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Attualità

Ddl Difesa 2028, il Sindacato Militari (SUM) attacca: “Ignorati i diritti e la sicurezza dei soldati”

Scontro durissimo tra il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.) e il Ministro della Difesa Guido Crosetto! 🪖💥 Al centro della polemica c’è il nuovo DDL 2028 per il “Rafforzamento della Difesa Nazionale”. Il sindacato ha lanciato accuse pesantissime in un comunicato ufficiale: il provvedimento è stato scritto a porte chiuse da un comitato ministeriale, ignorando completamente le istanze e le voci dei militari e dei sindacati! “Si parla di difesa, ma chi ascolta chi sta sul campo ogni giorno?”. Tre sono i nodi critici sollevati: 1) Mancano fondi immediati per le indennità dei Comandanti di Squadra (promesse non mantenute); 2) Le nuove indennità “Cyber” prevedono una ferma aggiuntiva di 5 anni senza criteri trasparenti; 3) Il punto più grave: l’articolo 6 del DDL “esclude” alcune aree operative dalla definizione di “luogo di lavoro”, riducendo incredibilmente gli obblighi di sicurezza! Il Sindacato non ci sta e ricorda alla politica i drammi del passato (come le morti per Uranio Impoverito della Commissione Scanu), pretendendo massima garanzia sulla salute dei soldati e tutele legali certe! “Rafforzare la Difesa significa prima di tutto proteggere chi la difende!”. Leggete l’articolo completo e il nostro consiglio di lettura sulla geopolitica moderna! 👇

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S.U.M.

Roma – Il delicatissimo e cruciale iter istituzionale per il varo del nuovo Disegno di Legge n. 2028, intitolato pomposamente “Rafforzamento e adeguamento della capacità di Difesa Nazionale”, sta sollevando un vero e proprio vespaio di accesissime polemiche e profondi malumori all’interno delle caserme italiane. Nelle scorse ore, le aule parlamentari hanno ospitato le attese e dettagliate audizioni ufficiali del Ministro della Difesa, l’Onorevole Guido Crosetto, e dei più alti Vertici Militari dello Stato, chiamati a illustrare le linee guida della riforma. Tuttavia, in un dibattito istituzionale che dovrebbe mettere al centro l’efficienza e la tutela del comparto sicurezza, si è registrata una mancanza gravissima e inaccettabile: la totale assenza di consultazione preventiva con i diretti interessati. A lanciare un durissimo e inequivocabile atto di accusa contro i vertici ministeriali è sceso in campo il S.U.M. (Sindacato Unico dei Militari), che senza utilizzare mezzi termini ha sollevato un quesito fondamentale: “Chi ascolta veramente la voce, le paure e le reali necessità di chi presta orgogliosamente servizio in prima linea ogni singolo giorno?”. Il SUM ha infatti denunciato pubblicamente come né il proprio sindacato, né tutte le altre A.P.C.S.M. (Associazioni Professionali a Carattere Sindacale Militare) rappresentative e non, siano state minimamente interpellate o coinvolte nella complessa fase di stesura ed elaborazione del provvedimento, un testo di vitale importanza che è stato redatto nel chiuso delle stanze da un ristretto Comitato Strategico di nomina puramente ministeriale.

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Indennità e comandanti di squadra: promesse non mantenute

