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ELEZIONI ABRUZZESI, SI PROFILA UN TESTA A TESTA TRA M5S, PD E CENTRODESTRA

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Redazione-Una sfida all’ultimo voto in Abruzzo, dove il candidato del centrosinistra Giovanni Legnini gioca la carta della conoscenza del territorio, Sara Marcozzi del Movimento 5 Stelle quella del rinnovamento, e Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, quella del ritorno al passato con la ricostruzione del centrodestra. I sondaggi danno un testa a testa tra i tre candidati (mentre il quarto, Stefano Faljani di Casa Pound, non ha chance). La campagna elettorale, come spesso accade, è diventata terreno di scontro tra i partiti a livello nazionale e l’Abruzzo è passato in subordine, anche se domenica si dovrà eleggere un governatore che dovrà occuparsi di ospedali, lavoro e strade. Marsilio ha l’handicap di venire da Roma (ha genitori abruzzesi, ma da una vita è nella Capitale) e di appartenere alla destra di Fratelli d’Italia, che non ha molta presa in Abruzzo. A suo favore c’è l’impegno dei leader nazionali, Salvini in testa, che è venuto oltre venti volte in regione, giocandosi il tutto per tutto per rendere concreto il suo sogno di leadership. Marcozzi ha il sostegno di Luigi Di Maio, oggi in visita insieme a Gianluigi Paragone e Paola Taverna. Un passato nello studio legale di Legnini, ha lo svantaggio di avere già perso alle scorse regionali ed è penalizzata da un momento non proprio entusiasmante per i 5 Stelle, dopo l’exploit delle Politiche. Legnini ha fatto di tutto per far dimenticare la sua provenienza, il Partito democratico, e l’esperienza della giunta precedente, di Luciano d’Alfonso (passato al Senato). Nessun big del partito è venuto a trovarlo. Persino Maurizio Martina, di passaggio a Pescara, ha evitato incontri pubblici elettorali. La forza di Legnini è la sua storia e la sua notorietà sul territorio, con ben otto liste e 232 candidati. Ognuno dei quali ha famiglia e amici che moltiplicano le possibilità di voto contro i soli 29 della Marcozzi, in una regione nella quale, come molte nel Sud, il voto d’opinione spesso conta meno di quello di relazione.

Ecco su cosa puntano

La candidata dei 5 Stelle gioca tutto sull’attacco alla cattiva gestione dell’amministrazione di centrosinistra: «Ci lascia 30 mila disoccupati in più, cinque ospedali in meno e la chiusura di 4 mila aziende. Se sarò eletta caccerò i vertici delle Asl e farò un piano Marshall del lavoro». Legnini promette discontinuità, ma gli avversari gli rimproverano di aver candidato gli assessori della giunta precedente. Marsilio punta molto sul ruolo dell’Abruzzo e sul rilancio delle infrastrutture.

La cura del ferro

Nei giorni scorsi si è parlato molto delle ferrovie. Di Maio ha denunciato che la Roma-Pescara prevede «sette ore di viaggio». Poi è sceso a 6 e poi a 4 ore, mentre ieri Meloni e Berlusconi hanno parlato di «quattro ore e mezzo». In realtà il regionale veloce ci mette 3 ore e 22 minuti, ma viaggia solo di pomeriggio. Considerando che in auto si impiegano due ore, un miglioramento delle infrastrutture ridurrebbe di molti i tempi. Per avere treni da poco più di tre ore anche di mattina, forse basterebbe una telefonata a Trenitalia.

Incentivi alla aziende da FdI

Molte, come sempre, le promesse elettorali. Berlusconi annuncia: «Daremo una fiscalità premiale per le aziende che torneranno: sono già pronte a tornare in undici. E daremo una fiscalità di aiuto per chi vuole cominciare qui. E poi qui ci sono i pedaggi più alti d’Italia, li. ridurremo». Salvini promette nuovi poliziotti in questura: «Ne sono arrivati già venti». Mentre Marsilio assicura il sostegno di «donatori di sangue, disabili e commercianti».

Cicirinella? Napoletana o aquilana?

Una parte della campagna si gioca sul campanilismo. Marcozzi punta sulle sue radici e fa circolare un video nel quale è messa a confronto con Marsilio per «intonare il ritornello di una canzone abruzzese». Lei canta «Cicirinnella teneva che teneva…». Mentre Marsilio imbarazzato non sa rispondere. In realtà «Cicirinnella», fanno notare in ambiente Legnini, è «più napoletano che abruzzese». Ma Marcozzi va oltre e risponde in dialetto a un’intera intervista: «Sei mai stata arrete a chella fratte?», «Nen s’addummànne se cose a na signurìne!! Cafò». Meloni risponde a modo suo alle accuse di «romanità» per Marsilio: «Lo dicono gli stessi che sono per lo ius soli. Se era pachistano andava bene, ma romano no».

Berlusconi: «Tornerò»

E mentre Salvini tifa per gli abruzzesi del Volo a Sanremo (non arriva fino a sostenere Giò Di Tonno), Dario Vergassola dà manforte a Legnini. Il quale attacca Marsilio: «Fa una pubblicità ingannevole. Dopo la propaganda, ci lasceranno soli con il romano Marsilio, una sòla, come si direbbe a Roma». In realtà, Berlusconi ha promesso di tornare, con un calcolo tanto preciso quanto astruso: «Per i primi sei mesi prometto che tornerò almeno una volta al mese.

Per ulteriori sei mesi verrò almeno una volta ogni due». 

Fonte.corriere.it

Ultima modifica ilSabato, 16 Febbraio 2019 14:21

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