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DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO (DSA) E BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES): PERCHE’ E’ IMPORTANTE UNA DIAGNOSI PRECOCE. NE PARLIAMO CON ADELIA LUCATTINI

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Redazione-  L’adolescenza è un periodo delicato per tutti i ragazzi, e le difficoltà scolastiche possono avere un impatto significativo sull’autostima, sulla motivazione e sulla socializzazione. Nel caso di BES e DSA, si ritiene, pertanto, prioritaria una diagnosi precoce. Ma quando è proprio necessario intervenire? E perché è importante saperne riconoscere le caratteristiche e le differenti tipologie di trattamento? Ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana componente dell’International Psychoanalytical Association.

 Dott.ssa Lucattini, cosa riferiscono i dati in merito alla scolarizzazione nel mondo e in Italia oggi, con particolare riferimento ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento?

 

I DSA rappresentano una condizione tutt’altro che marginale: riguardano ormai uno studente su 16 in Italia, e almeno uno su dieci a livello mondiale. L’impegno delle istituzioni sanitarie e scolastiche si conferma decisivo non solo per garantire diagnosi tempestive e uniformi sul territorio, ma anche per promuovere un reale diritto all’inclusione e al successo formativo lungo tutto l’arco della vita.

Su scala globale, le stime dell’OMS indica (2022) una prevalenza di disturbi specifici dell’apprendimento tra il 5 e il 15% della popolazione in età scolare, con variazioni legate a criteri diagnostici e sistemi educativi. Negli Stati Uniti, ad esempio, la prevalenza di “learning disabilities” tra i bambini e adolescenti è stimata attorno all’8%.

Negli ultimi anni in Italia si è registrato un costante aumento degli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) certificati, riflesso sia di una maggiore consapevolezza diagnostica sia di un più diffuso ricorso agli strumenti previsti dalla legge 170/2010. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’anno scolastico 2022/2023 gli studenti con DSA sono stati 354.569, pari al 6,0% della popolazione scolastica (MIUR, 2023). La distribuzione varia per ordine di scuola: 3,2% nella primaria, 6,7% nella secondaria di I grado e 7,1% nella secondaria di II grado. Tra i disturbi, la dislessia è la più frequente (oltre 200.000 casi), seguita da disortografia, disgrafia e discalculia. Restano tuttavia significative le differenze territoriali: nel Nord-Ovest le certificazioni raggiungono il 7,9%, mentre al Sud si fermano al 2,8% (MIUR, 2023). Il quadro universitario conferma una sottorappresentazione, nel 2020 gli studenti con DSA iscritti negli Atenei italiani erano circa 16.000, pari all’1% della popolazione universitaria. Un dato che suggerisce diagnosi ancora tardive e percorsi scolastici frammentati.

Quali sono, a Suo avviso,  le principali difficoltà che i ragazzi con DSA possono avere nel delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza?

 

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza rappresenta per tutti una fase delicata, in cui si ridefinisce l’identità personale e sociale. Per i ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) questa transizione può essere ancora più complessa. La scuola, che è il luogo privilegiato di crescita e confronto, diventa spesso anche la principale fonte di fatica: modalità di insegnamento e di verifica pensate per studenti con un apprendimento tradizionale possono far emergere frustrazione e senso di inadeguatezza.

Uno dei rischi principali è quello di sviluppare vissuti di diversità e isolamento. I bambini con DSA spesso si accorgono presto di avere una modalità diversa di apprendere, ma non riescono a darle un nome: questo li porta, soprattutto nei primi anni di scuola, a credere di avere un “handicap”. Con l’arrivo dell’adolescenza, quando cresce il bisogno di appartenenza al gruppo dei pari, tale percezione può amplificare la vulnerabilità emotiva.

Uno studio pubblicato su PLoS ONE (2024) mostra che questi ragazzi sono più esposti a disturbi d’ansia e depressione, in particolare quando la diagnosi arriva tardi. Uno studio italiano recente, condotto su un ampio campione di adolescenti, ha evidenziato come ansia, depressione e stress siano dimensioni distinte ma strettamente interconnesse del disagio emotivo.

Questo dato conferma che i sintomi psicologici negli adolescenti con DSA non vanno letti solo come reazione alla difficoltà scolastica, ma come parte di un funzionamento emotivo complesso che richiede attenzione clinica e supporto.