Nonostante la grave estromissione dai tavoli decisionali preliminari, il Sindacato Unico dei Militari non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, annunciando che porterà ugualmente e con estrema forza le proprie osservazioni tecniche direttamente in Commissione Parlamentare.
La motivazione è chiara e inattaccabile: una riforma strutturale che incide così profondamente e pesantemente sul personale in divisa deve obbligatoriamente dare ascolto e spazio a chi ne rappresenta formalmente i diritti legali e contrattuali. Entrando nel merito specifico del lunghissimo Disegno di Legge, il SUM ha individuato tre scottanti criticità che richiedono risposte urgenti e concrete da parte della politica. La prima questione riguarda il delicato capitolo delle indennità finanziarie e dei tempi burocratici. Durante le audizioni, il Generale Portolano ha giustamente sottolineato l’importanza vitale del fattore tempo. Secondo quanto illustrato dal Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, il DDL prevede l’introduzione di una “speciale indennità pensionabile”, che però verrà concretamente finanziata soltanto a partire dal 2027. Di fronte a questo scenario, il SUM chiede a gran voce la stessa identica concretezza e immediatezza per i Sergenti e i Graduati che assolvono quotidianamente l’impegnativo e rischioso incarico di Comandanti di Squadra. Lo Stato Maggiore della Difesa, infatti, si era già assunto un formale e preciso impegno su questa specifica circostanza in occasione del precedente tavolo contrattuale. Ad oggi, però, di quegli accordi non vi è alcuna traccia: non risultano emanati i necessari provvedimenti attuativi per revisionare la norma. Una lentezza burocratica che penalizza chi si assume le responsabilità sul campo operativo.

La Cyber Sicurezza e lo spettro dell’Uranio Impoverito

Il secondo nodo critico affrontato dal sindacato riguarda il nuovissimo ed essenziale fronte della guerra digitale: la Cyber Security.
Il DDL, infatti, prevede giustamente un’indennità economica per gli specialisti informatici (cyber), un riconoscimento ritenuto sacrosanto dal sindacato. Tuttavia, il provvedimento nasconde una clausola pesantissima: l’introduzione di una ferma quinquennale aggiuntiva e obbligatoria per questi profili. Il SUM pretende dunque che vengano stabiliti criteri trasparenti, oggettivi e inequivocabili per la formazione del personale, per l’accesso ai futuri incentivi e, soprattutto, per la reale valorizzazione delle preziose competenze informatiche già possedute dai militari, affinché la specificità tecnica si traduca in riconoscimenti concreti, proporzionati alle enormi responsabilità e ai rischi operativi a cui questi specialisti sono quotidianamente esposti. Ma è sul fronte della pura Salute e della Sicurezza sul lavoro (il terzo punto sollevato dal comunicato) che si consuma lo scontro più aspro, profondo e preoccupante con i vertici del Ministero. L’articolo 6 del nuovo DDL, infatti, esclude clamorosamente determinate aree operative, emergenziali e addestrative dalla definizione legale di “luoghi di lavoro”, considerando magicamente “adempiuto” l’obbligo di valutazione dei rischi in presenza di semplici condizioni legate a equipaggiamenti o procedure tecnico-militari. Per il SUM, questa è un’inaccettabile semplificazione per legge che mette a repentaglio la vita umana dei soldati. Il sindacato esige garanzie esplicite, assolute e inaggirabili sulla valutazione documentata e rigorosa dei rischi operativi, pretendendo una strettissima sorveglianza sanitaria, la tracciabilità millimetrica delle esposizioni nocive e controlli incrociati. Il monito del sindacato è tanto chiaro quanto tragico: “Le drammatiche risultanze storiche della Commissione Parlamentare d’inchiesta Scanu e le terribili e indescrivibili sofferenze subite sulla propria pelle da migliaia di militari esposti in passato ad agenti letali e cancerogeni (come l’uranio impoverito e l’amianto), impongono alla politica un’attenzione massima e una responsabilità morale incrollabile”. A tal proposito, il SUM chiude il comunicato chiedendo che venga garantita al personale in divisa un’adeguata, tempestiva e gratuita assistenza legale nelle complesse vicende risarcitorie disciplinate dall’articolo 4 (che attualmente mantiene un inaccettabile meccanismo di rivalsa e la responsabilità amministrativa ed erariale a carico del singolo militare). Il messaggio lanciato al Ministro Crosetto e al Parlamento è inequivocabile: non esiste alcun reale “rafforzamento” della Difesa Nazionale se prima non si inizia a proteggere legalmente, economicamente e fisicamente chi quella difesa la rende silenziosamente possibile, ogni singolo giorno, sacrificando la propria vita. (Per chi volesse sostenere la battaglia sindacale: “Cogito Ergo S.U.M. Scegli. Scegli bene. Scegli il S.U.M.!”)

