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Cronaca

Braccato, circondato e arrestato a Bari: è finito in manette il compagno in fuga di Ornella Forastefano, la donna massacrata di botte

LA SVOLTA! 🚨 🚓 È durata pochissime ore la fuga disperata del mostro! I Carabinieri hanno braccato, rintracciato e ARRESTATO A BARI il compagno 42enne di Ornella Forastefano. L’uomo è il principale e unico sospettato per l’orribile femminicidio avvenuto questa notte nel Cosentino, dove la sfortunata donna (46 anni) è stata massacrata di botte e abbandonata vigliaccamente in fin di vita davanti al Pronto Soccorso di Trebisacce, morendo poco dopo. Dopo il delitto, il criminale aveva tentato una precipitosa fuga verso la Puglia (forse per imbarcarsi e lasciare l’Italia dal porto barese), ma la rete investigativa dell’Arma non gli ha lasciato scampo! Ora si trova in stato di fermo e dovrà spiegare ai magistrati i motivi di una furia così disumana. Nessuno riporterà la madre ai suoi figli, ma almeno la giustizia ha iniziato il suo corso! Trovate tutti i dettagli dell’arresto nel nostro articolo in esclusiva! 👇 ⚖️

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Carabinieri 112

Bari – La sua folle e disperata corsa per sottrarsi alla morsa inesorabile della giustizia italiana è durata solo poche, febbrili ore. L’uomo ritenuto il principale (e al momento unico) sospettato per l’atroce e disumano femminicidio di Ornella Forastefano è stato braccato, rintracciato e infine assicurato alla giustizia. La cattura del 42enne di nazionalità albanese (compagno della vittima) rappresenta una svolta investigativa fulminea e determinante per risolvere il macabro giallo che ha insanguinato il ponte di Ferragosto della provincia cosentina.

La fuga disperata e il piano saltato

Come vi avevamo raccontato solo poche ore fa (nell’articolo in cui l’Amministrazione di Trebisacce si stringeva in lacrime attorno ai figli della vittima), il corpo della sfortunata Ornella, 46 anni, era stato rinvenuto durante la notte, abbandonato in condizioni critiche e disperate davanti alle porte del Pronto Soccorso dell’ospedale di Trebisacce (Cosenza). Massacrata di botte con una ferocia inaudita, la donna era spirata poco dopo, nonostante i disperati e inutili tentativi di rianimazione da parte del personale medico. Subito dopo essersi sbarazzato del corpo della compagna, l’assassino si era dato a una precipitosa fuga a bordo della sua vettura, nel disperato tentativo di far perdere per sempre le proprie tracce e, con ogni probabilità, di abbandonare i confini nazionali via mare o via terra.

La “rete” dei Carabinieri e l’arresto clamoroso a Bari

Tuttavia, il piano di fuga criminale si è scontrato con la rapidità e l’efficienza della macchina investigativa dell’Arma. I Carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio, operando in strettissima sinergia investigativa con i colleghi del Comando Provinciale e sotto la ferrea e costante direzione della Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno immediatamente diramato le generalità dell’uomo, l’identikit e la targa del suo veicolo a tutte le postazioni di controllo, i porti, gli aeroporti e le pattuglie autostradali del Sud Italia. Un vera e propria “rete” che si è stretta inesorabilmente attorno al fuggiasco.

Nel corso della giornata odierna, l’incubo è finito: i Carabinieri sono riusciti a intercettare e rintracciare il 42enne albanese addirittura nella città di Bari, nel vicino territorio pugliese. L’uomo, visibilmente braccato e ormai senza vie di scampo, non ha potuto opporre resistenza ed è stato immediatamente bloccato e posto in stato di fermo dai militari operanti. Resta ora da capire quale fosse l’esatta meta della sua fuga (Bari è storicamente un noto crocevia portuale verso i Balcani), ma ciò che conta è che l’indiziato numero uno non è più a piede libero.

