Rimani in contatto con noi
#

Cronaca

Volo da incubo a Pescasseroli, perde il controllo del deltaplano e si schianta al suolo da 15 metri: 50enne in prognosi riservata, interviene l’elisoccorso

Il pomeriggio di Ferragosto si trasforma in un dramma ad alta quota! 🪂 🚑 Tragedia sfiorata a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo: un uomo di 50 anni (originario della provincia di Frosinone) ha perso improvvisamente il controllo del suo deltaplano proprio durante la delicatissima fase di atterraggio. L’uomo è precipitato nel vuoto come un sasso da un’altezza di oltre 15 METRI, schiantandosi violentemente su un prato erboso. L’impatto è stato tremendo: il pilota ha riportato un gravissimo trauma cranico commotivo. Sul posto è intervenuto d’urgenza l’elisoccorso del 118, che ha stabilizzato il ferito e lo ha trasportato in volo all’ospedale di Pescara, dove ora lotta tra la vita e la morte in PROGNOSI RISERVATA. Tutta la provincia ciociara è col fiato sospeso per le sue sorti. Leggete tutti i dettagli dell’incidente e i soccorsi nel nostro articolo 👇 🙏

Pubblicato

a

Elisoccorso

Pescasseroli– Quello che doveva essere uno splendido e spensierato pomeriggio di mezza estate, dedicato allo sport, all’adrenalina e alla passione per il volo libero, si è trasformato in una manciata di secondi in un autentico incubo ad occhi aperti. La tragedia è stata sfiorata nel tardo pomeriggio di sabato 15 agosto (nel pieno dei festeggiamenti per il Ferragosto) a Pescasseroli, incantevole e rinomata località incastonata nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un uomo di 50 anni, residente in provincia di Frosinone (Lazio), è rimasto vittima di un gravissimo incidente mentre si trovava ai comandi del suo deltaplano, riportando ferite e traumi così severi da far temere il peggio ai soccorritori giunti sul posto.

Tragedia sfiorata nel Parco Nazionale: un volo nel vuoto da 15 metri

Secondo le primissime e ancora parziali ricostruzioni effettuate dalle autorità giunte sul luogo dell’incidente, la fase di volo vero e proprio si era svolta regolarmente, regalando al pilota laziale i consueti panorami mozzafiato che solo l’alta quota abruzzese sa offrire. Il dramma si è però consumato nella frazione di secondo più critica e delicata di tutto l’iter di volo: la manovra di atterraggio. Per cause che restano ancora del tutto da chiarire (potrebbe essersi trattato di un fatale errore umano di valutazione, di un cedimento tecnico dell’attrezzatura, o forse di un’improvvisa e violenta folata di vento che ha destabilizzato l’ala), il 50enne avrebbe perso improvvisamente e totalmente il controllo del velivolo.

Senza più portanza e senza la possibilità di governare la vela, l’uomo è letteralmente precipitato a peso morto nel vuoto, compiendo una caduta terrificante da un’altezza stimata superiore ai 15 metri. Uno schianto verticale spaventoso, avvenuto fortunatamente (se così si può dire in simili frangenti) su un prato erboso che, per quanto possibile, ha evitato l’impatto letale contro rocce o asfalto.

Lo schianto e la disperata corsa contro il tempo dell’elisoccorso

Nonostante la superficie del prato, la dinamica della caduta e la gravità terrestre hanno reso l’impatto con il suolo particolarmente violento. I testimoni presenti nella zona per godersi la giornata di festa hanno assistito impotenti e terrorizzati alla caduta, facendo scattare immediatamente l’allarme alla macchina dei soccorsi. Il 50enne è rimasto esanime a terra: ha riportato nell’urto un severissimo trauma cranico commotivo, oltre a sospette lesioni interne e fratture.