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Politica

Caso Cosentino, Laboccetta (Polo Sud) attacca: “In carcere per un reato inesistente, politica vigliacca”

La politica torna a scontrarsi frontalmente e duramente con la Giustizia, e volano parole pesantissime come macigni! ⚖️💥 L’ex politico Nicola Cosentino non riceverà nessuno sconto di pena (lo ha stabilito la Cassazione), ma l’onorevole Amedeo Laboccetta (Presidente dell’associazione Polo Sud) non ci sta ed esplode in una durissima nota ufficiale! Il motivo? Secondo Laboccetta, Cosentino sta scontando un lunghissimo e logorante carcere per il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, un reato che tecnicamente NON ESISTE nel Codice Penale italiano (ma è un’invenzione dei giudici) e non ha eguali in nessun altro Paese del mondo! Ma l’attacco di Laboccetta non è rivolto ai giudici, bensì alla POLITICA! “È colpa di una politica vigliacca e impaurita che si rifiuta di fare una legge per definire questo reato, lasciando i cittadini in balia di condanne sempre diverse e arbitrarie!”. Un pezzo fortissimo di pura cronaca garantista che farà discutere l’Italia intera. Voi cosa ne pensate? La politica ha davvero paura della Magistratura? Leggete le dichiarazioni esplosive complete e il nostro consiglio di lettura (sui libri inchiesta della malagiustizia italiana) nell’articolo! 👇

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Amedeo Laboccetta

Roma – Il dibattito accesissimo, storicamente divisivo e mai del tutto risolto sul delicato equilibrio tra il potere della Magistratura e il potere legislativo del Parlamento italiano torna a infiammarsi prepotentemente e a occupare le prime pagine della cronaca politica. A riaccendere la miccia dell’annosa polemica garantista è l’ultima, clamorosa e inappellabile decisione assunta dalla Suprema Corte di Cassazione in merito alla complessa e tormentata vicenda giudiziaria dell’ex sottosegretario e coordinatore campano Nicola Cosentino. I giudici del Palazzaccio hanno infatti deciso di annullare, clamorosamente e senza alcun rinvio, la precedente sentenza emessa dalla Corte di Appello, stabilendo di fatto che l’ex politico non potrà in alcun modo beneficiare degli sperati sconti di pena. Una doccia fredda pesantissima per Cosentino e per i suoi legali, che si ritrova così a dover fare i conti con l’applicazione rigidissima della condanna definitiva. Ma la sentenza non ha scatenato soltanto reazioni di natura puramente tecnica o procedurale: a sollevare un vero e proprio polverone politico e istituzionale è intervenuto con voce grossa e toni durissimi l’onorevole Amedeo Laboccetta, attuale presidente dell’autorevole associazione “Polo Sud”. Le dichiarazioni rilasciate da Laboccetta non si limitano affatto a commentare il singolo, drammatico caso giudiziario di Cosentino, ma puntano l’indice accusatore dritto contro le colpevoli e storiche omissioni dell’intera classe politica italiana, rea di aver abbandonato i cittadini nelle mani di interpretazioni giurisprudenziali spesso del tutto arbitrarie e prive di fondamento legislativo chiaro.

