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LA VITA CHE NON CONOSCE TRAMONTO

Papa Francesco Papa Francesco

Redazione-  “Nella Pasqua del Signore, la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello, ma il Signore ora vive per sempre (cfr Sequenza pasquale) e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a partecipare alla vita che non conosce tramonto, in cui non si udranno più fragori di armi ed echi di morte. Affidiamoci a Lui che solo può far nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)! “

Termina così il messaggio per la benedizione Urbis et Orbi di Papa Francesco per la Pasqua appena trascorsa di questo anno 2025.

“Affidiamoci a Lui che solo può fare nuove tutte le cose” .E’ il radioso messaggio di speranza che Papa Francesco affida a chi si sente sull’orlo del nulla in quanto la sua vita sta per finire . In questa Pasqua radiosa Papa Francesco ha ricordato che la vita e la morte si sono affrontate in un prodigioso duello ma il Signore che dalla morte è tornato alla vita dopo la crofefissione con la resurrezione vive per sempre e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a “ partecipare alla vita senza tramonto”.

“Estamos in camino” nella vita e nella morte perchè soprattutto con la morte andiamo lo stesso incontro ad un Dio che ci attende tutti, nessuno escluso. In questo cammino però non sono le cose che possono dare la gioia ma la vicinanza con gli altri .

Questo cammino per il Papa gesuita, venuto dalla fine del mondo , che ha fatto del rispetto propugnato da Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore del suo ordine, il fondamento di ogni sua azione ha significato incontrare il dolore profondo del mondo che sale dalle guerre, dalla povertà, dalle ingiustizie, dalle disuguaglianza. Un incontro con gli uomini e le donne portatori di quel dolore che mai lui ha voluto giudicare “ Chi sono io per giudicare “ che sempre ha voluto incontrare senza pregiudizi. .

Una vita senza necessità la sua come per molti di noi che però lui ha voluto mettere al fronte. ha voluto vivere nell’ospedale da campo quale riteneva essere la sua chiesa. Una sentinella dalla parte dei diseredati ma anche una voce fuori dal coro per ripetere la sua predilizione, fin dalla scelta del nome, per i più poveri . Liberi e coraggiosi ce lo ha chiesto e ce lo continua a chiedere soprattutto ora che non è più con noi nella riscoperta del volto misericordioso di Dio, il grande cuore di un Dio che ha voluto mettere al centro di una sua Enciclica di Dilexit Nos : quel cuore che difende la vita, da quella nascente a quella scartata.

Che cosa contava di più per Francesco occupare gli spazi con i segni del potere. Certamente no. Contava avviare processi. Sì . Tutto quello che non è riuscito a concretizzare con decisioni finali resta come “ processo” , come cammino che troverà il suo naturale svolgimento. Papa Francesco ne era sicuro : ha voluto una Chiesa povera che abbracciasse tutto il mondo nella tenerezza del Vangelo.

Certo la Chiesa è un “corpo mistico” come dice il Il teologo conservatore: “Tutti devono ricordarsi che siamo corpo mistico di Cristo e non una organizzazione internazionale umanitaria e sociale” e quindi non proprio un’agenzia magari dell’ONU sulla povertà per cui lo stesso Francesco scegliendo i poveri non ha mai detto come salvarli dalla povertà proprio per evitare strumentalizzazioni politiche. Una chiesa che guarda al cielo. Chiesa e quindi un insieme di fedeli un miliardo e 400 milioni di individui che però devono fare tutto quello che è necessario perché la vita dell’al di qua sia una vita decorosa e degna di essere vissuta come dice espressamente Don Ciotti , per esempio nella radicalità del Vangelo l che era la radicalità di Papa Francesco

La speranza non delude ,“non confundit”, per lui e per la sua fragilità che non aveva ormai più speranza. E’ stata l’ultima esortazione nel finale giusto per salutare la folla in Piazza San Pietro che celebrava la resurrezione di Cristo

I suoi riferimenti teologici Concilio Vaticano II ed l’avvio di processi sono stati i punti cardine del suo magistero e sono in sostanza la sua eredità che ha guardato alla liturgia non in vendita e al sud del mondo chiedendo di riconsiderarlo in modo nuovo e diverso. Soprattutto l’ide a che il Vaticano II ha avviato processi che non possono dirsi compiuti o esauriti . Ecco perché Francesco ha parlato in molti casi con il linguaggio del Vaticano secondo Quindi niente autoreferenzialità nella convinzione che la Tradizione per essere fedele deve cambiare e le parole per cambiarle devono essere le più semplici e le più oneste possibili , vicine al cuore dei credenti ; una forma istituzionale adeguata per continuare dunque guardando più al cuore che alla struttura delle idde, convinzioni e decisioni.

