I PAPABILI - L'ITALIANO PIERBATTISTA PIZZABALLA
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, oggi arcivescovo di Gerusalemme, nasce nel 1965 a Castel Liteggio, una frazione di Cologno al Serio, in Lombardia, dove conduce insieme ai genitori una vita di campagna. La sua infanzia semplice e a contatto con il mondo rurale lo influenza molto e lo spinge a intraprendere la vita francescana. Sua madre ha ricordato come a nove anni Pizzaballa già volesse diventare prete, seguendo l'esempio di un prete locale molto amato, Don Pèrsec, che diventa uno dei primissimi modelli del giovane. A undici anni, quando entra nel seminario minore "Le Grazie" a Rimini, scopre le missioni e sogna di recarsi in Cina. Nel settembre 1990 viene ordinato sacerdote, ad appena 25 anni, e inviato a Gerusalemme a studiare per ottenere la licenza in Teologia biblica. Diventa a quel tempo l'unico cristiano a studiare le Scritture presso l'Università Ebraica, un'esperienza formativa per lui interessante dato che avviene in un contesto non cristiano.Nel maggio 2004, all'età di soli 39 anni, Pizzaballa fu nominato 167° Custode di Terra Santa, un importante incarico di leadership che avrebbe ricoperto per dodici anni, fino al 2016. In quell'anno, inizialmente viene nominato amministratore apostolico transitorio del Patriarcato ma la sua amministrazione riscuote successo e nel 2020 viene nominato Patriarca latino di Gerusalemme. Nel settembre 2023 viene creato cardinale da Papa Francesco diventando così il primo patriarca latino di Gerusalemme ad essere elevato al cardinalato e il primo cardinale a risiedere nello Stato di Israele. Nel 2024 riesce a entrare nella Striscia di Gaza, a celebrare la messa nella parrocchia cattolica della Sacra Famiglia e a visitare la parrocchia ortodossa. Il Patriarcato svolge una missione umanitaria congiunta con l'Ordine di Malta per fornire cibo e assistenza medica alla popolazione di Gaza. La sua lunga esperienza in Terra Santa gli consente di coinvolgere entrambe le parti del conflitto. Si è sforzato di trattare arabi e israeliani con equanimità, ma con presumibilmente più simpatia per il popolo palestinese che vede come "ancora in attesa dei propri diritti, della propria dignità o del riconoscimento". Pur rimanendo aperto alla modernità, dalle sue parole si intuisce il desiderio di rimanere fedele alle tradizioni e alle pratiche consolidate della Chiesa. Non mancano i punti di contatto tra Pizzaballa e Papa Francesco.
Il cardinale disprezza il clericalismo e manifesta interesse e preoccupazione per i migranti, per il dialogo interreligioso e, in una certa misura, per l'ambiente. Come Francesco, vuole che la Chiesa sia aperta a tutti, tuttavia, contrariamente al defunto Pontefice, crede che "questo non significa che appartenga a tutti".
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