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Attualità

Vittorio Sgarbi, la figlia Evelina nella causa per l’amministratore di sostegno: “il Professor Sani ha omesso dalla sua relazione esami e diagnosi contenuti nelle cartelle cliniche di San Rossore”

“Siamo a un passo dalla verità anche se hanno tentato di nasconderla per mesi. Ma i delitti perfetti esistono solo nei film. Nella realtà i fatti per fortuna hanno la testa dura e alla fine, se la si cerca con determinazione e con amore, la verità cosi come il bene trionfano sempre.
Non mi ero sbagliata quando volevo informazioni sulla salute di mio padre per sapere cosa avesse veramente. Non mi ero sbagliata quando dicevo che non era una semplice depressione. I tecnici a cui faccio riferimento mi hanno spiegato che avevo perfettamente ragione e che e’ necessario un approfondimento con medici esperti del settore in campo cardiologico, emodinamico e neurologico. Affidare ad una psicologa questo compito complesso e multidisciplinare è stato un buco nell’acqua.

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Evelina Sgarbi

URGE APPROFONDIMENTO CON NEUROLOGO, ONCOLOGO E CARDIOLOGO”

Redazione-  “Siamo a un passo dalla verità anche se hanno tentato di nasconderla per mesi. Ma i delitti perfetti esistono solo nei film. Nella realtà i fatti per fortuna hanno la testa dura e alla fine, se la si cerca con determinazione e con amore, la verità cosi come il bene trionfano sempre.
Non mi ero sbagliata quando volevo informazioni sulla salute di mio padre per sapere cosa avesse veramente. Non mi ero sbagliata quando dicevo che non era una semplice depressione. I tecnici a cui faccio riferimento mi hanno spiegato che avevo perfettamente ragione e che e’ necessario un approfondimento con medici esperti del settore in campo cardiologico, emodinamico e neurologico. Affidare ad una psicologa questo compito complesso e multidisciplinare è stato un buco nell’acqua. Ciò che più stupisce e’ pero’ la relazione del Professor Sani, psichiatra, che omette esami importantissimi – di soli qualche mese fa, dai quali si ricavano – senza possibilità di letture alternative – dubbi importanti sulla terapia (anche fai da te?) e su cio’ che ha innescato da un punto di vista fisico il decadimento di mio padre.
Per questa ragione intanto ho già dato mandato al mio legale di fiducia, avv. Lorenzo Iacobbi, di contestare punto su punto le omissioni della relazione del Professor Sani che sono state recepite in maniera acritica e acquiescente da parte della CTU Lili Romeo. Inoltre, coadiuvandosi col nostro perito di parte, di presentare tutta una serie di rilievi nel merito e di chiedere un approfondimento inserendo almeno la figura di un cardiologo, un neurologo, e un oncologo, imprescindibili viste le patologie emerse che presenta mio padre. Ritengo sia in gravissimo pericolo di vita e non sto certo con le mani in mano, inerme, ad aspettare che se ne vada per sempre senza aver provato di tutto fino alla fine per cercare di salvarlo.
Quanto al giornale di Cerno, che ha oggi dato una anticipazione del tutto fuori luogo, come fa a sapere in anticipo quali saranno le conclusioni finali della giudice Scorza ?”.

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Salute

Scattano oggi i nuovi ticket sanitari: cosa cambia per visite ed esami dal 21 settembre

Brutte sorprese in arrivo per chi deve prenotare una visita medica? Da oggi, lunedì 21 settembre, entra in vigore il nuovo e discusso tariffario del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che aggiorna i costi di centinaia di visite specialistiche ed esami. La notizia ha scatenato il panico tra le famiglie, ma c’è bisogno di fare chiarezza! Se è vero che per alcune visite di base (come quelle ortopediche, neurologiche o ginecologiche) chi paga per intero subirà un leggero aumento (da 25 a 26 euro), è altrettanto vero che il tetto massimo del ticket per singola ricetta rimane bloccato a 36,15 euro in quasi tutte le Regioni italiane. La notizia più importante riguarda i malati cronici, gli anziani e le fasce deboli: chi ha un’esenzione sanitaria valida, continuerà a non pagare un solo centesimo in più rispetto a ieri. Leggi tutti i dettagli sui veri costi (e su come difendersi) nel nostro approfondimento 👇