Quali sono, in particolare, i disturbi dell’apprendimento che si possono individuare con produttività?

 

I quattro Disturbi Specifici dell’Apprendimento certificabili sono: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Il Programma Didattico Personalizzato (PDP) può essere attivato anche in presenza di altri disturbi che influenzano l’apprendimento. Si tratta, per esempio, di disturbi da dispersione d’attenzione (legati all’assunzione di farmaci per asma, emicrania, malattie croniche, ecc.), del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), con o senza iperattività, che si manifesta con tempi di attenzione ridotti, o del disturbo delle funzioni esecutive, caratterizzato in particolare da difficoltà nella memorizzazione. Possono inoltre rientrare in tale ambito i disturbi d’attenzione e concentrazione con iperattività secondari a stati depressivi medio-gravi.

Questa configurazione normativa si allinea una ricerca pubblicata su Children (2023) che considera l’ADHD come un disturbo neuroevolutivo con impatti su attenzione, memoria, funzioni esecutive e apprendimento.

Infine, non va dimenticato che il PDP può essere richiesto anche per studenti che praticano sport a livello agonistico (non necessariamente riconosciuto a livello nazionale) o per musicisti iscritti a conservatori pubblici o privati, nei casi in cui queste attività interferiscano con gli impegni scolastici o di studio.

Perché è fondamentale riconoscere e trattare precocemente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento?

 

La diagnosi precoce è fondamentale. Qualsiasi difficoltà agli apprendimenti può essere riconosciuta già nella scuola dell’infanzia, ma generalmente si attende la terza elementare (scuola primaria) per somministrare test psicodiagnostici. Questo è motivato dalla necessità di rispettare i tempi evolutivi individuali dei bambini e dal fatto che, con l’avanzare delle classi, le richieste scolastiche crescono e diventa più evidente la necessità di adattare metodi e strumenti di valutazione.

Un intervento tempestivo consente di promuovere l’apprendimento delle abilità fondamentali, di introdurre strumenti e strategie compensative adeguate, e di stimolare la motivazione e la fiducia nello studente, che può così mostrare ciò che sa fare con modalità valorizzanti. Questo processo favorisce la partecipazione al gruppo classe e la piena inclusione scolastica. Uno pubblicata su Applied Neuropsychology: Child (2025), le tecniche di identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento, incluse procedure tradizionali e strumenti tecnologici emergenti, risultano essenziali per ridurre gli impatti a lungo termine e promuovere percorsi educativi più inclusivi.

In che modo, il Programma Didattico Personalizzato può aiutare gli studenti con BES e DSA a raggiungere risultati scolastici positivi e a favorire competenze utili anche per l’Università e per il mondo del lavoro?

 

Attraverso il PDP, lo studente non è più valutato solo secondo standard uniformi, ma secondo criteri calibrati alle sue potenzialità (tempi più lunghi, uso di strumenti compensativi, modalità alternative di studio). Questo favorisce la fiducia, riduce il senso di frustrazione e rende più evidente il valore delle competenze effettivamente acquisite. Nel medio-lungo termine, con un adeguato supporto, il PDP può promuovere migliori risultati scolastici, maggior motivazione allo studio, e una transizione più fluida verso l’autonomia educativa e professionale.

Un elemento chiave è che il PDP insegna allo studente strategie metacognitive e strumenti compensativi che lo rendono più efficiente nel gestire le proprie difficoltà. Così, quando si troverà a dover affrontare carichi di studio più grandi e complessi (università, inserimento lavorativo), avrà già una “cassetta degli attrezzi” funzionale: non solo conoscenze, ma modalità ragionate di apprendimento e auto-monitoraggio.

Uno studio pubblicato su Brain Science (2025) ha dimostrato che interventi basati su sistemi di apprendimento adattivo e personalizzato hanno generato miglioramenti significativi in studenti con DSA (in particolare nella fluenza aritmetica e nella comprensione della lettura) rispetto ai metodi tradizionali, con grandi dimensioni d’effetto.  Un altro studio su Disability and Rehabilitation: Assistive Technology (2025)  studio focalizzato sulla disgrafia, ha evidenziato che l’adozione di tecnologie assistive (speech-to-text, predizione di parole, strumenti organizzatori grafici) ha impatti positivi sul rendimento scolastico e sul coinvolgimento degli studenti.