Sul posto sono intervenuti a tempo di record i sanitari del servizio di emergenza 118, che hanno compreso fin dal primo istante l’estrema delicatezza del quadro clinico. Dopo avergli prestato le prime, fondamentali cure salvavita direttamente sull’erba, l’équipe medica ha provveduto a intubare, immobilizzare e stabilizzare le condizioni del paziente, per prepararlo al difficilissimo trasferimento. Data la gravità del trauma cranico, è stato richiesto l’intervento d’urgenza dell’elisoccorso, che ha caricato a bordo il ferito per trasportarlo in “Codice Rosso” di massima emergenza verso il più attrezzato presidio ospedaliero della costa.

Ore di angoscia e preghiere: il 50enne lotta in prognosi riservata

Attualmente, lo sportivo frusinate si trova ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’ospedale “Spirito Santo” di Pescara. I medici abruzzesi lo tengono sotto strettissima e continua osservazione clinica, e si sono giustamente riservati la prognosi: le prossime ore saranno infatti determinanti per valutare l’evoluzione del trauma cranico e scongiurare conseguenze fatali o danni permanenti.

Nel frattempo, per la famiglia, gli amici e la comunità di provenienza in provincia di Frosinone, sono iniziate le ore più lunghe e angoscianti, fatte di preghiere, chiamate senza risposta e l’estenuante attesa di un bollettino medico che possa finalmente portare un raggio di speranza. Un monito, purtroppo severissimo, sui rischi intrinseci che accompagnano gli sport estremi ad alta quota.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cronaca

Macabro ritrovamento in Calabria: operaio 50enne trovato morto in casa in un lago di sangue. È giallo a Stignano, indaga la Procura

Giallo fitto in Calabria: cosa è successo in quell’appartamento? 🩸 🕵️‍♂️ Un macabro ritrovamento ha sconvolto questa mattina la comunità di Stignano (Reggio Calabria). Un operaio di 50 anni è stato trovato senza vita all’interno della sua abitazione. A rendere il caso un vero e proprio mistero è la presenza di copiose tracce di sangue rinvenute dai Carabinieri vicino al corpo e nelle stanze. La Procura di Locri ha immediatamente aperto un’inchiesta e inviato la Scientifica per i rilievi. Si è trattato di un fatale e tragico incidente domestico o di un brutale omicidio? Nessuna pista è esclusa. In attesa dell’autopsia, gli inquirenti stanno interrogando vicini e parenti per ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Leggi tutti gli aggiornamenti su questo mistero nel nostro articolo! 👇 🚨

Pubblicato

a

volante-carabinieri

Stignano – Le ombre del mistero e l’odore metallico del sangue avvolgono la tranquilla cittadina di Stignano, un piccolo e solitamente pacifico centro situato nella provincia di Reggio Calabria. Quella che doveva essere una tranquilla domenica successiva al Ferragosto si è improvvisamente trasformata nello scenario di un vero e proprio “giallo” che sta tenendo col fiato sospeso l’intera comunità locale e impegnando senza sosta gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri.

Il macabro ritrovamento: la porta chiusa e il silenzio innaturale

La vittima di questa vicenda dai contorni ancora oscuri è un uomo di 50 anni, di professione operaio, conosciuto in paese come una persona dedita al lavoro e apparentemente priva di ombre o nemici. L’allarme è scattato nelle primissime ore della giornata odierna, quando alcuni conoscenti e familiari (preoccupati dal fatto che l’uomo non rispondesse al telefono né al citofono da diverso tempo, in modo del tutto insolito per le sue abitudini) hanno deciso di allertare le forze dell’ordine per un controllo. Una volta giunti sul posto, i soccorritori e i militari dell’Arma si sono trovati di fronte a una scena che non lasciava presagire nulla di buono: la porta dell’abitazione era sprangata e, dall’interno, non proveniva alcun rumore.