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Il vuoto normativo del “Concorso esterno in associazione mafiosa”

Il cuore dell’intervento pubblico di Amedeo Laboccetta tocca quello che, da decenni, è considerato da innumerevoli ed esimi costituzionalisti come il vero e proprio “tallone d’Achille” dell’intero impianto penale e accusatorio italiano.
“Nicola Cosentino non beneficerà di alcun tipo di sconto di pena”, esordisce amaramente il presidente di Polo Sud, prendendo atto della pronuncia degli ermellini. “Lo ha deciso in via definitiva la Corte di Cassazione, annullando senza rinvio la sentenza emessa in tal senso dalla Corte di Appello. Tuttavia, al di là dei complicati tecnicismi giudiziari e burocratici, che in questa sede neanche osiamo sfiorare per rispetto dei ruoli, c’è un vero, mastodontico e innegabile dato di fatto politico”. L’analisi di Laboccetta si fa immediatamente tagliente e va dritta al nucleo del problema giuridico che ha ingabbiato l’ex politico campano: “Cosentino è stato letteralmente inghiottito e stritolato dalla spietata e infernale macchina della giustizia italiana per un reato specifico, ovvero il famigerato ‘concorso esterno in associazione mafiosa’. Il problema di fondo, che tutti conoscono ma che in pochi hanno il coraggio di denunciare pubblicamente, è che questo specifico reato, tecnicamente, non esiste all’interno del nostro Codice Penale e, oltretutto, non ha eguali giurisprudenziali in nessun altro Paese civile al mondo”. L’accusa mossa dall’ex parlamentare tocca un nervo scopertissimo del diritto italiano: il concorso esterno, infatti, non è un reato scritto nero su bianco dal Parlamento in un apposito articolo di legge, ma è una pura “creazione giurisprudenziale”, nata dall’incrocio interpretativo tra due norme distinte (il concorso generico e l’associazione mafiosa). Questo vuoto legislativo ha generato negli anni enormi discrezionalità nell’applicazione delle condanne, sollevando giganteschi dubbi di incostituzionalità da parte di autorevoli docenti di diritto penale e avvocati cassazionisti.

L’attacco frontale: “Colpa di una politica invigliacchita”

Ma l’aspetto più dirompente del comunicato di Laboccetta non è l’attacco frontale ai magistrati o all’uso disinvolto del diritto penale, bensì l’atto d’accusa sferrato senza alcuna pietà contro la stessa classe politica e parlamentare a cui lui stesso appartiene storicamente.
Secondo il presidente di “Polo Sud”, infatti, la colpa di questo inaccettabile e drammatico cortocircuito democratico risiede altrove. “Si tratta di un’autentica aberrazione giuridica”, tuona Laboccetta senza utilizzare mezzi termini o diplomazia politica. “Tuttavia, il peso insopportabile di questa situazione non può e non deve essere scaricato esclusivamente sulle spalle della Magistratura giudicante. La vera colpa ricade su una politica strutturalmente invigliacchita e cronicamente impaurita, che da moltissimi anni, per puro timore reverenziale o per calcolo elettorale, si rifiuta categoricamente di varare una legge in Parlamento per perimetrare e definire con esattezza i contorni di tale reato”. La conseguenza devastante e tangibile di questa colpevole ignavia del legislatore è sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori: “Il risultato, ancor più aberrante e ingiusto per i cittadini, è che condotte fattuali del tutto analoghe tra loro vengono sistematicamente valutate e sanzionate dalle varie corti con criteri diametralmente opposti: a volte il processo si conclude con la piena e rapida assoluzione dell’imputato, mentre altre volte – ed è purtroppo l’esatto e drammatico caso di Nicola Cosentino – il calvario si conclude con anni di lunghissimo e logorante carcere e con una gogna mediatica perenne e inaccettabile in uno Stato di diritto. A questo punto, dopo tante battaglie perse, ci chiediamo umanamente solo quanto tempo ancora dovranno aspettare i suoi cari familiari prima di poterlo finalmente riabbracciare fuori da quelle mura”. Parole pesantissime come macigni, che riaprono uno squarcio gigantesco sui rapporti perennemente tesi, irrisolti e disfunzionali tra il potere politico e quello giudiziario in Italia.