Nell’omelia durante la messa esequiale per Papa Francesco in Piazza S. Pietro ,Il decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re ha sintetizzato il messaggio e il significato della missione di Bergoglio. Un «papa in mezzo alla gente», impegnato a diffondere la gioia del Vangelo e a promuovere la cultura della solidarietà contro quella dello scarto. Un pontefice che ha implorato la pace da raggiungersi con “oneste trattative”

Papa Bergoglio scherzava sulla lunghezza della vita ma non nascondeva il suo grande desiderio di incontrare Cristo e la Madonna . Quel giorno sarebbe stato prt lui una grande festa . Quella che chiedeva si facesse appunto nel giorno della sua morte. E il 26 aprile, data delle sue esequie in Piazza San Pietro con oltre 250 mila persone venute da ogni parte del mondo, tra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, ambasciatori, rappresentanti di ebraismo e islam, famiglie, poveri, migranti, giovani e bambini, capi di Stato e di Governo (tra loro anche i presidenti di Stati Uniti e Ucraina, Donald Trump e Volodymyr Zelensky, incontratisi prima dei funerali nella Basilica vaticana tra loro e poi con Emmanuel Macron e Keir Starmer) hanno fatto festa.

La bara poggiata su una pedana nel centro della piazza, con sopra il Vangelo sfogliato dal vento come avvenne al funerale del predecessore, Giovanni Paolo II, vent’anni fa. La bara di un uomo che ha avuto un grande carisma, ha ricordato il decano del collegio cardinalizio nell’omedlia “dell’accoglienza e dell’ascolto”, unito “ad un modo di comportarsi proprio della sensibilità del giorno d’oggi”: è così che “ha toccato i cuori, cercando di risvegliare le energie morali e spirituali”.

Testualmente si legge nell’omelia :”La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della Basilica di San Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua.”

Un ultimo gesto di amore proprio in nome di quella sua empatia con un popolo di cui si sentiva ed era pastore : “Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita. E lo ha fatto con forza e serenità, vicino al suo gregge, la Chiesa di Dio, memore della frase di Gesù citata dall’Apostolo Paolo: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti, 20,35).”

Per una missione fondamentale : “ Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati. È stato un Papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti. Inoltre è stato un Papa attento al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa. Con il vocabolario che gli era caratteristico e col suo linguaggio ricco di immagini e di metafore, ha sempre cercato di illuminare con la sapienza del Vangelo i problemi del nostro tempo, offrendo una risposta alla luce della fede e incoraggiando a vivere da cristiani le sfide e le contraddizioni di questi nostri anni di cambiamenti, che amava qualificare “cambiamento di epoca”.”

Con una fondamentale convinzione che è stata anche : “Filo conduttore della sua missione-… che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come “ospedale da campo” dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite. Innumerevoli sono i suoi gesti e le sue esortazioni in favore dei rifugiati e dei profughi.” Tanto che :”Nella Lettera Enciclica “Fratelli tutti” ha voluto far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli.Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia”. Umana.”

Inoltre : “Rivolgendosi agli uomini e alle donne di tutto il mondo, con la Lettera Enciclica Laudato si’ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune. “Nessuno si salva da solo”. Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con innumerevoli morti e distruzioni, papa Francesco ha incessantemente elevata la sua voce implorando la pace e invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra – diceva – è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta. “Costruire ponti e non muri” è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come Successore dell’Apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni.”

Papa Francesco soleva concludere i suoi discorsi ed i suoi incontri dicendo: “Non dimenticatevi di pregare per me”. Dice infine nella sua omelia il card Giovanni Battista Re :”In unione spirituale con tutta la Cristianità siamo qui numerosi a pregare per Papa Francesco perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore.”

E il suo popolo , la sua gente ha pregato così: “ “Padre clementissimo, affidiamo alla tua misericordia il nostro Papa Francesco che tu hai costituito successore di Pietro e Pastore della Chiesa, annunciatore intrepido della tua Parola e fedele dispensatore dei divini misteri. Ammettilo, ti preghiamo, nel santuario del Cielo, a godere dell’eterna gloria con tutti i tuoi eletti. Ti rendiamo grazie, Signore per tutti i benefici che nella tua bontà gli hai concesso per il bene del tuo popolo. Fratelli e sorelle confidiamo alla Misericordia di Dio l’anima di papa Francesco, preghiamo Dio Padre e Gesù Cristo perchè, riscattato dalla morte, sia accolto nella sua pace e il suo corpo resusciti nell’ultimo giorno, la Beata Vergine interceda perchè mostri al nostro papa il volto del Figlio e consoli la Chiesa con la luce della Resurrezione”.