In attesa dell’interrogatorio: giustizia per Ornella

L’uomo, attualmente in stato di fermo di indiziato di delitto, è stato trasferito in regime di massima sicurezza in una struttura detentiva, dove, nelle prossime ore, verrà sottoposto a un lunghissimo e pressante interrogatorio di garanzia alla presenza del suo avvocato difensore e dei magistrati titolari dell’inchiesta. Gli inquirenti vogliono non solo la confessione dell’efferato delitto, ma pretendono di chiarire l’esatta dinamica della brutale aggressione (avvenuta probabilmente in un’abitazione ad Amendolara) e il movente che ha scatenato una simile e spietata furia omicida. Nel frattempo, l’intero Meridione tira un sospiro di sollievo per la cattura dell’uomo, chiedendo a gran voce che la giustizia faccia il suo corso in modo esemplare. Per Ornella Forastefano e per i suoi figli, a cui è stata strappata via la figura materna nel modo più barbaro immaginabile.

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Cronaca

Santo Stefano di Sessanio – Addio a Daniele Kihlgren, ideo’ l’albergo diffuso

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Daniele Kihlgren

Redazione-  Daniele Kihlgren è morto a Roma all’età di 60 anni. L‘imprenditore italo-svedese era noto in tutto il mondo per aver ideato e realizzato il celebre progetto dell’albergo diffuso Sextantio a Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso. Kihlgren era ricoverato in una struttura ospedaliera della Capitale. Le sue condizioni si erano aggravate a causa del riacutizzarsi di problemi di salute legati all’HIV, contratto quando era poco più che un ragazzo. Nato a Milano da padre svedese e madre pescarese, Kihlgren legò indissolubilmente il suo nome alla storia del cratere aquilano e alla valorizzazione dei borghi italiani dimenticati. La sua intuizione nacque per caso, durante un viaggio in moto nei primi anni Duemila, quando si imbatté nelle rovine semi-abbandonate di Santo Stefano di Sessanio.

Affascinato dalla bellezza aspra e autentica di quel paesaggio montano, decise di investire le proprie risorse economiche non per costruire ex novo, ma per recuperare e restaurare in modo filologico le abitazioni di pietra abbandonate. Nacque così Sextantio Albergo Diffuso, un modello di ospitalità e conservazione architettonica esportato e celebrato a livello internazionale, capace di coniugare il turismo sostenibile, il rispetto dell’identità locale e la tutela del patrimonio storico.

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Cronaca

Paura a Recanati: lupi aggrediscono un cagnolino in giardino. Salvato in extremis dalle urla del padrone

Una tranquilla passeggiata notturna nel giardino di casa si è trasformata in un incubo di sangue a Recanati (in contrada Sant’Agostino). Intorno all’una di notte, il signor Roberto è uscito nel prato, perfettamente illuminato e circondato da altre abitazioni, per far fare i bisogni a Whisky, il suo anziano cagnolino di 16 anni. All’improvviso, due enormi lupi sono sbucati dal buio e si sono avventati con ferocia inaudita sull’animale, scaraventandolo in aria! Solo le urla disperate del padrone hanno messo in fuga i predatori. Il povero Whisky ha riportato ferite gravissime, morsi profondi e la frattura di due costole. Il padrone è sotto shock: “I lupi erano a due passi da me. Se al posto del cane ci fosse stato un bambino, come si sarebbe salvato?”. Secondo i Carabinieri, un branco di 8 lupi sta seminando il terrore in tutta la zona, sbranando galline e aggredendo pony nei maneggi. Trovate tutti i drammatici dettagli di questa escalation nel nostro articolo! Avete paura del buio in giardino? Scoprite la nostra fantastica soluzione per la vostra sicurezza! 👇

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Lupi

Recanati (MC) – Quello che doveva essere un banale, routinario e tranquillo bisogno fisiologico notturno per un cane anziano si è trasformato in pochissimi secondi in un vero e proprio incubo a occhi aperti, un dramma che riporta prepotentemente d’attualità il delicatissimo e irrisolto problema della fauna selvatica sempre più vicina ai centri abitati italiani. La terrificante aggressione è avvenuta intorno all’una di notte nella tranquilla contrada Sant’Agostino, nel comune marchigiano di Recanati. Protagonista (e vittima) di questa orribile disavventura è il piccolo Whisky, un dolcissimo e indifeso cagnolino di razza West Highland White Terrier di ben sedici anni di età. Il suo amorevole padrone, Roberto Baldassarri, visibilmente preoccupato per le condizioni di salute e per l’incontinenza del suo anziano e fedele amico a quattro zampe, aveva deciso di uscire con lui per fargli fare una rapida passeggiata sul prato di casa, senza allontanarsi minimamente dalla proprietà privata. Nessuno dei due poteva immaginare che, nell’ombra della notte marchigiana, due spietati predatori fossero già pronti a colpire, trasformando il giardino di una normale villetta residenziale in un sanguinoso e letale terreno di caccia. La vicenda ha comprensibilmente scosso nel profondo l’intera comunità locale, scatenando un’ondata di indignazione, paura e forti polemiche riguardo alla gestione della fauna selvatica pericolosa a ridosso delle aree fortemente urbanizzate.

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L’agguato fulmineo e il coraggio del padrone

A rendere ancora più inquietante l’intera dinamica dell’aggressione è il contesto urbano in cui si è consumata.
Non stiamo infatti parlando di una cascina diroccata o isolata in mezzo all’appennino selvaggio. “La mia casa è perfettamente illuminata, non è assolutamente isolata e, anzi, ci sono moltissime altre abitazioni private nelle immediate vicinanze. Per capirci, ci troviamo a soli 500 metri di distanza dal nucleo abitato di Spaccio Fuselli”, racconta ancora sotto shock il signor Baldassarri ai cronisti locali, nel disperato tentativo di far comprendere l’assurdità e la gravità della situazione. “Sono sceso dal piccolo pianerottolo di casa, che ha appena tre scalini, e sono arrivato sul prato con Whisky”. È stato in quell’esatto e fatale momento che l’imprevedibile natura selvaggia ha sferrato il suo brutale attacco. Due lupi adulti e affamati sono letteralmente sbucati dal buio circostante, aggirando furtivamente il perimetro della casa e avventandosi con ferocia e inaudita violenza sul povero cagnolino. La potenza del morso e dell’impatto è stata talmente devastante che il piccolo Whisky, nonostante i suoi sedici anni di acciacchi, è stato letteralmente scaraventato in aria come una bambola di pezza dai predatori. Solo il provvidenziale, istintivo e coraggioso intervento del signor Roberto ha evitato il peggio: le sue disperate urla di terrore hanno infatti spaventato e fatto desistere i due lupi, costringendoli ad allontanarsi rapidamente nell’oscurità e lasciando la povera preda sanguinante sull’erba del giardino.

Le gravi ferite di Whisky e l’allarme del branco

Whisky è stato immediatamente soccorso dal suo padrone, ma le sue condizioni di salute sono apparse fin dal primo istante gravissime.
Il piccolo cane perdeva copiosamente sangue dai profondi morsi inflitti dalle zanne dei lupi e presentava lacerazioni e dolorosissime ferite aperte in diverse parti del corpicino. Trasportato d’urgenza alle prime luci dell’alba, il veterinario di fiducia gli ha prestato le prime, fondamentali cure mediche, somministrando un massiccio mix di antinfiammatori, potenti antidolorifici e antibiotici per scongiurare il letale rischio di infezioni. Dalle radiografie è emerso che il violento urto causato dai lupi ha provocato al cagnolino la dolorosa frattura di due costole; attualmente il cane è traumatizzato e fa un’enorme fatica a reggersi in piedi sulle proprie zampe. “Ancora tremo per la forte paura. Quei due lupi me li sono trovati letteralmente sotto i piedi”, confessa il proprietario, la cui mente è ora tormentata da un dubbio legittimo e agghiacciante: “E penso e ripenso continuamente: se al posto del mio cagnolino ci fosse stato un bambino piccolo a giocare sul prato, come poteva salvarsi?”. Purtroppo, la straziante aggressione a Whisky non rappresenta un caso isolato. Secondo quanto riferito dalle indagini condotte dai carabinieri forestali, nella zona collinare di Recanati si aggirerebbe stabilmente e indisturbato un numeroso e affamato branco composto da almeno sette o otto esemplari di lupi. Negli ultimi difficili mesi si sarebbero già verificati diversi, ripetuti e documentati episodi di brutale predazione ai danni di indifesi animali da cortile, e qualche tempo fa un branco avrebbe addirittura tentato di aggredire un pony all’interno di un maneggio recintato della zona. “L’altra notte è toccato a una gallina, pochi giorni prima a una povera oca”, raccontano esasperati alcuni residenti della via. Ora, con il sangue versato da Whisky nel giardino di casa, l’allarme e il terrore in contrada Sant’Agostino hanno raggiunto il punto di non ritorno.

