- NON ABBIATE PAURA - DI GIOVANNI PAOLO II … E LE MISTIFICAZIONI DI CERTI ARROGANTI MERCANTI, FARISEI DAI SEPOLCRI IMBIANCATI – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO
- Scritto da Prof.ssa Gabriella Toritto
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Conferenza di Monaco di Baviera: febbraio 2025
Conferenza di Monaco di Baviera: settembre 1938
Redazione- In questi giorni si è celebrata l’annuale Conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera, resa ancora più importante dalla presenza di Zeleskj, presidente dell’Ucraina, e dei rappresentanti della nuova Amministrazione statunitense.
Gli importanti argomenti sul tavolo del Summit sono stati seguiti con grande interesse da tutti, date le anticipazioni sulla telefonata intercorsa fra il nuovo presidente degli USA e il nuovo zar di Russia al fine di porre fine alla guerra in Ucraina e di “ridisegnare” l’Europa.
Al summit la Russia non era presente. Non era presente neppure il nuovo presidente americano bensì il suo vice, James David Vance, il quale è intervenuto a Monaco di Baviera per ricordare agli Europei che cosa sia la democrazia e come mantenere rapporti interlocutori e un aperto dialogo anche con le voci politiche più estremiste dei propri paesi.
Mi chiedo se il vicepresidente degli USA, particolarmente critico nei confronti della democrazia europea, abbia avuto un vuoto di memoria nel momento in cui parlava, poiché a proposito di “dialogo” con le parti, ha rimproverato gli organizzatori della Conferenza di Monaco per aver impedito al partito di estrema destra tedesco, Afd, di intervenire all’evento, dimenticando che in questo momento tutti i federali americani dissidenti con Trump sono stati licenziati, come pure molti giudici. E ci vuole una bella “maschera di ferro” per affermare: “Non dobbiamo essere d'accordo... ma è nostro dovere almeno partecipare al dialogo con loro. La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta, non c'è spazio per cordoni sanitari". Però il “cordone sanitario” la nuova amministrazione Trump la sta creando con la magistratura e con chi non ha appoggiato il nuovo presidente.
Sempre l’esimio “professor” Vance, nuovo cattedratico del mondo globalizzato, formalizzato, cyberizzato, continuando il suo discorso alla conferenza di Monaco, ha esortato gli Europei (secondo lui ancora lattanti) a non temere, rifacendosi alla celeberrima espressione di Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato il 22 aprile 1978: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”. Si evocava Cristo e non altri! Ora è arrivato Vance, il quale, fedele al solco imperialista tracciato da Mask, si erge a nuovo Pontifex Maximus del mondo occidentale.
A me tuttavia sembra che il nuovo Pontifex Maximus non abbia fatto bene i compiti, non abbia studiato bene la Storia, quella con la “esse” maiuscola: S. A me sembra che il Vicepresidente americano non abbia colto a fondo le analogie che si ravvedono fra la Conferenza di questi giorni e quella del settembre 1938, tenutasi sempre a Monaco di Baviera. E quelle analogie ha concorso a determinarle lui assieme all’amministrazione statunitense che ha rappresentato a Monaco.

Ripercorrendo la Storia, nel 1938 gli “attori” della conferenza di Monaco di Baviera furono Chamberlain per l’Inghilterra, Daladier per la Francia, Hitler per la Germania e Mussolini per l’Italia, i quali discussero in merito alle rivendicazioni tedesche sulla regione cecoslovacca dei Sudeti, allora abitata da gente di lingua tedesca. E, fedeli alla politica dell’appeasement, ossia dell’accomodamento, della pacificazione o (per essere più chiari) dell’acquiescenza, Inghilterra e Francia credettero di raggiungere un compromesso per una pace duratura, accontentando le mire espansionistiche di Hitler e decidendo le future sorti della Cecoslovacchia a sua insaputa, poiché non invitata a quell’incontro. La Cecoslovacchia,già in parte smembrata, fu invasa dai nazisti il 16 marzo 1939.