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Attualità

Matteo Salvini stasera a Filorosso: sicurezza, allarme Fentanyl e i nuovi segreti sul delitto di Garlasco

Siete pronti per una prima serata televisiva esplosiva e senza sconti? 📺 Questa sera (martedì 6 ottobre) alle 21.15 su Rai 3, torna l’appuntamento con “Filorosso”! Il conduttore Antonino Monteleone avrà come ospite d’eccezione il Ministro Matteo Salvini. Il faccia a faccia toccherà i nervi scoperti dell’Italia: dalle drammatiche condizioni delle periferie romane all’emergenza sicurezza, fino all’allarme rosso per la diffusione del Fentanyl, il letale oppioide “degli zombie” che sta terrorizzando i giovanissimi! 😱 Ma non è tutto: il programma dedicherà ampio spazio al giornalismo investigativo, con aggiornamenti sul complesso caso di Valter Lavitola e un focus imperdibile (per tutti gli amanti del true crime) sui segreti e sui risvolti infiniti del caso Garlasco. Voi guarderete il talk politico stasera o preferite il calcio e i reality? Fatecelo sapere nei commenti (e non perdetevi le nostre migliori Smart TV consigliate nell’articolo)! 👇

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Filorosso

Roma – La prima serata televisiva del martedì si preannuncia ricchissima di spunti di riflessione, inchieste sul campo e accesissimi dibattiti politici. Questa sera, martedì 6 ottobre 2026, a partire dalle ore 21.15 in diretta su Rai 3 (e in contemporanea streaming sulla piattaforma digitale RaiPlay), andrà in onda una nuova, attesissima puntata di Filorosso. Il fortunato e seguitissimo talk show di approfondimento giornalistico della terza rete Rai, magistralmente condotto dal giornalista Antonino Monteleone, si prepara a calare uno dei suoi assi più pesanti in termini di ascolti e impatto mediatico: l’ospite d’onore e protagonista indiscusso dell’intervista centrale della serata sarà infatti il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. La presenza del leader leghista negli studi televisivi della Rai non sarà una semplice e formale passerella politica, ma si tradurrà in un serrato faccia a faccia sui temi più caldi, spigolosi e urgenti che stanno attraversando la nostra società. L’agenda dettata dagli autori del programma è infatti densissima e non farà sconti, puntando il faro dritto verso i nervi scoperti dell’Italia contemporanea: dal perenne e mai risolto problema del degrado urbano delle periferie, fino all’emergenza sicurezza che preoccupa quotidianamente milioni di cittadini, passando per una nuova, terrificante ombra che minaccia di distruggere il futuro delle nuove generazioni.

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Il degrado delle periferie e la minaccia del Fentanyl

Il cuore pulsante del dibattito con il Ministro Salvini ruoterà attorno alla complessa gestione dell’ordine pubblico nelle aree metropolitane più disagiate.
La trasmissione sceglierà un approccio diretto e immersivo: la narrazione della serata partirà proprio dalle strade della periferia romana, offrendo ai telespettatori crudi collegamenti in diretta e approfonditi servizi giornalistici dedicati in modo specifico alle gravissime criticità del territorio e alle innumerevoli sfide legate alla sicurezza dei cittadini onesti. Attraverso testimonianze in prima persona di residenti esasperati, esperti del settore e inviati sul campo, il programma di Rai 3 si prefigge di analizzare con occhio clinico fenomeni di devianza che, purtroppo, interessano sempre più realtà urbane da Nord a Sud del Paese. La lente d’ingrandimento della redazione sarà focalizzata, con particolare apprensione, sull’emergere di nuovissime e letali forme di disagio sociale e di criminalità organizzata. A spiccare tra tutti i temi in scaletta sarà l’allarme, sempre più rosso e assordante, legato alla subdola diffusione del fentanyl. Questo potentissimo e letale oppioide sintetico (noto anche come “la droga degli zombie”), che ha già causato centinaia di migliaia di vittime mietendo una vera e propria strage silenziosa negli Stati Uniti d’America, sta preoccupando enormemente le forze dell’ordine e le istituzioni sanitarie italiane per la sua crescente e inarrestabile circolazione clandestina e per i gravissimi rischi di overdose connessi, soprattutto tra la fascia dei giovanissimi che spesso lo assumono inconsapevolmente mescolato ad altre sostanze.