La scena del crimine: il corpo esanime e le tracce di sangue

Forzato l’ingresso, i Carabinieri hanno fatto la tragica scoperta. Il corpo dell’operaio 50enne giaceva esanime sul pavimento del suo appartamento. Ma a trasformare immediatamente un sospetto malore in un caso da “codice rosso” investigativo è stato un dettaglio agghiacciante: all’interno delle stanze, e in prossimità del cadavere, gli inquirenti hanno rinvenuto evidenti e copiose tracce di sangue. Un elemento che ha fatto scattare immediatamente il protocollo per la messa in sicurezza della scena criminis, richiedendo l’intervento d’urgenza degli specialisti della Polizia Scientifica (SIS) per il rilevamento delle impronte, delle tracce biologiche e per la repertazione degli oggetti presenti nell’appartamento.

Le indagini della Procura di Locri: omicidio, incidente o malore?

Attualmente, gli investigatori mantengono il massimo e assoluto riserbo. Il caso è stato formalmente affidato ai magistrati della Procura della Repubblica di Locri, che hanno già aperto un fascicolo d’inchiesta per chiarire le reali cause del decesso. Nessuna ipotesi viene al momento esclusa a priori: dall’incidente domestico trasformatosi in tragedia, al malore fatale con conseguente emorragia, fino all’ipotesi più inquietante, ovvero quella di una violenta colluttazione culminata in un omicidio. Nelle prossime ore, il magistrato di turno conferirà l’incarico al medico legale per l’esecuzione dell’esame autoptico sulla salma dell’uomo: solo l’autopsia, infatti, potrà stabilire con esattezza l’orario della morte, la natura delle ferite letali e fornire le risposte che l’intera comunità di Stignano attende con il fiato sospeso.

Nel frattempo, i militari stanno ascoltando a tappeto vicini di casa, parenti e colleghi di lavoro dell’operaio, per cercare di ricostruire minuziosamente le ultime ore di vita della vittima, analizzando anche i tabulati telefonici e le eventuali riprese delle telecamere di videosorveglianza della zona. Il giallo di Stignano è appena iniziato.

Continua a Leggere

Cronaca

Braccato, circondato e arrestato a Bari: è finito in manette il compagno in fuga di Ornella Forastefano, la donna massacrata di botte

LA SVOLTA! 🚨 🚓 È durata pochissime ore la fuga disperata del mostro! I Carabinieri hanno braccato, rintracciato e ARRESTATO A BARI il compagno 42enne di Ornella Forastefano. L’uomo è il principale e unico sospettato per l’orribile femminicidio avvenuto questa notte nel Cosentino, dove la sfortunata donna (46 anni) è stata massacrata di botte e abbandonata vigliaccamente in fin di vita davanti al Pronto Soccorso di Trebisacce, morendo poco dopo. Dopo il delitto, il criminale aveva tentato una precipitosa fuga verso la Puglia (forse per imbarcarsi e lasciare l’Italia dal porto barese), ma la rete investigativa dell’Arma non gli ha lasciato scampo! Ora si trova in stato di fermo e dovrà spiegare ai magistrati i motivi di una furia così disumana. Nessuno riporterà la madre ai suoi figli, ma almeno la giustizia ha iniziato il suo corso! Trovate tutti i dettagli dell’arresto nel nostro articolo in esclusiva! 👇 ⚖️

Pubblicato

a

Carabinieri 112

Bari – La sua folle e disperata corsa per sottrarsi alla morsa inesorabile della giustizia italiana è durata solo poche, febbrili ore. L’uomo ritenuto il principale (e al momento unico) sospettato per l’atroce e disumano femminicidio di Ornella Forastefano è stato braccato, rintracciato e infine assicurato alla giustizia. La cattura del 42enne di nazionalità albanese (compagno della vittima) rappresenta una svolta investigativa fulminea e determinante per risolvere il macabro giallo che ha insanguinato il ponte di Ferragosto della provincia cosentina.