Di certo gli attori della conferenza dei nostri giorni sono diversi ma poi neppure così tanto. Infatti c’è un paese aggressore; esiste un paese aggredito che si vuole “eludere”, estromettere da qualsiasi trattativa di pace; ci sono partners che stanno implementando strategie molto discutibili ed altri (gli Europei occidentali) che pensavano di potere distribuire le carte al banco e che ora temono di essere esclusi da quel banco.
Vance, il quale chiama sceriffo il suo capo, ovvero il nuovo presidente degli USA, non ha studiato bene la Storia. Non solo. E’ pure smemorato. Non si è accorto che siamo nel 2025 e non nel FarWest del 1800 in Arizona o Nevada. “Sceriffo” è un termine che rimanda ad un “lapsus froidiano” oppure ad una profonda convinzione: un presidente poliziotto, antitetico all’ideale di Presidente di noi Europei.
In quanto alla minaccia interna all’Europa, evocata sempre da Vance, al “ritiro dell'Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d'America” c’è di che sorprendersi! A quali “valori” allude Vance? Fa riferimento ad una “diminuita libertà di parola e all’esclusione dell’estrema destra dalla scena politica” … Dov’è andato a scuola Vance? Chi sono stati i suoi maestri? Farneticazioni le sue. Mi chiedo da quale pianeta arrivi. Mi chiedo se Musk sia già stato su Marte e se abbia portato qualche esemplare marziano fra noi comuni terrestri…

I politici europei, strabiliati, meravigliati delle ingerenze del vicepresidente statunitense nella politica di singoli paesi europei alla vigilia di importanti elezioni elettorali, non ricordano neppure loro. Hanno studiato poco anche loro. Non ricordano che già Wilson operò un’ingerenza indebita nei confronti dell’Italia a conclusione della Grande Guerra.
Nel gennaio 1919 Il presidente americano Wilson fu accolto a Roma e a Milano da una folla festante che vide in lui il profeta di una nuova socialità fraterna e democratica di uomini liberi. Quella folla era ignara che Wilson, stimato presidente dei popoli super partes, rientrando improvvisamente nel ruolo del politico venuto da lontano, a guerra inoltrata pretese di dettare legge, ignorando i trattati, i bisogni e le attese di quelli che si erano svenati per combattere e vincere. La “maschera” dell'uomo diverso, protettivo, venuto da oltre Atlantico, cadde nell'aprile 1919, quando Wilson ribadì di non essere vincolato dal patto di Londra, che, in caso di vittoria, avrebbe dovuto riconoscere una parte del litorale delle isole dalmate all’Italia. Né si comprese perché quel presidente che non accettava la diplomazia segreta e che dichiarava di volere l'autodeterminazione dei popoli, non volle riconoscere Fiume all’Italia, nonostante già nel dicembre del 1918 il voto dei cittadini avesse annesso Fiume idealmente all'Italia.
E poi gli attentati … ma pensano che le persone comuni hanno il salame sugli occhi e il prezzemolo nelle orecchie? In tanti hanno capito che si è trattato di “attentati” concepiti ad hoc, al fine di raggiungere uno scopo, un disegno che non è certo quello dell’afgano attentatore, “bieco strumento di cieca reazione” (come scrisse A. Manzoni).
Concludendo, ho l’impressione che stia per nascere un nuovo mondo, una nuova Europa, evidentemente non ben definita dagli accordi di Yalta, data l’attuale presenza della potenza cinese e di altre potenze emergenti. Si può ipotizzare che la forza propositiva e il potenziale mitopoietico, insiti nelle due forme di “internazionale dei popoli”, nati a conclusione della seconda guerra mondiale, vedano ancora gli Stati Uniti d'America e la Russia di oggi ribadire di essere paesi egemoni nel mondo, guida di domani, del prossimo futuro.
F.to Gabriella Toritto