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Ticket sanitari

Roma – La preoccupazione strisciante per l’aumento inesorabile del costo della vita torna oggi a bussare pesantemente alla porta delle famiglie italiane, e questa volta lo fa colpendo uno dei diritti più sacri, fondamentali e inviolabili sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto alla salute. A partire dalla mattinata odierna, lunedì 21 settembre 2026, è entrato ufficialmente e irrevocabilmente in vigore in tutta Italia il tanto discusso e temuto nuovo tariffario nazionale per le innumerevoli prestazioni mediche erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La notizia dell’aggiornamento dei costi ha immediatamente scatenato un’ondata di comprensibile panico e disorientamento tra i cittadini, specialmente tra gli anziani e le fasce di reddito più deboli, terrorizzati dall’idea di dover sborsare cifre insostenibili per curarsi. La gigantesca manovra ministeriale va a toccare direttamente e pesantemente il “listino prezzi” di oltre 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e ben 222 delicatissimi codici legati all’assistenza protesica. Ma prima di lasciarsi travolgere dall’ansia per questi rincari, è di vitale importanza fare chiarezza per capire esattamente quanto e come questi aumenti burocratici andranno effettivamente a incidere sul portafoglio del singolo paziente che si presenta allo sportello per prenotare un esame.

Il nuovo tariffario LEA: perché lo Stato ha alzato i prezzi

Il mastodontico decreto che entra in vigore oggi nasce da una necessità burocratica e amministrativa ben precisa: aggiornare formalmente le tariffe massime che il Servizio Sanitario Nazionale utilizza quotidianamente per remunerare le strutture sanitarie (sia i grandi ospedali pubblici che le innumerevoli cliniche private accreditate).
Questo delicato e complesso adeguamento dei costi, che prevede un aumento medio stimato del 5,8% sulle prestazioni mediche coinvolte, è stato ritenuto un passo obbligato dal Ministero per poter chiudere vecchi e spinosi contenziosi legali relativi ai rimborsi alle strutture private, e soprattutto per poter finalmente attuare i nuovi e aggiornati Livelli Essenziali di Assistenza (i famosi LEA). In parole povere, i costi dei macchinari medici, dei materiali e del personale sono aumentati negli anni a causa dell’inflazione, e lo Stato ha dovuto necessariamente adeguare il rimborso che riconosce ai centri diagnostici per evitare il collasso del sistema e la fuga dei privati dalle convenzioni pubbliche.

Tariffe contro Ticket: la verità sul tetto massimo regionale

Il punto cruciale che sta generando enorme confusione in queste ore è la netta differenza giuridica e contabile tra la “tariffa” e il “ticket”. L’aumento della tariffa (ovvero i soldi che lo Stato versa alla clinica) non si traduce in modo automatico ed equivalente in un aumento salassante del ticket (ovvero la quota di partecipazione alla spesa che il cittadino versa di tasca propria allo sportello dell’Asl).
Il ticket che paghiamo, infatti, rimane rigorosamente calmierato e regolato da precise norme nazionali e regionali a tutela del malato. La notizia più importante e rassicurante da tenere a mente oggi è che, nella stragrande maggioranza delle Regioni italiane, il limite massimo invalicabile del ticket per singola ricetta medica rimane saldamente bloccato e fissato a 36,15 euro. Questo significa, all’atto pratico, che se anche la nuova tariffa nazionale di un esame iper-tecnologico dovesse schizzare a 100 euro, il cittadino non esente continuerà comunque a pagare al massimo l’importo “tetto” di 36,15 euro previsto dalla propria giunta regionale, proteggendo così i risparmi familiari dai rincari più selvaggi.