La fuga disperata e il piano saltato

Come vi avevamo raccontato solo poche ore fa (nell’articolo in cui l’Amministrazione di Trebisacce si stringeva in lacrime attorno ai figli della vittima), il corpo della sfortunata Ornella, 46 anni, era stato rinvenuto durante la notte, abbandonato in condizioni critiche e disperate davanti alle porte del Pronto Soccorso dell’ospedale di Trebisacce (Cosenza). Massacrata di botte con una ferocia inaudita, la donna era spirata poco dopo, nonostante i disperati e inutili tentativi di rianimazione da parte del personale medico. Subito dopo essersi sbarazzato del corpo della compagna, l’assassino si era dato a una precipitosa fuga a bordo della sua vettura, nel disperato tentativo di far perdere per sempre le proprie tracce e, con ogni probabilità, di abbandonare i confini nazionali via mare o via terra.

La “rete” dei Carabinieri e l’arresto clamoroso a Bari

Tuttavia, il piano di fuga criminale si è scontrato con la rapidità e l’efficienza della macchina investigativa dell’Arma. I Carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio, operando in strettissima sinergia investigativa con i colleghi del Comando Provinciale e sotto la ferrea e costante direzione della Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno immediatamente diramato le generalità dell’uomo, l’identikit e la targa del suo veicolo a tutte le postazioni di controllo, i porti, gli aeroporti e le pattuglie autostradali del Sud Italia. Un vera e propria “rete” che si è stretta inesorabilmente attorno al fuggiasco.

Nel corso della giornata odierna, l’incubo è finito: i Carabinieri sono riusciti a intercettare e rintracciare il 42enne albanese addirittura nella città di Bari, nel vicino territorio pugliese. L’uomo, visibilmente braccato e ormai senza vie di scampo, non ha potuto opporre resistenza ed è stato immediatamente bloccato e posto in stato di fermo dai militari operanti. Resta ora da capire quale fosse l’esatta meta della sua fuga (Bari è storicamente un noto crocevia portuale verso i Balcani), ma ciò che conta è che l’indiziato numero uno non è più a piede libero.

In attesa dell’interrogatorio: giustizia per Ornella

L’uomo, attualmente in stato di fermo di indiziato di delitto, è stato trasferito in regime di massima sicurezza in una struttura detentiva, dove, nelle prossime ore, verrà sottoposto a un lunghissimo e pressante interrogatorio di garanzia alla presenza del suo avvocato difensore e dei magistrati titolari dell’inchiesta. Gli inquirenti vogliono non solo la confessione dell’efferato delitto, ma pretendono di chiarire l’esatta dinamica della brutale aggressione (avvenuta probabilmente in un’abitazione ad Amendolara) e il movente che ha scatenato una simile e spietata furia omicida. Nel frattempo, l’intero Meridione tira un sospiro di sollievo per la cattura dell’uomo, chiedendo a gran voce che la giustizia faccia il suo corso in modo esemplare. Per Ornella Forastefano e per i suoi figli, a cui è stata strappata via la figura materna nel modo più barbaro immaginabile.

Continua a Leggere

Cronaca

Furto del secolo al museo di Messina, trafugati a Ferragosto i capolavori inestimabili di Antonello da Messina. Sgomento in Sicilia

Un crimine vergognoso contro la storia, l’arte e l’anima della Sicilia! 🤬 🖼️ La notte di Ferragosto, mentre la città faceva festa, una banda di ladri professionisti si è infiltrata nel Museo Regionale (MuMe) di Messina eludendo tutti gli allarmi. Hanno puntato dritti al cuore del Rinascimento, rubando inestimabili opere di ANTONELLO DA MESSINA! Sono state trafugate tre tavole dello storico Polittico di San Gregorio e, dopo aver forzato una teca blindata, hanno portato via anche la rarissima tavoletta bifronte (Cristo in Pietà / Madonna col Bambino), acquistata dalla Regione nel 2003 a un’asta milionaria di Christie’s. Sul posto la Polizia Scientifica per i rilievi. Un danno incalcolabile per il patrimonio dell’umanità! 💔 Speriamo vengano ritrovate prima di sparire nel mercato nero. Leggete tutti i dettagli del furto e la storia delle opere rubate nel nostro articolo 👇 🕵️‍♂️

