RAMADAN E CALCIO, SFORZINI: “LA UE SI PIEGA E TACE. IN MONDOVISIONE, UN SIMBOLO RITUALE ISLAMICO INTERROMPE LEEDS–MANCHESTER CITY: SONO LE STESSE ÉLITES CHE NEGARONO LE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA”
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Redazione- «L’interruzione della partita Leeds–Manchester City, gara ufficiale della Premier League inglese seguita in mondovisione, al 13° minuto per consentire la rottura del digiuno del Ramadan, non è un fatto sportivo. È un fatto simbolico, culturale e politico. Perché ciò che è avvenuto non è semplicemente una pausa tecnica, ma l’irruzione, nel cuore di una competizione globale, di un simbolo rituale islamico».
Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale con Vannacci.
«Parliamo della Premier League, il campionato più seguito al mondo. Parliamo di una partita trasmessa in diretta globale, osservata simultaneamente da milioni di spettatori in ogni continente. In questo contesto, ogni gesto assume un valore che trascende il campo da gioco. E interrompere una partita ufficiale al 13° minuto per consentire un atto rituale religioso significa trasformare un evento sportivo universale in un veicolo simbolico».
Secondo Sforzini, il dato temporale rende evidente la natura non necessaria della scelta.
«L’intervallo sarebbe arrivato al 45° minuto. La differenza era di circa trenta minuti. Non esiste alcuna necessità tecnica o fisiologica che giustifichi l’interruzione immediata della competizione. La decisione ha avuto una natura simbolica. E i simboli rituali, quando vengono trasmessi in mondovisione, diventano messaggi culturali e politici».
Il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale individua quindi una responsabilità precisa nelle classi dirigenti europee.
«Le stesse élites europee che, nel momento fondativo dell’Unione, rifiutarono esplicitamente di riconoscere le radici cristiane dell’Europa, sono oggi quelle che accettano e normalizzano la progressiva sostituzione simbolica dello spazio culturale europeo. Non si tratta di rispetto. Si tratta di rinuncia».
Sforzini indica una dinamica storica più ampia.
«Quando una civiltà perde la consapevolezza delle proprie radici, perde anche la capacità di riconoscere ciò che accade. Il rifiuto di nominare le proprie fondamenta culturali ha prodotto un vuoto. E ogni vuoto, nella storia, viene inevitabilmente riempito da simboli più forti, più consapevoli, più determinati».
«Il vero problema», conclude Sforzini, «non è il gesto in sé. È il silenzio che lo circonda. Perché il silenzio delle élites europee è il segno più evidente della loro resa culturale».
—
Luca Sforzini
Presidente
Centro Studi Rinascimento Nazionale
Castello Sforzini di Castellar Ponzano
https://www.rinascimentonazionale.it/
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