Le sei preghiere dei fedeli sono state lette in francese, arabo, portoghese, polacco, tedesco e cinese e dopo la Comunione si è svolta l’Ultima commendatio, l’ultima raccomandazione a Dio perché accolga l’anima del defunto nella gloriosa comunione dei santi, e la Valedictio, il commiato, ossia l’ultimo saluto prima della sepoltura, con la Supplica della Chiesa di Roma cui segue l’orazione pronunciata dal cardinale Baldo Reina, vicario generale per la diocesi di Roma, e, in greco, la Supplica delle Chiese Orientali, e la successiva orazione del patriarca di Antiochia dei greco-melchiti Youssef Absi.

Al termine, il cardinale Re ha asperso con l’acqua benedetta e incensato il feretro, che infine è stato portato nella Basilica di San Pietro e da lì, su un pick up bianco, con un corteo funebre, nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la sepoltura.

La “Valedictio” è stato dunque il momento di commiato finale al defunto con la formula più usata “Venite, santi di Dio, accorrete, angeli del Signore. Accogliete la sua anima e presentatela al trono dell\’Altissimo.”

“Fratres sororesque carissimi, dulcissimæ Dei misericordiæ commendemus animam Papæ nostri Francisci, qui, Ecclesiæ catholicæ Episcopus, fratres in fide resurrectionis confirmavit. Deum Patrem deprecemur per Iesum Christum in Spiritu Sancto, ut eum, a morte redemptum, in pacem suam assumat et corpus eius resuscitet in novissimo die. Beata Virgo Maria,
apostolorum Regina et Salus populi Romani, apud Deum intercedat, ut vultum Filii sui benedicti Papæ nostro ostendat atque Ecclesiam luce resurrectionis eius consoletur.”

Che in italiano dice : “Fratelli e sorelle carissimi, affidiamo alla soavissima misericordia di Dio l’anima del nostro Papa Francesco, Vesco vo della Chiesa cattolica, che confermò i fratelli nella fede della risurrezione. Preghiamo Dio Padre per Gesù Cristo nello Spirito Santo, perché egli, riscat tato dalla morte, sia accolto nella sua pace e il suo corpo risusciti nell’ultimo giorno. La beata Vergine Maria, Regina degli Apostoli e Salvezza del popolo romano, interceda presso Dio perché mostri al nostro Papa il volto del Figlio suo benedetto e consoli la Chiesa con la luce della risurrezione.

Il Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma infine : “Deus, fidelis remunerator animarum, præsta, ut defunctus famulus tuus et Episcopus noster, Papa Franciscus, quem Petri constituisti successorem et Ecclesiæ tuæ Pastorem, gratiæ et miserationis tuæ mysteriis,
quæ fidenter dispensavit in terris, lætanter apud te perpetuo fruatur in cælis. Per Christum Dominum nostrum. “ Che tradotto in italiano dice : “ O Dio, che dai la giusta ricompensa agli operai del Vangelo, accogli nel tuo regno il tuo servo e nostro Vescovo, il Papa Francesco, che hai costituito successore di Pietro e Pastore della tua Chiesa, e donagli la gioia di contemplare in eterno i misteri della grazia e della misericordia che sulla terra ha fedelmente dispensato al tuo popolo.
Per Cristo nostro Signore.”

“Solo la misericordia guarisce e crea un mondo nuovo, spegnendo i fuochi della diffidenza, dell’odio e della violenza: questo è il grande insegnamento di Papa Francesco . Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin già segretario di Stato, che ha presieduto la seconda messa dei “novendiali” in suffragio del Pontefice scomparso . “Papa Francesco è stato testimone luminoso di una Chiesa che si china con tenerezza verso chi è ferito e guarisce con il balsamo della misericordia; e ci ha ricordato che non può esserci pace senza il riconoscimento dell’altro, senza l’attenzione a chi è più debole e, soprattutto, non può esserci mai la pace se non impariamo a perdonarci reciprocamente, usando tra di noi la stessa misericordia che Dio ha verso la nostra vita” .

Una eredità che deve diventare “ vita vissuta” .

Ultima modifica ilMercoledì, 07 Maggio 2025 12:24

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