Dal caso Lavitola al mistero infinito del delitto di Garlasco

Oltre al serrato confronto politico con il Ministro Salvini sulle emergenze sociali, la puntata odierna di Filorosso manterrà fede alla sua solida vocazione per la cronaca giudiziaria e investigativa, esplorando vicende che hanno profondamente segnato e diviso l’opinione pubblica italiana.
Nel corso della lunga serata televisiva ci sarà infatti spazio per un preziosissimo e atteso aggiornamento sugli innumerevoli filoni d’indagine e sui risvolti del complesso caso di Valter Lavitola, figura chiave di moltissime inchieste che hanno intrecciato pericolosamente il mondo della politica, degli affari internazionali e dell’editoria. Ma l’attenzione del pubblico generalista e degli appassionati di true crime verrà inevitabilmente catturata da un ulteriore, fondamentale e inquietante focus dedicato all’intricatissima vicenda del delitto di Garlasco. L’omicidio della giovane Chiara Poggi, avvenuto nella tranquilla villetta provinciale nell’estate del 2007, e le successive, estenuanti battaglie legali che hanno portato alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi, continuano inesorabilmente a richiamare l’attenzione dei media e dei telespettatori. La trasmissione di Antonino Monteleone cercherà di fare chiarezza sulle ultime, eventuali novità procedurali e sui misteri che ancora aleggiano attorno a uno dei casi di cronaca nera più complessi, controversi e dibattuti della recente storia italiana. L’appuntamento è dunque imperdibile per tutti gli amanti del grande giornalismo d’inchiesta, ricordando che il programma è attivamente presente e interattivo anche sui social, in particolare sulla pagina Instagram ufficiale @filorosso_rai.

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Politica

Camorra e politica, la sfida di Sforzini a Futuro Nazionale: “Basta silenzi, serve una condanna inequivocabile”

Scintille e forti provocazioni politiche a Napoli! ⚡ Oggi il movimento Futuro Nazionale presenta i suoi dirigenti campani, ma viene duramente sfidato da Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale). L’accusa politica è precisa e tagliente: come fa un partito che fa della “tolleranza zero” contro la microcriminalità e l’immigrazione la sua bandiera, a non avere una posizione altrettanto forte, chiara e inequivocabile contro la Camorra e la Mafia? Sforzini non fa sconti e chiede chiarezza immediata: “La legalità non può essere selettiva, le mafie sono le vere nemiche della nostra libertà e dello Stato. Vogliamo parole inequivocabili di condanna!”. Futuro Nazionale raccoglierà la durissima sfida lanciata da Sforzini? Scoprite tutti i dettagli del durissimo scontro politico (e il libro consigliato per approfondire l’argomento) nel nostro articolo! 👇

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Locandina evento Napoli

Napoli – La delicatissima scacchiera politica campana si anima in queste ore di una nuova, profonda e necessaria dialettica interna al mondo del centrodestra e delle formazioni identitarie. Nella giornata odierna, la città di Napoli è infatti il palcoscenico scelto per un appuntamento politico di rilievo: il movimento Futuro Nazionale ha radunato i propri simpatizzanti per la presentazione ufficiale dei propri vertici e dirigenti regionali e provinciali della Campania. Un momento di radicamento territoriale importante, che non è però passato inosservato agli occhi degli attenti analisti politici. A rompere il clima di pura celebrazione interna, lanciando una sfida dialettica forte, argomentata e priva di sconti, è intervenuto Luca Sforzini, intellettuale e Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. L’intervento di Sforzini non è una banale e sterile polemica elettorale, ma si configura come un richiamo severo all’identità più profonda, etica e morale di chi fa politica. Il nodo cruciale sollevato dal Presidente del Centro Studi riguarda una clamorosa e pericolosa “dimenticanza” nel programma politico del movimento: l’assenza di una posizione dura, centrale e inequivocabile contro il cancro della criminalità organizzata, un tema che, proprio in una terra complessa e meravigliosa come la Campania, non può in alcun modo essere relegato ai margini del dibattito pubblico.