Le visite specialistiche e gli esami: gli esempi pratici dei rincari

Nonostante le tutele del tetto massimo, per le prestazioni meno costose un leggero rincaro sarà purtroppo inevitabile per chi paga per intero la prestazione. Secondo le prime stime ministeriali, circa 8 prestazioni sanitarie su 10 non subiranno alcuna variazione di prezzo percepibile per il paziente. Tuttavia, per il restante 20% degli esami, il cittadino noterà la differenza al momento di strisciare il bancomat.
Facciamo alcuni esempi pratici e concreti che toccano la vita di tutti i giorni. Per le prime visite specialistiche classiche di base (come ad esempio la visita neurologica, la visita ginecologica di controllo o quella ortopedica), si registrerà un micro-incremento di circa 1 euro, portando il costo standard del ticket da 25 a 26 euro. Altre prestazioni molto comuni e diffuse, come un banale prelievo venoso per le analisi del sangue o una normale spirometria per il controllo polmonare, subiranno dei ritocchi infinitesimali, spesso calcolabili nell’ordine di pochissimi centesimi di euro. L’impatto economico maggiore e più avvertibile (per chi non è tutelato dal massimale regionale) si verificherà su esami combinati più complessi, come la prima visita cardiologica associata all’elettrocardiogramma (ECG), la cui tariffa base è stata sensibilmente rivista al rialzo per compensare i costi strumentali.

Le fasce deboli e le esenzioni: chi non pagherà un centesimo in più

In questo mare magnum di nuove tabelle, rincari burocratici e timori generalizzati, emerge una rassicurazione fondamentale e doverosa per le fasce più fragili della nostra società, che spesso rinunciano a curarsi proprio per l’impossibilità di sostenere le spese mediche.
Il Ministero ha garantito in modo categorico che tutti i cittadini regolarmente in possesso di un’esenzione sanitaria in corso di validità (sia essa legata a precisi limiti di reddito, all’età anagrafica, all’invalidità civile o alla presenza di patologie croniche e invalidanti) continueranno a non pagare assolutamente nulla. Chi aveva diritto a effettuare gratuitamente le prestazioni comprese nella propria esenzione fino a ieri, continuerà a farle gratuitamente anche da oggi in poi. In sintesi, sebbene il nuovo e aggiornato “listino prezzi” statale delle strutture sanitarie sia stato rivisto al rialzo per far quadrare i bilanci, per tantissimi malati italiani l’impatto economico effettivo allo sportello sarà fortunatamente nullo o ampiamente ammortizzato dalle leggi regionali. Curarsi resta un diritto di tutti, e non un privilegio per pochi.

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Esteri

Tragedia a Hollywood: morto a 27 anni Presley Gerber, il figlio di Cindy Crawford

Una tragedia devastante sconvolge il dorato mondo di Hollywood. Si è spento improvvisamente a soli 27 anni Presley Gerber, unico figlio maschio della leggendaria top model Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber (nonché fratello maggiore della modella Kaia). Il giovane è stato ritrovato senza vita domenica all’interno di una clinica privata di riabilitazione a Los Angeles. Presley, che aveva iniziato a sfilare per Calvin Klein e Dolce & Gabbana a soli 15 anni, combatteva da molto tempo una durissima e dolorosa battaglia pubblica contro la depressione e la dipendenza da sostanze, peggiorata dopo il suo arresto per guida in stato di ebbrezza nel 2019. In attesa dei risultati ufficiali dell’autopsia del medico legale, il portavoce della famiglia ha chiesto disperatamente il rispetto della privacy per questo lutto insopportabile. Leggi il drammatico addio al figlio di Cindy Crawford nel nostro articolo 👇