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Cronaca

Scandalo ad Arezzo: spari in testa e strage di lupi, è caccia ai bracconieri

Scandalo vergognoso ad Arezzo: bracconieri senza scrupoli stanno facendo una vera e propria strage di lupi nelle campagne toscane! L’allarme agghiacciante è stato lanciato dall’ENPA dopo il ritrovamento di diverse carcasse martoriate da colpi d’arma da fuoco. Il caso più crudele riguarda un povero lupo soccorso nella frazione di Molinelli: l’animale è stato colpito in piena fronte da una pallottola ed è morto dopo ben 15 giorni di indicibile e atroce agonia! E non è finita qui: radiografie su altri esemplari investiti hanno rivelato che i lupi erano già stati crivellati di pallini da caccia in precedenza. Un far west illegale e inaccettabile che viola le regole della convivenza civile. L’ENPA passa alle vie legali e manda tutto il dossier in Procura per dare il via alla caccia ai colpevoli! Noi stiamo dalla parte degli animali, e voi? 👇

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Lupi

Arezzo – Le meravigliose e pacifiche campagne toscane si stanno trasformando, giorno dopo giorno, in un vero e proprio e sanguinoso far west a cielo aperto, dove la crudeltà umana sembra aver superato ogni limite immaginabile di decenza e legalità. A lanciare un disperato, agghiacciante e durissimo grido d’allarme è stata nelle scorse ore la sezione locale dell’Enpa (l’Ente Nazionale Protezione Animali), che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora fatto di violenze inaudite, omertà e bracconaggio spietato ai danni della fauna selvatica. Sul territorio dell’intera provincia di Arezzo è infatti in atto una preoccupante, vigliacca e sistematica scia di violenze inaudite contro i lupi. Le testimonianze raccolte dai volontari e i referti veterinari parlano chiaro, disegnando i contorni di uno scandalo ambientale senza precedenti: diversi esemplari di lupo sono stati ritrovati feriti in modo gravissimo o barbaramente uccisi a colpi di arma da fuoco. Non si tratta di tragici incidenti fortuiti, ma di vere e proprie esecuzioni a sangue freddo, messe in atto da individui senza scrupoli che sfidano apertamente la legge, la morale e le basilari regole della convivenza pacifica tra uomo e natura.

Il calvario del lupo di Molinelli: quindici giorni di atroce agonia

Il caso senza dubbio più sconvolgente, cruento e drammatico documentato dai volontari riguarda il cosiddetto “lupo di Molinelli”, la cui storia ha letteralmente spezzato il cuore non solo degli animalisti, ma di chiunque possieda un briciolo di umanità.
Tutto ha avuto inizio quando un cittadino, allarmato dai guaiti, ha segnalato la presenza di quello che in un primo momento sembrava essere solo un normale cane randagio gravemente ferito nei pressi della frazione di Molinelli. Intervenuti tempestivamente sul posto per il recupero, gli esperti operatori dell’Enpa si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: l’animale non era un cane, ma un magnifico esemplare di lupo che presentava una gravissima e spaventosa ferita aperta alla testa. Nonostante la sofferenza evidente e straziante, l’animale è stato catturato con estrema delicatezza per poter ricevere immediata assistenza medica. Tuttavia, gli esami veterinari strumentali hanno rivelato una verità agghiacciante: il lupo non era stato vittima di un incidente, ma era stato vigliaccamente colpito in piena fronte da un colpo diretto di arma da fuoco. A rendere il crimine ancora più efferato è il fatto che lo sparo è avvenuto in una zona abitata e in un periodo dell’anno totalmente estraneo al calendario venatorio. Un atto volontario, calcolato e di una crudeltà spaventosa, che ha condannato il povero animale a una lenta, inesorabile e indicibile agonia durata ben 15 lunghissimi giorni, prima che sopraggiungesse pietosamente la morte. “Ci preme sottolineare che questo gesto è avvenuto fuori dal periodo di caccia e in una zona abitata”, denunciano furiosi i vertici dell’Enpa di Arezzo, “rendendo ancora più grave e pericolosa la palese violazione della convivenza tra uomo e natura”.

Pallini da caccia e carcasse: una mattanza silenziosa e diffusa

Ma la tragica e inaccettabile fine del lupo di Molinelli non è purtroppo un caso isolato. L’intera provincia aretina sembra essere caduta nella morsa di una mattanza silenziosa, seriale e vigliacca.
A conferma dell’esistenza di veri e propri “squadroni della morte” improvvisati tra le campagne, ci sono i recenti ritrovamenti di altre due carcasse, i cui esami autoptici hanno rivelato dettagli macabri e inequivocabili. Nella suggestiva campagna di Pieve al Toppo, ad esempio, è stato rinvenuto un altro lupo morto, apparentemente a causa dei morsi profondi inflitti da un cinghiale durante uno scontro naturale per la sopravvivenza. Ma le radiografie effettuate sulla carcassa hanno portato alla luce un segreto inconfessabile: la presenza di numerosi e vecchi pallini da caccia conficcati in profondità nel corpo del predatore, segno evidente e inconfutabile di un precedente ferimento intenzionale da parte di bracconieri. Un destino di sangue simile a quello toccato a una povera lupa investita lungo l’asfalto della trafficata Strada Regionale 71. Anche in questa triste circostanza, i meticolosi controlli medici post-mortem hanno evidenziato come il gracile corpo dell’animale, prima dell’impatto fatale con l’automobile, fosse già stato gravemente impallinato e martoriato da colpi di arma da fuoco.

Scatta l’offensiva dell’Enpa: gli atti finiscono dritti in Procura

Di fronte a questa escalation di violenza armata gratuita, cieca e irresponsabile, l’Ente Nazionale Protezione Animali ha deciso di togliersi i guanti e passare pesantemente al contrattacco legale per fermare i responsabili.
L’associazione animalista ha infatti comunicato di aver già predisposto tutti i pesantissimi incartamenti e i referti medici da inoltrare urgentemente alla Procura della Repubblica, affinché la magistratura faccia finalmente piena e immediata luce su questi inaccettabili e criminali episodi di bracconaggio seriale. L’Enpa ha inoltre colto l’occasione per ringraziare le autorità competenti, la Task Force Regionale e i coraggiosi Carabinieri Forestali per il loro costante e pericoloso impegno a tutela della nostra preziosa fauna selvatica. “Come Enpa vogliamo ribadire con fermezza la nostra condanna verso questi atti di violenza gratuita e irresponsabile”, si legge nel durissimo comunicato ufficiale diramato dalla presidenza e dal consiglio direttivo della combattiva sezione di Arezzo. “La salvaguardia degli animali e la convivenza rispettosa con la natura sono valori imprescindibili per cui tutti noi cittadini dobbiamo impegnarci senza sosta. Nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita a un animale e ogni creatura merita di vivere senza paura”. L’appello finale è rivolto direttamente al cuore e al senso civico dei cittadini: “Invitiamo tutta la comunità locale a collaborare con rispetto e consapevolezza, segnalando tempestivamente ogni situazione di pericolo, bracconaggio o maltrattamento”. La guerra per la salvezza dei lupi aretini è appena iniziata, e la giustizia dovrà fare il suo corso.

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