Microcriminalità contro Mafie: la legalità non può essere selettiva

L’analisi lucida e tagliente di Luca Sforzini parte da un paradosso evidente e innegabile nella comunicazione politica di Futuro Nazionale.
“È l’occasione giusta per colmare un’assenza che nel suo messaggio politico e nella sua elaborazione programmatica colpisce particolarmente”, dichiara senza mezzi termini Sforzini. Il paradosso denunciato risiede nel fatto che un partito che ha legittimamente eretto la “tolleranza zero” e la sicurezza a proprie bandiere assolute, dedicando giustamente un’attenzione martellante e quotidiana alla repressione della microcriminalità, al contrasto del degrado urbano e ai problemi legati all’immigrazione clandestina, risulti poi “del tutto marginale, sia nel programma sia nelle dichiarazioni, in merito a una posizione specifica contro mafia, camorra, ’ndrangheta e Sacra Corona Unita”. Si tratta di una cecità politica inaccettabile. Sforzini sottolinea con vigore che proprio da Napoli, cuore pulsante del Mezzogiorno, deve partire un segnale diverso: “La sicurezza e la legalità non possono mai essere selettive. Non si può invocare tolleranza zero soltanto contro lo spacciatore all’angolo della strada, il borseggiatore o il criminale straniero, e contemporaneamente non dedicare almeno la stessa ferrea attenzione alle organizzazioni mafiose capaci di controllare militarmente i territori, infiltrare l’economia sana, condizionare gli appalti pubblici, inquinare le amministrazioni e imporre con la violenza e l’intimidazione un potere illegale alternativo a quello dello Stato centrale”.

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Le mafie come nemiche assolute della libertà e dello Stato

L’affondo del Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale prosegue poi sul piano strettamente ideologico e culturale, sgombrando il campo da qualsiasi equivoco o attacco personale.
“Non stiamo formulando accuse specifiche nei confronti di nessuno”, precisa con grande onestà intellettuale Sforzini. “Stiamo semplicemente ponendo una questione politica e culturale vitale. Chiediamo a Futuro Nazionale di pronunciare oggi, in questa occasione pubblica, una posizione forte e inequivocabile contro camorra e mafia”. La visione offerta dal Centro Studi è quella di un conservatorismo moderno, liberale e inflessibile. Per gli uomini e le donne che si riconoscono nei veri valori della destra, lo Stato non deve essere un oppressore burocratico o un padre padrone nella vita privata e nelle tasche dei cittadini, “ma proprio per questo motivo deve essere forte, inscalfibile e autorevole nelle funzioni essenziali che soltanto esso può e deve esercitare”. Tra queste funzioni, la difesa inflessibile dei cittadini onesti e delle imprese dalla morsa ricattatoria delle organizzazioni criminali è senza dubbio la priorità assoluta. La conclusione dell’intervento di Sforzini è un vero e proprio manifesto di libertà: “Le mafie non sono soltanto nemiche dello Stato: sono nemiche assolute della libertà. Soffocano la libera impresa, falsano spietatamente la concorrenza, intimidiscono il cittadino e sostituiscono il libero mercato e il diritto costituzionale con il privilegio mafioso e la violenza. Combatterle significa difendere una società veramente libera”. Il guanto di sfida è stato lanciato: ora spetta alla classe dirigente campana di Futuro Nazionale raccoglierlo e pronunciare, finalmente, quella parola inequivocabile di condanna che la società civile attende.

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