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Presley Gerber

Los Angeles (California) – Il dorato, patinato e apparentemente inattaccabile mondo di Hollywood e della moda internazionale si è risvegliato avvolto sotto una pesantissima e inaspettata cappa di lutto e disperazione. Dietro i sorrisi da copertina, i flash accecanti dei paparazzi e il lusso sfrenato delle ville di Beverly Hills, si nascondono molto spesso drammi umani di proporzioni devastanti. Il sogno americano della famiglia più invidiata del jet-set globale si è tragicamente spezzato nelle scorse ore: si è spento improvvisamente, a soli 27 anni, Presley Gerber, unico figlio maschio della leggendaria top model Cindy Crawford e del celebre e facoltoso imprenditore Rande Gerber.
La notizia, inizialmente trapelata come una timida indiscrezione sui principali tabloid americani, ha trovato purtroppo una cruda e drammatica conferma ufficiale nelle ore successive, gettando nello sconforto milioni di fan in tutto il mondo. Secondo le prime e frammentarie indiscrezioni rilasciate dall’ufficio del medico legale della popolosa contea di Los Angeles, il decesso del giovanissimo rampollo sarebbe avvenuto durante la giornata di domenica. Presley è stato ritrovato privo di vita all’interno di una nota struttura privata di riabilitazione californiana, luogo in cui stava disperatamente cercando di sconfiggere i suoi oscuri demoni interiori. Le autorità sanitarie e giudiziarie mantengono al momento il massimo e doveroso riserbo sulle cause esatte del decesso: l’autopsia disposta dal medico legale è infatti ancora in corso di esecuzione e solo gli esami tossicologici potranno far luce definitiva su questa tragedia incommensurabile.

L’appello disperato della famiglia e il silenzio di Cindy Crawford

Di fronte all’onda d’urto mediatica generata in pochi minuti dalla notizia della morte di un ragazzo così celebre, il clan Crawford-Gerber ha immediatamente alzato un muro invalicabile di silenzio e protezione attorno al proprio indescrivibile dolore. Raggiunto telefonicamente e contattato con insistenza dalla nota testata giornalistica americana TMZ per ottenere un commento ufficiale a caldo sulla prematura e sconvolgente scomparsa di Presley, il portavoce ufficiale della top model Cindy, del marito Rande e della sorella minore Kaia Gerber (anche lei modella di fama mondiale) non ha potuto fare altro che confermare il drammatico lutto.
La dichiarazione diramata alla stampa è tanto stringata quanto carica di insopportabile sofferenza: “La famiglia chiede assoluta riservatezza e massimo rispetto in questo momento estremamente difficile e indicibilmente doloroso”. Il dolore innaturale e devastante di una madre costretta a sopravvivere al proprio amato figlio e a organizzarne il funerale rappresenta una tragedia umana che azzera istantaneamente qualsiasi differenza sociale o conto in banca, accomunando la supermodella al dolore straziante di migliaia di genitori in tutto il mondo.

I demoni interiori e la salute mentale: una lotta pubblica contro le dipendenze

La vita di Presley Gerber, dietro l’apparenza scintillante dei tappeti rossi e delle passerelle, è stata purtroppo segnata negli ultimi anni da una violentissima e inesorabile discesa agli inferi, una spirale di autodistruzione causata dal peso insostenibile della fama riflessa. Il primo, gravissimo campanello d’allarme pubblico risale al mese di gennaio del 2019, quando l’allora giovanissimo modello balzò tristemente agli onori della cronaca nera californiana per essere stato fermato e arrestato dalla polizia locale con la gravissima accusa di guida in stato di ebbrezza.
La vicenda giudiziaria si concluse, più tardi nello stesso anno, con una pesante condanna: il tribunale americano gli inflisse tre anni interi di libertà vigilata, l’obbligo tassativo di completare un rigoroso programma statale di recupero per la guida sotto effetto di sostanze alteranti, oltre a due estenuanti giorni di servizi sociali obbligatori. Questo incidente con la giustizia rappresentò uno spartiacque nella vita del ragazzo. A differenza di molti altri “figli d’arte” che tendono a nascondere ipocritamente le proprie fragilità sotto il tappeto del lusso, in passato Presley Gerber aveva dimostrato un incredibile coraggio, decidendo di parlare apertamente e pubblicamente ai suoi follower delle proprie durissime sfide legate alla salute mentale e alla gravissima dipendenza da sostanze stupefacenti e alcoliche, affrontando senza filtri il complesso percorso di riabilitazione e di cure psichiatriche iniziato dopo l’incriminazione del 2019.

Dalle sfilate a soli quindici anni all’addio: la carriera nella moda

La prematura fine di Presley Gerber lascia un enorme vuoto anche nell’industria dell’haute couture, settore in cui era letteralmente cresciuto fin dalla culla, respirando l’aria dei backstage insieme alla celebre madre. Fratello maggiore e protettivo dell’amatissima modella e attrice Kaia Gerber, Presley aveva intrapreso la complessa carriera nel mondo della moda bruciando rapidamente tutte le tappe. Aveva infatti firmato il suo primo, importante contratto professionistico con la prestigiosa agenzia IMG Models alla tenerissima età di 15 anni.
Con il suo sguardo magnetico, penetrante e inquieto, e quel fascino ribelle ereditato dalla madre Cindy, nel corso della sua purtroppo brevissima attività professionale aveva calcato da assoluto protagonista le passerelle internazionali durante le più importanti settimane della moda globale. Lo ricordiamo sfilare orgogliosamente per marchi storici e iconici del lusso italiano come Moschino e Dolce & Gabbana, partecipando inoltre in prima linea a memorabili campagne pubblicitarie per colossi del calibro di Calvin Klein. Oggi il mondo della moda non piange solo un bellissimo volto da copertina, ma un’anima fragile e tormentata che non è riuscita a vincere la sua ultima, disperata battaglia per la vita.

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Attualità

“Stiamo ballando sul Titanic”: la cruda riflessione di Leonardo Masella sull’apatia italiana

La maggioranza degli italiani è contraria alla guerra e schiacciata dai rincari della benzina, ma perché le nostre piazze restano drammaticamente vuote? In un crudo e potentissimo editoriale intitolato “Stiamo ballando sul Titanic”, Leonardo Masella analizza spietatamente la grave apatia sociologica della nostra nazione. Un individualismo sfrenato ha ucciso l’azione collettiva (“tanto non cambia niente”), mentre i mass-media continuano a narcotizzare l’opinione pubblica con programmi spazzatura per nascondere la verità: siamo sull’orlo di un conflitto mondiale e ospitiamo missili nucleari militari sotto casa nel totale e colpevole disinteresse generale. Leggi la durissima riflessione che svela i meccanismi psicologici di questa pericolosa cecità di massa nel nostro articolo 👇

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Titanic

Roma – In un’epoca storica caratterizzata da tensioni geopolitiche internazionali che rasentano costantemente il punto di non ritorno, osservare il comportamento della società civile italiana suscita una sensazione di profondo smarrimento sociologico. L’attenta e spietata analisi firmata da Leonardo Masella, intitolata non a caso “Stiamo ballando sul Titanic”, affonda il coltello in una ferita aperta e sanguinante della nostra democrazia: il paradosso inaccettabile tra il reale malcontento popolare e la totale, drammatica assenza di una reazione collettiva.
I sondaggi politici continuano a certificare in maniera inequivocabile che il dissenso degli italiani verso la partecipazione alla guerra ha superato da tempo la soglia critica del cinquanta per cento. Eppure, nel chiuso delle nostre case, nei bar di periferia o durante le cene tra amici, l’argomento viene costantemente e scientificamente evitato. Non si parla del rischio bellico e, incredibilmente, si tende a minimizzare persino le devastanti conseguenze macroeconomiche che l’inflazione sta abbattendo sulle nostre vite, a partire dal rincaro folle dei carburanti (fondamentali per una nazione che si muove su gomma) fino all’aumento vertiginoso del costo della vita quotidiana. La domanda che Masella pone è tanto semplice quanto angosciante: se siamo tutti così arrabbiati e contrari, perché le piazze italiane non sono fisicamente stracolme di manifestanti? La risposta si articola in tre motivazioni psicologiche e sociali profondissime.

L’illusione dell’isolamento: il senso cronico di impotenza

La prima e più velenosa causa di questa apatia di massa è l’interiorizzazione di un senso cronico e devastante di impotenza. Masella sottolinea come, nel corso degli ultimi decenni, sia stata inoculata chirurgicamente nella mente degli italiani la letale convinzione che “tanto non cambia assolutamente niente”.
Esiste senza dubbio una diffusa e latente rabbia sociale, ma essa è stata abilmente e subdolamente trasformata in una rassegnazione passiva. Il popolo ha maturato una sfiducia totale e insanabile non solo verso i tradizionali corpi intermedi dello Stato (come i partiti politici e le sigle sindacali, ormai percepiti come scatole vuote), ma ha perso la fiducia nell’essenza stessa dell’azione collettiva. La filosofia dominante è diventata quella del “si salvi chi può”, un individualismo sfrenato in cui ogni singolo cittadino si illude ingenuamente di potersi salvare dal disastro economico e sociale imminente facendo affidamento esclusivamente sulle proprie capacità personali. Una solitudine esistenziale che disinnesca sul nascere qualsiasi protesta organizzata.

La rimozione psicologica e l’informazione anestetizzata

La seconda motivazione affonda le sue radici nei meccanismi base di difesa della psiche umana. La gente comune odia visceralmente le cattive notizie; l’essere umano è biologicamente programmato per cercare il benessere, lo svago, la leggerezza, il cinema e i teatri. Chi invece arranca sotto il peso della crisi economica, non ha letteralmente il tempo materiale o l’energia mentale per fermarsi a riflettere sui massimi sistemi globali: l’unica e disperata priorità quotidiana diventa sbarcare il lunario, accudire i genitori anziani e portare il cibo in tavola ai propri figli.
In questa dinamica di disperata sopravvivenza o di fuga dalla realtà, si innesca il meccanismo della rimozione psicologica. Facciamo finta di non vedere che un pieno di benzina ha superato la soglia critica delle cento euro o che siamo sull’orlo del baratro di un conflitto diretto e potenzialmente nucleare con la superpotenza russa. Questa cecità collettiva, come denuncia Masella, è sapientemente e cinicamente assecondata (se non addirittura orchestrata) dal potere mediatico dominante: le televisioni commerciali e i mass media continuano inesorabilmente a trasmettere pubblicità patinate, programmi spazzatura e calcio, creando una finta e rassicurante bolla di normalità. Il diktat invisibile imposto dall’alto è chiarissimo: la popolazione non deve mai essere allarmata.

L’incredulità verso l’orrore e le basi militari sotto casa

L’ultima e forse più pericolosa ragione del nostro letargo civile è l’incredulità congenita verso la possibilità reale di un olocausto nucleare. Le masse, illudendosi, credono fermamente che i potenti della terra non premeranno mai il “bottone rosso”, perché ciò significherebbe la distruzione totale dell’umanità.
La percezione della guerra dell’italiano medio è rimasta tragicamente ancorata alle dinamiche della Seconda Guerra Mondiale, in cui la paura massima è quella di dover imbracciare un fucile. Si ignora completamente l’agghiacciante avvertimento del ministro Lavrov: in caso di scontro frontale, il territorio europeo verrebbe incenerito in pochi minuti dalla pioggia di missili balistici e le ostilità si chiuderebbero immediatamente dopo i primi, milioni di morti. Ma ciò che Masella denuncia con maggiore ferocia è l’ignoranza e l’indifferenza sulle armi che già ospitiamo: il cittadino non sa (o non vuole assolutamente sapere) che il nostro suolo è letteralmente disseminato di basi militari strategiche che ospitano testate nucleari tattiche. Mentre la politica discute amabilmente su fittizi referendum per il nucleare civile, abbiamo il “nucleare militare sotto la nostra sedia”. Siamo pacificamente seduti sulla bocca di un vulcano pronto a eruttare e, cullati dalla musica assordante e tranquillizzante dei palinsesti televisivi, continuiamo a ballare allegramente sul ponte del Titanic in attesa dell’impatto.

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