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SINDACATO UNICO DEI MILITARI (S.U.M.): EMANATA LA DETERMINAZIONE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA CHE INDIVIDUA PER L’ANNO 2025, GLI INCARICHI DESTINATARI DELL’INDENNITA’ SUPPLEMENTARE DI COMANDO. DIRITTO NEGATO ANCORA A SERGENTI E GRADUATI..

SINDACATO UNICO DEI MILITARI SINDACATO UNICO DEI MILITARI

Redazione-  Come ogni anno, il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha emanato la direttiva che individua per il 2025 gli incarichi destinatari dell’indennità di comando. Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari, ha scorso il lungo elenco di Ufficiali beneficiari di tali indennità, non avendo ancora però trovato traccia dei graduati e dei sergenti, comandanti di squadra o incarichi equipollenti.

Come noto, già nel giugno del 2023, il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – aveva scritto al Ministro della Difesa e al Capo di Stato Maggiore della Difesa evidenziando che già a partire dall’anno 2021 tale indennità di comando era stata estesa al personale militare che ricopriva determinate posizioni presso il Gabinetto del Ministro della Difesa, presso lo Stato Maggiore della Difesa e presso gli Stati Maggiori di Forza Armata, rappresentando un precedente inedito rispetto a una prassi consolidata nel passato che aveva visto le già menzionate aree escluse da tale beneficio economico per ragioni di opportunità.

Ma pur volendo sorvolare su questo aspetto, il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – ha già evidenziato proprio al Ministro CROSETTO (in occasione dell’unico incontro avuto con lui l’8 maggio 2023) la disparità di trattamento riservata ai Comandanti di squadra o incarichi equipollenti delle Forze Armate, ricoperti da personale appartenente al ruolo Sergenti della categoria Sottufficiali e alla categoria dei Graduati. Peraltro, la stessa decretazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, cita che “l’indennità di comando è volta a remunerare l’espletamento di funzioni di comando che includono l'impiego di personale dipendente, di mezzi e di materiali”, funzioni che a parere del S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari, vengono pienamente svolte da un Comandante di squadra dei reparti di fanteria o ai capi pezzo delle batterie di artiglieria, ai Comandanti blindo pesanti, ai comandanti di squadra TRAMAT o sanità o tutti gli altri incarichi di comando della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare con analoghe caratteristiche, sia in guarnigione e ancor più in Teatro Operativo.

Nella risposta dello Stato Maggiore della Difesa che risaliva al 2023, venne detto tra l’altro detto che “…..l’incarico di Comandante di Squadra non risulta essere stato segnalato dai competenti Vertici delle Forza Armate, considerato altresì che l’eventuale inclusione di tale incarico verrebbe ad interessare un numero elevatissimo di personale, stimabile in termini di migliaia, con la conseguenza di superare certamente il tetto fissato dai contingenti massimi e di non avere idonea copertura finanziaria, si evidenzia dunque la necessità di trattazione della tematica de qua in sede di concertazione/contrattazione.

Ci si sarebbe, quindi, aspettato una difesa strenua di tale principio da parte di chi ha firmato il contratto 2022 – 2024, ma anche in quel documento le sigle rappresentative firmatarie preferirono timidamente far inserire nell’addendum aggiuntivo degli accordi sindacali la dicitura che l’amministrazione avrebbe dovuto “valutare l’opportunità di valorizzare le posizioni individuate da ciascuna amministrazione, in ragione dei compiti e delle responsabilità connesse con l’effettivo espletamento dell’incarico o degli incarico di comando/direzione previsti per legge”.

Ora che riprenderanno le attività per la contrattazione, non si potrà più accettare alcun ritardo al riconoscimento ufficiale di tale indennità che, è bene ricordarlo, dovrà passare attraverso tre passaggi fondamentali:

  • la modifica normativa dell’articolo 10 commi 1 e 2 della legge n. 78 del 23 marzo 1983;
  • l’incremento delle posizioni stabilite da decreto che ad oggi sono più di 23.000;
  • lo stanziamento di risorse adeguate all’incremento di migliaia di posizioni dei comandanti di squadra ma addirittura per l’incremento della già menzionata indennità che, ad oggi, per un Graduato e un Sergente ammonterebbe a poche decine di euro.

Ultima considerazione: sorprende che dalla professionalizzazione delle Forze Armate, ormai risalente agli inizi del 2000, nessun rappresentante delle categorie menzionate (oggi forse anche sindacalista militare!) abbia mai sollevato il problema o abbia chiesto formalmente la revisione della norma accettando, nelle varie concertazioni, gli incrementi dei destinatari (appartenenti a una sola categoria), senza riconoscere il legittimo diritto a chi realmente tra Graduati e Sergenti ha “comandato uomini e ha avuto responsabilità dei mezzi nei Teatri afghani, iracheni, balcanici…”, e non fa neppur ben sperare una nuova configurazione della nuova rappresentanza 2.0 con coloro che in servizio avevano potere decisionale e oggi si presentano come i novelli sindacalisti militari.

Ma il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – continuerà a spingere per questo giusto riconoscimento che rappresenta anche uno dei punti del contratto firmato a maggio scorso, a Roma, con tutti i nostri iscritti.

 

Cogito Ergo S.U.M.

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