Quale ruolo possono avere genitori, insegnanti e adulti di riferimento sul percorso scolastico, sul benessere emotivo e sulle relazioni degli studenti con BES e DSA?

 

Tutti gli adulti di riferimento svolgono un ruolo cruciale nel sostegno agli studenti con BES e DSA, non solo introducendo competenze didattiche, ma riconoscendo e valorizzando le capacità individuali, l’impegno, l’originalità e la creatività di ciascuno. In un contesto educativo sempre più consapevole della varietà dei bisogni degli studenti, prestare attenzione ai BES e ai DSA è fondamentale per assicurare inclusione e accompagnare bambini e adolescenti nel mostrare e non solo “dimostrare”, le proprie qualità, i propri interessi e le loro potenzialità relazionali.

Un dato rilevante pubblicato su Frontiers in Education (2025) sulle tecnologie educative inclusive ha mostrato che l’uso di strumenti digitali personalizzati e tecnologie assistive ha mostrato di favorire significativamente la partecipazione e l’apprendimento degli studenti con bisogni diversi, permettendo di adattare materiali e modalità didattiche al profilo individuale.

 

Quali suggerimenti pratici si sente di offrire ai genitori di bambini e adolescenti con BES o DSA, per sostenerli nel percorso scolastico ed emotivo?

 

Accogliere e normalizzare la diagnosi. Non viverla come un’etichetta, ma come uno strumento per comprendere meglio i punti di forza e le difficoltà del proprio figlio;

Collaborare con la scuola, mantenendo un dialogo costante con insegnanti e specialisti, partecipando attivamente alla costruzione e alla revisione del PDP;

Valorizzare i talenti personali, aiutando i figli a coltivare passioni e interessi extra-scolastici (sport, arte, musica, tecnologia) che rafforzano autostima e motivazione;

Creare un ambiente sereno di studio a casa e offrire uno spazio privo di distrazioni, con tempi regolari e pause frequenti, sostenendo lo studio senza trasformarlo in una fonte di conflitto;

Promuovere un’autonomia graduale, incentivando il bambino o l’adolescente a usare strumenti compensativi (mappe, software, audiolibri) per imparare a gestire da solo i propri compiti e organizzare il tempo;

Prendersi cura del benessere emotivo, prestando attenzione ai segnali di disagio, ansia o tristezza. Se necessario, rivolgersi a uno specialista: un supporto psicologico può prevenire il rischio di isolamento e depressione, frequenti negli adolescenti con BES e DSA con diagnosi tardiva e non supportati.

 

E agli adolescenti?

 

Conoscere le proprie specificità e comprendere il funzionamento del proprio disturbo, così da acquisire consapevolezza dei punti di forza e delle aree di fragilità;

Utilizzare gli strumenti compensativi e dispensativi anche attraverso l’aiuto di un tutor le prime volte. Mappe concettuali, sintesi vocali, software e tempi aggiuntivi non sono facilitazioni indebite, ma strumenti che permettono di esprimere appieno se stessi e le proprie competenze;

Chiedere aiuto nei momenti di difficoltà. E’ sempre bene parlare con gli insegnanti, i genitori o anche uno specialista e psicoanalista. La richiesta di sostegno è un segno di maturità e mai di debolezza;

Organizzare lo studio con metodo, pianificando i compiti in piccoli passi: suddividere le verifiche e prevedere pause regolari aiuta a ridurre lo stress e a migliorare la resa scolastica;

Coltivare sempre i propri interessi personali, sport, musica, arte, tecnologia, volontariato, impegno nel sociale, diventano spazi di espressione autentica, rafforzando l’autostima e la motivazione;

Costruire e mantenere relazioni significative, significa non isolarsi e coltivare i rapporti con amici e i compagni di scuola perché permette di condividere difficoltà e successi, creando una rete di sostegno che favorisce la resilienza e il benessere.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all'Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l'attività di ufficio stampa e comunicazione presso l'Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l'Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione 

Marialuisa Roscino

Ultima modifica ilMartedì, 21 Ottobre 2025 10:06

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