Pubblicato

a

Le opere di Antonello da Messina trafugate dal museo Mume

Messina – Mentre la città era distratta dai festeggiamenti e dai fuochi d’artificio della sera di Ferragosto, nel silenzio dei corridoi museali si stava consumando uno dei crimini artistici più gravi e dolorosi della storia recente italiana. Un clamoroso furto d’arte, degno della trama di un film di Hollywood, è stato messo a segno nella serata del 15 agosto all’interno del MuMe (il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina). Ignote mani criminali sono riuscite nell’incredibile impresa di introdursi nelle sorvegliatissime sale espositive, eludendo misteriosamente i sofisticati sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, per sottrarre alcuni tra i capolavori assoluti e inestimabili attribuiti al genio del Rinascimento siciliano: il sommo maestro Antonello da Messina.

Colpo al cuore della cultura: la dinamica del furto milionario

I malviventi sapevano esattamente cosa cercare e come muoversi. Hanno agito con una precisione chirurgica e raggelante, puntando direttamente al nucleo di inestimabile valore della collezione. Il bottino è da capogiro: i ladri hanno portato via tre delle cinque tavole superstiti appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e, non paghi, sono riusciti a forzare una teca blindata estraendone e rubando la preziosissima tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in Pietà. Sul posto, non appena scattato l’allarme, sono immediatamente piombate le forze di Polizia e gli specialisti della Scientifica, che hanno subito isolato l’area e avviato i delicatissimi rilievi tecnici per cercare di ricostruire l’esatta dinamica dell’effrazione e scovare eventuali tracce biologiche o digitali lasciate dai ladri.

Il bottino inestimabile: il Polittico e la Tavoletta Bifronte

Il danno per il patrimonio dell’umanità è incalcolabile. Il Polittico di San Gregorio (detto anche del Rosario) fu commissionato ad Antonello da Messina in persona da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Originariamente era composto da sei sublimi tavole raffiguranti, al centro, La Madonna in trono col Bambino e angeli. Ad oggi erano rimaste cinque tavole, ma con questo efferato furto tre di esse sono sparite nel nulla.

Ancora più clamoroso, se possibile, il furto della tavoletta bifronte: un’opera magica e intima, datata dagli studiosi tra il 1465 e il 1474 e concepita per il culto privato. Sul lato frontale presenta una dolcissima Madonna col Bambino benedicente, mentre sul retro custodisce un drammatico Cristo in Pietà. Un capolavoro che la Regione Sicilia aveva faticosamente acquisito al patrimonio pubblico solo nel 2003, riacquistandola per una cifra esorbitante a un’asta di Christie’s (fino al 1930 l’opera si trovava nella prestigiosa collezione privata di Wilhelm Soldan). E che oggi, purtroppo, è tornata nell’ombra.

La ferita mortale al MuMe, il tempio della storia messinese

Questo furto colpisce non solo il valore artistico, ma l’anima profonda della città di Messina. Il MuMe non è un semplice museo, ma il simbolo della rinascita di un popolo. Inaugurato nel suo nuovo e grandioso plesso solo nel giugno del 2017, il museo sorge esattamente sulle gloriose rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, raso al suolo dal catastrofico terremoto del 1908. Esteso su tre enormi livelli e una superficie di oltre 17.000 metri quadrati, il museo è l’arca di Noè che ha salvato la cultura messinese pre-terremoto.

Intitolato a Maria Accascina (la storica direttrice che, nel dopoguerra e dopo i pesantissimi bombardamenti, riordinò tenacemente il museo con un progetto museografico moderno), il MuMe è conosciuto e invidiato in tutto il mondo per i capolavori di Caravaggio e di Antonello da Messina. Oggi, una di quelle stanze sacre alla memoria è tristemente vuota. La caccia ai ladri d’arte è appena iniziata, nella speranza che queste opere eterne non finiscano per sempre nei caveau sotterranei di qualche avido collezionista privato senza scrupoli.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza