attività di perlustrazione del territorio, affiancati dal prezioso, silenzioso e instancabile supporto delle Guardie Particolari Volontarie del WwF Italia. Proprio grazie a una precisa e tempestiva segnalazione di quest’ultime, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Cremona sono piombati nel bel mezzo di una situazione surreale, illegale e dalla pericolosità intrinseca letteralmente incalcolabile, sventando quella che si sarebbe potuta trasformare in una terrificante tragedia familiare.

La scena agghiacciante: un bimbo di 11 anni armato di fucile

L’operazione è scattata all’alba, nel profondo e umido reticolo di boschi e campagne situato proprio sulla linea di confine che separa le floride province di Bergamo e Cremona.
Avanzando furtivamente e in totale silenzio verso la fitta boscaglia per ispezionare da vicino un appostamento fisso di caccia, i carabinieri forestali si sono letteralmente raggelati. Nascosto tra le frasche, non c’era il solito cacciatore solitario in cerca di prede, ma un bambino di appena 11 anni. L’immagine che si è stampata indelebilmente negli occhi dei militari è da incubo puro: il ragazzino, che dovrebbe giocare spensierato all’aria aperta o sedere tra i banchi di scuola, stringeva goffamente ma saldamente tra le sue mani acerbe un letale e pesantissimo fucile semiautomatico calibro 12. Rendendosi immediatamente conto della gravità inaudita della situazione, i militari sono intervenuti con grande plasticità e rapidità d’azione, irrompendo nell’area per mettere in sicurezza l’arma e interrompere la macabra e folle azione condotta dal minore. Pochi istanti dopo, perlustrando le immediate vicinanze del capanno venatorio, è emersa la restante parte dell’assurdo quadretto familiare: un altro fratellino minorenne di 12 anni e, soprattutto, un uomo di 69 anni, risultato poi essere il nonno diretto dei due ragazzi. Dagli accertamenti condotti a caldo sul posto, è emerso che l’anziano (pur essendo formalmente titolare di una regolare licenza di caccia) aveva scelleratamente, follemente e volontariamente consegnato ai nipoti l’arma da fuoco, risultata avere il colpo in canna ed essere clamorosamente carica e pronta all’uso.

La mattanza degli uccelli protetti: richiami illegali e bracconaggio

Ma l’orrore burocratico e ambientale non si è fermato all’incoscienza familiare. L’attentissima, capillare e minuziosa ispezione condotta dai militari all’interno e all’esterno della lugubre struttura adibita per il prelievo venatorio, ha permesso di scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora di violazioni penali.
Sul tetto del capanno, mimetizzato alla perfezione, il sessantanovenne aveva ingegnosamente posizionato un telefono cellulare acceso e costantemente in funzione come richiamo acustico illegale, programmato per riprodurre a tutto volume il verso del colombaccio (uno strumento severamente vietato dalla legge, usato per attirare disonestamente l’avifauna in trappola). All’interno dell’appostamento, tra cartucce e attrezzatura, venivano rinvenuti persino altri due dispositivi elettroacustici clandestini muniti di telecomando a distanza, perfettamente funzionanti e pronti all’uso. Ma la scoperta più triste e macabra è arrivata dall’ispezione delle sacche: i militari hanno pietosamente recuperato sei piccoli e fragili esemplari di avifauna già abbattuti e trucidati dalle fucilate. Nello specifico, si trattava di tre prispoloni, due balie nere e un colorato culbianco. Si tratta di rarissime specie di piccoli passeriformi migratori considerati “particolarmente protetti” e rigidamente tutelati dalla legislazione sia nazionale che europea. I bracconieri senza scrupoli, purtroppo, procedono vigliaccamente al loro abbattimento proprio nei delicati e faticosi momenti di passaggio nel territorio lombardo durante la loro lunga e disperata migrazione stagionale verso sud.

Denunce e rabbia per un’arma letale trasformata in giocattolo

Di fronte a questa scia di illegalità e spaventosa superficialità, la risposta delle forze dell’ordine è stata durissima, ferma e implacabile.
Complessivamente, i carabinieri forestali hanno proceduto al sequestro penale e cautelativo di ben 3 pesanti fucili da caccia, 18 cartucce letali, tutti i vili dispositivi di richiamo vietati e le carcasse della povera fauna abbattuta illegalmente. Il nonno sessantanovenne è stato immediatamente e pesantemente deferito all’Autorità Giudiziaria per una lunga sfilza di reati: dalla gravissima omessa custodia e affidamento di armi a minori (previsto dall’art. 20-bis della Legge sulle armi), fino al vergognoso utilizzo di mezzi vietati per l’esercizio venatorio e all’abbattimento di specie super protette e non cacciabili. In parallelo, per la tutela psicologica e fisica dei due fanciulli coinvolti in questa assurda e pericolosa “scuola di frodo”, la Polizia Giudiziaria ha tempestivamente informato la Procura minorile competente per territorio, affinché vengano presi tutti gli opportuni e severi provvedimenti del caso. Oltre alle gravissime violazioni riscontrate in ambito puramente venatorio e alle inevitabili e pesantissime conseguenze penali che si abbatteranno sull’indagato, l’opinione pubblica rimane sbalordita, perplessa e indignata di fronte alla leggerezza umana. Com’è possibile che un’arma dotata di una pericolosità intrinseca così elevata possa essere affidata volontariamente o gestita in maniera così scandalosamente superficiale da parte di un adulto, a tal punto da essere ritrovata carica, innescata e pronta all’uso nelle piccole mani acerbe di un bambino di undici anni? Troppo spesso, purtroppo, i telegiornali nazionali sono costretti a raccontare e piangere l’esito di notizie terribili e tragedie familiari legate a tragici incidenti con armi da fuoco maneggiate dai ragazzi. Questa volta, per fortuna, l’intervento risoluto, fulmineo ed encomiabile dei carabinieri forestali ha neutralizzato ogni rischio vitale, evitando il peggio e mettendo la parola fine a questa assurda e intollerabile follia lombarda.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza